“Per una REPUBBLICA PRESIDENZIALE” (un convegno del Cesi)

Mercoledì 25 luglio, in Roma, alle ore 17, nella Sala del Refettorio presso la Camera dei Deputati, ha avuto luogo la presentazione del volume riguardante gli Atti del 2° Convegno Nazionale CESI – Centro Nazionale di Studi Politici e Iniziative Culturali, sul tema “Per una Repubblica Presidenziale della Partecipazione e delle Competenze”. I lavori venivano introdotti e coordinati dall’on. Prof. GAETANO RASI – Presidente del CESI, che esprimeva un vivo ringraziamento a tutte le autorevoli presenze nella sala ed in particolare al Dr. MARCO De’ MEDICI – Segretario del CESI e, con lui, a tutti coloro che avevano contribuito alla organizzazione di tale incontro; tra questi, ovviamente, gli Autori del Volume, già Relatori nel Convegno, svoltosi presso la sede del CNEL il 15 dicembre 2011, ringraziandoli tutti singolarmente.

Il Prof. Rasi pertanto evidenziava la indiscutibile attualità dell’argomento, dato che il Senato nella stessa mattinata aveva approvato la proposta di legge sul presiden-zialismo, notevole passo in avanti verso una Repubblica Semipresidenziale, iniziando così l’iter per giungere finalmente alla tanto attesa Terza Repubblica, da più tempo auspicata sia dal CESI, sia dallo stesso Relatore(*1).  Data l’occasione, il Prof. Rasi si soffermava ad illustrare la natura e le finalità del CESI, quale centro di studi ed iniziative culturali, con lo scopo di promuovere e coordinare analisi politiche, valutazioni di prospettive nonché, eventualmente, programmi e progetti per una nuova fase politica costituente, ispirata ad un moderno pensiero politico, fondato sulla sintesi tra i valori di libertà e di eguaglianza, sul responsabile bilanciamento fra i diritti e i doveri  dei cittadini, sul superamento delle ideologie individualiste e collettiviste. Tra gli obiettivi del CESI – proseguiva Rasi – è la elaborazione di proposte per una Italia che sia presente in maniera determinante in Europa, nell’auspicio che l’Europa sia protagonista nel mondo e, a tal fine, proponendo la propria disponibilità nei confronti di tutte le adesioni e di tutti i contributi che si ispirano a questi principi.

Tornando all’argomento specifico dell’odierno incontro, il Prof. Gaetano Rasi precisava  che il CESI – quale centro studi indipendente – non desidera assolutamente voler rappresentare alcuna corrente politica specifica, ma solo orientamenti tendenzial-mente utili per il bene dell’Italia, da essere ulteriormente elaborati ed espressi da coloro che svolgono diretta attività politica (*3). Inoltre il CESI si propone di contribuire – nei limiti delle sue possibilità – a formare una nuova classe dirigente politica che si ispiri ai principi e ai valori appena enunciati. In particolare si auspica che l’istanza presidenzialistica non sia scissa dalla riforma, nei metodi e nelle fonti, della selezione della rappresentanza politica futura. Il problema incombente è quello della qualità della classe dirigente e della base democratica che la esprime. Tale nuova base democratica non può più essere quella del cittadino anonimo, bensì quella del cittadino individuato come persona che opera concretamente nella vita sociale, professionale, economica, culturale della nazione. Insomma la moderna concezione democratica non è più quella del cittadino indifferenziato che esprime un voto anonimo – che è solo un numero – ma bensì del cittadino  che si esprime secondo le proprie competenze e il proprio ruolo nella vita della società italiana nel quadro europeo.

