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Autore: Sveva Marchetti

Valentino: “visto da una prospettiva diversa” sfila a Milano

 

Una fabbrica dismessa e invasa di fiori,  66 persone prese dalla strada, ognuna con la propria fisicità e individualità per il romanticismo radicale di Valentino, che sfila per la prima volta a Milano anziché a Parigi. Una scelta dettata dal Covid ma che per Pierpaolo Piccioli ha significato anche “l’opportunità per far vedere Valentino da una prospettiva diversa”.

Se Valentino è un marchio noto nell’immaginario collettivo, come “un paesaggio collettivo che tutti conoscono, il mio lavoro come designer” – riflette Piccioli – “è mostrarlo dal mio punto di vista, mantenere i suoi codici dando loro un nuovo significato. Ho voluto lavorare con persone che rappresentano il mondo, scelte attraverso uno street casting, per raccontare cosa significa il romanticismo oggi”.

E non si parla tanto di estetica, quanto di “individualità e libertà di espressione, di un approccio alla vita emozionale e non oggettivo”. Un nuovo romanticismo libero e personale che si appropria dei codici espressivi della maison per proporli in modo nuovo. Per capire il lavoro di risignificazione – parola che torna più volte sulla bocca di Piccioli – basta pensare alla prima uscita della sfilata: il classico little black dress che diventa un super mini short dress, dove gli short sono mini tutina. E poi i fiori: il lavoro è partito dall’indimenticabile abito giallo di Anjelica Huston ed è arrivato ai vestiti da sera ampi e leggerissimi e alle bluse portate con il jeans 5 tasche, un modello Levis fuori produzione che Piccioli ha voluto riproporre per lui e per lei. Sempre con il classico pantalone denim sono portate le nuove Stud dalle borchie ingrandite e le camicie con ruches e volant da alta moda, proposte in toni che vanno dall’avorio all’ebano, per abbinarsi a qualsiasi colore della pelle.

Volevo raccontare un Valentino nuovo e più inclusivo che abbraccia un’idea di libertà senza frontiere di genere, sesso e razza perché questo è il mondo oggi e io lo voglio raccontare”. Per questo, a chi gli chiede chi siano le persone scelte tra Parigi, Londra e Milano, Piccioli risponde che le loro sono “storie personali, come le nostre, non volevo caselle da riempire, inclusività è trattare le persone come persone e non come piccole caste”. 
Abiti quasi onirici nel finale, veli di chiffon colorato, con volants, ruches e strascichi che al loro passaggio alzano la polvere depositata dal tempo nell’ex fonderia Macchi, alla Bovisa, periferia nord di Milano, mentre Labrinth, artista britannico, con la sua voce accompagna in modo struggente la foto di una generazione stretta tra forza e fragilità. Se Milano “è stata l’opportunità di valorizzare questo cambio di prospettiva, per il futuro non so cosa faremo, non ci interessa pianificare ma reagire a modo nostro e in maniera autentica a ciò che succede, forse l’unico modo” – conclude Piccioli – “per affrontare questi momenti”.

valentino, fashion week

Poste Italiane celebra Sandra Mondaini e Raimondo Vianello

Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, nel decimo anniversario della loro scomparsa, sono celebrati in un francobollo-ricordo della serie tematica le “Eccellenze italiane della spettacolo”.

Il francobollo ordinario è stato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico per un totale di quattrocentomila esemplari, il relativo valore è pari a 1,10€.

poste italiane, raimondo vianello, sandra mondaini

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La Crusca contro l’epidemia delle parole inglesi
“l’italiano è bello”

Il nostro potere è solo di persuasione, ma ciò non ci esime da richiamare tutti a un dovere di sobrietà nell’uso della lingua, che va innanzitutto rispettata. Dobbiamo avere fiducia nella nostra lingua italiana, nella sua bellezza, nella sua chiarezza, nella sua limpidezza. Ecco perchè va fermata l’imbarazzante epidemia di parole straniere, quasi tutte inglesi, che ci sommerge. Spesso dietro il ricorso a una parola inglese si nasconde il nulla. Bisogna imparare a usare sempre il corrispettivo italiano se questo esiste nel nostro vocabolario”. Queste le parole del professore Claudio Marazzini, rieletto, da poco, per il terzo mandato,  presidente dell’Accademia della Crusca deprecando “l’inutile ricorso” ai forestierismi, ormai tutti anglismi.

