Legalità, le chiusure e le restrizioni sono linfa per le mafie, urgenti i risarcimenti e blocco licenze

Roma, 26 febbraio 2021, il Rapporto Dia – Dipartimento Investigazione Antimafia

Il rapporto pubblicato dalla Dia, sul primo semestre 2020, è a dir poco allarmante e certifica un quadro comunque prevedibile. Le chiusure, le restrizioni, i piccoli imprenditori lasciati senza risarcimenti o col contentino di una mancia, rispetto a debiti, tasse, affitti e utenze da pagare, hanno generato situazioni drammatiche che ingolosiscono sempre di più la criminalità organizzata. La mafia non è mai in emergenza, ma semmai le sfrutta a suo vantaggio, le emergenze. Quindi con pochi soldi può rilevare aziende ben radicate e rinomate sul territorio, ma ridotte sull’orlo del fallimento». Lo ha dichiarato Paolo Bianchini, presidente di MIO Italia, Movimento Imprese Ospitalità.

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La Dis-Unione europea e la “liberalizzazione” dell’Aceto Balsamico

Ironia, o satira di circostanza? È Iniziata una espettorante guerra a suon di esibizioni canore nell’Alto Isontino e nelle valli delle Alpi Giulie per la difesa dell’aceto balsamico

Raffaele Panico

Ironia, buttiamola così! dato che le vie della contraffazione nel settore alimentare sono davvero infinite. Anche la contraffazione o lo stratagemma ora!… oltre alla frode, all’adulterazione e alla sofisticazione i tre aspetti diversi su cui vigilano le leggi a tutela e le polizie italiane. Sono battaglie che i prodotti italiani affrontano su molti fronti, per lo più da improponibili produttori extra-europei, asiatici per primi.

Trattasi di contraffazione o di semplice stratagemma? Stratagemma normativo dato che la Slovenia, Paese membro dell’Unione europea, che ha adottato l’euro e l’introduzione del bilinguismo in aree geograficamente italiane ma con sovranità di Lubiana, la Valle dell’Isonzo e lo spartiacque delle Alpi Giulie, e buona parte dell’Istria settentrionale. Cosa che Roma ha introdotto decenni prima, come fondatore dell’Unione col Trattato che porta il nome nel 1957 per le terre geograficamente italiane dell’Alto Adige o anche sud-Tirolo. E ci troviamo alla grande così tra europei ci si intende.

Made in Italy, Nicola Procaccini, Fratelli d’Italia-ECR, Carlo Fidanza, eurodeputato FdI- ECR, Aceto balsamico, Coldiretti

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“CARE WHAT YOUTH WEAR”
progetto internazionale di promozione della consapevolezza su ambiente e lavoro equo attraverso la moda

La moda è un potente strumento di stimolo nei giovani di tutto il mondo della consapevolezza in merito a tematiche quali ambiente, lavoro equo e corretto delle risorse naturali.  Gli indumenti che una persona indossa la collegano, infatti, a un processo globale di produzione e distribuzione.

CARE WHAT YOUTH WEAR

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Per la Rinascita del settore Horeca causa emergenza covid ecco il Piano MIO

In dieci punti il MIO Movimento Imprese e Ospitalità ha redatto con un’analisi accurata approfondita tutte le problematiche della ristorazione, con le relative soluzioni proposte. L’obiettivo è aprire un tavolo di confronto degli operatori imprenditori del settore che vale il 30% del Prodotto interno lordo con attività affini, con il Governo e i vari attori istituzionali inerenti il documento

Roma, 25 febbraio 2021, sul tema della Rinascita dell’Italia, ripensarla e riprogrammarla, per sollevarla e portarla come merita dovutamente il Paese intero ai più alti livelli dai trascorsi tempi, risollevarci da una delle sue più gravi crisi che, su queste nostre pagine, è tema determinate e fondamentale, Paolo Bianchini – presidente di MIO Italia – Movimento Imprese Ospitalità, scrive: «Siamo fiduciosi nel “cambio di passo” del governo Draghi e prefiguriamo il giorno in cui il settore dell’ospitalità a tavola (Horeca) – che vale il 30% del Pil ed è la seconda “chiave” del turismo – potrà aprire senza alcuna restrizione. Per questo MIO Italia ha predisposto un Piano per la ripresa economica del comparto. Si tratta di un documento in dieci punti che auspichiamo sarà al centro di un tavolo di confronto con il Governo e i vari attori istituzionali. Lo abbiamo già inviato alla Presidenza del Consiglio, alla Conferenza delle Regioni e all’Anci». Auguriamoci il meglio e maggiori fortune! Lo scorso 2020 non sarà solo ricordato come l’anno bisestile e del covid, era infatti altrettanto il bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi, l’autore del celebre libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, un libro italianissimo conosciuto apprezzato nel Mondo intero come la Nostra cucina e l’Ospitalità!

