Aspettando il 150° Anniversario di Porta Pia III°

LO STATO PONTIFICIO E IL REGNO D’ITALIA
ASSEDIO, ASSALTO E ANNESSIONE DI ROMA
PARTE TERZA

Siamo ormai giunti alla meta, al 150° Anniversario dell’Annessione di Roma al Regno d’Italia. Abbiamo ripercorso, attraverso tre articoli, il succedersi degli eventi, che portarono alla fine dello Stato Pontificio e sollevarono Roma a Capitale d’Italia. Nella Prima Parte abbiamo messo in luce la situazione italiana in relazione al Contesto Europeo. Nella Seconda Parte abbiamo evidenziato i difficili giorni che seguirono alla sconfitta di Sedan, fino all’inizio delle operazioni militari, dal 2 Settembre all’11 Settembre 1870. In questa Terza e Ultima Parte si affronterà l’assedio, l’assalto e l’Annessione della Città Eterna, che si ricongiungerà finalmente al Regno d’Italia il 20 Settembre 1870.

Il Regio Esercito Italiano al comando del Generale Raffaele Cadorna l’11 Settembre 1870 aveva oltrepassato i confini dello Stato Pontificio. Avanzava sul suolo patrio, accolto dalla popolazione con i sentimenti più diversi, entusiasmo, applausi e diffidenza, così era ormai giunto alle porte della Città Eterna. Il 18 Settembre Roma era assediata da Cinque Divisioni, guidate dal Generale Cadorna, che stabilì il suo quartier generale prima sulla Nomentana nella tenuta di Casal dei Pazzi, a cinque chilometri da Porta Pia, e poi a Villa Albani a ridosso di Porta Pia.

Le 5 Divisioni erano disposte lungo le mura della città. Rispettivamente.
2° Divisione      Gen. Nino Bixio                           Gianicolo
13° Divisione    Gen. Emilio Ferrero                     Porta San Lorenzo
9° Divisione      Gen. Diego Angioletti                  Porta San Giovanni
11° Divisione    Gen. Enrico Cosenz                      Porta Salara
12° Divisione    Gen. Gustave Mazè de la Roche  Porta Pia

Interessante risulta l’Ordine del giorno numero 21 del Generale Cadorna, in cui si stabiliva che il 20 Settembre ci sarebbe stato l’attacco a Roma da parte di tutte le 5 Divisione. Il fuoco sarebbe stato aperto alle ore 5.15 antimeridiane dalle Divisioni Angioletti e Ferrero, destinate soltanto ad attirare sopra di loro l’attenzione del difensore, mentre il vero fronte sarebbe stato tra le porte Pia e Salara, dove avrebbero agito le Divisioni Mazè e Cosenz. Gli ultimi ordini da Firenze raccomandavano di evitare ogni eccesso, non si doveva occupare la città leonina, massimo rispetto per i monumenti e gli oggetti d’arte.

Alle 5,15 del 20 Settembre 1870 si apriva il fuoco. L’ordine di attaccare venne dato dal giovane capitano d’artiglieria Giacomo Segre, che in quanto ebreo non sarebbe incorso nella scomunica, come aveva preannunciato il papa. Con 888 colpi d’artiglieria fu aperta una Breccia di circa 30 metri sulle Mura Aureliane a destra della Porta Pia. Il Generale Raffaele Cadorna rispettò la Porta e aprì la breccia a poca distanza.
Alle 9.20 le 3 colonne erano pronte per l’assalto, e si muovevano da Villa Albani, da Villa Falzacappa e da Villa Patrizi.

In quel momento il Capo di Stato Maggiore Vaticano il Maggiore Fortunato Rivalta, preso atto della breccia, si dirige a Palazzo Wedekind in Piazza Colonna, sede del Comitato di Difesa. Il Ministero delle Armi invece era sito in Piazza della Pilotta. Relaziona i fatti al Pro-Ministro delle Armi e Comandante Supremo dell’Esercito Pontificio Generale Hermann Kanzler. Alle 9.55 il Capitano Pontificio Francesco de France su un cavallo arriva dalla via Pia  con una bandiera bianca, ma non è semplice essere visti nell’infuriare della battaglia.

