giovedì, 21 20 Novembre19

A colloquio con Vincenzo Inverso sul marketing territoriale e sulla geografia emozionale

IL PARCO NAZIONALE DEL CILENTO, VALLO DI DIANO E ALBURNI: UN TERRITORIO DA DIFENDERE ED ESIBIRE CON ORGOGLIO

Una conversazione con Massimiliano Serriello

La gestione del patrimonio naturale, culturale ed economico connesso alle aeree protette ricava l’acqua della vita dalla schiettezza del senso di appartenenza. I legami di sangue e di suolo, quando prendono piede con la fragranza inconfondibile dell’autenticità, non pagano dazio all’enfasi di circostanza. Bisognosa degli esuberi di aggettivi e delle roboanti attestazioni di stima per accompagnare l’implementazione delle condotte strategiche tese a favorire la crescita del territorio. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni alla tentazione dell’iperbole, attigua alla pubblicità, antepone l’impegno costante a beneficio di un’area realmente ricca di suggestioni profonde.

Di Storia con la “s” maiuscola. Vincenzo Inverso (nella foto), consigliere e membro della giunta esecutiva del Parco, ne è perfettamente consapevole.

Gli insiti frammenti del passato, rievocante slanci ed eventi di 250.000 anni fa, recano la fulgida traccia degli stanziamenti, del carattere d’ingegno creativo congiunto all’architettura, dell’intrinseco desiderio d’immortalità degli Etruschi, dei Greci, dei Romani. L’elemento antropologico, frutto dell’estro umano, amalgamato all’ordine naturale delle cose, riscontrabile nel paesaggio carsico, nella sfaccettata catalogazione delle rocce, negli inghiottitoi, nelle zone palustri, nelle fitte zone montane, nei boschi di Cerro, nella mescolanza floristica ivi connessa, insieme ai prati di narcisi, le orchidee selvagge e i gigli d’acqua, necessita d’inesausti ed elaborati strumenti di gestione.

Al pari del cinema, bisognoso del posizionamento dei film –  intesi come prodotti – nei vari mercati di sbocco, il Parco Nazionale del Cilento rappresenta una comunicazione che deve essere comunicata in seconda battuta. In maniera ampia ed estremamente efficace. A dispetto di qualunque antinomia e qualsivoglia contraddizione, riscontrabile da chi passa il tempo a discutere dell’ombra dell’asino, la tutela del Parco comporta molteplici incombenze. Ragion per cui il Consiglio direttivo (nella foto) – composto dal Presidente, Tommaso Pellegrino, e da otto componenti – promuove iniziative atte a favorire il progresso locale nel pieno rispetto, soprattutto, dell’irrinunciabile forza della tradizione ed ergo della consuetudine.

Le esigenze di conservazione del Parco incrementano la desinenza del gerundio congiunta all’applicazione delle azioni di marketing. Che procedano di pari passo con la rielaborazione della creazione precedente. A opera dell’Onnipotente, di Madre Natura e degli alacri antenati. L’universo del market oriented sarebbe una frontiera inesplorata se non ci fosse l’idonea integrazione degli strumenti conoscitivi adattati ad altri appositi ottenimenti di cognizioni. L’apprendimento dei segreti custoditi dal territorio e dalle estensioni d’interfaccia urbana-foresta comporta monitoraggi continui ed eruditi aggiornamenti. Vincenzo Inverso gioca a carte scoperte. L’assenza propizia di aspre lotte concorrenziali mette al riparo i criteri d’intervento, cum gran salis, sulla flora e sulla fauna, dal divampare del fuoco delle infruttifere polemiche. Al posto dei processi di pianificazione strategica, necessari per dei competitivi ed esperti esercizi d’impresa, servono linee guida incanalate nello studio dei pro e dei contro, delle criticità da affrontare con il giusto mix di competenza ed entusiasmo. La circolazione del pubblico in loco con qualunque mezzo di trasporto, l’attuazione delle attività di ricerca scientifica e biosanitaria, il miglioramento dei sistemi di accessibilità veicolare e pedonale al Parco costituiscono degli imperativi assoluti. Inverso (nella foto con l’ex Ministro dell’Ambiente,  Gian Luca Galletti) lo sa e bada al sodo.

