Un secolo fa, la Fondazione Fascista di Predappio Nuova
Scritto da Franco D'Emilio il . Pubblicato in Arte, Cultura ed Eventi.
30 AGOSTO MCMXXV – 30 AGOSTO MMXXV: I SECOLI TRASCORRONO,
…LE PIETRE DELLA STORIA PERDURANO
Il 30 agosto 1925 veniva posta la prima pietra di Predappio Nuova, dunque sabato prossimo saranno cento anni da quell’avvenimento che profondamente mutò la realtà sociale, economica e culturale del piccolo capoluogo della Valle del Rabbi, paese natale di Benito Mussolini.
Mutamento poi proseguito e tuttora vivo, pur attraversando nel tempo mutevoli contesti politici e amministrativi, nazionali e locali, perché indiscutibile l’efficacia complessiva dell’impianto urbanistico e del progetto architettonico, entrambi di valore tanto duraturo, apprezzabile ed attuale. Ricorre, quindi, un secolo dall’inizio di quella nuova antropizzazione del territorio predappiese attorno alla modesta, rada frazione di Dovia, giù a valle sulle sponde del fiume Rabbi per fuggire dall’incombente rischio di dissesto idrogeologico del vecchio paese, posto a monte sulle prime pendici dell’Appennino romagnolo (sotto una foto dei lavori di fondazione in atto).
La volontà progettuale della Predappio Nuova, pur se sollecitata da un’urgenza di pericolo, seppe però affrontare e gestire bene nel tempo questa necessità, individuando da subito priorità, opportunità e finalità di progettazione.
In poco più di quindici anni, anche a Predappio, il governo Mussolini perseguì e realizzò il suo ideale di città, ben ripartita tra volumi edificati, pubblici e privati, spazi aperti e vie di servizio, infine con tanto, diffuso verde; un modello nel quale dei predappiesi s’armonizzassero dimora e famiglia, lavoro e impresa, istruzione e cultura, tutto sotto la perfetta intesa tra lo spirito della Chiesa e il rigore dello Stato fascista.
Insomma, una città ideale che all’insegna di un ampio trasversalismo sociale assicurasse quello stesso benessere, quella stessa, costante crescita e quello stesso rassicurante ordine, già negli auspici pure del gerarca Edmondo Rossoni, a sostegno del progetto di costruzione della nuova, metafisica città di Tresigallo, in provincia di Ferrara. La costruzione di Predappio Nuova assecondò l’intento, fra l’altro con l’innovativo ricorso ai canoni dell’architettura razionalista, di suscitare nei cittadini la sensazione uniforme e concorde di tanta modernità in corsa verso il futuro, lasciandosi alle spalle il grigiore e l’eccessiva, irrisolta disparità economico sociale del vecchio, polveroso stato liberale. Pure nella realizzazione di Predappio Nuova, parimenti ad altri casi di città di fondazione fascista, la ricerca della modernità significò la soluzione di due ossessioni costanti del Fascismo “muratore”: in primo luogo, il risanamento ambientale e quello delle vecchie costruzioni, come Palazzo Varano (di seguito in foto), ancora recuperabili appieno o in parte; poi, la monumentalità degli edifici e dei luoghi adibiti a finalità pubbliche: al riguardo, basta considerare la vista dell’ampia scenografia monumentale di piazza Sant’Antonio sulla quale si affacciano l’omonima chiesa, la residenza municipale e la possente ex Casa del Fascio, assieme a rappresentare il significativo trittico dei poteri ovvero quello religioso, quello amministrativo e quello politico.
Complessivamente, un ambizioso progetto edificativo, ad opera di famosi architetti o ingegneri del tempo, dall’attivissimo Florestano Di Fausto a Cesare Bazzani, da Arnaldo Fuzzi a Cesare Valle; inoltre, portato a compimento e seguito con assidua, quasi paterna premura da Pietro Baccanelli, (Predappio, 1888-1964), qui, di seguito in foto con Mussolini, uomo e amministratore fascista di grandi virtù, non ultima la ferma onestà con la quale, dal 1927 al 1943, ricopri la carica di podestà: un protagonista, tristemente dimenticato che davvero meriterebbe di essere onorato da un’iniziativa culturale che, finalmente, ne documentasse e valorizzasse il percorso umano e politico.
Durante la costruzione della Predappio Nuova il podestà Baccanelli seppe più volte smussare spigolosità tra architetti ed altri tecnici coinvolti; seppe persino contenere e comporre taluni contrasti tra l’ala moderata e quella movimentista, minoritaria, ma sempre vivace, della Federazione dei Fasci forlivese, soprattutto sul tema della rappresentazione della simbolicità’ fascista. Avvilisce che, ora, la ricorrenza del centenario della Fondazione fascista di Predappio Nuova veda nello stesso paese solo la pochezza propositiva di un’esigua mostra documentaria di contenuto modesto, scontato, scarsamente originale e la solita visita guidata alla scoperta del paese tra l’incuria e il degrado di alcuni edifici del Ventennio, come la ex Casa del Fascio (sotto in foto), beffata pure dalle chiacchiere inconsistenti e vane dell’odierna giunta di centrodestra.
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