A 500 Anni dalla Morte di Raffaello Sanzio II°

PARTE SECONDA
L’OPERA DEL GENIO RINASCIMENTALE AL VATICANO

Quest’anno ricorrono i 500 Anni della Morte di Raffaello Sanzio. L’Urbinate moriva a Roma il 6 Aprile del 1520, alla giovane età di 37 anni. Tutte le iniziative culturali sono state sospese a causa della Pandemia del Coronavirus e si sono trasferite nel virtuale. Vogliamo offrire un breve PERCORSO alla “ricerca” e alla “scoperta” delle Opere di Raffaello realizzate per il Vaticano. Un percorso virtuale e mentale, che ci auguriamo di effettuare realmente non appena la Pandemia finirà.

CORONAVIRTUS VS CORONAVIRUS

MARMO CARRARA DOCET

Raffaello nasceva a Urbino, centro culturale fondamentale nel Rinascimento, ricordiamo la sua amata firma “Raphael urbinas”. Suoi maestri furono il padre e il Perugino. Talento precoce, all’età di 15 anni dipinse una Madonna col Bambino, che venne  esposta nella stanza dove era nato. La prima opera gli fu commissionata a 16 anni da parte di una Confraternita, come segno di ringraziamento per la fine di una pestilenza, riferimento quanto mai attuale. Si tratta dello “Stendardo della Santissima Trinità”, dipinto su entrambi i lati, oggi esposti l’uno accanto all’altro, nella Pinacoteca Comunale a Città di Castello. L’Opera rappresenta da un lato la Trinità con San Rocco e San Sebastiano, protettori contro le epidemie, e dall’altro lato la Creazione di Eva.
Dopo brevi soggiorni nella Capitale, si trasferì definitivamente a Roma all’età di 25 anni, su invito dell’architetto Bramante, suo concittadino di Urbino. Raffaello si inserì e contribuì al rinnovamento, anzi meglio sarebbe dire, al Rinascimento artistico e urbanistico della Città, favorito dalla lungimiranza del Papa Giulio II e del suo successore Leone X, immortalati dalle tele del Grande Maestro.

Nel 1509 gli venne affidato dal Papa Giulio II l’incarico di decorare l’Appartamento Pontificio. Quest’opera complessa segnò l’inizio della sua fortuna artistica, affermandosi come Maestro indiscusso, subentrando a grandi artisti come Perugino, Baldassarre Peruzzi, Il Sodoma, Lorenzo Lotto. Si arrivò addirittura a distruggere dipinti preesistenti di Piero della Francesca e di Luca Signorelli per far spazio alle opere di Raffaello.

Le quattro “Stanze di Raffaello” dell’Appartamento Pontificio sono state decorate con l’aiuto della sua Scuola: La Stanza di Costantino, con scene che esaltano la Vittoria della Chiesa sul paganesimo; La Stanza di Eliodoro, con scene che esaltano i miracoli e l’aiuto divino a favore della Chiesa; La Stanza della Segnatura, studio e biblioteca di Giulio II, è probabilmente la prima delle quattro stanze a essere stata quasi interamente decorata da Raffaello. Sulla volta nei grandi medaglioni sono raffigurate le quattro Facoltà delle Università medievali, la Teologia, la Filosofia, la Giustizia e la Poesia. Alle pareti scene che illustrano le tre categorie neoplatoniche dello spirito umano: il VERO soprannaturale è raffigurato nella Disputa del Santissimo Sacramento, il VERO razionale è magistralmente rappresentato nella Scuola d’Atene, il BENE è raffigurato  nelle Virtù e nella Legge e il BELLO si rende visibile nel Parnaso.

Nella Scuola d’Atene Raffaello raffigura gli uomini colti dell’Antichità, i grandi filosofi e scienziati, nelle sembianze di alcuni uomini illustri suoi contemporanei, che hanno profondamente influenzato il suo percorso formativo. Un omaggio al Rinascimento del Mondo Antico, sua Attualizzazione. Tra questi riconosciamo Platone al centro, colto nell’atto di indicare in alto, nelle sembianze di Leonardo, a sinistra isolato Eraclito, che è nelle sembianze di Michelangelo, un gesto di rispetto e di stima verso il suo grande rivale, a destra chino a disegnare con in mano un compasso, vi è Euclide, nelle sembianze del suo amico e concittadino l’architetto Bramante, sull’abito probabilmente la firma “R.V.S.M.”, (Raphael Urbinas Sua Manu). All’estrema destra si può riconoscere un autoritratto di Raffaello, il personaggio con il berretto nero, vicino il padre suo primo maestro.

Interessante ricordare che nell’enorme Cartone con il disegno di quest’opera, conservato nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, non compare Michelangelo, né lo stesso autoritratto di Raffaello. Personaggi che vengono inseriti mentre realizza l’affresco, probabilmente dopo la vista della Cappella Sistina. Sullo sfondo all’interno di questa architettura classica e insieme rinascimentale sono collocate due statue, quella di Apollo, dio delle Arti e quella di Minerva, dea della Sapienza. Opera che rappresenta una Sintesi perfetta dell’ideale rinascimentale, volto a fondere insieme la Grecità, la Romanità e la Cattolicità. Nella quarta stanza, la Stanza dell’Incendio di Borgo, si celebra il pontefice in carica Leone X.

