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Autore: Franco D'Emilio

Storico, narratore, una lunga carriera da funzionario tecnico scientifico nell'Amministrazione del Ministero per i beni e le atiività culturali

Losanna conferma dottore Benito Mussolini

Benito resta definitivamente “Dottore in Scienze Sociali e Politiche”

Precisazioni circostanziate a cura di Franco D’Emilio 

Adesso, le Autorità Accademiche dell’Università svizzera di Losanna, nel cantone di lingua francese del Vaud, escludono ogni possibilità futura di revoca della laurea honoris causa in scienze sociali e politiche, attribuita nel 1937 a Benito Mussolini, allora capo di governo italiano.
Questa eventualità era rimasta in aria nel febbraio scorso dopo che nel 2021 l’università era stata travolta dall’inaspettato rigurgito antifascista della comunità degli emigrati italiani in Svizzera, avendo curato una mostra storico-documentaria, allestita nel museo cittadino di Losanna sulle vicende storiche dei nostri migranti in terra elvetica.
Già nella circostanza inaugurale di tale evento culturale la comunità promotrice aveva chiesto che l’Ateneo losannese revocasse d’ufficio, senza esitazione alcuna, quel titolo accademico al Duce dittatore.

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18 Giugno a Roma: Venditti e De Gregori
……. ci hanno fatto ritornare “giovani”

       Venditti, De Gregori: “la storia siamo noi in un mondo di ladri”
…in un viaggio tra passato/presente e viceversa

Un “A M’ARCORD” SOTTO ER CELO DER CUPOLONE,
a cura di F
RANCO D’EMILIO  &  MADDALENA SILVI  

Sono state tre ore ininterrotte di concerto sul filo di tanta memoria e con l’emozione di ritrovarsi in uno stadio strapieno a condividere un viaggio, ancora tanto attuale e avvincente, di musica e parole: per molti un viaggio ripetuto, per altri, invece, forse il primo incontro dal vivo con due significativi cantautori che, sempre efficacemente, hanno saputo e sanno da decenni interpretare con coraggio e sempre con originalità il difficile divenire della nostra società.

come eravamo, De Gregorio, Enzo Tortora, Roma Capoccia, Venditti

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Festa della Repubblica: io non festeggio!

LXXVI ANNI DOPO IL 2 GIUGNO DEL 1946

_________________Una riflessione di FRANCO D’EMILIO

Domani è la Festa della Repubblica, ricorrenza che io né celebro né onoro più da tempo, tanto le istituzioni repubblicane sono state e sono tuttora tradite o ampiamente disattese in tanti diritti, principi, aspettative, enunciati nella Carta costituzionale. 
Nella mia vita, sempre onesta e corretta, al pari di quella della molteplicità degli italiani, ho solo conosciuto una Repubblica con vertici istituzionali largamente corrotti, collusi con segreti, spesso pericolosi poteri forti, infine continuamente dimentichi del merito e delle capacità reali dei cittadini per favorire, invece, un persistente clientelismo e i sotterranei interessi di tante sospette conventicole.

2 Giugno, una Repubblica con troppe stragi

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A Predappio: O ROMA O MORTE!
Un secolo dalla Marcia

Sicuramente è la prima iniziativa culturale nazionale, celebrativa dell’imminente centenario dalla fatidica Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, fra l’altro allestita proprio a Predappio, il paese della Valle del Rabbi, ove ebbe origine gran parte della vicenda umana e politica del Fascismo.
Dal 23 aprile scorso e sino al 6 novembre 2022, dal venerdì alla domenica e in tutti le altre festività, con orario d’apertura 10.30-13.00 e 14.00-19.00 (altre informazioni utili su www.romaomorte.it) sarà, dunque, visitabile in via Roma n. 51 a Predappio la mostra storico-documentaria O ROMA O MORTE!
Un secolo dalla
Marcia, evento che ricostruisce le ragioni, gli antefatti, lo svolgimento di un avvenimento che tanto ha segnato la storia del ‘900 italiano.

