Antonella Polimeni – La Sapienza di Roma ha uno nuovo volto

Una vittoria per le ricercatrici e le studentesse del maggior ateneo romano che per la prima volta, in 700 anni, avrà un rettore donna: Antonella Polimeni. L’attuale preside della Facoltà di Medicina e chirurgia eletta dalla comunità accademica con il 60% voti ha nettamente superato Federico Masini, sinologo della Facoltà di Lettere, e  Vincenzo Nesi, matematico della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali.

La partecipazione al voto, per la prima volta online, è stata molto elevata avendo votato complessivamente il 74,5% degli aventi diritto e lo scrutinio pubblico è stato diffuso in streaming.

Antonella Polimeni è la prima donna a ricoprire la massima carica accademica alla Sapienza, prendendo il posto di un altro medico Eugenio Gaudio.

«Personalmente – scrive la neo rettrice in un passaggio del suo programma elettorale – sono animata dal desiderio di apprendere più che di informare, dalla voglia di sperimentare accettando il rischio di sbagliare, con il desiderio di correggersi e, soprattutto, con la convinzione che le decisioni necessarie non possono avere futuro se non sono il frutto di un lavoro comune. Nel mio percorso accademico e professionale ho sempre privilegiato l’ascolto attivo, il dialogo con tutti/e, senza distinzioni: docenti, personale, studenti. Gli strumenti sono le deleghe basate sulla competenza e non sulla fascia di docenza di appartenenza, il lavoro di rete, l’impegno a ricercare le istanze di sintesi e di integrazione tra le diverse sensibilità. Sapienza crescerà ulteriormente se saprà percepire la ricchezza del suo pluralismo e, se posso dire, della sua biodiversità, grazie alla forza della sua unitarietà, del rispetto delle specificità e delle autonomie. Ed è per questo che, se lo vorrete, mi rendo disponibile a lavorare insieme a tutte e tutti voi nei prossimi sei anni, con fiducia nel cambiamento e nessun timore del futuro».  

All’attivo ha una produzione scientifica di oltre 470 pubblicazioni edite su riviste internazionali e nazionali, più di 100 proceedings congressuali, nazionali e internazionali, 6 manuali e 2 monografie. Ha curato inoltre l’edizione italiana di un testo atlante e di due manuali, nonché linee guida edite dal ministero della Salute.

La prima dichiarazione è al Tg1 «Le università giocano un ruolo strategico nella battaglia al Covid. Essere la prima donna al vertice della Sapienza dopo 700 anni è un bel segnale, una vittoria oltre che un onore. C’è stata unità nel voto, ma la vittoria è una vittoria per tutte le studentesse, le ricercatrici, le professoresse e per tutte le operatrici sanitarie impegnate  negli ospedali universitari e che si stanno impegnando senza sosta nella lotta al virus».

Una vittoria inattesa soprattutto dopo due rettori medici, si aspettava infatti un candidato di ingegneria, la Facoltà più numerosa dopo Medicina e quindi con maggiori possibilità di vincere.

Antonella Polimeni ha una vastissima esperienza sul campo, conosce come le sue tasche la “macchina universitaria Sapienza”, fin nei più piccoli ingranaggi, essendo stata da studentessa rappresentante e ricoprendo, poi, il ruolo di componente del nucleo di valutazione e consigliere di amministrazione.

Nel suo programma elettorale di 34 pagine spiega come La Sapienza, con i suoi 700 anni di storia “viva”, e “crescerà ulteriormente se saprà percepire la ricchezza del suo pluralismo e della sua biodiversità, grazie alla forza della sua unità nel rispetto delle specificità e delle autonomie”. L’obiettivo è quello di “imprimere alla nostra grande Università un ulteriore salto qualitativo a tutti i livelli. Una riforma strutturale a medio termine che si dimostri all’altezza della nostra indiscussa eccellenza”. Mentre per quanto riguarda la squadra che la coadiuverà Polimeni sarà “competente, compatta ed affiatata e rappresentativa dell’Ateneo”.

Di seguito si riporta un’intervista di Alessandra Arachi sul Corriere della Sera.

Antonella Polimeni: rettore o rettrice?
«Rettrice, la Crusca ci dice rettrice».

E il cuore?
«Rettrice, rettrice, decliniamo così». 

La prima rettrice donna dell’università di Roma la Sapienza, la più grande università d’Europa, in 717 anni della sua storia. Le pesa questo ruolo?
«Mentirei se dicessi il contrario. Sapienza è una storia illustre dove sono passati personaggi pazzeschi. È un’eredità complessa da raccogliere».

Lei ha fatto tutta la sua carriera all’interno della Sapienza, giusto? Fin da quando era studentessa al primo anno della facoltà di medicina?
«Quasi tutta. Dal 1991 al 1995 sono stata all’università di Tor Vergata dove avevo vinto un concorso. Poi sono subito tornata alla Sapienza»

Diventare rettrice era un suo obiettivo?
«Ho fatto un percorso istituzionale dentro l’università. Venticinque anni di percorso istituzionale. Sono diventata preside di Medicina e Odontoiatria, ho lavorato nel Consiglio di amministrazione. Ho messo la mia formazione a disposizione, la mia esperienza».

