11 Settembre 1683 a Vienna…

LA DATA IN CUI L’EUROPA SCONFISSE L’ISLAM

Quando a maggio del 1453, Bisanzio/Costantinopoli, la “seconda Roma”, cadde conquistata dalle orde dei turchi-ottomani, si avverò la prima parte della profezia di Maometto il quale, nei suoi Hadith, vaticinò che i musulmani prima avrebbero conquistato la Seconda Roma, poi avrebbero preso anche la Prima Roma, dove sedeva il Papa. Fu così che il Sultano appena insediatosi in quella che era stata la capitale dell’Impero Romano d’oriente, cominciò ad organizzarsi per dare compimento alla profezia del Profeta: far cadere la Prima Roma e Trasformare la Basilica di San Pietro in moschea.

Il Sultano, Solimano I il magnifico, elaborò una strategia. I suoi eserciti avrebbero conquistato prima i Balcani, quindi la città della Mela d’Oro, Vienna, e poi sarebbero calati in Italia portandosi fino a Roma. Il Progetto in realtà fallì perché i turchi, giunti nell’estate del 1529 sotto le mura di Vienna, stanchi e male armati, furono sconfitti.

Fu così che il Sultano pensò di ritentare l’impresa della conquistare Roma grazie ad una potente flotta che avrebbe sbarcato i suoi uomini sulle coste laziali che sarebbero dilagati come cavallette, travolgendo ogni difesa fino a conquistare la “città eterna”. Anche questo disegno si rivelò fallace. Il 7 ottobre del 1571 la flotta ottomana venne intercettata e distrutta a Lepanto dalle navi della Lega Santa cristiana.

Conquistare Roma si stava rivelando più difficile del previsto, ma nei dorati palazzi califfali il progetto non era stato abbandonato.   Oltre cento anni dopo, nel 1683, il Sultano, Mehmed IV, si riorganizzò anche lui per conquistare la Prima Roma. L’idea, ancora una volta era quella di raggiungere Vienna, prenderla, abbattendo la potenza asburgica, quindi, attraversate le Alpi, dopo aver fatto scempio dell’Italia, entrare trionfalmente a Roma ed infine abbeverare i propri cavalli davanti San Pietro. Per fare questo il Sultano raccolse un esercito di 300 mila uomini affidato al Gran Visir, Kara Mustafà.  Il primo passo fu quello, con un accordo segreto, di garantirsi l’inattività del Re di Francia, Luigi XIV. Quest’ultimo con una politica suicida, non vedeva l’ora di far cadere l’Imperatore del Sacro Romano Impero per divenire egemone in Europa. Il Sultano e Kara Mustafà, invece meditavano una volta presa Roma, di attaccare anche Parigi e spazzare via la Monarchia Francese vendicandosi di Carlo Martello, maestro di Palazzo dei Re Merovingi, che bloccò nel 734 l’avanzata araba verso la Francia.

In realtà il pericolo fu ampiamente sottovalutato dalle potenze europee. L’unico che capì la gravità del momento fu il Papa Innocenzo XI, il quali di fronte alla riottosità degli Stati europei di mettere su un esercito cristiano da opporre al “turco”, tirò fuori il suo “asso” dalla manica: un frate cappuccino in odore di santità. Si trattava di padre Marco da Aviano. Questo francescano era una sorta di Padre Pio del XVII secolo al quale venivano attribuiti diversi miracoli.  La sua fama si era diffusa in tutta Europa e più Marco si scherniva, negando le sue capacità taumaturgiche, più  cresceva la folla dei fedeli che credevano ad un suo “speciale“ rapporto con Dio.

A quest’uomo il Papa affidò il compito di convincere i sovrani delle potenze europee, grandi e piccole, a coalizzarsi in una rediviva Lega Santa da opporre agli armati di Kara Mustafà. In realtà tutti i potenti continuavano ad essere freddi. L’unico che rispose subito in maniera generosa fu il Re di Polonia, Giovanni Sobieski (*), che promise 35 mila armati e 150 cannoni. L’ Imperatore Leopoldo, era in imbarazzo perché il Re di Polonia voleva il comando supremo. La questione fu rimandata, anche perché a Luglio, gli ottomani, con in testa i giannizzeri, truppe scelte del Sultano, erano giunti, armatissimi, sotto le mura di Vienna. Nel giro di poco più di un mese, grazie a gallerie scavate sotto le mura della “Mela d’Oro”, riempite di mine, fatte poi brillare, furono aperte delle grandi brecce. Gli assedianti erano ormai pronti a precipitarsi in città. Marco da Aviano dall’alto dei bastioni di Vienna incitava i soldati cristiani a resistere. Il Re di Polonia però ancora non si vedeva. Si arrivò così all’11 settembre.

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Ormai i turchi si preparavano a sferrare l’attacco finale: Vienna era finita. Ma quel giorno arrivò anche Sobieski. I soldati polacchi, incitati da Marco da Aviano, riuscirono a piazzare sul Kahlemberg una collina sovrastante l’enorme accampamento turco, i 150 cannoni che il Re si era portato da Varsavia. Kara Mustafà, imprudentemente, rifiutando i suggerimenti dei suoi strateghi tartari, non aveva voluto occupare quella posizione strategica. Al mattino del 12, dopo una Messa ed una preghiera di benedizione recitata da Marco da Aviano, mentre la cavalleria turca attaccava Vienna, i cannoni di Sobieskiu, cominciarono a sparare portando la devastazione tra i turchi. Le truppe ottomane si sbandarono e si diedero alla fuga, incalzate dalla cavalleria scelta polacca, le “aquile”, e dalla cavalleria leggera guidata dal giovane Principe Eugenio di Savoia. Fu un disastro completo per l’armata turca. Giovanni Sobieski e Marco da Aviano in quella battaglia dell’11 e 12 settembre 1683 spensero ancora una volta il sogno musulmano di conquistare l’Europa e con essa la Prima Roma.

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Dopo 318 anni, l’11 settembre 2001, mani assassine colpivano, abbattendole, le due torri gemelle situate nella “grande mela”, New York. Nel messaggio di rivendicazione dell’attentato, il capo di Al Qaeda, Osama bin Laden, scriveva: Finalmente ci siamo vendicati del crociato Marco da Aviano che ci sconfisse a Vienna l’11 settembre del 1683.

Oggi nei sogni del Califfo Abu Bakr Al Baghdadi c’è ancora il progetto prendere la prima Roma, issare la nera bandiera califfale sulla cupola di San Pietro e dare così compimento alla profezia di Maometto.

ANTONIO PARISI 

(*) sul Re di Polonia Giovanni Sobieski e la sua Famiglia si desidera segnalare un precedente articolo già pubblicato su questa Testata da Padre RINALDO CORDOVANI , visionabile anche tramite il link qui di seguito indicato:  https://www.consulpress.eu/roma-la-chiesa-dei-cappuccini-ed-alessandro-sobieski/

      

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