MALATTIE CARDIOVASCOLARI: LA PREVENZIONE CONTA

MALATTIE CARDIOVASCOLARI: LA PREVENZIONE CONTA

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel mondo. E sono in aumento.

Sono circa 17 milioni i decessi annui. In Italia queste patologie sono responsabili del 35.8% di tutti i decessi (32.5% negli uomini e 38.8% nelle donne), superando i 230mila casi annuali.

Dati che fanno riflettere e di cui parliamo con il professor Giovambattista Desideri, direttore della cattedra di Geriatria dell’Università degli Studi L’Aquila e consigliere della Società Italiana Prevenzione Cardiovascolare – Siprec, società scientifica multidisciplinare. Essa si avvale infatti della presenza tra i suoi membri di molteplici esperti: cardiologi, diabetologi, medici internisti, medici di medicina generale, pediatri, medici dello sport, nutrizionisti e farmacisti.

Nata con l’obiettivo di diffondere la cultura della prevenzione cardiovascolare, Siprec parla con la prima persona plurale, come si evidenzia dalla pubblicazione del documento “Prevenzione Italia 2021”, prezioso strumento aggiornato da integrare nella pratica clinica cui hanno contribuito 21 società scientifiche e 55 autori.

Giornata italiana per la Prevenzione Cardiovascolare

Il documento è stato presentato il 13 maggio scorso in occasione della prima Giornata italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, iniziativa incentrata sul tema della prevenzione cardiovascolare a 360°, cui il presidente della Repubblica italiana ha destinato – quale premio di rappresentanza – apposita medaglia. La Giornata mira ad accrescere la consapevolezza dell’importanza e dell’incidenza delle malattie cardiovascolari nelle vite dei singoli e nell’intera comunità e soprattutto di sensibilizzare tutti gli stakeholders sul ruolo centrale degli interventi di prevenzione basati sia sugli stili di vita che con l’impiego dei farmaci.

Il documento Prevenzione Italia 2021 evidenzia, tra l’altro, che nel periodo marzo/maggio 2020 – corrispondente al primo e più severo lockdown imposto dalla pandemia – vi è stata una riduzione di quasi il 50% nelle ospedalizzazioni per infarto del miocardio, con un parallelo aumento della mortalità per infarto e delle relative complicanze.

  • Professor Desideri partiamo da questo dato, raccolto in un periodo del tutto particolare.

«L’impatto del Covid-19 ha provocato un enorme peggioramento: anzitutto, le malattie cardiovascolari rappresentano un moltiplicatore per la letalità del Covid. Inoltre, la pandemia ha comportato una drastica riduzione di controlli ed esami e ha penalizzato una corretta alimentazione e sani stili di vita, base della prevenzione».

«Le malattie cardiovascolari rappresentano, nel mondo occidentale, la principale causa di mortalità e morbilità. Ciò è da ricondurre all’espansione “epidemica” dei principali fattori di rischio cardiovascolare – soprattutto ipertensione, diabete mellito, ipercolesterolemia, obesità e sedentarietà – e al progressivo invecchiamento della popolazione. Con conseguente espansione di quelle fasce di età nelle quali le malattie cardiovascolari sono particolarmente frequenti».

  • Quando si manifestano i fattori di rischio ora menzionati?

«I fattori di rischio per le malattie cardiovascolari compaiono dai 35-40 anni. Da qui si evincono due riflessioni: anzitutto, la prevenzione dell’anziano deve iniziare in età giovanile. In secondo luogo, la gestione del paziente in età geriatrica può avvenire attraverso il controllo ottimale della pressione arteriosa per monitorare l’ipertensione, assai diffusa e principale causa di ictus in questi soggetti, oltre che una delle principali cause di declino cognitivo e di demenza».

  • Cosa avviene nella fascia di popolazione in età geriatrica?

«La particolare frequenza delle malattie cardiovascolari nell’età senile è da ricondurre solo in quota minoritaria al peso dell’età come fattore di rischio cardiovascolare perché la comparsa di queste patologie in età geriatrica è soprattutto dovuta alla cronica esposizione nel corso della vita ai diversi fattori di rischio cardiovascolare non adeguatamente controllati».