Ma se lo era posto come obiettivo di diventare rettrice? «No, non esattamente».

E invece adesso è la rettrice del più grande ateneo d’Europa, la prima donna…
«E anche il primo rettore eletto al primo turno, almeno andando a memoria negli ultimi trent’anni, non ricordo altri rettori eletti al primo turno Numeri alla mano».

Numeri alti. Si potrebbe dire che con il 60,7 per cento di preferenze ha sbaragliato gli avversari.«Numeri alti, sì».

Emozionata?
«Direi una bugia se dicessi il contrario. L’emozione è un sentimento importante, viene con la consapevolezza. Del resto…».

Del resto? «Diffido delle persone che non si emozionano».

Lei però viene descritta come una persona molto forte, molto ligia al dovere: è vero che arriva in ufficio tutti i giorni alle sette del mattino? «Sono mattiniera, sì».

E pretende che i suoi collaboratori facciano lo stesso?
«Beh, così imparano che l’impegno paga. Comunque non sempre alle sette, anche alle sette e mezza…».

Persino alle otto? «Anche alle otto. Ma non li chiami collaboratori».

E come allora: allievi?
«Meglio definirli compagni di viaggio. Per me sono compagni di viaggio, la mia seconda famiglia. Sento di essere cresciuta insieme con loro».

Ora con questa sua elezione avranno capito quanto l’impegno paga. «Credo lo avessero capito già».

La sua seconda famiglia: passa più tempo con loro che con la prima «Forse sì».

E che dice la sua prima famiglia. Lei ha un marito economista , vero? «Vero, ho anche due figli che hanno seguito più la linea paterna nel lavoro».

Nessuno dei due ha scelto la strada della medicina come la madre?
«Di più. Lorenzo, 28 anni, si è laureato proprio alla Bocconi e già lavora da alcuni anni. Adesso è in smart working per via del Covid, altrimenti era da sette anni che era andato a vivere a Milano».

L’altro figlio?
«L’altra figlia, Sofia, 25 anni. Si è laureata alla Luiss in Scienze politiche e relazioni internazionali, laurea presa in inglese, come Lorenzo».

Lei ha tempo per avere hobbies? «Leggere e viaggiare».

I viaggi adesso non si possono fare, per lei magari non cambia, non avrebbe avuto il tempo di farne.
«O no, mi pesa tantissimo non poterne fare ora, con mio marito abbiamo sempre trovato il tempo per viaggiare anche quando i bambini erano piccoli. Loro poi sono figli dell’Erasmus e sono stati in Olanda, in Spagna, negli Stati Uniti, in Canada».

Il suo ultimo viaggio? «In Indonesia».

Il più bello?
«Direi il Sud Africa per tutta la sua grandiosità. Ma preferisco aggiungere il viaggio in Cambogia».

L’ultimo libro che ha letto?
«Oddio, negli ultimi due mesi non ho letto molto…».

Non ricorda?
«Sì, sì, l’ultimo saggio di Gianrico Carofiglio, un saggino,un libro piccolino, adesso proprio non mi ricordo il titolo, lo possiamo guardare?».

Lo guarderemo. Ha letto altri libri di Carofiglio?
«Praticamente quasi tutti. Lo ritengono un uomo di una grande intelligenza. Uno dei punti del mio progetto da rettrice riguarda proprio questo».

Carofiglio?
«No, la lettura, le sale lettura. Gli spazi sociali per gli studenti. Come preside di Medicina li ho già realizzati. L’ultimo è stato inaugurato il 9 novembre, proprio il giorno prima che iniziassero le votazioni per il nuovo rettore».

Adesso non si possono utilizzare.
«Aspettiamo la fine di questa emergenza. Nel frattempo a Medicina abbiamo fatto anche un progetto di raccolta fondi proprio per il Covid».

Tanti progetti. Qual è quello che ha realizzato con la facoltà più antitetica alla sua? «Nessuno».

Nessuno?  «Nel senso che non penso ci siano facoltà che abbiano caratteristiche antitetiche alla mia».

Non capisco… «Basta leggere il mio programma».

Diciotto punti.
«Insieme per progettare il futuro. Insieme c’è lo spirito di attraversare i confini».

Ancora difficile da comprendere.
«Mettiamola così: non esistono discipline, ma problemi e il problema necessita soluzione».

Tra i punti del suo programma c’è anche l’ascolto, di tutti. «L’ascolto attivo».

Vuol dire che ascolterà tutti? Sono quasi 120 mila soltanto gli studenti. «Ce la metterò tutta».

La prima rettrice donna della Sapienza ha privilegiato la presenza di donne fra i suoi allievi?
«No, no, tra i miei compagni di viaggio c’è decisamente una composizione mista. La mia filosofia è comunque trasversale».

Trasversali anche i complimenti che le sono arrivati dai partiti politici: glieli hanno fatti a trecentosessanta gradi.
«Ah sì? Non ho avuto il tempo di leggerli tutti».