Passare dalle parole ai fatti vuol dire pure mettere in piedi un meccanismo di monitoraggio efficiente. Che non perda colpi nell’identificazione degli interventi di prevenzione, dei ragguagli impreziositi da un’ampia ed eccellente cartografia, dei convegni, dei tirocini, degli incarichi tecnici connessi alle attività delle aree protette. Le minacce alla biodiversità costituiscono un’altra priorità da porre in risalto. Per non costruire castelli di carta e giganti dai piedi d’argilla. Il rispetto del mosaico di habitat, della presenza di specie locali ed endemiche, della sostenibilità ambientale, appare imprescindibile. Con buona pace di chiunque ritenga che la coperta da qualche parte la si debba pur tirare, lasciando scoperti o i piedi o la testa, Inverso risulta favorevole all’impiego delle nuove tecnologie. A patto che il miglioramento dei paradigmi legati alla digitalizzazione, e più in generale al nuovo che avanza, non danneggi il suddetto livello di bio-diversità. Perché l’interazione dei molteplici ecosistemi trasforma le difficoltà in opportunità. Secondo gli stilemi della resilienza. Caldeggiati altresì dall’attore capitolino Alessandro Bernardini.
Il cinema, a tal proposito, può dare una mano rilevante per inserire la molteplicità dei luoghi del Parco Nazionale del Cilento nella diegesi di film avvezzi a trasportare gli spettatori in atmosfere cariche di suggestioni mitopoietiche.
La sfida appare affascinante, quantunque tutt’altro ché semplice, in particolare se improntata a preferire ai colpi di gomito dell’infruttifero vedutismo la virtù di andare in profondità. Il Cilento, dalla sua, ha quella che la dottoressa Anna Olivucci, responsabile della Film Commission delle Marche, ha definito con il termine filmogenia. Alla medesima stregua degli attori e delle attrici, che bucano il grande schermo per merito finanche del lieto nesso delle loro forme somatiche all’attitudine a scrivere con la luce tipica della Settima Arte, i templi di Paestum, la Certosa di San Lorenzo di Padula (nella foto), Porta Marina, Porta Rosa, le Terme Ellenistiche, le Terme romane, l’Agorà, l’Acropoli, il Quartiere Meridionale e il Quartiere Arcaico possono dar magicamente corpo agli effetti empatici che trasformano gli spettatori in cinenauti.

La conversione successiva, da cinenauti a turisti, intenzionati a visitare dal vivo, alla luce del sole, i luoghi contemplati, seduti nel buio della sala, non lascia certo Vincenzo indifferente. Oltre alle Scienze geologiche (pedologia, geomorfologia, paleontologia e mineralogia), a quelle Faunistiche, agronomiche e botaniche, la geografia emozionale ricopre un ruolo di primo piano in quest’ambito. La topofilia (da topos=amore e philia=luogo) accende la fantasia di registi intenzionati ad allargare le prospettive degli spettatori. Che possono pure diventare turisti. I paesaggi autoctoni richiamano alla mente gli scenari western con i sentimenti primordiali legati alla crudezza oggettiva dell’habitat, alla personificazione del Rischio e della Minaccia, alla necessità espressiva ed evocativa dei campi lunghi con cui John Ford seppe consolidare, nel punto più alto ed edificante, la correlazione intima, dolente, vibrante tra le persone che la percorrono e l’inobliabile Monument Valley. Attraversata altresì da bisonti e destrieri d’ogni tipo. Le dorsali appenniniche del Vallo di Diano (nella foto), quantunque smarrito e provato dallo smaltimento illecito di rifiuti dalla Lombardia al sud Italia, restano una seducente fascia pianeggiante che non ha nulla da invidiare alle idolatrate location americane.

