Una intervista sulla CULTURA

LA CULTURA SI FA IN QUATTRO

di Cristian ARNI

Incontro con quattro protagonisti della Scena e della Cultura romana: Alessandro Berdini, Franco Scaglia, Fabrizio Grifasi e Massimo Monaci.

E’ passato un anno dall’incontro avvenuto nella redazione del Corriere della Sera con alcuni dei protagonisti della Cultura e dello Spettacolo dal vivo della Capitale: i due rappresentanti di organismi pubblici, Franco Scaglia presidente del Teatro di Roma ed Alessandro Berdinipresidente dell’ A.T.C.L., e i rappresentanti di due organismi privati, Fabrizio Grifasi direttore del Roma-Europa e Massimo Monaci direttore artistico dello Stabile privato, con interesse pubblico, Eliseo e Piccolo Eliseo.

In tale occasione furono affrontati temi ed argomenti importanti in merito alla crisi dei fondi da destinare alla Cultura, con tagli che ammontavano al 2012 (anno dell’incontro a cui ci riferiamo) in media al 40%, con un ritardo nella riscossione intorno ai tre anni. Normale che con scenari così “apocalittici”, per dirla biblicamente senza risultare necessariamente catastrofisti, si sentisse bisogno e necessità di fare il punto della situazione per pensare anche come affrontare, da parte di chi vive dall’interno le problematiche legate alla circostanza, la situazione in maniera tale da non lasciarsi “travolgere” dalla mannaia abbattentesi indiscriminatamente sull’ intero sistema produttivo. Ne scaturì così un’interessante intervista, a cura di Emilia Costantini, pubblicata sul Corriere della Sera in data 29 Giugno 2012 che si consiglia di leggere attentamente, come riportata nella versione integrale al seguente link:

https://roma.corriere.it/roma/notizie/arte_e_cultura/12_giugno_29/forum-teatro-crisi-pubblico-resiste-201805308094.shtml

L’apprensione unanime espressa in tale occasione resta a tutt’ oggi enorme, viste le criticità con le quali gli operatori del settore esercitano quotidianamente la propria attività a sostegno e favore della cultura e dello spettacolo dal vivo. Settori già duramente colpiti nel corso di questi ultimi tempi da continui tagli che non poco hanno penalizzato un intero ramo del  nostro patrimonio storico ed artistico, non solo coinvolgendo la produzione e la diffusione dello spettacolo dal vivo, ma anche la fruizione tutta da parte di chi vorrebbe dedicarsi in maniera salutare al diritto sacro santo di vivere ed esercitare la propria funzione di cittadini di uno Stato sano culturalmente sviluppato avendo a cuore la cura dei nostri beni architettonici ed artistici. Un intero settore di mercato forse un po’ sottovalutato da qualcuno o da chi non ritiene utile e necessaria la salvaguardia e il fermento culturale che nonostante le difficoltà continuano a svilupparsi al suo interno con iniziative che permettono a tutto questo di non affondare nello sconforto e nell’inedia.  Un settore la cui vivacità e vitalità permettono più di ogni altro ambito, oggi come oggi, di produrre effetti positivi che potrebbero far fare la differenza per il rilancio economico, produttivo del paese, con benefici effetti anche in termini occupazionali. Sappiamo bene quanto sia importante, per un paese civile e moderno, rilanciare, valorizzare ed incentivare lo sviluppo del proprio patrimonio artistico tenendolo nella giusta considerazione; un bisogno che è elemento fondante e fondamentale per l’identità culturale di un popolo. Stessa cosa possiamo dire per il Turismo, altro fiore all’occhiello del nostro paese da cui potrebbero derivare importanti e fenomenali risultati, in parte già in essere nonostante le terribili lacune e mancanze che, se colmate, potrebbero procurare enormi vantaggi in termini di ricaduta e risposta economica.  Ma il rischio che anche in quest’ambito si corrano dei pericoli seri non è poi così remoto, ed è un vero peccato se consideriamo che abbiamo da offrire un patrimonio innegabile riconosciutoci da tutto il Mondo, essendo al primo posto nella listaUnesco per numero di tesori dichiarati “Patrimonio dell’Umanità”, eppure il Ministero per i beni culturali rischia quasi il tracollo per morosità e per il drastico taglio dei finanziamenti cui continua a essere sottoposto dai governi di ogni colore (per dettagli in merito vi rimandiamo ai link più sotto).