Alle 10 per ordine del Papa sulla Cupola di San Pietro sventola la bandiera bianca. I primi a varcare la breccia furono il 12° e il 41° Battaglione Bersaglieri, il 39° e 40° Reggimento Fanteria e un gruppo di Carabinieri. Alle 10.10 il primo bersagliere a varcare la Breccia è Federico Cocito.
Sulla Breccia il Maggiore Giacomo Pagliari, comandante del 34° Battaglione Bersaglieri, veniva colpito a morte, mentre esortava i suoi soldati a fermarsi, avendo visto la bandiera bianca.
Fine delle ostilità. Roma è Italiana. Su tutto il fronte si alzano bandiere bianche. Sul Gianicolo a Porta San Pancrazio il Generale Nino Bixio vede la bandiera bianca e rivive le gesta degli eventi del 1849. Roma è Italiana. Questa notizia il Re e il Governo a Firenze la ricevono dalla linea telegrafica di San Pancrazio e proprio dal Generale Nino Bixio alle ore 12. Tra le fila dell’esercito pontificio erano stati arruolati molti garibaldini dopo la caduta della Repubblica Romana, i quali si trovarono a combattere sia contro gli stessi garibaldini nel 1867 insieme al loro superiore il Generale Kanzler, sia nel 1870 contro il Regio Esercito Italiano nel 1870.

L’audace e impetuosa corsa dei Bersaglieri è stata straordinariamente rappresentata dal grande pittore soldato Michele Cammarano, nella sua tela dedicata alla Breccia di Porta Pia. L’impressionante vigore del dipinto si lega alla sua partecipazione attiva e diretta all’evento. Dopo un breve soggiorno in Francia, nel 1870 tornerà a Roma e parteciperà alla presa della Città Eterna, subito da Lui immortalata sulla tela, nel 1871. E’ interessante ricordare la data di morte del Nostro Pittore Soldato il 21 Settembre 1920, morì nel giorno del Cinquantenario della Breccia. Quest’anno ricorre il Centenario della sua morte.

LA BRECCIA A VILLA BONAPARTE BORGHESE
La Breccia era stata aperta nel parco della splendida Villa Bonaparte Borghese, residenza di Paolina sorella di Napoleone. Una dimora di origine cinquecentesca, acquistata nel 1816 dal principe Camillo Borghese per la moglie Paolina. Tra i tanti motivi, che portarono alla scelta della Breccia, nel tratto delle mura  Aureliane, proprio vicino la Porta Pia, uno si ricollega a Cavour, al grande statista che si prodigò per risolvere la Questione Romana, secondo il motto Libera Chiesa in libero Stato. Camillo Benso conte di Cavour nasceva a Torino nel 1810 e deve il proprio nome e il titolo di conte al padrino che lo battezzò, il Principe Camillo Borghese, Governatore del Piemonte per Napoleone, marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Oggi la Villa è sede dell’Ambasciata Francese presso la Santa Sede.

La nostra stella, o Signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna, sulla quale 25 secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico. (CAVOUR).

Nel 1870 la Villa Bonaparte era di proprietà di Napoleone Carlo Bonaparte, colonnello dell’esercito francese, che impedì la fortificazione e il consolidamento delle mura, più volte sollecitato da parte dei vertici dell’esercito pontificio, già dal mese di agosto.

FIRMA DELL’ARMISTIZIO A VILLA ALBANI
L’ultimo atto della presa di Roma si svolse nella prestigiosa Villa Albani. La splendida Villa settecentesca del cardinale Alessandro Albani, ricca di sculture antiche, nel 1870 era di proprietà di Alessandro Torlonia. Una delle famiglie più potenti dell’aristocrazia romana, che l’acquistò nel 1866. Nella Sala del Parnaso, in quel pomeriggio del 20 Settembre venne firmata la capitolazione. Il Generale Kanzler, accompagnato dal capo di stato maggiore Rivalta, incontrava nella prestigiosa Sala del Parnaso, il generale Cadorna e il capo di stato maggiore Primerano, le loro 4 firme legittimavano l’accaduto. L’Italia concedeva al papa la città leonina e gli onori militari.   

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IL TRICOLORE SUL CAMPIDOGLIO

Il Regio Esercito Italiano continuava la sua Marcia dentro Roma, L’accoglienza fatta da Roma all’esercito italiano è stata degna di Roma; degna della capitale d’Italia, degna di una grande città sovranamente patriottica. Nelle pagine di Edmondo De Amicis sono descritti momenti di grande commozione patriottica, per esempio il momento di innalzare il primo Tricolore sul Campidoglio.

