E-mobility: le auto elettriche alla conquista dell’Italia

E-mobility:  le auto elettriche di “nuova generazione”
alla  CONQUISTA dell’ ITALIA 

a cura di FRANCESCO VALENTE*

Le auto elettriche corrono a conquistare l’Italia. Se nel 2020 l’incremento-record di vendite delle automobili ibride ed elettriche del 147% rispetto all’anno precedente faceva ben sperare, anche nel 2021 l’elettrico continua a trainare l’intero settore automotive, pur in mesi non particolarmente brillanti. Le ibride a luglio 2021 rappresentano il 29,4% del mercato, le plug-in del 5,6% e le elettriche del 4,6%.

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La Consul Press intervista Giuseppe Lobefaro, candidato Presidente al I Municipio
nella ” Lista Civica Calenda Sindaco ”  

Elezioni di ottobre: a Roma, dopo lo “tsunami” del Covid,
….”quale futuro” per la Capitale ?

una breve analisi di FABRIZIO FEDERICI
ed un’intervista in 10 domande a botta e risposta 

Siamo ormai alla seconda decade di settembre: manca meno d’un mese al primo turno (3 ottobre) delle elezioni comunali, e s’intensifica il confronto tra i vari candidati a sindaco, soprattutto trai 4 “big”, Raggi, Gualtieri, Calenda e Michetti. Non meno aspra è la competizione tra i candidati “minisindaci”, i concorrenti alla poltrona di Presidente dei 15 Municipi romani: in una fase in cui l’Urbe si sta appena riprendendo da uno dei maggiori disastri della sua storia, quasi un moderno “Sacco” le cui conseguenze sul territorio, su tutto l’impianto economico e sociale della città, si stanno capendo in pieno solo ora. 

Roma, Giuseppe Lobefaro, lista civica, Calenda sindaco, elezioni

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Uzbekistan e Italia insieme nella moda e nel design

COMUNICATO STAMPA 

RELAZIONI TRA L’UZBEKISTAN E L’ITALIA NELLA MODA E NEL DESIGN 

“L’Uzbekistan instaura importanti collaborazioni con l’Italia per la promozione e lo sviluppo della moda e del design uzbeko”

  

L’Uzbekistan sta attuando un notevole sviluppo nel settore della moda e del design. Oggi in Uzbekistan, sotto la guida del Presidente Shavkat Mirziyoyev, si stanno realizzando enormi riforme, come afferma il Presidente: “Nel periodo attuale, dove il nostro Paese è in pieno cambiamento, si può dire che siamo nell’era del Terzo Rinascimento. Perché oggi la nostra gente non è più la stessa di ieri».Il Governo dell’Uzbekistan ha attuato una serie di riforme in tutti i settori, compresa la cultura, l’arte e il design. In particolare sono stati adottati i decreti presidenziali “Sulla strategia delle iniziative per l’ulteriore sviluppo dell’Uzbekistan”, “Sulle misure per l’ulteriore sviluppo e miglioramento della cultura e delle arti. Sull’approvazione della strategia di sviluppo innovativo dell’Uzbekistan per il 2019-2021”. I suddetti decreti prestano particolare attenzione alle arti e al design.

Al fine di aumentare l’efficacia delle riforme in corso si sta promuovendo la moda e l’arte attraverso gli scambi culturali e didattici con le varie Accademie e Atenei di tutto il Mondo specializzati in questi settori. Queste importanti collaborazioni sono possibili in special modo grazie al prestigioso Istituto Nazionale di Belle Arti e Design “Kamoliddin Bekhzod” (NIFAD), la principale Accademia dell’Uzbekistan di formazione professionale delle arti e del design con i docenti più qualificati nelle discipline della storia dell’arte, del design e della moda.La cooperazione con istituti stranieri è fondamentale per gli studenti per acquisire maggiori competenze, avendo l’opportunità di frequentare Università di tutto il Mondo. La maggior parte degli studenti che hanno studiato al NIFAD si stanno facendo conoscere con il loro lavoro creativo in tutto il mondo: Giappone, Malesia, Paesi Bassi, Germania, Italia, Turchia, Corea del Sud, Russia e molti altri Paesi.

L’Uzbekistan ha una cultura e tradizioni secolari nella moda e nel design. Durante il regno di Amir Temur (noto come Tamerlano in Occidente) e dello stato Temuride, una grande importanza era attribuita alla cultura dell’abbigliamento. L’ambasciatore spagnolo Ruj González de Clavijo, che visse nel palazzo di Amir Temur, scrisse il diario “Viaggio a Samarcanda” dove racconta che durante i suoi viaggi Amir Temur portò nel Paese abili artigiani che crearono splendidi abiti, oltre a tendaggi e altri complementi di arredo.L’abbigliamento è fondamentale nella storia del popolo uzbeko, non rappresenta solo un indumento, ma anche la gloria dello stato, è l’espressione dell’orgoglio nazionale, incarna una storia secolare, antiche tradizioni e cultura popolare.

