lunedì, 19 Agosto 2019
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Il rapporto tra cinema e territorio. Da Campora ad Albanella

UN TERRITORIO TUTTO DA SCOPRIRE CHE CONIUGA “MOTION” ED “EMOTION”

Il Cilento è davvero un territorio tutto da scoprire. La topofilia (dal greco topos ‘luogo’ e philia ‘amore’) assume una funzione creativa in grado di utilizzare al meglio l’intensa ed emblematica scrittura per immagini della Settima Arte. Il valore drammatico ed evocativo della tecnica cinematografica non è riuscito però mai a cogliere, sino ad adesso, l’intrinseca, peculiare natura di quell’area montuosa della Campania, al di là del fiume Sele, che ha ispirato il remake del blockbuster transalpino Bienvenue chez les Ch’tis di Dany Boom. Santa Maria di Castellabate, scelta per sostituire Bergues, il comune situato nella regione dell’Alta Francia eletta a location per il film distribuito in Italia col titolo Giù al nord, ha certamente incuriosito gli spettatori accorsi in sala a vedere il simpatico Benvenuti al Sud di Luca Miniero per anteporre l’arguzia parodistica, a tinte romantiche, agli affanni esistenziali e alla cupezza delle meste opere d’impegno civile. Il passaggio, tuttavia, dalla superficialità di ‘vedere’ al profondo ‘guardare’ è svaporato a favore dell’inutile bozzetto del dialetto. Le maniere spigliate, ricevute in eredità dalla commedia dell’arte che dirama il gioco degli equivoci in chiave sentimentale, sono servite unicamente, a livello di marketing, per trasformare il teatro a cielo aperto in provincia di Salerno in una destinazione turistica. Però l’interazione tra ‘motion’ ed ‘emotion’, capace di convertire gli spettatori nella categoria dei ‘cinenauti’, avvezzi a viaggiare grazie ai fattori seducenti degli spazi geografici eletti ad attanti diegetici veri e propri, risulta tuttora inerte. Pier Paolo Pasolini riuscì, al contrario, in Accattone a rendere poetici persino i cumoli d’immondizia e i depositi di rottami sparsi nei prati del Pigneto giacché seppe trascendere i limiti paesaggistici connessi all’inane carineria dei colpi di gomito. Il coraggio, invece, di esibire il degrado ambientale, insieme al richiamo pittorico di Piero Della Francesca, permise al motivo plastico e figurativo di diventare un saldo ed erudito motivo introspettivo. Purtroppo registi della levatura di Pasolini sono assai rari. Il rapporto del borgataro Vittorio, detto Accattone, con l’allora “biondo Tevere”, dove s’immerge per scommessa, va ancor oggi sotto pelle. L’ironia dei dialoghi, frammisti in filigrana alla correlazione oggettiva tra humus ed esseri umani, rimane una best practice che unisce il rispetto per la verità psicologica con l’attento esame comportamentistico e l’attitudine dei legami di suolo a riverberare l’altalena degli stati d’animo nascosti dalle compiaciute bravate.

Ragazzino: Aò! Ma che te butti co’ tutto l’oro addosso? ‘N t’a levi ‘a catenina e li bracciali?

Accattone: None! Vojo morì co’ tutto l’oro addosso, come i faraoni!

Ragazzino: Ma daccelo a noi!

Accattone: Si volete l’oro v’o venite a pesca!

Uomo: M’ha preso er torcicollo! Te vo’ buttà?!

Accattone: Daje, va. Damo soddisfazione ar popolo. [si tuffa nel fiume dopo essersi fatto il segno della croce]

Il fiume Sele invece, oltre a costituire la più ragguardevole sorgente idrica del Mezzogiorno d’Italia, conserva un potenziale che i vari elementi filmici, padroneggiati dagli autori con la “a” maiuscola, riuscirebbero ad appaiare ai tocchi giocosi, alle note intimiste, al respiro conferito dai suoni diegetici ed extradiegetici estranei alla semplice registrazione, nuda e cruda, degli eventi. Ed è senz’alcun dubbio un evento il rito della vagnatura nel Sele. Avviene ogni anno a Contursi Terme quando i pastori cilentani conducono le pecore nella parte del fiume che dona maggior lucentezza al loro manto. 

Conformemente alle doti altresì lenitive delle acque sulfuree, il bagno collettivo rappresenta un colpo d’occhio in possesso dei coefficienti spettacolari cari agli spettatori dai gusti semplici. Il desiderio di concordare l’immaginazione delle masse, attraverso l’accumulo d’ingenui stupori, ha modo di compiere un salto di qualità piuttosto rilevante con l’ausilio di riprese oblique, di scavalcamenti di campo, d’ipnotiche lentezze e correzioni di fuoco da un soggetto all’altro che veicolano l’interesse del pubblico accrescendone la scala dei concetti sistematici. Il livello di coinvolgimento va a farsi friggere allorché la fallacia descrittiva dei servizi della National Geographic sottrae forza significante alla preziosa mitopoiesi degli spazi attivi. Nell’incipit del noto romanzo storico I promessi sposi il pur dotto Alessandro Manzoni trascina infatti nell’ovvio il timbro d’autenticità degli squarci vedutistici: «Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian  l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni …».

La fragranza della schiettezza di Giovannino Guareschi, in tal senso, è ben altra cosa. Il Papà letterario di don Camillo agli inani resoconti particolareggiati del maestro lombardo – dai monti (il San Martino e il Resegone) ai torrenti (il Gerenzone, il Caldone, il Bione), al fiume Adda con le rive connesse a Lecco dal celeberrimo ponte Azzone Visconti, conosciuto ugualmente come Ponte Vecchio – privilegia l’antidoto alle cosiddette ‘banalità scintillanti’.

Il proemio dell’adattamento per il grande schermo del suo scanzonato ma incisivo romanzo Mondo Piccolo, impreziosito dal linguaggio di presa immediata impiegato per introdurre il paese di Brescello, è lampante sotto quest’aspetto: «Ecco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord. Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, fra il Po e l’Appennino. Nebbia densa e gelata l’opprime d’inverno, d’estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera. Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da nessun’altra parte».

