Stagionalità e sostenibilità nella cucina dello chef Zippl Al Restaurant 1908 la filosofia che valorizza le materie prime dell’Alto Adige

Al Restaurant 1908 del Parkhotel Holzner lo chef Stephan Zippl saluta l’autunno ed esalta i prodotti del territorio con un’offerta gastronomica fondata sulla stagionalità e sulla freschezza della materia prima.

Restaurant 1908, Parkhotel Holzner, Stephan Zippl

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Tiramisù World Cup – tre giorni all’insegna del dolce veneto per eccellenza

Ieri, domenica 10 ottobre, si è conclusa a Treviso il Tiramisù World Cup, edizione dedicata quest’anno a Treviso e il cinema, svoltasi nelle orangerie in piazza dei Signori.

In tutto 200 i partecipanti, non professionisti, che si sono sfidati a colpi di mascarpone e savoiardi per aggiudicarsi la prestigiosa coppa del Tiramisù.

Due le categorie in gara che prevedevano la ricetta originale e la ricetta creativa che offriva la possibilità aggiungere fino a tre ingredienti con la sostituzione del biscotto. Diversi invece i criteri di valutazione dei giudici: l’esecuzione tecnica (organizzazione del tavolo, pulizia, gestione degli ingredienti e capacità esecutiva, la presentazione estetica, l’intensità gustativa, l’equilibrio del piatto e l’armonia.

I vincitori sono Stefano Serafini, gioielliere originario di Venezia che ha concorso per la ricetta originale ed Elena Bonali, insegnante di nuoto residente ad Anversa, in Belgio ma originaria di Milano, che invece si è cimentata in una curiosa  ricetta creativa a base di prosciutto e melone.

tiramisù world cup

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Il caffè nel modo – 20 paesi dove berlo

Il caffè è una tra le bevande più popolari al mondo tanto da essersi guadagnato la candidatura tra i beni immateriali del Patrimonio Unesco. Il caffè ha anche la sua giornata dedicata l’International Coffee Day, istituita nel 2015 e celebrata per la prima volta nello stesso anno durante l’Expo svoltasi a Milano.

Si beve ovunque in forme e modi diversi, può essere lungo o corto, zuccherato o amaro, caldo o freddo. Questi sono i 20 paesi rappresentativi dove sperimentarlo.

In Marocco il caffè è speziato reso piccante e profumatissimo grazie ad una miscela di spezie come il cardamomo, pepe nero, cannella, chiodi di garofano e noce moscata. Spesso viene addolcito da panna e zucchero. L’Etiopia è conosciuta come la culla del caffè e vanta di un vero e proprio rituale dove i chicchi tostati sono messi in infusione in una caffettiera di argilla chiamata jebena. Si beve più volte al giorno durante delle cerimonie di circa tre ore. A Touba in Senegal il caffè è speziato e aromatizzato con pepe di Guinea o chiodi di garofano. In Filandia invece il caffè è “solido”. Il Kaffeost è una combinazione particolare in cui il caffè caldo viene versato sulla cagliata di formaggio, leipäjuusto o juustoleipä, che lo assorbe. Più che una bevanda diventa un quasi dolce!

Il caffè greco invece è un frappé fatto con caffè istantaneo, zucchero, acqua e latte, shakerato e versato sul ghiaccio. In Francia abbiamo il Café au lait, caffè e latte caldo, servito in tazza grande per inzuppare facilmente i croissant. Un cappuccino rinforzato è l’austriaco Wiener Mélange con schiuma di latte, latte caldo e spesso panna montata e cacao in polvere. In Germania invece il Pharisäer Kaffee è rinforzato veramente, caffè lungo corretto con rum, e guarnito con panna montata e cacao.

