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Rubrica “Mamme Coraggio” dell’Agenzia Stampa “Dire”
ed il Tribunale Civile di Roma

Scritto da Cristiana Rossi il . Pubblicato in .

COME A VOLTE SI TENTANO DI FERMARE  le inchieste sui prelevamenti forzosi
dei bambini alle donne vittime di violenza  

Ho appreso dai social la notizia relativa alla sentenza emessa dal Tribunale Civile di Roma –    Giudice Dr.ssa Maria Carmela Magarò – con la quale la giornalista Silvia Mari De Santis, Capo Redattrice dell’Agenzia Giornalistica “Dire”, è stata condannata, in solido con l’editore ed il direttore responsabile,  al pagamento di ben €.14.000= a titolo di risarcimento del danno subìto da un soggetto che ritenuto leso il suo onore e reputazione personale per effetto delle pubblicazioni effettuate appunto dall’agenzia di stampa a firma della giornalista nell’ambito della Rubrica “Mamme coraggio”.

PREMESSO che:
A) tutti gli articoli della rubrica interessata risultano pubblicati sul sito della Dire e quindi facilmente consultabili in qualsiasi momento da chiunque;
B) non è mia intenzione cadere nel tranello di trattare nel merito la vicenda oggetto degli stessi, non conoscendo né gli attori principali, avendo alcun interesse con medesima;
E’ MIO DESIDERIO invece semplicemente esporre alcune considerazioni sulla circostanza.

La Rubrica “Mamme coraggio” di Silvia Mari De Santis (nella foto a destra) ha avuto inizio proprio dalla storia personale mia e di mia figlia, dopo qualche anno dall’aver faticosamente e definitivamente liberato mia figlia dal servizio sociale che voleva collocarla forzosamente in una casa-famiglia, avviando con il tempo il percorso di affidamento a soggetti estranei seguito probabilmente – come troppo spesso accade – dalla successiva adozione. 
Non era mai stata mia intenzione di rendere pubblico il nostro dolore, ma la Prof.ssa Anna Costanza Baldry del Centro Astra di Differenza Donna mi spiegò l’importanza di divulgare la mia storia perché nonostante i lunghissimi anni di lotta giudiziaria (oltre nove), trasmetteva alle donne che vivevano lo stesso dolore un messaggio positivo pieno di ottimismo rafforzando la loro speranza di poter uscire dalla violenza.

Ero molto timorosa e ancora frastornata da tutte le vicende ma, conoscendo poi Silvia Mari De Santis, compresi meglio le parole di Anna Costanza. 
Silvia mi trasmise fiducia, constatando in ogni sua parola ed in ogni suo comportamento una grande sensibilità e professionalità nel trattare non soltanto il mio dolore, ma soprattutto quello di mia figlia cresciuta costantemente nella paura di essere allontanata forzosamente da me. 
Notai altresì una grande competenza ed obiettività nel raccontare la mia storia, probabilmente più consapevole perfino di me dell’importanza di far comprendere a tutti, il pericolo che corrono i nostri figli quando siamo noi donne a denunciare .

Silvia Mari  alla presentazione presso l’Agenzia Dire  del libro “La pagella della mamma. L’amore di una madre” di Cristiana Rossi

Insomma, Silvia si è fatta coraggiosamente carico di raccontare obiettivamente il terrore ed il pericolo vissuto dai bambini e dalle loro madri vittime di violenza, in seguito alla minaccia rappresentata da uno Stato che sottrae forzosamente un figlio alla donna che denuncia, ed il tutto senza una concreta motivazione, senza la sussistenza di un concreto pregiudizio per il bambino, perdendosi ogni diritto su di lui come fosse un oggetto. 
Spesso la donna vittima di violenza non sa più dove si trova su figlio, se sta bene, se sta male, se ha paura, se mangia, se dorme, se viene curato. 
L’unica cosa certa che sa, è che non è più circondato dall’amore della sua famiglia. 
Questa è sicuramente l’arma più terribile che si possa usare contro una donna che è madre. Non occorrono lauree e master particolari in psicologia o altre competenze per comprenderlo.