Ed è merito di Vincenzo Inverso e degli altri componenti del Parco se le best practices superano di gran lunga le inevitabili bad practices. È importante stare sempre sul pezzo. Per il connubio con la fabbrica dei sogni di celluloide, agognati dal piccolo Totò in Nuovo cinema Paradiso, serve forse maggiore complicità. La si può raggiungere con  la condivisione di progetti che partono dalle modalità di presenza dei territori del Cilento, capaci di riflettere il turbinio degli stati d’animo, sino ad arrivare all’accoglienza degli spettatori divenuti turisti. A ciascuno il suo, poi.
Per dirla con Leonardo Sciascia. Un conto sono le individuazioni dei risvolti socio-culturali ed economici per attirare le produzioni cinematografiche sui luoghi da scoprire con la forza significante della scrittura per immagini; un altro paio di maniche è il fam tour promosso dagli enti turistici per sottolineare le peculiari attrattive territoriali.
Gli spazi di confronto, ad ogni modo, non mancano. Vincenzo Inverso è disposto a unire le rispettive ed eterogenee competenze per restituire, attraverso angolazioni eminentemente dinamiche, l’atmosfera del tempo che fu, sepolto nella memoria dei luoghi, meritevoli perciò d’attenzione all’interno del cinema di pensiero, e gli elementi partecipativi di un presente avvezzo ai furori del cuore, alla contemplazione mistica, al fermo proposito d’invertire i trend negativi e tramutare le avversità in provvidenziale tempestività.
Il Cilento, tutelato dall’indefesso monitoraggio, riesce già a rapire nella commozione la moderna sensibilità che dà spago al rapporto col reale e alla gestione dell’immenso patrimonio di ricchezze del territorio. L’uno non esclude l’altro. Il resto non è noia. Bensì si può fare. Citando l’omonimo film di Giulio Manfredonia.

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1). D / La politica delle infrastrutture sul territorio può trarre beneficio dalle innovazioni tecnologiche o il buon senso conta più dell’impatto della connettività sugli spazi di espressione?
R /
Noi del Parco Nazionale del Cilento abbiamo il compito di gestire la più ampia area protetta in Italia. Non solo per quanto concerne il vastissimo territorio, ma anche per quel che riguarda il litorale. Che si estende sino ad Ascea. Non bisogna, però, solo proteggere quest’affascinante patrimonio naturale, impreziosito dai rilievi carsici dei Monti Alburni, dallo splendido fondovalle di Valle di Diano, dagli ulivi secolari, dall’eterno fascino emanato dal mare cristallino. Occorre anche mettere le nuove tecnologie, ivi compresa la connettività, a disposizione della difesa dell’ecosistema in questione.

2). D / Una sorta di valore aggiunto, quindi.  
R / Decisamente. In virtù pure del fatto che si tratta di uno dei Parchi più antropizzati dell’intero pianeta. C’è, infatti, una popolazione di circa trecentomila abitanti. E, quindi, tutto ciò che concerne la nuova scienza applicata ai computer, alla telefonia, al miglioramento della viabilità costituisce una risorsa. Da alimentare ed estendere, sulla base delle continue trasformazioni favorevoli congiunte alle nuove tecnologie, per permettere al territorio di seguire lo sviluppo dei diversi approcci operativi portati dal digitale. Sviluppo che serve anche a sostenere con laboriosità ed estremo impegno le infrastrutture in seno al territorio stesso. Chiaramente in quest’ambito appare indispensabile stabilire il giusto equilibrio per mettere al riparo la sostenibilità ambientale da qualunque ricaduta negativa. Salvaguardare la biodiversità resta una prerogativa assoluta. Irrinunciabile.  

