A colloquio con Giuseppe Colombo sugli aspetti concreti della Settima Arte

UN PRODUTTORE CHE PRESERVA LE VARIABILI STRATEGICHE E IL CARATTERE D’INGEGNO CREATIVO DEI FILM DI POESIA

Una conversazione con Massimiliano Serriello

Mettere in pratica le variabili strategiche contemplate dagli esperti di economia dei beni artistici, in cui rientra a pieno titolo la cosiddetta fabbrica dei sogni, non è certo una passeggiata di salute. Il cinema, come parte integrante sia dell’industria culturale sia del settore dell’entertainment, impostosi all’attenzione dell’intero pianeta grazie alle prospettive finanziarie stabilite oltreoceano, resta un’arma a doppio taglio. 

Lo sa bene Giuseppe Colombo (nella foto con Dario Argento), produttore di versatile cultura, affezionato alle rilevanti dinamiche tra immagine e immaginazione in grado di cogliere l’aura contemplativa. Cara al pubblico più avvertito che all’ovvia impressionabilità delle masse privilegia il cortocircuito dell’autentica poesia.

Contemperare diktat commerciali ed esigenze autoriali richiede fulgide doti organizzative. Nella sana consapevolezza che il cinema resta una comunicazione che deve essere comunicata di nuovo nel momento in cui il film, inteso come un prodotto in tutto e per tutto, si posiziona nella mente dei potenziali acquirenti. Le fasi ex ante, in itinere ed ex post possono, per dirla come il sommo Dante, far tremare le vene e i polsi se la persona chiamata a sobbarcarsi la responsabilità dell’auspicabile boom, o del temuto fiasco, non sa ricavare vigore dalla massima di Vittorio Alfieri.

Giuseppe Colombo ha sempre fortissimamente voluto lasciare il segno sin dai tempi in cui riusciva a imprimere alla notizia il giusto peso informativo nelle vesti di giornalista del Corriere della Sera.

La giovinezza trascorsa nei cineclub di Genova, oltre a cementarne il gusto per i film capaci di cogliere l’aura contemplativa distinguendosi da quelli usa e getta, è servita a chiarirgli le idee. Per affrontare una carriera tanto rischiosa quanto affascinante.

Con la moglie Gabriella Giorgelli (insieme nella foto), musa di Bernardo Bertolucci nell’inobliabile La commare secca e dell’alfiere della commedia all’italiana, Mario Monicelli, nell’affresco storico in chiave dolceamara I compagni, formano una coppia sempre pronta alla battuta stemperante.

Le cene nella loro casa sulla Cassia, nella zona nord della Città Eterna, con il calore umano trasmesso dai quadri appesi alle pareti, che mandano in brodo di giuggiole i collezionisti a caccia di manifesti rari, sono scandite dall’inesauribile passione per la fabbrica dei sogni. Alla gioia di vivere dell’energica dolce metà corrisponde da par suo una signorile pacatezza.

Nondimeno, quando il bandolo della conversazione cade sulla questione delle sale d’essai, dei circuiti commerciali, sui prodotti di maggior riscontro popolare, disapprovati dagli spettatori ansiosi di apparire ricercati, sul “minimo comune denominatore stilistico” del settore, secondo anche Fabrizio Perretti, docente di Strategia Aziendale e di Economia della radio e della televisione presso l’Università Bocconi di Milano, per scongiurare il rischio d’insuccesso alle opere frutto dell’estro, lo sguardo s’illumina.

Argomentatore sagace, Giuseppe sa sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda dei critici cinematografici. Ne apprezza le doti argomentative. Dispositio ed elocutio fanno parte anche del suo eloquio. Incline a infarcire il discorso con una farmacopea di sapidi aneddoti per rendere partecipe l’ascoltatore tanto degli strumenti di fidelizzazione dei film chiamati oggi art-house quanto dello sforzo necessario ad affrontare certe criticità. Che non sono mai mancate. Né mai mancheranno. 

I trascorsi da attore – interpretando Theophile du Viau in Cartesio di Roberto Rossellini ma anche il galeotto Spartaco nello stracult Farfallon insieme a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia – lo hanno reso disincantato in merito alle dispute degli intellettuali sulla supremazia élitaria. Al pari di Giampiero Mughini, consapevole che i diecimila lettori di un libro non possono né devono competere con la quantità sterminata di fruitori del piccolo schermo, Giuseppe conosce le regole del gioco care a Jean Renoir. L’improntitudine dei falsi esperti, emuli involontari del ridicolo Professor Guidobaldo Maria Riccardelli di fantozziana memoria, la lascia volentieri ad altri. 

D’altronde dinanzi ai fan che fermano Gabriella per strada, riconoscendola per il ruolo di Cinzia Bocconotti in Delitto sull’autostrada di Bruno Corbucci, ennesima avventura dello sboccato ma sincero commissario Nico Giraldi, il marito fa spallucce. Sorridendo con nonchalance. Prendere il mondo con filosofia, dopo aver recitato tra le braccia di Edwige Fenech in Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, per poi distribuire Le fantastiche avventure del deserto della giungla di Jerzy Kawalerowicz – artefice pure del forbito apologo Faraon – e L’enigma di Kasper Hauser di Werner Herzog, è una forma d’intelligenza aliena allo snobismo.

Inutile, perciò, ricordare ai fan del trash che la sua avvenente ed eclettica consorte è stata diretta, tra gli altri, da Christian-Jaque, vincitore del Prix de la mise en scène al Festival di Cannes per Fanfan la Tulipe, e dal visionario Federico Fellini (nella foto con Giuseppe sul set di Prova d’orchestra).