La Spagna ha ben due tipi di caffè: il Carajillo e il Café BombonIl primo è la versione spagnola del caffè corretto proposto con brandy, whisky, rum o cognac caldi e servito con chicchi di caffè e scorza di limone. Il secondo è un caffè molto dolce con latte condensato zuccherato e caramello. Il Mazagran portoghese è letteralmente una limonata al caffè ghiacciato. Nasce in Algeria e viene considerato il primo caffè freddo in assoluto. Famosissimo anche da noi è l’Irish coffee una sorta di cocktail composto da caffè caldo e zucchero, corretto con whisky irlandese e ricoperto da uno strato di panna.
In Turchia il caffè è il Türk Kahvesi. Si prepara scaldando l’acqua in pentole di ottone o rame, le cezves, e poi si mescola con lo zucchero appena prima del bollore. Ne deriva una bevanda dolce con una parte di schiuma e, prima di berlo, bisogna aspettare qualche minuto in modo da far depositare i sedimenti sul fondo della tazzina.
 
 Il Flat white australiano è un incrocio tra cappuccino e caffelatte, un espresso con sopra latte caldo e un sottile strato di schiuma.

Il cafecito, altro nome del café cubano, è un caffè già zuccherato perchè nel prepararlo al filtro della moka si aggiunge la polvere di caffè insieme allo zucchero di canna grezzo. Il caffè messicano, cafe de olla, contiene un mix chiodi di garofano, anice, cannella e zucchero di canna non raffinato chiamato piloncillo. Viene fatto bollire in una pentola di terracotta, la olla, e servito in tazze di argilla che per i locali ne esaltano il sapore. A Hong Kong bevono lo Yuanyang un mix tra caffè e tè al latte servito sia caldo che freddo.

Il Cà phê trứng, Vietman, è un caffè all’uovo che viene preparato sbattendo per 10 minuti un tuorlo con latte condensato, zucchero e caffè, una sorta del nostro zabaione.

Il Cafezinho o “piccolo caffè” è un caffè nero molto dolce che in Brasile viene offerto come un gesto di ospitalità e un invito a sedersi per godersi la bevanda insieme. 

Ultimi due caffè l’Americano, semplicissimo caffè espresso allungato con acqua calda (per noi italiani è un caffè annacquato!) ed infine l’italianissimo Espresso per il quale non serve alcuna descrizione!

 

 

 

 

 

 

fonte 2NIGHT.IT

Caffè

Bonci è il vincitore de Le 50 Migliori Pizze in Viaggio in Italia il re della pizza a taglio di Roma si aggiudica il podio

gabriele bonci, 50 top pizza, Le 50 Migliori Pizze in Viaggio in Italia

Cappuccino e cornetto, brioche e latte schiumato o caffè e croissant?

Croissant, brioche e cornetto non sono sinonimi e queste sono le  ecco tutte le differenzetra storia e ingredienti, curiosità, croccantezza e forma. 

 

articolo di Chiara Cajelli via Dissapore.com

 

In alcune zone d’Italia ordiniamo la brioche, in altre il cornetto; nelle pasticcerie ci si sente più eleganti e si chiede un croissant. Questi tre termini sono quindi scelti, nella maggior parte dei casi, in base a zona e contesto e non effettivamente perché si conoscono le loro caratteristiche. Ebbene, le differenze tra croissant, brioche e cornettosono parecchie e includono sia tecnica sia fatti storici molto affascinanti.

Vi spiegheremo tutto di queste tre prelibatezze, ben diverse l’una dall’altra: ingredienti, origini, caratteristiche organolettiche, curiosità… per non sbagliare più e poter selezionare meglio ciò che si vuole degustare. Insomma, se ordinate una brioche e vi aspettate che arrivi il croissant, allora dovreste davvero leggere questo articolo!

Le origini

Per quanto riguarda il croissant, sbaglieremmo sia ad affermarne le origini francesi sia ad affermarne le origini austriache. Le due cose sono una la conseguenza dell’altra. Nella seconda metà del 1600 ci fu la Battaglia di Vienna contro l’Impero Ottomano. I Turchi decisero di far crollare la città austriaca scavando di notte le fondamenta. In quelle ore del giorno, solamente i panettieri erano svegli e proprio loro diedero l’allarme ai viennesi. La storia dedicò la vittoria ai panettieri, che pensarono ad un dolce a forma di mezzaluna: il kipferl. Austria e Francia, come sappiamo, sono legate da un indissolubile filo rosso: il kipferl fu adottato in Francia, e diventò presto croissant… chiamato anche viennoiserie.