Nel 1513 dopo la morte del Papa Giulio II, il successore Leone X non solo confermò a Raffaello gli incarichi precedenti, ma gliene diede di nuovi. Fu incaricato di portare a termine il progetto della loggia, iniziato da Bramante e alla morte di questi interrotto, la cosiddetta Loggia di Raffaello, che il grande Maestro decorò. Interessante il racconto biblico sulle tredici piccole volte, suddivise in quattro parti ciascuna, in totale cinquantadue scene religiose, che formano la cosiddetta “Bibbia di Raffaello”. In queste decorazioni predomina il gusto per l’antico, motivo ispiratore furono le “grottesche”, le decorazioni della Domus Aurea, la Villa di Nerone, scoperta proprio in quegli anni, casualmente e che Raffaello e i suoi allievi conoscevano bene, dal momento che l’Urbinate dal 1514 era divenuto Soprintendente alle antichità.

Opere di Raffaello si possono trovare in tutti i maggiori musei del mondo, ma interessante è incontrare nel Palazzo dell’Ermitage la copia esatta delle Logge Vaticane, progettate e realizzate dall’architetto italiano Giacomo Quarenghi, per volontà della Zarina Caterina la Grande. Il 1° Settembre del 1778 manifestava in una lettera il suo desiderio “di far costruire le sue logge, e di mettervi le copie, perché bisogna assolutamente che io le veda come sono“. 

Nella Pinacoteca Vaticana è esposta una delle opere più indicative di Raffaello, la “Trasfigurazione”, opera di straordinaria bellezza, che Raffaello volle appesa nella sua stanza, quando era in punto di morte. Alla centralità della figura di Cristo, sospesa e avvolta nella luce, in una composizione simmetrica in alto, fa da contraltare la parte inferiore della tela, con la dinamicità delle figure e la drammaticità della scena. La parte inferiore fu portata a termine da Giulio Romano. Nel 1523 il Cardinale Giulio De’ Medici donò la tela alla chiesa di San Pietro in Montorio a Roma. Nel 1797 l’opera fu portata a Parigi, come tante altre opere durante la dominazione napoleonica, di queste solo una minima parte fecero ritorno in Italia.

Stessa sorte toccò a due altre opere presenti nella Pinacoteca Vaticana, l’ “Incoronazione della Vergine” e la “Madonna di Foligno”, portate a Parigi nel 1797. La prima fu dipinta per la famiglia Oddi e collocata nella chiesa di San Francesco a Perugia. La seconda commissionata da Sigismondo de’ Conti, collocata nella chiesa dell’Ara Coeli, poi spostata nella chiesa del monastero delle Contesse di Foligno.

 

Nella Pinacoteca Vaticana è possibile ammirare gli Arazzi, che Leone X commissionò a Raffaello nel 1515, dedicati al racconto delle Storie dei Santi Pietro e Paolo. Questi maestosi dieci arazzi realizzati a Bruxelles, decoravano le pareti del presbiterio della Cappella Sistina, ivi esposti per la prima volta nel 1519.

 

Il contributo di Raffaello al Vaticano è notevole non solo da un punto di vista pittorico, ma anche architettonico. Dopo la morte di Bramante, Raffaello ebbe l’incarico dal Papa Giulio II di Soprintendente ai lavori nella basilica vaticana. Di Raffaello si conservano molti disegni, che mostrano il tentativo di innestare sulla pianta a croce greca di Bramante, una pianta a croce latina. Raffaello mostrava anche nell’architettura grande ammirazione per la cultura classica e per gli antichi monumenti romani, attratto dall’ideale Perfezione della Cupola del Pantheon e dalla regale Maestosità della Basilica di Massenzio. Raffaello nella sua Opera sfida il Mondo Classico. Progetta per il futuro la Sintesi perfetta tra elemento greco, romano e cattolico, auspicando il Rinascimento dell’Armonia e della Bellezza. Lapidarie e quanto mai attuali le parole di Raffaello scritte nella Lettera al Papa Leone X.

Non deve adunque, Padre Santissimo, essere tra gli ultimi pensieri di Vostra Santità lo aver cura che quel poco che resta di questa antica madre della gloria e della grandezza italiana, […] non sia estirpato, e guasto dalli maligni e ignoranti. Il che in un punto mi dà grandissimo piacere, per la cognizione di cosa tanto eccellente, e grandissimo dolore, vedendo quasi il cadavere di quella nobil patria, che è stata regina del mondo, così miseramente lacerato. […] E parve che gli uomini di quel tempo, insieme con la libertà, perdessero tutto l’ingegno e l’arte. […] Ma perché ci doleremo noi de’ Goti, Vandali e d’altri tali perfidi nemici, se quelli li quali come padri e tutori dovevano difender queste povere reliquie di Roma, essi medesimi hanno lungamente atteso a distruggerle?

Qualsiasi altra parola sarebbe superflua

                                         Agire è Necessario. Ora o Mai Più                                           

                                                 Massimo Fulvio Finucci e Clarissa Emilia Bafaro

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