Raffaele Panico

MIO Movimento Imprese Ospitalità

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Curiosità, misteri e maledizioni:
quello che non sai sulla roulette

Vincite Record, credenze popolari e Misteri

a cura di Francesco Valente *

Spesso dietro a quello che potrebbe sembrare un semplice passatempo si nascondono miti, credenze popolari e curiosità, come nel caso della roulette. Per questo motivo LeoVegas ha pubblicato l’infografica “Gira la roulette: curiosità e falsi miti così da fare luce su 5 particolarità poco conosciute e 5 elementi da sfatare.

roulette

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Cena in Maschera”, un carnevale unico, divertente e originale da New York

Riceviamo da New York una eccellente firma storica del giornalismo americano, anzi italoamericano Dom Serafini (Domenico) nato a Giulianova in Abruzzo. Non si può che essere lieti e profondamente onorati di tracciare due, tre, brevi righe. Giulianova è una delle tante rinomate cittadine dell’Italia, dai toponimi degli antichi popoli italici, dai centri storici fondati sui Castrum latino-romani. Tra l’età dell’Umanesimo e agli inizi del ‘400 Giulianova venne rifondata come esempio di città ideale del Rinascimento. Da giovanissimo Dom Serafini, nel 1968, dopo i primi studi in Italia si trasferisce a NY per studiare televisione e inizia a lavorare nel campo dell’editoria.

nota di Raffaele Panico

Dom Serafini*

Anche se il carnevale (quest’anno virtuale) in Italia è finito il 16 febbraio, la data non poteva essere ignorata dall’Accademia Italiana della Cucina di New York. La delegazione di New York si è quindi collegata al carnevale ambrosiano, terminato il 20 febbraio, e ha fissato per quella data la “Cena in Maschera” — seconda cena in formato virtuale, cioè in collegamento tra gli ospiti via Zoom, che si sono rivelati molto divertenti (foto in copertina; Ndr).

New York, Dom Serafini, carnevale, "Cena in Maschera", Giulianova - Abruzzo

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Russia il 23 febbraio è il Giorno dei Difensori della Patria

Il 23 febbraio, in Russia, in tutte le terre che per una decina di fusi orari corrono dallo Stretto di Bering fino alla metà del nostro continente Europa, è il Giorno dei Difensori della Patria. Costruiamo un dialogo legato alle festività tra i popoli e tra le parti d’Europa che, in fondo, come l’Italia è divisa in parti tre: la Continentale (la parte russa e area dell’ex COMECON), la parte Peninsulare (l’ex CEE Comunità economica europea dopo l’allargamento voluto dal capo di governo italiano Bettino Craxi) e l’Insulare con le grandi isole la Britannia per prima.

Tra le feste il 23 febbraio è una festa che prende vita dalle foschie primaverili della rivoluzione d’Ottobre, festa internazionalista se si vuol osservare con “occhio clinico” rispetto alla precedente in Europa della rivoluzione “francese”. Rivoluzione d’Ottobre o proletaria e non rivoluzione “russa” se vogliamo sottolineare un riferimento esclusivo alla Grandeur della Francia, che forse doveva ricordarla come Rivoluzione borghese. Forse è stato un piano inclinato che dalle fasi convulse, rapsodiche, radicali e fasi molto violente ha sconvolto l’Europa fino alla Russia dello Zar con rivolgimenti sociali, politici, culturali, letterari artistici e scientifici, avvenuti in Francia nel decennio tra il 1789 e il 1799. È una data che assume significato per la storiografia europea di spartiacque tra l’età moderna e l’età contemporanea.

Raffaele Panico

Roma, Russia, 23 febbraio, 8 marzo, Giorno dei Difensori della Patria, Pace, festività

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Messaggio di Riccardo Pedrizzi, Presidente Cts-Ucid,
sul giorno del “Lutto Nazionale”

“Il loro sacrificio sia un esempio per rigenerare
lo spirito patriottico del nostro Paese”

Roma – Nel giorno del lutto per la tragica scomparsa dell’Ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, del Carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, a seguito del vile attacco avvenuto ieri a Goma, arriva l’appello di Riccardo Pedrizzi, presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Ucid (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) affinché l’Italia si ricompatti intorno al sacrificio dei nostri connazionali.

Riccardo Pedrizzi, Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci, giorno del Lutto nazionale

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Moda – India e Italia a confronto

 
Si è tenuto il 22 febbraio, l’incontro organizzato dall’Ambasciata d’Italia in India e dalla Camera Nazionale, sul futuro della moda nei due paesi.Italy and India in the future of fashion è stato trasmesso sulla pagina Facebook dell’Ambasciata ed ha visto il coinvolgimento anche dell’Hindustan Times Brunch, prima rivista di lifestyle indiana, Ice, Assocalzaturifici e PwC.
“Quello di oggi è il primo dialogo culturale tra due tradizioni incredibili di stile e moda nel mondo, stiamo vivendo un momento di grandi cambiamenti, la moda si sta adattando al cosiddetto new normal e in questa nuova fase di sperimentazione India e Italia possono unirsi, condividere esperienze su come costruire un nuovo ecosistema sostenibile nel mondo della moda e nella contaminazione tra culture, nella condivisione di conoscenze e competenze artigianali, possono far nascere le migliori idee”, ha esordito l’ambasciatore Vincenzo De Luca aprendo la discussione.

