Tutela del Patrimonio Culturale, i Carabinieri restituiscono beni ecclesiastici a 11 anni dai furti

Oggetti d’arte recuperati da ben 55 furti compiuti sull’intero territorio nazionale
da Bolzano a Catania in prevalenza provenienti da chiese e abitazioni private

Due busti in legno intagliato, raffiguranti gli apostoli “San Paolo” e “San Pietro”, sono stati restituiti, il 28 giugno 2021, dal Comandante del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Napoli, Magg. Giampaolo Brasili, al Parroco Don Gerardo Battaglia prima della celebrazione della messa in suffragio dei menzionati santi nella Chiesa San Carlo del comune di Cave – Roma. Alla restituzione, erano presenti il Vescovo della Diocesi di Palestrina e Tivoli, S.E. Mons. Mauro Parmegiani e il Sindaco di Cave, Angelo Lupi, oltre ad autorità locali e studiosi d’arte.  I busti furono asportati il 18 novembre 2010 dalla Chiesa San Carlo.

ARMA dei CARABINIERI, Oggetti d'arte recuperati, Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Napoli

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Terenzio Tocci e la sua visione pan-mediterranea
del ruolo italo-albanese

TERENZIO TOCCI, L’ALBANIA, IL FASCISMO

Un nome ricorrente nella storia del primo novecento albanese è quello di Terenzio Tocci, uno di quei calabresi di lontana origine albanese oggi detti arbereshe. Contrariamente ad altri suoi conterranei, eruditi ma poco propensi al concreto ritorno nel territorio dell’atavica patria irredenta, Terenzio Tocci combatté a capo dei montanari della Mirdizia, regione settentrionale dell’Albania, contro i turchi dopo un viaggio solitario ed avventuroso dal Montenegro (1911).
Dunque il suo nome ricorre nella storia albanese, un po’ meno per gli anni a seguire (dal 1920 alla fine della guerra) quando fu ministro con il presidente (e poi re) Zog, un periodo in cui ricoprì alti incarichi istituzionali e giuridici. Era un mazziniano e dunque un fervente repubblicano.

Terenzio Tocci, Re Zog, Albania

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È decollato il campionato italiano di volo in deltaplano

Trofeo Guarnieri 202, il 3 luglio le premiazioni

foto copertina di Ignazio Bernardi

Il sito di volo è sul Monte Avena con centro operativo presso la sede del Para&Delta Club Feltre che organizza l’evento in località Boscherai nel comune di Pedavena – Belluno. I percorsi di gara spazieranno dalla vallata del Piave, alla conca dell’Alpago, dalla Valsugana fino a Levico e, se le condizioni meteo lo permetteranno, fino all’impegnativa zona pedemontana tra Bassano del Grappa e Vittorio Veneto.

Trofeo Guarnieri 202, campionato italiano di volo in deltaplano

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Virginia Raggi a Roma: nuova carriera
….come “Chef Pentastellare”

DAL COLLE DEL CAMPIDOGLIO
ALL’HOSTARIA BLASONATA  “CONTE del GRILLO”

Un discorso a 360 gradi, tra il serio e il faceto, su Virginia Raggi, sindaco (?) di Roma ancora per poco, non può esulare dai problemi collegati al trasporto pubblico che è sempre stato per l’amministrazione capitolina una nota dolens.  Abbiamo appena raggiunto il giro di boa del 2021 e già siamo arrivati a quota 8… di che sto parlando?
Ma dei “bus flambé”  che fiammeggiano con cadenza costante sulle strade di Roma.

Roma Capitale, Virginia Raggi, Ernesto Nathan, bus flambé, Atac

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“Europa creativa”, i bandi sulla Cultura spiegati in maniera chiara e diretta FB

I dettagli dei nuovi bandi europei sulla cultura e le professioni legate all’arte spiegati in maniera semplice e chiara.

