Virginia Raggi blocca l’Eurovision

 
L’Eurovision grazie alla vittoria dei Maneskin  si terrà in Italia, ma proprio la Capitale è stata già esclusa dalla selezione delle città italiane che potranno ospitare il festival della musica europea.
Mancano gli spazi adeguati”, la motivazione ufficiale del sindaco Virginia Raggi, la stessa che segnò anche l’esclusione da candidata ad ospitare le Olimpiadi.

Virginia Raggi, eurovison, maneskin

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Nicoletta Orsomando – la “signorina buonasera” non c’è più

Se fosse possibile fare un salto indietro nel tempo, di qualche decennio, ed entrare in uno dei salotti della borghesia italiana, vedremmo troneggiare su un mobile in posizione strategica un grosso marchingegno molto simile a uno scatolone di forma pressochè cubica. Davanti al “cubo” erano posizionati divanetti, poltrone e sedie su cui tutte le sere si riunivano le famiglie pronte a compiere una specie di rituale.

orsomando, signorina buonasera

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Formentera – dai pirati agli hippie, dai contadini al primo hotel per turisti

 

Un viaggio nella storia di una delle isole delle Baleari più belle e caratteristiche. Tradizione, monumenti, cucina e profumi provengono da un affascinante passato di pirateria che si è fuso “oggi”con la cultura hippie.

articolo di Davide Gervasi via formenteranews.it

 

Non c’è nulla di quanto si può leggere in questo articolo che gli amanti di Formentera non hanno già sentito più volte parlarne. Ma per chi invece non conosce ancora, o conosce poco, la storia dell’ “isla bonita”, allora sicuramente avrà modo di farsi affascinare da alcuni di quei racconti che si celano sull’isola, perché conoscere Formentera significa anche viverla con una maggior consapevolezza.

Ebbene, la vita di questa piccola isola è davvero ricca di storie affascinanti con protagonisti le fortezze dell’antica Roma, gli arabi, i pirati, gli hippie e via via fino al primo albergo per i primissimi turisti.

Foto di “Formentera non esiste”

Ma andiamo con ordine: dai ritrovamenti archeologici scoperti, si può affermare che la storia di Formentera ebbe inizio addirittura nell’Età del bronzo, epoca a cui risale il monumento funerario di Ca Na Costa, scoperto nei pressi di Es Pujiols nel 1974 e datato tra il 1900 ed il 1600 a.C. Dopo questa data, per trovare altre prove di popolazione bisogna fare un salto nel tempo fino all’epoca Punica e a quella Romana. Curiosamente i Fenici, che popolarono per parecchio tempo la vicina Ibiza, non si installarono mai stabilmente a Formentera. Verso il 200 a.C. i Romani fecero costruire un forte nei dintorni di Es Caló, le cui fondamenta sono arrivate ai nostri giorni e sono ancora conservate. In quei periodo Formentera era abitata da famiglie di agricoltori che sopravvivevano coltivando del grano. Il nome che diedero all’isola era Frumentaria (che in latino significa “isola del grano”), da cui deriva il nome attuale.

Dopo le invasioni dei Visigoti, Formentera rimase nuovamente disabitata, fino agli inizi del XI secolo, quando arrivarono gli Arabi e tornò ad avere una popolazione stabile, come dimostrano i resti di case, pozzi e cisterne risalenti a quel periodo, che hanno dato vita al sistema d’irrigazione attuale, e a tanti muretti in pietra (che ancora oggi rappresentano una delle caratteristiche dell’isola) eretti per separare tra loro i terreni adiacenti.

Nel 1235 le isole Pitiuse (come vennero battezzate Ibiza e Formentera dai Greci) vennero conquistate da Giacomo di Aragon e furono aggregate al Regno di Mallorca. Dopo l’espulsione della popolazione musulmana, i governatori tentarono di stabilire una popolazione permanente sull’isola, ma l’asprezza della sua terra, unita all’insicurezza causata dalle incursioni berbere, fecero fallire il progetto. A questo periodo risale la cappella romanica di “Sa Tanca Vella”, a San Francisco Javier, costruita nel 1336.