India, Italia, moda

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Steve Jobs – il fondatore della Mela più famosa del mondo

 
L’incredibile storia del Signore delle mele: Steve Job, un californiano geniale e irascibile che ha messo la tecnologia nelle mani di tutti.

Computer e smartphone sono diventati i migliori amici dell’uomo, e se è cambiato il modo in cui ascoltiamo la musica o guardiamo l’orologio, ed il cellulare è diventato un apparecchio tuttofare, molta parte del merito (o no?) è sua.

Alcuni aspetti della vita di Steve Jobs sono stati avvolti dal mistero, a partire dalla nascita che avvenne il 24 febbraio 1955, ma dove? C’è chi dice che sia nato a San Francisco e chi sostiene che il piccolo Steven Paul sia nato in Wisconsin. Apple si è sempre rifiutata di fornire questa informazione, finchè la biografia ufficiale svelò l’arcano confermando la nascita di Jobs a San Francisco. I genitori erano entrambi due studenti universitari; il padre, Abdulfattah “John” Jandali, di origine siriana, sarebbe poi diventato un professore di scienze politiche, la madre invece era americana. Entrambi temendo di non poter garantire un futuro dignitoso al proprio figlio, decisero di darlo in adozione. «Voleva che fossi affidato a una coppia di laureati» raccontò Jobs in un discorso. «Quando scoprì che la mia madre adottiva non aveva finito il college, e il marito neppure il liceo, si rifiutò di firmare le carte. Finché non le garantirono che sarei andato all’università».

Come stabilito nel “patto di adozione” nel 1972 Steve Jobs si iscrisse al Reed College, in Oregon; ma ben presto capì che quei corsi non erano interessanti e che la vita del college era troppo costosa per le casse di famiglia. Così decise di lasciare i corsi ufficiali e di seguire solo quelli che gli interessavano tra cui quello di calligrafia, dove imparò tutto su scrittura, lettere e caratteri. Queste conoscenze sarebbero state alla base, molti anni dopo, delle capacità tipografiche e soprattutto stilistiche del Macintosh.

Per risparmiare lasciò la camera del dormitorio facendosi ospitare da amici, iniziò a raccogliere bottiglie di Coca-Cola vuote per restituirle ai venditori e avere in cambio cinque centesimi, arrivò a fare 10 km a piedi per raggiungere il tempio Hare Krishna dove, la domenica, si mangiava gratis. Secondo Leander Kahney (autore della biografia non autorizzata Nella testa di Steve Jobs, Sperling & Kupfer) provò anche una dieta a base di sole mele, nella speranza che ciò, e chissà perché, gli permettesse di non lavarsi.

Stay hungry stay foolish, il più famoso discorso e testamento spirituale di Jobs, sottotitolato in italiano

Tornato in California, Steve rispolverò la passione per l’elettronica iniziando a lavorare per Atari, uno dei primi produttori di videogame. In seguito con il suo amico e collega Steve Wozniak, decise di mettersi in proprio e nel 1976 fondò la Apple Computer. Sede della società era il garage di casa, il logo una mela morsicata, capitale sociale poco, molto poco. Per finanziarsi Jobs fu costretto a vendere il suo furgone Volkswagen, mentre Wozniak la sua calcolatrice scientifica.

Sulla scia di questo primo successo arrivò l’Apple II, il primo computer fatto e finito, in modo che una volta tirato fuori dalla scatola, poteva essere pronto da usare, senza nessuna parte da montare. Successivamente arrivò Apple III che risultò un flop a causa dei problemi di surriscaldamento. Nel progetto non era stata prevista la ventola di raffreddamento perché a Jobs non piaceva, ritenendola poco elegante.

Nel dicembre 1979 visitò il centro ricerche della Xerox, dove stavano studiando un sistema che avrebbe permesso di comandare i computer attraverso semplici menu a icone. Fu la svolta, e proprio grazie a questa idea Jobs e il suo team riuscirono a trasformare il computer in un elettrodomestico alla portata di tutti. Nel 1984 venne lanciato il Macintosh, il primo computer controllato da due nuovi accessori: la tastiera e un nuovo apparecchio battezzato mouse. Le quotazioni della Apple schizzarono alle stelle, ed iniziò l’eterna disputa tra i fan della Mela e quelli che utilizzavano computer di altre aziende. Alla Apple nacque anche la particolare figura del “Mac evangelista”, un tecnico “mistico” con la missione di convincere amici e parenti della superiorità del Macintosh rispetto al resto.

Riguardo alla vita privata e sentimentale sembra che a vent’anni fosse fidanzato con Joan Baez, icona della musica folk americana e già compagna di Bob Dylan, uno dei suoi miti. Secondo Alan Deutschman, autore di un’altra biografia non autorizzata (I su e giù di Steve Jobs), la storia sarebbe finita perché la Baez sarebbe stata troppo vecchia per avere un bambino. Un rapporto complicato, quello con la paternità; quando nel 1978 la sua prima ragazza Chris Ann gli comunicò di essere incinta, lui non fece una piega e reagì come se la cosa non lo riguardasse. La figlia Lisa nacque così in una comune. Nel 1991, durante un rito buddhista, Jobs sposò Laurene Powell con cui avrebbe poi messo al mondo tre figli.

