Una “Vera” Vita Spericolata

VIVERE PERICOLOSAMENTE, come ALBERT SPAGGIARI

un libro di Giorgio BALLARIO, recensito da Maurizio Bergonzini 

Un testo molto bello; certamente da leggere sfidando i numerosi, irritanti refusi dovuti  alla carenza dell’ editing.

Di GIORGIO BALLARIO abbiamo già avuto occasione di scrivere  su queste colonne, recensendo sia i romanzi dedicati al Maggiore Morosini (ricordate le indagini dell’Ufficiale dei Carabinieri in Africa Orientale negli anni 1935/36. ?), sia  “Nero TAV” e  da ultimo, nel luglio scorso,  citando un suo racconto inserito nell’antologia “Sbirri di regime, Crimini nel regime” curata da GIANFRANCO De TURRIS  ed edita da Bietti.

Con “Vita spericolata di Albert Spaggiari” (Idrovolante edizioni) Ballario non si limita, con il suo stile scorrevole e chiaro, a raccontare di questo avventuriero (nel senso indicato da Chesterton “La vita è la più bella delle avventure, ma solo l’avventuriero lo scopre.“) che di se stesso diceva appunto “Io non sono uno scassinatore. Sono un avventuriero. Non è la stessa cosa. C’è tanta differenza tra questi due mestieri, quanto tra uno skipper e una hostess di aereo”.

Spaggiari  realizza nel 1976 lo sfondamento del caveau della Société Générale e l’apertura di centinaia di cassette di sicurezza  con un lavoro lungo e meticoloso iniziato nelle fogne di Nizza “tra colonie di topi, detriti, liquami e schifezze di ogni genere”. L’impresa è di grande impatto mediatico (la pubblicità della banca definiva Fort Knox la  propria offerta di cassette di sicurezza) anche per l’ulteriore beffa di proporre  sul muro del locale violato un collage di decine di foto pornografiche con  protagonisti stimati professionisti locali e distinte signore dell’alta società della Costa Azzurra.

Arrestato (confesserà il suo ruolo sostanzialmente per evitare la minacciata persecuzione giudiziaria della moglie, peraltro ignara) evaderà dall’ufficio del magistrato inquirente gettandosi dal secondo piano del palazzo di giustizia, atterrando acrobaticamente sul tettuccio di una Renault in sosta e dileguandosi su una moto guidata da un amico.

Il proprietario della Renault riceverà un anonimo  indennizzo e il magistrato commenterà “è proprio vero che c’è sempre qualcuno che ti fa fare la figura del coglione ! “

Spaggiari  rientrerà in Francia, per l’ultima volta clandestinamente,  da morto e la polizia che lo ha caparbiamente ricercato  avvertita dai parenti, lo troverà adagiato nel suo letto a casa della madre.

Il testo di Ballario non solo ritrae il personaggio nella sua mentalità ma, con meticolosa documentazione, ce ne fa conoscere ogni aspetto. Volontario in Indocina, verrà condannato a cinque anni di reclusione  per una sorta di spedizione punitiva contro un bordello  effettuata,  per vendicare un commilitone,  di nuovo incarcerato per la sua militanza nell’OAS, al termine della pena  lavorerà come fotografo mantenendo contatti con il milieu nazionalista (de Benoist ,“accusato” di averlo ospitato durante la latitanza, non avrà problemi a dire che lo conosceva “l’avevo incontrato un paio di volte…. prima del famoso colpo alla banca” e nel periodo della latitanza di averlo avuto come commensale  ad una cena organizzata da un editore). Già perchè Spaggiari scriverà libri e dai suoi testi e dalle sue imprese verranno tratti films.

E Ballario anche su ciò ci documenta specificamente fondandosi su fonti rigorose. Il regista José Giovanni (Il clan dei marsigliesi / Ultimo domicilio conosciuto / Il figlio del gangster)  che dirigerà Les égouts du Paradis  è un “vecchio” militante di Vichy costretto,, nell’immediato dopoguerra per sfuggire la sanguinosa epurazione, a frequentare  ambienti criminali. Condannato a morte e poi liberato, dopo undici anni di reclusione, si dedicherà al romanzo noir e alla regia..

Anche con il racconto della latitanza (l’incontro con Staiti di Cuddia, le feste organizzate in Brasile in cui viene invitato  “l’ignaro direttore della filiale brasiliana della Société Génerale”, l’incontro e il matrimonio con Emilia De Sacco ..) Ballario ci dà un’esauriente  visione di un uomo generoso e guascone che si batte per le proprie idee, un uomo beffardo e libero che tenne fede a quanto aveva scritto sul luogo del  colpo: ” Senza odio, senza violenza, senza armi.”

 Maurizio Bergonzini

Questa recensione è pubblicata anche su “IL BORGHESE” di Luglio – periodico diretto da CLAUDIO TEDESCHI.  Il volume si trova in vendita presse le “Librerie Identitarie”: tra queste a Roma, la LIBRERIA EUROPA in via Tunisi 3 a.  Ricordiamo ancora la Libreria “TESTA DI FERRO, la Libreria RAIDO,  l’Associazione Libraria “L’UNIVERSALE”.


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