A partire dalla scoperta dell’America da parte di Colombo il Mediterraneo perse importanza commerciale e, di conseguenza, l’isola fu nuovamente abbandonata. Durante il Medioevo e il Rinascimento fu occupata – ma solo saltuariamente – dagli abitanti delle isole vicine o dai pirati.

Già, i pirati. Tra i soprannomi di Formentera c’è anche quella dell’isola dei pirati. Molto della tradizione, dei monumenti, della cucina e dei profumi proviene infatti da un triste e affascinante passato di pirateria. Formentera e Ibiza furono un obiettivo strategico per i pirati arabi. Sciabecchi turchi e berberi arrivavano improvvisamente, gettavano l’ancora davanti ad una delle numerose cale dell’isola e saccheggiavano senza pietà paesi e fattorie. Per i pirati, attaccare le due isole era un gioco da ragazzi, data la scarsa o nulla capacità difensiva dei nativi, che uscivano dai loro nascondigli solo dopo la partenza degli aggressori. Il bottino che offrivano comunque Formentera e Ibiza era modesto: animali domestici, grano e prodotti agricoli. Il bene di maggior valore che i pirati potevano  quindi portarsi via erano le persone, che poi vendevano come schiavi nei palazzi e nei campi di lavoro del Maghreb.

Una curiosità: all’ingresso del porto di Ibiza si trova un piccolo obelisco che rende omaggio ai corsari: unico monumento al mondo (con la statua di Sir Francis Drake a Plymouth) che commemora le loro avventure.

Nel 1726 furono costruite sia la prima chiesa di Formentera, dedicata a San Francisco Javier e utilizzata come fortezza per rifugiarsi dagli attacchi dei pirati, sia le torri difensive lunga la costa, per garantire agli abitanti più tranquillità e sicurezza.

Verso la fine del XIX secolo l’isola contava quasi duemila abitanti, molti di più rispetto ai quattrocento del secolo precedente.

Nel 1936 arrivò la guerra civile spagnola e anche a Formentera si registrarono violenti scontri tra sostenitori e oppositori di Franco. Venti isolani furono fucilati e altri cinque morirono nei campi di concentramento nazisti. Tra il 1939 e il 1942 un edificio appena fuori dal paese di La Savina fu adibito a campo di reclusione per gli oppositori della dittatura franchista. Normalmente venivano inviati dalla Spagna continentale i dissidenti che erano in attesa di essere giustiziati.

A partire dagli anni ’50, il turismo cambiò irreversibilmente l’economia dell’isola che fino ad allora era fondata esclusivamente sull’agricoltura, la pesca e il sale. In pochi anni i turisti divennero la prima risorsa finanziaria di Formentera. Ma anche sul fronte turismo c’è una curiosità tutta da raccontare e scoperta dalla scrittrice Stefania Cmpanella, autrice tra l’altro del libro “Formentera non esiste”. Già dai primi anni del 1900 “ci fu Antoni Marroig che intuì che l’isla sarebbe potuta essere una meta turistica e non solo una terra da coltivare”. E’ lui che aprì  il primo albergo di Formentera. “Oggi è conosciuto come il Centro de interpretación Parque Natural de Ses Salines (nella foto) ed è un museo dedicato al puffino delle Baleari, una specie endemica di gabbiano molto presente in questo Arcipelago. Il signor Marroig abitativa qui con la sua famiglia alla fine dell’800. Lui iniziò a coltivare la vite ma il suo spirito imprenditoriale lo portò ad aprire la prima attività di  hotel di Formentera, l’IFA Inglaterra Francia Alemania”. Ma quando morì, i figli non credettero nelle potenzialità di un albergo e la casa-hotel venne abbandonata. “Fu intorno alla fine degli Anni ’70 che fu ripopolata dagli hippy. Si formò una fervida comune, con cantanti, pittori, bizzarri individui e famiglia. La padrona di casa era Dana Wright, fotografa americana che visse qui realizzando anche un orto biodinamico a lato della casa. Tra loro c’era il pittore Robert Hawkins (nato a  Boston) che vive ancora a Formentera ed espone spesso i suoi splendidi quadri presso la sala delle esposizioni di Sant Francesc. Il figlio di Dana è Maxwell Wright, anima a batterista cantante del celebre gruppo spagnolo Ojos de brujo”.

