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SUOR ANNA MONIA ALFIERI: IL MIO CAVALIERATO E’ PER RIACCENDERE L’ATTENZIONE SULLA SCUOLA

Il 28 novembre viene assegnato a Suor Anna Monia Alfieri – legale rappresentante delle scuole Marcelline in Italia, membro della Consulta di Pastorale scolastica e del Consiglio Nazionale Scuola della CEI – il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. La incontriamo con qualche ora di anticipo rispetto alla cerimonia, certi che ci sorprenderà ancora con la sua energia e con le sue parole.

Un nuovo riconoscimento

Suor Anna, cosa rappresenta per lei, a due anni dal ricevimento dell’Ambrogino d’Oro, il prestigioso
titolo di Cavaliere al Merito della nostra Repubblica?

“Anzitutto desidero dire che a questa onorificenza attribuisco la stessa lettura, il medesimo  valore simbolico, dato due anni fa all’Ambrogino d’oro. Il cavalierato non è infatti per me, ma va all’idealità che da anni porto avanti sulla libertà di scelta educativa dei genitori per i propri figli. Vent’anni fa, forse, questo aspetto era considerato in un’ottica elitaria, quasi come un vezzo dei liberali… Oggi non più così. Negli anni, per me è stato motivo di grande sofferenza il fatto che in Italia i governi che si sono succeduti non comprendessero come la mancanza di reale possibilità di scelta educativa danneggiasse le fasce più povere della popolazione. Seguire l’orientamento ideologico del “No alla scuola dei ricchi”, operata proprio dalle famiglie alto borghesi, è stato un modo vile di contrastare i diritti e impedire ai poveri di emanciparsi.

Il sacro fuoco

Cosa la ha animata nell’intraprendere questo cammino verso la parità di scelta delle famiglie in ambito educativo? “Il senso di verità, che sempre ho cercato nella mia vita, mi ha spinta a impegnarmi nel contrasto alla negazione di questa libertà fondamentale, l’istruzione. Infatti lo Stato – secondo la lettera e lo spirito della Costituzione – deve fornire strumenti perché tutti possano emanciparsi, guardando alle fasce svantaggiate, ai giovani con bisogni educativi speciali, alle persone fragili e con disabilità”.

Suor Anna Monia Alfieri ha approfondito da anni studi di diritto ed economia, e ha sviluppato la consapevolezza che l’attacco del sistema – da decenni e ancor oggi – è nei confronti della scuola dei poveri. La religiosa annota che vi sono scuole paritarie di grande tradizione educativa con rette sotto i 3.000 euro annui che, con la pandemia, si sono trovate letteralmente picconate sotto i colpi della classe politica, di sindacati e burocrazia ed hanno dovuto chiudere. Suor Anna sottolinea con veemenza che però, qui, il danno è ai poveri, i quali soprattutto nelle aree del Centro-Sud e nelle periferie non hanno più avuto un sistema scolastico di qualità, perdendo per sempre quelle scuole che avrebbero rappresentato per le classi più disagiate un valido ascensore sociale.

Il vulnus è nella burocrazia 

Secondo Suor Anna, determinando la chiusura di parecchie centinaia di scuole paritarie, i politici, i sindacalisti e i burocrati hanno impedito al Paese di avere dei presidi di libertà. A suo avviso, non a caso: si dominano con più facilità le menti ignoranti e prive di formazione, rispetto a quelle consapevoli e volitive. E approfondisce il suo ragionamento. “La chiusura forzata nel corso degli anni di parecchie centinaia di scuole pubbliche paritarie fino ad oggi ha danneggiato la stessa scuola pubblica statale. Dico pubbliche entrambe, in quanto per legge appartengono all’unico Servizio Nazionale di Istruzione. La scuola statale, affamata dalla mancanza di autonomia, ha abbassato il livello di qualità, sentendosi in regime di monopolio. In Italia tutto ciò ha condotto verso un sistema classista, regionalista e discriminatorio”. Possiamo registrare anche qualcosa di positivo? “Sì, certamente. I passi in avanti sono stati molto numerosi, tanto da smascherare lo strapotere politico e sindacale della burocrazia, dimostrando ad esempio che un allievo della scuola statale costa 10.000 euro allo Stato, uno della scuola paritaria assai meno: 500 euro! Questo mette in luce una verità, cioè che la scuola paritaria sostiene, finanzia, quella pubblica”. Suor Anna auspica quindi che con la cerimonia del 28 novembre si riaccenda davvero l’attenzione sulle istituzioni scolastiche, si risvegli la classe politica tutta in funzione di questo interesse. Non solo il Governo, ammonisce, ma anche le opposizioni, cui rivolge un appello. “Facciano un passo in avanti con senso civico. Collaborino per aiutare realmente tutte le famiglie italiane ad avere un buono scuola da spendere liberamente per la scuola che ritengono più adeguata, migliore, per i loro figli. Quindi un buono spendibile sia per la scuola statale che per la paritaria. Occorre che la politica, i sindacati e la burocrazia tolgano le mani dalla scuola, che oggi non è più un ascensore sociale”.  