L’egemonia del parlare pane al pane e vino al vino sull’alta densità lessicale di facciata, snudando lo spirito della Bassa Reggiana, frammisto a un senso d’appartenenza alieno alle secche dell’enfasi di circostanza, funge da formidabile sprone per chiunque scorga la filmogenia del Cilento.

Il termine, filmogenia, coniato da Anna Olivucci, Responsabile della Marche Film Commission, che promuove lo sviluppo autoctono attirando registi di notevole estro nella regione natìa di Giacomo Leopardi, indica, secondo la sua artefice, “una caratteristica potenziale del territorio, da scoprire e definire”. “Può cambiare di segno, anche attraverso il tempo, a seconda dell’ottica particolare degli autori che interpretano ed animano il territorio (…) essa misura la rispondenza del territorio alla chiamata dell’autore”. Serve, perciò, uno status d’autorialità, che distingua dai meri mestieranti i cineasti decisi a orientare il nesso col territorio sulla base dell’idonea vena creativa, per permettere alla filmogenia di acquistare un ruolo di spicco assoluto. I riferimenti al mare cristallino, al Parco nazionale del Cilento, ai Beni dell’Unescu lasciano, quindi, il tempo che trovano. Occorre, piuttosto, individuare determinati tratti distintivi, ravvisabili tanto nei fatali difetti quanto nei catartici pregi, ed evolvere l’idea di ‘attaccamento per un luogo’. A dispetto di chi deplora le persone che traggono partito dagli insegnamenti del passato, ritenendoli degli inguaribili brontoloni ‘fissati’ col declino dei tempi moderni, la Storia insegna molte cose da cui ripartire.

Lo dimostra la carte du pays de tendre con la quale Madeleine de Scudéry adornò il tomo Clélie – Histoire Romaine. I luoghi legati alle emozioni, sia negative ché positive, innescano la scoperta dell’alterità. Per arrivare a Tendre-surestime (l’amore fondato sulla stima) è necessario attraversare villaggi sconosciuti, familiarizzare con posti volti a emanare concetti da combattere (Il lago dell’Indifferenza sugli Scudi) o da acquisire (il rispetto in primis), comprendendo il codice segreto d’ogni sentimento.

Giuliana Bruno, professoressa di visual culture presso l’Università di Harvard, molto legata alle sue origini partenopee, nel testo saggistico L’Atlante delle emozioni tocca un punto nevralgico partendo dalla carte du pays de tendre. L’esperta docente definisce l’articolazione degli stati emotivi attaccati al paese della tenerezza «quel paesaggio particolare che l’immagine in movimento, vale a dire il cinema, ha trasformato in arte della mappatura».

Riferendoci, di conseguenza, a territori che, per una ragione o per l’altra, non hanno mai beneficiato dell’investitura a location, tipo per esempio Campora, la mappa affettiva e il mondo interiore fanno le veci delle bussole. Orientarsi nei boschi, all’interno dei torrenti Torno e Trenico, non significa fermarsi a contemplare faggeti, castagneti, querceti o cerreti, né le attigue colline calcaree, bensì creare un irrinunciabile rapporto di coalescenza con le caratteristiche piante, ad alto fusto, coi macigni color rosa, con i molteplici corsi d’acqua, con ogni piega antropologica ed etnologica ivi associata. Un po’ come nel film Witness di Peter Weir, che mostra il tran tran giornaliero dei contadini Amish, gli abitanti del comune montano si alzano alla buon’ora, mungono le vacche, portano le pecore al pascolo e tengono lontani i lupi col fucile. Gli screzi che talora si creano con alcuni ipocriti ambientalisti sconfinano dalle dimensioni reclamistiche degli operatori che intendono posizionare la zona ricca di rilievi nella mente degli ipotetici viaggiatori.

Stessa cosa per i bufalari della Piana del Sele. Le incomprensioni con la comunità sikh, che svolge le mansioni un tempo di competenza dei lavoratori locali, non mancano. Nondimeno, al pari degli sghignazzi dovuti ai pastori muniti di telefono cellulare, salutati comunque con riverenza dalla maggior parte della ‘vecchia guardia’, e all’abbigliamento degli ‘stranieri’ a bordo dei motorini nei poderi, avvengono pure dei riavvicinamenti in stile Don Camillo. L’interazione tra interno ed esterno, ad appannaggio della geografia emozione gradita a Giuliana Bruno, procede così dalla teoria alla prassi. Se nei western i paesaggi percorsi da cavalli e bisonti concorrono ad accrescere il rischio dell’imprevisto, con la Frontiera promossa a contrassegno dell’aura contemplativa agli occhi del sergente di Balla coi lupi, desideroso di vederla prima dell’infausta scomparsa, nella Piana del Sele le bufale non rispecchiano le attuali fake news ma un prodotto di successo. Dietro le mozzarelle, esportate per l’intero globo, perdura un’umanità allergica alle luci della ribalta. Genuina, acre, dall’atteggiamento schivo e al contempo irruente. Sanguigno. Alle correnti d’antipatia, nei confronti dei nuovi arrivati, con il viso delle donne coperto dal velo e gli uomini nelle parate tradizionali intenti a sguainare le spade in difesa dei testi sacri, seguono momenti di fulgido accordo per la salvaguardia del suolo propizio.

Ad Albanella impazzano, viceversa, gli artisti di strada. Gli animali in via d’estinzione rientrano nella fisiognomica che inquadra nelle maschere neolitiche di stampo bucolico, affezionate ai secolari alberi d’ulivo, il tasso d’azzardo del futuro. Lo spauracchio dell’avvenire, poco avvezzo a conservare le piante di palme e di pino, già minacciate dai peli urticanti delle larve, cede il passo al turnover dell’invenzione con la perlustrazione. Dalle scogliere selvagge al Borgo San Cesareo a due passi c’è una filmogenia, ancora in nuce, da non prendere alla leggera. Nelle gote paffute delle donne di casa, nelle mani callose dei braccianti, nell’ospitalità degli allegri proprietari dei frantoi risiede un’umanità sensibile ai profumi dell’estate, infastidita dai professionisti del sorriso che imperano in televisione, nonché dagli esuberi di aggettivi dei romanzieri della domenica. La percezione del loro mondo fisico concede poche banalità. Ai moti d’affetto e di diffidenza corrisponde qualche eloquente silenzio. Ci pensa il vento del Cilento a sottrarsi alle lusinghe della retorica paesaggistica ed entrare in confidenza con l’arte della memoria che setaccia i paesaggi concreti e quelli mentali per condurre la prospettiva razionalista lungo i binari della poesia. Basta e avanza per tenere gli spettatori inchiodati alla poltrona, nel buio della sala, sulla scorta d’immagini emozionali. Spetta ai registi degni di tale nome cogliere i cortocircuiti della geografia interiore nelle terre inesplorate dal cinema.