Ne ha letto qualcuno?
«Diciamo che gli ultimi due giorni sono stati un inferno, il telefono che squillava in continuazione».

A proposito di telefono, la prima telefonata che ha fatto dopo l’elezione? «A casa. Dove c’erano mio marito e i miei figli».

E la seconda? «Ho chiamato le mie due sorelle più piccole».

Anche loro sulla strada della medicina?
«No no, una è insegnante, un’altra lavora in una struttura amministrativa».

E a lei come è venuta la voglia di fare medicina?
«Da mio padre, era un medico. Un gastroenterologo, poi medico internista».

Quindi la specializzazione in odontoiatria da dove arriva?
«Non sono specializzata in odontoiatria, ma in odontostomatologia. Ovvero mi occupo soprattutto di bambini, molti con malformazioni, disabilità. Anche se io lo dico in maniera diversa».

Come lo dice?
«Io dico che al Policlinico Umberto primo di Roma mi occupo di bambini con bisogni speciali, con patologie oro cranio facciali».

Adesso si occuperà di «bambini grandi», quasi 120 mila studenti dell’università più grande d’Europa. Essere la prima rettrice donna che segnale può essere per le nuove studentesse? Che le donne valgono? «Certo. E che he donne danno il loro miglior contributo nelle istituzioni»

 

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Ecopelle, adesso si produce con mele, ananas e funghi
la nuova frontiera della pelle sostenibile

 

ecopelle, fibre di mela

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L’Embargo della U.E. vs/ la Federazione Russa….
il Governo d’Italia “allo sbando”

STORIA DI UN EMBARGO: mentre l’Italia perde miliardi, la Russia impara a fare la mozzarella

_________________di  FRANCESCO LECCESE 

L’embargo deciso dalla Russia come ritorsione per le sanzioni europee ha toccato direttamente le esportazioni agroalimentari italiane. Ma la Russia, che fino al 2014 era l’ottavo Paese per destinazione dell’export italiano, non si è fatta trovare impreparata.

L’Unione Europea, a partire dal 17 marzo 2014, ha introdotto una serie di sanzioni e di restrizioni nei confronti di enti e privati russi e ucraini, a causa delle interferenze di Mosca in occasione della crisi ucraina.  La Russia è ritenuta responsabile di aver supportato e finanziato le azioni militari dei separatisti in Crimea e nel Donbass. (*1)
Dopo oltre sei anni, con proroghe semestrali, persistono le restrizioni adottate dalla U.E. (*2) 
La risposta della Russia è stata una limitazione all’import/export con i Paesi di Ue, Usa, Canada, Norvegia e Australia. Un settore particolarmente colpito è quello della filiera agroalimentare, e l’Italia, leader nella produzione lattiero-casearia, ha subìto ingenti perdite.

Italia, Russia, Embargo, sanzioni, U.E.

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Università Federiciana Popolare: la legalità come terapia per il recupero della “Dignità Nazionale”

PER IL RECUPERO della “DIGNITA’ NAZIONALE” 

La Federiciana Università Popolare è un’Istituzione Sociale, nonchè importante luogo di confronto, dotata di grande capacità organizzativa e memoria storica, in cui gli aspetti simbolici hanno un valore molto elevato. L’ateneo opera nel rispetto della sua antica vocazione e della propria identità, l’organizzazione e la legittimazione sono storicamente definite.

In Italia le prime Università Popolari furono organizzate nei primi anni dello scorso secolo ed iniziarono ad impegnarsi istruendo un numero sempre crescente di cittadini di ogni età e condizione sociale, coinvolgendo professionisti ed illustri uomini di cultura che desideravano offrire parte del loro tempo e delle loro competenze in questa impresa che appariva loro come una sfida affascinante e, per l’epoca, “anticonformista”.

università, Federiciana, Popolare, legalità, terapia, dignità nazionale

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Bookdealer – il primo e-commerce delle librerie indipendenti

La concorrenza commerciale di Amazon di essere davvero la causa della morte delle librerie indipendenti è un dibattito che da tempo ha preso piede. Una vera e propria guerra ad armi impari, che però rappresenta anche il chiaro segnale della necessità di un profondo rinnovamento nel settore editoriale. Le librerie indipendenti lo hanno capito, si sono organizzate facendo rete e mettendosi su un’unica piattaforma di e-commerce: Bookdealer.

