Russia e Ucraina: il sentiment dei popoli coinvolti nella guerra

Abbiamo gli occhi pieni di immagini provenienti dall’Ucraina, ma la questione è (anche) russa. Certamente – inutile nascondersi dietro paraventi ormai lisi e trasparenti, l’attenzione prestata alla guerra che sta sconvolgendo due Paesi del nostro continente scombussola la pancia ben più di altre operazioni militari. Le ragioni sono molteplici, una tra queste è, terribile a dirsi, questione di pelle.

Superamento dei confini

Le porte di molte case sono ora spalancate, lo spirito di accoglienza tale da far dimenticare anche ai più scettici che chi arriva non ha molte delle vaccinazioni cui noi dobbiamo sottoporre i nostri figli per legge. Insomma, colore, razza, cultura e religione fungono di fatto da lasciapassare. Manca totalmente la razionalità, l’equità di atteggiamento e trattamento fa spavento, ma almeno in questo frangente dimostriamo un briciolo di umana compassione. Che però significa dare qualcosa oltre il denaro e i beni materiali.

Essere compassionevoli è comunione intima e autentica, condivisione della sofferenza: vuol dire cogliere la persona nella sua interezza – ivi compresa l’autonomia di vedute – e ridare dignità a chi sente di averla perduta. Così da poter condividere anche il tempo della gioia e della pienezza.

Il conflitto non risparmia alcuno

Rimpiangiamo la normalità (molto lontana anche per via della lunghissima pandemia): bambini che vanno regolarmente a scuola e fanno i capricci, collaboratori noiosi, fatiche esistenziali, prime pagine dei giornali facili da leggere e da dimenticare, solite faccende da sbrigare.

Ma in Ucraina c’è una guerra, e una parte di essa attraversa e colpisce anche – ma non solo – la Russia. La coda dei moscoviti per ingurgitare l’ultimo hamburger al fast food prima che chiuda i battenti – come molti marchi che, emblema della globalizzazione, stanno per lasciare il Paese – dice che la batosta sarà pesante. Sappiamo bene che colpirà anche noi, assopiti negli anni (forse anche a causa del junk food consegnato davanti all’uscio) e ciechi dinanzi a messaggi chiarissimi. La lingua parlata era la nostra, eppure – pur ascoltando – non abbiamo sentito quello che i fatti stavano dicendo.

Come ha ben scritto Franco Cardini il 27 febbraio scorso «se Mosca piangerà, non rideranno né Wall Street, né la City, né Francoforte».

Dal virtuale al reale

Un anno fa vedemmo la presentazione di un gioco elettronico dal nome inequivocabile: Point Of No Return. Facevamo molte speculazioni sulla situazione di allora, senza avere però di fronte le immagini che vediamo oggi. Mi ha colpito quella di un ragazzino dinoccolato che spingeva la sua poltrona da gaming rossa e nera, sulla quale teneva posati alcuni scatoloni. Non sembravano pesanti, ma contenevano la sua identità. E il suo intero mondo, in attesa del compimento della rivoluzione meta: i dischetti dei giochi, la consolle, le cuffie e il controller. Nonché l’immancabile telefono cellulare, con il quale chiacchierano con gli amici durante il gioco e filmano molto spesso le loro partite.

TikTok

La videocamera rende meglio la realtà della semplice immagine statica. Ed è così che le nuove generazioni si raccontano al Mondo, creando la propria biografia attraverso momenti da postare sui profili social e le registrazioni. Prima erano il look, il cibo, i posti e gli amici, ora il soggetto è la realtà. Che si tocca con le mani tremanti, e che fa male.

Usano la piattaforma i giovani ucraini e quelli russi, in parte accomunati dalla volontà di trovare una soluzione di pace, in parte divisi dal patriottismo e dal sentimento di essere dalla parte della ragione. I cittadini ucraini raccolgono milioni di visualizzazioni e rendono pubblica la loro opinione, (quasi) senza censure.

Censura

In Russia si sono mobilitati su TikTok perlopiù gli influencer, rischiando molto. Poi alcuni giorni fa l’azienda ha sospeso il caricamento di video. «TikTok è uno spazio per la creatività e l’intrattenimento che può dare sollievo e condivisione umana durante un periodo di guerra in cui le persone stanno affrontando un’immensa tragedia e sono isolate», dice una nota. «Tuttavia, la sicurezza dei nostri dipendenti e dei nostri utenti rimane la nostra massima priorità». Fine delle trasmissioni.