MASSIMILIANO SERRIELLO

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ALBANELLA, ANNA OLIVUCCI, CAMPORA, CILENTO, FILMOGENIA, GEOGRAFIA EMOZIONALE, GIULIANA BRUNO

La paura non va in ferie, neanche il 15 agosto
come in un ipotetico film di Hitchcock

IN FERIE, MA COL PENSIERO AL LAVORO….  E, NELLA VALIGIA, L’ ANSIA PER IL RITORNO

In vacanza con il timore di ciò che ci potrà attendere al nostro ritorno….. Un nuovo collega, un cambio societario, un cambiamento di mansioni, una richiesta in più. Tutto ciò può generare insicurezza, forse paura. Una paura che è attesa paralizzante di qualcosa di sconosciuto e inaspettato. Un atteggiamento irrazionale che, se portato all’interno un’azienda, può costare caro a tutta l’organizzazione.

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Sergio Casella, vincere la paura in azienda

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“Chiesa cattolica: alla vigilia di uno scisma?”
23.8 – Conferenza del prof. Roberto de Mattei

Conferenza del prof. Roberto de Mattei sul tema 
CHIESA CATTOLICA: ALLA VIGILIA DI UNO SCISMA ?

L’incontro si sv**olgerà venerdì 23 agosto 2019  – h. 18.00 al Miramonti Majestic Hotel di Cortina d’Ampezzo 
La conferenza, aperta al pubblico, è organizzata da Rossana Raffaelli Ghedina nel quadro degli Eventi dell’Estate di Cortina 2019

 

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Craxi racconta la presenza italiana in Tunisia – 1998

Folgore, l’ultima battaglia in Africa del Nord, aprile – 8 maggio 1943

 Raffaele Panico

Dalla rocca strategica di Takrouna, Bettino Craxi racconta dal suo esilio in Tunisia pagine di storia antica e recente sulla presenza italiana in Tunisia, in una intervista rilasciata a Marco Dolcetta.
Siamo nel 1998, a Roma si editava un’edizione de L’Avanti! In redazione quotidianamente giungevano fax, i “Fax dall’esilio”, a firma di Edmond Dantes. Ed altri con citazioni de l’Avanti degli anni Dieci del Novecento. Spesso occorreva a me stesso chiamare ad Hammamet – “Presidente dica alla segretaria di inviare di nuovo la pagina capovolta, non si leggono le ultime righe in basso”, la posta elettronica da lì a pochi mesi avrebbe ovviato tale inconveniente. Mio compito, in quanto allora segretario di redazione, esperienza molto formativa, conclusa poi tra 2000 e il 2002 con riconosciute mansioni superiori, dato che era una Cooperativa Editoriale. 
Proprio lo stesso anno il 1998 giunse per posta una pubblicazione su Garibaldi a Tunisi con dedica al segretario e al caporedattore e ad altri, ma non tutti pur avendo “sposato” il mestiere di giornalista avevano e hanno mantenuto inalterata progettualità, aggiornamento ai tempi, integra la stoffa della storia intesa come maestra della vita e tenuta in riservata “Amante”, ovvero un dopolavoro, il lavoro e la ragione – prima ossia il giornalismo – intercalato dalle avventure di passioni e d’amore – per la storia, la grande Storia.

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battaglia di Takrouna, Cimitero soldati inglesi, Cippi ai soldati inglesi e italiani, Craxi, Dolcetta, Folgore, francesi, Garibaldi, inglesi, italiani, Montgomery, Tunisia

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Per un approccio corretto al “Mondo della Finanza”

IMPARARE A CAPIRE IL MONDO DELLA FINANZA  
SENZA MAI GIUDICARE TROPPO  

inizia una nuova Rubrica “Pillole di Economia”
______________a cura di  GIUSEPPE  PINO * 

Gli analisti finanziari, spesso e volentieri, sono “pesati” a seconda delle capacità di saper valutare e analizzare contesti economici più o meno complessi ed in proiezione. Un mestiere difficile. Previsioni dove, sovente, immagini d’incertezza e fenomeni d’imprevedibilità regnano sovrani.
C’è chi, a fronte di valutazioni di bilanci gonfiati (nella migliore delle ipotesi), non veritieri, addirittura falsi, ha modificato, rivisto e talvolta rinnegato giudizi antecedenti formulati su multinazionali, aziende, società, banche d’affari (e non solo purtroppo).  Condotte non sempre giustificabili, se non altro, per deontologico difetto professionale di verifica puntigliosa.

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Salviamo gli Archivi di Stato,
“nostra memoria e storia nazionale”

IL PATRIMONIO STORICO – CULTURALE  
DELLA NOSTRA MEMORIA

di FRANCO D’EMILIO 

Puntualmente, eccoci ancora a scrivere della grave crisi organizzativa e gestionale nella quale versano gli Archivi di Stato, uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, preposti alla conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico nazionale. Ormai, non è più nemmeno una crisi ricorrente, ma uno stato permanente di difficoltà, disagio che rischia di compromettere inesorabilmente la tutela della nostra memoria pubblica, quindi della nostra storia nazionale.

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A colloquio con Lydia Genchi sulla distribuzione dei film art-house

LA PASSIONE DELLA NOMAD FILM DISTRIBUTION:
UNA TUTELA A FAVORE DEL CINEMA D’ARTE

Conversazione con Massimiliano Serriello

La passione per il Cinema di Lydia Genchi (nella foto) passa attraverso l’assoluta buona fede, aliena, sia in prassi ché in spirito, alle roboanti attestazioni di stima di chi antepone l’inane attitudine all’iperbole all’interesse per le cauzioni di commerciabilità delle opere d’indubbio pregio culturale.

