giovedì, 23 Maggio 2019
Agenzia di informazione e approfondimento su tematiche economiche, professionali, aziendali, culturali e di attualità varie

Autore: Sveva Marchetti

“APOCALISSE DEI RETAIL”, il futuro è sui marketplace online
velvet media lancia l’e-store intelligente

Nasce tra Veneto e Friuli Venezia Giulia il polo interregionale delle eccellenze e-commerce: il negozio on line adesso diventa intelligente, il Veneto come la Silicon Valley combatte contro le chiusure dei negozi fisici. Bassel Bakdounes, titolare di Velvet Media: “La rivoluzione è iniziata. Vendere online? Ci si riesce solo usando in modo professionale i marketplace come Amazon, il proprio personale e-commerce e i social aziendali”. L’intelligenza artificiale applicata all’e-commerce: ecco come si faranno acquisti nei prossimi decenni

Ormai comperare on line è routine per quasi tutti i consumatori. I trend di crescita nella vendita sul web sono verticali, e iniziano a coinvolgere non solo i big del settore, ma anche le pmi: in Europa il 68% degli utenti fa acquisti online, il 74% delle aziende italiane ha un piano di investimento per vendere sul web entro l’anno, si registrano crescite a doppia cifra per i marketplace online e gli acquisti col telefonino continuano ad aumentare: in Italia hanno superato il 30%. Gli scenari che si stanno delineando negli Usa parlano di una “apocalisse del retail”: i negozi del futuro sono on line, quelli fisici stanno chiudendo a ritmi vertiginosi.

Di fatto, però, solo i giganti del web, i marketplace come Amazon o eBay dove ci sono moltissimi venditori in concorrenza tra loro, guadagnano realmente in queste transazioni. Le piccole e medie aziende, fino ad oggi, non avevano infatti la possibilità di monetizzare negli e-store. I motivi? Difficoltà nel comunicare l’esistenza nel proprio negozio on line agli utenti, complicazioni nel scegliere il marketplace più corretto e nel creare gli annunci, problemi nel trasferire o aggiornare centinaia di articoli da un marketplace all’altro.

Per avventurarsi nella vendita on line serve essere dei professionisti, i pericoli nel web sono moltissimi”. A dirlo è Bassel Bakdounes, titolare di Velvet Media, società di marketing di Castelfranco Veneto, nel Trevigiano, che ha fatto della gestione professionale dei social network una missione. Oggi ha centocinquanta dipendenti e si è specializzata nella comunicazione web omnichannel integrando tutti i fronti: dal sito a google, passando per Facebook, tutto è direzionato con l’obiettivo di trovare clienti on line per le pmi italiane. “Il commercio sul web è il punto focale in cui si combatterà la battaglia delle vendite nei prossimi anni”, incalza Bakdounes. “La gestione professionale delle vendite online è l’arma con cui un’azienda potrà conquistare fette di mercato, mantenere la sua leadership o correre per raggiungerla. Il centri commerciali on line come Amazon o eBay sono il futuro della vendita online, ma la vittoria arriva solo attraverso siti di e-commerce che integrano e automatizzano le funzioni di caricamento nei vari marketplace”.

L’occasione delle sue dichiarazioni è il lancio di un nuovo servizio di Velvet Media, quello degli e-commerce integrati con l’intelligenza artificiale e capaci di vendere anche su tutti i marketplace esistenti, con caricamento di tutti gli articoli in automatico. Dall’unione tra i negozi virtuali più diffusi in Italia, progettati da Storeden; l’intelligenza artificiale che sa guidare in tempo reale un utente nell’acquisto di SystemEvo e la capacità di far marketing on line di Velvet Media è nato così un distretto dell’e-commerce tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, un vero e proprio polo delle eccellenze che pone l’attenzione mondiale sulla nuova Silicon Valley italiana, quella che sta diffondendo i primi e-store intelligenti del web. Il Nordest, come sempre, tiene il passo con l’innovazione: la proposta è quella di siti fatti su misura e pagabili con un abbonamento mensile, sempre aggiornati e integrati coi marketplace di riferimento.