Le polemiche sulla lingua sono sempre esistite e sempre esisteranno – spiega il linguista – perchè la lingua si evolve con la società. In questo scenario l’azione dell’Accademia della Crusca avviene con equilibrio ma non con atteggiamento rinunciatario. Non va fatta una battaglia indifferenziata contro le parole straniere, perchè sarebbe non solo perdente ma inutile. Non ci dimenticheremo di prendere posizione in maniera ferma ogni qual volta la lingua italiana sia aggredita o privata dei suoi diritti.”

Così per l’ultimo arrivato il recovery fund; essendo un termine inventato in sede europea è stato fatto ricorso all’uso dell’inglese, “ma quando si parla di questo argomento in Italia, per far comprendere agli italiani di cosa si sta parlando, si impieghi un’espressione in lingua italiana del tipo piano per la ripartenza o piano per la ricostuzione”, spiega Marazzini.

Così al posto di meeting usiamo riunione, non facciamo tutti gli esperti di food ma di cibo, non parliamo di audience ma di pubblico, non siamo tutti alle prese con il fare business ma con il fare affari e non lavoriamo in team ma facciamo lavoro di squadra. Qual è il problema nell’usare i corrispettivi della nostra lingua? Ci sono, sono belli e quindi usiamoli

Accademia della Crusca, italiano

Sfilate reali in Via Tortona e negozi virtuali
la rivoluzione digitale di Velvet Media al White Milano

L’azienda veneta di marketing e vendita online scelta per sviluppare digitalmente il più grande salone italiano dedicato a designer e stilisti di moda. Se ne occupa la divisione Velvet Fashion: “Per la prima volta spazi fisici e virtuali si fondono, il fashion entra nell’era phygital”.

white milano

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Scuole: brevettato il robottino anti-focolaio

Dopo la prima installazione del robottino anti-covid in una scuola d’infanzia nel Padovano, l’azienda veneziana “Sunrise” è subissata di richieste da attività commerciali, istituti scolastici e genitori. L’imprenditore Simone Tomasello, noto per il covid-detector: “E’ una soluzione concreta per prevenire pericolosi focolai negli ambienti scolastici”

 

sunrise, spray for life

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Rossetto: con la mascherina non si usa più
la cosmesi perde l’11,6%

 
Se nelle crisi finanziarie del passato comprare un rossetto o un profumo era una forma accessibile di auto gratificazione, oggi l’uso della mascherina e la riduzione drastica della socialità hanno portato a una forte contrazione nelle vendite dei cosmetici, mentre ha registrato un’accelerazione il comparto dell’igiene personale, comprendente gel e disinfettanti e quello dello skincare, che ha visto le consumatrici più attente ai trattamenti da fare a casa propria. E non a caso a fine 2020 si stima per la cosmesi italiana un calo del fatturato globale pari all’11,6% rispetto all’anno precedente.

rossetto mascherina

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Bistrot 54 – la cucina di mare
nel cuore del quartiere Coppedè

Un bancone con cucina a vista, confortevole e raccolto all’interno ma con una spazio maggiore all’esterno coperto da un gradevole pergolato. Questo è il piccolo bistrot di pesce che si torva nel cuore quartiere Coppedè in via Adige 30-e.

I tavoli non sono molti ma proprio per questo l’ambiente risulta familiare e perfetto per una cena tranquilla.

pesce, bistrot 54, Quartiere Coppedè

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Philippe Daverio – morto a 71 anni uno dei più famosi divulgatori d’arte

Il mondo della cultura e dell’arte sono in lutto per la morte di Philippe Daverio, deceduto, a 71 anni, all’ Istituto dei Tumori di Milano. A renderlo noto la regista e direttrice del Franco Parenti Andree Ruth Shammah, che ha dichiarato: “Mi ha scritto suo fratello stamattina per dirmi che Philippe è mancato stanotte”.

philippe daverio

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Armine Harutyunyan: la modella di Gucci che non rispetta i canoni di bellezza

La modella diventata vittima di body shaming sui social si racconta a Repubblica: “Meglio essere diversi che omologati al resto, anche se non tutti ti capiranno. Le persone sono spaventate da tutto ciò che è diverso, non posso vietare loro di parlare ma posso ignorarle”

gucci, Armine Harutyunyan

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Postalmarket: “Vogliamo creare il più grande portale del Made in Italy”
così con Francesco D’Avella (ri)nasce il catalogo più famoso d’Italia