C’è spazio per tutti nella Settima Arte. Ad eccezione dei film di qualità bocciati dall’assurda censura del mercato. È quindi un motivo di legittimo orgoglio, sia pure celato dal diktat del decoro, estraneo all’iperbole degli sfoggi, essere riuscito a trovare la via d’intesa con gli esercenti per far scoprire agli appassionati autentiche chicche. Nel quadro di un’estetica tutt’altro che fine a sé stessa. Benché bisognosa di una persona competente disposta a combattere affinché i progetti più ambiziosi si trasformino in realtà. Passando dalla marginalità dei circuiti alternativi alle luci della sala dove la tenuta stilistica, di autori incapaci però di promuoversi da soli, carica di senso il modo di guardare alla scrittura per immagini delle platee allergiche ai dispendi di fosforo. Chi ha l’arte, infatti, spesso non ha la parte. Ed è là che Giuseppe Colombo si è ingegnato. Lottando per l’accesso al credito garantito, fino a un certo punto, dal Ministero dei beni culturali. A costo di rimetterci la salute. Perché occorrono perseveranza e personalità per pensare in grande ed eludere imprevisti che possono rivelarsi inesorabili.

«Povera e nuda vai, Filosofia

dice la turba al vil guadagno intesa

Persino l’aforisma dell’immenso Petrarca può cedere il passo a una lieta inversione di tendenza se all’impasse dell’inerzia di non correre mai rischi è anteposta una profonda conoscenza dei costumi culturali, degli sbocchi di mercato, del settore dell’erudizione e delle arti. Nonché dell’intrattenimento. Senza giudicarlo un elemento blasfemo.

Dirigente dell’Euro American International Film, capo della distribuzione e direttore commerciale della Cannon Italia, amministratore unico della International Cinema Company e presidente della giuria al Fantafestival, Giuseppe Colombo ha un bagaglio di esperienze che gli consente non di grandeggiare (chiunque abbia il dono dell’autoironia se ne guarda bene) ma di afferrare l’interazione tra stilemi operativi ritenuti agli antipodi. All’interno dell’industria culturale le bestie nere sono i pregiudizi. Le antinomie non esistono. Istruzione e informazione vanno a braccetto. L’apprendimento è divertente quando c’è di mezzo la capacità del cinema di assorbire al meglio gli stilemi delle altre sei arti maggiori. Sennò che Settima Arte sarebbe? 

Produrre Il volo di Theodoros Angelopoulos e distribuire la miniserie televisiva Il placido Don di Sergei Bondarcuk (nella foto con Giuseppe) non capita tutti i giorni.

Colombo non ha scoperto l’America, al pari del suo celebre, omonimo concittadino, ma ha saputo raggruppare un cast coi fiocchi. Composto da Fahrid Murray Abraham, Rupert Everett, Delphine Forest e Ben Gazzara. La trasposizione del romanzo dello scrittore russo Michail Aleksandrovič Šolochov, unitamente al reclutamento al timone di regìa di un Maestro del calibro dell’austero ed estroso Bondarcuk, testimonia l’assoluta padronanza degli indicatori più significativi agli occhi di qualunque tipo di pubblico. Dal target attratto da una fiction dalla durata fluviale d’oltre dieci ore a quello sensibile nei confronti dello star system sino ad arrivare ai fruitori dal palato fine. Contenti di vedere tradotti nei canoni dell’arte in movimento il tema dei vincoli di sangue e di suolo frammisto dall’alacre romanziere all’epico eroismo scevro dalle pecche patetiche della retorica dei condottieri attaccati alla terra. Congiungere l’inventiva di un premio Nobel per la letteratura con quella di un premio Oscar equivale a trarre partito dal potere promozionale e attrattivo. 

Con Dario Argento, a dispetto delle bizze unanimemente attribuite all’autore capitolino, ha stabilito un proficuo sodalizio per consentire al cinema horror di allargare le proprie prospettive e trascendere i limiti del genere. Bollato dai soliti “secchioni di turno”, che prendono lucciole per lanterne, alla stregua di un sottogenere. La sindrome di Stendhal (nella foto, sul set, Giuseppe, divertito dall’atmosfera sdrammatizzante, insieme ad Asia Argento in vena di scherzi) è un fiore all’occhiello che ha comportato sudore, sacrifici, spiegazioni secche, decisioni pugnaci. Riuscendo comunque ad appaiare i motivi d’angoscia dei thriller canonici con un risoluto innesto fantasy.  

Fornire i capitali richiesti, fare da intermediario tra figure professionali composite, cercare le nicchie di mercato, proporre soluzioni ardite al fine di allargarle è già una ‘faticaccia’. Le eterogenee strategie di finanziamento, il credito agevolato, il versamento dei minimi garantiti con la cessione dei diritti alla distribuzione, il contributo statale, gli obblighi della controparte sono obiettivi da conquistare palmo a palmo. Step by step. L’ipotesi che qualcosa vada storto è uno spettro col quale fare i conti. In veste di componente della giuria del David di Donatello, Giuseppe Colombo conosce a menadito l’effetto positioning. Alla base delle decisioni di acquisto da parte degli spettatori, dei contenuti chiarificatori forniti dagli uffici stampa, degli slogan, delle campagne di marketing e della valenza comunicativa dei tributi più ambìti.

La produzione del film low budget, riconosciuto d’interesse culturale nazionale, La leggenda di Eleonora D’Arborea di Claver Salizzato, è stata un’ennesima avventura. Condotta in porto col solito fiuto. Per dare vita a un’opera in costume, ambientata nel 1300, ed esaltare il timbro mitopoietico della geografia emozionale. L’elezione della location sarda ad attante narrativo è un’altra tappa che cementa il punto di convergenza tra habitat ed esseri umani. La sfida di compiere scelte temerarie simili nell’humus dell’autorialità è oggi raccolta da poche compagnie produttive.  Come ‎Sirius Films. Che ha portato alla rassegna romana l’insolito dramma storico Little Crusader (Czech: Křižáček) di Václav Kadrnka. Mai arrivato, ahinoi, nelle sale commerciali. Giuseppe Colombo nell’arco della sua carriera ha invece conferito le indispensabili cauzioni di commerciabilità ai film pensati per piacere a pochi. Averli fatti amare da tanti è la vittoria più rimarchevole.  