Nell’attuale fase di crisi politica e sociale, oltre che economica, non sono più sufficienti le riforme settoriali e parziali, di mera precisazione e comunque particolari, quali per esempio il problema del numero dei parlamentari, oppure quello del finanziamento dei partiti, o l’inserimento nella Costituzione dell’obbligo del pareggio del bilancio statale. Sono queste tutte problematiche importanti, ma che da sole non sono in grado di risolvere la crisi generale che incombe, né in grado di affrontare i profondi cambiamenti intervenuti nel nostro paese, in Europa e nel mondo. Infatti, l’attuale situazione di forte evoluzione delle, e nelle, formazioni politiche che determinano le strutture istituzionali, si inserisce nelle modifiche riguardanti la vita e il comune sentire della società nazionale, a sua volta fortemente influenzata dai fenomeni di globalizzazione in corso. A giudizio del Relatore, quest’ultima si caratterizza – come ciascuno di noi può constatare – oltre che per il costante aumento della popolazione mondiale, per i veloci spostamenti internazionali delle persone, delle merci e dei capitali, nonché per il trasferimento in tempo reale e in tutto il mondo dei progressi scientifici e tecnologici, nonché dei modelli comportamentali; da qui il mutamento nel modo di ragionare delle nuove generazioni, ma anche le loro angosce per le incertezze circa il futuro e il ruolo che potranno avere. E’ evidente che il CESI non può affrontare esaurientemente tale enorme problematica, né confezionare ricette risolutive di così grande e impegnativa natura, ma invece intende concretamente affrontare i temi specifici della struttura politica italiana impegnata nel più ampio contesto europeo.

Per ritornare al tema dell’incontro, Rasi affermava la necessità di affrontare una decisa fase costituente per giungere al rifacimento integrale della Costituzione entrata in vigore nel 1948. Vi sono punti di essa che, oggi, debbono essere interamente riformati e vi sono punti che in essa debbono essere riaffermati e soprattutto applicati. Per tutti questi aspetti, anzitutto è necessario denunciare l’errore che da molte parti si compie quando si contrappongono i valori del lavoro a quelli della libertà. La libertà è una precondizione personale e sociale ad ogni soluzione politica e per ogni istituzione pubblica e privata. Per esempio, consideriamo l’art. 1 della Costituzione vigente che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Secondo alcune recenti tesi sarebbe stonato rispetto ad altre Costituzioni dell’Occidente. Premesso che non è detto che dette Costituzioni siano aggiornate o all’avanguardia della civiltà e delle funzionalità, va riaffermato che tale articolo in un rifacimento completo della Costituzione non solo andrebbe confermato, ma anzitutto andrebbe applicato. Si dovrebbe, cioè, passare dalla semplice enunciazione alla sua realizzazione portando tutte le forze del lavoro, dipendente e indipendente, imprenditoriale e professionale, culturale e spirituale, dentro la rappresentanza parlamentare. Piuttosto tale articolo andrebbe completato con la dizione che la Repubblica italiana è democratica e fondata sul lavoro e sulla libertà, in quanto la libertà – come già detto – è una indispensabile condizione dell’agire politico, che acquista le sue dimensioni reali solo nell’operare insieme con gli altri esseri umani, cioè nell’ambito di una società nazionale giuridicamente organizzata. Del pari, a proposito della recente polemica sulle colpe della concertazione tra sindacati dei lavoratori, sindacati dei datori di lavoro e autorità di governo, si ritiene che si debba osservare che l’errore sta nel metodo e nella strumentalità finora praticate e non nel dialogo e nell’eventuale accordo. Come è noto l’accusa è quella di aver scaricato, soprattutto dagli anni ’80 in poi, sul bilancio statale molti pesi derivanti dalle concessioni che, per ragioni di consenso precario, le forze politiche hanno fatto, invece di affrontare i veri problemi della programmazione e della partecipazione produttivistica. Il problema non è quello di abolire il colloquio tra i tre aspetti della realtà sociale ed economica di una società organizzata a Stato, ma è quello di far sì che i colloqui, gli accordi e la concertazione si svolgano non solo saltuariamente e in condizioni di crisi ma strutturalmente e con continuità in un ambito istituzionale. Esiste già in Italia un organismo che nella impostazione logica della sua origine è deputato  a questo scopo: il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, che è necessario farlo funzionare come organo costituzionale a tutti gli effetti. A conclusione del suo intervento, il Prof. Rasi accennava ad una ulteriore riflessione sulla vera natura della crisi finanziaria, ora diventata anche recessione economica generale, che imperversa non solo sull’Italia e sull’Europa. Nel volume in oggetto questo argomento è trattato, oltre che nella sua genesi, anche nel suo svolgimento e nella sua possibile evoluzione. L’importante è avere la consapevolezza che l’attacco non è solo alle singole economie nazionali dell’Europa, ma è all’Europa intera (*3) come “Unione”, purtroppo non ancora compiuta, ma che si confronta con le grandi entità continentali del resto del mondo. L’attacco all’euro è l’attacco ad una moneta che è destinata ad essere protagonista dell’economia mondiale in una inevitabile, ma anche naturale competizione con il dollaro e con quelle altre monete che compariranno come espressione del mutato quadro evolutivo della geo-economia mondiale.