Negli ultimi anni il design è diventato una delle forme d’arte più popolari in Uzbekistan, ciò è dovuto allo sviluppo delle relazioni di mercato, alla crescita delle piccole e medie imprese, all’intensificazione delle relazioni internazionali e all’informatizzazione della società. Anche in Italia l’Uzbekistan ha voluto portare la sua cultura e le tradizioni secolari nella moda e nel design. In particolare, recentemente, sono stati stabiliti contatti diretti tra la famosa Scuola di Moda Polimoda di Firenze e il NIFAD. I due istituti stanno attualmente elaborando congiuntamente forme di cooperazione accademica nel campo della moda e del design.

Inoltre la scorsa estate è stato firmato un Memorandum of Understanding tra l’Università Europea di Design (UED) di Pescara e il Tashkent Institute of Textile and Light Industry (Uzbekistan). Nel 2019 la delegazione UED ha preso parte alla Tashkent Fashion Week con una sfilata dell’esclusiva collezione donna del giovane designer italiano, laureato all’UED, David Di Iorio.

Oltre a ciò l’Uzbekistan Textile and Garment Industry Association collabora con il Milan Fashion Center e partecipa regolarmente a mostre e sfilate al Mad Mood Milano.

Numerosi sono gli accordi di cooperazione tra Aziende e designer uzbeki e italiani, dove i fashion designer uzbeki hanno la possibilità di far conoscere le proprie creazioni ispirate ai modelli della loro tradizione, ricchi di ricami decorativi, tessuti con stampe floreali, dai colori tipici della nazione. Fonte principale di influenza creativa sono le ricche tradizioni nazionali del Paese, la bellezza della natura, gli antichi monumenti architettonici e la storia della madrepatria.

L’abbigliamento ha un importantissimo ruolo, oltre che economico, rispecchia la società in cui viviamo, cambia, muta, a seconda del periodo storico, e non possiamo ignorarlo, ogni governo ha il dovere di implementare lo sviluppo del settore della moda e del design e delle relative relazioni internazionali.

 

 

 

 

Gisella Peana Ufficio Stampa e Pubbliche relazioni

e-mail: gisella.peana@gmail.com

 

 

 

Italia, UZBEKISTAN

Pambianco–PwC Wine&Food Summit

fonte http://pambianconews.com

Si svolgerà il prossimo mercoledì 15 settembre, a Palazzo Mezzanotte, che ospita la Borsa Valori di Milano, il primo summit dedicato al Wine&Food firmato Pambianco–PwC.

La rilevanza del momento è chiara. Il settore ha passato, negli ultimi 18 mesi, il momento più difficile di sempre, a causa di una situazione congiunturale caratterizzata dai lockdown globali del Covid. Eppure, oggi, sembra uscire dal tunnel senza aver perso minimamente l’abbrivio che lo ha contraddistinto negli ultimi anni. Nella capacità di crescere, di innovare e, anche, nelle strategie di consolidamento che stanno richiamando gli investitori finanziari.

Dunque, il convegno Pambianco sarà l’occasione per parlare de ‘I settori del wine&food e la sfida della ripresa. La risposta delle aziende, della ristorazione e del retail nel nuovo contesto competitivo’, e per farlo in un momento in cui si guarda al futuro con una consapevolezza più limpida di prima.

All’ordine del giorno ci saranno le interviste a Matteo Lunelli, presidente e CEO Ferrari Trento – CEO Gruppo LunelliAlessandro Mutinelli, presidente e CEO Italian Wine BrandsSergio Dagnino, CEO PrositBeniamino Garofalo, CEO Santa Margherita Gruppo VinicoloStefano Marini, CEO SanpellegrinoValerio Perego, Sector Lead CPG, Pharma, Retail Facebook Italia; Raffaele Boscaini, marketing director Masi AgricolaEttore Nicoletto, presidente e CEO Bertani DomainsEnrico Buonocore, CEO & Founder Gruppo Langosteria.

A queste, si aggiungono inoltre le tavole rotonde con Alessandro Pazienza, CEO Xtrawine, e  Marco Magnocavallo, CEO and co-Founder Tannico; e con Leopoldo Resta, AD Cirfood Retail, e Andrea Valota, general manager and deputy CEO Gruppo La Piadineria; e gli interventi di Omar Cadamuro, director consumer markets PwCAlessio Candi, consulting e M&A director PambiancoSergio Scornavacca, director Industrial Market and Northern Italy Lead Minsait.