Il web ha molti lati oscuti e il rischio di perdere occasioni di vendita o di sperperare denaro in soluzioni fallaci è alle porte”, conclude Bakdounes. “Per questo supportiamo le aziende in questa storica ed enorme opportunità, garantendo un servizio totale, lavorando su tutte le piattaforme, dai social ai motori di ricerca. Non bastano un buon sito o un post con tanti like. Per vendere davvero online bisogna anzitutto fare del vero marketing e tradurlo in azioni efficaci. Abbiamo creato il distretto veneto dell’online selling, marketplace e ecommerce sono il futuro. Ci sono nuove regole del vendere su web: oggi i conti si fanno con i marketplace”.

 

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Etica e diritti: quello che la moda (non) dice

articolo di Elena Banfi via vanityfair.it

Parliamo di etica e responsabilità sociale: a che punto sono le aziende fashion italiane? Abbiamo chiesto a due grandi esperte di aiutarci a fare un po’ di chiarezza e a capire quanto «Made in Italy» sia sinonimo di «Made in dignity»

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Erno – nasce a Roma un nuovo concetto di edicola

Se un tempo si comprava il giornale all’edicola e ci si sedeva a laggerlo al bar o su una panchina, oggi c’è il tablet che si legge ovunque. La crisi del settore, dove nessuno più al di sotto dei quarant’anni acquista quotidiani ma si informa soltanto sul web, non ha però intimorito il progetto di quattro giovani ragazzi che hanno deciso di andare controcorrente. L’idea era quella di creare un’edicola alternativa, qualcosa di diverso che non c’era. In pochi mesi hanno rilevato una vecchio chiosco, chiuso ormai da molto tempo, in Piazza Capponi, nel cuore di Borgo Pio, ed il 29 marzo hanno dato il via a questa nuova avventura.

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Arriva lo “Spotify” dei vestiti
paghi una tariffa fissa e puoi prendere tutti i vestiti che vuoi

Con Spotify si può ascoltare tutta la musica che si vuole, legalmente e senza l’obbligo di acquistarla, ma pagando solo una tariffa fissa. Perché non estendere questo concetto anche per gli abiti? In realtà esistono già servizi di questo tipo, dove poter usufruire di abiti da indossare solo in determinate occasioni o noleggiare Birkin e Kelly di Hermes o una Chanel Jumbo, borse non arrivabili a tutte.

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LVMH – nasce AURA, la piattaforma blockchain in collaborazione con Microsoft

Si chiama Aura la nuova piattaforma blockchain nata dalla collaborazione di LVMH con Microsoft e la società ConsensSys.

Inizialmente la nuova tecnologia sarà adottata da Louis Vuitton e dai profumi Christian Dior, l’obiettivo è quello di garantire la tracciabilità e l’autenticità dei prodotti di lusso.

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Harry Potter “blasfemo”: il libri dati alle fiamme in Polonia

Può una celebre serie fantasy, tra l’altro per ragazzi, essere considerata blasfema? Ebbene sì, i libri che hanno per protagonista il maghetto più famoso di tutti i tempi, sono stati additati come sacrilegi e addirittura dati alle fiamme. Questo è quanto avvenuto qualche tempo fa nella cittadina di Koszalin, in Polonia, e ovviamente stiamo parlando della saga di Harry Potter. Un vero e proprio rogo, dove alcuni sacerdoti cristiani, ha bruciato insieme ai libri della Rowling anche un pupazzo di Hello Kitty ed una maschera Indù.

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“Non fare della tua vita un gioco” – il progetto di Adiconsum fa tappa a Genova

Sabato 18 maggio 2019 dalle ore 15.00 alle 20.00

Il Tour di “Non Fare della Tua Vita un Gioco”

fa tappa a
Piazza dei Ferrari – GENOVA

13 maggio 2019 – Dopo le tappe di Roma, Milano, Cagliari prosegue il tour itinerante di “Non Fare della Tua Vita un Gioco”, il progetto coordinato da Adiconsum e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MPLS), realizzato in collaborazione con le associazioni dei consumatori AECI Lazio e CODICI.

SABATO 18 MAGGIO 2019 DALLE ORE 15.00 ALLE ORE 20.00 in PIAZZA DEI FERRARI a GENOVA con i nostri giochi di logica e abilità.

