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Il ruolo dell’ANM ed il “Potere Giudiziario”

Alcune doverose precisazioni sul ruolo
dell’ANM ed il “Potere Giudiziario”

_______________a cura di MASSIMO ROSSI *

Il fine settimana del 10-11-12 maggio a Palermo si è tenuta l’annuale assemblea dell’A.N.M. – ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI, che rappresenta il “Sindacato dei Magistrati”. Dobbiamo registrare, anche questa volta, la presenza alla assemblea, del Ministro della Giustizia, del Vice Ministro della Giustizia e dei leaders, della politica nazionale. L’AMN, da sempre, è un interlocutore accreditato e di enorme peso sulle scelte legislative che riguardano gli stessi Magistrati, ma ciò è corretto sul piano normativo, costituzionale ed istituzionale ?
L’ANM è un sindacato che non rappresenta tutti i Magistrati (giudicanti e requirenti), ma solo una parte.

Ecco, partiamo da questo elemento. Siamo tutti consapevoli che le moderne democrazie si basano sulla netta, precisa ed indispensabile tripartizione dei poteri. Senza la tripartizione dei poteri non c’è bilanciamento degli interessi e non c’è il contesto stesso della democrazia che si fonda su questo basilare ed essenziale principio. Il Parlamento vota ed approva le leggi, il Governo indica ed attua le linee di scelta politica rispetto ai vari e diversi dicasteri e la Magistratura, seguendo i principi di diritto ed i precetti della giurisprudenza, amministra la giustizia.
Il nostro Stato è una Repubblica parlamentare perché il Parlamento, dove siedono i rappresentanti scelti dal popolo con libere elezioni, è il luogo in cui si redigono, si discutono, si emendano  e si approvano le leggi. Le leggi vanno a regolare, quindi, quali norme positive tutti gli aspetti del vivere civile (Dura lex sed lex).

La Magistratura, la cui indipendenza deve essere assolutamente preservata e difesa, dispone costituzionalmente di un organo che è il C.S.M. – Consiglio Superiore della Magistratura con i compiti ad esso assegnato per legge costituzionale e leggi ordinarie. Il CSM è un organo di rango costituzionale che regola i rapporti dei singoli magistrati e che si occupa dei diversi ambiti dal selezionare gli stessi per le carriere direttive e non dei magistrati, a quelli prettamente disciplinari. Solo il CSM, presieduto dal Presidente della Repubblica, ha una funzione ed un ruolo di rappresentanza dei magistrati.
I magistrati non sono “dipendenti” pubblici, ma soggetti che vengono scelti con un concorso pubblico e poi, una volta selezionati, vanno a ricoprire ruoli giurisdizionali e requirenti a seconda della assegnazione fatta dal CSM in relazione al merito ed alle preferenze espresse dal vincitore di concorso. Questo proprio in ossequio al principio di profonda, assoluta e necessaria indipendenza della Magistratura.

Il Parlamento, il Governo ed il CSM sono i soggetti (di rilevanza giuridica) istituzionali di rango costituzionale che rappresentano i tre poteri e rappresentano la tripartizione dei poteri.
L’AMN non rappresenta che soggetti individuali, sebbene riuniti in associazione, che  discorrono di tematiche di diritto. L’idea che un magistrato che è il rappresentante di uno dei poteri possa essere accomunato ad un operaio o un quadro di una azienda è qualcosa che stride con la realtà normativa e dei fatti.
I magistrati hanno e dispongono di un potere rispetto agli altri cittadini. Se l’interlocutore è il CSM (e vi sono per legge i casi in cui lo è) “nulla quaestio”, ma se l’interlocutore è un associazione sindacale in seno alla stessa con un chiaro frazionamento che ha (oltretutto) orientamento politico il giurista storce il naso (e parecchio ed a proposito).
Se poi una associazione di tale natura ritiene anche di poter interferire e di “minacciare” tipiche azioni sindacali – qualora il Parlamento Sovrano ed il Governo di questo Paese pensano a delle riforme sulla giustizia – siamo ad un passo della “deriva” dei poteri. L’AMN può avere il suo parere come è legittimo che sia, ma da qui ad essere interlocutore istituzionale di un tema che riguarda proprio le riforme più essenziali e che fanno parte del programma di Governo ce ne corre.
Bisogna stare molto attenti in questa “deriva di principi e di regole” a farci trasportare dal “sensazionalismo”; l’AMN è un “sindacato” e per ciò stesso retto da logiche di “gradimento” dei tesserati, ma non ha e non può avere alcun ruolo istituzionale. Il ruolo istituzionale nei limiti della legge per la Magistratura è espresso solo e soltanto dal CSM. Tutto questo non ha bisogno di alcuna esegesi in quanto è logicamente spiegato nella Costituzione.

I Padri Costituenti sono stati attenti a preservare l’indipendenza della Magistratura, ma sono stati altrettanto attenti a preservare i diritti e le prerogative sia del Parlamento sia del Governo (Artt. 112 e 107 Cost.). Le funzioni sono diverse e diversa è l’attività, ma tutte essenziali.
Fatte queste doverose precisazioni che non devono apparire se non quello che sono, ovvero, il mettere al loro posto i pezzi del mosaico costituzionale dobbiamo occuparci e trattare di quanto il Governo, la maggioranza ed il Parlamento hanno intenzione di fare.