Il catalogo più amato dagli italiani riprende vita online. La tech company veneta entra nella società e annuncia un piano di sviluppo. Il sogno della nuova ascesa del portale del Made in Italy. 
Era una icona per le famiglie degli anni Settanta e Ottanta. Un catalogo, che arrivava due volte l’anno nella cassetta postale di milioni di persone, quelle che abitavano nei paesi più piccoli. Sembrava un elenco telefonico: settecento pagine di desideri. Dall’intimo ammiccante che ha creato un popolo di fan (sia tra le donne che tra gli adolescenti), alle ultime innovazioni tecnologiche. Il sogno dei prodotti impossibili da raggiungere, quelli che non si trovavano nel negozio sotto casa, che si materializzava con il suono del campanello. Il postino consegnava il pacco di Postalmarket e ogni giorno pareva Natale. Postalmarket gestiva oltre le 45.000 spedizioni giorno ancora prima che Amazon e lo stesso internet entrasse nelle nostre case.

postalmarket, francesco d'avella

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“Perchè devo laurearmi online quando è possibile andare al ristorante?”
la lettera aperta di una studentessa milanese

Lucrezia Velagic, studentessa della Bicocca di Milano, scrive alla redazione de Il Sole 24 Ore una lettera sfogo nella quale contesta il fatto che se adesso si può tornare al ristornate o in discoteca perchè non si può tornare anche all’università?

Riportiamo il testo:

“Ho deciso di scrivere queste righe per cercare di portare all’attenzione una dinamica che si sta verificando nel nostro Paese e che trovo priva di senso e di moralità.

Sono Lucrezia Velagic, una ragazza di 24 anni che vive a Milano, sono iscritta all’Università di Milano Bicocca e a ottobre conseguirò il titolo di Laurea Magistrale. Ho ricevuto oggi una comunicazione dall’Ateneo contenente le norme che saranno messe in atto nei mesi a venire in relazione all’emergenza Covid-19 e ho appreso con enorme dispiacere che le sessioni di laurea per i mesi di settembre, ottobre e novembre saranno svolte ancora in modalità online.

Non ci sto! Non così! Capisco l’esigenza e l’importanza di tutelare tutte le persone che vivono l’ambiente universitario, ma se sposto il mio sguardo un po’ più in là osservo una realtà ricca di contraddizioni. Il premier Conte chiederà la proroga dello stato di emergenza al 31 ottobre 2020, ma l’abisso che intercorre tra le parole e i fatti è davvero impressionante. La sensazione è che la maggior parte delle persone si sia già dimenticata i terribili mesi che abbiamo appena vissuto, si sia già dimenticata che un virus ha colpito fortemente tutti gli ambiti della nostra vita, si sia già dimenticata gli sforzi di coloro che sono stati impegnati in prima linea per combattere questa emergenza e soprattutto si sia scordata di tutti coloro, più di 35.000, che hanno perso la vita.

Per le strade delle città non vedo rispetto e buon senso. Dobbiamo chiederci, ora più che mai, quali sono le nostre priorità? È possibile prendere aerei, navi, treni per recarsi in vacanza, magari anche all’estero. È possibile che gli stranieri entrino nel nostro Paese. È possibile andare per negozi, cenare nei ristoranti, bere un drink nei locali. Ho visto personalmente, in diretta e sui social, immagini di persone che non curanti creano assembramento nelle strade della movida. Discoteche nuovamente aperte con migliaia di giovani stretti a ballare fino all’alba, però laurearsi in presenza quello no, non è concesso.

Non è concesso ad un singolo studente recarsi in università per sostenere davanti a una piccola commissione di docenti una delle prove più significative della propria vita. Non è possibile guardare negli occhi gli insegnanti che hanno guidato il nostro percorso universitario, non è possibile provare sulla pelle l’emozione, la tensione e la gioia di avere davanti una persona in carne e d’ossa in un giorno così speciale.

La tematica dell’istruzione ha accompagnato questi mesi frenetici, ma a parer mio senza ricoprire il ruolo fondamentale che dovrebbe avere. Ci si è preoccupati di tutto il resto e c’è stata tanta confusione su un aspetto come questo che caratterizza la vita di ogni individuo, dall’infanzia alla età adulta. Non interessa a nessuno? Non interessa a nessuno la tutela di un’istituzione che ha il compito di formare gli adulti del domani? Per tutti è più importante andare a mangiare una pizza con gli amici, prendere un volo per Ibiza, bere uno Spritz all’aperitivo, sì mi sembra proprio di sì.