È l’iniziativa online in programma oggi, lunedì 28 giugno, alle ore 17.00, sulla pagina facebook di Strade d’Europa, il portale di condivisione delle attività promosse dall’Unione Europea e dirette ai suoi cittadini, alle istituzioni e al mondo delle imprese e delle associazioni.

Unione europea, On.le Nicola Procaccini, “Europa creativa”, i bandi sulla Cultura

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Gambling, tra Film e Letteratura

GAMBLING e prodotti culturali: 
film e non solo sul tema del gioco d’azzardo

di FRANCESCO VALENTE *

Il gioco d’azzardo è da sempre un tema che ha ispirato artisti, scrittori e registi nella composizione delle loro opere. Tra le più celebri, guardando indietro nel passato, è da citare sicuramente “Il Giocatore” di Fëdor Dostoevskij del 1866, dove l’autore russo analizza e studia il mondo del gioco d’azzardo attraverso i suoi partecipanti. Questa tendenza non si è mai fermata, portando il tema del gambling anche all’interno di diversi media, tra cui il cinema e il fumetto giapponese.

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ROMA, Gallerie Nazionali di Arte Antica, un album dedicato ai bambini per visitare la mostra Tempo Barocco

Da sabato 26 giugno 2021 DIDATTICA. Un album dedicato ai bambini per visitare la mostra Tempo Barocco. Le Gallerie Nazionali di Arte Antica, nell’ottica di ampliare l’offerta didattico-formativa della mostra Tempo Barocco, in corso a Palazzo Barberini fino al 3 ottobre 2021, dedicano ai piccoli visitatori, con un’età consigliata tra i 5 e i 10 anni, un album che permetterà loro di esplorare la mostra. L’album sarà distribuito gratuitamente in biglietteria o scaricabile dal sito delle Gallerie a questo link: www.barberinicorsini.org/evento/alla-scoperta-del-tempo/

Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, un album dedicato ai bambini per visitare la mostra "Tempo Barocco"

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Ospedali pontini, igiene a rischio e 250 lavoratori in bilico

Una richiesta di intervento urgente è stata inviata al prefetto di Latina, Maurizio Falco, e al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per salvaguardare il lavoro dei circa 250 addetti ai servizi di pulizia e sanificazione delle strutture ospedaliere di Latina e provincia

Sindacato CLAS, Davide Favero, Ospedali pontini, segretaria nazionale, Simona Rossi Querin

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Netflix – dopo la serie le vendite di Hlaston sono aumentate del 631%

La dimostrazione di cosa le serie TV possono fare per i brand di moda

 

Prima che la serie Halston uscisse su Netflix, a metà di maggio, la storia del brand newyorchese e del suo founder erano materia di studio ma non esattamente un enorme successo commerciale. Anzi, c’erano stati diversi tentativi di riportare in auge il brand (uno che includeva anche Sarah Jessica Parker e Harvey Weinstein) che però non avevano avuto enorme successo. Ma dove altri avevano fallito, il potere di Netflix ha trionfato: come il brand ha detto a WWD, le vendite sono aumentate del 631% rispetto allo scorso anno e le ricerche del sito sono salite al 3200%. E ancora la collezione di abbigliamento ispirata alla serie e co-firmata da Halston e Netflix deve ancora arrivare nei grandi magazzini Neiman Marcus in agosto, appena prima della stagione degli Emmy. Robert Rodriguez, direttore creativo del brand, ha detto che “è quasi una rinascita” dichiarando inoltre che la capsule Netflix x Halston è già stata venduta al 40%.

Si tratta di un caso molto interessante di imitazione fra realtà e finzione: nel 2019 la costumista dello show, Jeriana San Juan, chiese di accedere all’archivio del brand per ricreare gli abiti originali degli anni ’70 e ’80 disegnati da Halston. Poi c’è stato il successo di pubblico dello show e Netflix ha deciso di collaborare con il brand alla prima capsule di fashion luxury (gli abiti della capsule costano oltre i mille dollari) che il direttore creativo di Halston ha creato ricalcandoli sui costumi stessi della serie. Si direbbe quasi che in maniera del tutto involontaria, il colosso dello streaming e il brand di New York abbiano creato la formula perfetta per ridare vita a un archivio intero e rilanciare un brand. In un maniera non diversa da come La Regina degli Scacchi ha alimentato la ricerca di abiti anni ’60 e The Serpent quella di outfit anni ’70. 