#nonfaredellatuavitaungioco

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Chanel: sfila la prima cruise firmata da Virginie Viard

Missione difficile per Virginie Viard, che lo scorso febbraio ha preso in carico l’enorme eredità lasciata da Karl Lagerfeld. Il 3 maggio, a Parigi, la designer ha presentato la prima collezione concepita interamente sotto la sua guida. Per dare il via a questo nuovo capitolo il tema scelto è stato quello del viaggio; tema simbolico e soprattutto profondamente legato al marchio.

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Immigrazione. Le ragioni dei populisti
L’immigrazione vista da Daniele Scalea

L’immigrazione è uno dei temi centrali dello scenario politico attuale e soprattutto futuro. Daniele Scalea nel suo saggio Immigrazione. Le ragioni dei populisti ha affrontato proprio questo problema, partendo dalla contrapposizione tra accoglienza assoluta ed egoismo razzista; si è venuto a creare una sorta di bipolarismo manicheo perché l’argomento “è stato declinato esclusivamente in chiave morale”.

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Natale di Roma: San Pietroburgo per Roma
con l’Orchestra sinfonica del Conservatorio Rimskji-Korsakov

 

Giovedì 17 aprile 2019

l’Orchestra di San Pietroburgo celebra il Natale di Roma

ALBA di LUCE

Conservatorio di S. Cecilia – via dei Greci – Roma

ore 18.30

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Cibo e Letteratura: l’arte culinaria di Giorgione incontra l’arte dello scrivere

Lo scorso 6 aprile nella splendida cornice di Villa Selva Country House (Loc. Grutti), insieme al noto chef Giorgione, nonchè padrone di casa, si è svolto il primo appuntamento con le presentazioni dei libri dei protagonisti del Premio Letterario Città di Castello.

È stata la volta della sezione Narrativa con il testo vincitore “Kelly” di Michaela Lucrezia Squiccimarro, il secondo “L’alfabeto delle mani” di Manuela Basso e “Gabbiani” di Giovanni Anticaglia, autore della scorsa edizione.

L’evento si è svolto durante una conviviale alla presenza di Antonio Vella, di Giorgione ed ovviamente dei tre autori, tutti accompagnati da un folto numero si sostenitori.

“Come il cibo nutre il corpo, i libri nutrono la mente” e tra ottime portate e buon vino sono stati presentati i tre testi ed i rispettivi autori; tre opere molto diverse tra loro, sia per genere che per argomenti trattati. Un romanzo di fantascienza sui generis quello di Giovanni Antincaglia; una raccolta di racconti legati tutti da uno stesso filo conduttore, le mani, di Manuela Basso; e poi Kelly, un racconto che porta la protagonista indietro nel tempo, tra ricordi ed apparizioni, una storia che lascia con il fiato sospeso fino all’ultima riga.

L’idea di Michaela Lucrezia Squicimarro, scaturita, come dice lei stessa, dal suo forte interesse per il soprannaturale, per l’horror e D&D che le permette di generare mondi per le proprie storie, è stata convincente e ha stupito. La scrittura leggera in cui mai ci si perde, il linguaggio semplice ma intenso, e la sorpresa del finale che non ci si aspetta sono stati i presupposti che hanno portato Michaela e la sua Kelly a vincere la XII edizione del Premio Letterario Città di Castello. Alla fine della presentazione emozionata ha ringraziato i presenti con la promessa di continuare a scrivere e, come ha aggiunto Vella, “se questo è il suo esordio, ci aspettiamo grandi cose”.

foto via  premio letterario città di castello facebook

 

I libri sono acquistabili sul sito della casa editrice LuoghInteriori.com

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KINDER cioccolato cambia faccia

Per ben 32 anni, il famoso volto, sulle scatole bianche e rosse delle barrette di cioccolato per antonomasia, è stato quello di un bimbo biondo dagli occhi azzurri, anzi quei bambini, visto che nel corso della storia ne sono stati cambiati diversi. Ed ora lui non c’è più. Il bambino Kinder Cioccolato è cambiato.

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Titanic: l’ultima cena a bordo del transatlantico

Veronica Hinke, esperta in gastronomia, ha rivelato nel libro The Last Night on the Titanic: Unsinkable Drinking, Dining and Style il menù dell’ultimo pasto consumato sul Titanic, affondato nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912.