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Da Meldola, Forlì, la voce di Bruno Stipcevich
> …….profugo dalmata

UN ABBRACCIO A BRUNO STIPCEVICH 
indomito italiano, profugo dalla perla dalmata di Zara!

________________ di FRANCO D’EMILIO

Alla fine, sul filo dei suoi amari, tragici ricordi l’uomo si è commosso, quasi liberasse tutta l’emozione, suscitata dal ritorno della memoria a quei tempi difficili, tanto incerti per sé e la sua famiglia. I pensieri sono tornati alle sue vicende di giovane, poco più di un ragazzo, ritenuto colpevole della sua italianità, della sua marcata identità linguistica, culturale e religiosa di matrice italiana. 
Da un albero di marasche vicino al cimitero ho visto uccidere a sangue freddo due persone, prima costrette a scavarsi la fossa tra le tombe dello stesso camposanto e vanamente imploranti la pietà dei partigiani slavi assassini. … Ad una visita a mio padre, incarcerato senza motivo, ma italiano, sentii raccontare di altri prigionieri italiani, mani legate dietro la schiena ed un peso al collo, spesso portati con barche in mare aperto e là fatti affogare.

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Di nuovo da Mattarella, con la coda tra le gambe

Se vogliamo che tutto rimanga come è,
bisogna che tutto cambi

UNA SINTESI A CURA DI FRANCO D’EMILIO 

Alla fine, sconfitti e umiliati dalla loro totale incapacità di giungere ad un accordo per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, tutti i partiti, presenti in Parlamento, sono tornati, coda tra le gambe, da Mattarella per chiedergli di accettare la rielezione alla massima carica dello stato.
Il Mattarella bis è stato così la conclusione della farsa grottesca, alla fine una volgare pagliacciata con la quale, per quasi una settimana, tutti i partiti hanno dato uno spettacolo indecoroso del loro ruolo, costituendo un pericoloso vulnus della democrazia parlamentare rappresentativa, cardine fondamentale della nostra repubblica.

D’altronde, nessun accordo per un nuovo volto presidenziale poteva venire da chiacchere vane, perché improvvisate e contradditorie, da proposte dell’ultim’ora, dalla reciproca interposizione di veti, ma soprattutto dalla scarsa cultura politica e dalla insipiente pratica democratica da parte di partiti, alcuni dei quali preoccupati principalmente dell’esercizio e del mantenimento del proprio potere, anche fuori dal rispetto di ogni dignità istituzionale.

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Una gattamorta al Quirinale? Pier Ferdinando Casini Presidente della Repubblica?

LA “GATTAMORTA”, UNA TIPOLOGIA FELINA SEMPRE PRESENTE
NELLO  ZOO DEL PARLAMENTARISMO ITALIANO

di FRANCO D’EMILIO

Nell’imminente corsa al Quirinale per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica è tornato in campo il nome di Pier Ferdinando Casini, vecchio, ma collaudatissimo arnese della politica italiana, il classico gatto sornione, apparentemente in fusa, sempre pronto, però, a scattare e allungare una decisa zampata sulla preda.
E la Presidenza della Repubblica, si sa, sarebbe davvero per l’immarcescibile e mutevole “Pierferdi”, così l’appellano, al tempo stesso, i suoi amici e nemici, una preda più che appetibile a coronamento di una lunga carriera politica, abilmente costruita sul nulla, ma sorretta da importanti relazioni con chi conta e detiene il potere.

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A Forlì, la “mosca nera” della Chiesa del Castellaccio

La Chiesa di Santa Maria Madre di Dio in Castellaccio
TEMPLUM MARIAE DEIPARAE 

Compresa nella Diocesi di Forlì-Bertinoro, ma per pochi metri già nel territorio della provincia di Ravenna, la sera dello scorso 1° gennaio la Chiesa di S. Maria Madre di Dio in Castellaccio finalmente mi è apparsa nella luminaria di una grande cometa, quasi fosse pure luce salvifica dall’ansia del gran nebbione, in quel momento incombente sulla campagna romagnola. Finalmente!
La chiesa forlivese dei nostalgici della tradizione tridentina, precedente al Concilio Vaticano II: insomma anche a Forlì, a contrasto col candore delle mosche conciliari, la “mosca nera” della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata nel novembre 1970 dall’arcivescovo cattolico francese Marcel Francois Lefebvre.