Sin dai tempi dell’università, quando si laureò con una tesi in scenografia, Lydia aveva le idee chiare. La gavetta nel teatro, per tradurre in pratica quanto aveva appreso sul versante della capacità d’ambientazione impreziosita dai fattori visivi, o sui set, nelle vesti di assistente attenta ad amalgamare gli arredi di un film al precipuo timbro della scrittura per immagini, le ha permesso di entrare in confidenza con l’ambìta fabbrica dei sogni. La vita è fatta però pure di cose pratiche e la famiglia, ravvisabile nel senso di responsabilità nei confronti dei propri figli, è divenuta un pungolo per superare ogni intoppo relativo al bisogno di unire gli aspetti concreti con lo slancio tipico degli anni verdi. Seguire la via dell’idealismo equivale a percorrere un tragitto irto di spine se non si prende atto che dare un colpo al cerchio del nesso tra competenza ed elementi dinamici e un altro alla botte dell’armonia rappresenta l’unico antidoto alle velleità degli esperti del dopolavoro. Gutta cavat lapidem, quindi? Certamente sì. Anche perché la fondazione dell’alacre e audace No.Mad Entertainment è cominciata col piede giusto. Distribuendo nelle sale autoctone chicche della levatura di Tournée. Un conto è vederlo alla sezione Un Certain Regard al 43º Festival di Cannes, ad appannaggio di critici troppo autoreferenziali per capire che il salto di qualità consiste in un’inversione di tendenza in grado di mandare a farsi friggere qualsivoglia forma di slavata alterigia, e un altro è assicurargli l’approdo nel mercato primario di sbocco. Solo così, lontano dalla sterile pretenziosità dei circuiti alternativi, è possibile sul serio stimolare lo spettatore, specie quello dai gusti semplici, in termini intellettuali ed emotivi. Il gioco fisionomico del duttile Mathieu Amalric (nella foto), ancor più bravo in cabina di regìa nel cogliere i voluti ed emblematici scompensi connessi alle attese che contrassegnano la voluttà di rifarsi dell’ex produttore tornato in Francia dagli States insieme alla malridotta compagnia di New Burlesque, acquista maggior spicco allorché attiene all’incanto della scoperta.

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C'ERA UNA VOLTA ... A HOLLYWOOD, CHARLIE SAYS, DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, L'AFFIDO, LYDIA GENCHI, NO.MAD ENTERTAINMENT, QUENTIN TARANTINO

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Almirante e Berlinguer ….. altri Uomini, altri Tempi

Dopo il “Tempo degli Uomini
oggi in scena solo nani e ballerine    

“Titolo a parte”, abbiamo pubblicato sulla Consul Press una riflessione, che riteniamo poter condividere pienamenete.
Il commento è stato postato su “fb” del 10 Agosto da Patrizio Tomassini
*

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ALMIRANTE, BERLINGUER

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“Il Diario del Mondo”
attraverso luoghi e persone straordinarie

Un “PROGETTO” di Marco Dolcetta
  – anni ’70 e ’80 –
prosegue in questi Nuovi Tempi

 Raffaele Panico

Il “Diario del Mondo” è un progetto di Marco Dolcetta, regista cinetelevisivo, scrittore, storico e corrispondente di vari giornali nazionali e stranieri. Le persone i luoghi le istituzioni, la memoria il vissuto insomma, sono queste le cose che occorre ricordare divulgare al di là e al di sopra dei fatti dovuti e notizie relative a gruppi che perseguono  influenze e potere. Attraverso un giornalismo storico di altissimo profilo seppur fatto da pochi si può redigere “Il Diario del Mondo” a più voci dei protagonisti e meglio dalle voci dei vinti dalla storia.
Un po’, per farsi portavoce dei cittadini e, se è questo, per questo dovremmo porci la domanda, chi è il cittadino, nel mondo intero e paese per paese, e che cosa vuole il cittadino e quindi, di conseguenza, come e di cosa farsi portavoce? In questo caso la ricerca del giornalista in “giro per il Mondo” getterebbe le fondamenta forse sui sondaggi? O sulle istanze dei movimenti politici, sindacali, di gruppi di potere finanziario, industriale o corporativi … Tornando al punto, in linee generali un giornalista e uno scrittore di storia che oggi deve fare i conti con la multimedialità se non è la voce del potere, e se non si fa portavoce del cittadino (perché cos’è oggi il cittadino… uno nessuno o intere masse e dove e in quale paese, e dov’è cos’è, solo il fruitore di un bene di consumo?), e se non è neanche il mediatore tra il potere e il cittadino, può forse fare solo il mediatore tra la notizia e il cittadino? Ancora non ci siamo. Resta allora solo una cosa che può fare: vantare di essere il controllore del potere, o dei poteri? No! neanche questo è lo spirito del “Diario del Mondo”!

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cittadini, Democrazia, grande storia, istituzioni, media, persone, regimi totalitarismi, statisti, verità storica, visioni del Mondo

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dal 10 Agosto, cadon le Stelle
… e rotola il Governo !

DOPO LA NOTTE di SAN LORENZO …. e seguenti,   

STELLE  CADENTI  sul  GOVERNO

 

D’estate tutti aspettano il solleone  
per gustare le gioie dell’ombrellone, 
anche gli onorevoli e il presidente 
sognano la pausa del dolce far niente; 
ma un fulmine a ciel sereno 
scuote sotto i loro piedi il terreno:

 

nel governo tanto tuonò che piovve, 
il socio n. 2 dissolve 
un’alleanza nata già labile, 
diventata, col tempo, non più accettabile.

 

Un capitano antico disse: ” il dado è tratto”, 
un capitano moderno, insoddisfatto, 
sfiducia il presidente Conte 
che teneva uniti come un ponte 
i due partiti di governo 
costretti a un sodalizio alterno.

 

L’ultimo no sulla TAV pronunciato, 
come un macigno  sulla coalizione ha pesato; 
tutti i nodi vengono al pettine, 
i leghisti, pur di salvare l’immagine, 
non hanno permesso che il loro pezzo da novanta 
venisse snaturato di sana pianta
e perciò, dopo aver ingoiato parecchi no, 
questa volta non ci sono stati neanche un po’, 
 hanno staccato la spina 
a un governo che sarebbe stato una rovina.