Il potere della televisione

Molti hanno dato per spacciato il medium televisivo/audiovisivo in questi anni. E in effetti la tv tradizionale, con pochissime eccezioni, non è stata in grado di stare al passo con la rapidità e il successo delle moltissime serie tv prodotte dalle piattaforme streaming. Nondimeno, il format di tutte le serie Netflix, Halston inclusa, rimane un format televisivo con puntate, attori famosi, showrunner e una data di release – un prodotto che negli anni ’90 o nei primi 2000 sarebbe potuto venire fuori da HBO o FX. Ma se in Italia un Montalbano è ancora in grado di spingere moltissimi turisti a pellegrinare verso i luoghi della serie alimentando una micro-industria del turismo, e se Emily in Paris ha fatto sollevare le ricerche per i prodotti apparsi nella serie in meno di 48 ore dal primo episodio, questo significa che il medium televisivo e cinematografico non solo non è spacciato ma anzi, che potrebbe rappresentare una potente risorsa per i brand di moda – aumentandone la rilevanza in una maniera istantanea.

La moda al cinema o alla televisione ha sempre prodotto trionfi come Il Diavolo Veste Prada o film e serie per specialisti che hanno difficoltà a giungere al pubblico generalista, che dunque non se ne interessa. Ma trovare il giusto equilibro come, sul piano del pubblico e degli ascolti, ha fatto Halston potrebbe condurre a una rivalutazione del dialogo fra audiovisivo e moda che, negli ultimi anni, è stato molto altalenante se non del tutto instabile. Il nuovo capitolo di questo processo potrebbe arrivare il prossimo autunno quando uscirà nelle sale House of Gucci, uno dei film sulla moda più atteso dell’anno anche grazie alla presenza di Lady Gaga. Se dopo la uscita la ricerca di pezzi d’archivio Gucci salirà alle stelle, non è escluso che altri brand di moda guarderanno verso Hollywood o verso Netflix per dare un boost alla propria rilevanza nella cultura mainstream

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

netflix, halston

Victoria Beckham: la rinascita e la nuova strategia

Victoria Beckham ha presentato questa settimana la sua pre-collezione primaverile, la quale rappresenta una svolta importante per la casa di moda, poiché si tratta della sua prima collezione “unificata” da diversi anni a questa parte.

In effetti la firma britannica ha fuso le sue due linee principali — Victoria by Victoria Beckham e Victoria Beckham — in una sola collezione signature, ricalibrando il suo punto prezzi, al fine di attenuare le esitazioni dei propri clienti al momento del passaggio al registratore di cassa.

Una decisione strategica che arriva in un momento di rinnovamento per la griffe, in perdita da diversi anni, ma che ora sembra pronta a tornare alla redditività.

Allo stesso tempo, l’etichetta di bellezza di Victoria Beckham ha riscosso un rapido successo dal suo lancio nell’ottobre 2019. Il marchio, che è interamente di sua proprietà – non è una licenza – basa la propria crescita principalmente sulle vendite dirette ai consumatori.

La stilista è stata a lungo la beniamina della stampa mondiale di moda, con un successo critico ben consolidato. Ma nonostante il suo talento, fama ed energia, i suoi marchi stanno facendo molta fatica a costruire un business di successo.

Nell’ultimo esercizio per il quale sono disponibili i dati, la maison dell’ex Spice Girl ha registrato un fatturato annuo di 38,3 milioni di sterline (44,8 milioni di euro) e una perdita di 16,6 milioni di sterline (19,4 milioni di euro), accentuata da un processo di ristrutturazione abbastanza radicale.