DARIO ARGENTO, GABRIELLA GIORGELLI, GIANNI CANOVA, GIUSEPPE COLOMBO, MAX VON SYDOW, THEODOROS ANGELOPOULOS, TINTO BRASS

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Uno stralcio: il rapporto dei carabinieri al Prefetto di Latina sui “nuovi Italiani in Patria”

Dai documenti della Prefettura presso l’Archivio di Stato di Latina il capitano comandante della Compagnia di Latina, Ettore Bucciarelli, redige una pagina molto toccante dal punto di vista umano: il caso delle signore Nerina G. e Anna S.

Raffaele Panico

Il rapporto dei carabinieri redatto il 16 aprile 1947 al Prefetto di Latina[1 e 2] è molto toccante: “Le condizioni economiche e finanziarie delle sottonotate profughe, sono povere. Le medesime non dispongono di risorse e provvedono direttamente alle spese di vitto e alloggio con il ricavato della vendita delle masserizie, effettuate prima del loro esodo da Pola. A Cori non esplicano alcuna attività lavorativa. Sono in possesso del certificato di esodo da Pola” – seguono i dati anagrafici dell’intera famiglia.   Nerina era vedova di Ghianda “grande invalido di guerra e da recente le è stata assegnata una pensione di £ 500 mensili, ma non ancora corrisposta. Ha a carico la figliola, Ghianda Giuliana, di anni 4. Il marito della Smerchar Anna, catturato dalla polizia di Tito, il 5/5/1945 e deportato in Jugoslavia, non ha dato più notizie di sé”.

Infine, dalle carte, è interessante notare che, i territori perduti col Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 annessi alla Jugoslavia, e il Territorio Libero di Trieste – la zona B – posti sotto l’amministrazione jugoslava in base al Memorandum d’intesa di Londra del 5 ottobre 1954 erano segnalati ancora nell’anno 1968 senza tener conto della mutata situazione. In alcuni casi enti italiani si rivolgevano ad enti ed uffici situati nei territori ceduti alla Repubblica federale popolare di Jugoslavia con indicazioni non aggiornate, ad esempio, si richiedevano notizie di Casellario al sindaco di Fiume, o recavano formule e procedure in uso tra uffici italiani come ad esempio “alla Procura della Repubblica di Pola, o anche al comune di “Postumia, provincia di Trieste”. Pertanto il prefetto di Latina, Pignataro, il 18 febbraio 1968, scrive al presidente della Giunta provinciale di Latina e ai sindaci e ai commissari di comuni, “al fine di ovviare a tali inconvenienti, si richiama l’attenzione delle SS LL sulla necessità di richiedere o di trasmettere, esclusivamente tramite il Ministero degli Affari Esteri – Servizio Affari Privati, atti o documenti diretti alle autorità jugoslave”[3]. Indicazione da seguire – precisa il dispaccio, per gli atti e documenti da richiedere o trasmettere tanto agli uffici o enti situati nei territori ceduti alla RFPJ dal 10 febbraio 1947, quanto a quelli situati nel territorio posto sotto l’amministrazione jugoslava col Memorandum d’intesa di Londra del 5 ottobre 1954.        

Aprilia, Arma dei Carabinieri, bonificatori, Cori, Giuliana, Latina, Prefettura, profughi, Provincia di Latina

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Maraldi la storica libreria diventa uno Starbucks

Se n’è tanto parlato e finalmente il famoso frappuccino di Starbucks potrà essere bevuto anche a Roma. La catena avrebbe dovuto aprire il suo primo negozio nella capitale già dal  2019, ma l’inaugurazione è stata rimandata per questioni burocratiche. Un mese fa però Percassi ha lanciato la selezione per uno Store Manager e un’Assistant Store Manager, la ricerca è ancora aperta sul sito di Starbucks Italia nella sezione “Lavora con noi”. Questo vuol dire che una volta individuati, i due futuri responsabili inizieranno una formazione di almeno quattro messi nei punti vendita di Milano e in aula, a seconda delle necessità.

maraldi, starbucks

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“Vigilanza Privata, da agosto in attesa dello stipendio”:
inizia un presidio dei lavoratori Secur presso il Mi.S.E.

Vigilanza Privata,  i Sindacati a fianco dei Lavoratori SECUR
….al
Mi.S.E i Dipendenti, fin da agosto senza stipendio, in presidio e in attesa

comunicato stampa di Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl

“I dipendentii e le loro famiglie sono allo stremo, chiediamo garanzie”

Filcams-Cgil, Fisascat_Cisl, Marco Feuli, mise, Paolo Le Foche, secur, vigilanza privata

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A Tokyo grande Concerto degli “U2”,
con l’idrogeno dei motori Toyota

IN  GIAPPONE ESPLODE LA MUSICA DEGLI U2
AD ENERGIA PULITA ALL’ IDROGENO

Quattro veicoli Toyota Mirai hanno fornito la potenza per un concerto degli U2 a Tokyo, in Giappone, il mese scorso, rendendo gli U2 la prima band itinerante internazionale a utilizzare l’energia dell’idrogeno in uno spettacolo. Le bande di chitarra, basso e tutta la backline – amplificatori per chitarra e basso, effetti audio e controllo del sistema – funzionavano interamente con energia pulita all’idrogeno.