Gli hippie comunque non abitarono solo nell’hotel abbandonato del Marroig. Il loro arrivo all’isla iniziò negli anni ’60 e per Formentera fu una vera rivoluzione nella cultura. Erano giovani americani che sfuggivano alla guerra del Vietnam e che si nascondevano in questo angolo di Paradiso. Oppure erano rampolli spagnoli che volevano scrollarsi di dosso l’oppressione della dittatura. Erano perlopiù giovani che non superavano i venticinque anni. A loro si aggiunsero in breve tempo anche hippie provenienti dalla Gran Bretagna, Francia, Olanda e Danimarca. Formentera in breve tempo divenne la meta ideale per la rivoluzione giovanile di quegli anni. E gli hippie vennero accettati dagli isolani: venivano da loro simpaticamente chiamati “peluts”, ovvero capelloni. I primi si installarono a Es Molí, nella mitica comunità hippie di Formentera dove si dice che per un periodo abbia vissuto anche Bob Dylan. Questi giovani scanzonati portarono una ventata di libertà e di allegria che contagiò l’isola intera e la cui eredità – che si respira ancora oggi – è forse uno dei fattori che hanno fatto di Formentera una delle destinazioni preferite dai turisti in cerca di relax e divertimento, in armonia con la natura.

Arrivarono poi gli anni Settanta e Ottanta che videro aumentare sempre di più l’arrivo dei turisti, soprattutto francesi, inglesi e tedeschi (come quelli che alloggiarono 70 anni prima nel primo hotel dell’isla, quello appunto del signor Marroig). Furono loro a comprare per primi, e per pochi soldi, case e terreni dagli isolani. Poi tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta arrivarono gli italiani che aprirono anche parecchi locali.

Da metà degli anni Novanta la comunità italiana a Formentera è diventata sempre più numerosa. Italiani qui residenti e che ci vivono tutto l’anno, non solo nei mesi estivi.

 

 

Da ricordare anche nel 2007 Formentera si è resa politicamente indipendente da Ibiza, ottenendo finalmente un governo locale, con le prime elezioni. Il resto è storia di oggi: una Formentera diversa, cambiata ma che mantiene sempre quel suo fascino. Un po’ hippie. Un po’ pirata.  Un po’ selvaggia. 

GINO STRADA……
in un ricordo “non politicamente corretto”

MUORE GIOVANE CHI E’ CARO AGLI DEI  

Gino Strada faceva parte, negli anni ’70, all’Università di Milano dei picchiatori comunisti del gruppo Katanga, che colpivano alle spalle tutti coloro che si opponevano alle loro proteste con la famosa chiave inglese di mezzo metro, la Hazet 36.
Era soprannominato “Katanga”
per il suo attaccamento alla causa ed era il capo del Gruppo Lenin, che si distingueva anche rispetto alle altre formazioni teppiste e terroriste di sinistra per il rigido inquadramento ideologico:  la lotta senza quartiere contro i fascisti, veri o presunti che fossero.