Tuttavia, questi numeri sembrano destinati a migliorare, sotto la guida di una nuova CEO, Marie Leblanc de Reynies, di un nuovo presidente, Ralph Toledano, e grazie al supporto del veicolo di investimento francese NEO Investment Partners, specializzato nel campo del lusso.

Abbiamo incontrato Victoria Beckham, seriosa come sempre, e il suo amministratore delegato, per esaminare più in profondità il loro nuovo approccio alla moda e al management.

Per noi è come una rinascita. Siamo molto entusiasti di questa collezione. Abbiamo riunito Victoria by Victoria Beckham e Victoria Beckham in un’unica linea coerente, con un prezzo d’ingresso alla gamma più accessibile. È il momento perfetto”, assicura Victoria Beckham, coi capelli raccolti da uno chignon.

D’ora in poi, la maison realizzerà quattro collezioni all’anno, oltre a qualche capsule, contro le otto precedenti.

Dopo 18 mesi di lockdown, questa collezione propone un modo di vestirsi abbastanza moderno. Le nostre clienti ci hanno fatto capire che vogliono qualcosa di facile. Tutto è cambiato nel nostro modo di vestirci durante la pandemia. Ma quando parlo di comfort, non si tratta delle tute da ginnastica che si potrebbero indossare in palestra. Bellissimi abiti lunghi in jersey, una silhouette rilassata per i pantaloni, ampi tailleur formidabili e una femminilità potente si possono trovare nei nostri abiti ispirati agli anni ’90, per un look cool e disinvolto”, sorride Victoria Beckham, indossando un maglione grigio di cachemire.

Marie Leblanc de Reynies aggiunge: “Vogliamo offrire un design estetico a un prezzo accessibile”. La CEO afferma che il prezzo medio di Victoria Beckham finora è stato di 900 sterline, mentre quello dell’etichetta Victoria by Victoria Beckham era di circa 300 sterline. In futuro, gli articoli entry level saranno compresi tra 300 e 700 sterline (tra 350 e 820 euro) e i look completi saranno venduti tra 1.000 e 1.300 sterline (tra 1.170 e 1.520 euro).
 
Il nostro obiettivo consiste nel proporre un lusso da designer a un prezzo realistico”, insiste Marie Leblanc de Reynies.
 
Il primo lancio del brand avverrà a fine novembre, con altri “drop” previsti fino a fine gennaio, ma ogni collezione resterà in vendita per sei mesi.

Prima, avevo difficoltà a sapere dove acquistare abbigliamento di lusso a prezzi accessibili. E poi le persone ci fanno sempre i complimenti per la qualità dei nostri prodotti, il che è fantastico”. A proposito, Victoria Beckham ha iniziato a collaborare con uno stilista, Jen Hogg, “una prima volta”.
 
L’ultimo lookbook molto elegante, fotografato nello splendore di un maniero, sarà diffuso sul sito Web del marchio e presso i retailer online. La stilista lavora già con l’elite dell’e-commerce di moda: Moda Operandi, Matches, Net-a-Porter e MyTheresa.

Oltre ad aver abbassato la griglia dei prezzi, le due donne a capo del brand hanno anche ampliato la gamma di prodotti, per offrire una collezione più ibrida. “Un po’ più sbottonata”, scherza Victoria Beckham. “Le donne di oggi vogliono un guardaroba facile, pur rimanendo femminili ed eleganti. E abbiamo intenzione di soddisfare questa richiesta con un’offerta completa”.

Come molte case che, come la sua, stanno ancora cercando di uscire definitivamente dall’emergenza sanitaria, Victoria Beckham resta cauta quanto al suo ritorno in passerella.
 
“Non so se una sfilata a settembre mi sembri appropriata. Mi piacerebbe realizzare una piccola sfilata personale a Londra – presentare una collezione di lusso in un ambiente lussuoso. Ma nessuna grande sfilata è in programma per le prossime stagioni”, confida.
 