Fondaz. Italia Giappone, Tokyo, Toyota, U2, UCOI

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A Strasburgo il Premio Sacharov a Ilham Tohti,
professore di economia, detenuto in Cina 

                     Il “PREMIO SACHAROV a ILHAM TOHTI, incarcerato nelle prigioni della Cina  

da Strasburgo, a cura di EUGENIO PARISI  

Nelle scorse settimane nella sede del Parlamento Europeo di Strasburgo è stato consegnato il Premio Sacharov per la libertà di pensiero alla figlia di Ilham Tohti, Jewher Ilham.  Il padre di Jewher, professore di economia,  non ha potuto ritirare il premio personalmente perché, appartenente alla minoranza uiguri, è attualmente detenuto in Cina, condannato all’ergastolo,  con accuse di separatismo.

Cina, Ilham Tohti, Iuguri, Jewher Ilham, Parlamento Europeo, Premio Sacharov, Strasburgo

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25 aprile del 1911: l’onore usurpato nelle pieghe di una festa di circostanza

Discorsi di inizio anno.

Ricordo di Emilio Salgari, Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia

Raffaele Panico

Solo per caso, ascoltando un canale televisivo della Rai, che ormai per niente o solo per pochi secondi osservo nel tempo giusto del giro del telecomando, con decisione da parte mia metodica nell’esclusione, di quasi tutti i canali. Credo, se ricordo tale esclusione avveniva dai tempi della cosiddetta Primavera era il 2011 all’incirca? In Egitto, si ricordo c’era Mubarak e in Libia il Colonnello. L’esclusione del 98 per cento circa dei canali fa fatto sì che ne assolvo solo alcuni, tra i pochi veduti, RAI Scuola (146) che è estremamente interessante formativo educativo da vedere. E mi ricorda il canale della Televisione Svizzera italiana che, in bianco e nero, da bambino potevo vedere a Parabiago, a pochi chilometri da Legnano la cittadina famosa per il Carroccio e la statua di Alberto da Giussano.  Educazione, anche i cartoni animati e i fumetti erano altra cosa da quelli che si vedono oggi che so, giapponesi o coreani totalmente lontani nell’animo dai monti delle Alpi italiane o Svizzere e del ritornello di Heidi ti sorridono i monti. Lungo preambolo! Eh sì. Perché sul canale succitato sul finire dello scorso anno ho appresso del suicidio di Emilio Salgari e la cosa mi ha toccato profondamente.

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Antico Principato di Seborga :
un Territorio pervaso da una particolare “Sacralità”

INSEDIAMENTO dell’ ABATE MITRATO
  dell’ ORDINE MONASTICO di SEBORGA  

Sabato 28 Dicembre nella “mistica cornice di Seborga” – già Principato Monastico Cistercense, ora situato all’interno della provincia di Imperia –  si è svolta la cerimonia di  nomina ed insediamento dell’Abate Mitrato dell’Ordine Monastico di Seborga, Padre Giovanni de Lucia.

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Scuola di Ingegneria Aerospaziale della Sapienza fondata da Luigi Broglio

Luigi Broglio dal ”Progetto San Marco” il primato aerospaziale italiano

Un successo continuo dai satelliti in orbita geostazionaria fino all’esplorazione su Marte 

Raffaele Panico

Prefazione 

 Correva l’anno 1964, il 15 dicembre, da un poligono spaziale americano parte un razzo, il vettore Scout, che mette in orbita il primo satellite italiano il “San Marco 1”. Con quel lancio l’Italia è il terzo Paese al mondo dopo l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, a mettere in orbita un satellite attorno alla Terra. Il padre del progetto è l’ingegner Luigi Broglio. Ma i Nostri, grazie a Broglio, andranno oltre, tanto che si faranno una base tutta italiana, dove? Al largo delle coste del Kenya, vicino alla linea dell’Equatore. Perché lì? È la migliore posizione per il lancio di satelliti, e la base si chiamerà poligono di lancio spaziale “San Marco”, e “Santa Rita”, due isolette artificiali di ferro al largo di Malindi, circondate di antenne per inseguire i razzi dopo il lancio. Luigi Broglio era veneto, nato a Mestre. All’equatore terrestre la posizione è strategica per i lanci spaziali e questa idea è nata dalla sua intuizione.

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Giappone: a Natale la tradizione vuole il pollo di KFC

Pollo fritto a Natale, non il tipico Karaage ma più semplicemente quello della nota catena statunitense Kentucky Fried Chicken. Un’usanza curiosa di proporzioni imponenti che la BBC afferma di coinvolgere circa 3,6 milioni di famiglie giapponesi ogni Santo Natale, con vendite dieci volte superiori rispetto alla media normale. File infinite ai negozi, prenotazioni con mesi di anticipo, ore di attesa per portare a casa quello che è diventato il piatto della tradizione natalizia giapponese per eccellenza: un secchiello di pollo fritto.

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Rimembrando le Vite Parallele di Plutarco: un italiano e un russo. Almanacco di una ricorrenza il 18 dicembre in Italia e in Russia

Ironia della Storia in poche battute

 Raffaele Panico

Italia. 18 dicembre 1932 inaugurazione di Littoria, una tra le oltre 100 città di fondazione. In circa un decennio, di città, comuni rurali e borghi in totale saranno all’incirca 190 fondati e disseminati, dopo Littoria nel ’32, nel regno d’Italia e d’Albania, Dalmazia, Libia Nordafrica e Africa Orientale Italiana. Nel 1942 la celebrazione del Decennio con l’inaugurazione dell’EUR, Esposizione Universale Romana. Ed il piano di bonifiche integrali avviato nel 1928 doveva andare avanti per 30 anni. 
A guerra finita che, nei piani originari non doveva proprio tenersi (essendo – disse Mussolini – l’Italia una nazione sazia e soddisfatta dei suoi confini dalle Alpi all’Oceano indiano), Littoria sarà rinominata Latina.
Dal 1934 era una nuova Provincia d’Italia Littoria-Latina. Venne inaugurata da Mussolini, conosciuto meglio con l’appellativo di Duce, Fondatore dell’Impero del 9 maggio 1936 e Maresciallo D’Italia. A farla breve convertitosi al Nazismo “sulla via del Brennero” come Saulo di Tarso su quella di Damasco, divenne un presidente fantoccio di uno degli Stati satelliti del Terzo Reich dopo il 25 luglio 1943, l’8 settembre stesso anno in corso, non trovando il coraggio visti i suoi fallimenti nel reggere le sorti dell’Italia dal 1929, con le infami leggi razziali e l’alleanza con il pittore austriaco Adolf Hitler, con lo sbarco in Sicilia angloamericano di prendere atto che era arrivato il suo momento, un Duce, un Maresciallo o altro al vertice di una catena di comando, che apra il cassetto e si spari un colpo alla tempia. 
Avrebbe così risparmiato agli italiani circa 20 mesi di guerra civile, ancora non terminata.