Ma cosa pensano i russi, non solo gli abitanti di Mosca e San Pietroburgo, della politica e del Paese?

Indicatori presi in esame: quale apprezzamento per l’Europa?

L’organizzazione Levada Center prende in esame diversi indicatori, uno tra i quali è l’approvazione delle attività del presidente, un secondo la relazione con i Paesi. Vi sono poi “lo stato delle cose” e gli aspetti economici. Lo scopo della raccolta dati è quello di fare un’analisi accurata della società russa moderna, delle sue istituzioni e sottosistemi, della storia, della cultura, della religione.

Forse è pleonastico dire che, al momento, Vladimir Putin ha grande consenso, l’Unione europea meno. Gli Stati Uniti risultano meno “apprezzati” persino dell’Ucraina. Cina molto gradita, Bielorussia graditissima.

La survey del Levada Center: la parola ai cittadini russi

Condotta dal 17 al 21 febbraio 2022 su un campione di popolazione esclusivamente russa urbana e rurale, riporta il sentimento di 1.618 persone di età ≥18 anni in 137 insediamenti, 50 entità costituenti della Federazione Russa. Le domande sono state poste a casa degli intervistati, mediante un colloquio personale. La distribuzione delle risposte è data come percentuale del numero totale degli intervistati.

Ucraina e Donbass

Sullo sfondo dell’escalation intorno al Donbass, la percentuale di coloro che hanno un atteggiamento negativo nei confronti dell’Ucraina è cresciuta: se nel novembre dello scorso anno il 43% degli intervistati aveva un atteggiamento negativo nei confronti dell’Ucraina, a febbraio di quest’anno si registra il 52%. Il 60% degli intervistati considera gli Stati Uniti e i Paesi della Nato gli iniziatori dell’escalation nell’Ucraina orientale. Prima della decisione ufficiale sullo status delle Repubbliche popolari, il 33% degli intervistati riteneva che DPR e LPR dovessero diventare Stati indipendenti, il 25% riteneva che dovessero entrare a far parte della Russia, il 26% che dovessero rimanere parte dell’Ucraina.

Approvazione delle Istituzioni, “stato delle cose” nel Paese, valutazione dei partiti

A febbraio sono leggermente aumentati gli indici di gradimento per le attività di Vladimir Putin, della Duma di Stato, del Governo russo e dei capi degli enti costituenti. Il 52% dei cittadini crede che le cose in Russia stiano andando nella giusta direzione.

Il caso di Alexey Navalny

Il 14% dei russi approva le attività di Alexei Navalny (incluso dalle autorità russe nell’elenco dei terroristi e degli estremisti), il 60% non le approva. Un terzo degli intervistati ritiene che sia stato avviato un nuovo processo contro Navalny perché “le autorità stanno regolando i conti con il loro avversario politico”. Il 44% afferma che “Navalny è processato per violazione della legge, e questo non ha nulla a che fare con la sua attività politica”. Il 23% dei russi sostiene l’inclusione di Navalny e del suo entourage nell’elenco dei terroristi e degli estremisti, il 31% non la sostiene. Alta la quota degli indifferenti, pari al 38%.

Il maggior sostegno alle attività di Navalny è espresso dai rappresentanti della fascia di età 18-24 anni: tra loro, un quarto (25%) approva le sue attività, il 46% non approva. Nei gruppi di età compresa tra 25-39 e 40-54 anni, le attività di Navalny sono approvate rispettivamente dal 20% e dall’11%, disapprovate rispettivamente dal 57% e dal 66%. Il livello più basso di sostegno a Navalny è notato tra i rappresentanti del gruppo dai 55 anni in su: il 10% approva, il 63% disapprova.

Stati d’animo di protesta

A metà febbraio il 29% dei russi considerava possibili proteste con rivendicazioni economiche, e il 23% era pronto a prendervi parte. Manifestazioni di massa con rivendicazioni politiche sono state considerate come possibili dal 29% degli intervistati, mentre il 18% si diceva pronto a prendervi parte.

I gruppi che hanno maggiormente protestato sono stati gli intervistati a basso reddito, coloro che credono che il Paese si stia muovendo nella direzione sbagliata e coloro che non approvano le attività del presidente.

