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Autore: Franco D'Emilio

Storico, narratore, una lunga carriera da funzionario tecnico scientifico nell'Amministrazione del Ministero per i beni e le atiività culturali

Da Giuseppe Conte a Licio Gelli
…. Episodi di “Cronaca Italiana”

Lo “stato di diritto” sul filo di un autoritarismo legale

di FRANCO D’EMILIO

In questa lunga lotta al Coronavirus, che ha ristretto e tuttora restringe la vita quotidiana, personale e collettiva, limitando la libertà con divieti e imposizioni, controlli e sanzioni, sono rimasto colpito da alcuni aspetti, davvero inquietanti. 
Innanzitutto, la superficiale informazione, chiamiamola pure disinformazione sulla genesi, l’origine dell’epidemia, tanto che in oltre due mesi, nonostante tante eccellenze di ricerca biomedica nel mondo, nessuno è stato capace o, forse, meglio dire sollecitato a chiarire dove e perché sia nata questa pestilenza: gran premura ho ravvisato solo nell’impegno a scagionare i cinesi dalla sospettata responsabilità che il Covid19 sia fuggito da qualche loro laboratorio, luogo di incauta manipolazione del virus, sicuramente contro l’umanità.

Licio Gelli, Giuseppe Conte, Loggia P2, M-5S, m

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Da Predappio la cittadinanza onoraria
alla memoria al generale polacco Wladyslaw Anders

Tra pochi giorni ricorrerà la “Festa della Liberazione”, celebrativa di quel 25 Aprile 1945 che, finalmente, vide l’Italia intera liberata dal nazifascismo e dalla guerra. Da allora sono, ormai, trascorsi 75 anni, eppure la memoria di quell’evento ancora divide, contrappone gli italiani, anche risvegliando rancori mai sopiti: siamo tuttora incapaci, sia per pochezza ideologica che politica, vissute, spesso, in modo anacronistico, di condividere il valore essenziale del 25 Aprile, la Libertà.

Certo, la Liberazione fu riscatto, affrancamento dall’occupazione nazista e dall’oppressione fascista, ma, soprattutto, segnò la fine della peggiore sventura che possa toccare ad una nazione, al suo popolo, alla sua stessa identità politica, sociale e culturale ovvero la contrapposizione di una guerra civile, fratricida, nel nostro caso tra italiani fascisti e italiani antifascisti. Realizzata, però, la Liberazione, un obbiettivo, credo, ampiamente consolidatosi in 75 anni di vita democratica, penso che sia davvero tempo che tutti, senza distinzione forzata e pretestuosa di credo politico o ideologico, condividiamo, senza se e senza ma, solo la Libertà ossia il contenuto essenziale di quell’affrancamento del 25 aprile ’45, inteso come condizione essenziale di ogni cittadino libero e partecipe di una comunità libera.

Il 25 Aprile dovrebbe divenire, definirsi “Festa della Libertà”, proprio per confermare la memoria di ciò che è stato e non vogliamo che mai più accada: dobbiamo essere solo una coesa comunità nazionale di italiani liberi, ciascuno degno di vivere come tale le proprie idee, i propri progetti per il futuro. Voglio, però, ricordare come quel 25 Aprile, per noi Liberazione dal nazifascismo, sia stato possibile anche per l’impegno militare di tanti senza più libertà, esuli dal loro paese dopo l’invasione tedesca e dopo la crescente ostilità dei sovietici, sì parlo dei polacchi, eroici combattenti del II° Corpo d’Armata Polacco al comando del valoroso Generale Wladyslaw Anders.