Per le brioche dobbiamo volare in Normandia, dove nel Medioevo esisteva già una pate a brioche. L’etimologia del nome riprenderebbe il normanno “brier”, che significa impastare tra due rulli di legno.

E il cornetto? Qui la diatriba è un po’ più accesa perché le origini certe al 100% non si sapranno mai. C’è di mezzo la Repubblica di Venezia, che nel Seicento aveva importanti scambi commerciali con Vienna. I pasticcieri italiani svilupparono questa nuova versione di croissant o viennoiserie, ed eccoci qui con il cornetto.

Questione italica del “cappuccio e cornetto”

In Italia si chiama brioche al Nord e cornetto al Centro-sud: retaggio culturale che ha poco a che fare con le caratteristiche di fatto di questi dolci. Soprattutto, l’Italia sembra essere la patria indiscussa del binomio “cappuccio e cornetto/brioche” ma nessuno sa che questa usanza non è merito italiano. Ricordate i panettieri austriaci che diedero l’allarme ai viennesi nel Seicento, e quindi gli ottomani scapparono a gambe levate non aspettandosi un attacco notturno? Ecco, nella zona degli scavi abbandonarono tutto… compreso il loro caffè.

L’ufficiale Jerzy Franciszek Kulczycki lo trovò, se ne innamorò e fu lui ad aprire ufficialmente la prima caffetteria viennese. Caffetteria viennese che andò avanti per anni ad offrire i kipferl insieme al caffè, e poi i croissant. Et voilà.

 

La forma

I kipferl nascono come detto a forma di mezzaluna per ricordare la vittoria sull’Impero Ottomano, di conseguenza è a mezzaluna anche il croissant.

La brioche è completamente diversa, sembra un pandorino rovesciato con una pallina di impasto in superficie. Il cornetto invece può avere diverse forme, tra cui ovviamente quella più classica di mezzaluna arrotolata.

 

 

 

 

Ingredienti e metodo

croissant

Veniamo al dunque, alla sostanza: se su origine, date e influenze possiamo discutere, sugli ingredienti ci sono criteri ben precisi. Il croissant contiene davvero una manciata di ingredienti: farina, acqua, pochissimo zucchero, pochissimo lievito, a volte il tuorlo d’uovo ma solamente per spennellare la superficie prima di infornare le porzioni.

Brioche e cornetto hanno più cose in comune da questo punto di vista: stessi ingredienti ma usati con metodi diversi, in quanto la brioche è lievitata e il cornetto è sfogliato con il burro stratificato. Contengono entrambi farina, molto burro, molto zucchero, lievito, uova e latte. Per la brioche si usa volentieri anche lo strutto al posto del burro.

 

Sapore e croccantezza

La tipica consistenza del croissant deriva dalle basse percentuali di zucchero nell’impasto, che dona appunto molta croccantezza ma anche un sapore piuttosto neutro, che ben si adatta sia al dolce sia al salato.

Brioche e cornetto sono decisamente più saporite del croissant. La brioche è molto soffice e regala tanto sapore di burro, mentre il cornetto è dolce, meno soffice della brioche ma nemmeno croccante quanto il croissant.

 

 

 

croissant, cornetto, brioche

Pasta, Leggende e… Fantasia tra Teatri, Osterie e Bordelli

GLI SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA NEI BORDELLI,
LA “PASTA ALLA NORMA” A CENA, DOPO IL TEATRO

________ breve excursus gastronomico a cura di Lidia D’Angelo 

La pasta non è un semplice piatto, la pasta è tradizione, cultura; è l’icona di un’intera nazione. 
Le origini della pasta sono molto antiche, si perdono addirittura nella notte dei tempi, era già conosciuta dalle popolazioni italiche della magna Grecia e dell’Etruria.
Non è assolutamente vero che sia stato Marco Polo a importare la pasta dalla Cina, dopo il suo rientro a Venezia, si tratta di una leggenda metropolitana messa in giro ad arte negli Stati Uniti allo scopo di nobilitare un prodotto affinché fosse considerato internazionale e non legato soltanto agli emigrati italiani.