3). D / Concordo: l’insediamento infrastutturale, l’implementazione dell’energia, i business model legati al territorio, e attinti alle nuove tecnologie, non devono mai essere invasivi in simili contesti. Le varie forme di vita dell’ecosistema vanno tutelate. Al pari dell’interscambio di esperienze pratiche ed emozioni con cui raggiungere gli obiettivi prefissi nel campo socio-ambientale. Nel policy maker, quindi, è il cosiddetto capitale umano ad assicurare il passaggio dalla teoria alla prassi?
R /
Lei m’insegna che le idee camminano sulle gambe degli esseri umani. È chiaro che è l’Uomo a mettere in pratica la nuova tecnologia. Ed è suo compito preservare il territorio e promuovere uno sviluppo sostenibile. Gli spazi legati alla ruralità, e pertanto alla tradizione, a usi, costumi, usanze – importanti tanto quanto la biodiversità marittima, messa in pericolo dallo scarso controllo della risorsa ittica – necessitano, invece, dell’opportuno monitoraggio. Il ritorno, tra virgolette, al passato significa difendere altresì la cultura dello slow food per restituire pure al sapore del cibo la genuinità garantita dalla presenza di specie endemiche e tecniche agricoli sostenibili. Applicare le nuove tecnologie in modo sia intelligente sia accorto, nel pieno rispetto d’influenze reciproche ed equilibri dinamici che costituiscono le fondamenta della biodiversità nella sua accezione più grande, consente di trarre linfa dal sano concetto di evoluzione senza svilire i precetti della natura. D’altronde questo territorio può ricevere qualcosa sotto l’aspetto infrastrutturale, conformemente ai debiti equilibri posti in evidenza, ma restituisce molto di più per via dell’enorme polmone verde, di ossigeno, che rappresenta.  Anche grazie alla sua varietà faunistica. Non ha senso lasciare a chi verrà a ricoprire i nostri incarichi, con una governance volta al miglioramento, qualcosa di poco proficuo sul versante della sostenibilità, da una parte, e del progresso dall’altra.

4). D / Perciò in questo caso i movimenti di schieramento e le discipline di fazione, all’origine spesso dei progetti privi d’ampio respiro a causa delle tensioni esistenti tra i politici dalle idee opposte che si danno il cambio controvoglia, cedono spazio ad avvedute convergenze parallele?
R / Noi dal primo momento in cui ci siamo insediati, e quando il Presidente – Tommaso Pellegrino (nella foto) – è stato audito alle Camere, giacché la nomina concerne l’approvazione degli organi legislativi, con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, abbiamo espresso il fermo desiderio di trasformare il vincolo col suolo in un’opportunità. Trattandosi di un’area iscritta nella rete dei Geoparchi UNESCO nel 2010, con ben tre siti curati in tale ottica (Paestum e Velia e la Certosa di Padula), nonché del luogo per antonomasia della dieta mediterranea, che costituisce la ragione primaria della longevità dei cilentani, non c’è posto per i dissidi dovuti agli orientamenti politici agli antipodi. Mantenere un ambiente sano, specie in quanto simbolo imperituro dell’autorevole ed emblematica cultura della Magna Grecia, è di per sé qualcosa che va oltre la divergenza di vedute esacerbate per di più dai diversi credi ideologici.

5). D / Ubi Maior, Minor Cessat. Tramandare a chi ricoprirà i vostri incarichi in futuro il Parco Nazionale del Cilento funzionante e con margini di miglioramento è ciò che conta?
R /
Le divisioni di sorta sono inutili, se non deleterie. Conta, piuttosto, lasciare a chi verrà dopo di noi un’organizzazione ben congegnata in difesa di un territorio e di un ambiente salubre, pulito, accogliente. Per custodire al meglio le antiche rovine di Paestum e la Certosa di Padula. Un fiore all’occhiello impreziosito dai chiostri, dai giardini, dal bellissimo cortile e dalla Chiesa. Un complesso monumentale che è anche motivo d’orgoglio.

