Elogio della Sacra Unione

IL VITTORIANO CELEBRA L’UNITA’ D’ITALIA
E LA LIBERTA’ DEGLI ITALIANI

Il Secolo si è ormai inoltrato, è tempo di prenderne Atto. Il Primo Ventennio del Terzo Millennio volge alla fine. L’anno che verrà rinnovellerà la Missione Capitale della Città Eterna e Ci proietterà verso il Centenario del Milite Ignoto. La Storia ha scelto, come guida suprema il Sommo Poeta Dante Alighieri, che Ci insegnerà, ancora una volta, il Sacrificio per l’Unità e la Libertà. Il senso del Dovere sia a fondamento della Sacra Unione, che sta all’origine di quel desiderio d’agire, che fu costitutivo e caratterizzò il Nostro Risorgimento. Questo processo Unitario e Liberatorio è inciso nella pietra e nel bronzo del Vittoriano e trova il suo compimento sull’Altare della Patria.

“Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano
e progenie scende da ciel nova”.
(Dante, Purgatorio, XXII, 70-72)

Il Vittoriano è il Monumento dedicato al Re Vittorio Emanuele II, Primo Re d’Italia, voluto dal Re Umberto I, subito dopo la morte del Padre della Patria. E’ il monumento che celebra il percorso di Unificazione dell’Italia, immortalando nella pietra  e nel bronzo i valori e i momenti salienti del Nostro Risorgimento. Per questa sua valenza simbolica è denominato anche Altare della Patria. Tempio dedicato all’Unità della Patria e alla Libertà dei Cittadini, come è scritto in alto sui due propilei “Patriae Unitati” e “Civium Libertati”. In nome dell’Unità e della Libertà gli Italiani hanno combattuto “fino al dono della vita”, portando a compimento il processo di Unificazione Nazionale.


Combattere per la Patria è Onore, Morire combattendo è Gloria”

In occasione del Centenario della Grande Guerra è stata coniata una Moneta dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, con effigiato il gruppo scultoreo presente sul Vittoriano, realizzato dall’artista Leonardo Bistolfi, dal titolo “Il Sacrificio”.
Vi è rappresentata una figura femminile con il berretto frigio, la Libertà, nell’atto di baciare sulle labbra un milite morente.
La scultura di Bistolfi fa parte dei quattro gruppi scultorei marmorei presenti sulla gradinata del Vittoriano, dedicati alla “Forza”, rappresentata da un antico guerriero italico, da  un soldato dell’età comunale e da un lavoratore; alla “Concordia”, rappresentata da una figura femminile, che posa le sue mani sulle spalle di un anziano e di un giovane nell’atto di abbracciarsi, e ai loro piedi vi è una donna seduta con un bambino, simbolo di fecondità; e al “Diritto”, rappresentato da  una figura femminile, simbolo della Giustizia, nell’atto di riporre la spada, sostituita dalla legge, in riferimento allo Statuto Albertino.
I quattro gruppi rievocano le quattro Virtù Cardinali, espressione di quell’unica Vis, Forza, Virtù al servizio della Patria, che ha sempre sostenuto le Forze Armate, “Una Vis”. Ragion per cui questi valori scolpiti nella pietra sono posizionati all’altezza del monumento, che prende il nome propriamente di Altare della Patria, cuore del Vittoriano, luogo di sepoltura del Milite Ignoto. Il fregio è stato realizzato dallo scultore Angelo Zanelli nella sua versione definitiva nel 1925, con al centro la Dea Roma e ai suoi lati il bassorilievo dedicato al “Trionfo del Lavoro” e al “Trionfo dell’Amor Patrio”, in riferimento alle Bucoliche e alle Georgiche di Virgilio, per sottolineare il legame tra suolo e sangue nella figura del soldato-contadino.