Nel frattempo il rapporto con Apple iniziò ad incrinarsi; dopo continui contrasti con l’amministratore dell’epoca, nel 1985, Jobs fu costretto a dimettersi. Proprio lui che quella realtà l’aveva creata in garage e resa una compagnia da 2 miliardi di dollari e 4 mila dipendenti, veniva messo alla porta, perché ritenuto improduttivo e fuori controllo. «Essere licenziato da Apple» raccontò in seguito, «fu la cosa migliore che potesse capitarmi. […] Mi liberò dagli impedimenti permettendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita». Di sicuro non se ne rese conto subito.

Nuovamente nei panni del debuttante, Jobs fondò la NeXT con l’idea di produrre computer all’avanguardia; per 10 milioni di dollari ne rilevò poi un’altra, da George Lucas, il regista di Star Wars. La NeXT non decollò, vendendo appena 50 mila computer in 8 anni, mentre la Pixar (così fu ribattezzata l’altra società) si manteneva a galla a fatica. Ma proprio quando Jobs stava per affondare ed anche la stessa Apple, a causa di scelte sbagliate, a metà degli anni ’90 i loro destini si incrociarono. Jobs convinse i “rivali” di Apple a scegliere un rivoluzionario programma sviluppato da NeXT come base per i nuovi computer, gli iMac. Così Apple acquistò la NeXT stessa e nel 1996 Steve Jobs tornò a casa da numero uno.

Anche la Pixar si rimise in sesto con il debutto, nel 1995, nelle sale cinematografiche americane di Toy Story, primo film realizzato completamente con sistemi di animazione digitale. Fu un successo. Il primo di quello che sarebbe diventato ben presto il più importante studio di animazione di Hollywood.

Tornato al timone della Apple, Jobs si trovò ad affrontare una profonda crisi finanziaria e lo fece ricorrendo ai licenziamenti di massa. Sempre secondo una delle biografie non allineate, sembra che bloccasse i dipendenti negli ascensori, interrogandoli sul loro ruolo in azienda. Se a Jobs la risposta non piaceva, potevano essere licenziati anche su due piedi. Una pratica che divenne famosa con l’espressione “essere stevizzati”. Jobs era sì famoso per le sue intuizioni folgoranti, ma al tempo stesso aveva un carattere difficile, pignolo ed egocentrico.

Proprio queste caratteristiche del suo carattere, secondo i suoi fan, sono il segreto delle sue vittorie. Dal rientro in azienda non ha più sbagliato un colpo. Nell’ottobre del 2001 ha presentato l’oggetto che ha cambiato il nostro modo di ascoltare la musica: l’iPod. Qualche anno dopo nacque iTunes, il negozio virtuale dove si possono scaricare dischi e canzoni si legalmente, quindi a pagamento, dal web con il computer er poi esser copiate nel proprio iPod ed essere ascoltate ovunque. Un fenomeno mondialeche Apple ha celebrato nel 2010 dopo aver tagliato il traguardo dei 10 miliardi di canzoni scaricate.

Nel 2004 gli venne diagnosticato un rarissimo tumore al pancreas. «I dottori mi dissero di mettere ordine nei miei affari» raccontò a una classe di studenti, «e questo significa prepararsi a dire ai figli in pochi mesi ciò che pensavi di poter dire loro in dieci anni. Significa dire addio». Dopo l’operazione si rituffò negli affari decidendo di lanciare, o meglio di inventare, un iPod capace anche di telefonare.

Nel 2007, svelò al pubblico l’iPhone, un cellulare dal design minimalista senza tastiera, con schermo sensibile al tocco, con capacità musicali e in grado di navigare nel Web come un computer di casa. Le sue presentazioni erano dei veri e propri eventi. Il suo linguaggio e la sua mimica, il suo abbigliamento sempre uguale (jeans e maglionicino a collo alto nero) ma tutto studiato a tavolino.

L’iPhone divenne un oggetto di culto da subito, il giorno in cui venne lanciato ne furono venduti 500 mila e con l’iPad, venne creato addirittura un nuovo mercato.

La malattia tornò di nuovo quando Jobs aveva iniziato a condurre una vita più “tranquilla”  abbracciando completamente il buddismo. Si era dato uno stipendio di appena un dollaro l’anno, anche continuando a possedere molte azioni Apple e godere di vari benefit. Il 17 gennaio 2011 Apple annunciò che Steve Jobs aveva chiesto un nuovo congedo medico, precisando però che sarebbe rimasto CEO e, continuando a occuparsi delle principali questioni strategiche ma sostituito per le questioni di tutti i giorni da Tim Cook. Il 24 agosto si dimise da amministratore delegato di Apple annunciando di voler chiedere al Consiglio di Amministrazione la conferma di Tim Cook come suo successore. Morì il 5 ottobre 2011, a 56 anni, e fu sepolto nell’Alta Mesa Memorial Park di Palo Alto, insieme ad altri imprenditori dell’alta tecnologia informatica, come il co-fondatore di HP, David Packard e l’ingegnere Frederick Emmons Terman, con i quali Jobs lavorò per alcuni mesi estivi come dipendente all’età di 13 anni.