Ironia della sorte, anzi della storia, oppressi fuggitivi polacchi liberarono oppressi italiani! Tra gennaio e luglio ’44 i soldati di Anders si distinsero eroicamente nelle battaglie di Cassino e Ancona, poi risalirono la penisola, attraversarono l’Appennino forlivese, liberando, il 28 ottobre ’44, Predappio, località di notevole rilievo simbolico perché luogo natale di Mussolini; quindi, d’intesa con gli inglesi lasciarono a questi l’onore di liberare Forlì, e proseguirono verso Imola e Bologna, liberando entrambe le città nel mese di aprile ’45. A guerra finita al generale Anders e a 75 ufficiali a lui vicini fu tolta la cittadinanza dalla Polonia occupata dai sovietici, ma nessun onore fu riconosciuto neppure dal nuovo governo italiano. Al generale restò solo la via dell’esilio sino alla morte a Londra nel 1970.

Vorrei che la Romagna attraverso il Comune di Predappio, a suo tempo beneficiario del valore militare di Anders, liberatore senza libertà patria, concedesse al generale la cittadinanza alla memoria come previsto dall’art. 114 della Costituzione Italiana, dal Testo Unico degli Enti Locali e dallo stesso Statuto del Comune; in mancanza di una disposizione comunale, in proposito, il Consiglio Comunale può votare a maggioranza un’apposita delibera.

Simile riconoscimento alla figura di Wladyslaw Anders, tantopiù se sostenuto da tutte le forze politiche di Predappio, sarebbe davvero un segno di riconciliazione e, ancora di più, un grande tributo al valore comune, condiviso della Libertà.
Non dimentichiamo come la memoria del generale polacco sia oggi affidata alla figlia Anna Maria Anders, attuale Ambasciatore di Polonia in Italia.

 

Nel ricordo, dunque, del generale Anders e del II° Corpo d’Armata Polacco, nella memoria di quanti caduti su fronti opposti, ma comunque italiani, sempre e soltanto italiani, un solo, eterno Viva la Libertà e sereno 25 Aprile.

 

 

“Corona-Virus” ………
spero che il peggio passi prima del 25 Aprile

TRA UNA SPERANZA,  UN AUSPICIO e, sommessamente, anche una Preghiera

___________  di FRANCO D’EMILIO

Tutti vorremmo quanto prima la fine di questa terribile epidemia, invece possiamo al massimo solo sperare che presto vi sia un segnale evidente, indicativo che il peggio del flagello Coronavirus sia trascorso, perlomeno sia in via di remissione in attesa della vittoria finale.
Sarebbe significativo, tanto oso sperare e pregare, che il graduale, quasi minimo miglioramento dell’epidemia in questi ultimi giorni divenisse certezza di salvezza nella ricorrenza della Santa Pasqua, come a conferma di una rinnovata resurrezione dell’uomo dai mali del mondo. Confido che giunga questo segno tanto atteso.
E’ troppo importante che il peggio del Coronavirus passi prima possibile con tutto il suo carico di morte e sofferenza, di impotenza e disagio. La resurrezione, intesa come ritorno a nuova vita dell’uomo e della sua opera, è un valore comune a tante religioni, filosofie, pure a tanti credi ideologici e politici, dunque è un principio universale, proprio quello che, dopo il drammatico frangente del Coronavirus, occorrerà per unire l’Italia, tutti gli stati, l’intero pianeta.

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Coronavirus: soli e a mani nude
come l’8 settembre 1943.

UNA NUOVA PESTE, targata “Globalizzazione 

 di   FRANCO D’EMILIO

Soli e a mani nude contro il Coronavirus sono già morti 14 medici (*1), valorosi sino all’ultimo, allo stesso modo lottano altri medici e tanti paramedici, privi di minimi dispositivi di protezione individuale (mascherine e guanti) e di idonea strumentazione, ma, ancora di più, sempre soli e a mani nude contro il contagio, restano milioni di italiani ai quali questo Stato ha sinora dimostrato solo di non saper assicurare sufficienti difese dall’infezione galoppante.
Quella al tempo del Coronavirus è, dunque, un’Italia dolorosa, perché sola, ovvero abbandonata e isolata, e perché senza armi per sopravvivere; è un’Italia tragicamente vittima del divario tra il mondo reale e il paese legale, rappresentato dalla politica e dalle istituzioni, entrambe incapaci di provvedere ad uno stato emergenziale.