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Roberto Bartini italiano nato a Fiume, divenuto cittadino russo

La geniale attività di Progettista e di Ingegnere Aeronautico
per oltre mezzo secolo nella Russia Sovietica

di  Raffaele Panico

Roberto Oros di Bartini era nato a Fiume il 14 maggio 1897.  Un grande italiano un onore per la storia dei giuliano-dalmati, gente esule qui in Patria. La memoria, il valore e la sua genialità è tanta, molta storia, che ci corre ricordare: la vicenda di un ingegnere e di un vero italiano poi naturalizzato russo. Intelligente ed eclettico si era interessato anche, e ha pubblicato vari lavori, sulla cosmologia e la fisica teorica. È lui una parte importante della storia dei rapporti italiani con la Russia, nato nella parte orientale d’Italia che ha dato così tanti uomini geniali, a volte la si preferisce ricordare solo dopo la tragedia della seconda guerra mondiale con la conta funerea dei numeri sugli infoibati. Queste figure le loro personalità che hanno vissuto in pieno i rigori e le tragedie del Novecento, la storia, il loro tempo dovrebbero essere insegnate agli studenti.

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A colloquio con Emmanuel Vecchio
sull’elemento emozionale della panificazione

UN GIOVANE ESPERTO DI PRE-FERMENTI E LIEVITI CHE PUÒ DIRE LA SUA NEL CAMPO DELLA GASTRONOMIA

Una conversazione con Massimiliano Serriello

Chi usa le scorciatoie del cervello, anziché soffermarsi ad approfondire le varie sfaccettature della gastronomia, ritiene la panificazione una sorta di parente povero della cosiddetta haute cuisin. Con tutto il rispetto, invece, per l’alacre allestimento delle pietanze, spesso passate in rassegna sulla scorta d’un eccesso di zelo non esente dal ridicolo involontario, come rimarca l’arguto regista cinematografico israeliano Oren Moverman nel feroce affresco familiare The Diner, remake statunitense del mesto scandaglio intimo I nostri ragazzi diretto dal romanissimo Ivano De Matteo, anche la Settima Arte riconosce ai diversi tipi di procedimento, contemplati per trasformare la farina in baguette da leccarsi i baffi, un fulgido valore emozionale.

Emmanuel Vecchio (nella foto alle prese con i dolci) lo sa bene. Dal padre salernitano Antonio ha ereditato l’attitudine a guardare al cinema come a una finestra aperta sul mondo, in grado di fungere anche da straordinario pungolo per la piena maturazione dello spirito e dell’intelletto. Dalla famiglia della madre francese ha ricevuto altrettanti stimoli al fine di capire le ragioni del cuore in termini eminentemente pratici. Imparando a impastare, nel periodo della permanenza in Normandia presso i solerti e calorosi nonni, in attesa di poter accortamente tradurre l’affascinante ma segregata teoria nell’opportuna prassi.

Estraneo all’improduttivo impeto tipico dei meri neofiti, fin dai tempi della scuola alberghiera di Battipaglia e dei tirocini curriculari ed extracurriculari, sostenuti sia nel Bel Paese – a San Vigilio di Marebbe, con Bolzano dietro l’angolo – sia ad Aix-en-Provence, Emmanuel ha sempre tenuto i piedi ben piantati per terra.

Per lui riuscire ad anteporre il conseguimento concreto degli obiettivi prefissi, ottenuti palmo a palmo, agli inutili svolazzi pindarici significa soprattutto dare la giusta forma al glutine sul tavolo di cucina senza incollarsi minimante le mani: lo strumento con il quale fondere tatto, allo scopo di custodire gli ampi alveoli che si creano nell’arco della lievitazione, ritmo ed energia. L’effetto conclusivo, con le peculiari bolle, parla da solo.

L’ammirato stupore, tuttavia, serve a poco. Occorre, piuttosto, evitare come la peste l’impasse delle elucubrazioni dottrinali. Gli studi universitari di scienze gastronomiche, con il master imperniato sull’ambìta panificazione, sono stati un trampolino di lancio per mettersi alla prova nella giungla metropolitana della Città Eterna. Esiste una sfilza infinta di corsi per pizzaioli incapaci di cavare un ragno dal buco. Le basi di chimica e fisica fornitegli dall’approfondimento post laurea rappresentano, quindi, un valore aggiunto. Non per pavoneggiarsi o per stendere trattati colmi d’improntitudine e trovare sterili pulpiti. La molla dell’inesausta curiosità è molto più utile dell’arroganza dei tromboni che montano in cattedra solo ed esclusivamente a scopo autoreferenziale. Buttandosi in avanti per non cadere indietro. L’antidoto contro la loquela sbracata dei falsi dotti in materia risiede nello stimolante terreno dell’incontro e del confronto. Lo scontro, esacerbato sui social dai moti d’invidia e dall’onnipresente cifra dell’odio, confonde le idee ed esaspera gli animi. Emmanuel, nonostante l’età verde, sembra, in tal senso, un vecchio saggio. Nomen Omen, d’altronde. Conscio che in ballo c’è pure lo slancio dell’evocazione.