Quaresima in cucina
in Campania tra piatti tipici e poche rinunce

Abbiamo ragione di pensare che ci sia (ancora?) una buona fetta di persone che segue i dettami della Quaresima, cioè il periodo immediatamente dopo Carnevale, che prevede una serie di rinunce alimentari, fino ad arrivare alla Pasqua. In Campania la Quaresima non è soltanto privazioni e ricette povere: un popolo ossessionato dal cibo, come lo è quello napoletano, non poteva esimersi dal creare una filosofia alimentare della Quaresima, con tutti i piatti tipici annessi e connessi.

Prima – molto tempo fa, insomma – la Quaresima era qualcosa che si slegava quasi totalmente dalla componente religiosa, per abbracciare quella aristotelica del tempo, quando questo era tutta la fusione del calendario sia civile che religioso. Cerchiamo quindi di ricostruire questo periodo particolare dell’anno, che letteralmente scandiva i tempi degli uomini del passato.

Come nasce la Quaresima?

Convenzionalmente, la Quaresima racchiude i quaranta giorniche intercorrono dal mercoledì delle ceneri (il giorno dopo il Martedì Grasso) ed il giorno di Pasqua. Durante questi giorni, banalmente, ci si priva di alimenti golosi, “ripercorrendo” i giorni che separarono il Cristo dalla crocifissione prima e resurrezione poi.

C’è molto più da dire, ovviamente: cercherò di farlo in maniera lineare e soprattutto breve.

Parlando di Quaresima, è necessario però fare una distinzione tra calendario naturale e calendario alimentare. Secoli fa, quando c’era poca possibilità di conservare alimenti per lungo tempo (se non con tecniche di salatura e poco altro), i ceti più ricchi dimostravano il loro status symbol mangiando cibi freschi fuori stagione; invece, i ceti più bassi erano “costretti” a mangiare cibi conservati, sfidando la stagionalità dei cibi.

Nel 500 d.C. circa si aggiunse a questa cornice l’elemento religioso, di natura cristiana. I giorni “di magro” raggiunsero anche la non modica quantità di circa 160 giorni all’anno in cui la carne (e in origine, anche pesce, formaggio e derivati animali) era bandita. Questo simboleggiava, sicuramente, una grande importanza data alla carne. Da non sottovalutare poi le invasioni barbariche: queste popolazioni, molto adepte alla carne, avevano costumi che mal si adattavano a quelli dei discendenti dell’impero romano.
Inizialmente, furono soltanto i monaci e gli asceti a praticare questo tipo di rinuncia. Si praticava durante le piccole e grandi Quaresime (c’erano dei periodi interi, mentre ora ce n’è solo uno), nei prefestivi, i mercoledì e i venerdì. Ora la cosa si è parecchio semplificata, dedicando solo i venerdì ed al massimo i mercoledì delle settimane prima della Pasqua. Le prime tracce di Quaresima le abbiamo soltanto nel XIII secolo, ne La bataille de Caresme et de Charnage (La battaglia della Quaresima e del Carnevale), fabliau francese medievale appartenente al genere della satira.

Dopo aver fatto questo riassunto rapido a beneficio di tutti, vi lasciamo ai piatti tipici della Quaresima in Campania.

Frittata di scammaro

Probabilmente il piatto più iconico della Quaresima napoletana, la frittata di scammaro è stata a lungo abbandonata e poi ripresa dalla gastronomia popolare, al punto da diventarne un’autentica icona. Perché scammaro? Da ciò che dice il dottor Tommaso Esposito, gastronomo napoletano, “scammaro” deriva da ex camera, cioè “fuori dalla camera”; i monaci mangiavano di magro nel refettorio comune con un vitto leggero. Quando ci si ammalava, si restava in camera. Mangiare leggero, scammariare; mangiare grasso, cammariare.

Dopo la nota storica, passiamo alla ricetta. Cos’è in buona sostanza la frittata di scammaro? Si tratta di una frittata di spaghetti, semi cotti in acqua bollente, successivamente ripassata in padella con olio, frutta secca (come noci, pinoli, ma anche uvetta), erbe spontanee per insaporire e pesce conservato (il tonno era quello più gettonato, ma non mancano versioni  o quello che c’era a disposizione).

Pasta e legumi

pasta-e-ceci

La popolazione napoletana è sempre stata avvezza al consumo dei legumi, soprattutto come fonte proteica sostitutiva alla ben più costosa carne (della quale, comunque, spesso avevano soltanto i tagli più poveri: les entrailles, il famoso quinto quarto napoletano, fatto di muso, piede, intestino tenue, stomaco, mammella). Quindi, il loro utilizzo non può che intensificarsi durante il periodo della Quaresima. In particolare, il primo giorno di Quaresima a Napoli (il cosiddetto mercoledì delle ceneri), è tipico mangiare pasta e ceci, anche chiamati tuon’ e lampi. Tra i formati di pasta secca utilizzati, solitamente si scelgono tubettoni lisci e rigati, oppure pasta mista composta da tutti i vari frammenti di altri formati; chi utilizza pasta fresca, solitamente “tira” le cosiddette lagane, dando vita proprio a lagane e ceci, piatto tipico anche del Cilento.