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Liliana Segre boccia Roberto Benigni
per il film “La vita è bella”

Ho letto il recente “La memoria rende liberi”, sofferta testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta, “salvata” avrebbe scritto Primo Levi, alla “soluzione finale” dei campi di concentramento nazisti. Anch’ella, dunque, vittima dell’antisemitismo, della persecuzione razziale, attuata dal Fascismo in modo sistematico, quasi chirurgico contro la piccola comunità ebraica italiana, neppure cinquantamila cittadini, seppur l’esigua consistenza non possa affatto ridimensionare o, addirittura, giustificare oppure negare una tale tragica, vergognosa pagina della nostra storia contemporanea.

Sicuramente una degli ultimi testimoni della Shoah, Liliana Segre ha ripercorso i ricordi della sua terribile esperienza di ragazzina internata ad Auschwitz, affidandoli alla cura narrativa di Enrico Mentana, noto giornalista, attuale direttore del TG7 del gruppo editoriale Cairo. Il libro non si discosta dai tanti altri che raccontano la “soluzione finale” nazista, è la storia incredibile di una ragazza in mezzo al terrore, alla violenza insensata, alla crudeltà del genocidio per la sola colpa di essere nata ebrea e, come tale, ritenuta volutamente “diversa” dal potere imperante. Ho appreso notizie e particolari nuovi, giustamente il libro arricchisce la mia estesa documentazione e altrettanto vasta biblioteca di saggi, testimonianze sul razzismo, l’antisemitismo, le tante persecuzioni nel tempo sino ai nostri giorni.

 

 

 

Ho rilevato, però, un punto, anzi una pagina, la 207, riprodotta a corredo di questo articolo, dove il libro della Segre, a mio parere, maldestramente esce fuor dal seminato e per così dire “stecca”: qui, appunto, la nostra Liliana, pur rilevando il valore della televisione e del cinema nel salvaguardare e protrarre la memoria dell’Olocausto, ne critica certi “elementi romanzeschi”, dicendosene infastidita, perché contrari alla verità storica. Così, il suo giudizio davvero “tranchant” non risparmia la serie televisiva americana “Holocaust” e due celebri film: “Schindler’s list” di Steven Spielberg e “La vita è bella” di Roberto Benigni, due perle della cinematografia mondiale a carattere storico, fra l’altro su un tema ancora oggi tanto dibattuto, attuale quale il razzismo e, in senso più stretto, l’antisemitismo. Due film, premiati con l’Oscar, finiscono nel giudizio pesantemente critico della Segre solo per il fatto di non raccontare davvero la verità storica della Shoah, così come, invece, da lei conosciuta, vissuta e, poi, testimoniata sino ai nostri giorni.

 

 

Eppure, non mi sembra che “Schindler’s list” e “La vita è bella” fossero nel loro racconto tanto lontani dalla verità storica, nota e documentata, della persecuzione e della “soluzione finale”! Se la cosa più importante sul piano della continuità storica, quindi della conoscenza e dell’educazione dei giovani, è il mantenimento della memoria della Shoah e di ogni vergogna genocida, che senso ha che la Segre faccia le pulci sul tema della ricostruzione storica? Ho avuto l’impressione che la nostra autrice, quasi presa da una sorta di personale aristocraticismo testimoniale della persecuzione razziale, voglia cercare nell’uovo il pelo della pedanteria storica a scapito di un’agile, continua ricostruzione evidente, credibile e duratura di quanto è avvenuto con l’Olocausto. Forse, Liliana Segre dovrebbe avvedersi che “La memoria rende liberi” se, innanzitutto, continuamente disegnata nei suoi tratti essenziali: i particolari, i dettagli approfondiscono soltanto.

