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Intervista ad Angela Braghin

Scritto da Ottavia Scorpati il . Pubblicato in .

                                                                                                                                                                        a cura di Ottavia Scorpati

“Crisi globale e coscienza collettiva: dialogo tra politica e spiritualità”

Presentazione

Oggi abbiamo il piacere di parlare con Angela Braghin, una donna che incarna un ponte tra mondi apparentemente distanti: da un lato la concretezza e la complessità delle Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, dall’altro la profondità e la saggezza della spiritualità antica.

Angela è una Spiritual Life Coach, Tarologa, Channeler e Medium, ma anche una scrittrice e analista con una formazione accademica solida che le permette di leggere l’attualità e la politica con uno sguardo diverso, più ampio e integrato.

In un tempo in cui crisi globali, tensioni sociali e disorientamento sembrano dominarci, il suo approccio multidisciplinare ci aiuta a non fermarci alla superficie degli eventi ma a cogliere i segnali più profondi che ci invitano a trasformare prima di tutto noi stessi.

Angela unisce competenze spirituali, simboliche e politiche per offrire strumenti concreti di consapevolezza e cambiamento.

Per questo parlare con lei significa aprirsi a nuove prospettive su temi di attualità, politica, spiritualità e molto altro, in un dialogo autentico e, a tratti, anche provocatorio. Perché per affrontare davvero le sfide del presente non basta solo capire il “cosa” accade, ma occorre anche interrogarsi sul “perché” e sul “come” possiamo trasformare tutto questo.

Intervista

Politica e spiritualità: una frattura apparente

Ottavia Scorpati (OS):
Angela, partiamo da qui. Lei è una scienziata politica, ma anche una guida spirituale. In un mondo che separa rigidamente scienza e fede, razionalità e intuizione, come tiene insieme queste due dimensioni?

Angela Braghin (AB):
Non le tengo insieme: le riconosco come parti di un’unica realtà. Il pensiero politico – quello vero, che si interroga sul senso della convivenza, sul potere, sulla giustizia – nasce da una domanda profondamente spirituale: chi siamo, dove vogliamo andare, e a quale prezzo?

Oggi viviamo come se la politica fosse solo gestione e tecnocrazia, ma questo è un errore. Senza un’etica, una visione, una coscienza, la politica degenera in amministrazione del disastro.

OS:
Quindi le grandi crisi – guerre, emergenze climatiche, migrazioni – per lei non sono solo eventi “politici”…

AB:
Esatto. Sono specchi. Riflettono squilibri profondi nel nostro modo di pensare, sentire, relazionarci. La crisi ambientale, ad esempio, è il risultato di un paradigma di separazione: uomo contro natura, Nord contro Sud, economia contro vita. Ma tutto questo nasce da una ferita interiore: la disconnessione dal senso di unità.

Crisi come soglia: dal potere alla responsabilità

OS:
Lei ha parlato spesso della crisi come soglia. Cosa intende?

AB:
Le crisi, se le leggiamo in chiave simbolica, sono momenti di passaggio. In sanscrito si chiamano klesha: nodi energetici e karmici da sciogliere. La guerra, il collasso delle istituzioni, la sfiducia collettiva… sono tutte espressioni di una coscienza che sta lottando per nascere a un altro livello.

Ma la soglia può essere oltrepassata in due modi: o scegliamo la trasformazione, o ricadiamo nel trauma.

OS:
Questa è una lettura forte. Ma cosa direbbe a chi le risponde: “bella teoria, ma la realtà è fatta di bombe, voti, denaro”?

AB:
Risponderei: la realtà è fatta anche di paure, traumi, ego feriti, memorie collettive irrisolte. La geopolitica non è mai neutra. Ogni decisione politica nasce da una visione del mondo. Se questa visione è basata sulla separazione, il risultato sarà sempre violenza.

La spiritualità non è fuga dalla realtà. È il suo fondamento più profondo.

Testimonianza personale: un cammino tra ragione e spiritualità

Prima di proseguire, vorrei condividere un aspetto personale che credo aiuti a capire il mio approccio.

Sono cresciuta in una famiglia dove la razionalità era sacra, dove la scienza era la bussola per ogni scelta. Ho studiato Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con dedizione, convinta che lì si trovassero le risposte per cambiare il mondo.