Per meglio spiegare la rilevanza di un’inchiesta così coraggiosa, voglio precisare – ad esempio – che io stessa riuscii a salvare mia figlia soltanto assistendo ad una puntata della trasmissione “Presa diretta” del giornalista Riccardo Iacona – che ringrazio ancora di cuore – andata in onda su Rai Tre il 25 gennaio 2015. 
Le inchieste come quelle di Riccardo Iacona ma soprattutto la rubrica-inchiesta “Mamme coraggio” di Silvia Mari De Santis ci sbattono crudelmente in faccia una realtà che molti cercano di oscurare con tutti i mezzi, ovvero i continui e sistematici abusi perpetrati da alcuni soggetti appartenenti alle Istituzioni deputate a proteggerci, con particolare riferimento alle donne vittime di violenza e dei loro figli.
Nei casi di violenza si realizza di fatto una doppia alleanza: alcuni soggetti raggiungono l’obiettivo di alimentare il Giro d’Affari delle case famiglia mediante il prelevamento forzoso bambini; mentre gli uomini violenti sfruttano l’alleanza offerta implicitamente dalle Istituzioni  per continuare a tenere “sotto scacco” la donna che ha avuto il coraggio di ribellarsi, di denunciarli, continuando ad esercitare senza soluzione di continuità la loro azione persecutoria nei confronti della ex moglie/compagna, e non importa se poi il figlio perderà comunque tutte e due i genitori diventando oggetto di monetizzazione.  Soltanto un ceco potrebbe negare l’evidenza di tutto questo!

Quella curata da Silvia è insomma una rubrica coraggiosa nella quale vengono ricostruiti obiettivamente e scrupolosamente i fatti oggettivi  e nient’altro, volta a raccontare i fatti attentamente documentati dagli atti giudiziari acquisiti e attentamente studiati prima di accettare di trattare ogni singolo caso. Un lavoro così valente da essere utile – nei molti dei casi da lei trattati – perfino alle indagini esperite dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Femminicidio. 
Quel che invece ho notato negli anni soprattutto nei social – a mio avviso – è che la società non si preoccupa più della sicurezza dei bambini, del loro presente e del loro futuro, trasformando queste vicende in faide tra genitori del tipo mamme contro i papà e/o viceversa, perdendo completamente la bussola che dovrebbe orientare il cammino dei figli verso prospettive evolutive presenti e future di serenità e prosperità soprattutto emotiva.  

Sembra sempre più necessario ricordare che il diritto tutelato dal nostro ordinamento è quello del minore nel crescere in una famiglia sana con entrambi i genitori, laddove non violenti; e non dell’adulto genitore che deve invece mostrare un autentico senso di protezione nei confronti del figlio da qualsiasi tipo di pericolo.

Tornando invece all’odierna sentenza – alla luce dei miei trentatré anni di professione in ambito giudiziario al fianco di magistrati e conoscendo gli atti processuali – sono rimasta sorpresa come lo stesso giudice, a distanza di quasi tre mesi, possa emettere due sentenze – citate testualmente nelle motivazioni – completamente opposte in situazioni giuridiche uguali.

Difatti nella prima non è stato ritenuto provato il danno all’onore e alla reputazione come testualmente di seguito riportato:
Infine, la domanda deve essere respinta in mancanza di alcuna specifica allegazione e prova in ordine al danno sofferto. In tema di responsabilità civile per diffamazione il pregiudizio all’onore ed alla reputazione, di cui si invoca il risarcimento, non è in ‘re ipsa’ , identificandosi nel danno risarcibile non con la lesione dell’interesse tutelato dall’ordinamento ma con le conseguenze di tale lesione, sicché la sussistenza di siffatto danno non patrimoniale deve essere oggetto di allegazione e prova, anche attraverso presunzioni, assumendo a tal fine rilevanza, quali parametri, la diffusione dello scritto, la rilevanza dell’offesa e la posizione sociale della vittima”.

