Tra ELITES e MINORANZE

“TRA ELITES E MINORANZE“ – Un viaggio attraverso i secoli che parte dal ‘600 per giungere fino al ‘900…le occasioni mancate dell’ ITALIA

di Cristian ARNI

C’è bisogno di élites in un paese Democratico come antidoto contro il populismo? Le minoranze sono davvero il sale della Democrazia? E l’Italia è più elitaria o elitista? C’è bisogno in Italia degli uni quanto degli altri? A questa serie di domande, come ad altre, hanno cercato di rispondere in un saggio il politologo MASSIMILIANO PANARARI e lo storico FRANCO MOTTA che su un articolo apparso qualche tempo fa sulla Stampa ponevano l’accento sul “delicato argomento” in grado di accendere gli animi dei benpensanti e dei “puristi” della Democrazia, pronti ad “aggredire” ed inveire contro se ci si sofferma ad una superficiale lettura della questione.

Un lavoro a quattro mani dal quale è scaturito il libro intitolato “ Elogio delle minoranze,le occasioni mancate dell’Italia” (Edizioni MARSILIO – pp.221, € 16), un saggio in cui come ha affermato il politologo Panarari: “ Siamo in grado di collezionare e mettere insieme quelle minoranze che hanno contato, a partire dal tardo ‘400 fino ai giorni nostri. Minoranze che avevano in comune, senza forzare, l’idea di un’Italia migliore. L’idea che potesse diventare un’unità culturale e un paese normale, avanzato laico, secolarizzato.”

Partendo dalla desertificazione e dallo spopolamento dei ceti medi che rappresenterebbero tali  minoranze, bisognose di una sponda istituzionale a loro confacente, secondo i due autori sono  “Quelle quelle degli eretici italiani del Cinquecento e i social-riformisti dell’Italia del primo Novecento, i galileisti del Seicento e gli igienisti dell’Ottocento, i liberali di sinistra e progressisti” .

Gli autori hanno posto una breve avvertenza ad uso dei lettori, per evitare che si possa pensare a loro come a degli antitaliani e che quelle minoranze devono essere ricordate come un esempio con un proprio valore. “Avvertenza necessaria e inascoltata viste le recensioni del libro di MARCELLO VENEZIANI su Il Giornale e di CORRADO OCONE sul Corriere della Sera – racconta l’editorialista GOTOR – che accusano gli autori, a torto e letti male, di essere radical-chic e di aver raccontato una storia di aristocraticismo”.

Al contrario “l’elogio delle minoranze riguarda movimenti che hanno avuto una dimensione popolare e di massa. Che cercavano di indicare una riflessione altra rispetto a ciò che era il pensiero dominante”, ma destinati, i protagonisti , come racconta Panarari “molto spesso a vedere la sconfitta dei loro progetti” – E’ un filo rosso che attraversa il libro alla ricerca di quegli elementi fondanti di quella che avrebbe potuto essere un’altra Italia”.

“E se c’è una via d’uscita –  scrivono i due autori – se una minoranza oggi può assumersi il carico di rimettere in moto il meccanismo inceppato dell’interesse collettivo, essa non può che provenire dalle file di un ceto medio democratico e liberale che si dimostri capace di tornare a essere un soggetto propulsivo, di interpretare i nuovi conflitti e di combattere implacabilmente, come auspicava Piero Gobetti”.

“Per tanto si sente la necessità di nuove minoranze e di élites capaci di produrre una meritocrazia autentica per un nuovo ascensore sociale quale fondamento vitale di una Nazione; élites democratiche, inclusive e permeabili, non di casta o cristallizzate sui privilegi”…citando uno stralcio della postilla conclusiva, proseguendo ”… il bisogno di élites che non siano né ciniche né indecise che esercitino il processo di uguaglianza attraverso una guida di inclusione in primis dei giovani e delle donne, soggetti tenuti fuori per troppo tempo dai luoghi decisionali di un potere tradizionale… i quali costituiscono una speranza attraverso un’autentica selezione che ne valorizzi le reali capacità..”

Riflessioni dunque importanti , poiché gli autori affermano : che di élites un corpo sociale e una nazione hanno bisogno, ed il loro rigetto si tinge, di frequente, di accenti rabbiosi provenienti dai settori politico-culturali intessuti di sentimenti e fobie che con la democrazia c’entrano ben poco, rivendicando con forza l’antipopulismo come componente di ogni dottrina e pensiero democratici- poiché “…come malauguratamente non è abbastanza chiaro a tutti, la democrazia non coincide con il populismo…” pertanto a detta di Panarari e Motta “…ogni accusa è rigettata al mittente serenamente riguardo rimostranze di antidemocraticità di queste tesi”.

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