Dopo aver letto numerosi messaggi di adesione e prima di dare l’avvio ai diversi interventi dei vari Relatori, veniva invitato al tavolo di presidenza il Senatore ALTERO MATTEOLI, presente in sala e già Ministro delle Infrastrutture nell’ultimo governo Berlusconi, prima dell’ avvento a Palazzo Chigi del “Team” dei Professori.

Il senatore del P.d.L. esordiva affermando che quando Rasi aveva organizzato tale incontro non sapeva certo di farlo nella giornata in cui il Senato avrebbe votato il semipresidenzialismo. Questa idea della “Repubblica Presidenziale” partì all’inizio degli anni ’70 dal Segretario Politico del M.S.I. – un piccolo partito che era improvvisamente passato da 24 a 56 deputati e da 9 a 39 senatori. La odierna votazione al Senato ha suscitato un’emozione molto forte, una vera svolta storica, anche se forse non entrerà mai in vigore. Rasi nella sua relazione – affermava Matteoli – ha parlato di lavoro e di libertà tanto da meritare un caldo ringraziamento ma, per quanto riguarda il futuro dell’Italia, a giudizio di Matteoli, l’Italia andrà incontro a un periodo ancora peggiore dell’attuale, dato che il capo del Governo ed il capo dello Stato avrebbero congiuntamente deciso di farci andare al voto prima della scadenza, per non logorarsi ulteriormente ed è ben difficile per i partiti dire di no. Infatti, nonostante il forte malcontento e le molteplici critiche, il governo ha potuto varare i suoi provvedimenti solo attraverso il voto di fiducia e ha fatto peraltro crescere a dismisura il prelievo fiscale. Andando alle elezioni, si impedirà di votare il semipresidenzialismo anche alla Camera, anche se tale argomento presto dovrà comunque essere riaffrontato. Del resto gli uomini di cultura hanno obblighi diversi dai politici: essi devono seminare incertezze laddove il politico deve invece dare certezze. Ma ci vuole sempre un movimento culturale che apra la strada e per questo motivo incontri e dibattiti, come quelli proposti dal CESI, assumono una importanza fondamentale.

La parola passava quindi agli altri illustri Relatori che avevano svolto i relativi interventi di base al II Convegno CESI, nella Sede del CNEL  a Roma, i quali hanno così riepilogavano ed aggiornavano gli argomenti di propria competenza.