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Predappio, ex Casa del Fascio:
in abbandono il simulacro di un “odiato regime”

Predappio, ex Casa del Fascio……
“campa cavallo che l’erba cresce”

________________FRANCO D’EMILIO

Giorni fa verso Premilcuore, inevitabile che transitassi per Predappio, quindi, all’andata e al ritorno, gettassi l’occhio, prima nella luce del mattino, poi nel precoce buio del pomeriggio dicembrino, sulla mole possente della ex Casa del Fascio, ancora prigioniera dell’incuria e della dannazione della storia. Che tristezza!
Nei miei 36 anni di adozione romagnola, riguardo alla superba costruzione fascista con la torre eccentrica, dominante la piazza principale di Predappio, ho solo assistito a fiumi di parole, a progetti, perlopiù campati in aria, soprattutto, al protagonismo degli amministratori locali, da quello eccessivo e smargiasso della sinistra, ora sonoramente sconfitta, a quello più sobrio, ma tanto incerto dell’attuale centrodestra. Si veleggia, ormai, verso 80 anni di abbandono della ex Casa del Fascio, quale simulacro dell’odiato Fascismo, e ancora lunga, proprio degna del proverbiale detto “campa cavallo che l’erba cresce”, si prevede l’attesa perché l’edificio mussoliniano possa vedersi restaurato e recuperato a nuova utilità pubblica.

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A Forlì per la CGIL lavorator* già asterischi

WIVA IL POLITICAMENTE CORRETTO !!!

__________FRANCO D’EMILIO 

Sino a poco tempo fa l’asterisco era solo il simbolo grafico a forma di stellina (*) per richiamare note a margine o a piè di pagina oppure segnare l’omissione volontaria di parte di un testo.
Adesso, invece, l’asterisco è diventato pure un marchio del “politicamente corretto” che, tuttavia, può suscitare perplessità, persino ansia per un’improvvisa crisi di identità personale, sia di genere che politica: proprio così,  un uomo o una donna, anzi, scusate, un* non solo si vede trattat*, appellat* come un ibrido di genere, né carne né pesce, né maschio né femmina, ma addirittura vede demolirsi il suo contributo, definito e particolare, di compagno o compagna alle lotte sindacali dei lavoratori.
Dunque, LAVORAT* DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !

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Bestemmia trans sul Natale

LA  MISTICAZIONE DELLA SACRALITA’

Adesso si è superato ogni limite, decenza, soprattutto si è oltraggiato il valore del rispetto, dovuto sempre alla fede altrui in un’idea, un progetto o, ancora di più, in una concezione universalistica, religiosa o laica che sia, della vita che risulti di elevato spessore umano, morale, spirituale. Non si può ammettere che si “giochi” sulla fede religiosa, quindi sui suoi valori e sul racconto delle sue fonti, sulla sua tradizione, spesso millenaria, espressione di un radicamento diffuso, motivo e fine di civiltà. Non si può ammettere che arrivi, così, l’ultimo “intelligentone” a infangare la sacralità del Natale, la suggestiva immagine della Sacra Famiglia, insomma a deridere quella speranza che la Nascita di Gesù rinnova negli animi di tutti i cristiani.

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A Palmiro Togliatti dedicata una strada in Predappio

 
TOGLIATTI, NATO A GENOVA E DECEDUTO A YALTA,
 HA UNA LAPIDE STRADALE ANCHE A PREDAPPIO
 …..OVVERO UNO SCHERZO DELLA “STORIA CON LA MIOPIA”
 
A San Savino, frazione di Predappio, l’indicazione stradale di via Palmiro Togliatti, detto Il Migliore, granitico rappresentante del Partito Comunista Italiano sino a diventarne segretario generale, incontestato e indiscutibile.
A San Savino, frazione di Predappio, una via intitolata a Palmiro Togliatti, “Maggiordomo del Komunismo Sovietico” sino a tradire e lasciare alla tortura, alla mano assassina dei sovietici tanti sinceri, pur se illusi, Compagni Italiani, falsamente accusati di revisionismo ideologico dalla dittatura di Stalin