6). D / E l’orgoglio del senso di appartenenza, dovuto al connubio tra natura ed elementi antropologici, con i monumenti barocchi sugli scudi, cementa qualcosa di unico. Che trascende le banalità scintillanti della propaganda. Philip Kotler (nella foto) sosteneva, al riguardo, che “l’unicità esige lo sviluppo di una cultura in grado di realizzare la creatività”. I princìpi e le tecniche operative del marketing territoriale possano far leva quindi sugli aspetti distintivi dei luoghi preservati per accrescerne ulteriormente il potenziale?
R / Assolutamente sì. Non a caso il sottoscritto, prima ancora di ricoprire il ruolo di Consigliere, è membro dell’aggiunta esecutiva del Parco Nazionale del Cilento con la delega relativa, per l’appunto, al marketing territoriale. Ed è stata una delle preminenti linee guida su cui la governance si è mossa in previsione di progetti in grado di condurre in porto, in maniera attenta ed efficiente, non solo strategie di medio/lungo termine ma anche delle azioni concrete per armonizzare l’intero assetto. Chiunque abbia studiato marketing non può prescindere dalle perle di saggezza dell’incomparabile Kotler. Le sue indicazioni rappresentano un prezioso pungolo per mettere in campo l’idoneo mix d’impegno, perizia ed entusiasmo allo scopo di preservare, promuovere e valorizzare il territorio del Parco Nazionale del Cilento. Abbiamo, sulla scorta di tale stimolo, registrato e ridefinito i termini del logo del Parco; abbiamo ricreato la Rete del Gusto, dando a produttori e ristoratori la possibilità di esibire un marchio che rappresenta il codice di assegnazione migliore per conferire notevole lustro alla tradizione eno-gastronomica locale, in termini di qualità, in armonia, inoltre, col ciclo biologico di determinate creazioni; abbiamo tradotto in pratica dei progetti riguardanti delle iniziative itineranti, partendo da Milano sino a Roma, dove le eccellenze del Parco Nazionale del Cilento sono state oggetto di contemplazione, ammirazione, studio finanche. E, non da ultimo, abbiamo definito, insieme al quotidiano «La Repubblica», la Guida più venduta nelle edicole. E questo la dice lunga sull’alto grado di apprezzamento del territorio cilentano presso i cittadini dell’intero Stivale.

7). D / In merito proprio al Parco Nazionale del Cilento, Vincenzo, quali sono le priorità per altri obiettivi a breve termine?
R /
Per tornare alle origini in quest’aria protetta bisogna far convivere l’Uomo, che è pur sempre una specie animale, con gli altri. Siamo impegnati attualmente a controllare da vicino il fenomeno dei cinghiali escogitando pure dei deterrenti adeguati. È un fenomeno che non riguarda solo il territorio del Parco Nazionale del Cilento, ma va oltre.

8). D / Eccome! A Roma, sulla Cassia, vicino dove vivo, in zona Tomba di Nerone, al Parco di Veio, i cinghiali campeggiano, a pochi passi dalla strada trafficata, mettendo pure su famiglia.
R /
Lo so. Ormai è un’urgenza quasi nazionale. Stiamo chiedendo una moratoria per sollecitare l’intervento perentorio ed esauriente da parte degli organi statali affinché il suddetto fenomeno si possa contenere. Anche perché il cinghiale distrugge il sottobosco ed è un pericolo per la sicurezza stradale. Parliamo di un tema reale, concreto. Che riguarda la quotidianità. E il popolo residente che vive tale tran tran giornaliero. Stiamo, inoltre, predisponendo delle attività di marketing territoriale tramite spot e cortometraggi capaci di arricchire la conoscenza di un entroterra foriero di scoperte continue ed echi millenari e degli incanti scenografici scolpiti, altresì nei pressi della costa, dalla natura. Chiaramente, in concomitanza a queste iniziative, rientra nei nostri obiettivi, a medio termine, migliorare le viabilità che conducono alle baie di sabbia e alle grotte. Siamo intenzionati a perfezionare pure i percorsi via terra. Insieme a un’accattivante politica di porte aperte e d’ingresso emozionante attraverso l’opportuna segnaletica.