Katanghesi, anni di piombo, Sergio Ramelli, Gino Strada, Sezione Msi-Pratin

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L’ignoranza della nostra politica

L’attuale politica italiana è largamente ignorantocratica e legifera, amministra, governa, interpretando, rispecchiando una società ampiamente ignorante, di conseguenza facilona perché pressapochista e superficiale, come impone la finzione del saper tutto, ignorando, invece, moltissimo. 
L’ignoranza dell’attuale classe politica italiana non significa in senso stretto mancanza d’istruzione, abbondano, infatti, sugli scranni parlamentari e degli enti locali, schiere di laureati, magari 110 cum laude, piuttosto significa una marcata assenza di competenze ed esperienze, insomma di una efficace rispondenza del proprio sapere alla concretezza operativa del fare al servizio dei cittadini.

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L’Italiano si legge davvero come si scrive?

 
Ebbene sì, sembrerà strano anche agli occhi stessi di un italiano che la lingua la parla e la conosce (o almeno pensa di conoscerla) ma non sempre quello che scriviamo si legge nello stesso identico modo. L’ortografia della nostra lingua infatti non riproduce esattamente i suoni dell’italiano: tra una serie di convenzioni grafiche e regole di pronuncia,  c’è qualcosa che resta fuori.
Riporto questo breve articolo di Massimo Birrattari con alcune piccole ma interessanti delucidazioni.
Non si smette mai di imparare!

massimo birrattari, grammatica italiana

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Sulla pelle delle donne
dal racconto di Zarifa Ghafari alle altre

Aspetto che i talebani mi uccidano, non ho più paura di morire” ha dichiarato Zarifa Ghafari al New York Times.

Zarifa è una politica afghana e sindaco di Maidanshahr dal 2019. È una tra le pochissime donne afgane ad essere state nominate sindaco ed è sempre stata in prima line per l’emancipazione ed i diritti delle donne nel suo paese, cosa che l’ha portata ad essere citata tra le 100 donne stimolanti e influenti di tutto il mondo per il 2019 dalla BBCGhafari ha ricevuto anche il premio International Woman of Courage nel 2020 dal Segretario di Stato Mike Pompeo.

zarifa gahafari, afghanistan

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Roald Dahl, la sua Matilda ha compiuto 30 anni

Era il 1988 quando faceva il suo ingresso, nel mondo della letteratura per bambini, uno dei personaggi più rivoluzionari e amati di sempre. Con il suo stile inconfondibile, Roald Dahl, ci raccontava la storia di una bambina diversa da quelle a cui eravamo abituati. Ribelle nei confronti dei ruoli prestabiliti, delle ingiustizie e delle prevaricazioni, Matilde (Matilda, nella versione originale) ha dato al mondo una lezione di forza e cultura, mettendo nero su bianco che le bambine non vogliono solo pettinare le bambole.

Matilde nasce nella famiglia Dalverme, da una madre appassionata di bingo e da un padre che si è arricchito truffando gli altri. Due persone stupide, rozze, sprezzanti nei confronti di qualsiasi forma di cultura, disinteressate ai figli, e con un unico grande interesse: la televisione. Chiusi nella loro ottusità quotidiana i Dalverme non si accorgono di nulla, neanche di avere una figlia eccezionale. A un anno Matilde impara a scrivere, a due inizia a prendersi cura di se stessa (cucina, si lava da sola e si veste in modo elegante), a tre è perfettamente in grado di leggere qualsiasi cosa. Chiede ai genitori di poter avere un libro, ma loro, abituati come sono a non considerarla, invece di stupirsi che una richiesta del genere arrivi da una bambina di tre anni, la prendono a male parole.