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Serendipity 3 crea le patatine fritte più costose al mondo

Il nome di queste patatine fritte da record è “Crème de la Crème Pomme Frites”, e sono esentate a far parte del menù di Serendipity 3 al modico costo di 200 dollari, circa 170 euro.

Il costoso piatto è stato creato da Joe Calderone, Creative Chef e Fredrick Schoen-Kiewert, Corporate Executive Chef; sono partiti da ingredienti di lusso per poter offrire ai clienti un’esperienza unica sia per unto riguarda il lato del gusto che anche quello economico.

Il piatto non è costituito solo da semplici patate tagliate e poi fritte in olio bollente ma da una serie di particolarissimi ingredienti:

  • patate Chipperbeck Upstate

  • champagne Dom Perignon

  • aceto di champagne francese J. LeBlanc Ardenne

  • grasso d’oca di animali allevati in Francia 

  • sale di Guerande al tartufo

  • olio tartufato

  • pecorino Tartufello delle Crete Senesi

  • tartufo nero estivo a scaglie italiano

  • burro al tartufo

  • panna biologica A2 A2 100% prodotta da mucche Jersey nutrite con erba

  • formaggio Gruyère Truffled Swiss Raclette invecchiato di 3 mesi

  • polvere d’oro alimentare 23k

Le patatine fritte vengono poi servite su un piatto Arabesque di cristallo Baccarat, accompagnate da una salsa speciale chiamata Mornay Sauce.

patatine fritte

La preparazione consiste prima in una scottatura delle patatine nel Dom Perignon e nell’aceto francese J. LeBlanc, per dare  un tocco iniziale dolce e acidulo; poi vengono cotte tre volte nel grasso d’oca in modo da donare all’esterno una consistenza croccante. Nel frattempo viene preparata la salsa Mornay, sciogliendo in padella burro al tartufo, si aggiunge la farina per fare un roux e si monta poi la panna biologica per addensare la salsa.

Infine nell’impasto si aggiungono i cubetti di Gruyère Truffled Swiss Raclette, per dare una cremosità simile alla fonduta. Il piatto, poi, viene guarnito con scaglie di tartufo nero, scaglie di formaggio pecorino Tartufello delle Crete Senesi e la polvere d’oro alimentare 23k.

Le jeux sont fait!

serendipity 3, patatine fritte

Cosa significa il cibo nelle fiabe e nei romanzi fantasy?

cibo, fantasy, cibo nella letteratura

Il Financial Times seleziona le migliori botteghe al mondo due sono di Roma

“Financial Times”, roscioli, beppe e i suoi formaggi

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Associazione Le Soste – confermata l’alleanza con Ristogolf

Dopo l’edizione speciale del 2020 di un unico appuntamento con un fortissimo impegno a sostegno della città di Bergamo duramente colpita dall’emergenza Covid-19, il Circuito ritorna alla sua forma abituale e si svilupperà tra giugno e ottobre in 6 appuntamenti imperdibili.

Associazione Le Soste, ristogolf

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Cortona – Il Falconiere riapre con interessanti novità

PRONTI AI NASTRI DI PARTENZA

a cura di Sveva Marchetti 

Il tempo, passato forzatamente chiusi in casa, ha stimolato la fantasia di Silvia Baracchi, Chef e Maitre de Maison de Il Falconiere a Cortona, portandola a trasformare la già rinomata BOTTEGA BARACCHI, Wine Bar & Bistrò in centro a Cortona, in un innovativo CONCEPT STORE multibrand, tutto scoprire e …da gustare!