 

Nasce così la prima piattaforma italiana di e-commerce delle librerie indipendenti. Questo è anche un ottimo modo per vedere quali sono i punti vendita più vicini a casa e quali sono le loro attività, oppure scoprire quelli più lontani, dei quali altrimenti non avremmo potuto conoscere l’esistenza. Una risorsa che rivelarsi utile anche in questo periodo di “lockdown light”, e sperimentare nuovi canali di acquisto

La piattaforma è intuitiva, accessibile e rapida e si  possono cercare punti vendita specifici, titoli o autori. È possibile visitare virtualmente anche i negozi e conoscerne di nuovi, ricevere consigli, scoprire quali sono i titoli del momento, leggere le recensioni di altri utenti e usufruire delle iniziative promosse da ciascuna libreria. L’obiettivo, infatti, è mantenere quel contatto umano che dovrebbe essere centrale nell’attività delle librerie indipendenti, e a cui Amazon non potrà mai sopperire. “Acquistando su Bookdealer sostieni davvero le librerie indipendenti”, spiegano gli organizzatori “perché grazie al servizio di consegna a domicilio e spedizione tramite corriere, i librai possono mantenere vivo il rapporto con i loro clienti abituali, raggiungerne di nuovi, e farsi conoscere al di fuori della propria zona di competenza o in luoghi poco serviti, dove fino a quel momento il lettore non aveva avuto altra scelta che acquistare sui grandi store online”.

www.bookdealer.it

 

bookdealer

Dal Consiglio e Fondazione Commercialisti alcuni approfondimenti sugli Interventi Governativi

L’ ATTENZIONE  DEI  COMMERCIALISTI SULLE MISURE A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITA’ E DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE, NONCHE’  SULLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SOCIETA’, ENTI E GIUSTIZIA 

Roma 13 novembre 2020…..  Comunica, “Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato i documenti “Le misure a sostegno della liquidità e delle attività produttive” e “Le disposizioni in materia di società, enti e giustizia”. 

Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti

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Presentazione Libro Roma o Morte

La Presa di Roma e l’Epopea Risorgimentale

In occasione del 150° Anniversario della Breccia di Porta Pia 
la Casa Editrice Le Frecce ha pubblicato un libro
dove sono proposti una serie di Discorsi d’epoca
scritti dagli artefici del Risorgimento Italiano
che parteciparono attivamente alla Presa di Roma.

Presentazione del Libro 

ROMA O MORTE 
DISCORSI DEGLI EROI RISORGIMENTALI
G. Mameli, C. Pisacane, G. Garibaldi, G. Mazzini, R. Cadorna

Massimo Fulvio Finucci, Clarissa Emilia Bafaro, Le Frecce Edizioni, Cristiano Ruzzi, Roma o Morte

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Marx-Proudhon: la vecchia polemica, ritornata in auge nel 1978, tra Craxi e Berlinguer oggi è solo “archeologia politica”

Il MANIFESTO E I MANIFESTI ! Cosa è rimasto in Europa della tradizione tanto marxista e socialista delle lotte operaie, quanto dei manifesti delle Avanguardie: una fra tutte?

“I FUTURISTI ITALIANI” !

Una via italiana al socialismo non marxista in Europa non ha avuto mai fortuna; dallo scritto del 1978 uscito sull’Espresso di Bettino Craxi che polemizzava in risposta a Berlinguer sul leninismo; il paradigma era presente già inizio secolo in una rivista di Giovanni Papini degli anni Dieci del ‘900, dove presentava un lungo articolo sul tema del socialismo in chiave non marxista ma di origine decisamente europea occidentale. In copertina la foto di un articolo uscito pochi giorni prima delle elezioni del 18 aprile 1948, parte di un Archivio ancora tutto da sistematizzare

  Raffaele Panico

Nel 1848 Carlo Marx pubblicava il Manifesto dei comunisti, il famoso documento a cui dovevano ispirarsi, per quasi centoquaranta anni, almeno fino al 1989, intellettuali, attivisti, circoli politici, letterari, artisti e formazioni politiche e corpi sociali. In principio una vasta schiera di adepti si dichiaravano anche “discepoli” per riconoscersi tra loro e confondersi nella moltitudine: la famigerata polizia zarista li avrebbe ristretti nelle patrie galere prima della rivoluzione d’Ottobre in Russia.

Bettino Craxi, Carlo Marx, Pierre-Joseph Proudhon, Enrico Berlinguer

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Nonna Papera – tra il mito e le ricette della nonna più famosa di Paperopoli

articolo di Martina Tripi via https://www.vitasumarte.com

Nonna Papera è un’icona longeva, che da più di qualche decennio, ormai, appartiene al mondo dell’infanzia. Certo i grandi, poi, quando crescono tendono a portarsi dietro i loro miti infantili e proiettarli, talvolta in modo ironico, nella vita reale. Quante volte ci è capitato di dire: “sono più sfortunato di Paperino”, oppure “non sono mica Paperon de’ Paperoni!”, mettendo tristemente mano al portafogli. Anche Nonna Papera è un modello al quale ci rapportiamo spesso: “Cucini meglio di Nonna Papera”, se ve lo dicono vuol dire che ci sapete veramente fare. Ma chi è questa signora tanto amata non solo dagli assidui lettori di Topolino?