Così Matilde decide di andare in biblioteca da sola, e all’età di cinque anni si è già divorata tutti i libri per bambini e buona parte di quelli per adulti. La sua è un’intelligenza fuori dal comune che si rivolge a interessi molto diversi tra loro: la matematica, la fisica, la storia, la letteratura, e così via, all’infinito. Ad eccezione della bibliotecaria che si rapporta a lei con gentilezza e curiosità, la società adulta che circonda Matilde è, come spesso accade nei racconti di Dahl, terribile. E le cose non migliorano quando finalmente, nonostante le ritrosie dei genitori, Matilde può accedere alla scuola elementare. Perfino la scuola, microcosmo del mondo esterno, è un ambiente marcio, rappresentato in ogni sua sfumatura dal personaggio della direttrice Spezzindue, una donna enorme, che ama esercitarsi al lancio del martello e detesta i bambini. Dahl fa a pezzi il ruolo educativo dei genitori e delle istituzioni, dimostrando quanto siano i bambini stessi, con il potere della loro immaginazione e curiosità, il vero motore di tutto ciò che riguarda la cultura. Non a caso l’unica adulta che si salva è la signorina Betta Dolcemiele, la maestra di Matilde, che ha molto più in comune con i bambini che con i suoi coetanei.

Quando arriva a scuola a Matilde non è rimasto praticamente nulla da imparare, e si annoia, si annoia così tanto che l’intelligenza comincia a uscirle dagli occhi. Tutto quello che ha letto ha plasmato il suo cervello rendendola in grado di individuare le ingiustizie e di fare qualsiasi cosa per provare a ostacolarle, salvando i suoi compagni dai soprusi della direttrice Spezzzindue e del suo “strizzatoio”.

Tutti noi abbiamo voluto bene a Matilde, abbiamo imparato da lei che i libri potevano essere più divertenti dei giochi che vedevamo in televisione. Abbiamo desiderato di essere speciali quanto lei, o di avere almeno un’amica che le assomigliasse. E poi, sempre grazie a lei, abbiamo capito che speciali lo siamo un po’ tutti e che ciò che conta davvero non è l’intelligenza fine a se stessa, ma la bontà d’animo, l’apertura nei confronti degli altri, la gentilezza. Matilde ci ha aiutato a diventare adulti migliori di quelli con cui lei si è ritrovata a vivere. Non smetteremo mai di ringraziarla per questo e, come spesso accade con quei cari amici che non vediamo da tanto tempo, non possiamo smettere di chiederci che fine abbia fatto lei, che tipo di donna sia mai diventata.

Nel 2018, per festeggiare i 30 anni di Matilde, Quentin Blake, storico illustratore dei libri di Dahl, ha deciso di rispondere a questo interrogativo, realizzando una serie di nuove illustrazioni che ritraggono Matilde in età adulta, destinate a occupare la copertina dell’edizione speciale, pensata da Penguin per  l’anniversario. Astrofisica, esploratrice o a capo della British Library: è questo il tipo di donna che sarebbe diventata Matilde, secondo Blake.

Una persona che ha divorato così tanti libri da piccola potrebbe sicuramente essere a capo di una biblioteca nazionale. Una bambina con una mente matematica come quella di Matilde sarebbe sicuramente potuta diventare una brillante astrofisica. E, dopo aver visitato tutti i luoghi del mondo attraverso i suoi amati libri, cosa avrebbe potuto essere se non un’esploratrice?

Qualunque cosa sia diventata Matilde sicuramente ci farebbe piacere rincontrarla da qualche parte. Mai dire mai.

 

BREXIT O.K. ! …..
ma cultura e classicità sono sempre vincenti !

IN ENGLISH SCHOOLS, LATIN IS BACK …   
IN  BRITANNICAS  SCHOLAS …LATINUS SERMO REDIT  

_________ a cura di LIDIA D’ANGELO 

Recentemente il Quotidiano “Libero” –  attualmente diretto da Alessandro Sallusti, affiancato da Pietro Senaldi – ha riportato una notizia che in questi tempi di diffusa ignoranza ha dell’incredibile. In Inghilterra, in un elevato numero di scuole, sarà presto varato un programma pilota per l’insegnamento del latino allo scopo di rendere la lingua disponibile a un numero sempre maggiore di studenti.
Questo è quanto si legge su un interessante intervento a firma del Redattore Capo Carlo Nicolato

Brexit, Cicerone, lo studio del Latino, Boris Johnson

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Rachele Mussolini contesta Virginia Raggi
per i “disastri” della gestione del M.5-Stelle

RACHELE MUSSOLINI contro la “SINDACHESSA” VIRGINIA RAGGI, – nostra Neo-Vestale – ossessionata da una “Funivia” e da visioni empiriche ed oniriche, in un Cielo Capitolino pieno di stelle cadenti e di grilli piangenti.

