Olimpiadi e “saper far di conto”

Guardare in faccia la realtà!

di Francesco MAVELLI  

 Sin dai primi anni della mia carriera scolastica, così come succede a tutti gli scolari, imparai a far di conto,  e … vedo ancora, in questo momento in cui scrivo, la falcata poderosa e baldanzosa del Sindaco di Roma, mentre si reca alla Presidenza del Consiglio per apprendere che,  finalmente al timone dell’Italia vi è qualcuno che sa far di conto.

 L’Olimpiade del 2020 in Italia “non s’à da fare” ed io aggiungerei “Né nel 2020 né mai”, finché le dissestate casse dell’Erario non saranno in grado di rifiorire e di azzerare il debito pubblico. D’ora in poi, sarebbe meglio puntualizzare che le Città che si candideranno ad ospitare i vari Eventi, sia ordinari che straordinari, dovranno partecipare in forma attiva da parte loro, con una congrua somma, per andare a   colmare l’80% della spesa complessiva. Infatti, qualunque tipo di ricaduta, sia pecuniaria, che occupazionale, riguarda, sin dal primo momento, per circa l’80 % , i territori destinati ad ospitare i grandi eventi.

 Sarebbe ingiusto, così come accade ancora oggi, che l’intera nazione con tutti i propri contribuenti sopporti il peso dell’intera spesa. Rimane pacifico, che ogni quanto, gli eventuali sponsor dovessero decidere di porre in campo per l’evento, deve essere di esclusivo appannaggio dell’80 % che andrà a pesare sulla municipalità ospitante e promotrice, così come i posti di lavoro ed il conseguente necessario indotto sarà di pertinenza esclusiva  della gestione comunale.

Queste nuovo modo di concepire gli eventi porrebbe in essere un serio vero senso della giustizia e dell’equità. Approda facilmente allorquando i futuri padroni delle infrastrutture ricadenti sul territorio, subito dopo gli eventi,  dovessero vendere quei patrimoni e versare nelle casse dello Stato i ricavati. Ingegneri, Architetti e tutti coloro che progetteranno e realizzeranno, d’ora innanzi, tali infrastrutture, dovranno dimostrare tutto il loro ingegno, sapendo che, dopo gli eventi, le infrastrutture, quelle stesse infrastrutture da loro ideate per gli Eventi, dovranno essere riqualificate, con una piccola spesa aggiuntiva, in infrastrutture utili e necessarie per il territorio ove andranno ad essere ubicate.

Questo nuovo atteggiamento che lo Stato dovrebbe prendere nei confronti delle Infrastrutture e dei Servizi, ideati e concepiti per gli Eventi porrebbero l’intera Italia nelle ideali condizioni di respirare veramente i principi dell’equità da nord a sud. Questo, tutto questo, avrebbe anche il merito di arginare l’emorragia e lo sperpero di danaro dell’intera nazione, evitando o limitando eventuali traumi economici (Grecia docet). Finalmente abbiamo chi, sa far di conto ed ha sentito suonare distintamente il campanello d’allarme, evitando così di procedere alla cieca, che, pur di affrontare l’avventura, certamente avrebbe cacciato, tutta l’Italia, nel tunnel senza uscita.

Saper far di conto, vuol dire anche, vestirsi d’umiltà, pensando di non poter ancora pesare sui pensionati e su quei pochi a reddito fisso, che ancora sono una garanzia di entrate. Saper far di conto vuol dire, soprattutto, saper soppesare e rendersi conto delle vere spese necessarie da affrontare, da quelle voluttuarie e, perché no inutili. Saper far di conto vuol dire guardare in faccia la realtà!!!

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Note del Direttore Editoriale

Come più volte già precedentemente affermato anche in altre occasioni, non è mio costume modificare o censurare gli interventi dei  Collaboratori che, sia sul web, sia sui fascicoli cartacei, possono esprimere in piena e responsabile autonomia le proprie opinioni ed i loro orientamenti. Ritengo però di avere il diritto di manifestare il mio eventuale dissenso su posizioni da me non condivise, senza  pretendere di imporre la “mia linea”, ma altresì per impostare un dibattito o una tavola rotonda. Ed il termine di “Tavola Rotonda” perfettamente si addice ad un “virtuale duello” con l’amico  Confratello e Cavaliere FRANCESCO MAVELLI, in quanto noi entrambi  appartenenti al Venerabils Equester Ordo Sacri Principatus Sancti Sepulcri.