 

Il boccino è nelle mani di Mattarella 
che stava beatamente  prendendo la tintarella, 
tornerà molto presto al Quirinale 
per dare il via al cerimoniale 
che porterà l’Italia verso nuove elezioni
e, questa volta speriamo, senza tribolazioni.

 

LIDIA D’ANGELO

 

 

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10 agosto, cadon le stelle, Conte, Mattarella, Tav

Il Giornale di Cefalù in ricordo di Alberto Sironi
….. e non solo

DALLA TERRA DI SICILIA …. RASSEGNA STAMPA 

Ci è pervenuta un cortese richiesta di pubblicazione da parte di Carlo Antonio Biondo per “Il Giornale di Cefalù” e la nostra Redazione ha cercato di ottemperare in merito….. la prossima volta cercheremo di far meglio….. 

***** ***** *****

Sabato 10 agosto – “In Memoria del Regista di Montalbano”
Il servizio di apertura del Giornale di Cefalù è dedicato ad Alberto Sironi, il Regista della fiction “Montalbano”, scomparso da pochi giorni; Sironi, insieme a “Catarella” sono stati lo scorso anno a Cefalù, al Di Francesca..

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Alberto Sironi, Il Giornale di Cefalù, Mons. Marciante, montalbano, Tania Culotta

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La “Chiesa Viva” …. e la “Sua Verità”

“LA VERITA’  VI  FARA’  LIBERI”  

Una breve comunicato della Redazione ed una nota di Giuliano Marchetti 

Sì riporta,  in formato PDF  e come in calce indicato (*1), i nuovi fascicoli  della Pubblicazione Periodica “LA CHIESA VIVA”  – riguardante il bimestre  Luglio/Agosto, nonché il mese di giugno del corrente anno 2019.
LA CONSUL PRESS aveva riportato sul proprio sito internet, già nel novembre del 2017, una serie di fascicoli de “LA CHIESA VIVA”, pervenuti tramite mail alla propria Redazione sempre in pdf da Franco Adessa, Direttore Responsabile della citata pubblicazione periodica, fondata nel 1970 dal Sacerdote Don Luigi Villa ed editata da  “Omi Editrice Civiltà”

____________ La REDAZIONE

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Chiesa Viva, Nazioni Sovrane, Nazioni Unite, S.C.V., valori identitari

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Il rapporto tra Thanatos ed Eros;
la sessualità dei pazienti oncologici

COME L’AMORE AFFRONTA IL TUMORE:
DALLA SFERA SESSUALE A QUELLA SENTIMENTALE

 «Se ti chiedessi dell’arte, probabilmente mi citeresti tutti i libri d’arte mai scritti. Michelangelo? Sai tante cose su di lui: le sue opere, le sue aspirazioni politiche, lui e il Papa. Le sue tendenze sessuali. Ma scommetto che non sai dirmi che odore c’è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto. Mai visto! Se ti chiedessi delle donne? Probabilmente mi faresti un compendio delle tue preferenze. Potrai persino aver scopato qualche volta. Ma non sai cosa vuol dire svegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici. E se ti chiedessi della guerra, probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia: “ancora una volta sulla breccia, cari amici”. Ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l’ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto. Se ti chiedessi sull’amore, probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile. Non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te. Per salvarti dagli abissi dell’inferno. Non sai cosa si prova a essere il suo angelo. Avendo tanto amore per lei, vicino a lei, per sempre. In ogni circostanza. Incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su un lettino d’ospedale tendendole la mano perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine ‘orario delle visite’ non si applica a te ».

Il compianto attore statunitense Robin Williams (nella foto), in grado di far sognare grandi e piccini con le sue toccanti ed esilaranti performance recitative, dall’alieno arrivato sul pianeta terra con un’astronave a forma di uovo della situation comedy a sfondo fantascientifico Mork & Mindy al professore idealista ed empatico del cult-movie L’attimo fuggente di Peter Weir, in Good Will Hunting dà il meglio di sé.

Forte dell’ottima sceneggiatura, redatta a due mani dagli amici per la pelle Matt Damon e Ben Affleck, il suo personaggio, un insegnante di psicologia alle prese con la slavata alterigia del bulletto geniale Will, gli impartisce una lezione incentrata sull’importanza dell’amore. Messo a durissima prova dal sopraggiungere dell’infausta malattia. Non è semplice scrivere sull’argomento. Il filo che unisce arte ed esistenza diviene una magra consolazione dinanzi agli inappellabili diktat della Vita. La speranza è l’ultima a morire ed è importante che chiunque abbia contratto un tumore, un cancro, una forma di leucemia acuta, combatta con tutte le energie a disposizione, specie la forza d’animo, contro l’atroce ospite indesiderato. Una malattia comparata a un sequestro di persona da chi ha davvero assistito l’altra metà della mela lungo un percorso purtroppo non a lieto fine. Tuttavia, al di là delle sentenze emesse con assoluta e algida esattezza tanto dalla scienza quanto dall’ordine naturale delle cose, occorre lottare. Lo sa bene l’ex calciatore Gianluca Vialli (nella foto) che ha scritto il libro 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili proprio a tal fine, allo scopo anche di fungere a esempio, dedicando l’ultimo capitolo all’esperienza diretta.