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Gli autobus vanno a fuoco (vds Consul Press del 29.6.2021), le scale mobili saltano come elastici, le fermate della metro restano chiuse per anni e i mezzi pubblici sono pieni anche in tempo di Covid, tanto da far considerare una benedizione l’assenza dei turisti. 
Ciò nonostante la “Sindachessa” vuole regalare a Roma l’ultima follia: la funicolare !

Roma Capitale, Mov. 5 Stelle, Rachele Mussolini. Virginia Raggi

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“Fuga di gas”: nella Roma delle periferie desolate,
gli “antieroi” di Marco Gemma

Più che un noir , “Fuga di Gas” (Unicopli ed., 2020) dello scrittore autodidatta di vasta esperienza (operaio edile, elettricista, cameriere, ora docente d’ italiano agli stranieri dopo una laurea in Filologia moderna), Marco Gemma, è un classico “Crime thriller”.

I personaggi, però, si muovono in universi mentali che definiremmo tra Pasolini e Verga. Quest’ultimo perchè la loro morale (se ne hanno una!) ricorda davvero la “morale dell’ostrica” dei Malavoglia: intesa come impossibilità d’ uscire da un contesto di quasi miseria decretato da un destino cinico (com’era per i pescatori verghiani).

Roma, Fuga di gas, Marco, Gemma

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NO al Disegno di Legge Zan contro l’omofobia

UNA LEGGE OPINABILE E LIBERTICIDA !  

a cura di FRANCO D’EMILIO 

Sino ad oggi, scene simili sottocchio mi erano capitate a Roma e Milano, a Verona come a Napoli, ma, si sa, le grandi città amplificano sempre quanto nella piccola provincia resta più in sordina, ancora parzialmente nascosto per la consapevolezza che risulti censurabile, scandaloso, fuori dalle regole, dalle consuetudini, insomma da quella realtà che costituisce o, forse, dovrebbe costituire la normalità dei comportamenti umani.
Invece, mercoledì scorso, pure a Forlì, percorrendo in auto viale dell’Appennino verso porta Ravaldino, chiuso nel refrigerio dell’aria condizionata contro l’incombente afa della controra, ho preso atto che non vi sono più freni, non vi è più pudore: siamo, ormai, all’ostentazione, all’esibizionismo di quanto ritenuto dai più socialmente insano e trasgressivo, ma adesso, invece, quasi imposto provocatoriamente ad una maggioranza, da sempre in quel solco naturale e sociale, umano e morale, codificato da regole e norme, a partire dal riconoscimento costituzionale dell’art. 29 ovvero “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.”

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Sabato 7. 8. 2021……..
in ricordo di Enrico Toti e Francesco De Pinedo

TRIBUTO AL SACELLO DI ENRICO TOTI
ed OMAGGIO FLOREALE A FRANCESCO DE PINEDO
Sabato VII Agosto MMXXI
h. 10,30 in Roma, a Piazzale del Verano
  

RADUNO E CORTEO CON LABARI E MEDAGLIERI ALLE TOMBE DEI “DUE EROI”

Enrico Toti, Francesco de Pinedo, onore ai Bersaglieri e all'Arma della Aereonautica

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Rassegna Stampa – una selezione di interessanti letture

UNA SELEZIONE DI INTERESSANTI ARTICOLI, GIA’ PUBBLICATI SUI MEDIA.
ANCHE IN AGOSTO ED IN VACANZA
E
‘ NECESSARIO CONTINUARE A LEGGERE, MEDITARE E RIFLETTERE ! 

