martedì, 15 Ottobre 2019

LEONARDO DA VINCI –
una mostra per i 500 anni dalla morte

Il Genio Italiano: un modello
per la Scienza Universale

Per celebrare i cinquecento anni dalla morte del grande genio italiano Leonardo da Vinci, le Scuderie del Quirinale, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano hanno organizzato una importante Mostra, curata da Claudio Giorgione, visitabile dal 13 Marzo al 30 Giugno 2019, dal titolo “Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza”.

La mostra mette in evidenza lo stretto rapporto che intercorre tra il Leonardo ingegnere e umanista e il contesto tecnologico e scientifico nel Rinascimento. Periodo di grande fervore artistico e tecnico, che vede il grande Leonardo, non come un genio isolato, ma in stretto dialogo con altre grandi personalità come Brunelleschi o Giuliano da Sangallo. I temi da Lui affrontati sono al centro del contesto rinascimentale, come “l’utilizzo del disegno e della prospettiva in quanto strumenti di conoscenza e rappresentazione, l’arte della guerra tra tradizione e innovazione, il vagheggiamento di macchine fantastiche come quelle per il volo, la riflessione sulla città ideale e la riscoperta del mondo classico”.

Lungo il percorso mostra si rimane sorpresi per i molteplici interessi di Leonardo e la sua profonda creatività e innovazione, interessanti i manoscritti, i disegni, le stampe, le cinquecentine illustrate e i dipinti che ci mostrano un periodo di immensa attività intellettuale e di rinascita spirituale e materiale, teorica e pratica. Suggestivo il confronto tra i disegni originali di Leonardo appartenenti al prezioso Codice Atlantico, custodito dalla Biblioteca Ambrosiana e i modelli storici, provenienti dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano.

Un’ampia sezione della mostra è dedicata alla Biblioteca di Leonardo, dove è possibile ammirare l’ “unico volume appartenente con certezza al Maestro e arricchito da annotazioni di suo pugno”. Per quanto si considerasse un “omo sanza lettere”, la Sua biblioteca era costituita da oltre 150 volumi purtroppo dispersi. Da fonti certe sappiamo che era in possesso di testi in volgare come la Commedia di Dante e testi di autori classici come Ovidio e Plinio. Ma il suo amore per la conoscenza teorico-scientifica lo portò ad accostarsi a molti “trattati di ingegneria”, tanto che si sottopose a un percorso formativo molto faticoso, imparando anche il latino.

Il suo genio dialoga con i grandi architetti dell’antichità come Vitruvio, dove emerge il confronto tra le proporzioni degli edifici e il corpo umano, basti pensare al disegno dell’Uomo Vitruviano. Interessante l’operazione compiuta da Leonardo di tradurre la parola in immagine. Le varie invenzioni presenti nei trattati, infatti, Leonardo le realizza attraverso i disegni e spesso “è difficile stabilire con sicurezza se i suoi disegni rappresentino manufatti già esistenti oppure proposte originali”.

Oggetto di grande interesse nel Rinascimento fu  il Pantheon, edificio a pianta circolare. In mostra presente un modello dei primi anni del XX secolo, realizzato da Georges Chedanne. Tra i miti del mondo antico suscita particolare interesse tra gli umanisti del quattro-cinquecento, come Leon Battista Alberti, quello delle navi dell’imperatore Caligola, presenti nel Lago di Nemi, recupero che dopo vari tentativi negativi, si riuscì a realizzare negli anni trenta sotto il Fascismo. Il Museo dove furono conservate le storiche navi subì un gravissimo bombardamento americano, uno dei tanti che colpirono il prestigioso patrimonio storico italiano, durante il secondo conflitto mondiale.

Presenti in mostra molti disegni, non solo di Leonardo, che mostrano le numerose innovazioni meccaniche sorte tra Medioevo e Rinascimento, come l’accoppiamento di ruota dentata e pignone, il sistema biella manovella e la vite senza fine. Innovazioni che permisero di progettare e  di realizzare macchine oggetto di meraviglia, come le fantastiche macchine da guerra, esposta in mostra una balestra gigante, o gli apparati scenografici per le ricorrenze alla Corte degli Sforza, come la “volta stellata con una grande macchina scenica che mette in moto i pianeti”, o le importanti macchine per il volo, “si pensi a quello per una navicella volante con le ali incurvate fino ad arrivare al dettagliato progetto di un aliante con le estremità delle ali manovrabili”.

Il mito moderno di Leonardo rinasce con Napoleone, venuto a contatto con i manoscritti del Maestro, conservati alla Biblioteca Ambrosiana di Milano e portati a Parigi, furono oggetto di importanti studi. Emerse l’aspetto ingegneristico e tecnico, fino a quel momento poco studiato rispetto a quello artistico e pittorico. A questo lato dell’Opera di Leonardo furono dedicate nel Novecento due importanti mostre; quella del 1939 dal titolo “Mostra di Leonardo da Vinci e delle Invenzioni italiane” e quella del 1953 dal titolo “Scienza e tecnica di Leonardo”. “In piena età fascista e a ridosso della guerra, Leonardo diventa il simbolo per celebrare l’autarchia e il primato del genio italico, esibendo con orgoglio i successi scientifici e tecnologici di un’Italia che non aveva bisogno dell’aiuto delle potenze straniere”.

Tra il 1894 e il 1904 a Milano venne riprodotto e pubblicato dalla Regia Accademia dei Lincei, operazione sostenuta dal Re e dal Governo, il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, casa editrice Ulrico Hoepli, stampata su carta Fabriano fabbricata a mano e con tavole riprodotte fedelmente in eliotipia. I testi presentano una doppia trascrizione: letterale, fedele all’originale e in italiano corrente. Nel 1905 con Regio Decreto fu istituita la “Commissione Vinciana”, che pubblicò i manoscritti e i disegni di Leonardo da Vinci, curati dallo storico dell’arte Adolfo Venturi. Dal 1924 al 1944 questa prestigiosa istituzione fu presieduta dal filosofo Giovanni Gentile.

 “Laonde per tante parti sue sì divine, ancora che molto più operasse con le parole che co’ fatti, il nome e la fama sua non si spegneranno  già mai”.    

                                                                                                                                          Giorgio Vasari. Le Vite.

                                                          

L’ideale rinascimentale dell’Uomo Universale

può e deve ancora oggi

rappresentare un modello per l’Arte e per la Scienza.

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