La diagnosi che scopre il Linfoma di Hodking è dura come un macigno: sembra un’appellabile sentenza. Un tiro meschino del destino, specie quando accade agli sportivi abituati a tener cura del corpo. Lo strumento delle prove di abilità applaudite dagli appassionati. Con buona pace degli insensibili dietrologi, che tirano in ballo i sospetti di doping posti in luce oltre vent’anni fa dal risentito allenatore Zdeněk Zeman, il Gianluca Nazionale ha guardato il nemico negli occhi. Anche se corrispondesse ad amara realtà, attribuita alle casistiche in mesti casi come questi, il significato della canzone di Gianni Morandi, Uno su mille ce la fa, varrebbe ugualmente la pena provarci. Con ogni fibra del proprio essere. Certamente la varia tipologia dei tumori innesca dei distinguo fondamentali. Un conto sono quelli che colpiscono i tessuti fibrosi, di supporto, la cartilagine; un altro quelli intenti ad aggredire impietosamente il sangue e il midollo osseo. Individuare le cause è una necessità ancor oggi avvolta in un’inopportuna incertezza. Tuttavia, lontano dalle secche dell’enfasi di circostanza rea d’ingenerare inutili aspettative e impossibili inversioni di tendenza, è lecito porsi alcuni interrogativi almeno. Il summenzionato amore può costituire sul serio un antidoto contro le cause che incitano d’improvviso le cellule a riprodursi senza accertamenti né verifiche tali da impedire agli organi di rivoltarsi contro l’intero ente materiale? Lo spirito conta più della materia, nei fatti anziché nelle astrazioni? E cosa s’intende per amore? Ha senza alcun dubbio a ché vedere col desiderio, con l’indispensabile corrispondenza, benché il cruccio del sentimento rigettato rappresenti l’ispirazione massima delle poesie più commoventi. Pure la mancanza, e quindi l’obbligo di colmarla, rientra nel concetto caro ai filosofi sin dai tempi antichissimi. Allorché, nella mitologia greca, Eros, figlio di Afrodite, o Venere per i romani, e Zeus, giunse, per così dire, ‘a fagiolo’. Il saggio Aristofane fornisce, in quest’ottica, nella commedia Gli uccelli, i lumi migliori: «All’inizio c’erano solo Chaos, Notte (Nyx), Oscurità (Erebus) e Abisso (Tartarus). La Terra, l’Aria e il Cielo non avevano esistenza. In primo luogo la Notte oscura posò un uovo senza germe nel seno delle profondità infinite delle Tenebre, e da questo, dopo la rivoluzione dei lunghi secoli, scaturì il grazioso Amore (Eros) con le sue scintillanti ali dorate, rapide come i turbini della tempesta. Si accoppiò nel profondo Abisso con il caos oscuro, alato come lui, e così nacque la nostra razza, che fu la prima a vedere la luce

Disquisire, però, del rapporto tra Thánatos (dalla lingua greca θάνατος, ossia “Morte“) ed Eros, oltre ché dell’immancabile corrispettivo in SPQR della divinità, Cupìdo (Desiderio), contribuirebbe ad allontanarci ancora dal problema. Visto che trae partito dal noto testo saggistico di Sigmund Freud, Jenseits des Lustprinzips (Al di là del principio di piacere). Nondimeno se proferire verbo alla carlona, ovvero cianciare a vanvera di psicologia, serve a poco – nell’ambito dei congegni che stabiliscono l’orrida comparsa del tumore nonché l’accrescimento dalla sede d’origine – parlare di una psicologa nello specifico trascende le mere teorie sulla pulsione di vita e sulla pulsione di morte. Si chiama Noemi Pinna (nella foto): raccontarne l’iter aiuta a capire il confronto, tutt’altro che evanescente, dell’amore col tumore.  

Instancabile operatrice a sostegno del progetto “PIROGA“, concepito dall’Associazione VIC – Volontari In Carcere e concretizzato con l’apporto della Fondazione Charlemagne, Noemi crede profondamente in quello che fa: dall’impegno profuso presso l’istituto penitenziario di Rebibbia, per soccorrere sul piano pratico i detenuti incapaci di vincere da soli l’angoscia della privazione, all’attività di psicosessuologa. I galloni li ha conquistati sul campo, lottando per la vita. La sua tesi di laurea, “Sessualità nel paziente oncologico e percorsi di consulenza sessuale”, manda a carte quarantotto qualsivoglia disciplina di fazione, ogni divergenza di opinione sulla permeazione dei vasi ematici o il passaggio del tumore dallo stadio iniziale alla malaugurata invasione. Non in virtù di una capacità di scrittura particolarmente erudita, benché degna d’ampia considerazione, al pari della modalità comunicativa ad appannaggio del cinema, bensì sulla scorta della fragranza dell’inconfondibile schiettezza. Discorrere con lei, pure per chi antepone l’egemonia dello spirito sulla materia e i valori ereditati dalla tradizione sul livellamento ugualitario dei progressisti, equivale a una boccata d’ossigeno. Il coraggio è sempre una dote da mettere in luce per i giornalisti che, nelle vesti di divulgatori intenti a esercitare una sorta di agire etico col peso informativo dell’immunoterapia e dell’ipertermia a essa congiunta, intendono dare un contributo, magari modesto, alla conoscenza dei trattamenti, per uscire dal tunnel dell’anticamera della morte, insieme al cosiddetto stream of consciousness. Il flusso di coscienza per Noemi è stato qualcosa di più importante ed eminentemente urgente di una semplice tecnica narrativa. Il ricordo recente del ciclo di chemioterapia, con la nausea, il vomito, il drastico calo delle difese immunitarie inclini ad accrescere l’esplicito disagio, le è servito per compenetrarsi nelle ansie degli infermi che si sentono sbalzati di sella dalla sorte. Il sorriso furbetto muta segno quando ci pensa sù per sollevare di scatto le palpebre, accendere lo sguardo, snudare l’anima e dimostrarsi degna figlia di suo padre, Ireneo, che le ha insegnato a non mollare mai. Non punta l’indice, però, contro nessuno. Preferisce giocare a carte scoperte. Ponendo l’accento sul desiderio riconducibile nella vita di coppia e nel sesso che sublima il desiderio. Occuparsene mentre gli organi si ribellano è un’impresa ostica. Se non impossibile. Col senno di poi, sostengono gli esperti del ramo, prima di affrontare una trafila di cure che può nuocere al pavimento pelvico, è utile ricevere una specifica consulenza ginecologica. Nell’imparare a riconoscere i segnali del corpo, quando è attuabile, nella fase preventiva, risulta altrettanto fondamentale, durante le indispensabili ed estenuanti cure, carpire quelli legati alla genitalità. La piena conoscenza degli strumenti necessari a riprodursi, che controllano anche la sfera dell’appetito carnale, con buona pace dell’arcinoto turpiloquio fondato sugli abusi terminologici e della mercificazione dei film hard, rappresenta l’audacia maggiore. Nell’unire teoria e prassi. La secchezza vaginale, dovuta alla lubrificazione invalidata dai trattamenti in grado tuttavia di sconfiggere il diffondersi del male attraverso il sistema linfatico, è uno dei molteplici ostacoli da sormontare. Alla terapia del dolore segue la necessità di agire in termini operativi ed esaustivi sulla mente delle pazienti oncologiche. La perdita dei normali cicli, con lo spauracchio, tra i tanti, della precoce menopausa, farebbe tremare le vene e i polsi, citando il sommo Poeta, se i complessi frangenti comportati dalla malattia non divenissero oggetto di studio costante. La paura di veder inasprite, se non compromesse, la libido e la speranza di restare incinte, viene analizzata con scrupolo da Noemi. La gestione delle terapie, che talvolta trasforma la sessualità in una questione di lana caprina in rapporto all’istinto di conservazione, acquista notevole rilievo grazie all’accertamento relazionale. Aver affrontato l’arduo, accidentato percorso col protettivo fidanzato Yuri, bravo ad accettare le alterazioni temporanee e transitorie con la calma delle persone sagge, consapevoli che il calo del desiderio connesso all’inevitabile snervamento non deve mai regredire nel senso d’inadeguatezza, le ha permesso di tenere alta l’autostima necessaria ad approfondire il severo trattamento di cure. Anche per quel che concerne gli uomini colpiti dalla malattia, e costretti a prendere atto della debolezza corporea allo scopo di risalire a galla dopo un’odissea ai limiti spesso della sostenibilità psicofisica, la situazione è poco allegra: i farmaci chemioterapici deteriorano gli spermatozoi, creano antipatiche reazioni cutanee, colgono in contropiede il linguaggio del corpo fiaccandone le risposte. Eppure l’intimità di coppia, con la rilevanza del dialogo sugli scudi, consente di riprendere il discorso. Vivere il sesso con piacere e accettazione di ciò che passa il convento, nel momento in cui i limiti imposti sembrano inammissibili, incentiva il processo di crescita ascetica ed emozionale. Nessuno è in odore di santità, intendiamoci, ma è vero che quello che non uccide rende più forti.