La ricostruzione è stata possibile grazie ad un passeggero della prima classe, Irwin Flynn, che aveva conservato il menù in una tasca interna del cappotto poco prima dello scontro con l’iceberg.

Antipasti a base di ostriche, “consommé Olga”, brodo di carne a base di vino e verdure, salmone con crema di cetrioli, uova, succo di limone e burro fuso. Questo è solo l’inizio dell’ultima cena consumata dai passeggeri della prima classe. Oltre agli antipasti, la cena prevedeva filetto coperto da foie gras e tartufo, pollo alla Lionese cotto nell’aceto di vino rosso, agnello con salsa alla menta, roast beef e petto d’anatra. Il tutto accompagnato da pregiati vini e birra chiara, rum e champagne insieme a una selezione di dessert, tra cui la classica crema di gelato. 

La chiusura del banchetto era affidata al Clover Club, un prestigioso drink a base di gin, sciroppo di lampone e bianco d’uovo, ideato da un barman del Bronx.

 

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Coca Cola: all’asta una bottiglietta da 100 mila dollari

Ebbene sì, potrebbe esserci qualcuno disposto a spendere più di 100 mila dollari per una bottiglietta di Coca Cola, che sarà battuta all’asta sul sito Morphy Auction.

Come ha riportato Food and Wine, la bottiglietta in questione è stata prodotta ben 100 anni fa, e pare sia una delle poche arrivate ai giorni nostri intatte. Per i collezionisti un affare da non farsi scappare, visto che si tratta di un ritrovamento raro. 

Nella descrizione, sul famoso sito d’aste, troviamo diverse informazioni tra cui quella che la preziosa bottiglietta è in vendita senza il suo contenuto, quindi è vuota.

E poi non manca la parte storica, nel 1915 Coca Cola decise di dare un design iconico alle bottigliette, uno stile che  fosse in grado di caratterizzare il prodotto rendendolo unico al mondo. Otto aziende hanno proposto i loro prototipi e la scelta cadde sul progetto di Earl R. Dean della Root Glass Company che poi venne riadattato per venire incontro alle esigenze di fabbricazione. Questa bottiglietta dovrebbe essere proprio una di quelle usate per i primi test.

Secondo un esperto di bottiglie, Bill Porter, Coca Cola decise di distruggere tutte le bottiglie prodotte in questa fase di restyling, ma a quanto pare non tutte vennero distrutte. Sembrerebbero essercene appunto due: una venduta nel 2011 per 240mila dollari, ed ora questa che dovrebbe valere circa 100mila-150mila dollari.

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Le Fashion Victim sono le operaie schiave

Costrette a turni estenuanti, anche di venti ore al giorno, private della libertà di movimento e di comunicare col mondo esterno, pagate non con uno stipendio mensile, ma con una modesta somma di denaro per le esigenze quotidiane: sono le giovani donne del Tamil Nadu, nell’India meridionale, che lavorano nell’industria tessile locale, che produce filati per le catene di fast fashion. Le loro storie sono raccontate nel documentario Fashion victims firmato da Chiara Cattaneo e Alessandro Brasile, in anteprima al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, lo scorso 28 marzo a Milano.

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alessandro brasile, chiara cattaneo, d'Asia e America Latina, fashion victim, Festival del Cinema Africano

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NABA inaugura la sede di Roma

Dopo l’ingresso a novembre 2017 in Galileo Global Education Italia, guidato dal CEO Roberto Riccio, il principale gruppo italiano nella private education in ambito moda, arte, design e media con oltre 8.000 studenti, NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) continua il suo percorso di crescita con l’inaugurazione di una nuova sede.

Inaugurato il 2 aprile in via Ostiense a Roma, il nuovo campus che occuperà un’area di circa 3.700 mq all’interno di due edifici storici di inizio Novecento, ristrutturati in modo da rispettarne la struttura architettonica, ma allestiti con un approccio innovativo per far vivere a studenti e docenti un’esperienza formativa unica e stimolante.