LA PAPERA DIETRO AL MITO

Difficile che non la conosciate, perché lei è la nonna col becco più famosa d’Italia. Vive in una fattoria a Quack Town, fuori dalla nota città di Paperopoli, insieme al pronipote Ciccio. Il suo è un nome d’arte, in realtà si chiama Elvira Coot, figlia di Clinton Coot, che fondò le Giovani Marmotte e nipote dell’impavido Cornelius, che fondò Paperopoli a seguito della conquista di un fortino inglese.
Ha sposato Humperdink Duck, dal quale ha avuto tre paperini: Eider, Dafne e Quackmore, rispettivamente genitori a loro volta di Paperoga e Abner “Chiarafonte” Duck, Gastone, Paperino e Della (la mamma di Qui, Quo e Qua). In inglese il suo cognome significa folaga, che è un uccello dal manto nero, ma è sempre stata rappresentata come un’anatra bianca: capello raccolto in un morbido chignon e occhialletto a mezzaluna.

Nonna Papera

Il disegno fu creato da Al Taliaferro, che s’ispirò alla suocera.
Elvira fece la sua prima apparizione negli anni ’40 sui quotidiani statunitensi, in una strip di Donald Duck intitolata “Arriva Nonna Papera!”.
Lei rappresenta decisamente il punto d’unione dell’intera famiglia, col suo carattere tenero e affettuoso, ma anche molto risolutivo: è il riferimento di tutti. Ottima cuoca e papera di campagna, sforna manicaretti e si occupa di guidare con saggezza chi le sta intorno verso la propria crescita interiore, proprio come farebbe una nonna autentica.

Nonna paperaIn Italia, chi è cresciuto a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, ha imparato a cucinare con il Dolce Forno e Il Manuale di Nonna Papera. Oggi li definiscono giochi vintage, ma hanno tirato su intere generazioni, che ancora ne portano nel cuore il nostalgico ricordo.

Pubblicato nel 1970 da Mondadori questo libro per bambini è una raccolta di ricette molto semplici, giuste per chi è alle primissime armi. Ognuna di esse è ispirata a personaggi storici o mitologici: La frittata di Paride, La torta Monna Lisa, Spinaci alla Napoleone. Se adesso siamo abituatissimi a consultare manuali di cucina con fotografie mozzafiato, sappiate che il manuale è totalmente illustrato, com’è giusto che sia.

 
NONNA PAPERA, SABRINE D’AUBERGINE E LA RISTAMPA DEL MITICO MANUALE

Questa è proprio una di quelle storie che vanno raccontate, non solo, probabilmente oggi è diventata anche imprescindibile quando si parla di Nonna Papera.
Sabrine è una blogger e, ormai quasi del tutto, un’autrice di libri di cucina. Lei ha fondato Fragole a merenda un bel po’ di anni fa, ha pubblicato ricette e raccontato le vicende della sua piccola cucina con grazia e charme, fino a diventare uno dei nomi di punta di Guido Tommasi Editore.

Per festeggiare i 40 anni del Manuale di Nonna Papera, nel 2010 lanciò una simpatica raccolta di ricette tratte dal libro. Questo per ricordare insieme ad altri affezionati lettori un testo sul quale molti, come lei, impararono a cimentarsi nelle loro prime ricette.
La raccolta fu un successo, creò una fortissima connessione fra gli utenti e chi non aveva il libro cominciò a cercarlo fra annunci di eBay e bancarelle.
Nel frattempo Sabrine, fra un commento ai post e l’altro, entrò in contatto con una giornalista americana che le raccontò qualcosa di molto interessante: in America Nonna Papera non ha mai cucinato un granché, oltretutto è sempre stata anche un personaggio abbastanza marginale… da qui l’autrice ebbe un’illuminazione: e se l’identità segreta della nonna-cuoca provetta fosse italiana? Così iniziò la sua ricerca.
Dopo anni trascorsi a pensare che il mito di Nonna Papera provenisse dall’America, Sabrine si rese conto che la verità era tutt’altra.
Non fu facile reperire qualcuno che avesse lavorato al libro: Mario Gentilini, direttore di Topolino, Elisa Penna, una degli autori, e l’illustratore Giovan Battista Carpi erano già scomparsi. Mondadori e Disney avevano preso strade diverse e la ricerca si fece per un attimo parecchio sconfortante. Fu il fato, anzi, fu proprio Google a condurre questa vicenda verso un lieto fine. Un giorno a Sabrine arrivò la mail di Luisa Ribolzi, che raccontava come avesse trovato il suo blog e avesse letto la storia della sua iniziativa fin dal primo post. Le due s’incontrarono e venne fuori che la Bolzi lavorò al manuale qualche tempo dopo essersi laureata, prima di dare abbrivio a tutt’altra carriera. 
Di questa faccenda si occuparono anche i giornali, mentre i prezzi delle prime edizioni diventavano sempre più alti. Non rimaneva che fare una ristampa! A questo pensò l’editore Giunti, che all’epoca aveva già acquisito Disney Publishing, ovvero la casa editrice che fino ad allora aveva pubblicato tutti i libri Disney. La pubblicazione fu così teneramente fedele all’originale, da accontentare anche chi aveva trascorso gli ultimi anni a frugare fra i libri vintage. A pagina 9, la presentazione è questa:

