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Libertà e Resistenza Liquida nell’Era dell’IA

Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in .

Un’analisi della trasformazione sociale tra le visioni di Bauman, Giddens e Foucault: tra il controllo della collettività e la sfida dell’intelligenza artificiale nel mondo contemporaneo e nelle guerre attuali

La modernità ha sempre vissuto in tensione tra il desiderio di ordine e il caos della libertà. Nel panorama contemporaneo, però, questa tensione ha assunto una nuova forma grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA), che non solo modifica il nostro rapporto con la tecnologia, ma anche la nostra concezione di libertà, sicurezza e potere. Il ruolo delle tecnologie avanzate nella trasformazione sociale è stato analizzato in modo brillante da pensatori come Zygmunt Bauman, Anthony Giddens e Michel Foucault, ognuno dei quali ha elaborato una visione critica dei cambiamenti sociali che hanno attraversato la nostra epoca. La loro riflessione, seppur radicata in tradizioni diverse, offre chiavi interpretative fondamentali per comprendere come l’IA non solo reinterpreti il controllo collettivo, ma sia anche strumento di trasformazione nelle guerre moderne, nell’evoluzione della geopolitica e nel governo delle masse.

Questi tre pensatori hanno definito visioni radicalmente diverse delle società moderne: Bauman con la sua “liquidità”, Giddens con la sua riflessività e Foucault con la biopolitica. L’introduzione dell’IA nel nostro quotidiano mette in discussione tutte queste categorie, creando una nuova forma di governance globale che espande il controllo, ma che allo stesso tempo sfida le tradizionali concezioni di libertà e autonomia individuale. Le guerre moderne, inoltre, non sono più solo conflitti tra stati, ma guerre invisibili condotte nel cyberspazio, nelle economie digitali e nelle narrazioni globali manipolate dalla disinformazione. In questo scenario, l’IA emerge come un attore principale, sia come strumento di guerra sia come mezzo di controllo collettivo. La domanda cruciale è: come possiamo mantenere l’autonomia e la libertà in un mondo dove l’intelligenza artificiale pervade ogni aspetto della nostra vita sociale e politica?

 

Bauman: La “liquidità” della modernità e l’emergere di nuove forme di controllo sociale

Zygmunt Bauman è probabilmente uno dei pensatori più incisivi nel descrivere la società contemporanea. La sua teoria della “modernità liquida” ha trasformato il modo in cui pensiamo alla società moderna. Secondo Bauman, la modernità non è più quella delle strutture solide e permanenti, ma quella di una società fluida, in cui i legami sociali sono precari e instabili, e le istituzioni che un tempo garantivano stabilità, come la famiglia, il lavoro e lo Stato, sono sempre più deboli. Nella modernità liquida, tutto è in perenne cambiamento, e le persone sono costrette a reinventarsi continuamente per adattarsi.

L’intelligenza artificiale, nell’analisi di Bauman, sarebbe una componente fondamentale di questa “liquidità”. Essa non si limita a migliorare le efficienze quotidiane, ma inizia a modulare le esperienze e i comportamenti sociali, agendo come una nuova forma di potere che influenza e guida le nostre decisioni senza che noi ce ne accorgiamo. Gli algoritmi che governano la nostra vita digitale (ad esempio, nei social network, nelle ricerche su internet, nelle interazioni online) sono una forma di controllo che non si esercita più attraverso la forza fisica o la coercizione diretta, ma attraverso la manipolazione della nostra percezione del mondo.

Un esempio tangibile di come l’IA rappresenti un amplificatore della “liquidità” sociale è la crescente centralità dei social media. Oggi, piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter e TikTok, alimentate da algoritmi di intelligenza artificiale, non solo facilitano la comunicazione tra individui, ma governano le informazioni, i discorsi pubblici e le relazioni politiche. In un contesto elettorale, gli algoritmi possono selezionare notizie specifiche, enfatizzare certi temi e persino manipolare le emozioni degli utenti, tutto con l’obiettivo di orientare il loro comportamento in modo subdolo e invisibile. L’IA in questo caso non è solo uno strumento di controllo, ma è anche il veicolo attraverso cui i “mercanti di attenzione” (o le grandi corporazioni) influenzano le decisioni e gli atteggiamenti sociali. In una società liquida come quella descritta da Bauman, questa manipolazione non è avvertita come coercitiva, ma come una “norma” che sembra naturale e inevitabile.