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Food Gaming: come cambia il cibo dalla cucina ai videogiochi

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Merenda per tutti i gusti: cosa preparare

Merenda per Tutti e ad Ognuno il suo Gusto 

FRANCESCO VALENTE*

Nell’ultimo anno e in questo periodo più che mai abbiamo molto tempo da dedicare alla cucina per sperimentare in casa numerose ricette che solitamente non abbiamo mai modo di realizzare e che rimangono chiuse nei libri o nei siti di cucina.
Oggi vediamo insieme cosa possiamo preparare con le nostre mani per la merenda, accontentando tutti i gusti della famiglia, dai bambini ai più grandi.

Dolci sfiziosi

Quante volte abbiamo voglia di un dolce che sia per noi o per la nostra famiglia.
Spesso però quando apriamo il frigo non abbiamo in casa gli ingredienti necessari per soddisfare la nostra idea. Ma per fortuna ora, grazie ad alcuni servizi di consegna a domicilio, possiamo ad esempio ordinare del latte a domicilio e altri ingredienti mancanti, per realizzare il nostro dolce preferito.
Dopo essere sicuri di avere tutti gli ingredienti perché non prepariamo una sfiziosa ciambella al cocco, alla menta o alla nutella?
Potete procedere montando tre uova con 100 grammi di zucchero; aggiungete 100 ml di latte e 130 ml di sciroppo di menta e mescolate bene. Unite 300 grammi di farina, una bustina di lievito e una di vanillina ed infine 50 grammi di farina di cocco. Versate il composto in uno stampo per ciambelle e infornate a 180 gradi per 30 minuti. Sarà una vera delizia!

Merenda salata  
Molte persone di ogni età amano la merenda salata e proprio per non sgranocchiare snack pesanti o patatine da un sacchetto, meglio optare per un’idea originale da preparare in casa.
Un’ottima merenda salata potrebbe essere un gustosissimo plumcake salato, ad esempio alle zucchine e mortadella, da servire tiepido o freddo tagliato a fette.
Per realizzarlo è molto semplice. Si inizia grattugiando alla julienne 350 grammi di zucchine e saltandole per breve tempo in padella con un filo d’olio e un pizzico di sale.  Nel frattempo, montate 80 gr di burro con la frusta elettrica, aggiungete tre uova, 60 gr di parmigiano, le zucchine e una fetta di mortadella tagliata a dadini.
Infine, incorporate 270 grammi di farina con una bustina di lievito e mezzo bicchiere di latte, amalgamate tutti gli ingredienti, versate l’impasto in uno stampo da plumcake fino a cuocerlo per 55 minuti a 170 gradi.

Merenda sana e leggera 
Preferite una merenda più sana e leggera? Se amate il dolce potete andare sul sicuro optando per delle fette biscottate integrali o diversi tipi di pane fresco, magari con un filo di marmellata oppure del miele.
Invece per una merenda light salata il consiglio è una fetta di pane integrale magari tostata e croccante passandola in forno qualche minuto, condita con tacchino affettato e pomodorini, rifinito con un filo d’olio extra vergine d’oliva, origano oppure qualche foglia di basilico fresco.

*****

Si tratta di tante ottime idee per fare merenda da soli o in compagnia, dal dolce al salato, dallo snack più sfizioso a quello più sano.
Adesso non ci sono più scuse, mettiamoci il grembiule e stupiamo tutti con una merenda gustosissima da preparare insieme nelle proprie case. 
Così coniughiamo come passare il tempo, prima piacevolmente per la preparazione, poi successivamente per la degustazione …. ancor meglio se in compagnia. 

 

*FRANCESCO VALENTE, writer freelance
con  specializzazione in
relazioni pubbliche, new media, …,

 

Merende fai da te, dolci sfiziosi, merenda salata, mangiare sano e leggero

UFarmer la piattaforma per adottare ed acquistare le eccellenze del made in Italy

Un marketplace dedicato a Doc e Dop, dove è possibile scegliere il produttore, seguire la produzione e personalizzare l’acquisto

di Maria Teresa Manuelli via Il sole 24 Ore

 

Se in Italia la “Dop Economy” vale 16,9 miliardi di euro alla produzione, il 19% del fatturato del settore agroalimentare italiano (Rapporto Ismea-Qualivita 2020), tanto da entrare anche nel Vocabolario Treccani, la startup UFarmer si propone di creare un marketplace delle eccellenze italiane rappresentate dalle Dop e Doc. Uno strumento di valorizzazione dei territori, dove i prodotti non si acquistano ma si “adottano”. Tutto a portata di click per sostenere le filiere e le biodiversità agroalimentari di eccellenza trasformando i consumatori in “farmer digitali”.