Incautamente, poi, la Segre definisce il film di Benigni falso, pure orribile, addirittura una favola inattendibile perché lontana dalla realtà storica, insomma tutte accuse infondate, campate in aria. In realtà, presa dal suo coinvolgimento di sopravvissuta, le è sfuggito, non so se volutamente, come anche le tragedie dell’umanità, anziché col tono del dolore, possano raccontarsi sublimandole in un tono, uno stato più lieve, magari anche favolistico, che lenisce, ma non dimentica le cause della tragedia, però punta all’ammaestramento umano e morale perché certi tragici avvenimenti mai più si ripetano. Ecco, questo è stato l’intento di Benigni nel suo “La vita è bella” ovvero con la favola, sicuramente assurda, di un padre, una madre e un bambino in un lager richiamare i suoi spettatori al valore del bene, dell’amore contro il male e l’odio. Peccato che Liliana Segre non l’abbia compreso.     

Da Predappio a Milano il business dell’Antifascismo e della Resistenza

GLI ATTUALI EREDI DEL P.C.I.
OGGI  BOSS DEL RED MARKETING  

_________di Franco D’ Emilio 

Il danaro pubblico dei contribuenti è fondamentale per l’erogazione dei tanti servizi indispensabili per soddisfare i bisogni collettivi, appunto pubblici per la loro destinazione finale: sanità, istruzione, cultura, lavoro ed investimenti economici sono, ad esempio, alcuni delle necessità che vanno assicurate alla collettività, intesa come ampia, se non totale pluralità dei cittadini.
Si investe, si spende in servizi che hanno, innanzitutto, una ricaduta sociale su tutto l’universo nazionale, senza distinzione alcuna tra i cittadini stessi, né di natura sociale, economica, ma neppure ideologica e politica.

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Gesù diventa partigiano, cattocomunista
…..e moltiplica le sardine

UNA RELIGIONE ED UNA CHIESA,
A CUI NECESSITEREBBE UN “INTERVENTO DIVINO
 

una riflessione di FRANCO D’EMILIO 

Non c’è più religione ovvero nulla va più come vorremmo secondo il buon senso, l’opportunità, il metro della misura e dei valori. Ancora di più non c’è religione nel mondo della chiesa dove sempre più spesso spuntano preti “originaloni”, stravaganti che alla solida pietra, sulla quale Gesù si prefisse, rivolgendosi a Pietro, di costruire la sua chiesa, sostituiscono il cedevole fango di un’improvvisata e molto libera interpretazione della dottrina cristiana, spesso ai limiti dell’eresia perché contro il comune pensiero religioso.

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A Ravenna, scempio dell’Aida di Giuseppe Verdi

Sotto le insegne del REVISIONISMO KULTURALE 
POLITICAMENTE KORRETTO

________________FRANCO D’EMILIO 

Prima o poi sarebbe accaduto! In nome dell’integrazione, del multiculturalismo siamo giunti persino a fare scempio dell’originalità creativa, unica ed intrinseca, di un grande Maestro della musica operistica, italiana e mondiale, al tempo stesso pure figura di rilievo della nostra storia risorgimentale: Giuseppe Verdi
L’oltraggio è avvenuto sabato scorso 9 novembre nella messa in scena dell’Aida al Teatro “Dante Alighieri” di Ravenna, regia a cura di Cristina Mazzavillani Muti e direzione d’orchestra del maestro Nicola Paszkowski.

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“La libertà dei servi” di Maurizio Viroli. L’attualità di un saggio del celebre professore forlivese di teoria politica.