Cari amici, attenti a…! Attenti a come sfogliate questo manuale. È altamente esplosivo. È il Manuale infatti in cui sono raccolti, svelati e documentati tutti i segreti di Nonna Papera. Da questo momento le sue celebri torte (caramelle, panini imbottiti, aranciate e falsi minestroni) non saranno più un mistero per voi! A voi il mestolo amici: leggete e cucinate!

manuale di nonna papera

NONNA PAPERA: MODELLO FEMMINILE DI FORZA E SAGGEZZA

Nonna Papera è un un personaggio d’immensa dolcezza. Un mix perfetto di materna accoglienza, premura, forza e indipendenza. Non ha paura di faticare e accudire le generazioni future. Molte donne alle quali da bambine è stato regalato il suo mitico Manuale sono cresciute cimentandosi con le sue ricette e, oggi, la sua tenera influenza continua ad imprimersi grazie a quei racconti senza tempo, che hanno conquistato praticamente tutti, una generazione dopo l’altra.

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Un’analisi sul “Pianeta Scuola” a Roma :
caos, carenze e speranze

Le Scuole di Roma e le politiche del Comune,
tra carenze e speranze, guardando al 2021

INTERVISTA A RACHELE MUSSOLINI, Consigliere Comunale da anni impegnata su questi temi

a cura di FABRIZIO FDERICI*

Mancano solo 5 mesi alle prossime elezioni comunali a Roma: ma mentre le forze politiche discutono fortemente dei candidati, soprattutto alla poltrona di sindaco, manca ancora un dibattito serio e obbiettivo sull’operato, in 5 anni, della Giunta Raggi e sugli interventi più urgenti da attuare per quelle che sono, da sempre, le emergenze della capitale (traffico congestionato, trasporti carenti e a volte addirittura a rischio, pulizia di strade e altre aree pubbliche sempre   insufficiente, verde pubblico spesso abbandonato a sé stesso, ecc…). 
Ma qui vogliamo concentrarci soprattutto sulla situazione delle scuole a Roma: ascoltando un esperto di questi temi, il Consigliere Comunale Rachele Mussolini, che, eletta  nella lista civica “Con Giorgia”, componente della Commissione Scuole dell’ Assemblea Capitolina e Vicepresidente della Commissione Controllo, garanzia e trasparenza di Roma Capitale.

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COVID-19, rachele mussolini, Virginia Raggi, Scuole a Roma, Miur

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La menzogna e la coscienza storica. Con la rete internet un idiota, seppur collegato, navigando resta pur sempre un idiota-globale

Dai Manifesti Politici e delle Avanguardie dell’800 e del ‘900
alla leggera frivola inconsistenza dei Twitter, di Instagram e di Fb

 

Raffaele Panico

Tra gli scrittori del Mondo antico, Virgilio ed Ovidio, trasmettono il senso del proprio tempo storico che giunge al fruitore della coscienza storica, attraverso secoli, grazie alla contemporaneità filosofica del pensiero virtuoso vitalistico verificabile 

Esiste un rapporto della coscienza per la conoscenza storica intimamente e profondamente connesso ad altri campi della comprensione delle cose inerenti all’indagine? Meglio ancora: è il mestiere dello storico una condizione mentale esercitata criticamente sulle fonti che appartengono tanto al passato quanto al presente? Condizione che si sviluppa e dipana sull’accertamento di fatti, su una grande quantità di documenti, anche con provenienze di luoghi ed età diverse. Fatti osservati, analizzati, sistematizzati e come dire schedati, catalogati, archiviati, digitalizzati. Ovviamente discorriamo di storia, della grande storia profonda e di lunga durata e non della storiografia. Approccio importante che affianca a ben vedere altri mestieri quali il magistrato, il giudice, l’opera dell’investigazione tanto giudiziaria di forze di polizia o della ricerca scientifica.

storia, filosofia, verità storiche, menzogne

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Italia ingrata: la “Giornata della solidarietà con il bambino profugo giuliano”, era domenica, 7 dicembre 1947

I giuliani, i dalmati e gli italiani del Regno arrivano in terra pontina. Uno studio sui documenti della
Prefettura di Latina anni 1936-54: dalla proclamazione dell’Impero Italiano al ritorno di Trieste all’Italia

Raffaele Panico

Presso il Fondo Prefettura dell’Archivio di Stato di Latina[1] sono conservati documenti che consentono di esaminare l’opera del Governo italiano nei confronti dei profughi giuliano-dalmati in arrivo.

Le note sono particolareggiate per ciò che concerne l’assistenza ai connazionali rimasti fuori dai nuovi confini imposti dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947.

La documentazione evidenzia un’attenzione “di basso profilo” da parte della gerarchia ecclesiastica nei confronti della cerimonia di accoglienza ai profughi, sia per quel che riguarda la Diocesi di Gaeta [2], sia per ciò che concerne la Curia di Velletri e la Diocesi di Terracina [3]. Nel dopoguerra la stampa locale del Lazio prefigurò la fondazione di una sesta città (battezzata Giuliana) per dare sistemazione ai profughi giuliani e dalmati.