Colmare il divario

C’è un tasso preoccupante di deprivazione culturale e di divario sociale tra Nord e Sud, di cui bisogna occuparsi. La morte di centinaia di scuole paritarie con solide tradizioni educative e con docenti determinati e formati a dare il massimo per i loro bambini e ragazzi, ha consegnato questi ultimi in pasto alla mafia e alla camorra, in scuole statali prive di quell’autonomia necessaria a lavorare al meglio, dal punto di vista culturale e formativo, in contesti difficilissimi. Chiediamo a Suor Anna Monia Alfieri il suo punto di vista, sapendo che il suo sguardo si posa spesso anche sulla scena politica.“Vedo uno spiraglio nella recentissima Legge di Bilancio che, pur redatta in poche settimane,lancia un segnale chiaro proprio alle famiglie più svantaggiate economicamente. Riconoscendo 60 milioni di euro alle scuole paritarie e 24 milioni di euro per il caro bollette, ha davvero guardato ai poveri. Cifre che possono sembrare briciole – sottolinea – ma che faranno la differenza sostanziale laddove la scelta è tra mangiare e riscaldarsi e allorquando la dispersione scolastica rappresenta un problema drammatico”.

Automie

Tornando al tema scuola, Suor Anna sostiene che le autonomie regionali – fatte con il buonsenso – molto potranno dare in termini di benefici. Purtroppo, a suo avviso, sono ancora troppi quei presidenti di Regione che non vogliono l’autonomia poiché ritengono che quest’ultima danneggerebbe le scuole del Sud Italia. A questo punto della nostra conversazione, la sua parola è decisa: “Ma avete contezza del Paese Italia? Regioni virtuose come la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e la Liguria che hanno fatto negli anni – senza alcuna autonomia – politiche scolastiche aperte alla libertà di scelta educativa, come quella di dare la dote scuola alle famiglie al di sotto di un tetto ISEE, hanno ottenuto tre risultati fenomenali. Entro nello specifico, perché è importante sapere i passi avanti fatti da chi tiene sul
serio alla formazione dei nostri ragazzi. Ebbene, 1) hanno salvaguardato un pluralismo educativo che si colloca al 37%, 2) hanno un sistema scolastico di maggiore qualità, come testimoniato dalle indagini OCSE-PISA, e 3) spendono meno!”. Ricorda di essere pugliese e ritiene, pertanto, di parlare con cognizione di causa e con sofferenza della situazione nel meridione. Riprende il discorso con decisione, quella propria di chi porta avanti una causa fondamentale per il futuro delle nuove generazioni. “Regioni quali la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Puglia – che non hanno mai creduto nella scuola, e per questo non hanno neppure investito risorse – hanno visto morire il pluralismo educativo che al Sud è ridotto al 4%. Quello stesso Sud dove l’alternativa sono mafia e camorra!”.

Nitidezza

Occorre, quindi, che tutti i portatori di interesse abbiano una visione chiara e complessiva della situazione: tutti gli studenti italiani, a prescindere dalle condizioni economiche e fisiche, quindi chi è povero, disabile deve avere le medesime opportunità di chiunque altro. Suor Anna vorrebbe,  insomma, che “la scuola tornasse ad essere un ascensore sociale, che punta sulla valutazione, sulla meritocrazia, capace di dare ai giovani gli strumenti per diventare protagonisti del nuovo welfare”. Politiche decennali, e soprattutto negli ultimi anni, di assistenzialismo sociale -afferma- non hanno fatto altro che togliere ai giovani la speranza, nonché la capacità di programmare e
progettare il loro futuro. “Io stessa, che faccio selezione di personale, non riesco a trovare i profili che cerco: non si trovano infatti ragionieri, segretari scolastici, infermieri. Si sono persi i profili. Ed ecco che allora la riforma dev’essere fatta sugli istituti professionali. Perché la scuola è l’asse del sapere, del fare, e del saper fare”. A suo avviso l’approccio verso la scuola è troppo ideologico. Quando sente dire che l’autonomia è troppo rischiosa per le scuole del Sud, riflette sul fatto che – invece – l’autonomia dovrebbe essere agognata soprattutto dai presidenti di Regione di tutto il meridione. Timori di interferenze mafiose? Ma allora il problema non è l’autonomia, è l’assenza dello Stato. E forse della Chiesa, in certi contesti. “Ci sono prefetti che invocano l’eroismo dei parroci… siamo a questo punto”, chiosa.