9). D / E, invece, nel lungo termine cosa bolle in pentola?
R / 
Tra i progetti a medio/lungo termine c’è n’è uno che ci vede coinvolti, in partership con l’Enea e con l’Università degli Studi di Salerno, per trasformare in realtà l’ipotesi di un’autonomia energetica del Parco Nazionale del Cilento. Si tratta di produrre energia da fonti rinnovabili.

10). D / A fronte dei dati carenti relativi al fotovoltaico ed eloico combinato –  per cui il gioco non vale la candela ed è troppo complesso sostituire le dispendiose connessioni alla rete e ai vari generatori – queste risorse (solari, idrauliche, geotermiche, da biomassa) possono realmente rimediare ad altre fonti di corrente destinate giocoforza a esaurirsi?
R / 
La felice intuizione per alimentare l’energia elettrica del Parco Nazionale del Cilento attraverso le suddette risorse, in seno al territorio stesso, fu del compianto sindaco di Pollica, Angelo Vassallo (nella foto), che, prima di morire a causa di un attentato, volle fortemente dare l’avvio all’ausilio delle fonti non rinnovabili. Anche per la questione, tutt’altro che trascurabile, dell’impatto ambientale. Al posto di un’alterazione, legata alle fonti non rinnovabili, ai danni dell’ambiente, Vassallo concepì un miglioramento dell’ambiente per mezzo dell’ambiente stesso. Ne consegue l’inquinamento zero. Ed è perciò un onore poter proseguire sulla strada tracciata in tal senso a beneficio di un trend evolutivo che rispetta, allo stesso tempo, i valori della tradizione.

11). D / Gli stakeholders coinvolti sul piano escursionistico nel far scoprire le bellezze naturali del Cilento possono attirare l’attenzione su un territorio con una potenzialità ancora inespressa anche sotto l’aspetto turistico?
R / Gli stakeholders, come in tutte le circostanze analoghe ai progetti escursionistici posti in essere nel Parco Nazionale del Cilento, rappresentano la linfa vitale per il territorio. Sono dei portatori d’interessi che, in conformità con le regole dell’economia di mercato, mantengono come preminenza la tutela dell’ambiente. Secondo i precetti delle relazioni naturalistiche. Noi, a livello d’istituzione, siamo aperti ad ascoltare tutti coloro che hanno un legittimo interesse nel proporre ulteriori iniziative per rendere ancor più appetibile l’appeal del territorio ed equipararlo ai migliori standard concepiti dal marketing turistico.

12). D / La fase di location scouting, affine al cineturismo, può dare una mano in tal senso o rappresenta solo uno step?
R / Il Parco Nazionale del Cilento è uno scenario naturale colmo di fascino. La seduttività delle immagini non si ferma in superficie, ma va in profondità. Come lei stesso, Massimiliano, ha sottolineato, quando ci siamo incontrati a Battipaglia, tutto questo territorio può anche impersonare, per il grande schermo, degli scenari western. E quindi può far conoscere agli spettatori dei luoghi evocativi che altrimenti non avrebbero conosciuto. E spingerli poi a visitarli dal vivo. Trasformando la location in una destinazione turistica. Scoprire il Cilento tramite la fase di location scouting, per capire che tipo di film è possibile girare in virtù delle caratteristiche del territorio, è uno step prezioso. 