L’altra ragione per cui il convegno segna un momento significativo, è perché aggiunge un tassello chiave al progetto, sviluppato in questi anni da Pambianco, di copertura trasversale dell’intero made in Italy. Questa copertura è andata oltre il lavoro delle testate del gruppo che oggi conta, a fianco dello storico magazine dedicato alla Moda, anche i verticali sul Design, sul Beauty, sul Wine&Food e, più di recente, sull’Hotellerie. In parallelo, infatti, sono stati sviluppati i convegni annuali, divenuti un benchmark poiché occasioni cruciali di confronto e conoscenza. All’ormai quasi trentennale esperienza del convegno moda, si è aggiunto il convegno Design nel 2014 e quello Beauty nel 2017. Adesso, è il momento del convegno dedicato al Wine&Food.

Si tratta di un traguardo che completa un percorso avviato con la pubblicazione della prima newsletter nel 2015, ai tempi di Expo. E consolidato nel 2018, in occasione di Vinitaly, con l’avvio delle pubblicazioni cartacee bimestrali. Un percorso che ha consentito a Pambianco Wine & Food di diventare un punto di riferimento per gli operatori del settore (horeca), ma anche per i trend setter che fanno parte dell’utenza di Pambianco.

Proprio per questa capacità di ‘contaminazione’ tra i settori, elemento che evidenzia e moltiplica le sinergie e le opportunità, il convegno non è solo un traguardo, bensì è un punto di partenza. L’obiettivo è quello di valorizzare il Wine&Food mantenendone, sì, heritage e identità, da sempre suo patrimonio incontrastato. Ma di trasportare questo patrimonio su nuove frontiere.

Il summit sarà aperto in presenza a un selezionato pubblico di spettatori e inoltre potrà essere seguito gratuitamente in diretta streaming registrandosi al seguente link: https://summit.pambianconews.com/registrazione-wine

Per qualsiasi informazione, scrivere a summit@pambianco.com

palazzo mezzanotte, milano, Pambianco–PwC Wine&Food Summit

Bye bye America

Questa immagine fu pubblicata il 30 dicembre del 2001 sul Corriere della Sera nella rubrica di Enzo Biagi “Strettamente personale”, ci sono 16 mamme e 17 bambini, due sono gemelli.

Sono sedici vedove di uomini morti l’11 settembre a New York nell’attacco alle Torri gemelle: diciassette i bambini che hanno visto la luce quando il padre non c’era più, sono orfani del padre.

New York, KABUL. Afghanistan, 11 settembre

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700° Anniversario della Morte di Dante

IL MONUMENTALE
NEL RISORGIMENTO NAZIONALE

Il Mito di Dante ritorna in auge nel Risorgimento, dopo l’importante parentesi rinascimentale, il Sommo Poeta viene elevato “da Esempio di virtù morali a Simbolo di Unità Nazionale”.
Il processo di Unificazione Nazionale, che potremmo collocare in un arco di tempo di un Secolo, dal 1821 al 1921, ossia dai primi Moti del 1821 alla Solenne Cerimonia del Milite Ignoto del 1921, individua nella figura di Dante una Guida Fondante e Mobilitante. Nel 1821 ricorreva il 500° Anniversario della Morte di Dante, nel 1921 il 600° Anniversario. Il Primo Centenario del Milite Ignoto risulta così nel 2021 simbolicamente connesso con il 700° Anniversario della Morte del Sommo Poeta e con il 150° Anniversario di Roma Capitale.  

Risorgimento, Dante Alighieri, 700° Anniversario Morte Dante, Monumenti a Dante

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La Consul Press intervista Pippo Franco sul valore dell’arte e dell’umorismo

IL PROFONDO SENSO D’APPARTENZA  E LA LEVITÀ IRONICA DI PIPPO FRANCO

Una conversazione con Massimiliano Serriello

Quando gli capitano sotto gli occhi, ne resta sempre conquistato: l’immediatezza espressiva connessa al timbro stilistico delle vignette, il dono della sintesi, la forza significante ad appannaggio dell’allegra deformazione caricaturale, l’implicita contemplazione del reale avvertita senza concedere alcunché all’infeconda enfasi grafica, l’innesto degli spassosi giochi di parole, gli elementi segnaletici riscontrabili nell’alacre cura dei dettagli rientrano appieno nelle corde del duttile e intramontabile Pippo Franco (nella foto). Giunto da poco al considerevole traguardo delle ottantuno primavere col famoso sorriso sulle labbra. Insieme alla sana leggerezza che trae linfa dal valore terapeutico dell’umorismo, dall’equilibrio preservato dallo slancio dell’empatia, dalla capacità d’impreziosire l’opportuno livello di comprensione sulla scorta dell’imprescindibile autoironia. Lontano anni luce dall’accidia del corredo d’idee sottratto di nascosto all’altrui ingegno, dal deleterio nonché goffo delirio d’onnipotenza, innescato dalle ingannevoli sirene del successo, dagli illusori luoghi comuni e dai pesanti restringimenti.