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Guai a Ravenna solo dopo l’elezione del Sindaco

NOTIZIE  AD OROLOGERIA,
SECONDO LE SCELTE DELLA REGIA

Una significativa indagine di FRANCO D’EMILIO  

A Ravenna è andata proprio così: mentre, altrove, si spargevano veleni contro il centrodestra con il caso di Luca Morisi, responsabile della comunicazione della Lega, e con il caso dell’inchiesta di Fanpage su attività illecite e la possibile apologia del fascismo in ambienti prossimi a Fratelli d’Italia, nella città romagnola, come da copione, il sindaco uscente Michele De Pascale veleggiava sicuro senza intoppi verso la riconferma, al timone di una vasta ciurma in coalizione di partiti, partitini e sottopancia, alcuni minimi, ma risoluti a farsi sentire come pulci con la tosse.

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Il Comune di Predappio dimentico del generale Anders

XXVII  OTTOBRE  MCMXXIV

precisazioni storiche a cura di FRANCO D’EMILIO  

Tra venti giorni ricorrerà il 77° Anniversario della Liberazione di Predappio dal nazifascismo, avvenuta, appunto, il 27 ottobre 1944 anziché il successivo giorno 28, come ostinatamente e infondatamente sostenuto, invece, dal racconto dei sedicenti partigiani liberatori.

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A Ravenna ha già vinto la “Massoneria & Soci”

UNA “FRATELLANZA ….. QUASI  PERFETTA” 

Comunque vada, riconfermato o no l’attuale sindaco uscente, impenitente piacione senza gloria e senza infamia, alle prossime elezioni comunali di Ravenna vincerà ancora, anzi, no, sicuramente ha già vinto, come sempre, la “Massoneria & Soci”.
Immagino l’ironica battuta di chi, magari punto sul vivo, ribatterà subito “Eccolo, il solito che tira in ballo i poteri occulti!” Occulti? Quando mai, direi, invece, solo discreti ovvero ci sono, ben organizzati e attivi, trasversali a tutta la società ravennate che conta, ma si muovono senza dare nell’occhio, passo flanellato e voce bassa. Basta cercare, a volte pescare con l’esca giusta e, prima o poi, un pesce abbocca, mai, per carità, uno squalo, perlopiù soltanto un suo gregario pesce pilota, mandato avanti in avanscoperta.

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L’ignoranza della nostra politica

L’attuale politica italiana è largamente ignorantocratica e legifera, amministra, governa, interpretando, rispecchiando una società ampiamente ignorante, di conseguenza facilona perché pressapochista e superficiale, come impone la finzione del saper tutto, ignorando, invece, moltissimo. 
L’ignoranza dell’attuale classe politica italiana non significa in senso stretto mancanza d’istruzione, abbondano, infatti, sugli scranni parlamentari e degli enti locali, schiere di laureati, magari 110 cum laude, piuttosto significa una marcata assenza di competenze ed esperienze, insomma di una efficace rispondenza del proprio sapere alla concretezza operativa del fare al servizio dei cittadini.

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NO al Disegno di Legge Zan contro l’omofobia

UNA LEGGE OPINABILE E LIBERTICIDA !  

a cura di FRANCO D’EMILIO 

Sino ad oggi, scene simili sottocchio mi erano capitate a Roma e Milano, a Verona come a Napoli, ma, si sa, le grandi città amplificano sempre quanto nella piccola provincia resta più in sordina, ancora parzialmente nascosto per la consapevolezza che risulti censurabile, scandaloso, fuori dalle regole, dalle consuetudini, insomma da quella realtà che costituisce o, forse, dovrebbe costituire la normalità dei comportamenti umani.
Invece, mercoledì scorso, pure a Forlì, percorrendo in auto viale dell’Appennino verso porta Ravaldino, chiuso nel refrigerio dell’aria condizionata contro l’incombente afa della controra, ho preso atto che non vi sono più freni, non vi è più pudore: siamo, ormai, all’ostentazione, all’esibizionismo di quanto ritenuto dai più socialmente insano e trasgressivo, ma adesso, invece, quasi imposto provocatoriamente ad una maggioranza, da sempre in quel solco naturale e sociale, umano e morale, codificato da regole e norme, a partire dal riconoscimento costituzionale dell’art. 29 ovvero “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.”