Madre di quattro figli, Victoria Beckham ha avuto un successo impressionante nel bilanciare vita familiare e carriera, arrivando persino a portare lei stessa i figli a scuola. Vestita con gli abiti del suo brand, ovviamente, ma spesso anche con la collezione creata in collaborazione con Reebok.

È un progetto che esiste da qualche anno e di cui parlo molto. Durante la pandemia il successo della collezione è stato immenso. Faccio sport tutti i giorni, è stato un piacere creare capi sportswear che fossero allo stesso tempo funzionali e sufficiantemente eleganti per portare i propri figli a scuola. Siamo sempre David o io che ce ne occupiamo”, afferma Victoria Beckham, alzando le spalle. Suo figlio maggiore Brooklyn ora vive a Los Angeles e Romeo sta per trasferirsi in Florida, dove suo padre possiede una squadra di calcio nel campionato MLS (Major League Soccer), l’Inter Miami.
 
Dopo due anni difficili, l’ex Posh Spice sembra di buon umore, soprattutto perché il suo business nei prodotti di bellezza è in piena espansione. “È un’ottima strategia per rivolgersi direttamente ai consumatori, con un’enfasi sulla sostenibilità e sugli ingredienti puliti”, spiega.
 
“La nostra attività nel Beauty ha raggiunto il punto di pareggio in un anno. Stiamo riscuotendo un enorme successo”, afferma Marie Leblanc de Reynies a proposito dell’etichetta, la cui gamma si estende dallo skincare ai prodotti di bellezza al make up. Gli Stati Uniti sono il suo mercato più grande, seguiti da Regno Unito, Francia e Germania.

Era importante per noi insistere sul lato social, di comunicare con la nostra comunità. Ho l’impressione di avere due figlie, una figlia fashion e una figlia beauty”, ride la stilista.

La prossima primavera, il marchio lancerà anche la propria linea di scarpe, concentrandosi sulla pelletteria nel prossimo Autunno-Inverno.
 
“Victoria Beckham diventerà un vero e proprio marchio di lusso e lifestyle”, insiste l’ex cantante inglese. “Ho 29 milioni di follower su Instagram con cui posso parlare direttamente. Abbiamo molte opportunità da cogliere”.

Quando le si chiede del ritorno in attivo dell’azienda, la CEO risponde: “Siamo sulla strada giusta. Era chiaramente impossibile nel 2020 a causa della pandemia, ma abbiamo retto bene. Abbiamo ridotto della metà le perdite rispetto al 2019. Da qui a due anni, avremo raggiunto il nostro obiettivo”, assicura Marie Leblanc de Reynies, lanciando un’occhiata a Victoria Beckham, che chiosa così: “Mi sento molto fortunata a lavorare con Marie e ad avere qualcuno come lei al mio fianco. Non potrei essere più entusiasta del futuro”.

articolo di

victoria beckham

“Divide et Impera” per conservare il Potere :
l’unica regola recepita dai “Regimi Democratici”

“CONTRADDIZIONI INFINITE  analizzate da Stelio W. Venceslai
con alcune “Note a Margine” a cura di Giuliano Marchetti 

Il sistema migliore per governare è quello di dividere, una vecchia regola: spezza il Paese ma consente il potere. L’Italia è la metafora di ciò che non funziona. (*1)
C’he il Paese, grazie anche alla pandemia, sia diviso è indubbio. Emerge tutto ciò che non va. 
Faccio un esempio: siamo divisi tra chi è convinto che i vaccini siano la salvezza e chi pensa, invece, che si tratti di una truffa meditata per spopolare il mondo.  Su quasi otto miliardi di popoli sulla terra, aver perso quasi due milioni di morti dimostra che il presunto complotto mondiale organizzato da alcuni “grandi” della terra (v. Bill Gates) non ha funzionato. 