Giulio Andreotti, GABRIELLA FERRI, PIPPO FRANCO, ENRICO MICHETTI, BILLY WILDER, LUIGI MAGNI, SIGMUND FREUD

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A Roma, “in Campo per il Campidoglio”:
Edoardo Maria Franza

EDOARDO FRANZA SCENDE IN CAMPO CON MICHETTI SINDACO

Prima esperienza politica per il Candidato al Comune Edoardo Maria Franza che scende in campo nella Lista Civica Michetti Sindaco. La politica è dedizione, passione e sacrificio. Il candidato sindaco Enrico Michetti questo lo sa bene. Ed è per questo che per me rappresenta un onore e un privilegio entrare a far parte della sua squadra”, si legge sulla sua pagina Facebook, nel post che lo ritrae insieme al candidato sindaco.

Roma, michetti sindaco, Edoardo Maria Franza, Il Campidoglio

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Marketing Heroes – fare impresa tra manga e rock’n’roll

LA VERA STORIA DI VELVET MEDIA, CHE CON LA FEDE NEL MARKETING, HA GENERATO I SUOI HEROES TRA MANGA E ROCK’N’ROLL

Esce la seconda edizione del libro di Bassel Bakdounes, fondatore dell’agenzia capace di passare da 0 a 150 dipendenti in pochi anni grazie ad una scelta valoriale che ne alimenta la crescita. “La nostra non è una partita iva, è una visione: siamo sicuri di poter cambiare il mondo grazie al marketing”

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Cappuccino e cornetto, brioche e latte schiumato o caffè e croissant?

Croissant, brioche e cornetto non sono sinonimi e queste sono le  ecco tutte le differenzetra storia e ingredienti, curiosità, croccantezza e forma. 

 

articolo di Chiara Cajelli via Dissapore.com

 

In alcune zone d’Italia ordiniamo la brioche, in altre il cornetto; nelle pasticcerie ci si sente più eleganti e si chiede un croissant. Questi tre termini sono quindi scelti, nella maggior parte dei casi, in base a zona e contesto e non effettivamente perché si conoscono le loro caratteristiche. Ebbene, le differenze tra croissant, brioche e cornettosono parecchie e includono sia tecnica sia fatti storici molto affascinanti.

Vi spiegheremo tutto di queste tre prelibatezze, ben diverse l’una dall’altra: ingredienti, origini, caratteristiche organolettiche, curiosità… per non sbagliare più e poter selezionare meglio ciò che si vuole degustare. Insomma, se ordinate una brioche e vi aspettate che arrivi il croissant, allora dovreste davvero leggere questo articolo!

Le origini

Per quanto riguarda il croissant, sbaglieremmo sia ad affermarne le origini francesi sia ad affermarne le origini austriache. Le due cose sono una la conseguenza dell’altra. Nella seconda metà del 1600 ci fu la Battaglia di Vienna contro l’Impero Ottomano. I Turchi decisero di far crollare la città austriaca scavando di notte le fondamenta. In quelle ore del giorno, solamente i panettieri erano svegli e proprio loro diedero l’allarme ai viennesi. La storia dedicò la vittoria ai panettieri, che pensarono ad un dolce a forma di mezzaluna: il kipferl. Austria e Francia, come sappiamo, sono legate da un indissolubile filo rosso: il kipferl fu adottato in Francia, e diventò presto croissant… chiamato anche viennoiserie.

Per le brioche dobbiamo volare in Normandia, dove nel Medioevo esisteva già una pate a brioche. L’etimologia del nome riprenderebbe il normanno “brier”, che significa impastare tra due rulli di legno.

E il cornetto? Qui la diatriba è un po’ più accesa perché le origini certe al 100% non si sapranno mai. C’è di mezzo la Repubblica di Venezia, che nel Seicento aveva importanti scambi commerciali con Vienna. I pasticcieri italiani svilupparono questa nuova versione di croissant o viennoiserie, ed eccoci qui con il cornetto.

