lunedì, 18 Novembre 2019

I Bersaglieri da Porta Pia a Roma Capitale

EVENTO STORICO-SIMBOLICO 
 PROFETIZZATO DA DANTE ALIGHIERI

L’evento della cosiddetta “Breccia di Porta Pia” è stato ricordato dai Bersaglieri con grande entusiasmo, coinvolgendo molti cittadini, che hanno partecipato attivamente alla manifestazione “Luci della storia su Porta Pia 2018”, giunta ormai alla quinta edizione, dal 18 al 23 Settembre scorso. Il programma è stato molto ricco di iniziative, che si sono svolte principalmente nella splendida cornice di Porta Pia, sede del Museo dei Bersaglieri. Molte Cerimonie si sono verificate in luoghi storici significativi: Il Monumento della Breccia, il Gianicolo, il Cimitero Monumentale del Verano, il Campidoglio e l’Altare della Patria. Anche quest’anno i Bersaglieri si sono superati, in attesa dell’evento straordinario del 2020, in cui si festeggeranno i 150 anni di Roma Capitale e i 200 anni della nascita del Re Vittorio Emanuele II, Padre della Patria.

FATTO STORICO

Il 20 Settembre del 1870 accade un evento storico memorabile: La “Presa di Roma”. I Bersaglieri guidati dal Generale Raffaele Cadorna, (padre di Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore durante i primi anni della Grande Guerra) attraverso la Breccia di Porta Pia entrano a Roma. Il papa Pio IX si ritira in Vaticano e Roma da città pontificia si trasforma in Capitale d’Italia. Finisce il potere temporale dei papi. Il 20 Settembre viene dichiarato Festa Nazionale, sostituita dopo il Concordato nel 1929 dall’11 Febbraio, giorno della firma dei Patti Lateranensi, voluti dall’ “Uomo della Provvidenza”, il Duce Benito Mussolini. Da un accordo unilaterale si passa a un patto bilaterale, dalla “Legge delle Guarentigie” al Concordato, sempre nel rispetto dello Statuto Albertino, in vigore ininterrottamente dal Marzo del 1848 al Gennaio del 1948.

FATTO SIMBOLICO

Questo evento ebbe una valenza simbolica di notevole significato: La fine del potere temporale dei papi.

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre!    (Inf. XIX, 115-117)

Il potere temporale della Chiesa per Dante inizia con la donazione di Costantino del territorio di Roma al papa Silvestro I. Questo atto viene interpretato da Dante come l’inizio della corruzione della chiesa. Il documento della donazione viene poi nel 1400 considerato un falso da Lorenzo Valla e successivamente nel 1900 il filosofo Giovanni Gentile lo interpretò come un atto infondato, sia per chi ha donato e sia per chi ha ricevuto. Entrambi hanno violato il loro mandato. L’imperatore non poteva dividere un’unità indivisibile, quale era appunto considerato l’Impero e il papa non poteva accettare se non venendo meno al mandato di Cristo, riportato da Matteo “non procuratevi né oro né argento”. Per Dante la Chiesa ritornerà al suo stato di purezza solo se rinuncerà al potere temporale. Questo compito è affidato al Veltro.

 Infin che il Veltro verrà, che la farà morir con doglia.                (Inf. I, 101-102)

Il Veltro è colui che ucciderà la lupa, ossia la cupidigia, causa di tutti i mali sulla terra. Nel Risorgimento l’atto della Presa di Roma, compiuto dal Re Vittorio Emanuele II, alla luce di questi versi, fu interpretato come un atto di purificazione della chiesa. Il Re venne identificato con il Veltro, che liberando la chiesa dal potere temporale, la restituiva alla sua vera e alta missione spirituale e nello stesso tempo si portava ordine in Italia, con l’Unità e con Roma Capitale.

Di quella umile Italia fia salute.                   (Inf. I, 105)

Inoltre se pensiamo alla Profezia del “Cinquecento dieci e cinque”, ossia del DUX, l’interpretazione si carica particolarmente di un valore simbolico.

Nel quale un cinquecento diece e cinque, messo di Dio, anciderà la fuia.       (Purg. XXXIII, 43-44)

In numeri romani 500 sta per D, 5 sta per V e 10 sta per X, si ha la parola DUX, sommando questi numeri si ottiene 515. Nel Risorgimento questo numero 515 venne sommato al 1305, anno di inizio della cattività avignonese e probabilmente anche anno in cui questi versi furono concepiti, ottenendo il numero 1820, anno di nascita del Re Vittorio Emanuele II.

Da tutta questa interpretazione simbolico-risorgimentale della “Presa di Roma”, se ne ricava un nesso importante tra mito e realtà, simbolo e concetto, evento e storia. Il Monumento eretto a Porta Pia, dedicato al Bersagliere del 1932, costituisce una sintesi perfetta dell’Evento chiave della Nostra Storia.

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