Ebbene, forse anche io forse appartengo a chi “sa far di conto”, essendo commercialista e revisore contabile, ma non concordo con la tesi di Francesco, quando afferma: “questa Olimpiade non sa da fare, né nel 2020, né mai !”  pur condividendo in parte buona parte le sue analisi e le sue giuste osservazioni sulla territorialità dei costi e dei benefici, nonché sulla riconversione e riqualificazione delle strutture ed infrastrutture. Personalmente mi ricordo le Olimpiadi di Roma del 1960 – da tutti definite le “ultime Olimpiadi a misura d’uomo” – che furono il miglior suggello sia al miracolo economico dell’Italia, sia il miglior messaggio del “made in Italy” nel Mondo; credo quindi di poter parlare anche in base alla mia “piccola personale memoria storica”, dato che all’epoca frequentavo il penultimo anno all’ iI.T.C. “Duca degli Abruzzi”.  A Roma, così come in tutti i territori allora interessati, vennero eseguite opere importanti e non vincolate al solo evento delle Olimpiadi: si possono citare, solo come alcuni esempi a) la realizzazione di enormi sottovia tra loro collegati nel tridente via Morgagni (Policlinico Umberto I), via Nomentana e Corso d’Italia  b) la realizzazione dello Stadio Flaminio, utilizzato ancora oggi per gli incontri di calcio minori e per gli internazionali di rugby, c) la costruzione al Flaminio e all’Eur del Palazzetto e del Palazzo dello Sport, utilizzati ancora oggi per eventi sportivi e di ogni altro tipo, d) la edificazione di un intero quartiere c.d. “Villaggio Olimpico” destinato inizialmente per l’alloggio degli atleti e subito successivamente per nuclei familiari in attesa di decorose abitazioni e) una infinità di altre opere, di interventi riqualificativi, ecc. ecc.

>  E’ pur vero che sempre a Roma – sia per i mondiali di calcio del 1980, sia successivamente per il Giubileo del 2000 – non si sono più ripetuti gli esempi di virtuosità e di efficienza apprezzati negli anni ’60 ….. infatti, si sono avuti esempi di malcostume, di sperperi, di cattedrali costruite  nel deserto e poi abbandonate.  Ma negli anni dal 1980 a seguire, a Roma era subentrata una diversa gestione amministrativa della Città e – sia a livello locale che nazionale – era emersa una nuova classe socio-politica, rampante e dominante. Con alcuni passaggi generazionali la “gens italica”, un tempo laboriosa e decorosa, si era trasformata in una collettività con il mito del consumismo, con la tendenza al parassitismo, con la vocazione all’affarismo, con l’appiattimento ad una identità senza valori e, per concludere, con la presunzione cialtronesca di essere furba, fica e paracula !

 Mi scuso per questa digressione (comunque necessaria) e tornando al cuore del problema – per quanto riguarda la territorialità – non condivido l’ipotesi  secondo cui ai benefici derivanti dalla localizzazione di un evento – nella fattispecie a Roma – corrisponderebbe un costo generalizzato per l’intero Paese Italia. Questa è una teoria miope, artificiosamente falsata e distortiva, già cavallo di battaglia della “peggior” Lega-Nord Padania; infatti le Olimpiadi del 2020, anche se con sede a Roma, avrebbero potuto avere una valenza nazionale e, a tale riguardo nel settembre del 2009, in un mio intervento pubblicato su “Il Borghese” diretto da Claudio Tedeschi riguardante le innovazioni del Ministro Renato Brunetta, così mi esprimevo (trascrivo solo un breve stralcio) sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020:   E dopo tutte queste sfide, ci si può riferire anche alle Olimpiadi che, secondo la fervida immaginazione del Ministro, potrebbero essere dislocate a Roma e Venezia, tra loro alleate, posizionando l’atletica a Roma e gli sport acquatici nella Laguna. Ciò per spalmare gli eventi  sportivi su tutto il Paese, in nome di una rinnovata solidarietà comunitaria e nazionale, al di là di stupide guerre di campanile.  Secondo l’ipotesi di Brunetta “E’ l’Italia che si candida !”   E perché non dargli ragione ?

