A sostegno di Matteo, Leader di una “Lega Nazionale”

PERCHE’ DIFENDO E SOSTENGO MATTEO SALVINI

Disputationem de fide, …. quod __________di Franco d’ Emilio

Non sono leghista, solo simpatizzante quando la spada tratta di Alberto da Giussano sa davvero difendere, interpretare, porre a soluzione i problemi concreti del nostro travagliato paese. La mia visione politica, infatti, è all’insegna della moderazione ovvero di tre condizioni per me imprescindibili: priorità, opportunità e senso della misura, tre fattori non sempre presenti nella vivacità propositiva della Lega.

Non sono neppure un fan di Matteo Salvini, però lo seguo con interesse, apprezzandolo quando ve ne sono concreti motivi, scuotendo, invece, la testa quando insiste su atteggiamenti e toni, provocazioni e proposte che potrebbero presto nuocergli sul piano politico e dell’immagine. Comunque, mi è simpatico: si mostra, si rivela appieno nella sua natura umana e politica; sorride sempre e scende tra le persone, elettori e non; parla con semplicità e immediatezza per stare sui problemi anziché sul vuoto delle parole.
Non nego che sappia fiutare, quindi assecondare l’aria che tira, ma in fondo, suvvia, nulla di diverso dalla condotta ruffiana di trascorsi governi, ministri di destra o sinistra. Di contro, però, non possiamo neppure negare la presenza nella Lega di tante buone “teste”, uscite dai migliori atenei italiani, pure stranieri e oggi spesso in cattedra universitaria,  né di tanti capaci amministratori locali e numerosi parlamentari, formatisi attraverso una proficua esperienza sui loro territori. Dappertutto e sempre in politica sono, poi, esistite le “pecore nere della famiglia”, si sono ripetuti casi di finanziamento occulto, così nella DC, nel PCI e suoi derivati, nella stessa Forza Italia, neppure escluso il M5S, ma perché gridare adesso tanto allo scandalo contro la Lega, addirittura agitando lo spauracchio di un intrigo moscovita con tangente, prima ancora che siano accertate le circostanze all’Hotel Metropol di Mosca ?

Soprattutto, difendo e sostengo Salvini perché vittima solitaria con il suo partito di una palese delegittimazione, da parte della sinistra e del M5S, del crescente consenso elettorale, raccoltosi proprio attorno ad Alberto da Giussano. Nonostante il travolgente successo alle recenti europee e il favore di sondaggi, per ora, al 37%, Matteo Salvini con la Lega è sempre più solo contro l’incapace alleato pentastellato e contro la stanca e contraddittoria, spocchiosa e riottosa sinistra, dal PD ai suoi satellitini di contorno.

Il M5S e la sinistra sono elettoralmente crollati: il primo si ostina a stare al governo, svolgendo pure un ruolo d’opposizione, ma è ripagato solo dal rifiuto dell’elettore per la sua palese inettitudine a governare; la seconda, in pratica il marcescente PD a più correnti e spifferi, si impunta a delegittimare il consenso elettorale alla Lega, muovendole contro tutto l’apparato, che la sinistra ancora controlla e dirige, perlomeno influenza ovvero giornali ed editoria, radio e televisioni, scuola e università, sindacati e buona parte del volontariato, persino il mondo dello spettacolo.
Pure la Chiesa a guida latino americana si rivela una preziosa collaboratrice cerchiobottista in questa delegittimazione della Lega e Salvini! Ma non basta: per avere più facile presa contro la Lega il PD grida al nuovo fascismo dispotico ed illiberale di Salvini, chiama ad un anacronistico antifascismo resistenziale, anche promuovendo con l’ANPI, soprattutto in Toscana e in Emilia Romagna, patetiche serate antileghiste con gustose “tagliatelle antifasciste”!

Il disegno, però, del PD e del M5S è lo stesso: creare una divisione manichea tra buoni e cattivi, quindi tra piddini e pentastellati, da una parte, e leghisti, dall’altra, insomma tra novelli antifascisti di facile accatto e pericolosi sostenitori di un risorgente, pericoloso fascismo. Povero Salvini, povera Lega, rischiano di finire nel tritacarne di una contrapposizione lacerante tra italiani che nello spirito richiama la memoria della passata “guerra civile” tra il ’43 e il ’45. Invece, proprio questa complessiva strategia del PD e del M5S risulta dichiaratamente illiberale, antidemocratica, prodromo di un autoritarismo che vuole soffocare il nuovo metodo politico della Lega, soprattutto estirpare quelle radici leghiste che da nord a sud sembrano sempre più dare fondamento ad una nuova destra italiana con l’apporto anche di Fratelli d’Italia, cresciuti significativamente, e, si spera, con quello di Forza Italia, se capace di rinnovarsi e affrancarsi dal suo storico, ingombrante fondatore.

Qualche saputello di sinistra confida che il fenomeno travolgente della Lega si sgonfi come già accadde per il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini nel secondo dopoguerra. Non sarà così: la Lega è aliena dal qualunquismo, ancora di più dall’insensibilità verso i problemi concreti della nazione, ha governato bene regioni e comuni, gode per questo della crescente fiducia degli elettori.

Salvini deve rompere l’assedio, puntare alle elezioni, chiamare a raccolta tutto il mondo del centrodestra su un programma concretamente fattibile perché credibile sul piano delle urgenze, delle necessità, dei tempi. Solo così potrà definitivamente liberarsi dell’alleato M5S, tanto infido e inutile, e confinare una ostinata sinistra, nostalgica di “fasti rossi”, ormai irripetibili.

 


Franco D'Emilio

Storico, narratore, una lunga carriera da funzionario tecnico scientifico nell'Amministrazione del Ministero per i beni e le atiività culturali

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