
Orlando tra Storia e Leggenda
Scritto da Danilo Pette il . Pubblicato in Costume, Società e Religioni.
A Sutri, luogo simbolico lungo le vie del pellegrinaggio, dove si incrociano spiritualità e storia, la memoria di Orlando assume un rilievo speciale, confermando come il mito possa avere un patrimonio sempre vivo e fertile di significati, capace di ispirare ancora oggi.
Emblema Universale di Virtù del Bene
Orlando, o Rolando secondo la forma più antica, incarna una delle più imponenti e suggestive trasfigurazioni mai operate dalla cultura occidentale su una figura storica divenuta simbolo eterno di virtù, coraggio e sacrificio. Nato nel cuore dell’Impero carolingio, Orlando non è solo un semplice uomo, ma un crocevia di significati che collega mondi apparentemente distanti: la realtà storica con la narrazione epica, la fede religiosa con la devozione popolare, la forza fisica con la sublimazione spirituale. La sua immagine trascende la mera dimensione del guerriero o del paladino per trasformarsi in un emblema vivente dell’ideale cavalleresco che, nei secoli, ha attraversato l’Europa come uno dei miti fondativi più potenti.
Tutto parte da un fatto preciso, circoscritto nel tempo e nello spazio, ma destinato a una risonanza culturale e simbolica inimmaginabile: la battaglia di Roncisvalle, combattuta il 15 agosto 778. Durante la ritirata di Carlo Magno dalla Spagna, le truppe carolinge furono aggredite da una retroguardia basca nei Pirenei occidentali. Le cronache coeve raccontano con sobrietà la distruzione della retroguardia guidata da un comandante di nome Hruodland, latinizzato in Roland e italiano Orlando. Un episodio che sul piano strategico fu marginale, ma che nella memoria collettiva si trasforma rapidamente in un mito epico. Orlando diventa così l’eroe tragico per eccellenza: consapevole del destino infausto che lo attende, combatte fino all’ultimo istante con una fedeltà assoluta, sacrificando la sua vita per un ideale più alto.
La “Chanson de Roland”, composta nell’XI secolo, segna il punto di svolta nella costruzione del mito. Scritta in antico francese, quest’opera epica eleva Orlando a cavaliere perfetto, uomo della provvidenza, guerriero che non lotta semplicemente per l’Impero ma per Dio stesso. La sua morte è concepita come un sacrificio liturgico: suona l’olifante con tale forza da rompersi le tempie, un gesto che non è solo eroico ma carico di simbolismo profondo. L’olifante non è semplicemente un richiamo d’aiuto, ma un’estrema preghiera, una proclamazione di resistenza contro il male. La sofferenza e la caduta di Orlando diventano così un’offerta sacrificale, un atto religioso in cui il corpo dell’eroe si fa altare e simbolo.
Il corpo stesso di Orlando, nelle pagine della “Chanson de Roland”, è teatro del martirio: il paladino muore rivolto verso la Spagna, a testimonianza della sua fedeltà e del suo sacrificio. La spada Durlindana, che tenta invano di distruggere per impedirne la cattura, rimane al suo fianco come simbolo di forza incrollabile. Il cadavere di Orlando, la spada, l’olifante spezzato formano insieme una scena vivente che simboleggia la fusione tra cavalleria e fede cristiana. Orlando si trasforma così in un taumaturgo e in un sacerdote laico che incarna la causa cristiana. La sua figura esce dalle pagine scritte per entrare nel tessuto della cultura popolare, della devozione religiosa e delle arti.
Il teatro medievale, in particolare quello religioso e liturgico, assume Orlando come protagonista. Luoghi come l’antico anfiteatro di Sutri, scavato nel tufo e situato lungo la Via Francigena, diventano spazi in cui la leggenda si materializza e si trasmette, grazie a rappresentazioni epico-drammatiche e canti itineranti. L’immagine di Orlando, ancorata alla pietra del teatro e della fede, si diffonde come un archetipo di santità e coraggio, divenendo al contempo esempio e maestro morale. A partire dal XII secolo, le scuole monastiche propongono Orlando come modello di cavaliere cristiano ideale, in cui la forza fisica si coniuga alla purezza spirituale. Il mito si istituzionalizza, diventa parametro etico per la formazione dei giovani nobili: non basta saper combattere, bisogna essere devoti e puri nel cuore, pronti al sacrificio per la fede. Orlando diventa così il ponte tra la milizia terrena e quella celeste, incarnando la figura del miles Christi, soldato di Cristo.
