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“TASER KILLER ?”: Lo Stato si assolve e sacrifica chi è in prima linea,
dopo le tragiche morti in agosto

Scritto da Cristian Arni il . Pubblicato in .

La Redazione di Consul-Press ha ricevuto e pubblicato integralmente il Comunicato Stampa del MOSAC-Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri, relativo ai recenti fatti di cronaca riguardante l’impiego del dissuasore in dotazione alle forze dell’ordine, meglio noto con il nome di Taser, per cui sarebbero stati indagati i Carabinieri per averlo utilizzato in servizio, su persone in circostanze descritte come potenzialmente animate, persone successivamente decedute.

Naturalmente sono in corso accertamenti e indagini sulle cause dei decessi, di cui uno a Genova, l’altro a Olbia, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. La Consul- Press non entra nel merito di giudizi etico-morali o in polemica sull’uso del Taser, in primis perché in corso le sopracitate indagini, in secundis rivestendo solo il ruolo d’informazione e riportando il Comunicato del MOSAC- Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri.

Sintesi della cronaca di Genova, come riportato in data 18.08.2025 dal sito di informazione SKY TG-24: “Un 47enne di origini albanesi è morto nella serata di domenica dopo essere stato colpito con il taser da due carabinieri (che sono stati indagati) a Sant’Olcese, sulle alture di Genova. I colpi, secondo gli inquirenti, potrebbero aver provocato nell’uomo un arresto cardiaco. L’iscrizione nel registro degli indagati dei due militari è un atto dovuto per consentire loro di partecipare agli accertamenti tecnici con i propri consulenti. Un decesso che segue quello di un 57enne di Olbia, stroncato da un malore durante il trasporto in ospedale nella notte tra sabato e domenica dopo essere stato fermato con il taser. I due carabinieri intervenuti ad Olbia sono ora indagati per oicidio colposo. Fermato con il taser, Gianpaolo Demartis, 57 anni, originario di Bultei e residente tra Sassari e Olbia, è morto per arresto cardiaco nell’ambulanza verso l’ospedale.”

C O M U N I C A T O • S T A M P A

Taser killer? Lo Stato assolve sé stesso e sacrifica chi è in prima linea

Roma, 20 agosto 2025 – Dopo la morte di un uomo a Olbia, anche Genova è diventata epicentro di un altro caso di cronaca che ha innescato interrogativi e polemiche sull’utilizzo di un’arma “dichiarata e certificata” non letale: il Taser. Due decessi in meno di ventiquattro ore che squarciano il velo dell’ipocrisia e sollevano interrogativi che gli organi di Governo e l’intero arco parlamentare sembrano non voler affrontare.
L’autorità giudiziaria, come “ormai” da prassi, indaga l’ultimo anello della catena: i quattro carabinieri. I “lavoratori della sicurezza” come li definisce il sindacato MOSAC (Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri), potrebbero trovarsi sul banco degli imputati. Un copione già visto, l’ennesima ingiustizia.
Ma il punto non è lì, il punto è a monte.
Mentre la politica si divide tra chi difende a spada tratta la “pistola gialla” e chi la definisce “strumento di tortura”, il MOSAC solleva la questione più urgente: il Taser è un’arma “non letale”? Se lo è, come mai due decessi secondo la magistratura sarebbero imputabili a chi è pagato per usarlo?

Diciamocelo, la verità è che l’adozione di quest’arma certificata “non letale”; è stata una scelta politica, introdotta in Italia nel 2022, sulla scia di alcune esperienze straniere. Uno strumento richiesto da tempo dagli addetti ai lavori, la cui adozione è stata frutto di commissioni, pareri tecnici, sperimentazioni, per poi, infine, finanziato l’acquisto con denaro pubblico da un’azienda americana in regime di monopolio.
Una catena di responsabilità che parte dal Governo, passa dai vertici delle Forze di Polizia e arriva fino a chi, in strada, ha ricevuto l’ordine di usarlo.
L’introduzione del Taser ha illuso i lavoratori della sicurezza, facendogli credere di avere uno strumento che li avrebbe protetti dal classico “atto dovuto”. Un’illusione durata, ironicamente, il tempo di una scarica elettrica.

È doveroso fare chiarezza sulla natura del Taser. L’arma rientra nella categoria delle “armi comuni da sparo” secondo la giurisprudenza più recente (Cass. Pen. n. 8991/2023 e n. 45790/2024). Il suo porto e uso sono consentiti esclusivamente alle Forze dell’Ordine, a seguito di un percorso normativo che ha visto l’introduzione di specifiche “Linee guida tecnico-operative” e un manuale approvato dopo la sperimentazione condotta tra il 2018 e il 2019 in diverse città italiane.
Questo iter ha coinvolto un tavolo tecnico interforze e il Ministero della Salute, che ha espresso la propria intesa sulle procedure.

A questo punto, perché la magistratura non indaga anche chi ha deciso di adottare questo strumento? Chi ha valutato i rischi? Chi lo produce? Chi ha formato il personale per l’utilizzo, forse conoscendo la potenziale letalità dell’arma, senza comunicarlo a chi doveva utilizzarla?
“Mentre stiamo qui a commentare sotto l’ombrellone la più classica delle notizie di cronaca di fine estate, si apre un procedimento penale contro quattro carabinieri, ma non contro chi, seduto in poltrona, ha deciso di affidare loro uno “strumento di lavoro” la cui sicurezza sembrerebbe essere messa in discussione da alcuni burocrati e professionisti della “cultura ACAB” – interviene Luca Spagnolo, rappresentante legale del MOSAC:  “È la solita, triste storia: lo Stato protegge sé stesso e sacrifica chi è in prima linea. Ai Carabinieri non possono bastare le pur gradite attestazioni di vicinanza dei vertici dell’Arma e del Governo, ma attendono una doverosa assunzione di responsabilità con azioni tangibili, degne di un Paese civile. “In uno Stato di diritto è doveroso per chiunque esprimere vicinanza ai familiari delle vittime, ma è ancor più
doveroso difendere l’operato delle Forze dell’Ordine, chiedendo alla solerte magistratura di fare presto luce sulle reali responsabilità, anche di chi ha preso determinate decisioni nelle famigerate “stanze dei bottoni”.
L’Italia si ritrova con forze dell’ordine a cui si chiede di agire con prontezza, a cui si fornisce un’arma potenzialmente non letale, il cui utilizzo però si trasforma in una beffa, l’ennesima, che i lavoratori della sicurezza non possono essere costretti a subire.

MOSAC – Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri – Comitato Nazionale

Referente nazionale – Area Comunicazione, Roberto Di Stefano

 

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