“La libertà dei servi” del forlivese Maurizio Viroli,  prestigioso accademico di caratura internazionale sino al titolo di Professore Emerito di Teoria Politica alla Princeton University,  è un saggio, pubblicato in prima edizione nel 2010, che, quasi dieci anni dopo, resta, però, ancora un’analisi attenta, rilevante, attuale sul tema della libertà, condizione essenziale nella vita di ogni cittadino, anche come principio regolatore dei suoi rapporti sociali e politici all’interno della comunità. Certo, nel 2010 il saggio fu sollecitato dalla presenza e dal ruolo di Silvio Berlusconi, allora al suo terzo mandato di Presidente del Consiglio, incarico, fra l’altro, assolto con l’esercizio di un vasto potere sia politico che personale, considerati gli interessi dell’uomo in diversi settori, in modo particolare nelle attività immobiliari e nel campo della comunicazione, giornali e televisione: l’enorme, incombente, articolato potere berlusconiano veniva allora ritenuto da Maurizio Viroli il fattore determinante per mutare, restringendola, la libertà degli italiani, costretta a configurarsi prevalentemente come “libertà dei servi o dei sudditi”, non più come “libertà dei cittadini”.

Secondo l’emerito professore forlivese gli italiani “servi” mantengono sì la libertà di perseguire e realizzare i loro scopi, progetti, ma non sono più, per loro volontà o soggezione, nella condizione di sottrarsi alla potente macchina di potere dell’uomo o della ristretta élite al governo della nazione, quindi la distinzione tra “servi” e “cittadini” deriva da una diversa gestione della libertà personale.

Il saggio di Viroli mi pare ancora di tanta attualità poiché dopo Berlusconi tutta la vicenda politica italiana resta fortemente condizionata da fattori analoghi a quelli dell’era dell’uomo di Arcore: il consolidato e crescente protagonismo politico personale, fondato sul leaderismo; l’esercizio, pure attraverso i “social”, di un potere persuasivo, fortemente fondato sulle qualità caratteriali, comunicative di chi comanda o si propone come capo; il conseguimento dei fini politici fuori dal rigore della ricerca e dell’analisi delle soluzioni possibili; la prevalenza del tatticismo politico, tale che il “buon capo” sia soprattutto colui che punta al risultato senza perdere tempo nell’elaborazione o nella dialettica politica. Questi fattori sono trasversali, da destra a sinistra attraversano tutta la vita politica italiana, certamente modulandosi diversamente tra chi, al momento, esercita il governo o l’opposizione.

Da Renzi a Salvini, da Zingaretti al tuttora immarcescibile Berlusconi è evidente il peso del leaderismo, delle sue armi di propaganda, ancora di più della sua organizzazione sulla base di una corte supina ad avvallare il “grande capo”. Fu proprio l’uomo di Arcore a ridurre “Forza Italia” ad una corte prona e plaudente, ma tutti gli altri protagonisti della politica italiana si sono, poi, in un modo o nell’altro, ispirati a quel modo gestionale della vita di partito. Neppure il Movimento 5 Stelle si è sottratto concretamente a questa logica leaderistica e di contrapposizione tra gruppi interni di potere. Questa condotta politica è diffusissima, non tralascia nemmeno la gestione amministrativa locale: regioni, provincie e comuni sono il campo di battaglia, spesso di vere e proprie faide tra gruppi o conventicole di potere, ne abbiamo riprova pure in varie realtà della nostra Romagna, dall’Adriatico all’Appennino.

La condotta leaderistica, ivi compresa quella di tono populista, con il suo sistema “cortigiano” condiziona la facoltà dell’uomo di pensare e agire in piena autonomia ovvero la sua stessa libertà, degradandolo da cittadino a servo. Il ritorno, anzi il recupero della cittadinanza sulla sudditanza servile è possibile solo attraverso una sorta di rinascita nazionale, in primo luogo di coscienza culturale e politica, chiamatela nuovo Rinascimento o, magari, Terzo Risorgimento. In proposito, valgono le parole del professor Viroli, evocatrici di quell’attenzione da sempre prestata dal nostro forlivese al pensiero mazziniano, al repubblicanesimo, al liberalsocialismo di Carlo e Nello Rosselli:

“Se davvero si vuole sconfiggere la corte, occorrono scelte coraggiose ispirate da una profonda devozione all’ideale della libertà repubblicana. La sola alternativa alla libertà dei servi è la libertà dei cittadini e soltanto un leader politico che capisca in che cosa consiste questa libertà e l’ami con tutto se stesso o se stessa potrà costruire in Italia le condizioni politiche e di costume che renderanno difficile la rinascita di un sistema di corte.”

