SEMPLICEMENTE FRANCESCO

SEMPLICEMENTE FRANCESCO

Intervista a Suor Anna Monia Alfieri, legale rappresentante delle scuole Marcelline

Il nome Francesco è una promessa mantenuta. Il Santo Padre, al secolo Jorge Mario Bergoglio – CCLXVI Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma – siede sul soglio di Pietro dal 13 marzo 2013.

Tutti fratelli

Il nome Francesco è una dichiarazione di pace. Un abbraccio che accoglie ogni uomo come fratello, unico e irripetibile, di cui rispettare la fede. Papa Francesco sa che, però «la fede senza le opere è morta» (Gc 2,26).

L’intervento chirurgico affrontato recentemente dal Pontefice ha fatto sì che la stampa internazionale gli rivolgesse uno sguardo particolare, talvolta deferente, spesso affettuoso, ma non sempre generoso.

Al centro dell’attenzione mediatica, negli scorsi mesi, vi è stato purtroppo lo scandalo per riciclaggio di denaro e frode che ha come oggetto un immobile londinese. Così come la frizione – fonte il New York Times – nata tra Francesco e la Chiesa statunitense: perché negare la comunione ai politici che sostengono i diritti all’aborto? O ancora le parole contenute nella recente lettera al padre gesuita James Martin, il quale opera nella comunità Lgbt.

L’intervista

Se la stampa guarda agli scandali, ai segreti, alle questioni che dividono talvolta l’opinione pubblica, i fedeli guardano al Vicario di Cristo, al Successore di Pietro, al Pescatore di uomini da portare a Dio. «Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa e le forze degli Inferi non prevarranno su di essa». Uomo di cui riconoscono le tante doti, e le molte virtù.

Diamo la parola a Suor Anna Monia Alfieri, oltre 14.000 follower sulla sua pagina Facebook, un motto da non sottovalutare: «Gli ideali sono i Fondamentali, le Ideologie sono manette». Laureata in Giurisprudenza e in Economia, è legale rappresentante delle scuole Marcelline italiane.

Il suo obiettivo è «l’istruzione chiara della mente e la coltura del cuore», la sua vita al servizio della libertà educativa.

Ritenuta da molti un punto di riferimento per il suo pensiero libero, per la capacità di intessere un confronto politico senza pregiudizi sulla libertà di scelta in educazione. Insomma, tutti uniti intorno al bene collettivo per lanciare ponti, cercare la mediazione, senza barattare la parola chiara. Il pensiero libero conquista anche chi è lontano e parla alla persona, anche attraverso i media, sfidando le logiche di chi usa e strumentalizza. Voce fuori dal coro, è ospite quasi ogni lunedì di Nicola Porro a Quarta Repubblica.

Il suo sguardo attento e affettuoso (la scuola deve essere “affettuosa”, ha affermato il ministro dell’Istruzione) sul Santo Padre aiuterà i nostri lettori ad orientarsi.

Il valore della condotta

  • Suor Anna, il servizio ela testimonianza della fede emergono in ogni gesto di Papa Francesco. Ci aiuta a leggere e comprendere il suo insegnamento?

«Penso che il primo insegnamento che emerge sia quello di una vera ricerca di coerenza fra il credo professato e il vissuto. Può un padre non essere accogliente, non essere un educatore capace di ammonire il figlio ma di accoglierlo sempre?», chiede. «Ecco, quando penso al Santo Padre, penso al padre della parabola del Figliol prodigo, così ben raffigurato dal dipinto di Rembrant. Forse un aiuto potrebbe essere il testo “L’abbraccio benedicente” di Henri Nouwen». Questo testo descrive bene tutti i personaggi della parabola. E ci fa trovare la nostra collocazione a seconda degli anni che viviamo. Quindi «la condotta del Papa domanda anzitutto una lettura di chi siamo noi e cosa cerchiamo. Questo vale per tutti».

Un uomo normale

  • Quali ragioni, a suo avviso, spingono sovente il Pontefice a chiedere ai fedeli di pregare per lui? 

«Ho pensato che da sempre, ogni domenica, ad ogni evento con i fedeli, il Papa chiede di pregare per lui, dopo aver salutato come farebbe una persona ben educata, quando entra o esce da una casa», afferma. E poi stupisce con una battuta: «Papa Francesco sa di non essere Ironman… quindi chiede di pregare per lui. Ne ha proprio la necessità, che chiunque di noi potrebbe avere. Molto semplicemente e normalmente». Riflette: «ma, ahimè, noi non siamo abituati alla normalità, allora rischiamo di rendere straordinario ciò che è normale».

  • In occasione dell’intervento chirurgico di alcuni mesi fa tutti hanno ricordatola malattia di Giovanni Paolo II. Quali riflessioni ha fatto in merito?

«Sì, San Giovanni Paolo II ci aveva abituati ad una malattia condivisa, aiutando molti ammalati a sentirsi meno soli. Papa Francesco si è mostrato più riservato rispetto alla sua salute. Si tratta di due approcci diversi, certamente, ma non da collocare agli opposti».

Suor Anna ipotizza che forse «noi etichettiamo le persone in categorie che devono dire e fare ciò che ci aspettiamo come fossero dei burattini. Ma la libertà non funziona così: essa domanda a ciascuno di noi una certa maturità nell’accogliere l’altro non come lo vorremmo ma come realmente è».

  • Qual è l’insegnamentopiù grande che Francesco, con la sua persona, sta offrendo alla comunità, non solo cristiana?