13). D / Scoprire l’alterità significa, infatti, entrare in contatto con qualcosa che non si conosceva ma che, in virtù dell’ampio corollario figurativo ed evocativo, diviene subito familiare. Lo sviluppo turistico di quest’area segue un ciclo molto simile a quello del prodotto. A chi spetta posizionarlo sul mercato?
R /
Spetta un po’ a tutti gli addetti coinvolti. Si tratta di attirare l’interesse di produzioni cinematografiche disposte a trarre partito dalle bellezze naturali mozzafiato del Cilento, dal complesso di rocce bianche calcaree dei Monti Alburni, dalle cavità, gli inghiottitoi che rientrano nel concetto di geografia emozionale. Noi possiamo metterci a disposizione delle Film Commission affinché la scopertà dell’alterità, come la definisce lei, divenga il punto di partenza di un’attrattività cinematografica. Se le cose andranno poi per il verso giusto, e il cineturismo capace di dar forma alla destagionalizzione turistica, rianimando ulteriormente il territorio, con ricadute ideali per tutta l’area che ci riguarda, sarà compito nostro cooperare per favorire gli elementi segnaletici e l’accoglienza in generale. Noi sappiamo che vale la pena visitare il Parco Nazionale del Cilento. I registi, attratti dalle Film Commission, con il nostro contributo, devono sapere che vale la pena girarci film in grado di accrescerne, sul grande schermo, gli effetti empatici. Gli spettatori, infine, dovranno sapere che vale la pena diventare anch’essi turisti. E ripetere, nel tempo, l’esperienza.

14). D / All’interno del processo decisionale del turismo, il cinema rappresenta la ciliegina della torta. In questi giorni molti cosiddetti cinenauti stanno andando a visitare la scalinata al Bronx percorsa da Joaquin Phoenix in Joker. Anche se non si tratta certo di un quartiere ospitale. Il Cilento può, invece, divenire una location selvaggia sul grande schermo, al pari degli scenari western, e una destinazione accogliente?
R /
 Il paesaggio va vissuto e rivissuto. Anche perché cambia pure in funzione delle persone che si incontrano e delle maschere, colme di fascino ed echi nascosti, scolpiti sui volti oltre ché sui luoghi, degli abitanti. Molti dei quali vivono quasi allo stato selvaggio. O, almeno, in sintonia con usi e costumi che rischiano, in un certo senso, di estinguersi. Come hai sottolineato in precedenza, certe figure, come i bufalari della Piana del Sele e i pastori, ligi alla tradizione, possono ispirare dei registi particolarmente ingegnosi. In grado di connettere il territorio con dei valori sentimentali legati al paesaggio. Affrancato dai limiti di quello che definisci vedutismo. È tutto un divenire, perciò, e un modus vivendi. Ogni contrada ha i suoi ritmi, le sue specifiche memorie, le sagre, le caratteristiche congiunte al suolo. Ai monti, ai rilievi, alle pianure. Che possono ispirare cineasti interessati alle persone che animano degli spazi meritevoli di diventare parte integrante di trame filmiche. Anche per noi del Parco Nazionale del Cilento, che siamo nati e cresciuti qui ed abbiamo perciò un contatto diretto con questo territorio, così variegato, affascinante, visitarlo rappresenta una scoperta continua. Uno stupore, di specie pure poetica, che chi si occupa di cinema, o di audiovisivo in generale, può cogliere con la registrazione delle immagini per rendervi partecipi gli spettatori. O cinenauti che dir si voglia.
Noi restiamo, comunque, degli amministratori. Le incombenze dei produttori cinematografici, che devono reperire gli introiti per girare un film e decidono dove ambientarlo, non ci riguardano direttamente; anche se restiamo attenti e disposti ad accompagnare, con quelle che sono tutte le nostre risorse, qualunque progetto volto in tale direzione. Laddove si ravvisano apertamente le condizioni per scoprire il territorio, eleggerlo a location, incentrarci un film. La riconoscibilità del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, al contrario, insieme alla sua salvaguardia, promozione e valorizzazione, rientra nei nostri compiti. Dalla riconoscibilità dipende l’elezione del territorio a location. Credo che l’impegno costante, ciascuno nel proprio campo di competenza, secondo gli specifici mandati, possa, in ogni caso, agevolare l’adeguata definizione delle immagini dei diversi luoghi cilentani ed estenderne le modalità di presenza sul grande schermo. Da parte nostra c’è piena disponibilità. Anche ad accogliere.  Non vedo alcuno ostacolo al riguardo. Anzi.

MASSIMILIANO SERRIELLO

 

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