Nessuno sa se il secondo richiamo può essere fatto con un vaccino diverso. AstraZeneca è fatale o no? Prima over ’60 e poi no? 

la Pandemia, Bill Gates, lavoro "in nero", evasione fiscale

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Obiettivo “PKU” delle Sei Associazioni Pazienti medici e famiglie coinvolti dalla Fenilchetonuria

È il primo evento nazionale, PKU&Noi, che si terrà online, visibile per tutti, gratuitamente, preregistrandosi sul sito pkuenoi.it. L’obiettivo dell’incontro è dare voce ai tanti volti della Fenilchetonuria, con testimonianze di genitori e figli, conoscere le novità terapeutiche e soddisfare curiosità sospese che attengono al vissuto quotidiano, cosa fare se si vuole fare sport, o come organizzarsi con le terapie mentre si è in viaggio, per esempio. La testimonianza di Nicolò Cardoselli (foto in copertina) ci racconta una storia da cui tutti abbiamo da “ascoltare” e dobbiamo imparare!

Sei Associazioni Pazienti medici e famiglie coinvolti dalla Fenilchetonuria, PKU&Noi, Nicolò Cardoselli, il World PKU Day si celebrerà 28 giugno

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Nasce a Roma l’associazione “Progetto Italia. Le eccellenze italiane” di Eva Lacertosa

Un esempio di giornalismo e di ricerca sociale con l’obiettivo di informare il pubblico su quelli che sono i lati migliori del “Pianeta Italia” (e non solo le sue tante aree oscure, illuminate magari solo per fare audience a tutti i costi) viene, da qualche tempo, dalla manager e conduttrice tv Eva Lacertosa.

La stessa ha ideato il programma tv denominato “Progetto Italia. Le eccellenze italiane”, in onda su Odeon TV dal 2019, per la regia di Leonardo Todaro, (tutte le puntate sono disponibili su YouTube).

Roma, associazione, progetto Italia, Eva Lacertosa

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Todi – Città del Libro: 1^ Edizione Fiera del Libro
#Revolvere è presente con un proprio stand

A Todi dal 17 al 20 Giugno la Federazione Revolvere sarà presente con uno stand e ben quattro presentazioni. 
La prima edizione della fiera del Libro di Todi patrocinata dalla Regione Umbria, dal Comune di Todi e dall’Ente Tutela di Assistenza e Beneficenza è un primo appuntamento pubblico a cui la Federazione dopo l’isolamento da Covid sceglie di partecipare.

Revolvere, todi città del libro

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“Io Sono il Male”: un Libro a Quattro Mani
di Andrea Cavaletto e Lisa Zanardo

“IO SONO  IL  MALE 
Quasi un thriller esoterico 

in una recensione a cura di Lidia D’Angelo

 

Nel libro intitolato “Io sono il Male” è narrata la storia esistenziale e sentimentale di Stella, una giovane donna che dalla vita ha avuto soltanto schiaffi, a cominciare dalla sua infanzia, violata e maltrattata dai genitori, entrambi tossici; i due non avevano nessun tipo di trasporto verso la figlia che consideravano un peso ed un ostacolo nella loro vita di sbandati.
Stella cresce con una fame di amore che si illude di colmare con Marco ma, dopo l’ennesima delusione, matura il malsano desiderio di farla finita e perciò intraprende un viaggio verso il luogo che aveva scelto per mettere in atto il suo piano.

Io sono il Male, Andrea Cavaletto, Lisa Zanardo, MG Libri

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Torta di mele razzista – l’ultima trovata della cancel culture

Adesso tocca anche a lei, alla torta di mele che a detta di alcuni sarebbe il prodotto del “capitalismo di guerra”, che ha “schiavizzato e commesso atti di genocidio”… Grandi reati ha commesso questo povero dolce…

Il politicamente corretto e la cancel culture possono travolgere anche innocue pietanze o dolci, come dimostra il recente furore ideologico scaricatosi contro la povera torta di mele. Quest’ultima, grande classico della tradizione dolciaria anglosassone, soprattutto di quella a stelle e strisce, è stata infatti accusata di “razzismo” dal giornale inglese Guardian, promotore di tante battaglie “civili e progressiste”. A puntare il dito contro il dolce citato è stato, nel dettaglio, un commento pubblicato su quella testata lo scorso primo maggio, rilanciato più e più volte fino a oggi sul web da commentatori ironici e critici. A firmare quel pezzo era stato allora Raj Patel, esperto di cucina e documentarista definitosi in passato come “dominato da forti simpatie anarchiche“.