Parte da Milano, ma si estende su tutto il territorio nazionale, la startup dedicata all’agroalimentare di eccellenza Made in Italy e all’economia di vicinato. «L’idea – illustra Francesco Amodeo, manager di una multinazionale delle telecomunicazioni, co-fondatore e presidente di UFarmer è nata con lo scopo di offrire ai consumatori la possibilità esclusiva di prendere parte al processo agricolo, adottando un albero di olivo, un appezzamento di vigna per poi riceverne direttamente il proprio prodotto personalizzato a casa. Un’esperienza appassionante, il cui risultato finale può essere condiviso con la famiglia o gli amici più cari, magari con un pizzico di orgoglio e vanità nel mostrare il frutto del proprio raccolto»

Con UFarmer non si acquista un prodotto, ma tramite l’adozione è possibile creare il proprio campo digitale sostenendo il territorio italiano e i produttori virtuosi che investono in termini di qualità e sostenibilità. Si può seguire la crescita delle coltivazioni, partecipare alla produzione, effettuare visite alle proprie “adozioni” e personalizzare le confezioni e le etichette diventando un vero e proprio ‘farmer digitale”

Il giro d’affari della piattaforma nel 2021 è atteso intorno ai 500 mila euro per 500 adozioni stimate, con una crescita che già nel 2022 porti a superare 1,5 milioni di euro.

Non tutte le aziende agricole possono entrare a far parte del panel di produttori proposto dalla startup. Si entra solo se si rispettano specifici criteri di qualità sull’intera filiera produttiva e se si garantisce al consumatore finale un prodotto esclusivo e personalizzabile. Luca Passini, co-founder e ceo di UFarmer, aggiunge come il marketplace UFarmer.it sia «il risultato di un’esperienza ricercata e vissuta direttamente da noi fondatori. Un percorso che ha richiesto tempo e che ha portato alla definizione del primo portale interamente studiato per aggregare produttori di eccellenza italiani e consentire il contatto diretto produttore-consumatore. Così da dare a quest’ultimo la possibilità di prendere parte all’intero processo produttivo diventandone sostenitore e vero adottante».

 

Esistono già realtà di aziende agricole che hanno sperimentato con successo la loro adottabilità, ma ad oggi, non esisteva una piattaforma che le geolocalizzasse sul territorio italiano e le raggruppasse per tipologia di prodotto. E anche dall’estero sarà più facile individuare quale filiera italiana è possibile adottare e quale prodotto personalizzato si può avere.

 

 
 

Made in Italy, ufarmer

ristorante da luigi all'orto di roma

Ristorante Da Luigi all’Orto di Roma: dove la tradizione sarda incontra quella romana

Il Ristorante Da Luigi all’Orto di Roma si trova in via di Grotta Perfetta 551.

Il Ristorante offre un locale ampio e accogliente con ottima cucina. Il ristorante dispone di 400 posti ed è a disposizione per cerimonie, come matrimoni, battesimi, compleanni o pranzi/cene aziendali. Il locale dispone di ambiente climatizzato, veranda estiva ampia. La struttura è dotata anche di un ampio parcheggio. Da noi potrete trascorrere tranquille colazioni di lavoro, piacevoli pranzi di nozze o di battesimo. Penseremo a tutto noi, per organizzarvi cerimonie e banchetti memorabili! Su richiesta, possiamo predisporre anche menù personalizzati.

Il Ristorante è disposto su tre ambienti separati: una sala principale, capace di accogliere anche gruppi numerosi; una sala più piccola, adatta per organizzare cene aziendali, feste private, o semplicemente cene tra amici; ed infine un’ampia veranda estiva, tipico ambiente con pergolato, ottimo per pranzi e cene estive.

