Il Bazooka di Latta:
il decreto “liquidità” del Governo

UN  BAZOOKA di LATTA 

un’analisi sulla crisi di Torquato CARDILLI

Vorrei provare a mettere in fila le tante storture, pecche, errori di gestione della crisi. Premesso l’attenuante che una pandemia del genere coronavirus non era mai avvenuta e che l’Italia, al pari di altre nazioni, si è fatta cogliere impreparata, va sottolineato che sarebbe bastato un atto di umiltà nell’ammettere la difficoltà iniziale, anziché dichiarare che eravamo pronti a far fronte all’emergenza.

E’ stata proprio la prosopopea di essere in grado di dominare la situazione, pur non avendo alcun piano di emergenza pandemica, né scorte, né organizzazione, né strutture a squarciare il velo dell’ipocrisia che ha nascosto per anni i guasti del sistema paese, della disarticolazione della sanità, degli approvvigionamenti, del coordinamento. Il Governo ha dichiarato con un atto ufficiale il 31 gennaio lo stato di emergenza, ma non ha spiegato nulla alla popolazione, né ha impartito le istruzioni o date le necessarie raccomandazioni.
Una specie di 8 settembre! (*1)  Dalla fine di gennaio sono passate ben tre settimane prima che l’elefante burocratico-amministrativo si muovesse. E quando lo ha fatto si è mosso in modo maldestro e controproducente ai fini del contenimento della pandemia. Anziché obbligare a circoscrivere subito l’area focolaio e a mantenere le persone affette dal virus confinate in casa, i colpiti dal covid-19 sono stati convogliati fino alla saturazione negli ospedali, diventati subito ricettacolo di infezione con l’esposizione del personale sanitario, privo di attrezzature di difesa, al contagio e alla morte. 

Per non parlare delle case per anziani che hanno nascosto i dati dei deceduti nelle loro strutture a cominciare dal famigerato Pio Albergo Trivulzio, già noto al tempo di mani pulite per affari illeciti. In particolare la carenza di un’adeguata strumentazione (mascherine, guanti, tute, respiratori ecc.) avrebbe dovuto obbligare il Governo, i tecnici della sanità e della protezione civile a dire la verità al popolo, senza nascondere che avremmo dovuto attendere oltre un mese prima di avere disponibili questi prodotti. 

Data la carenza di tali supporti avrebbero dovuto essere emanate norme severissime e dispiegate le forze dell’ordine a presidio delle farmacie per evitare accaparramenti e borsa nera e garantire la distribuzione al personale medico.  
Nella crisi sanitaria è mancata una cabina di regia tra governo, regioni, comuni, specialisti della sanità e protezione civile: ciascuno parlava per suo conto con discordanti indicazioni per la popolazione. Anche il servizio dell’informazione ci ha messo del suo, alla ricerca della notizia sensazionale e intervistando ora questo ora quel luminare della scienza medica i cui responsi non erano coincidenti.

il bazooka di Conte

La patetica routine della conferenza stampa quotidiana della protezione civile il cui capo si limita a dare le cifre del disastro, spesso in modo incongruente, anziché distribuire nero su bianco un documento ufficiale con grafici, tabelle e indicazioni perentorie da mostrare anche in tv in un tempo superiore al minuto ciascuno in modo da far riflettere chi vede e ascolta, non ha apportato per il pubblico alcuna informazione vitale.  Sugli strumenti economici per far fronte alla conseguente gravissima crisi è mancata del tutto una seria progettualità.
Il Tesoro, a prescindere dell’assenso europeo, vista la dimensione della calamità, avrebbe dovuto inondare il paese di liquidità (helicopter money le cui modalità e finalità sono state illustrate in un precedente articolo) senza tante formalità, sulla base dei dati in suo possesso della dichiarazione dei redditi, attraverso l’emissione di titoli negoziabili, ma non redimibili prima di quattro anni, da scontare in conto tasse. 