Il parlato filmico, con Good Will Hunting di Gus Van Sant come punto di riferimento, torna in veste di best practice. Lo psicologo impersonato da Robin Williams, che spiega cosa sia il tessuto intimo di una coppia, colpisce al cuore, alla mente e allo stomaco: «Mia moglie scoreggiava quando era nervosa. Aveva una serie di meravigliose debolezze. Aveva l’abitudine di scoreggiare nel sonno. Una volta lo fece in modo talmente forte da svegliare il cane. Si svegliò anche lei. “Sei stato tu?” “Sì, sì”. Non ebbi il coraggio. Oh Signore! Will, è morta da due anni e questo è quello che mi ricordo: momenti stupendi. Sono queste le cose che più mi mancano: le piccole debolezze che conoscevo solo io. Anche lei ne sapeva di belle sul mio conto: conosceva tutti i miei peccatucci. La gente queste cose le chiama imperfezioni, ma non lo sono: sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo».

A Roma si suol dire che i fatti della pentola li sa il coperchio. In modo certo meno incisivo del suddetto parlato cinematografico, che prende le debite distanze dagli eccessi iperletterari da una parte e dalle semplificazioni popolaresche dall’altra, l’aforisma coglie nel segno. La complicazione testuale non giunge in soccorso nell’ambito della penuria di testosterone o della brama di paternità minacciata dalla perdita di equilibri dovuta alla debilitante terapia. Conta riconoscere, parlandone senza remore, le rispettive esigenze. Di conseguenza il timore di veder danneggiati i nervi sensibili e la dilatazione dei vasi sanguigni, per via degli effetti collaterali, cede il posto all’intesa cementata dalla consapevolezza di aver fatto entrare “l’angelo giusto” nel proprio “piccolo strano mondo”. L’attitudine a guardare al bicchiere mezzo pieno, invece ché a quello mezzo vuoto, specie quando la coppia non paga dazio all’imperativo di coniugare la vita all’imperfetto, garantisce la fondatezza dell’ottimismo. I nodi vengono al pettine per merito altresì dell’esperta psico-oncologa Sharon L. Bober (nella foto) in Sexuality in adult cancer survivors: challenges and intervention.

Sopravvivere ad angiomi maligni, quei pochi, o a una delle numerose tipologie di tumori, deve necessariamente innescare la fiducia nell’avvenire. Mens sana in corpore sano? In questi casi la mente, rimasta lucida grazie all’idonea vigoria d’animo, aiuta il corpo ad alleviare la fase, comprensibile, di disadattamento. L’indagine sulle complicazioni fisiche è il propellente per scongiurare l’impasse di costruire deleteri castelli di carta. Non si tratta perciò di dire a nuora perché suocera intenda, né di gettarsi dietro le spalle gli strascichi del traumatico test: bisogna parlare chiaro e tondo ed evitare di rimuovere il ricordo. In quanto rappresenta una fonte preziosa per soccorrere il prossimo ed estendere il livello di empatia. La paura di rimbalzare da uno stato d’animo all’altro, di mettersi di traverso di fronte alla strada della felicità, di cedere alla rassegnazione e ad acute tensioni, esacerbate dalle notizie da elettroshock frammiste ai residui di un’autocrate malattia, che ha picchiato duro, lascia spazio, in tal modo, al fermo rifiuto di arrendersi. L’interazione tra “corpo biologico” e “corpo psicologico” serve ad aiutare i pazienti oncologici quando il morale è sotto i tacchi ed ergo un contatto, una carezza, qualunque cosa solleciti un eventuale amplesso, diventa un elemento centrale dell’esperienza di coppia. La comprensione, che prevale sul pessimismo della gente con lo sguardo fisso nel vuoto, cementa da vicino l’irrinunciabile complicità. Da cui è più facile ripartire per perpetuare la specie, a discapito dei conflitti insolubili. A Dio piacendo. Nel frattempo è bello riscontrare nelle Sacre Scritture, per la precisione nel “Cantico dei Cantici”, l’influenza del linguaggio del corpo della coppia sui brani elegiaci ispirati all’Onnipotente per l’umanità: «Oh figlia di principe quanto sono belli i tuoi piedi nei sandali. Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai il vino. Il tuo ventre un mucchio di grano circondato da gigli. Le tue mammelle sono grappoli d’uva. Il tuo respiro ha il profumo delicato delle mele».