Con l’avvento dell’Umanesimo e del Rinascimento, la figura di Orlando si arricchisce di sfumature complesse e nuove. La letteratura non lo abbandona, ma lo reinventa, come dimostra Ludovico Ariosto nel suo “Orlando Furioso”. Qui il paladino valoroso e incorruttibile diventa un uomo imperfetto, umano nelle sue passioni e nelle sue fragilità. L’amore per Angelica lo conduce alla follia, facendolo abbandonare armatura e ragione per correre nudo nella foresta. Questo abbandono della forma, questa perdita della ragione rappresentano una rivoluzione culturale: l’eroe non è più un modello invincibile ma un uomo vulnerabile, capace di amare e di soffrire. Ariosto non distrugge il mito di Orlando, lo rifonda su basi più umane e psicologiche: la follia è espressione della complessità umana e della tensione tra ragione e passione, dovere e desiderio. Orlando diventa simbolo del conflitto interiore, specchio dell’uomo moderno.
Nel teatro barocco, soprattutto nel Sud Italia e in Sicilia, la figura di Orlando trova una nuova vita nel “teatro dei Pupi”, con le sue marionette articolate che animano le gesta dei paladini. Qui Orlando è protagonista indiscusso, eroe che sfida Saraceni, affronta mostri, e compie atti di coraggio e sacrificio. Il teatro dei Pupi non è solo intrattenimento, ma rito collettivo e momento di educazione popolare, in cui le imprese di Orlando diventano patrimonio culturale condiviso e strumento di formazione morale. L’arte, la liturgia laica, e l’identità si fondono in queste rappresentazioni, facendo di Orlando una presenza viva e vibrante.
La devozione per Orlando assume connotati quasi religiosi. Diverse comunità italiane lo venerano come santo, pur senza canonizzazione ufficiale. A Lucca, la chiesa di San Rolando testimonia questa fede popolare che vede Orlando come intercessore, protettore e taumaturgo. Le sue reliquie, che siano reali o leggendarie, come la spada Durlindana o il corno olifante, sono custodite con rispetto e venerazione in varie località, come Rocamadour in Francia o la Campania in Italia. Questi oggetti diventano simboli di appartenenza e identità, di difesa della cristianità e dei valori morali. Orlando diventa così figura di riferimento per contadini, soldati e pellegrini, difensore dei più deboli e garante di protezione contro il male.
Rappresentato con armatura scintillante, spada e olifante, spesso accanto a santi guerrieri come Michele o Giorgio, sottolineando la sua missione spirituale di combattente del bene. Nelle cattedrali romaniche francesi, la sua immagine compare in portali e capitelli, non come semplice ornamento, ma come monito morale per chi entra, richiamo a una vita vissuta nell’onore e nella fede. Questo carattere simbolico si estende ben oltre il Medioevo, adattandosi ai tempi moderni.
Nel 19 secolo, la figura di Orlando si rinnova attraverso l’opera lirica, con composizioni di Haydn e Handel che ne raccontano le passioni e le gesta eroiche. Nel 20 secolo, il mito si espande ulteriormente attraverso fumetti, romanzi storici, film e videogiochi, dove Orlando assume le vesti di guerriero mitologico a metà tra divinità e supereroe. La sua lotta continua a rappresentare la difesa di un bene superiore, l’impegno per valori fondamentali e la capacità di sacrificio.
In molte città italiane, tra cui Sutri, il nome di Orlando è legato a festival storici e rievocazioni medievali che si svolgono ogni anno, mantenendo viva la memoria e trasmettendo alle nuove generazioni l’idea che il coraggio vero è morale, non solo fisico. Le rappresentazioni teatrali, i canti popolari e le manifestazioni pubbliche fanno di Orlando un simbolo identitario, patrimonio culturale condiviso e strumento educativo. La sua figura non è un residuo del passato, ma una coscienza vivente che continua a parlare al presente.
Orlando incarna così la complessità dell’essere umano e della società: non è eroe infallibile, ma uomo che ama, sbaglia, combatte, cade e si rialza. La sua lealtà verso Carlo Magno riflette una lealtà più profonda, verso Dio, il bene comune e la propria comunità. Orlando rappresenta la tensione eterna tra ideale e realtà, gloria e dolore, ragione e follia. La sua leggenda è perpetua perché Orlando è ogni persona che lotta per un ideale, che si sacrifica per gli altri, che cerca nella storia e nella fede un senso più alto.
da Danilo Pette