La nuova scuola, con Donato Medici come Managing Director e Guido Tattoni direttore della formazione sia della sede di Milano sia di quella di Roma, avrà un’ampia e articolata proposta formativa che riguarderà inizialmente i percorsi triennali con avvio a ottobre: Triennio in Fashion Design, Course Leader Colomba Leddi, Triennio in Media Design e Arti Multimediali, Course Leader Vincenzo Cuccia, Triennio in Arti Visive, Direttore del dipartimento Marco Scotini e Course Leader Andris Brinkmanis, Triennio in Graphic Design e Art Direction, Course Leader Patrizia Moschella.

L’offerta accademica si completa con i corsi estivi, della durata di due settimane che si svolgeranno in tre differenti sessioni dal 24 giugno al 23 luglio nelle quattro aree didattiche, arricchendosi man mano per garantire un panorama sempre più ampio di proposte multidisciplinari.

I due campus a Roma e a Milano, capitali internazionali della cultura, della moda, dell’arte e del design saranno, infatti, contraddistinti dallo stesso approccio, proponendosi non solo come luoghi di formazione, in cui le tradizionali discipline visive si combineranno con le nuove tecnologie digitali, ma anche di produzione grazie ad ambiziosi progetti con aziende e istituzioni italiane ed estere che daranno la possibilità agli studenti di lavorare su proposte concrete, potenziando l’efficacia della loro esperienza di apprendimento e ottimizzando lo sviluppo delle loro competenze per affrontare una brillante carriera professionale.

Il campus sarà fornito di tutti gli strumenti che consentiranno agli studenti di esprimere al meglio la propria creatività, con laboratori specialistici dove gli alunni potranno realizzare i propri progetti e affinare le proprie tecniche: il laboratorio di Fashion e Textile, con macchine da cucire industriali, presse, ferri da stiro, manichini e busti sartoriali; il laboratorio di Arti Visive con l’occorrente per stampa e incisione; il laboratorio di Illuminotecnica e quello di Grafica, con le migliori infrastrutture It e i più innovativi equipaggiamenti high-tech per la sperimentazione artistica. A disposizione degli studenti anche un’ampia biblioteca con 32 postazioni studio e diversi spazi a loro riservati, come l’aula studio e varie aule ristoro.

”Per NABA”, afferma Donato Medici, Managing Director di NABA, “si celebra una data importante: l’apertura ufficiale della nuova sede a Roma, una città complementare a Milano sotto tanti punti di vista e insieme epicentro della cultura italiana. Un ambizioso progetto che vuole coinvolgere la città e i suoi protagonisti del mondo della moda e del progetto, proseguendo il dialogo già avviato con la premiazione dei nostri studenti durante l’Open Call ‘Vesti il Parco archeologico del Colosseo’ promossa da Altaroma e il Parco a giugno, e la prestigiosa collaborazione con il MAXXI che ha dato vita a una giornata dedicata all’arte performativa all’interno della bellissima mostra La Strada a cui hanno partecipato alcuni nostri docenti e studenti del Biennio Specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali. Due iniziative di rilievo che rappresentano solo l’inizio della creazione di quel tessuto connettivo in grado di contribuire al processo di evoluzione della città in stretta collaborazione con le più importanti istituzioni del territorio” .

articolo via AdnKronos

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Ciao Karl

Riportiamo questo articolo di Costantino della Gherardesca scritto per Il Foglio

Lagerfeld ci mancherà
Ormai la moda si limita a sfornare trend dal fiato corto. Si è andati troppo dietro allo Zeitgeist

In questi giorni le riviste di moda e non, insieme ai social di mezzo mondo, piangono la morte di Karl Lagerfeld: stilista, direttore creativo per Chanel e Fendi, fotografo e icona di stile, l’uomo che nel 2014 dichiarò al Women’s Wear Daily che “i selfie sono la cosa che odio di più nella mia vita”.

Con lui sparisce un altro insostituibile pezzo di quel poco che resta della consapevolezza nel campo della moda mondiale: un settore che – per sopravvivere in questo clima infame – ha preferito rinunciare alla competenza per lanciarsi all’inseguimento dei gusti volatili e discutibili di una platea di influencer adolescenti.

Ora che ho superato la boa dei quaranta e sono dall’altra parte della barricata, ho tutto il diritto (se non il dovere, dovuto a un istinto di conservazione) di credere che non si debba cercare la verità nelle opinioni dei più giovani. Per questo mi chiedo: che senso ha fare da cassa di risonanza a queste sciacquette armate di smartphone?