Ho 24 anni e anche per me è importante la vita sociale e il divertimento, ma nel periodo storico che stiamo vivendo mi chiedo se è davvero questo quello che conta o se è più importante agire con giudizio e preservare gli sforzi fatti e i risultati raggiunti. Mi domando se sia più importante andare a ballare in discoteca o laurearmi. La mia risposta ce l’ho, forte e chiara! Comprendo le necessità economiche che hanno spinto tutte le attività a ripartire, ma non voglio tollerare le contraddizioni presenti ovunque. Non posso tollerare che il giorno della mia laurea, il coronamento di cinque anni di sforzi, dovrò stare seduta dietro a un computer, mentre il mondo fuori si comporta come se niente fosse successo.

Non chiedo di rinunciare a condurre una vita il più normale possibile, vita che io stessa cerco di vivere ogni giorno, ma chiedo che sia data la stessa importanza e attenzione a tutti gli ambiti, nel mio caso quello universitario. Se posso andare a cena fuori, se posso divertirmi in un locale, perché non posso recarmi in università per laurearmi? Chiedo di dare valore a quello che conta davvero e di eliminare tutte le contraddizioni, confido nel buon senso, anche se purtroppo pare non essere presente nella maggior parte delle persone.”

COVID-19, università

Taiwan: Want Show As Young, fashion influencer over 60

Hsu Hsiu-e e Chang Wan-ji sono i taiwanesi più famosi delle ultime settimane. L’account Instagram della coppia di sposi ha raggiunto in pochi giorni quota 497mila follower pubblicando appena 21 post. I due neo-influencer non vivono però in una dimora metropolitana ma in un assonnato quartiere di una città centrale dell’isola e, soprattutto, hanno qualche anno in più rispetto alle consuete star del web. Hsu Hsiu-e ha compiuto 84 anni e Chang Wan-ji 83, il loro successo è arrivato in tarda età grazie al nipote Reef Chang che ha scelto di movimentargli la vita rendendoli dei modelli sui generis. Da circa 70 anni, la coppia si dedica quotidianamente alla propria lavanderia mettendo da parte gli abiti che talvolta i clienti dimenticano di ritirare.

La loro attività non è sempre impegnativa. Si assopivano in negozio e non erano allegri quindi ho pensato, dato che la nostra famiglia ha tutti questi abiti, di ricordare ai clienti di ritirarli e, allo stesso tempo, rammentare ai miei nonni che la vita può essere grandiosa anche se si è anziani”, ha dichiarato alla Bbc Reef Chang, ideatore del profilo in ascesa ‘WantShowAsYoung’. “Non avrei mai pensato che alla mia età così tante persone avrebbero voluto guardare foto di me”, gli ha fatto eco la nonna, protagonista di scatti che sembrano rubati dai fashion magazine indipendenti grazie a uno styling contemporaneo e all’ironia della coppia.

Wan-ji, ha iniziato ad occuparsi di pulitura a secco a 14 anni per aiutare i suoi genitori e afferma che le persone hanno iniziato a dimenticare di ritirare i propri indumenti negli ultimi anni, a causa del basso costo dei vestiti. “In passato l’abbigliamento era molto costoso, si poteva addirittura dare in pegno in caso di necessità economica”. C’è poi chi dimentica in lavanderia abiti appartenenti a parenti defunti, chi si trasferisce altrove e non passa a ritirarli mai più. La coppia ha donato centinaia di abiti, ma ne possiede ancora alcune centinaia, usati proprio per gli scatti sul social network.

Per ora la pensione è fuori discussione, in futuro Wan-ji is ipotizza la possibilità di creare una collezione di abiti second hand. Molti dei commenti che affollano l’account ringraziano la coppia per aver dato un’immagine diversa della terza età e, soprattutto, per aver ricordato di passare in tintoria.