In contesti di conflitto, l’IA assume un ruolo ancor più importante. Le guerre moderne, sempre più ibride, si basano non solo sull’uso delle forze armate tradizionali, ma su tecniche che utilizzano il cyberspazio come campo di battaglia. Gli attacchi cibernetici, i droni autonomi e le operazioni di disinformazione sono tutti strumenti che utilizzano l’intelligenza artificiale per destabilizzare stati e società. Queste guerre non hanno frontiere fisiche chiare e colpiscono direttamente le strutture sociali, creando una “liquidità” anche nelle nozioni di guerra e pace, di nemico e alleato.

 

Giddens: La riflessività della modernità globale e il potere invisibile dell’IA

Anthony Giddens ha sviluppato una teoria della modernità incentrata sulla “riflessività”, un concetto che descrive il processo attraverso il quale gli individui e le istituzioni riflettono costantemente sulle proprie azioni e decisioni, alla luce delle informazioni che circolano in un mondo globalizzato. La riflessività implica una continua valutazione e rielaborazione dei comportamenti, delle norme e delle strutture sociali, con una crescente consapevolezza delle interconnessioni globali. Giddens osserva che la globalizzazione ha trasformato non solo le economie, ma anche le politiche e le relazioni sociali, rendendo tutto più interconnesso e, allo stesso tempo, più instabile.

In questo scenario, l’intelligenza artificiale diventa un attore centrale. Da un lato, l’IA offre strumenti per la riflessività, in quanto ci consente di raccogliere, analizzare e riflettere su una quantità di dati mai vista prima. Dall’altro, però, l’IA rende anche più difficile separare il controllo collettivo dall’autonomia individuale. Le piattaforme digitali utilizzano gli algoritmi per indirizzare l’informazione, influenzare l’opinione pubblica e controllare il flusso delle decisioni politiche ed economiche. In un contesto globale, dove la riflessività dovrebbe portare a decisioni più informate, l’IA rischia di agire come una sorta di “architetto invisibile” delle nostre decisioni.

Un esempio di come l’IA agisca come potere invisibile è l’uso che ne fanno le grandi aziende per analizzare i comportamenti dei consumatori. Piattaforme come Amazon, Google e Netflix utilizzano algoritmi predittivi per anticipare ciò che vogliamo acquistare, leggere o guardare, influenzando in modo subdolo il nostro comportamento. Questo tipo di potere non si esercita attraverso la coercizione, ma attraverso la manipolazione delle nostre scelte quotidiane. In tempo di guerra, la stessa riflessività può essere applicata in modo più pericoloso. L’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale possono essere utilizzati per monitorare, controllare e manipolare le popolazioni. In un contesto di conflitto globale, la raccolta di dati attraverso la sorveglianza digitale potrebbe divenire la nuova “arma” di potere, in grado di influenzare gli equilibri geopolitici.

 

Foucault: Biopolitica, sorveglianza e guerra digitale

Michel Foucault, uno dei filosofi più importanti del XX secolo, ha introdotto il concetto di “biopolitica” per descrivere come il potere moderno non si eserciti più solo sulla punizione e la coercizione, ma sulla gestione della vita stessa. La biopolitica riguarda la gestione delle popolazioni, della salute, delle risorse e delle identità, in modo da ottimizzare il funzionamento della società e minimizzare il disordine. Foucault sostiene che il potere non si eserciti più in modo visibile, ma che sia invisibile, pervasivo e diffuso in tutti gli aspetti della vita quotidiana.

In un contesto tecnologico, l’intelligenza artificiale è il naturale strumento di questa biopolitica. Le IA possono raccogliere, analizzare e prevedere comportamenti umani, regolando le vite delle persone in modo preciso e articolato. Nel contesto della guerra moderna, l’IA gioca un ruolo cruciale nel campo della biopolitica. L’utilizzo di droni autonomi, di sorveglianza biometrica e della guerra cibernetica sono tutte manifestazioni di una “biopolitica” che va oltre la gestione delle risorse fisiche, per estendersi a una gestione delle vite umane attraverso i dati.

