PSICHICA

PROGETTO “LAVORO AGILE, LAVORO ABILE”. ANCORA POSTI VACANTI DESTINATI A PERSONE CON DISABILITA’ PSICHICA

Pubblichiamo il Comunicato Stampa di Progetto Itaca, da sempre a fianco delle persone con problematiche o disabilità psichica, cui sono destinati numerosi posti di lavoro, di cui troppi ancora vacanti. Sono 50 le aziende coinvolte: dei 115 posti a disposizione per altrettanti beneficiari, però, sono solo 38 i contratti di lavoro stipulati.

COMUNICATO STAMPA

Milano, 5 dicembre 2022 – A chiusura del progetto Lavoro agile, lavoro abile. Nuove opportunità occupazionali per persone con disabilità psichiche sono stati presentati i risultati ottenuti con tutti i soggetti coinvolti (lavoratori, aziende, operatori, famiglie, responsabile delle politiche attive per l’inclusione ed enti pubblici). Il progetto è nato da un dato importante: la categoria della disabilità psichiatrica e psichica è la più svantaggiata in termini di effettiva occupazione: infatti, il tasso di disoccupazione è stimabile tra l’85 e il 90%, nonostante risulti la categoria più rappresentata tra le nuove iscrizioni al collocamento mirato nell’ultimo decennio.

 Lavoro Agile, Lavoro Abile nasce proprio con l’obiettivo di contrastare questo fenomeno, aumentando l’occupazione stabile e di qualità per persone portatrici di disturbi psichiatrici e dello spettro autistico; il progetto ha elaborato un nuovo strumento per offrire, nel medio termine, opportunità concrete di occupazione stabile a persone con disabilità psichiatrica o autismo: il modello del centro di Lavoro Agile, JOB Station, una sorta di spazio di coworking in cui il lavoratore con disabilità lavora sostenuto da tutor lavorativi esperti.

Lavoro agile, lavoro abile è un progetto promosso da Progetto Itaca MilanoFondazione Italiana AccentureFondazione Pino Cova e Fondazione Bertini Malgarini; a Pavia, Coop. Soc. Casa del Giovane; a Monza, Coop. Soc. Novo Millennio. L’ente di ricerca che si è occupato della valutazione degli esiti è stata l’Associazione per la Ricerca Sociale di Milano.

Alcuni dati di contesto

L’analisi parte dall’individuazione del numero effettivo di persone con disabilità che sono disponibili a lavorare e che possono essere destinatarie di politiche attive di inserimento da parte dei servizi di collocamento. A Milano sono il 56,7% del totale degli iscritti agli elenchi unici del collocamento mirato mentre in Monza-Brianza la percentuale sul totale è del 26,2%.

Secondo il numero degli iscritti agli elenchi unici del collocamento mirato, totali e disponibili al lavoro, a Milano su quasi 42 mila posti totali da riservare alle persone con disabilità, quasi 13 mila risultano ancora scoperti; in Monza-Brianza su 8 mila ne risultano ancora scoperti 2 mila.

L’integrazione nel mondo del lavoro per le persone con disabilità rappresenta uno degli aspetti centrali a cui punta la Legge 68/99, nell’ottica di una piena inclusione sociale da raggiungere anche attraverso l’autonomia economica e il riconoscimento di piena cittadinanza offerte dal lavoro.

JOB Stationer: i dati

I beneficiari coinvolti sono 115 (età media di 40,4 anni), con ben 50 aziende coinvolte e 38 contratti stipulati (20 tirocini, 12 tempi determinati e 6 tempi indeterminati).

Il progetto è rivolto a persone con invalidità di tipo psichico compresa tra il 46% e il 99% o fino al 100% solo in presenza delle “Abilità lavorative residue”. I beneficiari inseriti sono tutte persone affette da problematiche psichiche: oltre la metà ha tra il 75 e il 99 per cento di invalidità e il 10%, ovvero 11 casi, ha un’invalidità al 100 per cento.

Nel corso del progetto, i JOB stationer hanno dovuto affrontare alcune difficoltà personali, come difficoltà a concentrarsi, ansia dovuta alla prestazione, scarsa autostima ed infine forte insicurezza. Per quanto riguarda l’insieme di difficoltà relazionali – che sono emerse raramente – si sono evidenziati in particolare sentimenti di essere centrati su se stessi, necessità a sentirsi accolti, difficoltà a gestire la competizione e difficoltà nel capire i ruoli e contesti relazionali.

Rispetto al clima lavorativo, i JOB stationer necessitano di un ambiente lavorativo protetto e al riparo da fonti di stress. Per quanto attiene la dimensione organizzativa, si sono riscontrate difficoltà nel gestire ritmi di lavoro che mutano ed è emersa la loro necessità di maggiore tempo per gestire una nuova attività.

Le aziende coinvolte

Le aziende coinvolte sono state in totale 50 (6 nell’ambito del commercio, 2 nell’ambito delle costruzioni, 9 nell’industria, 3 nei servizi alle persone ed i restanti 23 dedicati a servizi di altro settore): tra di esse si segnalano aziende come Accenture, Manpower, Siemens, Sky Italia, Falck Rinnovabili, Ebay, Centro Diagnostico Italiano e molte altre.