Questione italica del “cappuccio e cornetto”

In Italia si chiama brioche al Nord e cornetto al Centro-sud: retaggio culturale che ha poco a che fare con le caratteristiche di fatto di questi dolci. Soprattutto, l’Italia sembra essere la patria indiscussa del binomio “cappuccio e cornetto/brioche” ma nessuno sa che questa usanza non è merito italiano. Ricordate i panettieri austriaci che diedero l’allarme ai viennesi nel Seicento, e quindi gli ottomani scapparono a gambe levate non aspettandosi un attacco notturno? Ecco, nella zona degli scavi abbandonarono tutto… compreso il loro caffè.

L’ufficiale Jerzy Franciszek Kulczycki lo trovò, se ne innamorò e fu lui ad aprire ufficialmente la prima caffetteria viennese. Caffetteria viennese che andò avanti per anni ad offrire i kipferl insieme al caffè, e poi i croissant. Et voilà.

 

La forma

I kipferl nascono come detto a forma di mezzaluna per ricordare la vittoria sull’Impero Ottomano, di conseguenza è a mezzaluna anche il croissant.

La brioche è completamente diversa, sembra un pandorino rovesciato con una pallina di impasto in superficie. Il cornetto invece può avere diverse forme, tra cui ovviamente quella più classica di mezzaluna arrotolata.

 

 

 

 

Ingredienti e metodo

croissant

Veniamo al dunque, alla sostanza: se su origine, date e influenze possiamo discutere, sugli ingredienti ci sono criteri ben precisi. Il croissant contiene davvero una manciata di ingredienti: farina, acqua, pochissimo zucchero, pochissimo lievito, a volte il tuorlo d’uovo ma solamente per spennellare la superficie prima di infornare le porzioni.

Brioche e cornetto hanno più cose in comune da questo punto di vista: stessi ingredienti ma usati con metodi diversi, in quanto la brioche è lievitata e il cornetto è sfogliato con il burro stratificato. Contengono entrambi farina, molto burro, molto zucchero, lievito, uova e latte. Per la brioche si usa volentieri anche lo strutto al posto del burro.

 

Sapore e croccantezza

La tipica consistenza del croissant deriva dalle basse percentuali di zucchero nell’impasto, che dona appunto molta croccantezza ma anche un sapore piuttosto neutro, che ben si adatta sia al dolce sia al salato.

Brioche e cornetto sono decisamente più saporite del croissant. La brioche è molto soffice e regala tanto sapore di burro, mentre il cornetto è dolce, meno soffice della brioche ma nemmeno croccante quanto il croissant.

 

 

 

croissant, cornetto, brioche

Magie Esoteriche del Forum di Davos

Il Forum di Davos abolisce anche la felicità

Su segnalazione pervenutaci in Redazione da parte di ILARIA BIFARNI, ben volentieri si riporta qui di seguito l’ultimo intervento apparso sul suo Blog. 
Più volte la Consul Press ha pubblicato vari articoli a sua firma, nonché recensioni di numerosi suoi libri, spesso veri e propri saggi e/o inchieste su tematiche di notevole attualità ed interesse. Più volte ancora la Consul Press ha assistito a conferenze e dibattiti presso il Caffè Letterario “Hora-Felix”, ove la stessa autrice ha partecipato insieme ad altri relatori (di ottima caratura) riscuotendo – tutti unitamente ed unanimamente – ampi consensi da un pubblico sempre molto attento, così come hanno ottenuto un buon apprezzamento le sintesi pubblicate sulla nostra Testata.

Ci piacerebbe poter ospitare nuovamente la brillante ricercatrice – che ama autoironicamente definirsi una “Bocconiana Redenta” (distanziandosi dall’ex Rettore ed ex Premier Mario Monti & Co., con tutta la sua “squadra”) nella nostra nuova sede redazionale, per una successiva intervista, dopo quella avvenuta circa 3 anni fa (clicca qui !) a seguito della presentazione del suo libro: “I coloni dell’ austerity – Africa, neoliberismo e migrazioni di massa”, svoltasi il 12 luglio 2018 proprio ad Hora-Felix  (G.M.)   

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Il Grande Reset, Agenda Globale, Aristotele, Erasmus, felicità, Forum di Davos, Schwab, società liquida

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L’Associazione Compositori Musica per Film
ospite alla Mostra del Cinema di Venezia

L’Associazione Compositori Musica per Film ospite per la prima volta a Venezia 78, all’interno della cornice de Le Giornate degli Autori. L’appuntamento è per Mercoledì 08 Settembre 2021 alle ore 18:30 presso Isola Edipo – Spazio GdA.

