L’Eutanasia dell’Agricoltura

Negli Ultimi anni l’agricoltura nel processo di sviluppo ha rappresentato da sempre, pur con alti e bassi e con interpretazioni alquanto differenziate, un tema significativo negli studi di economia dello sviluppo.  E negli ultimi anni oltre ad essere stato soggetto attivo di studi, è stata anche identificata come la soluzione ottimale per uscire dalla crisi.  Sempre più spesso, infatti, i potenti attori economici del nostro sistema ci esortano a rivalutare l’agricoltura in termini di nuova forza lavoro. 

Negli anni 50, i famosi anni d’oro dell’economia dello sviluppo, i maggiori economisti si sono cimentati nel formulare teorie che ponevano l’agricoltura al centro di queste, anche se da angolazioni diverse: sia disegnando il quadro teorico tradizionale del contributo dell’agricoltura alla crescita economica, sia evidenziando le relazioni tra settore agricolo e altri settori del sistema economico nell’ambito degli studi sulle economie dualistiche e sul cambiamento strutturale, dia analizzando la dinamica intersettoriale del processo di crescita e proponendo la sua strategia di sviluppo sbilanciato a favore dell’industria, senza tralasciare l’ipotesi secondo la quale i cambiamenti, in termini di scambio, sfavorissero i paesi che basavano la propria strategia di sviluppo sull’agricoltura.

Nel ventennio successivo anni 70-90, il ruolo dell’agricoltura nel processo di sviluppo è passato in secondo piano, essendo stati favoriti studi che privilegiavano l’analisi degli scambi internazionali, la progressiva globalizzazione del sistema economico mondiale ed il ricorso ai mercati internazionali. In questo quadro, l’agricoltura veniva toccata solo indirettamente, ad esempio evidenziando come la struttura protezionistica degli scambi internazionali fosse tale da sfavorire le  esportazioni agricole.

Infine, più recentemente, il ruolo dello sviluppo agricolo come strumento per favorire la crescita economica e distribuire il dividendo della crescita a fasce sempre più ampie della popolazione, e segnatamente agli strati più poveri della società, è tornato ad essere prioritario nell’agenda dello sviluppo. Ecco, quindi che, ai giorni nostri, l’agricoltura gioca un ruolo cruciale nel processo di sviluppo, nel processo di espansione economica e nel mercato del lavoro.

La tradizionale analisi del ruolo dell’agricoltura nel processo di sviluppo ci dice che il settore agricolo è capace di contribuire alla crescita dell’economia nazionale secondo quattro diversi aspetti:

–  Prodotto

–  Risorse

–  Mercato

–  Scambi con l’estero.

Il contributo dell’agricoltura sarà tanto più grande quanto maggiore è il peso iniziale del settore agricolo e, quindi, tale contributo è più importante per le economie ai primi stadi di sviluppo. Viceversa, man mano che si verifica una diversificazione del settore stesso, il suo peso diminuisce.

Una strategia di “agricultural demand – led industrialzation” può avere effetti benefici sulla crescita economica, dato che una crescita dei redditi agricoli comporterebbe un aumento della domanda da parte delle famiglie agricole per beni di consumo prodotti dai settori non-agricoli.

Ma il paradosso che si verifica non è da ignorare, come possono i giovani tornare all’agricoltura se le nostre terre sono contaminate, i mass media ci bombardano di acque inquinate, terre contaminate e rifiuti tossici che vengono smaltiti illegalmente.

Non si può incitare il ritorno all’agricoltura per risanare il Paese senza trovare prima una soluzione a monte.

Rosanna Marisei

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