Baccalà e stoccafisso

Le differenze tra baccalà e stoccafisso dovreste ormai conoscerle a menadito; in Campania abbiamo una fortissima tradizione riguardo a entrambi, con ricette gustosissime che spaziano dal piatto povero all’opulenza gastronomica. Quest’ultima, soprattutto, si manifesta in maniera prepotente durante il periodo di Quaresima. La Campania ha molte zone dedite alla cucina di baccalà e stoccafisso: si va dall’entroterra irpino fino alle zone prossime al mare. Il merluzzo nordico conservato è stato da sempre merce di scambio tra i poli commerciali della regione, utilizzato per avere in cambio verdure, carni, formaggi e permettendo una diffusione di questo alimento e di svariate ricette.

Il baccalà alla napoletana è una ricetta comune del periodo di Quaresima, anche chiamato in alternativa baccalà arrecanato: consiste in baccalà con sugo di pomodoro arricchito con olio, aglio, origano ed olive nere, spesso insaporito da abbondante sale. A questo piatto, bene si abbina il pane cafone da criscito, spugnoso, adatto per la scarpetta.

Un piatto un po’ più povero ma ugualmente gustoso è lo stoccafisso conciato: il pesce viene bollito, poi arricchito da olio extravergine d’oliva a crudo, succo di limone ed olive verdi.

Alici e colatura di alici

salsa colatura alici

Le alici sono pesciolini poverissimi e facilmente reperibili dai pescatori; per questi motivi, da sempre fanno parte della dieta di magro. In Campania spesso vengono indorate e fritte, cioè passate in una pastella composta da farina, uovo, pepe e formaggio e successivamente fritte in abbondante olio. Consistono in un secondo piatto molto comune, spesso accompagnate da pane ed insalata. Ancora, un altro piatto tipico che non prevede la presenza di grassi animali sono le alici in tortiera, ricetta che prevede l’utilizzo di alici freschissime, prezzemolo, aglio, limone, sale ed olio extravergine d’oliva.

Storia affascinante è quella della colatura di alici, un prodotto famoso in tutto il mondo, ma in origine diffuso come condimento saporito e povero. Si dice che la colatura di alicisia una diretta discendente del garum romano, cioè di quegli intingoli che contenevano non-meglio-precisate interiora. Come fosse fatto il garum, possiamo solo immaginarlo: spesso l’archeologia gastronomica sfocia nella fantascienza, avendo a disposizione così pochi reperti. Sappiamo però com’è fatta la colatura e soprattutto quale sia il suo posto: infatti, viene prodotta a Cetara, piccolo borgo marinaro della Costa D’Amalfi, che da poco ha ricevuto il riconoscimento per la colatura d’alici di Cetara DOP. Alle alici appena pescate nel golfo di Salerno vengono tolte le teste ed eviscerate; tradizionalmente, le alici vengono poi poste e pressate nel terzigno di legno, una sorta di botte sulla quale vengono posti sale e dischi di legno, che fanno pressione sulle alici. Il liquido che affiora viene raccolto in vasi trasparenti, messi poi al sole, in modo tale da far evaporare l’acqua in eccesso, lasciando unicamente il concentrato. Bisogna ben dosare la colatura di alici: è umami allo stato puro, bastano poche gocce per insaporire un’abbondante dose di spaghetti. Basta aggiungere, a piacere, una piccola dose di frutta secca per avere un piatto sì magro, ma carico di sapore.

Uova in purgatorio

Il culto delle uova, a Napoli, è qualcosa di trascendentale: su un uovo si reggerebbe il destino di Napoli, il famoso uovo di Virgilio Mago, l’uovo cosmico posato nelle viscere dell’isolotto di Megaride, sotto Castel dell’Ovo appunto. Sebbene prima non fossero permesse, chi sceglie di ridurre il consumo di carne in questo periodo fa sicuramente uso delle uova.

Le famosissime uova in Purgatorio (ova ‘mpriatorio) prevedono l’immersione delle stesse in un sugo semplice di pomodoro; vengono così chiamate perché – a detta di alcuni – le uova assomiglierebbero ai volti dei defunti, avviluppati dalle fiamme del Purgatorio. Ciò che di vero sappiamo è che questa ricetta, dopo essere passata nel dimenticatoio, sta riscuotendo nuovo successo sulle tavole tradizionali delle trattorie partenopee.

Quaresimali napoletani

Non poteva certo mancare il lato dolce della Quaresima, qui rappresentato appunto dai biscotti chiamati quaresimali napoletani.

Del tutto simili ad una sorta di cantuccino toscano – quindi a base di farina, zucchero, mandorle tostate, i quaresimali napoletani si differenziano da questi sostanzialmente per l’aggiunta di diverse spezie come la vaniglia, i chiodi di garofano, noce moscata, cedro e talvolta la cannella.