Alla vigilia della pausa estiva, coincidente con le FERIAE AUGUSTI,  questo è il mio saluto per un personale e temporaneo commiato, in attesa di risentirci in Settembre.   
Tale selezione è stata rielaborata da una più vasta piattaforma, da cui è possibile accedere direttamente ai singoli articoli ed interventi, firmati da importanti e prestigiosi nominativi. Buona lettura a Tutti

OM ENRICO PANICCIA

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“24 Ore Sguardi”:
la silloge poetica della scrittrice Elena Rossi

Si terrà oggi 30 luglio alle ore 21.00, presso lo stabilimento balneare “Le Cannucce” di Castiglione della Pescaia la presentazione del libro “24 Ore Sguardi” (Ensemble ed,,2021), opera prima in poesia della scrittrice romana Elena Rossi, già vincitrice del Premio Franco Cuomo International Award al Senato col suo primo libro “Onda e altri racconti” (2018).

24ore, elena, rossi, scrittrice, sguardi

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Il “DDL del Governo Draghi”
sulla Riforma della Giustizia Penale

DAL GOVERNO VARATA UNA CORRAZZATA 
PER AFFRONTARE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA PENALE, 

…MA A BORDO, PARE, CI SIANO ALCUNE FALLE

 __________MASSIMO ROSSI*

La Ministra Marta Cartabia si è impegnata, da subito, a superare l’imbarazzante momento istituzionale rappresentato dalle “riforme” del precedente Ministro Alfonso Bonafede, il quale ha generato la peggiore riforma della prescrizione della storia repubblicana. 
L’impegno era preciso e l’impegno è stato mantenuto.  Si è costituita una Commissione di esperti che hanno fatto le loro osservazioni su alcuni “correttivi” normativi nel settore penale. La Commissione presieduta dal Presidente Emerito della Corte di Cassazione Dott. Giorgio Lattanzi ha fatto un ottimo lavoro mettendo a fuoco i temi cruciali del processo penale. 
Da tale comunicazione è nato il “ddl penale” sbandierato dal Governo Draghi, come lo strumento, attraverso cui l’Italia può (di diritto) raccogliere i soldi provenienti dall’Europa.

Marta Cartabia, Riforma Giustizia Penale, Paolo Ferrua, "Il Dubbio"i, Giorgio Lattanzi

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LE ” MUTAZIONI GENETICHE ”
da Stato parlamentare a Regime dittatoriale

PROVE GENERALI DI DITTATURA

——————————— EDOARDO MARIA FRANZA *

Fin ora sono stato molto attento a formulare alcuni paragoni e mi sono limitato a dare un giudizio pacato e moderato sulla situazione di “emergenza” che il nostro Paese sta affrontando.
Ieri però, in coda sulla Via Prenestina, ad un passo dal centro sportivo in cui stavo per andarmi ad iscrivere, accendo la radio e sento parlare di green pass.

covid, ISS, SINPF, Green Pass

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Start-Up Italia, un innovativo Crowdfunding
tra “Investitori e Imprese” insieme per ripartire

IL FUTURO DELLE START-UP A PORTATA DI CLICK 
Su Start-Up Crowdfunding Investitori & Imprese insieme per ripartire

a cura di Francesco Maria Franza*

È nata Start-up crowdfunding, la piattaforma online di Start-up Italia, associazione di promozione sociale il cui fine è favorire l’occupazione lavorativa e aiutare le imprese a ripartire.
Il lancio di Start-up crowdfunding si è tenuto a porte chiuse, ma nonostante le mascherine e il distanziamento, il senso di libertà e positività era innegabile. All’inaugurazione della piattaforma, oltre il presidente dell’Associazione Startup Italia Fabio Di Maggio, erano presenti gli amministratori di Start-up Italia e dei progetti in piattaforma.

CROWDFUNDING, Assoc. Startup Italia, Fabio Di Maggio. Pmi, investimenti diversificati, ersi

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