«L’aterosclerosi» – patologia sottesa allo sviluppo e alla progressione delle malattie cardio e cerebrovascolari – «rappresenta, difatti, “l’ultima strofa di un canto che si inizia a cantare nella culla”, nel momento in cui inizia l’esposizione ad un determinato fattore di rischio. L’Italia è tra i Paesi europei con i valori più elevati di eccesso ponderale nella popolazione in età scolare».

«La percentuale di bambini in sovrappeso è del 20,4% e quella di bambini obesi arriva al 9,4%, dato che comprende coloro i quali sono gravemente obesi, che rappresentano il 2,4%. Considerando questi numeri non sorprende più di tanto la notevole rilevanza epidemiologica delle malattie cardiovascolari nell’età adulta-avanzata».

La letteratura evidenzia come l’adozione precoce di stili di vita sani, sin dalla primissima infanzia, sia fondamentale per la buona salute dell’individuo in età giovanile e adulta, senile.

La famiglia, prima ancora della scuola, ha un ruolo cruciale nell’educare alla salute. Giuste quantità e buona qualità del cibo, movimento, sonno regolare, hanno un segno più davanti. Mentre sedentarietà, fumo, alcool hanno un segno meno che deve ammonire. Anche in questo ambito il buon esempio conta moltissimo.

  • Quali azioni occorre intraprendere per raggiungere – e mantenere – l’obiettivo salute?

«È evidente l’importanza di impostare gli interventi di prevenzione a livello di popolazione. Per correggere al meglio gli stili di vita inadeguati che nel tempo possono condurre allo sviluppo di malattie cardiovascolari. La precocità degli interventi di prevenzione è fondamentale per due ragioni fondamentali. In primo luogo perché le semplici modifiche dello stile di vita – dieta, attività fisica e sospensione del fumo – sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono impostate, tanto da rendere spesso non necessario il ricorso alla terapia farmacologica. In secondo luogo perché tanto più tardivamente viene corretto un fattore di rischio tanto più elevata è la quota di “rischio cardiovascolare residuo” che permane anche dopo il controllo del fattore di rischio medesimo».

«La cronica esposizione nel corso della vita ai diversi fattori di rischio cardiovascolare non adeguatamente controllati, indebolisce progressivamente nel tempo la capacità di recupero funzionale dei diversi organi e apparati, ad esempio quello cardiovascolare o respiratorio. Rendendo l’individuo particolarmente vulnerabile nei confronti di situazioni di stress».

Il professor Massimo Volpe, presidente Siprec, è intervenuto sul tema intrecciandolo con gli effetti che sta producendo il prolungamento dell’ondata pandemica. Il suo speech al meeting dell’American Heart association scientific session del novembre 2021, dal titolo Cardiovascular Prevention in the age of COVID 2021, suggerisce una domanda.

  • Avete registrato un aumento della vulnerabilità durante la pandemia da Covid-19?

«Certamente. A questo riguardo, la pandemia Covid–19 ha dimostrato in tutta la sua drammaticità l’importanza delle malattie croniche come determinanti prognostici. Il decorso particolarmente severo del virus nella popolazione geriatrica è stato da più parti semplicisticamente interpretato come la naturale conseguenza della vecchiaia, quasi un destino ineludibile legato alla progressione degli anni».

  • Occorre giocare d’anticipo?

«Il problema non è la senescenza in sé, visto che non sono stati pochi i casi di centenari che hanno superato brillantemente l’infezione da coronavirus. E c’è anche chi un secolo fa era sopravvissuto alla influenza spagnola e in questi giorni è tornato a casa, dopo un mese di ricovero per Covid-19.

Invero, l’età non è un semplice dato numerico ma un concetto che si riempie di significato solo se analizzato con la coscienza storica della vita trascorsa.

Perché si può essere giovani a 80 anni e anziani a 50».

«L’analisi dei dati epidemiologici dimostra chiaramente come la severità del decorso clinico dell’infezione da coronavirus sia stata soprattutto condizionato dalle diverse comorbosità cardiovascolari, renali, metaboliche e respiratorie presenti, spesso variamente embricate negli anziani a realizzare un sinergismo fisiopatologico potenzialmente letale».

Comorbosità significa assunzione di molteplici farmaci contemporaneamente, questione particolarmente delicata quando si tratta di persone anziane.

  • Quali sono le strategie utilizzate?