Il Ristorante Da Luigi all’Orto di Roma la tradizione sarda incontra quella romana: malloreddus pescatora , porceddu sardo, seadas, bucatini cacio e pepe, saltimbocca alla romana. Il ristorante offre una vasta scelta di piatti diversi. Oltre a antipasti, primi, secondi e dessert, è possibile gustare alcuni piatti speciali come il cartoccio di spigola.

Il locale propone anche una pizza cotta al forno a legna, leggera, molto gustosa e con un alto livello di digeribilità. Una buona lavorazione, ingredienti di qualità. Il segreto per una pizza perfetta risiede nell’attendere i tempi per una giusta lievitazione.  Oltre alla pizza, è possibile anche ordinare la Pinsa Romana. Il prodotto oltre a livello estetico si distingue per la sua digeribilità dovuta a vari fattori: lievitazioni lunghe (da 24 ore in poi), alta idratazione degli impasti (circa 80%), mix di farine meno calorico di una normale farina per Pizza, utilizzo della farina di soia, utilizzo di pasta madre, nessun utilizzo di grasso animale nell’impasto e basso uso di olio.

La friabilità, la digeribilità e la fragranza della Pinsa contraddistinguono il prodotto da tutti gli altri. Ne deriverà un prodotto croccante fuori e morbido dentro. La morbidezza all’interno viene mantenuta proprio grazie alla farina di riso che ha il compito “fissa” l’acqua presente nell’impasto durante la cottura. Grazie alla sua leggerezza la Pinsa Romana è particolarmente adatta a condimenti alternativi che possono sposarsi alla perfezione con questo impasto.

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Colomba – il dolce della tradizione pasquale e la sua storia

Abbiamo passato anni a dire che la colomba è la sorella sfigata del panettone. No signori: non è così. Madama colomba ha una storia di tutto rispetto, a partire dal volatile da cui prende il nome, molto presente nell’antichità e nelle comuni radici culturali indoeuropee. Andiamo quindi a tracciare una storia della colomba di Pasqua che si propone di spiegare la simbologia, le leggende e la verità storica a nostra disposizione.

La colomba nella mitologia

Partiamo da un dato incontrovertibile: i volatili di diverso tipo sono da sempre ritenuti in qualche modo messaggeri e divinità da varie culture del mondo. Il mondo greco prima e quello romano poi attribuivano ai volatili delle funzioni ctonie e psicopompe: significa che avevano la possibilità di comunicare con l’aldilà e di accompagnare i morti nell’Oltretomba.

L’etimologia di “colomba” risale probabilmente dal greco antico, kolimbas-a, che sarebbe una sorta di uccello acquatico; da qui, deriverebbe anche la parola comignolo, perché sogliono nidificare proprio sulle cime dei camini.

Concentriamoci ora sull’origine del mito, per forza di cose attraverso la tradizione mediorientale. Per gli antichi Assiri la colomba ha l’incarico di portare messaggi, ma per trovare più apparizioni di questo volatile è necessario pensare in particolare alle al racconto ebraico. La colomba è infatti presente sin dalle prime pagine della Bibbia: è una colomba a portare a Noè un rametto d’ulivo, a simboleggiare la fine del Diluvio Universale. Altro personaggio della Bibbia legato alla colomba è senza dubbio il profeta Giona, il cui nome nell’antico ebraico significa proprio “colomba”.

La colomba per gli Ebrei è la raffigurazione dello Spirito Santo, inteso come pensiero e non come persona fisica (come invece accade per il Cristianesimo). Appare continuamente come portatrice di messaggi di vario tipo nelle raffigurazioni sacre, compresi arazzi e codici miniati. San Paolino di Nola, nel V secolo, commissionò una Trinità sormontata da una colomba.

A questo punto è facile capire che il succitato pennuto sia portatore di notizie, perlopiù benevole; altrettanto semplice è il suo collegamento con la Pasqua, festa di Resurrezione.