 

campania, quaresima

Una “ITALIA IRREDENTISTA”
celebrata in un Libro delle “Frecce Edizioni”

L’Irredentismo Italiano a cavallo tra i due Secoli (*1)

Presente da cinque anni sul territorio della Capitale, il progetto Le Frecce Edizioni (*2)  è riuscito a crearsi un proprio spazio all’interno della Piccola Editoria (*3), attraverso la pubblicazione di testi e saggi che hanno avuto nel corso della storia un forte impatto sulle società, anticipando o canalizzando eventi che furono di portata rivoluzionaria. Un fine perseguito attraverso la collana “Novecento”, dove Le Frecce hanno attinto alle fonti dirette senza filtri, testimone degli eventi che seguono un filo rosso nella nostra storia del secolo scorso.

Le Frecce Edizioni. Italia Irredentista, Novecento, Oberdan e Sauro, Federazione Revolvere

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l’ A.N.I.M. a difesa del “Made in Italy”

L’ A.N.I.M  –  ASSOCIAZIONE NAZIONALE ITALIANI NEL MONDO
________________________________ DALLA NOSTRA PARTE 

L”Appello” di ANTONIO PERAGINE *

Molto importante per la definizione del Made in Italy è il noto Accordo di Madrid firmato il giorno 14 aprile del 1891 che l’Italia ha integrato nel suo ordinamento dopo averlo ratificato con la nota legge n. 676 del 1967, in cui viene specificato come l’apposizione del “made in…” aveva lo scopo di definire quale fosse il vero e proprio luogo in cui veniva fabbricato uno specifico prodotto, avendo dunque l’obiettivo di accertare l’origine stessa di questo.

Made in Italy, "Acquistiamo prodotti Italiani"

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Al via la Fashion Week milanese… in digitale!

 
 

 

Parte oggi la settimana della moda di Milano che si terrà prevalentemente in formato digitale. Un format estensibile, che consente di accogliere un programma extra large con un totale di 140 appuntamenti che sveleranno le collezioni per l’autunno/inverno 2021-22.

La settimana milanese che terminerà lunedì 1° marzo, entrerà nel vivo con l’inizio delle sfilate domani con ben 68 appuntamenti, mentre il resto del programma comprende 65 presentazioni e 7 eventi, tra cui una grande serata organizzata da Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) per l’apertura. 
 
Solo due sfilate saranno in presenza, la prima, proprio mercoledì, sarà quella di Daniel Del Core, ex stilista di Gucci, che per l’occasione lancia il suo brand Del Core. La seconda, che chiuderà la settimana lunedì 1° marzo insieme a Dolce & Gabbana, sarà quella di Valentino, che si svolgerà a porte chiuse al Piccolo Teatro di Milano, dando così l’occasione al celebre teatro di riaprire eccezionalmente le porte dopo un anno di lockdown.

Oltre alle due sfilate fisiche, tra gli appuntamenti più attesi c’è la presentazione della prima collezione di abbigliamento donna firmata da Kim Jones per Fendi, il mercoledì, e sabato la prima collezione realizzata da Alessandro Dell’Acqua per il brand curvy Elena Mirò, che fa il suo ritorno nel calendario milanese dopo dieci anni.
 
Al di là dell’assenza di Versace, che ha deciso di presentare la sua collezione online il 5 marzo, sovrapponendosi alla Fashion Week di Parigi, e quella di Gucci, ormai posizionato al di fuori dei calendari ufficiali, i pezzi grossi del made in Italy saranno presenti; molti con video o format innovativi.
 
Antonio Marras, ad esempio, ha girato un film nel complesso preistorico nuragico di Barumini, in Sardegna, che sarà presentato venerdì. Lo stesso giorno, Marni si moltiplicherà per tre, chiamando il pubblico a scoprire la sua collezione in tre momenti, “breakfast”, “lunch” e “dinner”, al mattino, a mezzogiorno e alla sera. Sabato Giorgio Armani presenterà la sua collezione con due distinti cortometraggi, uno dedicato alla donna e l’altro all’uomo. Altra novità, per la prima volta a Milano, il video collettivo di una selezione di venti studenti di Polimoda Firenze.

 
Quattordici nuovi nomi sono entrati nel calendario delle sfilate, a cominciare da Pierre-Louis Mascia, illustratore di moda francese che nel 2007 ha lanciato la propria maison con la comasca Achille Pinto, che oggi possiede la maggioranza dell’azienda. Mascia farà il suo debutto a Milano venerdì.
 
Oltre a Del Core e Alessandro dell’Acqua x Elena Mirò, faranno il loro debutto sulle passerelle milanesi anche Brunello Cucinelli, il collettivo “We are Made in Itay” (Black Lives Matter in Italian Fashion- Collective), la sorellina fashion di Asics, Onitsuka Tiger, Fabio Quaranta, un habitué delle sfilate maschili, e Maxivive, il marchio androgino fondato nel 2007 da Papa Oyeyemi, stilista basato a Lagos, in Nigeria, famoso per il suo approccio sperimentale.
 
La Fashion Week milanese sarà anche l’occasione per scoprire Dima Leu, giovane talento moldavo che ha debuttato a Milano lo scorso mese con l’uomo; la label coreana Münn di Hyun-min Han; la sfilata collettiva Budapest Select, dedicata ai giovani creativi ungheresi; il nuovo marchio di Alessandro Vigilante, passato per Dolce & Gabbana, Gucci e Philosophy; e quello di Christian Boaro, CHB, che lo stilista, che vanta una ricca esperienza (Dolce & Gabbana, Versace, Ferré, MSGM), ha lanciato in pieno lockdown. Senzadimenticare l’arrivo sulle passerelle milanesi di Giuseppe Buccinnà, ingegnere di formazione e talento promettente del made in Italy, che ha fondato il suo brand nel 2015.
 