«La frequente coesistenza di patologie croniche, soprattutto negli anziani, si traduce inevitabilmente nelle prescrizioni di molteplici trattamenti farmacologici, spesso non semplici da seguire. La complessità gestionale che ne deriva non di rado conduce ad una aderenza non ottimale del paziente alle diverse terapie prescritte che inevitabilmente si traduce in un controllo inadeguato dei diversi fattori di rischio.

Il naturale corollario di questo fenomeno è rappresentato dalla necessità di semplificare al massimo le terapie del paziente per rendere più agevole l’osservanza delle diverse prescrizioni terapeutiche.

Ciò perché – lapalissianamente parlando – un farmaco per funzionare deve essere assunto».

  • Il rapporto medico-paziente è il cardine dell’aderenza terapeutica. Quanto è stato sacrificato durante la pandemia?

«Il Covid-19 ha drasticamente ridotto il rapporto medico-paziente, base dell’aderenza terapeutica, colpendo soprattutto gli anziani, spesso in difficoltà anche nell’accedere a sistemi tecnologici; in alcuni casi si è complicato anche l’approvvigionamento di medicine. Le terapie, poi, devono essere semplici, al fine di non incorrere in una scarsa aderenza terapeutica».

«Studi del 2019, infatti, rilevavano che, a fronte di un’aderenza terapeutica ottimale dell’80%, il quadro reale si attestava al 55% per l’ipertensione e intorno al 45% per l’ipercolesterolemia».

  • Quali effetti può produrre il difficile approvvigionamento dei farmaci?

«Gli effetti possono essere molto gravi: la sospensione dei farmaci per l’ipertensione, se continuativa per circa 6 mesi, aumenta di 2 o 3 volte il rischio di ictus o infarto. Al problema dell’aderenza terapeutica, si aggiunge la riduzione delle nuove diagnosi e dei ricoveri per patologie acute. Dai dati Aifa riferiti ad alcuni farmaci come i doac, gli anticoagulanti orali diretti, emerge che nel periodo di picco epidemico le nuove prescrizioni si sono ridotte di circa il 40%: questo è uno dei dati esplicativi dei rischi legati a patologie cardiovascolari a cui può andare incontro la popolazione anziana».

La combinazione di farmaci della stessa classe semplifica l’aderenza al trattamento, che tuttavia deve essere accompagnata da altri fattori per funzionare. Il primo è senz’altro il coinvolgimento attivo – e fattivo – del paziente.

Solo se adeguatamente informato dal medico, con un linguaggio a lui comprensibile e affine, si sentirà ingaggiato.

Sentirsi parte del processo terapeutico diventa quindi elemento integrante del percorso di cura.

Il ruolo della prevenzione efficace, se possibile primaria quindi e non come lotta di retroguardia, non può prescindere dal coinvolgimento convinto e collaborativo dei pazienti.

Il professor Desideri conclude giornalisticamente

«Se dovessimo articolare un messaggio pratico secondo la regola delle 5 W su cui poggia lo stile giornalistico anglosassone potremmo dire che la prevenzione cardiovascolare (what/che cosa) dovrebbe essere applicata a tutti gli individui (who/chi), in un contesto di popolazione (where/dove), il più precocemente possibile (when/quando) per combattere efficacemente le malattie cardiovascolari (why/perché)».

Un obiettivo comune da raggiungere insieme

Quella stessa prima persona plurale con cui Siprec dialoga con professionisti di diverse branche della medicina, e non solo, include anche i professionisti della comunicazione. Cui è demandato il compito di supportare il grande sforzo della comunità scientifica nella diffusione delle buone abitudini.

L’invecchiamento in salute è un impegno di responsabilità sociale che ogni individuo deve assumere e cercare di onorare al meglio delle sue possibilità. L’adozione di stili di vita sani, quindi, riguarda tutti. Significa maggiore aspettativa e migliore qualità della vita. Non solo del singolo individuo, ma anche dell’intero nucleo familiare, dell’intera popolazione.

Chiara Francesca Caraffa

 

https://www.giornaledicardiologia.it/archivio/3605/articoli/35841/

https://www.eurocomunicazione.com/2019/11/24/grey-is-the-new-pink-invecchiamento-e-longevita-un-approccio-interdisciplinare/

 


Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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