Quando, nel secondo Dopoguerra, i ragazzi occidentali si sono imposti come categoria emergente di consumatori, alcune figure di punta della moda sono state in grado di mantenere un minimo di compostezza e di ricordarsi che non si trattava di una folla da accontentare e adorare a priori, ma di un confuso catalogo di input da cui trarre (se necessario) ispirazione. Quando Yves Saint Laurent ha intercettato le prime avvisaglie di una “moda di strada” e le ha inglobate nella sua produzione, non stava semplicemente cercando di accarezzare l’ego di una Instaqueen, ma stava accogliendo nel prêt-à-porter elementi di controcultura, per farli entrare in contrasto con un organismo che rischiava di arroccarsi su influenze a aspirazioni visive puramente borghesotte.

Ma se i ragazzi di allora erano reduci o testimoni diretti di disastri e stravolgimenti epocali (guerre, genocidi, carestie, ma anche nascita di nuovi gruppi sociali, messa in discussione di barriere razziali e progressiva rilettura dei gender roles: tutte ansie e ambizioni che ritroviamo nel prêt-à-porter del secondo Novecento), i giovani che i direttori delle case e delle riviste di moda oggi cercano di blandire sono già imbevuti di mainstream, perfetta espressione di una normalità chiassosa che diventa “trasgressiva” solo perché, attraverso i social, ha la possibilità di far rimbombare la sua onnipresente e colorita vacuità. Il mainstream non è più sbeffeggiato né reinterpretato, ma interiorizzato in tutto e per tutto, incluse le sue regole di diffusione per presidiare il mercato.

Non c’è da stupirsi, quindi, se la moda si limita a sfornare trend inconsistenti e dal fiato corto: le sue istituzioni – le riviste di settore in primis – hanno spalancato le porte a un cavallo di Troia carico di teenager con le felpe glitterate e una connessione 5G, li hanno incoronati influencer e li hanno ricoperti di brand altisonanti. Del resto, l’apocalisse della fast fashion l’aveva già predetta, anni fa, Claude Montana: ci si dimenticherà dei vestiti e si finirà a piazzare loghi su cappellini e borsette qualsiasi.

Fatte rare eccezioni (penso a isole felici come “Encens” di Samuel Drira o “The Leopard” di Alister Mackie), la stragrande maggioranza dei direttori delle riviste di moda non capisce più nulla di moda. Rimpiangono Karl Lagerfeld, anche se in realtà non se lo filano da anni, presi come sono nella loro rincorsa allo Zeitgeist dei selfie di ragazzine analfabete. E in questa corsa verso l’abisso hanno glorificato le grilline della moda, le giovani influencer che pur non capendo un cazzo di moda, la fanno grazie ai social media, diffondendo così la loro ignoranza, istituzionalizzata proprio da quei professionisti che avrebbero dovuto proteggere la moda di cui Karl Lagerfeld era un grandissimo studioso.

Come i giornalisti politici hanno messo sullo stesso piano Jacques Chirac e Luigi Di Maio (e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti), negli ultimi anni i direttori delle riviste di moda hanno messo sullo stesso piano Karl Lagerfeld e Kylie Jenner.

Cari editor, direttori, curatori eccetera di riviste di moda italiane, potevate avere un minimo di decenza e non postare coccodrilli o foto commemorative del povero Karl, visto che – obiettivamente – di moda non ne capite un cazzo.

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Il foglio, karl Lagergeld

Bar Hungaria: finalmente il rilancio

Un declino lento quello dello storico Bar Hungaria, locale storico nel cuore del quartiere di Parioli di Roma. La leggenda narra che già dal lontano 1945, il bar di piazza Ungheria si fece conoscere perché serviva gli hamburger ai soldati americani e arrivo all’apice della gloria tra gli anni ’70 e ’80 con il cosiddetto “completo”, un hamburger completo di tutto e preparato sul momento su una piastra in sala, a qualunque ora della giornata. Poi l’incuria di una gestione poco interessata a onorarne la fama e un certo appiattimento sugli standard qualitativi ha portato al declino dell’insegna, che ha definitivamente abbassato le saracinesche nel 2017.

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