>Il Prof. FRANCO TAMASSIA, costituzionalista, affrontando il tema della riforma della Costituzione italiana, affermava che, nella prospettiva a breve di nuove elezioni, ci sarà una nuova stasi sulla strada delle riforme intraprese. Siamo infatti oramai al termine di un ciclo biologico del sistema, giunto inevitabilmente alla fine. Occorre dunque esaminare i mali attuali, iniziando dal valore imprescindibile dell’unità nazionale. Va infatti osservato che le Costituzioni tedesca e francese non sono federali, mentre in Italia e Spagna, i paesi più in crisi in Europa insieme alla Grecia, si riscontra un massimo decentramento e, mentre le Nazioni devono necessariamente tendere all’unità, i poteri delle Regioni vanno contro detta unità. Questa va dunque recuperata attraverso il presidenzialismo, perché solo così il Capo dello Stato sarà in possesso di un’autorità superiore. Il secondo valore da salvare è quello della partecipazione dei cittadini al governo della “res publica”, evitando l’autocrazia attraverso una riforma del sistema elettorale ed attuando la riforma dei partiti politici, attraverso una loro regolamentazione interna. Il terzo valore è infine quello della rappresentanza politica che, in sede istituzionale, dovrebbe consistentemente  avvalersi del mondo della cultura e del mondo del lavoro. Solo così essi possono diventare politicamente rappresentativi della nazione. Nel volume qui presentato, veniva indicato il CNEL come naturale sostituto dell’attuale doppione delle due Camere, costituendo così finalmente una vera rappresentanza delle competenze. Invece la Camera delle Regioni non fornirebbe migliori risultati, in quanto in tal caso gli interessi regionali finirebbero per prevalere sugli interessi nazionali. Molti hanno parlato poi di una nuova Assemblea costituente, ma essa in verità è un organo extra ordine e dovrebbe ricercare pertanto una nuova legittimazione, dando vita ad un’autentica Assemblea costituente dotata di tutti i poteri possibili per varare una nuova Costituzione. In caso opposto lo Stato italiano presto o tardi si disintegrerà. In conclusione il processo costituente che il CESI propone è forse l’unico strumento che, nella crisi epocale in cui versa l’Italia, potrebbe condurre a quelle trasformazioni fondamentali che oggi la storia ci chiede.

>Il Prof. CARLO VIVALDI-FORTI, sociologo, nel suo intervento, precisava di non ricollegarsi personalmente ad una visione prettamente politica delle riforme istituzionali, ma piuttosto all’evoluzione della base economica della società, in quanto, a suo parere, l’Italia è giunta alla chiusura di un circolo storico ormai irrecuperabile. Per risollevarci si debbono risanare le basi della nostra società, riscrivendone alle radici le regole. Oggi infatti la situazione economica e politica del paese non regge più: 20 anni fa crollava la Prima Repubblica, la Seconda Repubblica è stata dominata da Berlusconi e da Prodi, ma entrambi, per mancanza di veri poteri, non hanno potuto modificare la situazione dell’Italia, a causa di un impedimento di base che neppure loro potevano superare. Purtroppo se si voterà presto, come si vocifera da qualche parte, questa volta non si potrà cambiare nulla; ma in ogni caso la prossima legislazione dovrà sicuramente cambiare le sorti del paese. Bisogna dunque gettare le basi per proporre nuove soluzioni, in particolare per quanto riguarda la rappresen-tanza basata sui partiti in quanto, pur avendo ancora una funzione decisiva nella società, debbono essere giustamente e necessariamente regolamentati, attraverso nuovi statuti interni. Per quanto riguarda il Senato, il Relatore precisava un suo scarso entusiasmo verso un Senato federale, non perché minaccerebbe l’unione della nazione, come ipotizzato da altri relatori, ma perché trasporterebbe a livello locale le problematiche particolari nazionali, mantenendo altresì la struttura di una Camera partitocratica. Il Relatore si dichiarava, dunque, personalmente favorevole ad una Camera formata dai rappresentanti delle categorie, della cultura e dell’intelletto. A questo punto potrebbero sorgere spontanee alcune domande: il bicameralismo imperfetto potrebbe portare a un’impasse istituzionale? E come si potrebbe rimediare a tutto ciò? L’importante è dunque che le riforme vengano studiate sotto un profilo sociale ed economico. Utopia, questa? – si interrogava quasi provocatoriamente lo stesso Relatore, che concludeva il suo intervento dichiarando: “In momenti normali sicuramente sì ma, se non ci sbrighiamo, noi rischiamo addirittura che l’Europa e l’Occidente vengano travolti prima che una qualsiasi riforma sia attuata”.