1921 MILITE IGNOTO E BOLLETTINO DELLA VITTORIA

Nel 1921 l’Altare della Patria rafforza il suo alto Valore Nazionale con la Sepoltura del Milite Ignoto, un soldato morto durante la Grande Guerra, non identificato. La cerimonia solenne si svolse nella Cattedrale di Aquileia, officiata da Monsignor Bartolomasi, alla presenza delle Alte Autorità Politiche e Militari e del Comandante della III Armata Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, il “Duca Invitto”.
Il silenzio fu scandito dal suono delle campane, dalle batterie d’artiglieria che esplodevano salve d’onore e dalla Banda della Brigata Sassari, che sul Sacrato del Tempio, per la prima volta in modo ufficiale, intonò l’Inno che sarebbe diventato il simbolo di tutte le cerimonie dedicate ai caduti “La leggenda del Piave”. La traslazione della salma da Aquileia a Roma avvenne in treno, con la partecipazione sentita e spontanea di tutti gli Italiani, ovunque fiori e lacrime. La deposizione al Vittoriano avvenne il 4 Novembre, presenti le massime Cariche Istituzionali dello Stato, il Re Soldato Vittorio Emanuele III e le Medaglie d’Oro, che ebbero l’onore di portare a spalla la bara sia alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e sia all’Altare della Patria.
Per immortalare quel momento solenne venne scolpito sul Vittoriano nel marmo il Bollettino della Vittoria, firmato Armando Diaz, “Duca della Vittoria”, con accanto una Pietra del Monte Grappa, il monte Sacro degli Italiani, punto di forza e baluardo difensivo del nuovo fronte sul Piave, “Monte Grappa tu sei la mia Patria”. L’ultimo bollettino il N° 1268 attesta che la vittoria è stata conseguita unicamente grazie al tenace sforzo e indomito slancio degli Italiani. Con “Fede Incrollabile” e “Tenace Valore” dopo quarantuno mesi di aspre battaglie “cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una czeco-slovacca ed un reggimento americano contro settantatre divisioni austro-ungariche”, mettono in fuga “quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo”.
Gli Italiani, guidati dal loro Re Soldato, Capo Supremo delle Forze di terra e di mare, sempre sostenuto da “Fede Incrollabile” nella Vittoria e nei Destini d’Italia, portarono a compimento “l’Opera con tanto eroismo iniziata dai Nostri Padri”.
Ai lati del Bollettino della Vittoria e della pietra del Monte Grappa, due Are di pietra con sopra scolpito un elmetto della Grande Guerra e due espressioni tratte dalla “Storia di Roma” di Tito Livio “Et facere fortia” e “Et pati fortia”, riferibili al soldato romano capace di compiere e di patire grandi imprese. Ricorda l’espressione del Re Vittorio Emanuele III “In guerra si va con un bastone per darle e con un sacco per prenderle”. Accanto altre Are sono disposte lungo tutto un lato della Terrazza del Bollettino con i nomi delle città redente da Trento a Trieste, a quelle ottenute con il Regime Fascista.

CORONAVIRTUS VS CORONAVIRUS

L’ITALIA DI VITTORIO VENETO. UNITI SI VINCE

Dalla Terrazza del Bollettino della Vittoria la visione di Roma si rende manifesta in tutta la sua potenza e grandezza, visibile il Pantheon luogo di sepoltura del Re Vittorio Emanuele II; per individuarne la posizione, basta seguire lo sguardo della statua del Sovrano.
Su Piazza Venezia sono presenti altri due riferimenti alla Grande Guerra. Il primo è Palazzo Venezia, all’epoca sede dell’Ambasciata Austriaca presso la Santa Sede, entrò in possesso dello Stato Italiano nel 1916, in seguito alla controffensiva con la presa di Gorizia, dopo la spedizione punitiva. Il secondo luogo si riferisce a una Targa, posta sul lato della piazza, di fronte al Vittoriano, dedicata all’irredentista Cesare Battisti, che nel 1916 in seguito alle imprese belliche sopra esposte, venne catturato e condannato a morte dagli austriaci.

1935  SACRARIO DELLE BANDIERE E MUSEO DEL RISORGIMENTO
Nel 1935 venne realizzata la Cripta del Milite Ignoto con la Cappella dedicata ai santi protettori delle Forze Armate, rappresentati nei mosaici dell’artista Giulio Bargellini.
L’architetto Armando Brasini, nel progettare la Cripta, si ispirò alle cripte paleocristiane, creando un nesso tra il sacrificio dei martiri e quello dei soldati. Vennero utilizzati i materiali del fronte, come la pietra del Carso per i pavimenti e una pietra del Monte Grappa per l’Altare. Significativa la presenza di un Cristo in Croce sopra il Sacello del Milite Ignoto, in corrispondenza con la statua della Dea Roma posta all’esterno. Dalla Dea Roma al Cristo Romano, dall’aquila imperiale allo spirito della concordia.

“ Ignoto il nome – folgora il suo spirito – dovunque è l’Italia – con voce di pianto e d’orgoglio – dicono – innumeri madri: – è mio figlio”
(Testo del Re Soldato).

La cripta si trova all’interno del Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate, inaugurato sempre nel 1935, luogo sacro che raccoglie e custodisce tutte le bandiere della Storia d’Italia, in particolare di tutti i reggimenti sciolti dopo la Grande Guerra, bandiere che fino al ’35 furono conservate nel Sacrario provvisorio di Castel Sant’Angelo, in quegli anni, fino al 1940, sede del Genio Militare, con a capo il Generale Borgatti.