«Amate il pane: cuore della casa, profumo della mensa, gioia del focolare. Rispettate il pane: sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema del sacrificio. Onorate il pane: gloria dei campi, fragranza della terra, festa della vita. Non sciupate il pane: ricchezza della patria, il più soave dono di Dio, il più santo premio della fatica umana

Non vi è nulla di scontato ed enfatico nell’inno sovraesposto. I movimenti di schieramento e le discipline di fazione cedono spazio all’aroma dell’assennatezza, al fascino della bontà e all’empatia dell’affinità elettiva. Barbara Frangi (nella foto) queste cose,  comprese quelle più difficili, le sa fare con incrollabile perseveranza e le sa spiegare con intensa accuratezza.

Panettiera e Pizzaiola anarchica per passione, così è solita definirsi, rifugge dai cultori troppo fanatici della panificazione quando il desiderio di sperimentare motu proprio paga dazio allo scotto di una febbre creativa fuori luogo. I grani antichi, che lei ricerca con scrupolo ed entusiasmo, non rientrano nelle priorità dei panettieri intenti ad aprire la saracinesca ogni mattina. La visita al Mulino Caputo, alla scoperta del grano a macinazione lenta, le è servito ad affinare ulteriormente i ferri del mestiere e porre le debite distinzioni. Non si finisce mai d’imparare. Ed è bello così.  Alle tendenze di punta, anche per quanto concerne i lieviti, Barbara replica con rimarchevole buon senso. Abbassare i ritmi in quest’ottica accresce il sapore ed emulsiona i compositi livelli dell’impasto apponendo un fulgido e genuino marchio di fabbrica.

Emmanuel è, quindi, in buona compagnia. Il processo di maturazione per la farina ricopre un ruolo decisivo. La trasmissione di pensiero tra persone allergiche agli sponsor e, principalmente, alle banalità scintillanti degli slogan rei di smerciare per speciali persino i pandori zeppi di additivi, trascende il margine di visibilità degli chef che mandano in visibilio i fan poco scaltriti al riguardo. Attingere ad alcuni degni esponenti, alieni per una questione di principio ai galloni guadagnati in televisione nelle vesti di discutibili aedi, diviene ciò che conta in maggior misura.

La pratica, con l’affiancamento ad Alba di Enrico Giacosa, presidente del Consorzio Pan Ed Langa, gli ha insegnato l’importanza delle peculiarità all’origine di qualsivoglia prodotto attento a proteggere gli amidi e le proteine. Il rispetto nei riguardi del destinatario optimum costituisce un diktat deontologico. La digeribilità è strettamente correlata al modo utilizzato per far fermentare l’impasto. Le bestie nere restano, perciò, le componenti denaturate. Gli agenti chimici in primis.

L’arte di panificare l’ha appresa altresì da docenti del calibro di Davide Longoni, Piergiorgio Giorilli ed Eugenio Pol (nella foto), milanese di origini veneziane, avvezzo alla tutela dei posti incontaminati dove regna l’ordine naturale, con l’acqua pura, e le interferenze lesive sono messe al bando. 

Tuttavia la lezione impartitagli simultaneamente dai guru sia da bosco che da riviera rimane imprescindibile. Occorre adattarsi alle circostanze, lontano dalle astrazioni pleonastiche, e rimediare agli imprevisti. Che sorgono quando uno meno se lo aspetta. La pasta madre non è una panacea. E neanche un’incontestabile garanzia d’indistruttibilità. Però torna utile. Su questo non ci piove.

La predilezione per i pre-fermenti non cade mai nello scoglio di un sapere monodisciplinare che vacilla, al pari dello stuolo di fan dei cuochi del grande schermo, dinanzi ai bruschi cambiamenti imposti talora dalle circostanze. Il lievito madre naturale aiuta tanto. L’elasticità e la morbidezza dell’impasto, ivi connessi, scongiurano malaugurati mali di stomaco. Ed ergo fanno la felicità dei ghiottoni di turno. Tuttavia a Emmanuel non interessa, di contro, demonizzare il lievito di birra. Le buone maniere, l’apparente timidezza, la profonda educazione vanno di pari passo con l’implicita coerenza in merito. L’adagio latino cum grano salis capita a fagiolo, dunque. Nella sua accezione più ampia. Che comprende i giochi di parola.

Divertirsi lavorando, mentre si fatica, per usare un modo di dire frequente in Campania, non implica deleterie concessioni ad alcun tipo di sbavatura.

Emmanuel adora cimentarsi in pizze e focacce che lasciano il segno dell’impegno. Nonché del divertimento. Eppure, seguirlo, step by step, nella preparazione dei soffici e profumati pan-brioche, siano essi dolci o salati, manda a carte quarantotto l’inerzia delle idee prese in prestito all’altrui acume.

Ricorrere, in ogni caso, alla sagacia della lingua latina, aiuta ad avere una visione a trecentosessanta gradi ed entrare in contatto con le differenti scuole di pensiero. La parola fermènto (da fermentum vale a dire fèrvere, bollire, essere in moto) non si presta a equivoci di nessun tipo. Casomai chiarisce il nesso di specie morfologica e il rimando alla vita congiunti all’idea operante di fermentazione. Il pre-fermento indica ciò che precede quella tappa evolutiva. Non discriminare, perciò, i pre-impasti fermentati con il lievito di birra, sull’onda di una seccante affettazione, testimonia l’intelligenza, ancor prima ché l’accortezza, di Emmanuel.