Prendiamo come esempio il sistema di riconoscimento facciale, che non solo identifica le persone, ma le localizza, le traccia e ne predice i comportamenti. Questo tipo di sorveglianza ha un impatto diretto sulla libertà individuale, mettendo in discussione la nozione stessa di privacy e di autonomia. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, la biopolitica non si limita più alla gestione della salute o del lavoro, ma entra nel cuore della vita sociale, creando una nuova forma di controllo che sfida ogni concezione tradizionale di libertà.

 

La Sfida Etica e Politica: Responsabilità dell’IA nel Contesto della Governance Globale

La centralità dell’IA nella governance globale, sebbene porti a significativi miglioramenti nell’efficienza, pone una questione morale fondamentale: come possiamo garantire che l’IA sia utilizzata in modo etico? Una delle implicazioni più pericolose riguarda l’uso indiscriminato dei dati personali da parte di enti governativi e grandi corporazioni, come descritto dalle visioni di Bauman e Giddens. La raccolta e l’analisi massiva dei dati possono minare il concetto di autonomia individuale, creando un mondo in cui ogni aspetto della vita privata è tracciato, previsto e potenzialmente manipolato per fini politici o economici.

In un contesto globale, la questione etica si fa ancora più complessa quando l’IA è utilizzata in scenari di guerra, come abbiamo visto nei conflitti ibridi e nelle guerre cibernetiche. La sorveglianza di massa, la guerra informatica e l’automazione degli attacchi militari possono non solo violare i diritti umani, ma anche cambiare il volto stesso del conflitto, riducendo la responsabilità e aumentando i rischi di escalation incontrollata.

Un altro aspetto che non può essere trascurato riguarda la disparità nell’accesso alla tecnologia. Mentre i paesi più sviluppati investono massicciamente nell’intelligenza artificiale per migliorare la propria sicurezza e potenza economica, i paesi in via di sviluppo potrebbero trovarsi esclusi da questa corsa tecnologica. Questo gap tecnologico potrebbe accentuare le disuguaglianze globali, creando nuove forme di dominio e dipendenza.

La Resistenza e le Forme di Autonomia

Nonostante il pericolo di una governance sempre più automatizzata e centralizzata, le teorie di Foucault sulla biopolitica suggeriscono anche la possibilità di nuove forme di resistenza. Il controllo sociale esercitato tramite l’IA non è totale, e in quanto tale, offre spazi per la critica e la contestazione. Proprio come le tecnologie di sorveglianza possono essere usate per monitorare la popolazione, allo stesso modo possono essere adottate per costruire forme di resistenza che sfidano il controllo centralizzato.

Un esempio di questa resistenza potrebbe essere rappresentato dai movimenti di disconnessione e di protezione della privacy, come quello che ha portato alla creazione di criptovalute e piattaforme decentralizzate, ma anche nei settori dell’attivismo digitale che utilizzano la rete per esporre abusi e disuguaglianze. Questi movimenti, pur non essendo esenti da critiche, si pongono come una risposta contro la crescente digitalizzazione delle forme di potere.

L’Intelligenza Artificiale nelle Guerre del Futuro: Un Nuovo Paradigma?

La guerra moderna sta già cambiando sotto l’influenza delle tecnologie avanzate. Le guerre cibernetiche e l’uso di droni autonomi non solo eliminano la necessità di forze militari tradizionali, ma fanno sì che la guerra si manifesti anche come un conflitto di informazioni. La manipolazione delle percezioni, delle verità e delle realtà attraverso algoritmi diventa una delle nuove frontiere del conflitto geopolitico.

Le guerre non sono più solo combattute sul terreno o in aree di combattimento tradizionali. La guerra dell’informazione, che manipola i flussi di dati e di notizie, crea nuove forme di “battaglie invisibili”, dove il nemico non è facilmente identificabile, e la vittoria non è più legata al possesso di territorio, ma al controllo delle menti. Le capacità di analisi predittiva e le operazioni di disinformazione, alimentate da IA, stanno dando forma a una nuova dimensione della guerra, dove le vittorie politiche ed economiche sono sempre più determinate dall’intelligenza artificiale. Questo scenario rappresenta una sfida non solo per la sicurezza degli stati, ma anche per il concetto stesso di sovranità e di potere.

©Danilo Pette

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