Questo, anche, quanto affermato nell’intervista dai quattro esponenti della cultura capitolina che continuano a sostenere e promuovere attività, iniziative ed eventi di qualità artistica notevole per contenuti e proposte artistiche nonché offrendo una qualità del servizio che ancora ad oggi riescono a realizzare con occhio attento e critico senza il timore di osare agendo oculatamente per proporre il meglio che abbiamo nel nostro panorama artistico almeno per quel che riguarda l’ambito dello spettacolo dal vivo. Un impegno forte e chiaro che ad oggi prosegue costante, con tutte le difficoltà di cui sopra, ma i cui positivi risultati si fanno sentire in termini di presenze e risposta di pubblico, vero incentivo che stimola la voglia ad andare avanti e fare bene il proprio lavoro pur sfidando le condizioni poco favorevoli; insomma i segnali ci sono e sono ottimi, almeno per quanto riguarda la ricaduta in termini di pubblico; pubblico che resiste o meglio esiste, anzi è addirittura aumentato, secondo i dati riportati nell’intervista; dati che si riferiscono sia al botteghino che all’incremento del numero di abbonamenti venduti; allora a questo punto viene da domandarsi: possibile che con risultati simili alla mano non si sia ancora capita l’importanza e il peso che la Cultura riveste? E ancora: per quanto tempo ancora bisognerà fingere o ignorare che non sia così? E per quanto tempo ancora si potrà andare avanti in questo modo, operando con queste criticità e difficoltà?

Ad oggi, siamo al 7 di Agosto 2013, per dirne una il contributo Fus 2013 per il Teatro è di 62,5 milioni di euro (-5,3% rispetto al 2012) ma le cose non vanno meglio negli altri settori di cui sopra, potete leggere qui gli aggiornamenti dei dati riferiti circa il mese scorso: https://www.repubblica.it/cultura/2013/07/06/news/beni_culturali_la_mappa_del_disastro-62518558/?ref=search e se aveste qualche dubbio, beh guardate di seguito:

https://www.repubblica.it/cultura/2013/07/06/news/beni_culturali_dimezzati_i_fondi_del_ministero-62515172/?ref=search.

Insomma una situazione tutt’altro che confortante, soprattutto se si considera che per il 2014 le previsioni non fanno presagire nulla di buono, non vi pare? Non fraintendiamoci però, non c’è nessun attacco o polemica da parte di nessuno nei confronti di  Enti Locali o Istituzioni, ai quali anzi vengono riconosciuti i meriti di un impegno serio, profondo e partecipe, altresì si riscontra un appello accorato e sentito a chi continua a non voler sentire e vedere o magari forse ad “ignorare” la situazione e quanto fin qui detto, con indicazioni su possibili vie e scenari e da considerare e seguire che potrebbero dare una boccata d’ossigeno ed aria fresca a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Non c’è nessun attacco frontale o trasversale a nessuno in particolare, né a questo né a quel Governo o classe dirigente precisa, non c’è polemica da parte di nessuno, non c’è, a nostro modestissimo parere, nelle parole lette nell’intervista alcuna commiserazione o autocommiserazione o condanna verso eventuali responsabilità che qualcuno forse, o molti?, dovrebbero assumersi invece che demandarle.

Ci sono invece la voglia e il desiderio di trovare soluzioni, canalizzare le energie per poter così offrire e garantire un servizio, un prodotto a cui vengano riconosciute tutte le sue potenzialità che sia valido tanto per le persone che propongono e producono cultura quanto per chi invece vorrebbe fruire ed accedere ad essa più liberamente e in maniera meno “esclusiva” possibile. In questo senso rapporti con gli Enti locali sono a dir poco buoni, a detta dei quattro intervistati; Comune, Provincia e Regione lavorano insieme in gran concerto con le realtà operanti nel settore cercando appunto di accontentare tutti nel senso più alto del termine, garantendo in questa situazione una continuità con sin qui fatto. Tutt’ altro, quindi, che un atteggiamento di scoramento e passività, anzi dall’intervista a cui rimandiamo ci sembra chiaro di cogliere più di un segnale che invitano a fare, costruire e trovare le strade giuste per un settore che potrebbe rendere molto sotto tutti i punti di vista; si leggono non solo nelle righe input precisi di come si potrebbe o dovrebbe magari agire per uscire dall’impasse nella quale ci troviamo attualmente e in cui verte la situazione della Cultura, del Turismo e dello Spettacolo ma si deduce un richiamo indistinto e chiaro a muoversi tutti verso una direzione di assunzione di responsabilità morali, etiche e civili come avviene anche in diversi paesi del nostro continente.

Con sguardo attento, infatti, a realtà più o meno vicine a casa nostra, ci si  rivolge in particolare alle virtuose d’Europa di sempre come: Francia e Spagna per citare quelle più importanti ma si guarda anche a realtà più nuove e più piccole rispetto ai soliti noti ma ugualmente virtuose quali: Polonia e Finlandia per esempio.

Insomma c’è un desiderio di apertura verso nuove forme e nuovi modelli a cui ispirarsi sia produttivamente che metodologicamente parlando. Si cercano nuovi stimoli verso altre modalità di intendere le parole Cultura, Arte, Spettacolo e Turismo da come si è fatto sino ad ora qui da noi, è forte la necessità che ci sia questa << volontà comune>> , così come espresso nell’intervista, di accendere l’unico motore in grado rilanciare veramente l’economia italiana.

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