>Il Prof. RICCARDO SCARPA, politologo, apriva il suo intervento affermando perentoriamente che oramai siamo in stato di guerra, di cui solo i gonzi non se ne sono accorti, dopo l’annuncio di alcune agenzie di rating di prepararsi a declassare l’Unione Europea. Il gioco è infatti palese, con un attacco agli Stati nazionali per obbligarli a tartassare i cittadini e determinare in risposta movimenti populisti destabilizzanti e farli uscire dall’euro; in secondo luogo un attacco finale all’Unione Europea col proposito di smembrarla. Il risultato finale perseguito sarebbe l’annullamento dell’unica moneta in grado di contrastare il predominio del dollaro statunitense e la distruzione dell’unico, pur insufficiente, embrione di una Europa politica che potrebbe riportare il vecchio continente a giocare il suo ruolo nel mondo. Ciò è ancora più evidente, poiché, dopo l’attacco di varie agenzie di rating a paesi deboli come la Grecia la Spagna e l’Italia, è ora la volta di Germania, Olanda e Lussemburgo.  Il problema vero è che noi abbiamo perso la nostra sovranità. La differenza tra la vecchia distinzione tra le forze al governo (monarchia, aristocrazia o democrazia) e la concezione machiavellica (repubblica-monarchia) ha spostato l’attenzione della dottrina politico istituzionale. Quando si dice “repubblica una e indivisibile” si enuncia in realtà il principio monarchico della riduzione delle varie forze ad unità. Quando i coloni americani si ribellarono alla monarchia inglese, lo fecero perché non erano rappresentati in Parlamento e quindi non potevano crearsi una propria forza rappresentativa. Nella Rivoluzione francese del 1791 si parlava di  “repubblica una e indivisibile”; in Italia il risultato del Risorgimento nazionale è una “nazione unica e indivisibile”…. la sovranità è dunque la capacità di esprimere una volontà, che gli attuali Stati nazionali hanno perso da tempo. E’ stata infatti tutta l’Europa a perdere la seconda guerra mondiale e non solo alcuni Stati, come si crede generalmente. Dopo la seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna perse infatti l’Impero. Con la globalizzazione, fenomeno inevitabile e sempre esistito nella storia (vedi Catone col suo “Delenda Carthago”, mostrando al Senato la frutta fresca pervenutagli dalla città rivale) oggi vige la libera circolazione dei fattori produttivi. E tra questi, quello che circola senza barriere è il capitale finanziario, con un semplice click di un computer; il risultato è che la speculazione è oggi sovrana e si sta mangiando l’economia reale. Come nel caso della agenzie di rating, è tutto un problema di sovranità e nessuno Stato europeo è oggi dimensionato per decidere o prendere provvedimenti in merito (*3). Dobbiamo perciò ricostruire la nostra sovranità, senza però smontare l’Unione Europea che, anzi, si deve rafforzare, in quanto la situazione è grave e siamo in uno stato d’eccezione che dovremo necessariamente gestire al meglio se vorremo continuare a esistere. Insomma, occorre puntare diritti agli Stati Uniti d’Europa. Questo fine sarà anche nobilmente utopico, ma il ritorno alle sovranità nazionali oggi sarebbe privo d’ogni concreta oggettività.

>L’on. CARLO CICCIOLI – medico e parlamentare, quindi sia professionalmente, sia politicamente attento alle complesse tematiche collegate al Servizio Sanitario Nazionale, iniziava il suo intervento ipotizzando di essere oggi – noi come Paese – in un tempo di grandi trasformazioni che ciclicamente si ripropongono, come già si è riscontrato in più riprese nella storia dell’Italia dal dopoguerra ad oggi, e precisamente nei periodi 1948/60, 1960/83, 1983/92, 1994/2012. Simili analogie si riscontrano anche in Europa, che è in fase di composizione/scomposizione e che dovrebbe divenire una “Europa compiuta”, comprendente anche la Russia. Infatti oggi l’Europa è in larga parte tributaria del petrolio e del gas naturale che la Russia possiede invece in abbondanza, nei suoi vastissimi giacimenti.

