venerdì, 18 Ottobre 2019

Arte, Natura e Scultura

AL PALAZZO DELLA CIVILTA’ ITALIANA , lo scultore  GIUSEPPE PENONE

La “Concordia” tra Arte e Natura sta a fondamento di una solida e durevole “Civiltà”

APPUNTI DI UN VISITATORE_______________Osservazioni a cura di   Fulvio Massimo Finucci e  Emilia Clarissa Bafaro  *

Nei mesi scorsi si è tenuta a Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, per la prima volta, una mostra di arte contemporanea, dello scultore Giuseppe Penone dal titolo “Matrice”, curata da Massimiliano Gioni, nell’ambito del progetto Fendi di valorizzazione del Patrimonio Storico Italiano. Questa visita ha suscitato riflessioni che scaturiscono dall’accostamento tra l’architettura Razionalista del cosiddetto “Colosseo Quadrato” e la materia d’arte in cui si riverberava il rapporto originario sussistente tra arte e natura .

“Un albero è un essere che memorizza la sua forma e la sua forma è necessaria alla sua vita, quindi è una struttura scultorea perfetta, perché ha la necessità dell’esistenza” (Giuseppe Penone)  #  L’albero come elemento archetipo è al centro della mostra. L’albero, simbolo sacro per eccellenza, silenzioso portatore di vita, solido e fragile allo stesso tempo, è latore di un universo segnico che nel tempo si fece ara, colonna, tempio. Il fuoco che il fulmine all’alba lo incendiò ispirò la poesia, la scultura e la pittura.

“Gli alberi ci appaiono solidi, ma se li osserviamo attraverso il tempo, nella loro crescita, diventano una materia fluida e plasmabile” (Giuseppe Penone)  #  L’albero isolato o insieme ad altri a formare un bosco sacro, esposti in mostra, accolgono sempre elementi in marmo o in bronzo, evocanti un’origine ma anche una fine, quasi che i capitelli o le antiche colonne che la natura ispirò, poi nuovamente in una continua ciclicità venissero riassoggettate dalla forza della natura.

In altre opere realizzate con foglie di mirto sparse sul marmo del pavimento, su cui l’artista lascia l’impronta del suo corpo o fatte con spine d’acacia che poste su grandi tele formano figure, l’artista dispone di elementi naturali per creare opere d’arte, richiamando alla mente l’origine naturale dei colori (ocre, terre colorate o altri estratti).

L’Opera di Penone scaturisce sempre da un centro di forze cosmiche, da dove misteriosamente l’agire umano e l’agire della natura dipartono e rincorrendosi reciprocamente danno luogo alle forme dell’universo mondo.

Nell’opera dal titolo “Essere fiume” (2010) per esempio l’artista scolpisce con cura un blocco di marmo ottenendo la stessa forma di una pietra levigata nel tempo dallo scorrere di un fiume . Le due pietre poste l’una accanto all’altra, fanno riflettere su una delle tematiche centrali nella storia dell’arte, il problema della copia e dell’originale, ma anche sulla concezione dell’arte come imitazione della natura.

L’opera più imponente che dà il titolo alla stessa mostra è “Matrice” (2015); un abete lungo trenta metri, disposto in senso orizzontale, scavato dallo scultore seguendo un anello di crescita, con all’interno un calco di bronzo, che riproduce le caratteristiche del tronco. Si mette così in evidenza il tempo di crescita dell’albero e le sue trasformazioni, la fissità del bronzo e la dinamicità della vita, rilevando un legame profondo tra natura e storia, tra vita e morte, tra forza e caducità.

“Matrice” dialoga con il Palazzo della Civiltà Italiana, la natura dialoga con la storia, la struttura originaria ritorna e si rinnova in continui cicli vitali.

L’essenza della mostra temporanea si potrà ritrovare in un’esposizione permanente in Largo Goldoni nel centro di Roma, una scultura dal titolo “Foglie di pietra” (2016), commissionata da Fendi. Due alberi di bronzo di 18 e 9 metri si intrecciano sostenendo un blocco di marmo scolpito di 11 tonnellate.

Opera che dialoga con la possente Storia di Roma, città eterna, caput mundi, capace di evolvere e di ergersi sopra ogni cosa, grazie alle sue profonde radici, che attingendo continuamente a una fonte sacra, la sostengono e l’alimentano: malgrado tutto.

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 FULVIO MASSIMO FINUCCI  ed EMILIA CLARISSA BAFARO,  con questo loro intervento,  iniziano in tandem una collaborazione – che ci auguriamo proficua  – con la nostra Testata.  Massimo Finucci – teorico – e Clarissa Bafaro – analista – sono impegnati “insieme” in un medesimo programma di ricerca nell’ambito del Sistema dell’Arte Contemporanea, volto alla valorizzazione di Roma Capitale, tramite corsi formativi di natura teorica e analitica, organizzando Laboratori performativi e installazioni presso Musei e Gallerie d’Arte.

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