Il parametro della dichiarazione dei redditi sarebbe stato oltremodo utile per calibrare le erogazioni e verificare chi sia il contribuente e chi no.Temo invece che l’annunciata potenza di fuoco epocale di concessione di 400 miliardi di euro in prestiti sia stata una trovata fumogena per far pagare ai cittadini il prezzo della crisi e la vergogna di vivere in un paese sventurato con governanti inadeguati la cui unica preoccupazione è stata quella di garantirsi uno scudo penale totale nel decreto cura Italia, su cui è stata posta la questione di fiducia, che ha reso tutti i parlamentari moralmente responsabili del disastro.

Sfido il cittadino normale a capire cosa ci sia di comprensibile in un testo di legge con articoli lunghi anche sei pagine e di concreto nelle parole che hanno accompagnato l’annuncio di questa valanga di denaro: “200 miliardi per la liquidità delle imprese e 200 miliardi per il sostegno dell’export. Lo Stato offrirà una garanzia perché i prestiti avvengano in modo celere, spedito. Potenzieremo il fondo centrale di garanzia per le Pmi e aggiungiamo il finanziamento dello Stato attraverso Sace, che resta nel perimetro di Cassa depositi e prestiti, per le piccole, medie e grandi aziende. Con questo decreto realizziamo un intervento senza precedenti.”

Parlare di potenza di fuoco quando il decreto è a saldo zero per il bilancio pubblico perché privo di liquidità e si dice alle imprese di fare debiti è come usare un bazooka di latta che non è in grado di fare uscire i lavoratori e le famiglie dal gorgo della disperazione economica; è un modo per non risolvere il problema che avrebbe dovuto essere affrontato mettendo sul piatto i soldi con i quali far ripartire il lavoro.

Oggi più che mai occorre comprendere che stiamo vivendo in una fase di prolungata emergenza, cento volte peggiore di un terremoto o di un’inondazione, e che dobbiamo imparare a usare nuove regole e nuovi strumenti. E invece con rammarico constatiamo che siamo circondati dalla evidente incompetenza e mancanza di professionalità di persone modeste intellettualmente, veri prototipi dell’uomo e del pensiero qualunque, rappresentativo del mediocre spirito della nazione, incapaci di dire la verità e di disegnare una strategia adatta.

Il popolo ha bisogno di un progetto solido e non di chiacchiere, disegnato da chi sia credibile sul piano dell’efficienza, capace di organizzare, di spiegare, di gestire, di far rispettare le modalità per uscire dall’emergenza. Non bisognerà aspettare che questa sia finita sul piano sanitario per fronteggiare la crisi economica che ha già cominciato ad investire alcuni milioni di cittadini, di lavoratori e di imprese con danni per almeno 100 miliardi. Ma senza un’idea su come consentire agli italiani di riprendere a vivere e a lavorare, saremo costretti ad assistere ad esplosioni di rabbia popolare quale non se ne è vista per un secolo. Nessuno sa come la nazione ricomincerà a ricostruire ciò che è stato spazzato via, a lavorare, a riprendere una vita normale seppure con limitazioni. Non c’è nessuna autorità che lo dica forse perché incapace di immaginarlo.