 

Un ricordo di Benigno Zaccagnini:
“la Politica come Servizio”.

        Nel XXX ANNIVERSARIO dalla SUA SCOMPARSA,
un’
 analisi di FRANCO D’EMILIO
 

Tra pochi giorni saranno trascorsi trent’anni dalla morte di Benigno Zaccagnini, leader ed esponente di spicco della Democrazia Cristiana, scomparsa avvenuta, appunto, il 5 novembre 1989 a Ravenna.
Eppure, ancora di più nell’attuale povertà della cultura e della politica italiana, restano un grande esempio la statura umana e morale, lo spessore politico del cattolico faentino Zaccagnini, il medico pediatra con la passione per la politica, sempre intesa, vissuta come servizio da svolgersi con preparazione e competenze, con coraggio, ma senso della misura, infine con fede incrollabile nei valori della libertà e della democrazia.

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La Chiesa con due Papi ai piedi di San Pietro e Predappio con due Sindaci ai piedi della ex Casa del Fascio

DALLO STATO CITTA’ DEL VATICANO 
AL COMUNE DI PREDAPPIO (ITALIA)

_________________FRANCO D’EMILIO 

In fondo, nulla di strano. Se la Chiesa è giunta ad avere contemporaneamente due Pontefici, Papa Francesco e Papa Benedetto XVI, pur se con ruoli e funzioni diversi, perché stupirsi che il Comune di Predappio, paese natale del Duce, abbia oggi due sindaci?

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La vile “puttanata” di Matteo Renzi

SECONDO IL VOCABOLARIO TRECCANI,  DICESI  “PUTTANATA”…….

una analisi socio linguistica (… e non solo)  di FRANCO D’EMILIO

A lungo ho esitato sul titolo di questo artic, olo, non volevo stare sopra le righe, ancora di più offendere la sensibilità di alcuni lettori, ma alla fine mi sono convinto, va bene così, la parola rappresenta bene la realtà. Il vocabolario Treccani è chiaro, inesorabile e lapidario: dicesi puttanata “un’azione disonesta, una carognata, una canagliata”, il vocabolario Garzanti sottolinea l’aspetto, il fine subdolo e perfido dello stesso vocabolo, quindi con molta convinzione ho digitato questo termine, sicuramente pesante ed offensivo. Eventualmente, provvederà il direttore responsabile di questa testata, che mi ospita con tanta disponibilità, a mitigare il senso delle mie affermazioni.

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Quel furbacchione di Giuseppe Conte:
Arlecchino o Giano bifronte?

QUASI UNA COMMEDIA GOLDONIANA

di FRANCO D’EMILIO

Al momento della stesura di queste righe ancora non si sa se il professor Giuseppe Conte, incaricato di formare un nuovo governo, riuscirà a realizzare questa impegnativa impresa. Spero vivamente che fallisca, ma le mie speranze, comuni a tanti italiani, sono esigue perchè travolte dalla logica politica di chi, in barba alle aspettative degli italiani, vuol mantenere l’attuale assetto parlamentare e puntare alla conservazione di un sistema agonizzante, obsoleto, incapace di interpretare i profondi mutamenti del lavoro e dell’impresa, della famiglia e dell’educazione, dell’istruzione e della formazione, infine della tutela dei confini e della sovranità nazionale.

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il “Caso Bibbiano”:scontro tra Angeli e Demoni

SENZA LA TUTELA DELLA “FAMIGLIA NATURALE”,
ECCO IL PERICOLO DEI  “CASI ALLA BIBBIANO” 

Sono, ormai, settimane che la ribalta della cronaca è ampiamente occupata dal caso di Bibbiano, comune della provincia di Reggio Emilia, dove ad una locale comunità terapeutica, denominata La Cura,  sono stati affidati per lungo tempo diversi bambini, sottratti pretestuosamente alle famiglie d’origine, anche ricorrendo all’intimidazione e alla coercizione psicologica. Tutto è partito nell’estate del 2018 da un’indagine del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Emilia per chiarire la notevole crescita di denunce dei servizi sociali dei 7 comuni dell’Unione della Val D’Enza circa casi di abusi e/o maltrattamenti di minori in quel territorio.