La soddisfazione di veder sfornare il pane è indescrivibile. Non si tratta di attribuirle lo status di un nobile incarico, che spegne le piccole vampate delle superflue polemiche e attizza il sacro fuoco della passione, bensì di aprire il varco all’affettuosa intimità volta ad animare un patrimonio di pregiate conoscenze. Sulla pasta madre, sugli andamenti segreti in merito alla fermentazione spontanea degli impasti, sulla capacità di conservazione del prodotto, grazie alle funzioni svolte dai batteri e dai lieviti. Il Saccharomyces cerevisiae, dunque. O lievito di birra che dir si voglia.

Riuscire a comprendere le caratteristiche fermentative, unite all’applicazione di elasticità ed estensibilità, conta tanto quanto tenere d’occhio il ruolo della melanoidine nella colorazione bruna della crosta dei prodotti nell’ambito della Reazione di Maillard. Con apprezzabile umiltà, Emmanuel specifica di possedere più dimestichezza con i salati ché con i dolci. Ma, a giudicare dai risultati, non si direbbe. 

La scienza infusa c’entra, per chiarire, come i cavoli a merenda. Occorre conoscere le fasi di reazione, dal carbone carbonilico agli amminoacidi N-terminali, che, se non avvengono nella fermentazione ex ante, prendono piede in quella ex post – detto papale papale – dei destinatari. Una volta che mangiano il pane e la brioche intesi come un prodotto che manda a farsi friggere l’opportunità di digerire come si deve.

Il richiamo cinefilo al celebre spaccato sociale Bread and Roses di Ken Loach, l’aedo per antonomasia della working class anglosassone, e alla commedia agrodolce Pane e Burlesque di Manuela Tempesta, paladina dell’animo femminile, certifica come la fabbrica dei sogni abbia a cuore l’aguzza valenza metaforizzante determinata dalla fermentazione eletta a moto dell’esistenza. Nel determinare i tempi di lievitazione, il forno e gli elementi ambientali  conducono l’operazione  a termine.

A Emmanuel rimangono molte frecce al proprio arco. Balza agli occhi. È un argomentatore sagace. Che parla a voce bassa. Sembra timido dapprincipio. La calma dei forti lo tutela, al contrario, dal rischio di andare a caccia di grilli e costruire vani castelli di carta. I sistemi moderni di molitura, le quantità crescenti di crusca, l’apporto rinforzante garantito dall’amido non lo colgono mai impreparato.

Come chi mastica amaro e sputa dolce. Il rigonfiamento della lievitazione sa tenerlo sotto controllo. Non è un ostacolo insormontabile. Unire l’utile al dilettevole gli riesce facile. La soppesata delicatezza lo solletica. L’attività di dialogo offre motivi di dibattito che non hanno nulla a che spartire con le battute sentenziose. La formulazione di un augurio ad maiora è pertanto legittima. Sfornare delizie, tirando a lucido il tema del pane parlando chiaro e tondo, può diventare un’abitudine. Ed è la forza della tradizione che ne gioverà. A buon diritto. Al pari di Emmanuel.

 

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ITALIA SOVRANA? Breve storia geopolitica del ruolo internazionale dell’Italia”

Roma, sarà presentato il libro “ITALIA SOVRANA? Breve storia geopolitica del ruolo internazionale dell’Italia” di Nazzareno Mollicone. La presentazione avverrà mercoledì 18 dicembre alle ore 17 presso la Sala del Cenacolo – Palazzo Valdina – Piazza di Campo Marzio 42.  

È necessaria la prenotazione all’indirizzo e-mail indicato nella locandina o per telefono al numero 06 67606973

 

Il Michelangelo di Andrei Konchalovsky e il ricorso a Dante. Russia e Italia nel cinema: immagini di popoli che si guardano

“Il peccato – Il furore di Michelangelo” per una lettura del film. Il potere dell’arte o l’arte del potere? 

Raffaele Panico

A ricorrere quasi come chiodi su cui aggrapparsi su una scoscesa salita nel film di Andrei Konchalovsky sono alcuni riferimenti. Anzitutto a Dante Alighieri, mentore di Michelangelo, è la guida spirituale dell’Italia post latina-romana e del trascorso millennio circa dall’editto di Costantino e di Teodosio. Italia Una nella lingua del Sì, quando in Francia si parlava la lingua d’Oc e d’Oil. L’italiano del Trecento è comprensibile anche oggi, salvo alcuni dialetti. Il ricorrente ricordare da parte delle due famiglie rivali i Della Rovere e i Medici a Michelangelo che lui è il “divino” e molto o quasi tutto gli si può perdonare, può stare nelle stanze e nei segreti di entrambe perché “Sei uno di famiglia”. Lo spirito di Dante che lo scuote e lo pervade, e la materia che ha il suo tempo geologico della pietra, di svariati milioni di anni, dal turbamento del “divino” Michelangelo viene animata col soffio dello Spirito e si fa potenza per i secoli della storia umana. Il denaro, il tradimento anzi i tradimenti, il veleno delle corti rinascimentali il ricorso ai mercenari e agli eserciti stranieri. Le scene di vita, la sfida tra i grandi geni – Raffaello – ed altro ancora. Alcuni di questi passaggi introducono squarci dallo sfondo del film di Konchalovsky, film che in verità andrebbe visto più di una volta, le aperture sulla storia e la lunga durata del tempo storico, ricerca storica cara a Fernand Braudel per ritrovare connessioni profonde tra l’arte e il potere, sostanza del Rinascimento, e l’artista Michelangelo che scarica le energie, tra faglie da cui sgorga la “potenza” – come la chiama lui, della macerazione interiore dello spirito nell’arte. Un sentimento profondo, dei popoli e degli individui tra loro interconnessi, si trova sotteso nelle scene di questo film.   

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MES si, o forse no, ma cosa è?