Venezia, cinema, Associazione Compositori Musica per Film, mostra

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Il Pontefice ed il Sommo Vate….
Papa Francesco e Dante Alighieri

La “Lettera Apostolica” di Papa Francesco 
nel VII Centenario della morte di
DANTE ALIGHIERI 

 Un intervento di PADRE RINALDO CORDOVANI *

Il cuore e la fonte della Divina Commedia 
Il 25 marzo 2021 Papa Francesco firmava la “Lettera Apostolica” Candor lucis aeternae nel VII centenario della morte di Dante Alighieri. Comincia col ricordare che in tale data – 25 marzo – a Firenze iniziava l’anno secondo il computo ab Incarnatione. Tale data, vicina all’equinozio di primavera e nella prospettiva pasquale, era associata sia alla creazione del mondo sia alla redenzione operata da Cristo sulla croce, inizio della nuova creazione.

Papa Bergoglio, Candor Lucis Aeternae, Lumen Fidei, Dante e San Francesco, Dante e Virgilio, Papa Benedetto XVI, San Bernardo

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Iniziano gli Hunger Games del parco del Circeo

UN S.O.S. PER I DAINI DEL PARCO DEL CIRCEO 

___________EDOARDO MARIA FRANZA 

Un atroce mattanza potrebbe compiersi questo autunno. Oltre 300 daini verranno trucidati a suon di fucile; daranno la vita perché il direttivo del Parco Nazionale del Circeo è rimasto in silenzio, nonostante le proteste dei cittadini, degli ambientalisti e dei politici. 
I bandi apparsi già dallo scorso anno e ormai chiusi hanno aperto lo scandalo. Quasi 200 mila euro di soldi pubblici sono stati stanziati dal piano del Parco; denaro che presto si sporcherà del sangue di vite innocenti, quelle dei daini che fin dagli anni 50 popolano il parco.

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A Kabul, giovedì 26 agosto
…. e in altri tempi, in altri Paesi

UNA DATA VERGOGNOSA PER GLI USA,
…. comunque meritata a pieno titolo !
 

Quanto accaduto il 26 Agosto 2021 a Kabul, dovrebbe far riflettere gli Usa e gli Americani (nonché anche vari illuminati analisti, politici e politologi in Italia) su una situazione – sotto molteplici aspetti e, a mio avviso, forse analoga – verificatasi durante la II^ Guerra Mondiale. 
Personalmente mi riferisco ad un ipotetico surreale gemellaggio tra il recente trattato di Doha del 29.2.2020 ed il precedente accordo di Cassibile del 3,9.1943, sottoscritto quasi circa 70 anni fa.

USA, KABUL. Afghanistan, Isis, Doha, Cassibile

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Virginia Raggi blocca l’Eurovision

 
L’Eurovision grazie alla vittoria dei Maneskin  si terrà in Italia, ma proprio la Capitale è stata già esclusa dalla selezione delle città italiane che potranno ospitare il festival della musica europea.
Mancano gli spazi adeguati”, la motivazione ufficiale del sindaco Virginia Raggi, la stessa che segnò anche l’esclusione da candidata ad ospitare le Olimpiadi.

Virginia Raggi, eurovison, maneskin

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Nicoletta Orsomando – la “signorina buonasera” non c’è più

Se fosse possibile fare un salto indietro nel tempo, di qualche decennio, ed entrare in uno dei salotti della borghesia italiana, vedremmo troneggiare su un mobile in posizione strategica un grosso marchingegno molto simile a uno scatolone di forma pressochè cubica. Davanti al “cubo” erano posizionati divanetti, poltrone e sedie su cui tutte le sere si riunivano le famiglie pronte a compiere una specie di rituale.

orsomando, signorina buonasera

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Formentera – dai pirati agli hippie, dai contadini al primo hotel per turisti

 

Un viaggio nella storia di una delle isole delle Baleari più belle e caratteristiche. Tradizione, monumenti, cucina e profumi provengono da un affascinante passato di pirateria che si è fuso “oggi”con la cultura hippie.

articolo di Davide Gervasi via formenteranews.it

 

Non c’è nulla di quanto si può leggere in questo articolo che gli amanti di Formentera non hanno già sentito più volte parlarne. Ma per chi invece non conosce ancora, o conosce poco, la storia dell’ “isla bonita”, allora sicuramente avrà modo di farsi affascinare da alcuni di quei racconti che si celano sull’isola, perché conoscere Formentera significa anche viverla con una maggior consapevolezza.

Ebbene, la vita di questa piccola isola è davvero ricca di storie affascinanti con protagonisti le fortezze dell’antica Roma, gli arabi, i pirati, gli hippie e via via fino al primo albergo per i primissimi turisti.