Ma a un certo punto, nella mia vita, la logica non bastava più. Mi sono trovata di fronte a momenti di grande crisi personale, in cui le categorie della politica e della scienza non potevano rispondere alle domande profonde che sentivo dentro. È stato allora che ho iniziato a esplorare la spiritualità, non come evasione, ma come strumento per comprendere me stessa e il mondo in modo più ampio.

La medianità e il channeling sono venuti dopo, quasi come una naturale estensione di questo viaggio. All’inizio ero scettica persino io, ma la pratica e l’esperienza mi hanno insegnato che ascoltare oltre la mente razionale apre finestre su dimensioni nascoste della realtà, che influenzano profondamente la nostra vita e le nostre scelte politiche e sociali.

Questa esperienza personale ha rafforzato in me la convinzione che non si può affrontare la crisi globale solo con strumenti materiali o intellettuali. Serve una visione che integri la testa, il cuore e l’anima.

Strumenti per navigare: astrologia, tarocchi e canalizzazione

OS:
Entriamo nel cuore del suo lavoro. Per molti l’astrologia o i Tarocchi sono ancora visti come superstizione. Lei invece li definisce “strumenti per orientarsi nella complessità”. Può spiegare?

AB:
L’astrologia vedica, ad esempio, è una scienza sacra. Il termine sanscrito Jyotish significa “luce”: una mappa per illuminare il cammino dell’anima. Non si tratta di predire il futuro, ma di comprendere quali energie si stanno muovendo, quali sfide karmiche si stanno attivando.

OS:
E in chiave collettiva? L’astrologia può dire qualcosa su quello che sta accadendo nel mondo?

AB:
Assolutamente sì. I grandi cicli planetari – come il ritorno di Saturno nei segni d’ombra o le eclissi su nodi karmici – ci parlano di temi collettivi in fase di revisione: il potere, le istituzioni, la giustizia. L’astrologia è come un ECG della coscienza collettiva.

OS:
E i Tarocchi?

AB:
I Tarocchi non “predicono”: riflettono. Sono un sistema simbolico che attiva il dialogo tra coscienza e inconscio. Quando una persona è davanti a un bivio – personale o politico – i Tarocchi aiutano a vedere le radici emotive delle sue scelte.

Medianità: oltre la mente razionale

OS:
Lei si definisce anche Medium e Channeler. In che modo questa dimensione entra nel suo lavoro?

AB:
La medianità è ascolto. Non si tratta di vedere fantasmi, ma di affinare la percezione per cogliere messaggi sottili, intuizioni, movimenti interiori. In questo momento, molte persone sentono “presenze”, sogni, memorie che affiorano: è il campo collettivo che si muove.

OS:
Non ha mai temuto di essere fraintesa?

AB:
Sì, e succede spesso. Ma il punto è un altro: non possiamo più permetterci di vivere solo nella mente razionale. La realtà è multidimensionale, e se ignoriamo le sue parti invisibili, restiamo ciechi a ciò che davvero guida le nostre scelte.

Il futuro: tra simbolo e azione

OS:
Parliamo di futuro. Dove vede il mondo tra cinque anni?

AB:
Dipende da cosa scegliamo oggi. I prossimi anni saranno cruciali per la ridefinizione dei valori collettivi: comunità, giustizia, cura, territorio. Ma se non trasformiamo prima la nostra visione del mondo, rischiamo solo di sostituire vecchie strutture con nuove gabbie.

OS:
E Angela Braghin, dove sarà?

AB:
Spero ancora al servizio. A condividere strumenti, visioni, accompagnare chi cerca. La mia missione è questa: unire spirito e realtà. Non fuggire dal mondo, ma starci dentro con occhi nuovi.

La spiritualità come atto politico

OS:
Un’ultima domanda, forse la più provocatoria: lei pensa che la spiritualità possa cambiare il mondo?

AB:
Non la spiritualità astratta, quella che scappa. Ma la spiritualità incarnata, quella che ti chiede: chi sei davvero? Cosa scegli ogni giorno? A chi vuoi dare potere?

In questo senso, la spiritualità è l’atto politico più radicale. Perché trasforma l’unico luogo da cui può partire ogni rivoluzione: la coscienza individuale.

Postfazione

Parlare con Angela Braghin non è semplicemente un’intervista: è un esercizio di disarmo. Di fronte a una narrazione pubblica spesso gridata e binaria, il suo approccio unisce rigore analitico e profondità simbolica.

Angela non offre soluzioni preconfezionate. Ma ci ricorda una verità che abbiamo dimenticato: la trasformazione collettiva comincia sempre con una domanda interiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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