Qualità della vita dal punto di vista dei lavoratori

L’analisi condotta ha voluto evidenziare anche i dati attinenti all’equilibrio vita privata e lavorativa dei partecipanti e sulla qualità della vita dal punto di vista dei lavoratori.

Secondo i dati raccolti, l’88% dei partecipanti considerano buona la propria qualità della vita, il 6% ha risposto molto buona e l’ultimo 6% la considera né buona né cattiva. Comparando i dati tra il 2021 e il 2022, si è osservato un incremento delle risposte in positivo dello +0,4%.

Per quanto riguarda il sostegno ricevuto da parte delle persone vicine, il 50% degli intervistati ha risposto di essere soddisfatto, il 44% molto soddisfatto mentre solo il 6% si ritiene né soddisfatto né insoddisfatto. Dalla comparazione con i dati del 2021, risulta un incremento delle risposte positive anche qui dello 0,4%.

Relativamente alla capacità di fare le cose di tutti i giorni, il 72% degli intervistati si ritiene soddisfatto, un 11% molto soddisfatto e un altro 11% né soddisfatto né insoddisfatto ed infine è emerso un 6% molto insoddisfatto. Il delta tra le rilevazioni del 2021 e 2022 mette in evidenza un aumento del 2%.

L’ultimo quesito vuole analizzare quanto i JOB stationer hanno avuto la possibilità di dedicarsi alle attività di svago nel tempo libero: il 50% che ha risposto di avere abbastanza tempo per sé, contro un 28% che ha risposto in gran parte, l’11% poco, il 6% completamente ed infine il 5% per niente).

La soddisfazione lavorativa

Per quanto attiene la soddisfazione sul piano lavorativo, le risposte sono state molto positive: al 61% dei partecipanti piace molto lavorare in JOB Station, al 33% moltissimo e al 6% abbastanza (delta 2021/22 è pari allo 0,1). Le relazioni con il proprio tutor di JOB Station possono ritenersi ottime (il 53% afferma che sia molto buona e il 47% buona). Infine, le valutazioni della relazione col supervisor aziendali sono da considerare ottimali: il 45% la ritiene buona, il 44% molto buona mentre l’11% la ritiene né buona né cattiva (dai dati emerge un incremento in positivo dello 0,1%).

Il punto di vista delle aziende

L’analisi ha voluto far emergere lo spirito con cui le aziende hanno deciso di aderire all’iniziativa di JOB Stations. Le aziende hanno deciso di adottare tale struttura organizzativa spinti in particolar modo da una dimensione solidaristica (in un voto da 1 a 5 la media sulle 43 aziende partecipanti è stata di 4,35).

La risposta che ha ottenuto il secondo voto più alto (3,7 su 5) corrisponde alla necessità da parte delle aziende di rispondere al vincolo normativo – Legge 68/99 (art.3, modificato dal Dlgs 151/15) definisce la misura delle assunzioni obbligatorie alle quali sono tenuti i datori di lavoro pubblici e privati sulla base della categoria dimensionale dell’impresa.

Al terzo posto (2,95 su 5) abbiamo la ricerca delle aziende di una soluzione che risolve diversi problemi organizzativi, a seguire con un voto di 2,75 la dimensione strategica e di possibile impatto positivo sulla clientela ed infine con un voto medio a metà della scala (2,5 su 5) si colloca la necessità di una soluzione economicamente vantaggiosa.

Secondo i dati, il 55% delle aziende che hanno aderito al progetto non avrebbero assunto una persona con problemi psichici se non fosse esistito un progetto di questo tipo a seguirli.

Infine, per l’88,2% delle aziende il valore aggiunto dettato dall’aver sostenuto tale progetto consiste in un valore di tipo sociale.

Il clima aziendale e la relazione con i JOB Stationer

L’analisi, infine, evidenzia il rapporto instauratosi tra i JOB Stationer e i colleghi di lavoro.

Nel complesso, la relazione instauratasi tra i due gruppi di lavoratori è stata rilevata come positiva (il 50% afferma assolutamente positiva e l’altro 50 la ritiene positiva). Dall’attività del progetto, il 60% degli intervistati ha rilevato che a livello manageriale c’è stato un cambiamento di percezione del lavoratore con disabilità, in particolare per coloro che hanno problemi psichici, mentre una percentuale più alta (73,3%) afferma che la percezione di tale gruppo di lavoratori è cambiata anche tra i colleghi stessi di lavoro.

Sostenibilità e replicabilità del progetto

A fronte di tale esperienza, sia le aziende (l’88% del totale) che i partner progettuali (l’86% del totale) sostengono che il progetto della Postazione di lavoro agile-JOB Station sia sostenibile nel tempo. Non solo: per il 94% delle aziende e per il 93% dei partner progettuali l’esperienza può essere tranquillamente replicata anche all’interno di altri contesti.


Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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