Foto di “Formentera non esiste”

Ma andiamo con ordine: dai ritrovamenti archeologici scoperti, si può affermare che la storia di Formentera ebbe inizio addirittura nell’Età del bronzo, epoca a cui risale il monumento funerario di Ca Na Costa, scoperto nei pressi di Es Pujiols nel 1974 e datato tra il 1900 ed il 1600 a.C. Dopo questa data, per trovare altre prove di popolazione bisogna fare un salto nel tempo fino all’epoca Punica e a quella Romana. Curiosamente i Fenici, che popolarono per parecchio tempo la vicina Ibiza, non si installarono mai stabilmente a Formentera. Verso il 200 a.C. i Romani fecero costruire un forte nei dintorni di Es Caló, le cui fondamenta sono arrivate ai nostri giorni e sono ancora conservate. In quei periodo Formentera era abitata da famiglie di agricoltori che sopravvivevano coltivando del grano. Il nome che diedero all’isola era Frumentaria (che in latino significa “isola del grano”), da cui deriva il nome attuale.

Dopo le invasioni dei Visigoti, Formentera rimase nuovamente disabitata, fino agli inizi del XI secolo, quando arrivarono gli Arabi e tornò ad avere una popolazione stabile, come dimostrano i resti di case, pozzi e cisterne risalenti a quel periodo, che hanno dato vita al sistema d’irrigazione attuale, e a tanti muretti in pietra (che ancora oggi rappresentano una delle caratteristiche dell’isola) eretti per separare tra loro i terreni adiacenti.

Nel 1235 le isole Pitiuse (come vennero battezzate Ibiza e Formentera dai Greci) vennero conquistate da Giacomo di Aragon e furono aggregate al Regno di Mallorca. Dopo l’espulsione della popolazione musulmana, i governatori tentarono di stabilire una popolazione permanente sull’isola, ma l’asprezza della sua terra, unita all’insicurezza causata dalle incursioni berbere, fecero fallire il progetto. A questo periodo risale la cappella romanica di “Sa Tanca Vella”, a San Francisco Javier, costruita nel 1336.

A partire dalla scoperta dell’America da parte di Colombo il Mediterraneo perse importanza commerciale e, di conseguenza, l’isola fu nuovamente abbandonata. Durante il Medioevo e il Rinascimento fu occupata – ma solo saltuariamente – dagli abitanti delle isole vicine o dai pirati.

Già, i pirati. Tra i soprannomi di Formentera c’è anche quella dell’isola dei pirati. Molto della tradizione, dei monumenti, della cucina e dei profumi proviene infatti da un triste e affascinante passato di pirateria. Formentera e Ibiza furono un obiettivo strategico per i pirati arabi. Sciabecchi turchi e berberi arrivavano improvvisamente, gettavano l’ancora davanti ad una delle numerose cale dell’isola e saccheggiavano senza pietà paesi e fattorie. Per i pirati, attaccare le due isole era un gioco da ragazzi, data la scarsa o nulla capacità difensiva dei nativi, che uscivano dai loro nascondigli solo dopo la partenza degli aggressori. Il bottino che offrivano comunque Formentera e Ibiza era modesto: animali domestici, grano e prodotti agricoli. Il bene di maggior valore che i pirati potevano  quindi portarsi via erano le persone, che poi vendevano come schiavi nei palazzi e nei campi di lavoro del Maghreb.

Una curiosità: all’ingresso del porto di Ibiza si trova un piccolo obelisco che rende omaggio ai corsari: unico monumento al mondo (con la statua di Sir Francis Drake a Plymouth) che commemora le loro avventure.

Nel 1726 furono costruite sia la prima chiesa di Formentera, dedicata a San Francisco Javier e utilizzata come fortezza per rifugiarsi dagli attacchi dei pirati, sia le torri difensive lunga la costa, per garantire agli abitanti più tranquillità e sicurezza.

Verso la fine del XIX secolo l’isola contava quasi duemila abitanti, molti di più rispetto ai quattrocento del secolo precedente.

Nel 1936 arrivò la guerra civile spagnola e anche a Formentera si registrarono violenti scontri tra sostenitori e oppositori di Franco. Venti isolani furono fucilati e altri cinque morirono nei campi di concentramento nazisti. Tra il 1939 e il 1942 un edificio appena fuori dal paese di La Savina fu adibito a campo di reclusione per gli oppositori della dittatura franchista. Normalmente venivano inviati dalla Spagna continentale i dissidenti che erano in attesa di essere giustiziati.