Paure e problemi nella società

I russi hanno paura soprattutto della “malattia dei parenti, dei bambini” (56%), della “guerra” (53%) e della “malattia, perdita della capacità lavorativa” (41%). Tra i principali problemi della società, gli intervistati citano “aumento dei prezzi” (62%), “corruzione, concussione” (38%) e “povertà, impoverimento della maggioranza della popolazione” (37%).

Equità nella fornitura di assistenza sanitaria

Le opinioni dei russi sulla qualità del sistema sanitario sono quasi equamente divise: il 39% degli intervistati è soddisfatto, il 43% non lo è.

La maggior parte dei russi parla di disparità nell’accesso all’assistenza sanitaria: ne sono la causa le differenti condizioni economiche o l’età. L’87% ritiene che sia più facile per i ricchi ricevere cure mediche rispetto ai poveri; il 42% afferma che le persone anziane trovano più difficile ricevere cure rispetto ai giovani. Un quarto della cittadinanza russa (27%) vorrebbe che lo Stato garantisse solo una serie di servizi medici di base, mentre il 61% degli intervistati ritiene che lo Stato dovrebbe fornire una gamma completa di servizi medici necessari. Allo stesso tempo, il 70% non è disposto a pagare tasse più elevate per migliorare l’assistenza medica per l’intera popolazione russa.

Parità di genere, partecipazione delle donne alla vita politica

Nella classifica globale dei Paesi in termini di disuguaglianza di genere, la Russia si colloca all’81° posto dei 156 censiti. Secondo l’indice di partecipazione delle donne alla vita politica è, invece, al 133° posto. Il Centro Levada ha ripetuto le domande sull’uguaglianza di genere e le opinioni dei russi sulla partecipazione delle donne alla politica.

Il 68% degli intervistati ritiene che nella Russia moderna donne e uomini abbiano pari diritti e opportunità, il 37% sostiene decisamente la partecipazione delle donne alla politica.

Xenofobia e nazionalismo al potere statale

Iniziamo dicendo che, rispetto alle misurazioni precedenti, in generale il sentimento nazionalista si è in qualche modo indebolito. Interessante la valutazione dei mezzi usati per informarsi: i sentimenti nazionalisti sono un po’ meno comuni tra gli intervistati più giovani e tra coloro che utilizzano pubblicazioni online e Telegram per ottenere informazioni.

Il 27% degli intervistati concorda sul fatto che “una persona non russa non può essere un vero patriota della Russia”, il 69% non è d’accordo con questa affermazione. La percentuale di coloro che non sono d’accordo con la concessione di vantaggi ai russi in Russia è cresciuta. Il 36% degli intervistati ritiene che i rappresentanti di nazionalità russa dovrebbero avere vantaggi nel ricoprire cariche pubbliche, il 56% ritiene l’opposto.

Per misurare il livello di xenofobia, agli intervistati sono stati offerti diversi giudizi tra cui scegliere. Nei 25 anni trascorsi dalla prima misurazione, la distribuzione delle opinioni sulla questione che “un non russo non può essere un vero patriota della Russia” non è praticamente cambiata: il 27% è d’accordo con questa affermazione, il 69% non è d’accordo. La quota mancante si astiene dal rispondere.

Tra le fasce di età, la quota maggiore di coloro che non sono d’accordo con questa affermazione è rappresentata dagli intervistati di età compresa tra 18–24 e 40–54 anni: un quinto (21%) e un quarto (25%) concordano, tre quarti (75%) e oltre due terzi (72%) no.

Fede: rapporti tra Chiesa ortodossa russa e Chiesa cattolica romana

Cambia la survey, che si riferisce a un campione intervistato nel dicembre 2021.

Rispetto al 2016, è diminuito di 13 punti percentuali il numero di intervistati che definisce i rapporti tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica come “normali, funzionanti”. Dal 58% al 31%: tanto è diminuito il numero di intervistati che ritengono che i rapporti tra le due fedi siano migliorati sotto Francesco.

Allo stesso tempo, il 60% dei cittadini reagirebbe positivamente alla visita del Pontefice in Russia. Dove è considerato dalla maggior parte del campione uno dei leader mondiali del nostro tempo, autorità morale per molte persone di diversi Stati e religioni.

Chiara Francesca Caraffa

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Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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