Passando poi ad altro argomento, già esaminato ampiamente nel volume oggetto della presentazione, il Relatore illustrava quanto la Sanità viene oggi a gravare sui bilanci delle Regioni italiane, costituendo – con aliquote tra il 65% e l’80% – una delle maggiori spese dello Stato. Oggi il nostro S.S.N. assiste tutta la popolazione residente, compresi gli extracomunitari che fanno ricoverare presso le nostre strutture anche i loro familiari giunti appositamente (e “fraudolentemente” –ndr) con un permesso turistico (*5), per poi tornare al loro paese, una volta curati e “revisionati”. Il nostro sistema sanitario è certamente da difendere ma necessita di un punto di equilibrio, con un opportuno contenimento dei costi. A tale scopo è indispensabile anche un recupero della nostra tradizione storica, attraverso un sistema di assistenza curato da confraternite laiche e di un volontariato socio sanitario per integrare il sistema fondamentale di base…… altrimenti non ce la faremo ed ogni sforzo sarà vano.  E’ invece necessario che le prestazioni volontaristiche debbano essere considerate come una nuova risorsa, insieme all’educazione e alla prevenzione.

Infine è da notare – proseguiva il Relatore – come la ricerca scientifica essendo oggi così avanzata, teoricamente è possibile tenere in vita i nostri corpi per sempre, con il cosiddetto accanimento terapeutico, con costi altissimi e una qualità della vita comunque assai precaria; pertanto, si è di fronte ad un altro problema non facile da affrontare ma che dovrà essere tenuto in seria considerazione da chi si occuperà in futuro di politica sanitaria. Al termine del suo intervento, il Relatore concludeva con un accenno ai problemi inerenti la salute mentale, le devianze e le marginalità, che in futuro sarà possibile controllare a distanza attraverso tecnologie digitali applicate ai cellulari. In tal modo si potranno abbinare due effetti positivi: velocità d’intervento e massima riduzione dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale.

>L’on. MANLIO CONTENTO – Componente Commissione Giustizia, concludeva brillantemente la serie degli interventi, esaminando la crisi dei partiti politici come crisi delle competenze. Secondo il Relatore, le diverse competenze – se non in correlazione con la politica – rischierebbero di generare una preoccupante tecnocrazia, così come una politica orfana di competenze tecniche, professionali e culturali spianerebbe alla tecnocrazia l’iter per sostituirsi alla democrazia. Quindi solo attraverso una maggiore attenzione da parte dei partiti politici sul tema della qualità e della conoscenza nella formazione della classe dirigente si potranno scongiurare questi pericoli.

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(*1) Da citare opportunamente il libro scritto proprio da Rasi su tale argomento, pubblicato ad inizio 2011 da Edizioni Pagine – tra i “Libri del Borghese”

(*2) Al riguardo va citato che il 13 luglio si è svolto a Bracciano un interessante convegno organizzativo del CESI,  ove si sono poste le basi per la elaborazione di un “Manifesto” con cui aprire una discussione ed un dibattito proprio con coloro che svolgono diretta attività politica nelle Sedi Istituzionali.

(*3) Quanti tra noi, di una “certa età”, ricordano di aver letto da ragazzi il libro di Jean Thiriart “Europa: un Impero di 450/ Milioni di Uomini” ?

(*4) Sull’argomento della sovranità nazionale collegata alla sovranità monetaria va citato anche un’altra approfondita “Tavola Rotonda” svoltosi presso la sede del CENSIS in Roma, con la partecipazione di Francesco Maietta, Giuseppe Roma, Ketty Vaccaro, Marco Baldi e Giuseppe De Rita.

(*5) Ricollegandoci ai blitz un po’ spettacolari della G.d.F ed Agenzia Entrate nei luoghi simbolo delle vacanze per i vip – con il giusto obiettivo di colpire una troppo disinvolta evasione fiscale –   nonché ad un efferato delitto compiuto a Roma contro appartenenti alla comunità cinese, sarebbe auspicabile, oltre ad un più efficace controllo sul lavoro irregolare o in nero, una opportuna tassazione dei trasferimenti all’estero effettuati dagli stessi extracomunitari  tramite le varie Agenzie Transfer Money. Infatti in questo caso il danno per il nostro Paese è duplice, in quanto vi sono retribuzione non assoggettate ad imposta e il successivo trasferimento fuori Italia degli stessi redditi.

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Giuliano Marchetti

Direttore Editoriale di Consulpress, Commercialista e Revisore Contabile.

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