Torquato CARDILLI 

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Alcune osservazioni di MATTEO PLATANIA  
L’Ambasciatore Torquato Cardilli nel suo intervento ha evidenziato l’impreparazione del Nostro Paese nei confronti di una pandemia annunciata, rilevando come inizialmente la questione era stata presa sotto gamba dal Governo che, anziché fare dovutamente “un atto di umiltà”, al contrario dichiarava essere il Sistema Sanitario Nazionale pronto a far fronte all’emergenza. 
L’intervento diviene poi più duro, offrendo una panoramica sulla mala organizzazione e la mancanza di strutture adeguate per accogliere un numero così elevato di contagiati.
Ma, a mio parere, è da segnalare un altro problema di notevole rilevanza e cioè il fatto che non siano stati eseguiti tamponi in numero elevato, quantomeno necessario per stabilire, con maggiore precisione, la curva del contagio, piuttosto che avere sommari scenari. 
Lo stato di emergenza è stato dichiarato il 31 gennaio (*2), ma alla popolazione non sono state fornite direttive chiare e precise. Solamente più avanti ci è stato detto di rimanere in casa. Le misure di sicurezza sono state prese un po’ alla volta, come se non si fosse certi di quello che era necessario fare per salvaguardare il Nostro Paese. Non c’è stata sinergia tra i reparti, è mancata “una cabina di regia” tra governo, regioni, comuni, specialisti della sanità e protezione civile. Siamo stati informati solamente del numero delle vittime che, giorno dopo giorno, aumentava a dismisura (*3).  
Ad oggi non è stato trovato alcun vaccino o rimedio per sconfiggere definitivamente il covid-19, mentre altro grande problema riguarda tutte quelle attività che non possono riaprire in tempi brevi quali: hotel, discoteche, stadi. Nel caos i ristoranti hanno trovato risposta nella “consegna a domicilio”, ma non si sa quando potranno riaprire al pubblico e con quali modalità (*4).  
Come avviene nella maggior parte dei casi, soprattutto quando ci si accorge che i cittadini si stanno “ribellando” ad un sistema che tenta di controllarli, mistificando, con tutte le risorse a disposizione, la reale condizione del Paese dinnanzi ad una pandemia che non si è né gestita e né controllata al meglio, interviene il Governo con il decreto liquidità, ovvero stanziando 400 miliardi alle imprese. L’intervento principale riguarda le garanzie per prestiti di liquidità a favore delle imprese. Questo decreto è stato definito “bazooka”. Alcuni ironizzano coniando il termine “bazooka scarico” o “bazooka di latta” come definito dall’Ambasciatore Cardilli e paragonato ad un provvedimento  “non in grado di fare uscire i lavoratori e le famiglie dal gorgo della disperazione economica, ma un tentativo per non risolvere il problema che avrebbe dovuto essere affrontato mettendo sul piatto i soldi per far ripartire il lavoro” (*4) – (*5).

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NOTE A MARGINE  
(*1)  “una specie di 8 Settembre” – Dal 1943 (ancora oggi, dopo circa 77 anni) tale data ricorda purtroppo un’infausta, scellerata e sciagurata tragedia paragonabile alla sconfitta di Caporetto (24 ottobre – 12 novembre 1917), entrambe collegabili – per una strana coincidenza – dalla determinante negativa presenza del Generale Pietro Badoglio. 
(*2)  “31 gennaio” – Al riguardo vedasi articolo già pubblicato sulla Consul Press il 9.4 “L’Avv. Taormina lancia il guanto di sfida al Premier Conte, alias Avvocato del Popolo”. 
(*3)  “numero delle vittime” elencate quotidianamente durante le conferenze stampa serali, lugubri e tristi, come bollettini di guerra, dopo la disfatta. E un pensiero d’affetto deve essere dedicato a tutti Coloro che sono scomparsi… i nostri Parenti ed Amici, i Medici con il Personale Infermieristico ed Ausiliario, i Sacerdoti e Cappellani negli Ospedali.  
(*4/ 5)
  “i soldi per far ripartire il lavoro” ….E’ purtroppo inevitabile che alla Crisi per l’Emergenza Sanitaria verrà a sovrapporsi ora una Crisi per una Emergenza Economica, forse ancor più tragica per il “Mondo del Lavoro” ed ancora più difficile a contrastare da parte di uno Stato che, in ossequio ai miti del Neo-Liberismo, del Globalismo e delle “Leggi di Mercato”, ha rinunciato alla propria Sovranità Monetaria e Nazionale. (G.M.) 

 

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