Altro luogo significativo del Vittoriano che ricorda la Grande Guerra è il Museo Sacrario della Marina Militare. Si conserva con grande cura il MAS, che portò l’eroe Luigi Rizzo a compiere la celebre impresa dell’affondamento della corazzata austriaca la “Santo Stefano”, il 10 Giugno del 1918, giorno della festa della Marina Militare. Il MAS, motoscafo armato silurante, cambiò le sorti e le dinamiche strategiche della Grande Guerra. Fu utilizzato anche dal poeta soldato Gabriele d’Annunzio per le sue simboliche imprese, come la Beffa di Buccari; questo MAS è conservato al “Vittoriale degli Italiani”. Il Vate ribattezzò il MAS come Memento Audere Semper (Ricordati di osare sempre).

Fin dal 1935 nel Vittoriano trova la sua degna e legittima sede il Museo Centrale del Risorgimento e l’Istituto di Studi per la Storia del Risorgimento Italiano, al fine di conservare e custodire la memoria e la storia del processo di Unificazione Nazionale, dai primi moti risorgimentali fino alla Grande Guerra, vista come IV Guerra d’Indipendenza, a cui è dedicata l’ultima sezione del museo. Lungo tutto il percorso museale è possibile ammirare molte tele e busti, che furono realizzati per il Concorso delle Medaglie d’Oro, voluto dalla Regina Elena nel 1935, per celebrare gli Eroi della Grande Guerra a vent’anni dal suo inizio. La stessa Regina acquistò molte opere per donarle al Museo del Risorgimento. La sala della Grande Guerra si apre con un busto del Re Soldato Vittorio Emanuele III e del Principino Umberto II. In questa sezione si possono vedere il Calamaio e la Penna, con cui venne firmato l’Armistizio di Villa Giusti, che pose fine vittoriosamente alla guerra, le teche con numerose medaglie al Valor Militare, tra queste si distinguono quelle di Nazario Sauro e la Bandiera che avvolse la sua bara. Molto suggestivo il Volantino lanciato da Gabriele d’Annunzio su Vienna il 9 Agosto del 1918. Presenti molti quadri dei pittori soldato, l’affusto di cannone su cui era posato il feretro del Milite Ignoto e vari filmati.
Il Museo Centrale del Risorgimento e l’Istituto di Studi per la Storia del Risorgimento Italiano da oltre un anno sono chiusi al pubblico, per ragioni che non sono legate solamente all’emergenza sanitaria, ma a problemi di fondo, che si sta tentando di risolvere.

            SI DIA INIZIO AL NOSTRO RISORGIMENTO

Il Monumento al Re Vittorio Emanuele II, eretto per celebrare il Padre della Patria, colui che portò alla Proclamazione del Regno d’Italia e all’elevazione di Roma a Capitale del Regno, con il Re Vittorio Emanuele III, rafforza il Suo Alto Valore Patriottico, espressione dell’Unità territoriale dell’Italia e dell’Identità Italiana. In sintesi è un libro aperto, che racconta il Nostro Risorgimento, scolpito nella pietra e nel bronzo.

A Cento Anni dalla Vittoria, sull’Altare della Patria arde ANCORA NONOSTANTE TUTTO il Fuoco Sacro. Obiettivo: Mantenere viva la memoria nelle generazioni future ed in particolare in Noi, che godiamo del Privilegio di Essere Guardie d’Onore, “Custodi di Valori Antichi Sempre Attuali”. Noi Fedeli al “Nodo d’Amore” della Tradizione, capaci di permanere in una dimensione Perenne e Sacra, contemporanea a tutte le epoche, consapevoli che solo da questa prospettiva il divenire si governa e non si patisce.

“In questo miro e angelico templo,
che solo amore e luce ha per confine”

Questi bellissimi versi della Divina Commedia di Dante (Parad. XXVIII, 53,54) sono presenti in un mosaico all’interno del propileo dedicato all’Unità della Patria al Vittoriano.

Questo Elogio della Sacra Unione
ravvivi in Noi Italiani
lo Spirito della Concordia

PER UNA PIÙ GRANDE ITALIA

TUTTO QUESTO E’ SCOLPITO
NEL DNA DEGLI ITALIANI

                                            Massimo Fulvio Finucci e Clarissa Emilia Bafaro

Articolo pubblicato sulla Rivista Guardia d’Onore 2019 N.2 clicca qui

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