Una colomba, tre leggende

Ora mettiamo da parte il campo simbolico ed addentriamoci più nella leggenda del pennuto lievitato. Come avevamo anticipato parlando di differenze tra panettone e colomba, la nostra beneamata possiede – tal quale al fratello natalizio – una serie di leggende a dire il vero… tutte molto simili tra di loro.

Tre, nello specifico, che concordano su un punto: siamo nell’epoca dei Longobardi, quindi nell’attuale Lombardia.

La prima leggenda ci dice che durante l’assedio di Pavia il re longobardo Alboino (siamo circa a metà del VI secolo d.C. ) si vide offrire un pane dolce a forma di colomba, come richiesta di tregua e pace.

La terza versione si riferisce alla Battaglia di Legnano, (1176), con la vittoria dei Comuni lombardi contro l’invasore Federico Barbarossa. Si narra che furono viste delle colombe bianche posarsi sopra le insegne dei lombardi; il condottiero che le vide diede ordine di preparare pani a forma di colomba per infondere coraggio ai suoi cavalieri.

Sembra abbastanza chiaro che la diffusione di pani pasquali – probabilmente coevi o addirittura discendenti del panettone – era una cosa abbastanza comune. In particolare nel Nord Italia, ma non mancavano versioni di dolci pasquali diffuse in tutta la penisola.

La verità storica della colomba

Così come è stato per il panettone, la fuoriuscita dai confini lombardi la si deve alla produzione su larga scala di questo bene, che avvenne per opera dell’azienda Motta; in particolare, dobbiamo l’invenzione vera e propria della colomba “industriale” ad un pubblicitario noto, Dino Villani. Difficile definire chi fosse Dino Villani: pubblicitario, artista, pittore, incisore, critico d’arte. Fu tra i primi ad utilizzare tecniche integrate di comunicazione, con risultati palesemente efficaci e che perdurano ancora oggi.

Era già riuscito nell’opera di diffondere il panettone a livello nazionale, proponendo di premiare i vincitori del Giro d’Italia con un lievitato da ben dodici chili. L’evento sportivo era seguitissimo, imperdibile per tutti gli italiani: anno dopo anno, dal 1934, sortì l’effetto desiderato. L’azienda di Angelo Mottaprese il dominio della scena nazionale del panettone.

Per quanto riguarda la colomba, Dino Villani fece una semplice ma efficace pensata: riutilizzare i macchinari e molti tra gli ingredienti già utilizzati per i panettoni natalizi per produrre fino alla fine della Pasqua.

Di fatto l’eclettico Villano aveva applicato quello che oggi è un concetto del marketing comune nell’industria alimentare: la line extension, ovvero l’ampliamento della linea di prodotto volto a coprire più fasce di mercato possibili, estendendo letteralmente il ventaglio dell’offerta a fronte di una domanda variabile, anche in base alla stagione.

Alla Motta subentrò, in un secondo momento (a partire dal 1944), la Vergani, azienda produttrice di colombe ancora oggi salda sul mercato dei lievitati da supermercato, nella fascia medio-alta.

 

Pasqua, colomba

Caffè espresso il prossimo candidato Unesco

Caffè, patrimonio unesco

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Accademia Italiana della Cucina a Rhèmes-Notre-Dame in Valle d’Aosta

“Giornata dell’Accademia Italiana della Cucina
a Rhèmes-Notre-Dame in Valle d’Aosta”

Incontro del 6 marzo 2021 al Ristorante dell’Hotel ‘Granta Parey’, sede scelta dal Simposiarca Paolo Sammaritani della Delegazione di Aosta”

di Gian Paolo Meneghini *

“Quando la montagna ospita l’uomo” allora Louis Oreiller, l’uomo che parla alla montagna, ne diventa il vero protagonista: ospite di quel regno roccioso dipinto dal cielo blu, lo ha custodito, accarezzato e protetto non perché era suo, ma bensì perché lui gli apparteneva. Così lo presentava l’antropologa alpina nonché scrittrice Irena Borgna, nel suo libro “Il pastore di stambecchi”.

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Unregular Pizza – un baratto tra cibi artigianali e la pizza

unregular pizza, gabriele lamonaca

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