A partire dagli anni ’50, il turismo cambiò irreversibilmente l’economia dell’isola che fino ad allora era fondata esclusivamente sull’agricoltura, la pesca e il sale. In pochi anni i turisti divennero la prima risorsa finanziaria di Formentera. Ma anche sul fronte turismo c’è una curiosità tutta da raccontare e scoperta dalla scrittrice Stefania Cmpanella, autrice tra l’altro del libro “Formentera non esiste”. Già dai primi anni del 1900 “ci fu Antoni Marroig che intuì che l’isla sarebbe potuta essere una meta turistica e non solo una terra da coltivare”. E’ lui che aprì  il primo albergo di Formentera. “Oggi è conosciuto come il Centro de interpretación Parque Natural de Ses Salines (nella foto) ed è un museo dedicato al puffino delle Baleari, una specie endemica di gabbiano molto presente in questo Arcipelago. Il signor Marroig abitativa qui con la sua famiglia alla fine dell’800. Lui iniziò a coltivare la vite ma il suo spirito imprenditoriale lo portò ad aprire la prima attività di  hotel di Formentera, l’IFA Inglaterra Francia Alemania”. Ma quando morì, i figli non credettero nelle potenzialità di un albergo e la casa-hotel venne abbandonata. “Fu intorno alla fine degli Anni ’70 che fu ripopolata dagli hippy. Si formò una fervida comune, con cantanti, pittori, bizzarri individui e famiglia. La padrona di casa era Dana Wright, fotografa americana che visse qui realizzando anche un orto biodinamico a lato della casa. Tra loro c’era il pittore Robert Hawkins (nato a  Boston) che vive ancora a Formentera ed espone spesso i suoi splendidi quadri presso la sala delle esposizioni di Sant Francesc. Il figlio di Dana è Maxwell Wright, anima a batterista cantante del celebre gruppo spagnolo Ojos de brujo”.

Gli hippie comunque non abitarono solo nell’hotel abbandonato del Marroig. Il loro arrivo all’isla iniziò negli anni ’60 e per Formentera fu una vera rivoluzione nella cultura. Erano giovani americani che sfuggivano alla guerra del Vietnam e che si nascondevano in questo angolo di Paradiso. Oppure erano rampolli spagnoli che volevano scrollarsi di dosso l’oppressione della dittatura. Erano perlopiù giovani che non superavano i venticinque anni. A loro si aggiunsero in breve tempo anche hippie provenienti dalla Gran Bretagna, Francia, Olanda e Danimarca. Formentera in breve tempo divenne la meta ideale per la rivoluzione giovanile di quegli anni. E gli hippie vennero accettati dagli isolani: venivano da loro simpaticamente chiamati “peluts”, ovvero capelloni. I primi si installarono a Es Molí, nella mitica comunità hippie di Formentera dove si dice che per un periodo abbia vissuto anche Bob Dylan. Questi giovani scanzonati portarono una ventata di libertà e di allegria che contagiò l’isola intera e la cui eredità – che si respira ancora oggi – è forse uno dei fattori che hanno fatto di Formentera una delle destinazioni preferite dai turisti in cerca di relax e divertimento, in armonia con la natura.

Arrivarono poi gli anni Settanta e Ottanta che videro aumentare sempre di più l’arrivo dei turisti, soprattutto francesi, inglesi e tedeschi (come quelli che alloggiarono 70 anni prima nel primo hotel dell’isla, quello appunto del signor Marroig). Furono loro a comprare per primi, e per pochi soldi, case e terreni dagli isolani. Poi tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta arrivarono gli italiani che aprirono anche parecchi locali.

Da metà degli anni Novanta la comunità italiana a Formentera è diventata sempre più numerosa. Italiani qui residenti e che ci vivono tutto l’anno, non solo nei mesi estivi.

 

 

Da ricordare anche nel 2007 Formentera si è resa politicamente indipendente da Ibiza, ottenendo finalmente un governo locale, con le prime elezioni. Il resto è storia di oggi: una Formentera diversa, cambiata ma che mantiene sempre quel suo fascino. Un po’ hippie. Un po’ pirata.  Un po’ selvaggia. 

GINO STRADA……
in un ricordo “non politicamente corretto”

MUORE GIOVANE CHI E’ CARO AGLI DEI  

Gino Strada faceva parte, negli anni ’70, all’Università di Milano dei picchiatori comunisti del gruppo Katanga, che colpivano alle spalle tutti coloro che si opponevano alle loro proteste con la famosa chiave inglese di mezzo metro, la Hazet 36.
Era soprannominato “Katanga”
per il suo attaccamento alla causa ed era il capo del Gruppo Lenin, che si distingueva anche rispetto alle altre formazioni teppiste e terroriste di sinistra per il rigido inquadramento ideologico:  la lotta senza quartiere contro i fascisti, veri o presunti che fossero.

Katanghesi, anni di piombo, Sergio Ramelli, Gino Strada, Sezione Msi-Pratin

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