Fiume, Istria, Giornata nazionale del bambino profugo giuliano e dalmata, Dalmazia, Zara, Dodecaneso

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I FUTURI GEOMETRI RIPROGETTANO LE CITTÀ SENZA BARRIERE

Cerimonia di premiazione del concorso “I futuri geometri progettano l’accessibilità”

Tramite la piattaforma zoom la cerimonia di premiazione del concorso “I futuri geometri
progettano l’accessibilità”,  all’Ottava edizione, si tiene questo giovedì 12 novembre, ore 11.00

Il Concorso è promosso da FIABA onlus e dal CNGeGL – Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati in collaborazione con la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione del Ministero dell’Istruzione, con il patrocinio della Cassa Geometri e dell’UNI – Ente Italiano di Normazione e con il sostegno di GEOWEBKONE e Vittorio Martini 1866.

CNGeGL - Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati

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La regina degli scacchi – la nuova miniserie targata Netflix

articolo via https://freedamedia.it

The Queen’s Gambit, La Mistica Degli Scacchi Al Femminile

Con uno dei titoli più sfortunati della stagione, ma che allude a una delle aperture più studiate e affascinanti negli scacchi professionistici, The Queen’s Gambit è la storia di formazione di Beth Harmon, la giocatrice-prodigio che si è distinta in questo sport strategico a metà degli anni ‘60. Femminile, feroce e con un’estetica impeccabile, la miniserie, basata sul romanzo La regina degli scacchi di Walter Tevis (1983), ci presenta la mistica degli scacchi come non l’abbiamo mai vista prima.

Con molti i parallelismi con la storia del Gran Maestro e ultimo Campione del Mondo statunitense, Bobby Fischer, ovvero andando contro ogni previsione e dopo aver scoperto in tenera età un interesse e un genio innato per gli scacchi, la matematica e intuitiva Beth (interpretata da Anya Taylor-Joy) mira a dominare il mondo in quel microcosmo che è la scacchiera. Per dirla con le parole della protagonista, la scacchiera “è un mondo in 64 caselle. Un posto dove sentirsi al sicuro. Prevedibile, controllabile”.

E in effetti, come già sottolineava il famoso best seller di Katherine Neville, The Eight (incentrato sulla ricerca zelante di dei leggendari scacchi magici appartenuti a Carlo Magno), nel corso della storia è sempre esistito un innegabile desiderio di padroneggiare la scacchiera, sia letteralmente che metaforicamente. In questo caso, nello sforzo di organizzare il suo caotico mondo interiore, Beth impara a disporre i suoi pezzi seguendo il suo intuito, e sviluppando uno stile di gioco unico. Come il New York Times descrisse nel suo necrologio il genio tormentato cui si ispira questo personaggio, Fischer è stato il più potente giocatore americano della storia e anche il più enigmatico:

Fischer vinse con tale talento e stile da diventare un rappresentante indiscusso della grandezza nel mondo degli sport competitivi, proprio come lo sono stati Babe Ruth o Michael Jordan.

Ed è forse proprio dal tentativo di svelare quel mistero, e affrontare la genialità e il supplizio che spesso accompagnano i grandi prodigi, che emerge il personaggio di Beth Harmon. Tuttavia, per questa giovane donna, nonostante l’ossessione e l’ambizione che il gioco le suscita, gli scacchi “non sono solo competitivi”, sono qualcosa di bello, una dimora dove trova rifugio intellettuale e che dà senso alla sua esistenza, dopo essere rimasta orfana ed essere stata spogliata, quand’era ancora molto piccola, dei suoi pochi averi e ricordi.

Dopo l’abbandono paterno e la morte della madre biologica, essendo solo una bambina, Harmon impara a conoscere e perfeziona le sue abilità giocando a scacchi con il bidello nel seminterrato dell’orfanotrofio, e intanto svilippa (sempre in segreto) una pericolosa dipendenza dai tranquillanti, che paradossalmente sembrano non solo aiutarla a evadere, ma potenziare la sua capacità strategica. Questa vita in bilico, passata saltando da una famiglia disfunzionale all’altra, condurrà la protagonista ad abusare di droga e alcol, qualcosa di inaudito per un’adolescente, ma che però spiega perfettamente come le dipendenze si trasformino sempre nello stucco con cui pretendiamo di riempire quelle crepe che sono le ferite dell’anima.

Divisa tra delicatezza e ferocia, caratterizzata da un’intelligenza acuta e non priva di eccentricità, Harmon percorrerà la sua strada verso il successo internazionale, partecipando a gare e ottenendo riconoscimenti. Senza sacrificare la propria femminilità, riuscirà progressivamente a distinguersi in un mondo prevalentemente maschile, in cui per antonomasia, negli anni ‘60, avrebbe potuto subire un doppio pregiudizio, una doppia discriminazione: come donna fuori dai canoni in un’epoca in cui i ruoli femminili erano ancora perlopiù limitati a quelli di moglie e madre; e come giocatrice femminile in un ambiente dominato quasi esclusivamente da uomini – com’era e in parte è ancora quello delle competizioni scacchistiche.