  • La riforma più volte annunciata (e mai realizzata) della separazione delle carriere

 La separazione delle carriere è un traguardo che questo Governo si è posto, si è dato. È un traguardo che ha sempre sbattuto contro il muro eretto da  ANM (il sindacato, appunto). La distinzione non significa assolutamente e necessariamente che il PM finisce sotto il controllo dell’esecutivo (moltissimi sono gli stati europei e non che hanno la separazione della carriere). Ovvio che il tutto è legato a come il testo normativo sarà redatto (per ora non abbiamo nemmeno l’ombra di ciò) ed è ovvio che una subordinazione del pubblico ministero al Governo sarebbe incostituzionale.
Quindi, la riforma che è di spettanza del Parlamento dovrà tenere conto di tutto ciò poiché vi sarà un vaglio parlamentare, un vaglio del Presidente della Repubblica, un vaglio popolare con il referendum ed in ultimo (anche in via differita) un vaglio della Corte Costituzionale.
Il nostro sistema, con buona pace di tutti (ANM compresa), prevede una serie di presidi ex lege (di rango costituzionale) che impedirebbero, in modo chiaro, ogni e qualsiasi strumentale intromissione ed implicazione di un assoggettamento del potere del pubblico ministero al Governo.
Continuare a sbandierare questo fattaccio significa non avere capito i problemi in cui versa la Giustizia e non volerli risolvere.

  • Piena necessità di due CSM ed una Alta Corte per i procedimenti disciplinari

 Al tempo stesso assolutamente necessaria sarebbe – per logica conseguenza – la creazione di due CSM (uno per i giudici ed uno per i pubblici ministeri). Tutti magistrati, ma diversi e distinti nelle funzioni. Ma al seguito di ciò, altra riforma del tutto fattibile visti gli sfaceli del caso Palamara è quella di una Alta Corte che istruisca e giudichi la materie disciplinare dei magistrati. Togliendo così il potere disciplinare al CSM (o ai CSM) e con ciò togliendolo dal meccanismo correntizio delle toghe che innerva il CSM e promana dall’associazione di ANM. Qui vi è, in ogni caso, necessità di una riforma molto seria (forse il sistema del sorteggio potrebbe essere un’idea valida) in merito alla composizione del CSM (nei membri togati).

  • Modifica dei concorsi di accesso alla magistratura distinti tra giudici e pubblici ministeri

 Nella nostra idea di vedere distintamente le funzioni proprio in ragione del diverso ruolo assegnato ai giudici ed ai pubblici ministeri si rappresenta l’ipotesi di effettuare esami e concorsi di accesso tra loro distinti.

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CONCLUSIONI  –  Non vi è chi non veda la necessità di una base comune e di una specializzazione successiva. La materia è molto vasta ed il ruolo del Governo è quello direttivo mentre il ruolo del Parlamento è quello di legiferare con norme ordinarie e costituzionali che vadano a toccare certi punti nell’interesse del Paese e nell’interesse di una Giustizia che in questi anni (ed è innegabile) ha perso molti punti in credibilità e in molti settori è inefficiente ed inefficace. Basta fare gli struzzi di fonte ai temi e problemi gravi del mondo Giustizia. Quindi, rimettere le tessere del mosaico a posto non vuol dire che la Politica ed il Governo non devono ascoltare le legittime osservazioni che provengono dalla Magistratura, ma è pur vero che l’organo costituzionale di rappresentanza dei Magistrati è il CSM e non l’Associazione Nazionale Magistrati.
Chi pensa che siano le stesse cose non solo ha bisogno di un buon ripasso di diritto costituzionale, ma sta ponendo in essere una attività al limite del legittimo. I ruoli e le funzioni, i compiti ed i poteri vanno rispettati e vanno osservati per un vivere civile della cosa pubblica nell’interesse del Paese.

Al Governo spetta scegliere, dirigere ed attuare le linee politiche del Paese, al Parlamento spetta redigere, discutere, votare, approvare leggi nell’interesse del Paese ed alla Magistratura spetta l’alto e gravoso compito nel rispetto delle leggi vigenti di fare Giustizia nel nome e nell’interesse del Popolo Sovrano.
Il resto è politica, è demagogia ed è qualcosa che nel rispetto del ruolo rivestito dalla Magistratura che è alto ed importante non può essere svilito in un gioco di “tira e molla” che non fa onore a nessuno. Le riforme si discutono, si ponderano, si valutano e, del caso, si approvano o non si approvano, ma tutto ciò spetta al Parlamento ed a nessun altro Potere. Questa è la base della democrazia, altrimenti non è democrazia, ma è altro ed a chi scrive non interessa. Se non è democrazia è demagogia e non ha importanza da dove venga, sempre demagogia resta.

 

NOTA
– 
1) Si veda anche sul tema di recente l’articolo di fondo del Direttore Claudio Cerasa nel “Il Foglio” del sabato 18 – domenica 19/ maggio / 2024 dal titolo “La separazione delle carriere non è solo giusta: è anche una riforma di sinistra. Tre lezioni per dimostrare l’ipocrisia del campo largo”.

 

*Avvocato Penalista  e patrocinante in Cassazione
Docente in Seminari  di Studi e
Relatore in Convegni a Livello Nazionale
Studio Legale in Siena, v.le Cavour 136
avvocatomassimorossi@yahoo.it