E scusandomi per una mia 2^ autocitazione, desidero qui riportare un altro mio breve intervento già pubblicato sulla home-page della ConsulPress in data 15 febbraio ultimo scorso, il giorno dopo di il “gran rifiuto” del Premier Prof. Mario Monti, con il titolo:  “Un sogno che non si è avverato – IL GOVERNO MONTI, poco dopo il suo insediamento, è riuscito in sol un giorno a varare un decreto da più tempo lasciato in stand by dal  Governo Berlusconi (oramai ostaggio della Lega Nord) sulla promulgazione di ROMA CAPITALE.  Ieri però, in un sol giorno, il GOVERNO MONTI è riuscito ad azzerare un “sogno”, con il diniego di sostenere fiduciariamente la candidatura di ROMA OLIMPICA.  Beh… in questa occasione il Prof. Mario Monti, nonostante la sua saggezza come economista, il suo rigore come politico, nonchè la sua sobrietà personale ed un certo suo arguto umorismo, non mi è proprio piaciuto ! !!  La sua scelta, come affermato dal Sindaco di Roma,  non può essere condivisibile e senz’altro giuste sono da ritenere le critiche mosse da Gianni Alemanno, così come da Giorgia Meloni – ex Ministro della Gioventù.   A volte, purtroppo, anche economisti illuminati non riescono a comprendere come determinate spese possano essere “produttive”, mentre determinati risparmi possano essere “regressivi”.  Perchè allora non chiudere molti musei, pinacoteche e biblioteche, perchè generano più costi che ricavi ? ? Gli economisti dovrebbero anche “saper osare”  e non limiitarsi a  ragionare  come se fossero semplici contabili  bancari .  Questa critica è imputabile, a mio avviso, persino a Giulio Tremonti nonostante sia stato, anche per la sua notevole cultura umanistica, uno dei migliori Ministri del precedente Governo; sempre a mio avviso,  tra i migliori Ministri della precedente compagine governativa va annoverato anche Renato Brunetta …  peccato che tra loro due non ci sia stata una eccellente collaborazione, come sarebbe stato auspicabile.  E, purtroppo per l’Azienda Italia (o se si preferisce per il “Sistema Paese”), i danni si sono visti.

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La TAVOLA ROTONDA ora è aperta: AVANTI CHI VUOLE !!!

In risposta alle note del Direttore Editoriale.

A me sempre caro, Confratello e Cavaliere Giuliano,  facendo mie le parole dell’ ex  Presidente della Repubblica, il compianto Oscar Luigi Scalfaro:”Non ci sto!”. Tengo a risponderti che non sono poche le Tue note a cui dovrei rispondere contestandole, ma per mia scelta, ho deciso solamente di evidenziare quanto d’appresso:

>   So con certezza che sai far di conto meglio di me, essendo Tu uno stimato commercialista e revisore contabile.  Di contro, i mie studi classici mi hanno portato ad avere una piccola e semplice competenza in Biologia acquisita nel lontano 1972.

>  Per quanto concerne la mia frase: ”questa Olimpiade non sa da fare, né nel 2020, né mai ! Non ha ragion di esistere se si dimentica di continuare: ”finché le dissestate casse dell’Erario non saranno in grado di rifiorire e di azzerare il debito pubblico”.  Di contro sarei stato immediatamente pronto a non voler parafrasare la frase manzoniana.

>  Anch’io ricordo le Olimpiadi di Roma del 1960, anche se appena più giovane di Te e ricordo, ancora oggi, con limpidezza la maniera in cui divoravo letteralmente tutti gli articoli sulle Olimpiadi che erano presenti su tutte le testate dei giornali.  Non che, nel 1960 disponessi di tanti soldini per acquistare qualunque tipo di quotidiano. Tale possibilità era frutto dell’accordo di una intera classe ginnasiale. Ognuno di noi acquistava a turno una testata e poi ponevamo in essere lo scambio.

>  Per quanto concerne l’ottimo elenco di realizzazioni che, in quella prestigiosa occasione, potettero vedere la luce, altro non fanno che confortare il mio personale pensiero che è sfociato nella mia proposta:  ”Le Città che si candideranno ad ospitare i vari eventi dovranno partecipare in forma attiva, da parte loro, con una congrua somma, per andare a colmare l’80% della spesa complessiva”.

>  Se questo dovesse mai accadere, assisteremmo anche ad una inversione di rotta di malcostume e di sperpero del danaro pubblico da parte di tutti i Comuni, che intenderanno proporsi per ogni tipo di evento.

>  Per il Tuo ben manifestato campanilismo, allorquando affermi che la mia teoria è miope, perché cavallo di battaglia della Lega Nord, devo, con grande gioia, richiamare la Tua attenzione sulla mia nascita e residenza, che appartiene, da sempre, al Sud della Nostra penisola.

>  Conseguentemente,  di tutto mi si può tacciare,  tranne che di pensarla alla stessa stregua della Lega. . .

>  Non mi sento di dar ragione all’ex Ministro Brunetta e conseguentemente a Te, perché il danaro pubblico appartiene a tutti e … grazie alla realizzazione di infrastrutture nascono posti di lavoro e fabbriche, che a loro volta,  producono posti di lavoro.

>  Come si può continuare ad affermare, alla luce dei fatti di oggi: ”Un sogno che non si è avverato”, quando notoriamente nel tentativo concreto di salvare il salvabile si aumentano le tasse, l’IVA, il costo dei carburanti che è alle stelle, gli ospedali che si chiudono, si pongono degli ulteriori tickets non solo sui farmaci, ma anche sulle singole ricette.  E, mi fermo qui !

FRANCESCO MAVELLI

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 Puntuale e precisa mi è pervenuta la replica di Francesco: condivido le sue precisazioni, ma da parte mia non reputo assolutamente che l’ “ex Presidente” citato sia una persona degna di essere compianta.  (G.M.)

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