Infine, tra le presentazioni, alcune delle quali saranno organizzate in presenza con buyer e giornalisti nel rispetto delle norme vigenti, da segnalare il debutto a Milano di Moorer, Gonçalo Peixoto, Alabama Muse, Bacon, Push Button for Fila Korea, Peserico, Yatay, Canadian, Oof Wear, Revenant RV NT, AC9, Des Phemmes e Nervi.

 via FashionNetwork.com

fashion week, milano moda donna

L’ ITALIA in “Lutto Nazionale”,
per l’assassinio dell’Ambasciatore Attanasio

Onore ai Caduti

Le notizie più tragiche relative al sacrificio estremo di un servitore dello Stato, vengono consumate dagli organi di informazione con la velocità del fiammifero.
All’improvviso bagliore della prima pagina fa seguito una ventata di manifestazioni di cordoglio delle Autorità, per lo più protocollari, e poi in breve tempo si spegne la luce.
Non è così nell’animo delle Istituzioni. 

Congo, Luca Attanasio, 22. Febbraio -Italia in lutto nazionale, Vittorio Iacovacci

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Da Cervia, quel compagno di scuola di Benito

COMPAGNI DI SCUOLA,
IN TERRA DI ROMAGNA 

di  FRANCO D’EMILIO 

“Non credere che il nostro collegio sia come quello dei salesiani di Faenza … omissis … Due persone soltanto contano qui dentro, il direttore della scuola e un allievo del terzo corso: Benito M.”

Così nell’autunno del 1900 il giovane Riccardo informava l’amico Rino, cervese come lui, appena arrivato dalla cittadina litoranea, circa la vita all’interno del collegio, annesso alla Regia Scuola Normale di Forlimpopoli: Rino, grazie alla concessione di una borsa di studio, avrebbe frequentato il primo dei tre anni di corso dell’istituto, giusto in tempo per vedere conseguita dal famigerato Benito M. la licenza d’onore, abilitante all’insegnamento in entrambi i livelli della scuola elementare, quello dalla prima alla seconda e l’altro dalla terza alla quinta, come stabilito dalla legge Coppino del 1877.

Benito Mussolini, CERVIA, Rino Alessi

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Da Bruxelles, cordoglio e vicinanza alle Famiglie dall’on. Procaccini
per le Vittime dell’attentato in Congo

DAL PARLAMENTO EUROPERO,
22 febbraio 2021, l’on. NICOLA PROCACCINI

L’attentato in Congo in cui hanno perso la vita l’Ambasciatore Luca Attanasio e il Carabiniere Vittorio Iacovacci, insieme all’autista del mezzo con cui viaggiavano, è notizia che ci rattrista profondamente ma deve anche rappresentare occasione di monito e riflessione. È un richiamo a governo e istituzioni per fornire nuovamente grande importanza e attenzione alla politica estera dell’Italia, a cominciare dalla difesa dei confini, ma anche a valorizzare e difendere il lavoro della nostra diplomazia, di figure di valore come Luca Attanasio, e delle nostre forze militari.

Italia in lutto, attentato in Congo, 22 febbraio 2021

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La CONFEDERCONTRIBUENTI lancia un appello per gli imprenditori creditori dello Stato per la ripresa economica ed evitare il fallimento

Rossella Pezzino de Geronimo, coordinatrice nazionale di “Imprese Ambiente” di Confedercontribuenti,  ricordando che il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto di voler sostenere l’imprenditoria sana, lancia questo accorato invito: “anche con noi imprenditori creditori dello Stato ‘morosi incolpevoli’, ma non evasori! Noi vogliamo pagare le tasse e tutti devono farlo per sostenere il Paese, ma lo Stato non deve essere usuraio. Draghi deve concederci di pagare i tributi, ma senza sanzioni ed interessi. Solo così potrà esserci una ripresa economica, altrimenti ci sarà il fallimento! Uno Stato debitore moroso nei confronti dei propri servitori deve sostenere, rispettare e non approfittare di loro o spremerli fino al fallimento.

“Imprese Ambiente” di Confedercontribuenti

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Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia” per la comunicazione sociale

È giunto alla Quinta edizione il Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia” per la comunicazione sociale

La Fondazione Alessandra Bisceglia ViVa, Ale Onlus e la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma, promuovono la V edizione del Premio Giornalistico intitolato alla memoria di Alessandra Bisceglia, la giornalista lucana scomparsa il 3 settembre 2008, all’età di 28 anni. La giovane collega ci ha lasciato a seguito di una grave patologia, una rara affezione, legata a una malformazione vascolare rarissima di cui era affetta fin dalla nascita. La denominazione del premio è pensata e istituita per la sua memoria – Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia” per la comunicazione sociale.

Quinta edizione il Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia” per la comunicazione sociale

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