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In un libro i primi quarant’anni di Giorgia Meloni

IL LIBRO DELLA MELONI ….”IO SONO GIORGIA” 
in una recensione di  FRANCO D’EMILIO
  

Quarantuno anni non bastano per meritarsi una biografia o, addirittura, scriversi un’autobiografia, in quest’ultimo caso davvero col rischio di peccare di presunzione e suscitare l’ostilità del lettore: ancora tante e impegnative possono essere le prove della vita personale nel lavoro e negli affetti, nelle gioie e nelle avversità.

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In mostra a Forlì “La fortuna di Dante nel Ventennio”

Dallo scorso 15 maggio e sino al prossimo 4 agosto a Forlì, in via Volturno 3, pochi passi dalla splendida piazza Aurelio Saffi, cuore storico della città, è in svolgimento la mostra storico documentaria “La fortuna di Dante nel Ventennio”, visitabile nei giorni e negli orari, indicati dalla locandina qui a corredo.

     

 

Scopo di tale evento, chiaramente celebrativo del prossimo VII centenario della morte del Sommo Poeta, è un interessante ed originale percorso culturale sulla celebrazione fascista di Dante, consapevoli che pure la conoscenza di questo aspetto possa concorrere alla maggiore comprensione di un nostro passato, ancora tanto discusso. Franco D’Emilio e Francesco Minutillo, curatori della mostra, promossa dall’Associazione Culturale Forlivese ADESSO&DOMANI, pure col patrocinio del Movimento RINASCIMENTO del prof. Vittorio Sgarbi, hanno inteso, innanzitutto, individuare le ragioni, gli ambiti della fortuna di Dante durante il Ventennio, fortuna chiaramente sostenuta da intenti propagandistici della politica culturale del regime. Prima di allora, la conoscenza dell’opera dantesca era rimasta perlopiù confinata nelle aule universitarie, nelle stanze di accademici, fossero essi storici della letteratura o medievisti oppure cultori delle glorie patrie; persino La Divina Commedia era sconosciuta ai più, nonostante la popolarità delle sue terzine,  spesso declamate a memoria tra la Toscana, l’Umbria e le Marche.

     

Con il Fascismo Dante diventa, invece, un protagonista di primo piano, figura di intellettuale, davvero capace di influenzare l’ideologia, la politica del momento, quindi araldo nel mondo della nuova gloria sui colli fatali di Roma. Di Dante sono congeniali al regime gli ideali universali e il rigore etico, la concezione politica e la visione profetica, l’amore per un’Italia unita, libera, di nuovo gloriosa: insomma, Dante è anticipatore del sogno mussoliniano, addirittura ispiratore della Marcia su Roma con una citazione nella versione del 1919 dell’inno fascista Giovinezza. Dante e Fascismo diventano il binomio indissolubile di un nuovo destino italiano.

Nel corso del Ventennio si conta un numero di edizioni de La Divina Commedia, proporzionalmente molto superiore a quello nei successivi 50 anni del secondo dopoguerra; un profilo, pur breve, biografico di Dante e passi significativi del suo poema sono inseriti nei testi scolastici sin dalle elementari; solo nel 1923, sempre con la riforma scolastica di Giovanni Gentile lo studio della Commedia viene introdotto in tutte le scuole superiori; la conoscenza del pensiero e dell’opera di Dante entrano nei programmi educativi delle organizzazioni giovanili del Partito Nazionale Fascista; nel palinsesto delle sue trasmissioni l’EIAR, ente radiofonico di stato, prevede una rubrica settimanale con letture e commenti di brani del poema dantesco.