MASSIMILIANO SERRIELLO

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gianluca vialli, NOEMI PINNA, psicologia, ROBIN WILLIAMS, SHARON L. BOBER, VITA SESSUALE

I pericoli dell’odio sui social

 

….. E poi non fidiamoci troppo
del “Grande e perfido Fratello” 

di Franco D’EMILIO

Sicuramente internet e l’uso dei social network hanno profondamente mutato la comunicazione: usiamo la rete come fonte e strumento veloci di informazione, ricorriamo ai social per contattare rapidamente persone e gruppi, per commentare, infine per illustrare con fotografie e video la vita privata e pubblica, nostra e altrui. Il web consente a tutti libertà di espressione e di ampliamento delle conoscenze, insomma rappresenta e rappresenterà una grande rivoluzione democratica che, però, va difesa, salvata da quanti vorrebbero trasformarla in un’arena permanente di confuse verità, tante falsità, soprattutto beceri comportamenti.

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Un festival in onore di Bud Spencer e Terence Hill …
29 Agosto -1 Settembre a Lommatzsch, in Sassonia

Il 29 Agosto si apre lo SPENCER- HILL
FESTIVAL  

___________di ENRICO PANICCIA

E’ iniziato il conto alla rovescia per lo SPENCER-HILL Festival, il  raduno ufficiale europeo dei fan di Bud Spencer e Terence Hill che si terrà dal 29 Agosto al 1° Settembre a Lommatzsch, in Sassonia. Si tratta di una grande iniziativa, divenuta tradizionale, per ricordare e celebrare la famosa ed ammirata coppia di attori cinematografici. Concerti dal vivo, film, live show, ospiti e tanto, tanto fun tutti i giorni in scaletta.
La scelta di Lommatzsch non è casuale: proprio qui in questa cittadina, infatti, Terence Hill ha passato alcuni anni indimenticabili della sua infanzia.

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Bud Spencer, Franco Micalizzi, Lommatzsch, sassonia, Terence Hill

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Il comunismo tanto atteso arriverà in Europa occidentale prima per il popolo sovrano italiano?

Idea d’ Agosto di un “Sovranismo Comunista”
a trazione difesa dell’Ambiente

Raffaele Panico

 Nel XX secolo i regimi comunisti, sovietici in Russia, nelle repubbliche democratiche popolari in Est Europa, Cina, Cuba, Vietnam, Corea del Nord, hanno mostrato alla lunga disfunzioni e corruzione burocratica anche criminale che ha contrassegnato poi, o la decadenza del comunismo nel mondo intero o, dove presente oggi, incertezze e ambiguità, disparità sociali ed economiche, poca trasparenza per non dire libertà in tema di pensiero e la sua espressione, nonostante, tali governi ancora esistono e si autodefiniscono comunisti.  Il punto è che in Occidente c’è una America che sembra sempre più defilarsi con un isolazionismo tipo anni Venti post presidenza Wilson e gli europei della cosiddetta Unione, a doppia capitale Bruxelles-Strasburgo, non vedono prospettive, e solo uno spettro si aggira per l’Europa, che fa tremane la dirigenza politica: il sovranismo. E dove avanza? In Italia. E perché?

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comunismo, difesa ambiente e natura, europa, italia, la "somunica" contro le mafie, Mafie, marx, Mondo, Paese mafie, Rinascimento, risorgimento, sovranismo

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Il rapporto tra immagine e immaginazione nel cinema
da “Too Late” a “Correndo Atras”

IL MERCATO DI SBOCCO DEI FILM FANTASMA:
L’IMPASSE DELLA SETTIMA ARTE

«Se mai dovessi salire sul ring con Joe, ecco quello che vedresti: Alì viene avanti incontro a Frazier. Ma Frazier batte in ritirata. Se Joe fa un altro passo indietro, finisce in prima fila. Quella numerata. Alì spara un jep sinistro, Alì spara un jep destro. Gardate Paparino, che grande Maestro! Frazier non può che indietreggiare. Ma non c’è spazio bastante. È solo questione di tempo.
Alì lo stenderà con un pugno pesante. Alì sferra un destro, che magnifico swing! Quel pugno sbatte Frazier proprio fuori dal ring. Frazier si alza in volo e l’arbitro è impaziente perché se Frazier non atterra, non può contare per niente! Frazier scompare dalla vista. La folla è tutta un cantico. L’hanno avvistato da qualche parte sull’Atlantico. Ma prima dell’incontro, dico davvero, chi poteva immaginare il lancio di un satellite nero. Ma non aspettare questo incontro perché non si farà mai. L’unica cosa che ti resta è immaginare ciò che non vedrai».

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CORRENDO ATRAS, DENNIS HAUCK, GLAUBER ROCHA, JEFERSON DE, JOHN HAWKES, MAZZAROPI, TOO LATE

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“Una Ragazza per il Cinema – 2019”
dalle selezioni di Formello alla finale di Taormina

Al via a  Formello la finale provinciale di Roma
di “Una Ragazza per il Cinema” 2019

Naomi Moschitta, catanese di soli 17 anni, lo scorso anno è stata la vincitrice nazionale ! ….Quest’anno chi sarà ad aggiudicarsi la fascia della “più bella del reame” in questo longevo e noto contest italiano?  
Di certo,  sappiamo già  che ancora una volta sarà  siciliana la cornice di accoglienza della finalissima, che si disputerà infatti in quel di Taormina nei giorni 4-9 settembre prossimi. 
In tutta Italia, nel frattempo, si stanno decidendo le finaliste nazionali da mandare in Sicilia per contendersi le varie fasce in palio, non solo quella di “Una Ragazza per il Cinema” 2019.

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A Firenze, lo storico caffè “Giubbe Rosse”
riconosciuto come bene culturale

Una “AFFINITA’ ELETTIVA” a Firenze  
tra le GIUBBE ROSSE ed i FUTURISTI 

di Marilù Giannone 

Firenze, 6 agosto 2019,  – L’Agenzia ANSA comunica che, su proposta della Soprintendenza di Firenze il Ministero per i Beni Culturali ha emesso un decreto per il riconoscimento di “bene culturale” allo storico caffè letterario delle Giubbe Rosse.

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Aldo Palazzeschi, Ardengo Soffici, firenze, Giovanni Papini, Giubbe Rosse

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