«A mio parere quello di uno sguardo accogliente e di speranza, quello di un sentimento di tenerezza nei confronti dell’umano, comprese le fragilità, senza distinzioni di ogni tipo, ma anche senza compromessi verso la volontà esplicita di andare contro l’umanità, di distruggerla o di sottometterla. Questi atteggiamenti scatenano la sua indignazione e la sua denuncia» dice con decisione.

«Basta ricordare il supporto che ha sempre offerto alle minoranze perseguitate in varie parti del Mondo, senza temere i moniti delle ambasciate potenti».

Umiltà

  • Quali virtù associa a Francesco, e per quale motivo?

«La chiarezza, l’umiltà, il coraggio». Ancora nessuna esitazione nel tratteggiare le stesse virtù che avremmo attribuito a nostra volta al Pontefice. Ecco come continua Suor Anna Monia Alfieri: «la prima è ricercata al di sopra di ogni strumentalizzazione e con qualsiasi interlocutore. Un esempio è la sua nota verbale sul ddl Zan, assolutamente aperta al dialogo intelligente e chiarificatore, su aspetti che appaiono confusi, se non dannosi e contraddittori in ordine al fine che intendono perseguire: il rispetto della persona umana».

«L’umiltà è l’impronta visibile di Gesù di Nazaret, “mite e umile di cuore”, nella vita concreta, quotidiana, nei pensieri e nei gesti di Francesco. Il Papa è il Vicario di Cristo, si dice; il vicario, appunto, abbraccia lo stile di colui che egli “rappresenta”, che “rende presente” e che considera un modello. L’umiltà è la cifra più intelligente che la persona può spendere, per parlare a tutti e per accogliere tutti. Solo Dio è infinitamente umile, perché tutti accoglie. Da qui, lo stile del Suo Vicario».

Il coraggio non contrasta affatto con l’umiltà, ma la rende vera. «Papa Francesco non è un perdente, ma un visionario: dalla luce che intravede nelle persone e nelle situazioni trae l’energia, spirituale e fisica, per affrontare le difficoltà di ogni giorno».

Coraggio

  • Il Papa ha una personalità forte e un grande coraggio nel tentare di scardinare alcuni aspetti incancreniti della Chiesacome istituzione fatta anche di persone che sbagliano. Dove è riuscito a “cambiare le cose” e in quali ambiti, invece, non gli è stato possibile promuovere il cambiamento?

«Il cambiamento fa sempre paura perché è scomodo, mina le false certezze, come avviene a tutti i livelli e per tutti», dichiara Suor Anna senza esitazioni.

«Papa Francesco, in continuità con i suoi predecessori, ha portato avanti il cammino di una Chiesa sempre più vicina al popolo, una Chiesa che ha il coraggio di dire ciò che non va e lo cura. Certamente il Papa non si fa tirare per la giacchetta: l’accoglienza del padre non è mai paternalismo, che non fa crescere la persona, non è “educativo”, nel senso letterale di “e-ducere”, “tirare fuori” il valore nascosto o la consapevolezza necessaria», dice. E poi conclude: «penso che Papa Francesco sia un padre che chiarisce e accoglie. L’accoglienza passa sempre dalla chiarezza. Charitas in veritate, in continuità con Benedetto XVI, a partire dalle questioni economiche e dallo stile di vita di chi dedica a Dio e ai fratelli in umanità la propria esistenza. Il cambiamento è in atto e riguarda tutti gli ambiti della Chiesa».

Parlando di stili di vita, intesi ora come abitudini del quotidiano, annotiamo che Papa Francesco, diversamente dai suoi predecessori, non ha mai lasciato la Santa Sede per trascorrere l’estate a Castel Gandolfo.

  • Quali ragioni, a suo avviso, rinnovano anno dopo anno questa scelta?

Suor Anna ricorda che «Papa Giovanni Paolo II amava la montagna, era uno sportivo, quindi naturale che si dedicasse alle escursioni. Benedetto XVI ricreava il suo spirito contemplando lo spettacolo della natura di Castel Gandolfo». Poi parla per un attimo di sé: «se penso a me, ad esempio, mi piace stare a casa mia, in convento, con le mie consorelle, e dedicarmi alle mie occupazioni con un ritmo più lento: per me questa è vacanza e ristoro – aggiunge. Magari anche il Papa preferisce starsene a casa in tranquillità».

Viaggio apostolico

  • Quale significato politico ha avuto il recente viaggio in Ungheria equello in Slovacchia?

Senza esitazione, Suor Anna afferma che «alcune persone sono sempre alla ricerca del significato politico, però in una accezione partitica, che divide e contrappone. Se il Papa difende gli immigrati, lo si accusa di stare da un lato, se difende la libertà di pensiero, la non discriminazione, ecco l’accusa di pendere dall’altro».

«Se, invece, consideriamo la politica la più alta forma della carità, allora questa è servizio, presa in carico dei più fragili, contrasto della povertà e della discriminazione. Il viaggio del Papa va molto oltre la politica. È il viaggio del padre verso i figli, del fratello verso la diversità, per smuovere o ravvivare le coscienze di tutti, politici compresi.

Lo Stato, ricordiamolo, è laico non ateo… o peggio, persecutore di chi ateo non è».

Il sorriso di Suor Anna si apre: «credo che Papa Francesco ci stia aiutando a maturare un approccio più semplice, sine glossa, alla storia e agli eventi. Senza retropensieri e misteri, tutto è portato alla luce, senza ledere l’intimità che va custodita».

Stiamo per salutarci, e il congedo è in un’ultima frase da conservare. Il Santo Padre «è un modello per tutti, in primis per me e, lo dico con simpatia, anche per lei!».

Chiara Francesca Caraffa


Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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