Allora perché non torniamo al MEC, oppure alla CEE pur con l’euromoneta a cambio variabile: 1 euro tedesco per 4 euro Italia e le industrie da Amburgo a Taranto ripartono alla grande

Raffaele Panico

Torniamo al MEC – Mercato Comune Europeo che riecheggia per assonanza e per il clima di crisi fine secolo e inizi del nuovo ad un articolo uscito anonimo, scritto da Sidney Sonnino: Torniamo allo Statuto.  Pubblicato il primo gennaio 1897 nella rivista ‘Nuova Antologia’.
Sonnino era un deputato della Destra storica ed era già stato ministro del Regno.  Dopo la redazione dell’articolo anonimo diventerà in futuro Presidente del Consiglio. In “Torniamo allo Statuto” denunciò l’inefficienza delle istituzioni e le reciproche ingerenze dei poteri fra governo e parlamento.

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Vergarolla 18 agosto 1946, una strage di innocenti

L’ESODO di 360.000 ITALIANI, le FOIBE  
e la strage
di
Vergarolla a Pola  il 18 agosto 1946

Raffaele Panico

Vengono chiamate foibe le voragini dovute alla natura carsica del suolo della Venezia Giulia, ne sono state contate oltre 1700. Venivano uti­lizzate dagli abitanti come naturali discariche per i rifiuti di una economia rurale, dentro si gettavano carcasse di animali. La parte costiera della regione storica dell’Istria era la più popolosa con una maggioranza della popolazione italiana intorno al 90%, la restante era slava; all’interno, il rapporto oscillava attorno ad un 60% per la prima componente ed il 40% per la seconda. L’Istria è costellata di foibe. È con le foibe durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto dopo l’armistizio e ancora a guerra finita, che è stata effettuata la prima pulizia etnica dai tempi delle guerre risorgi­mentali dell’800.

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Classe politica e l’esercizio del potere

 La Tradizione Iniziatica Indo-Europea

Raffaele Panico

Lo storico delle religioni Georges Dumézil (Parigi 18981986) è conosciuto per le sue teorie sulla società, l’ideologia e la religione degli antichi popoli indoeuropei. La sua è una “lettura” di lunga durata comparando tra loro i miti dei popoli arii, scoprendo una struttura narrativa identica. Dumézil considerava la visione della società e del mondo caratterizzata dalle funzioni sacrale e giuridica, guerriera e produttiva.
Questa tipologia strutturale della mitologia si ritrovava secondo Dumézil anche nell’organizzazione sociale di alcuni popoli indoeuropei, a cominciare dalle caste dell’India, nella composizione sociale delle varie fasi della civilizzazione indoeuropea sotto il profilo dell’assetto sacrale e della ripartizione.[1] 
In termini generali è possibile distinguere tre fasi di insediamento degli indoeuropei in nuovi territori, vale a dire la fase indo-iranica, quella greco-romana e quella celtico-germanica. Dumézil ha riscontrato in ciascuna fase una quadripartizione dell’ordine sociale e delle funzioni del sacro. Infatti, sono quattro le classi: sacerdoti, guerrieri, commercianti e servi. L’età storica vede questa organizzazione delle funzioni ancora preservata.

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Truffa 3D
in mostra al Centro Internazionale d’Arte Contemporanea

 All’interno del complesso architettonico che ospita anche il Teatro Basilica, in un piccola sala confinante lo spazio teatrale (Sala l, Centro internazionale d’Arte Contemporanea, piazza San Giovanni 10), si è tenuta il 2 dicembre, la presentazione della mostra TRUFFA 3D su “i social network, i mass media, la fotografia digitale e la stampante 3D” a cura di Sara Esposito e Maria Vittoria Marchetta, entrambe storiche dell’arte e giovani curatrici.

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Al Teatro di Villa Torlonia, incontro con i Poeti Maledetti

Uno spettacolo d’avanguardia quello di Andrea Trapani; il primo di una trilogia dedicata ai poeti maledetti.
I POETI MALEDETTI_n.1 Io e Baudelaire | Who wants to live forever? , regia di Francesca Macrí, ha debuttato ieri, 29 novembre al Teatro Villa Torlonia.
Una scenografia minimale: un pianoforte, una testa d’asino e l’energia del protagonista, Andrea, che suonando e recitando racconta un po di sé. Il pubblico, seduto sul palco insieme al pianista, diventa parte dello spettacolo, lo psicologo al quale Trapani racconta i suoi più reconditi pensieri e ragiona sul senso della vita, dell’arte e della natura umana.
Cosa vuol dire essere un poeta?
Se uno da piccolo vuole essere come Baudelaire, da grande che cos’è?
La ricerca costante di novità, il confronto con i grandi del passato, con se stessi, la paura che ti accompagna, giorno per giorno e non ti abbandona mai, neanche quando sei Pollini, neanche quando sei Freddie Mercury.
La morte quale costante, quale incognota che segna il destino di tutti, artisti, poeti, mercanti, persino Baudelaire, morto a 45 anni.
La solitudine, di cui siamo tutti portatori, che spaventa, che inquieta, che rende vigliacchi.
È dalla morte e dalla solitudine che Andrea cerca di sfuggire. Si mostra sul palcoscenico. Si rende disponibile ad attraversare e a essere attraversato. Si fa strada nella notte, si fa canto alla luna, si fa cielo tetro e greve, si fa albatro e prova a volare. Cercando la strada per vivere per sempre; ma in fondo: chi vuole davvero vivere per sempre?!

LA COMPAGNIA BIANCOFANGO nata nel 2005 dall’incontro tra Francesca Macrì e Andrea Trapani, sarà a Roma al Teatro di Villa Torlonia con I POETI MALEDETTI _ n.1 Io e Baudelaire – Who wants to live forever? sino al 1º dicembre. Lo spettacolo, del costo di 16 euro, sarà in scena il 29 e 30 Novembre ore 20:00, e il 1° Dicembre ore 17:00.

 

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