Il Campidoglio è libero. – La moltitudine getta un altissimo grido e si slancia con grande impeto su per la scala gigantesca; passa fra le due enormi statue di Castore e Polluce; circonda il cavallo di Marc’Aurelio; […] In pochi minuti tutto il Campidoglio è imbandierato. Il cavallo dell’imperatore romano è carico di popolani; l’imperatore tiene fra le mani una bandiera tricolore. […] All’improvviso tutte le facce si alzano verso la torre. Il popolo e i soldati ne hanno sfondata la porta, son saliti sulla cima, hanno imbandierato il parapetto. Un pompiere sale per mezzo d’ una scala sulle spalle della statua e lega una bandiera alla croce. Un fragoroso applauso e lunghissime grida risuonano nella piazza. […] Gli ufficiali che si trovano sul Campidoglio sono circondati e salutati con incredibile affetto. Si grida:Viva Vittorio Emanuele in Campidoglio!

Il colle sacro ed eterno, che aveva visto nascere la Roma Antica, rinascere la Roma Cattolica, ora vedeva risorgere la Terza Roma, Capitale d’Italia.
Il valore simbolico della Città Eterna si imponeva, fin da subito, con  tutta la sua potenza e bellezza. L’incontro fatale tra Romani e Italiani avvenne il 23 Settembre 1870. L’Italia si era ricongiunta a Roma nel giorno della nascita dell’Imperatore Augusto. Quel giorno segnava un Nuovo Inizio.

Tutti i combattenti delle Patrie Battaglie, tutti gli eroi mazziniani e garibaldini, repubblicani e monarchici, sacrificatisi per l’Italia e per Roma, da Pallante a Pagliari, in quest’Ora Solenne, vedono INSIEME E UNITI il Tricolore sventolare in cima al Campidoglio, sintesi della Storia di Roma. Luogo scelto per la costruzione dell’Altare della Patria, simbolo di una nuova Ara Pacis.

I colori della bandiera italiana sono presenti nell’Eneide di Virgilio, versi ripresi da Pascoli nel suo Inno a Roma:

Chi per te primo, immensamente
amata cercò la morte?
L’Eroe Pallante era caduto.
Offerse l’àlbatro il bianco de’ suoi fiori, il rosso
delle sue bacche e le immortali fronde.
Gli fu tessuto il letto di quei rami
de’ tre colori, e furono compagni
mille al fanciullo nel ritorno a casa.
E fisi in quella bara tricolore
i mille eroi con le possenti mani
premean le spade; ed era in esse il fato.

Questi colori li ritroviamo anche nella Divina Commedia. Il verde, il bianco e il rosso rappresentano le tre virtù teologali, speranza, fede e carità, personificate da tre donne.

L’una tanto rossa …
l’altr’era come se le carni e l’ossa
Fossero state di smeraldo fatte;
La terza parea neve testé mossa.
Purg. XXIX, 122-126

Colori che rievocano altri versi di Dante, quando incontra Beatrice nel Paradiso Terrestre.

Sovra candido vel, cinta d’uliva,
donna m’apparve, sotto verde manto,
vestita di color di fiamma viva.
Purg. XXX, 31-33

Casa Savoia, sotto un’unica Bandiera, il Tricolore, segno tangibile della coscienza nazionale, con al centro lo Scudo Sabaudo, simbolo del sentimento monarchico, portò a compimento l’Unità d’Italia con Roma Capitale.

Nel 1895 era stato istituito il 20 Settembre come Festa Nazionale, sostituito nel 1929 dall’11 Febbraio, giorno della firma dei Patti Lateranensi.
Il Senatore e Poeta Giosuè Carducci nella seduta al Senato del 17 Luglio 1895 esprimeva queste sentite parole,
L’Italia ha il dovere di celebrare il XX settembre, non per affermare un diritto, ma per riaffermare l’alleanza fra la rivoluzione e la tradizione, fra la democrazia e la monarchia […] quel giorno in cui l’Italia poté riabbracciarsi alla sua alma Roma, non imperiale, non papale Roma italiana, Roma intangibile; intangibile in nome dell’Italia, della libertà, della scienza.

ROMA E’ ITALIANA

L’ITALIA HA IL DOVERE
DI CELEBRARE IL XX SETTEMBRE
PAROLE ESTREMAMENTE ATTUALI

                                         Massimo Fulvio Finucci e Clarissa Emilia Bafaro

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