Nella seconda oggi trattata, il danno viene riconosciuto nonostante non sia stato provato come testualmente riportato:
Invero, non sono state allegate circostanze particolari da cui emergano gli effetti degli articoli e delle notizie de quo. Omissis …accerta la lesione dell’onore e della reputazione personale dell’attore per effetto delle pubblicazioni effettuate dai convenuti e li condanna al pagamento a favore dell’attore, a titolo di risarcimento del danno subito, la somma di 28.000,00 di cui 14.000,00 imputabili in solido fra tutti i convenuti ed …”.

Altro elemento non trascurabile è che in data 06/12/2023 all’Agenzia Stampa Dire sono state concesse le misure protettive previste ex art. 54 e 55 del Codice della Crisi d’impresa e dell’Insolvenza dal Tribunale di Bari come trascritto presso il Registro Imprese, mentre probabilmente la parte attrice – avendo depositato l’atto di citazione a novembre 2022 – non ha effettuato le verifiche patrimoniali di prassi prima di promuovere un’azione giudiziaria poiché se l’obbiettivo fosse stato quello di percepire un risarcimento in termini economici, avrebbe già potuto verificare il grado di solvibilità dei suoi convenuti semplicemente esaminando il bilancio della Dire depositato al 31/12/2021 nonché  assumendo ulteriori informazioni dalla cronaca.
Inoltre, la somma riconosciuta in sentenza non costituisce affatto causa di privilegio, pertanto, nel caso in cui le misure protettive si rivelassero insufficienti e/o inadeguate per il superamento della crisi, ne verrebbe accertata la natura chirografaria con difficile possibilità di soddisfazione. E allora sembra legittimo domandarsi a cosa sarebbe valso tutto questo?! 
Appare quindi lecito e comprensibile domandarsi altresì se questa azione è stata promossa per l’effettiva tutela di un interesse, oppure potrebbe rivelarsi invece soltanto un tentativo di strumentalizzare una dolorosa vicenda con la finalità di far cessare ogni tipo di inchiesta volta a far emergere la verità sull’effettiva situazione degli affidamenti e delle adozioni nel nostro Paese?! 
Voglio informare chiunque ipotizzi un accanimento strumentale nei confronti della figura paterna, di aver scoperto che io e la giornalista Silvia Mari De Santis condividiamo lo stesso doloroso destino ovvero ambedue abbiamo perso prematuramente nostra madre a causa dello stesso male – mia madre aveva trentatré anni e la sua trentasei – e per tale ragione siamo state cresciute da nostro padre.  

Probabilmente nessuno più di noi due riconosce la rilevanza ed il valore del ruolo paterno, avendo avuto nel corso della nostra esistenza il privilegio di conoscere un grande esempio di figura paterna presente, accudente e tutelante.

Concludo auspicando che l’Agenzia Stampa Nazionale Dire accetti di assumersi tutto il peso economico derivante dalla sentenza di condanna, in segno di rispetto dell’importante e coraggioso lavoro svolto da una giornalista capace, motivata e professionale ma soprattutto – caratteristica ancor più preziosa e rara – leale verso l’Azienda nonostante il periodo di crisi. 
Invito tutti a sostenere Silvia con ogni mezzo anche mediante la condivisione sui social, e chi può anche contribuendo con un gesto concreto scrivendo a silviamaridesantis@gmail.com

 


Foto autore articolo

Cristiana Rossi

Commercialista e Revisore Legale / Ammin.re Giudiziario per “beni sequestrati e confiscati” / Docente Universitaria / Relatrice in Convegni/ Autrice Testi Giuridici e di Cultura – Collaboratrice in Testate Giornalistiche, Media ed Emittenti Radio-TV
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