Nel suo pezzo-invettiva, Patel, di origini indiane nonché titolare sia della cittadinanza britannica sia di quella Usa, ha esordito sostenendo che il tipico dessert statunitense non è nient’altro che “l’espressione del trionfo del colonialismo e della schiavitù” e che le origini della pietanza sono profondamente “intrise di sangue“; gli ingredienti necessari a preparare una torta di mele, sempre a detta dell’autore, sarebbero inoltre il prodotto di secoli di “furti” di terra, di ricchezza e di lavoro. Egli ha così snocciolato i “peccati originali” di diversi ingredienti della torta, inscindibilmente connessi alle tragedie del suprematismo e del colonialismo.

Partendo dalla mela, Patel ha infatti ricostruito le origini della comparsa di tale frutto nel continente americano, associando la diffusione delle coltivazioni di mele all’espansione dei colonizzatori europei ai danni delle terre e delle proprietà dei nativi amerindi. Il radicamento dei meli in America, accusa il giornalista, sarebbe infatti avvenuto, nel XVI secolo, al prezzo di “un vasto genocidio di popolazioni indigene”. In particolare, rimarca Patel, “i colonizzatori inglesi utilizzavano i meli come indicatori di civiltà, vale a dire di proprietà”, piantandone grandi quantità nelle aree appena strappate ai legittimi proprietari nativi proprio per simboleggiare il trionfo della civiltà europea sul tribalismo amerindio. Tale abitudine dei colonizzatori inglesi sarebbe stata recepita e rinvigorita secoli dopo da pionieri Usa come Johnny Appleseed, accusato da Patel di avere “portato questi segni di proprietà colonizzata alle frontiere dell’espansione statunitense, dove i suoi alberi simboleggiavano il fatto che le comunità indigene erano state estirpate”.

La natura razzista della torta di mele deriva, oltre che dai frutti citati, anche da un secondo ingrediente: lo zucchero. Secondo il documentarista indiano, quest’ultimo, presente sulla crosta del dolce incriminato, sarebbe irrimediabilmente legato alla tratta degli schiavi settecentesca; lo zucchero sarebbe appunto giunto negli Usa principalmente grazie al lavoro di schiavi africani impiegati nelle piantagioni dei possedimenti caraibici francesi.

Infine, Patel, nel pezzo apparso sul Guardian, scarica la sua ira antirazzista persino verso la “tovaglia a quadretti” su cui solitamente viene lasciata raffreddare la torta di mele appena sfornata. Alla base della natura “suprematista” di tale tovaglia sarebbe, afferma l’autore, il fatto che la stessia è “di cotone“, ossia un materiale tragicamente collegato all’immagine di assolate piantagioni del sud degli Usa piene di schiavi intenti a lavorare per i loro padroni bianchi. Agli occhi di Patel, la torta di mele, per i suoi ingredienti e la sua preparazione, è di conseguenza un obbrobrioso prodotto del “capitalismo di guerra“, che ha “schiavizzato e commesso atti di genocidio contro milioni di indigeni nel Nord America e milioni di africani”.

Patel ha concluso il suo commento sulla torta di mele presentandolo come strumentale a sensibilizzare la gente intorno al concetto di “giustizia alimentare” e a rendere i consumatori maggiormente coscienti del passato tenebroso celato persino dietro innocui dolciumi: “Giustizia alimentare è un termine comprensibile solo perché le comunità oppresse e sfruttate si sono organizzate per vendicarsi contro le depredazioni operate dal capitalismo statunitense”.

torta di mele, cancel culture, giustizia alimentare

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