Uno sguardo alla politica 

Come valuta le critiche alla nuova legge di bilancio?

“Guardi, quando sento dire che la legge di bilancio taglia sulla scuola penso che chi lo dice non l’abbia neppure letta!”, dice, per proseguire con un richiamo che non può lasciarci insensibili. “Credo che in questo momento il Paese Italia abbia bisogno di una classe politica, sindacale, burocratica, e anche giornalistica con un maggiore senso civico”.

Sono queste le motivazioni che hanno portato Suor Anna Monia a dedicare tutta la propria esistenza alla scuola. “Non tanto perché sono una paladina  delle scuole paritarie – non lo sono affatto, dice subito, – ma perché mi impegno affinché tutti gli studenti abbiano le medesime opportunità. Sono fortemente europeista, e non posso accettare che in Italia una famiglia debba pagare una retta di 5/6.000 euro per una scuola paritaria quando la scuola pubblica ne costa 10.000 allo Stato. Non si può fare la cresta sulla scuola! Diverso è in Francia e in Germania, o in Finlandia e Svizzera, dove le famiglie possono liberamente scegliere il tipo di scuola che desiderano perché, pagate le tasse, ogni decisione in linea con le loro esigenze, e con i principi delle rispettive Leggi statali, è accolta”.

Dedica il riconoscimento alle famiglie, agli studenti, ai docenti, per poi tornare subito al cuore del problema. E’ Suor Anna a porci una domanda: “sapete quanti studenti ci sono in Italia?”. In un attimo ha risposto e ripreso la narrazione del tema che le sta a cuore. “Sono otto milioni! E in Lombardia ve ne sono oltre un milione, in Calabria 285 mila.. E i posti di lavoro e le cattedre, quindi, dove sono?”.

La domanda apre un flash sul problema delle cattedre vacanti al Nord e della disoccupazione al Sud. Tanti docenti vorrebbero restare nei paesi natii, trovare la cattedra o il posto a scuola come segretario o come bidello sotto casa, senza spostarsi fuori regione, magari a migliaia di chilometri di distanza. Secondo Suor Anna, nella scuola occorre una rivoluzione copernicana.

Sorride nel raccontare il suo vissuto

Infine, fa un raro riferimento alla sua persona, utile a far comprendere meglio il proprio punto di vista. “Io, ad esempio, da meridionale mi sento offesa a essere trattata come chi non vuole lavorare! La gente vuole lavorare, ma per dare del lavoro alla gente non serve solo il lavoro: devo dare prima delle professionalità, altrimenti le persone non possono collocarsi. E non devono essere dati sussidi, ma buoni scuola o borse di studio affinché chiunque possa studiare, darsi competenze e quindi lavorare. Sa, da suora avevo contro di me tutte le componenti: donna, meridionale e -appunto – suora! E così ho imparato che per superare i pregiudizi occorre che tutti abbiano in partenza le stesse opportunità: occorre poi impegnarsi nello studio, essere meritevoli, dotarsi di strumenti critici concreti (cultura, riflessione, lettura) per orientarsi ed emanciparsi anche in un mondo che spesso risulta razzista e che molte volte è ingrato. Ma se in questo mondo sai solo “smanettare” per ore su tic toc, in una classe da minorenne, e campare con il sussidio statale quando sei maggiorenne, e tutto questo mentre avresti le forze per formarti e lavorare… sei finito, caro ragazzo. E con te è finita l’Italia. Invece ci sarà il buon falegname e il costruttore di navi, e quando il limite diventa il trampolino di lancio non solo nello sport, ma anche in ambito scolastico – pensiamo alle disabilità, ai bisogni educativi speciali, ai disturbi dell’apprendimento – allora si compie il miracolo che solo la scuola può fare! ”.

Ringraziamo Suor Anna per la cortese disponibilità, la quale risponde ancora sorprendentemente. “Che nasca ancora una figura come Milani, Moro, Montessori, Puglisi: ne abbiamo bisogno!”.

                                                                                                                               ©  Chiara Francesca Caraffa

 


Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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