Alexander McQueen: dieci anni senza l’eclettico stilista

L’11 febbraio 2010 il mondo della moda perse uno dei suoi stilisti più visionari e tormentati, Alexander McQueen avrebbe compiuto tra qualche giorno 51 anni. Di un’immensa forza creativa, fatta della stessa sostanza dei sogni e dell’inquietudine, come lo stesso stilista dichiarò “bisogna avere incubi frequenti, ricordarseli e saperli disegnare”, di lui rimane un lascito prezioso portato avanti da Sara Burton.

Lee Alexander McQueen, figlio un tassista, nato Lewisham, si tolse la vita all’apice del successo; l’artista, perchè solo così può essere definito, già tormento non riuscì a superare il suicidio della sua migliore amica Isabella Blow e la morte della mamma Joyce avvenuta pochi giorni prima della sua.

Lavorò con maison prestigiose, iniziando all’età di 16 anni con Anderson & Sheppard di Savile Row, seguirono poi le esperienze da Gieves & Hawks e nel laboratorio teatrale di Angels & Bermans. A vent’anni affiancò lo stilista giapponese Koji Tatsuno e successivamente entrò a far parte dell’ufficio stile di Romeo Gigli a Milano. Creativo ma ribelle, dopo diverse ammonizioni da parte dello stilista italiano, cucì all’interno dei capi realizzati, e nascosto dalla vista, la scritta Fuck You, lasciando così un segno della sua disapprovazione. Nel 92 decise di lasciare l’Italia per iscriversi alla prestigiosa scuola inglese Saint Martins College of Art and Design, dove in poco tempo il suo talento fu notato da Isabella Blow, la allora assistente di Anna Wintour. Subentra poi a John Galliano nella direzione artistica di Givenchy, ruolo importante che però gli va stretto, soprattutto quando si trattò di lavorare sulle sfilate di Haute Couture molto più conservatrici.

La sua creatività applicata alle collezioni gli valse l’epiteto di hooligan della moda,  la sua genialità gli permise di portarsi a casa quattro volte il British Designer of the Year ed il titolo di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico; mentre tre pellicole e il lavoro fotografico di Ann Ray hanno cercato di raccontare il suo lato più intimo. 

La trasposizione delle sue stesse paure e inquietudini sono tradotte nella provocazione e nell’arte di scioccare il pubblico durante le sue sfilate, e le sue creazioni riflettono tutto questo. Il nuovo utilizzo del tartan nella collezione Highland Rape diventa metafora della sottomissione della Scozia all’Inghilterra; i rivoluzionari bumsters, pantaloni a vita bassissima, che definiscono l’idea di scollatura sul lato B;, l’arte sartoriale dei drappeggi e dei tessuti intrecciati o intarsiati; le giacche con corsetto; il bondage sempre raffinato; le altissime scarpe Armadillo indossate da Lady Gaga, le collezioni Savage Beauty e Roses, tutti elementi stilistici che sono diventati i suoi segni più iconici e che oggi restano dei preziosi capolavori.

 
 

 

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