 

articolo via pambianconews.com

taiwan, fashion influencer over 60, ‘WantShowAsYoung’

Dior sfila a Lecce omaggiando il Salento

 
 

È un omaggio al Salento e al Sud d’Italia, o al “Sud del Mondo” come dice emozionato salutando il pubblico Giuliano Sangiorgi leader dei Negramaro, dopo aver cantato Meraviglioso, che ha chiuso la sfilata di questa sera a piazza Duomo, a Lecce, di una delle più prestigiose maison francesi, la Christian Dior, in scena con la sua nuova collezione Cruise, disegnata dalla direttrice creativa Maria Grazia Chiuri. 

La scenografia spettacolare di luminarie da festa di paese, tipiche delle sagre in Puglia, realizzata da Marinella Senatore, nascondeva la piazza barocca con le sue luci, riunite talvolta a formare frasi ad effetto, come “Remember the first time you saw your name” (Ricorda la prima volta che hai visto il tuo nome). Ma ciò non impediva di capire dove ci si trovava, già dalla prima scena: sulle note della pizzica dell’Orchestra della Notte della Taranta diretta da Paolo Buonvino, sono apparsi i danzatori popolari salentini di L-E-V Sharon Eyal /Gai Behar, tra i quali hanno sfilato 45 abiti indossati da altrettante modelle in uno strano ma riuscito miscuglio.

via ANSA

dior, lecce

Valentino sfila in digitale a Roma

 
Pierpaolo Piccioli ha portato l’alta moda di Valentino a Roma. Più precisamente nello Studio 10, il gigantesco studio di registrazione del sonoro a Cinecittà, per meglio catturare lo splendore e i volumi di una collezione e di un momento molto particolari.

 

Of Grace and Light, Pierpaolo Piccioli In Dialogue With Nick Knight”, è stato un evento quasi magico, una proiezione digitale in un’ambientazione soffusa dove da padrone la facevano gli abiti spettacolari. 
 
Nel pre-show, la cinepresa ha vagato attraverso i numerosi edifici degli studios romani, costellati di teste giganti di imperatori romani, templi incombenti, enormi aquile e falsi palazzi imperiali.

Prima dell’inizio, una carrellata, ha condotti gli spettatori alla famosa porta d’ingresso degli studi, evocando nelle loro menti i fantasmi dei grandi registi che hanno lavorato lì come Fellini, Rossellini, Visconti, Leone, Coppola e Scorsese. Si potevano persino riconoscere elementi decorativi del Casanova di Fellini, o set della serie TV Roma.
 
Knight e Piccioli avevano dato un assaggio dell’evento due settimane fa, con un video di appena un minuto mostrato durante il debutto online della stagione di Haute Couture parigina. Immagini di enormi frammenti di tessuto fatti ondulare da venti leggeri proprio come un “sogno ad occhi aperti2 come riporta la dicitura dell’invito a questo nuova collezione.

 
Nel corso della storia, i momenti di cambiamento o di ripartenza mettono immancabilmente al centro i valori umani. L’umanesimo è il seme della rinascita. Questo è uno di quei momenti. Concentrarsi sulla moda come attività profondamente umana di dare forma alla materia attraverso le mani, modellando creazioni che il corpo abita e a cui dà vita”, ha affermato la maison.
 
Enormi abiti a fiore o crinoline giganti, sui quali Knight ha proiettato immagini di formazioni rocciose o immensi petali. Partendo da una tecnica che aveva usato con grande efficacia in un progetto insieme a John Galliano per Maison Margiela nella Serpentine Gallery di Londra.
 
I vestiti sembrano trasformarsi in enormi fiori, mentre altri abiti giganteschi sembrano diventare stalattiti. 

Non è la prima volta che Valentino mostra modelle su un trapezio nella Città Eterna, basti ricordare il gala d’addio di Valentino Garavani davanti al Colosseo una decina di anni fa.
 
Come ogni casa di moda sartoriale d’Europa, anche Valentino ha sfilato solo online, così come ha fatto Dior con un grande evento in Puglia.


Percussioni giapponesi mescolate a carillon e musica da operetta contornavano modelle nere che apparivano indossando monumentali abiti bianchi, vestiti di seta plissettata da reverenda madre o enormi nuvole di tulle. Abiti da sera con spalle a sbuffo, braccia coperte con guanti argento metallizzato, abiti imponenti che sembrano scivolare nell’etere.

La bellezza romana Maria Carla Boscono compare in scena, poco prima di un’altra favolosa creazione – un abito da uccello del paradiso in piume di marabù.

Non vogliamo essere subito già così senza sogni, recita lo slogan del mini-film, una frase del poeta e regista Pierpaolo Pasolini.
 