Infatti, sebbene dal Medioevo al XVIII secolo le partite di scacchi tra uomini e donne di ceto alto figurino come un tema ricorrente nell’arte e della letteratura, nel XIX secolo il mondo degli scacchi è passato a essere dominato dagli uomini. E così è stato fino al XX secolo, quando alcune giocatrici come la britannica di origini russe Vera Menchik sono riuscite timidamente a rompere l’egemonia maschile e a partecipare alle competizioni con loro.

Garry Kasparov, considerato uno dei migliori giocatori al mondo, assicura che questa miniserie a suo parere è la fiction più realistica che sia mai stata realizzata sugli scacchi, che peraltro è uno sport molto poco visivo. Magari è per via di quella brillante e golosa estetica di cui sopra, con cui è stato portato sullo schermo, o anche per la presenza guida di un personaggio carismatico e complesso come quello di Harmon, che The Queen’s Gambit è diventato in poche settimane, e grazie al passaparola, la serie tv più guardata su Netflix.

la regina degli scacchi, netflix

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“Guida alle artiglierie italiane nella seconda guerra mondiale” di Enrico Finazzer con la collaborazione di Ralph Riccio

In questo volume vengono trattati tutti i pezzi d’artiglieria di produzione nazionale, straniera e di preda bellica utilizzati dal Regio Esercito nella seconda guerra mondiale, in organico ai Reggimenti di artiglieria divisionale ed ai Raggruppamenti di Corpo d’Armata e di Armata.

enrico finazzer

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Il Discorso dei “Fiumi di sangue” di Enoch Powell
Edizioni Italia Storica

È uscito in libreria, per i tipi di Italia Storica, Il Discorso dei “Fiumi di sangue” di Enoch Powell, «il più rovente atto d’accusa contro l’immigrazione di massa e la sostituzione dei popoli mai fatto da un politico conservatore occidentale». 

Proponiamo la prefazione di Davide Olla:

Il Discorso dei “Fiumi di sangue”, Enoch Powell

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Summit Pambianco-PwC: L’industria della moda e la gestione dell’incertezza

La crisi innescata dalla pandemia di Covid-19 ha messo a dura prova le aziende della moda e del lusso italiane. Ma il sistema sta attivando una reazione, e sta rivedendo progetti e strategie per confermarsi competitivo nei nuovi scenari. La situazione attuale e la resilienza del settore saranno il tema del Fashion Summit organizzato da Pambianco con PwC e intitolato ‘L’industria della moda e la gestione dell’incertezza’ – L’impatto della crisi sui mercati e le risposte delle aziende.

Summit Pambianco-PwC, ‘L’industria della moda e la gestione dell’incertezza’

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“Ordiniamo delivery, ora tocca a noi aiutarvi”
l’appello dell’infermiere dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana in aiuto dei ristoratori

covid, aziende ospedaliero universitaria pisana, carbocci, nursind pisa

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convegno OD

Analisi sulle attività di Social Media Marketing delle Agenzie di Stampa italiane quotidiane e periodiche

L’OSSERVATORIO DIGITALE annuncia i risultati di una propria analisi
sulle Attività di Social Media Marketing
delle Agenzie di Stampa italiane quotidiane e periodiche

L’indagine ha preso in considerazione Facebook, Instagram, Twitter e Youtube

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Ancona, 31 ottobre 2020: L’Osservatorio Digitale ha annunciato i risultati dell’indagine dedicata alle Agenzie di Stampa italiane quotidiane e periodiche. L’analisi ha preso in considerazione le attività di social media marketing che più di altre sono utilizzate nella comunicazione quali: Facebook, Instagram, Twitter e Youtube. Lo strumento impiegato per estrarre i dati è SemRush, unanimemente riconosciuto dalla comunità digitale come il più potente, attendibili e noto tool di analytics al mondo. L’anagrafica di riferimento è estratta dall’Agenda del Giornalista aggiornata al 27 ottobre 2020.

Osservatorio Digitale - Ancona, Sandro Giorgetti, Agenzie Stampa

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Telelavoro/smart working: la sicurezza sul lavoro e servizi per l’impiego.

Tele lavoro o lavoro a distanza nelle mura di casa. La sicurezza sul lavoro
e i servizi per l’impiego efficace sono possibili ma occorrono gli strumenti

L’equilibrio psicofisico dei lavoratori grava anche sulla loro produttività e occupabilità. Di conseguenza, il rendimento aziendale è ancora più a rischio, così come a rischio sono l’occupazione e il fare impresa. I percorsi di ricollocazione al lavoro, la formazione professionale e i protocolli di intervento per la sicurezza sono solo alcuni dei molti strumenti utili a gestire al meglio i disagi correlati all’emergenza, che la Psicologia del Lavoro può offrire alle persone, alle imprese, alle parti sociali, alle istituzioni.
Se ne è parlato al seminario promosso da ENPAP, “La Psicologia per il Lavoro all’epoca del Covid”.

ENPAP, telelavoro, sicurezza sul lavoro, produttività

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