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Salviamo gli Archivi di Stato,
“nostra memoria e storia nazionale”

IL PATRIMONIO STORICO – CULTURALE  
DELLA NOSTRA MEMORIA

di FRANCO D’EMILIO 

Puntualmente, eccoci ancora a scrivere della grave crisi organizzativa e gestionale nella quale versano gli Archivi di Stato, uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, preposti alla conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico nazionale. Ormai, non è più nemmeno una crisi ricorrente, ma uno stato permanente di difficoltà, disagio che rischia di compromettere inesorabilmente la tutela della nostra memoria pubblica, quindi della nostra storia nazionale.

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I pericoli dell’odio sui social

 

….. E poi non fidiamoci troppo
del “Grande e perfido Fratello” 

di Franco D’EMILIO

Sicuramente internet e l’uso dei social network hanno profondamente mutato la comunicazione: usiamo la rete come fonte e strumento veloci di informazione, ricorriamo ai social per contattare rapidamente persone e gruppi, per commentare, infine per illustrare con fotografie e video la vita privata e pubblica, nostra e altrui. Il web consente a tutti libertà di espressione e di ampliamento delle conoscenze, insomma rappresenta e rappresenterà una grande rivoluzione democratica che, però, va difesa, salvata da quanti vorrebbero trasformarla in un’arena permanente di confuse verità, tante falsità, soprattutto beceri comportamenti.

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A Galeata, in provincia di Forlì,
profanata la Chiesa Parrocchiale

SPIRITUALITA’ e SACRALITA’ – 666.0, 
IN BASE AI PARAMETRI INTERNET 

Innanzitutto, ogni Parrocchia è una delle tante entità nelle quali è divisa una Diocesi e la sua Chiesa è “il luogo consacrato” nel quale il Parroco adempie al suo ministero e dove la “Comunità” dei fedeli si ritrova per seguire riti del proprio culto o per svolgere attività di catechesi, evangelizzazione, assistenza nel segno della tradizione cattolica.

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A sostegno di Matteo, Leader di una “Lega Nazionale”

PERCHE’ DIFENDO E SOSTENGO MATTEO SALVINI

Disputationem de fide, …. quod __________di Franco d’ Emilio

Non sono leghista, solo simpatizzante quando la spada tratta di Alberto da Giussano sa davvero difendere, interpretare, porre a soluzione i problemi concreti del nostro travagliato paese. La mia visione politica, infatti, è all’insegna della moderazione ovvero di tre condizioni per me imprescindibili: priorità, opportunità e senso della misura, tre fattori non sempre presenti nella vivacità propositiva della Lega.

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Il “Premio Strega 2019” ad Antonio Scurati:
…un “elogio” alla disinformazione romanzata

“M. IL FIGLIO DEL SECOLO” E’ UN COMPENDIO DI FALSITA’
ED UN KILLERAGGIO STORICO, CHE PIACE ALLE “STREGHE” *

*  ….. ecco come, in nome di un celebre e nobile Liquore,
si può propagandare una ubriacatura di “Anti-Fascismo”
!

di Franco D’Emilio

Antonio Scurati ha vinto il Premio Strega 2019 con il suo “M Il figlio del secolo”, insomma un romanzo su Benito Mussolini.
La vittoria non mi ha sorpreso, era nell’aria per due evidenti motivi, sempre più intrecciatisi tra loro: uno strettamente personale, riguardante l’autore stesso; l’altro, invece, attinente alla nuova strategia culturale del centrosinistra, spesso e tanto pesantemente sconfitto nelle ultime tornate elettorali, amministrative ed europee.

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