Nel finale tutte le 15 modelle hanno posato in quella che sembrava una gigantesca natura morta, mentre PPP usciva a salutare ricevendo una manciata di applausi da parte del piccolo pubblico di amici, familiari e collaboratori di Valentino.
 
La mia più profonda gratitudine va alla grazia e alla luce degli umani che hanno lavorato così duramente a questa collezione. Se devo pensare a un futuro, all’opportunità che abbiamo per costruire qualcosa di nuovo, posso solo sperare che sarà modellato dalle mani e dai cuori e con la stessa passione di quegli umani che posso chiamare la mia gente”, ha dichiarato il sarto romano.

 

 

fonte fashionmag

valentino, cinecittà

EPILOGUE la 12 ore di Gucci fa il pieno di visualizzazioni

Gucci fa il pieno di visualizzazioni sui social, arrivando a registrare il proprio record. Venerdì 17 luglio, e quindi durante l’ultimo giorno della Milano digital fashion week (14-17 luglio),  il brand del gruppo Kering ha presentato la collezione ‘Epilogue’ tramite una diretta streaming che ha totalizzato oltre 35 milioni di visualizzazioni (35.220.349), diventando l’evento digitale Gucci con più visualizzazioni di sempre, come specificato dalla maison.

gucci, epilogue

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Latinismi e modi di dire nella nostra lingua madre

Ogni tanto usiamo il latino per dimostrare il nostro grado di istruzione o e per far sentire il nostro italiano nella sua forma più colta. Tuttavia bisogna sempre usare il buon senso, evitando di infiocchettare i nostri discorsi con termini poco comuni, soprattutto per chi non maneggia le frasi in latino con troppa disinvoltura. Basta quindi molto poco per sembrare snob e contemporaneamente superficiali, sbagliando la citazione in latino senza averne coscienza, o usandola nel contesto sbagliato.

latino

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Kellog’s Coco Pops i cereali razzisti

Dopo le polemiche in Svizzera sui cioccolatini Moretti adesso l’assurdo dibattito sul cibo razzista si è spostato in Gran Bretagna e vedono come i protagonisti i famosi cereali della Kellog’s. Per la precisione i Kellog’s Coco Pops, accusati di essere razzisti dall’ex deputato laburista Fiona Onasanya perché sono neri e la loro mascotte è Coco the Monkey, una scimmia, mentre per i Rice Krispies sono stati scelti come mascotte tre ragazzi bianchi.

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Postalmarket: riapre entro l’anno

 

Si può considerare il papà di Amazon, la vendita per corrispondenza d’eccellenza che si faceva sfogliando un pesantissimo catalogo pieno di pagine a colori. Un’avventura solidificatasi nel mito del benessere e di un consumismo non ancora sfrenato, che chiuse i battenti a causa di una serie di controversie legali ed amministrative. Postalmarket tornerà entro Natale in versione digitale e, per gli abbonati, anche in cartaceo ma con dimensione ridotte e meno ingombrati.

A riportare in vita questo mito degli ’70 ed ’80  è Stefano Bortolussi, imprenditore friulano, che si era interessato all’impresa nel 2004 occupandosi dell’aspetto del marketing. Già allora però l’azienda era in fase di declino, ben diversa dal colosso che Anna Bonomi Bolchini aveva costruito a partire dal 1959 ispirata dal modello statunitense di vendita per catalogo. Infatti, nemmeno quella volta l’iniziativa andò a buon segno fino a quando si arrivo al fallimento nel 2015 della Postalmarket.

Dopo diversi anni Bertolussi ha rilevato il marchio e si è messo alla ricerca di un partner tecnologico, trovato in Francesco D’Avella, titolare della piattaforma di e-commerce Storeden, ai vertici in Italia nel suo settore. Insieme hanno costituito la Postalmarket Srl e contano in breve tempo di trovare un investitore di start-up.

Abbiamo un sogno ambizioso” – spiega Bortolussi – “proviamo a realizzarlo: vogliamo diventare l’Amazon italiano. C’è molto lavoro da fare“. La tenacia però non manca e nemmeno le idee: “Il nostro modello di business è differente dal precedente ma contiamo anche in un remake del catalogo. Sono milioni le persone che si ricordano di Postalmarket e dunque che sono nostri potenziali clienti”.

 

postalmarekt

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