Poi, alla caduta del Fascismo Dante subisce l’epurazione, al pari di tanti fascisti, costretto, quasi soffocato nei programmi liceali, spesso bandito dai corsi universitari, in conclusione ampiamente estromesso dal novero dei grandi italiani. Una sorta di sotterranea damnatio memoriae di un valore certo del passato, appunto Dante, che, per dirla ancora con parole di Gentile, resta comunque “simbolo di una sua duplice immortalità: quella personale dopo la morte e quella identitaria di un’intera nazione”. Sì, Dante resta, indubbiamente, simbolo importante della nostra identità nazionale, un grande italiano, perché no Eroe e Padre della Patria.

Eroe per aver intuito e premesso all’idea di nazione il progetto di un’istituzione solida, magari sovranazionale, a suo giudizio l’Impero, come spiega nel De Monarchia, che nell’interesse della cristianità fosse capace di superare, unificare gli interessi contrapposti di troppe realtà o fazioni politiche. Eroe per aver compreso ed espresso nel Convivio e nel De Vulgari Eloquentia il valore civile, espressivo ed educativo, di una lingua comune tra gli italiani, da lui identificata nella lingua volgare, l’unica in grado di abbattere la disparità linguistica tra i ceti colti, avvezzi all’uso del latino, e i ceti popolari. Con l’unità linguistica e il progetto di un’unificazione politica, a tutela di diffusi e comuni interessi, Dante è stato il primo, pur parzialmente, a mettere in discussione popolo e ordinamento giuridico ovvero due dei tre elementi, l’altro è il territorio, costitutivi di uno stato.

Dante è stato un Sognatore della Patria per averla immaginata, sollecitato dalla sua esperienza di cittadino, con tanto rigore impegnato politicamente, per questo pronto ad invettive contro i mali e i guastatori del mondo. Dante è stato un Padre della Patria perché sempre di buon esempio nella sua fermezza a cambiare sé stesso prima degli altri. Dante è stato, ancora, una Guida della Patria nel ritrovare la diritta via per la salvezza dalla selva oscura della vita, ruolo oggi ancora più attuale e significativo perché salvifico dalla presente pandemia. Dante è stato, infine, con la sua visione dell’Impero, esteso a più popoli cristiani, un Profeta dell’Europa, insomma un europeista ante litteram, non a caso celebrato dal suo arcigno ritratto sul dritto della moneta da 2 euro, corrente in Italia.

Dunque, la mostra forlivese “La fortuna di Dante nel Ventennio” si articola in n. 12 sezioni tematiche: affrontano il tema dell’uso propagandistico delle profezie e dei simbolismi danteschi da parte del regime; ripercorrono, da Dante al Fascismo, il tema letterario dell’amor patrio; poi, illustrano il notevole sviluppo in Italia e all’estero della Società Nazionale “Dante Alighieri” per il proposito fascista di diffondere maggiormente la cultura italiana in patria e nel mondo; ancora documentano il fervore dello studio di Dante da parte di Giovanni Gentile, Giuseppe Vandelli e Bruno Nardi, eminenze della cultura del Ventennio; non trascurano il contradditorio rapporto del Futurismo con Dante; infine non eludono l’uso distorto di taluni versi danteschi da parte del regime a sostegno della tragica persecuzione antisemita. A corredo di tale esposizione un prezioso contributo di cimeli, libri e documenti sul tema, messi a disposizione da collezionisti della Romagna forlivese.

Insomma, una proposta culturale significativa, anche coraggiosa in una Forlì che con tanta speranza esce dalla selva oscura della tragica vicenda pandemica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Predappio diventi monumento nazionale la Cripta Mussolini

Domenica 23 maggio a Predappio ha riaperto la Cripta Mussolini, a lungo chiusa al pubblico per volontà dei discendenti, soprattutto dopo il contrasto con il trascorso e presto dimenticato sindaco Frassineti, responsabile, tempo addietro, di aver usato questo luogo cimiteriale come “location” di una sua intervista televisiva, una delle tante perché, anche nelle teche , si tramandasse ai posteri memoria della sua persona, quasi sulle orme del suo più illustre, pur se di colore opposto, concittadino.

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