Vittoria: una storia degli anni ’70

“Vittoria. Una storia degli anni settanta”  di Annalisa Terranova

(Editore Giubileo Regnani)__________________recensione di Maurizio BERGONZINI                                              

“Vittoria. Una storia degli anni settanta” è il primo romanzo di Annalisa Terranova. Un romanzo che seguendo i suoi precedenti libri – “Planando sopra boschi di braccia tese: i giovani postfascisti dal ghetto ad Alleanza Nazionale” con prefazione di Marco Tarchi (edizioni Settimo Sigillo), “Ildegarda di Bingen: mistica, visionaria, filosofa” (edizioni Il Cerchio), “Camicette nere. Donne di lotta e di governo da Salò ad Alleanza Nazionale” (Mursia editore) – riprende in un’ottica e con una sensibilità letteraria  temi a lei cari come la destra politica e la condizione femminile

Vittoria, che in prima persona ci racconta una storia “in parte frutto di invenzione, in parte no” che comunque non potrebbe raccontare “senza aver vissuto quello che la autrice ha vissuto” è una ragazza romana nata e cresciuta in una famiglia piccolo borghese schierata con il MSI.

Una famiglia con i suoi riti e i suoi ritmi (dal presepe natalizio preparato tutti insieme alle pastarelle domenicali, dalla pulizia domenicale delle scarpe effettuata dal padre alla lettura ad alta voce da parte del papà de Il Borghese e del Secolo d’Italia specie in occasione di fatti importanti o luttuosi); conservatrice nei modi e nei costumi, con una figura materna che appare schiacciata in una faticosa e ripetitiva attività casalinga ma che si rivela centrale nell’affrontare passaggi delicati nella vita della figlia: dalle “affettuose” attenzioni di un vicino di casa nei confronti di Vittoria bambina e, poi, le ansie di autonomia di Vittoria stessa da bimba divenuta adolescente.

Dopo i primi capitoli incentrati sulla famiglia di Vittoria, il racconto assume una caratteristica corale con l’impatto con il liceo (con i professori e i compagni di scuola “rossi”, gli uni e gli altri), con l’isolamento cui la ragazza è destinata, con la partecipazione insieme alla famiglia alla vita della sezione Marconi del MSI. E Vittoria racconta lo sgomento di sapere assassinato a sprangate un coetaneo a Milano e di veder distrutto con le bombe per due volte il locale sezionale. Viene quindi vissuta con la sensibilità di una ragazza l’incattivirsi dello scontro, la viltà di chi manifestava la velleità di espellere dai quartieri  i missini solo per non venir coinvolti negli attentati contro i missini stessi, il senso di chiusura e di impossibilità di colloquio con gli altri, ma anche un senso di rabbia nel vedere bloccata in un universo conservatore una generazione che sognava la rivoluzione. Particolarmente commosso è infine la rievocazione dei fatti di Acca Larentia con l’omicidio di Recchioni per mano di un ufficiale dei carabinieri. Omicidio che segnerà un punto di cesura fra quei giovani (una parte dei quali purtroppo sceglierà la via della lotta armata ) e un partito che ritengono  non possa superare, per condizionamenti espliciti e impliciti, il ruolo di ala estrema e dura di un ordine democristiano.

 

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