Ma in seguito a rudi scontri

Da  “il Borghese” n° 11/2014

Giuseppe Colicchia:  “Ma in seguito a rudi scontri” – Edizioni Rizzoli 

__________________________________Recensione a cura di Maurizio BERGONZINI

Il primo ottobre 2014,a dieci anni esatti dalla pubblicazione de “Il paese delle meraviglie”, Giuseppe Colicchia, scrittore e traduttore assai apprezzato dalla critica, si è presentato in libreria con il romanzo breve “Ma in seguito a duri scontri” che del precedente rappresenta il prequel. Infatti il personaggio principale è Ermanno Zazzi, Ufficiale paracadutista della Repubblica Sociale Italiana, padre di Franz Zazzi, co-protagonista de “Il Paese delle Meraviglie” , e si scoprono così i natali del compagno di banco di Attilio detto Attila..

Scenario della vicenda è Torino, la Torino del primo aprile 1945 in cui in clima surreale si giocò un derby formalmente amichevole ma, come scrisse La Stampa “…la gara non ha avuto esito regolare” in quanto dopo il pareggio dello juventino “Sentimenti III (da posizione di fuorigioco)…nella ripresa il nervosismo portava i giocatori delle due squadre a un gioco falloso che l’arbitro non sapeva tempestivamente reprimere …. ma in seguito a rudi scontri s’accendeva una mischia fra elementi delle due unità, con la partecipazione anche di estranei” Il giovane sottotenente Zazzi, ultras torinista si direbbe oggi, incontrato casualmente l’SS Oberssturmfuhrer Franz Hrubesch, con cui ha stretto amicizia durante una comune convalescenza nell’anno precedente, lo convince ad accompagnarlo al derby ( concetto non ignoto al tedesco “ …Derby? Ach so, Come tra noi dell’Hamburger SV e quei figli di puttana del Sankt Pauli”.). Il percorso per recarsi allo Stadio Mussolini comporta una visita a una “casa” dove l’SS incontra una “ragazza” che sa di Marzabotto. Franz è consapevole della crudeltà insita nella guerra compreso come è dalla sorte dei suoi cari (la moglie e i figli morti a Dresda sotto un bombardamento, una “tempesta di fuoco” provocata dal dosaggio scientifico di bombe esplosive e incendiarie, i fratelli caduti nei vari fronti) Alla ragazza,che consapevole degli orrori perpetrati dalle parti in combattimento, chiede : “… Ma allora cosa siete…bestie?” risponde secco “ Nein, molto peggio. Siamo uomini”. Il percorso dei due amici continua, anche se, mi pare, con qualche calo d’inventiva ( ad esempio l’incontro in una bettola con tifosi “dell’altra squadra” che si chiamano Moggi,Giraudo e Bettega ). Poi la partita, la rabbia dello Zazzi che di fronte a una decisione arbitrale incongrua sbatte volontariamente la testa contro un pilastro e ha le “visioni”: dal grande Torino di Mazzola ai fasti granata degli anni ’70, a calciopoli e alla retrocessione in B dei bianconeri. Qui l’autore, che rivendica orgogliosamente il suo tifo granata, si fa prendere dalla passione e in un lungo elenco di vittorie e di scudetti “rubati” dalla Juventus include anche quello del 2000 vinto invece dalla Lazio. La conclusione è esemplare del messaggio lanciato dal Culicchia sulla forte carica identitaria insita nel tifoç un giovane partigiano armato catturato da elementi in camicia nera ( che ostentano la simpatia bianconera) dopo una rissa tra tifosi viene salvato dallo Zazzi proprio per la comune fede granata. Il libro, breve, si legge volentieri, lo stile dell’autore è, come negli altri romanzi, vivace e diretto. Molti gli spunti per riflessioni. Come sempre Culicchia è attento anche alla “colonna sonora” dell’epoca in questo caso da Alberto Rabagliati a Carlo Buti.

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