“Due Ruote” per viaggiare in estate,
percorrendo i migliori itinerari

ESTATE  A  “DUE RUOTE 

______________ a cura di FRANCESCO VALENTE*

Cosa portare in un viaggio in moto e come scegliere i migliori itinerari

In estate sono tantissimi gli italiani che non vedono l’ora di regalarsi una vacanza e ci sono diversi modi per godersela. Uno dei più efficaci è viaggiare in moto, in quanto le due ruote assicurano la possibilità di una vacanza in piena indipendenza, accarezzati dal vento, e dalla sensazione di vivere un’autentica avventura.
Oggi scopriremo insieme cosa portare in viaggio e quali sono i migliori itinerari da scoprire.

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Dal 2035 addio alle auto a motore termico, con la Fift55 l’Europa punta a un balzo in avanti nella lotta al cambiamento climatico

In questi giorni l’Europa è stata chiamata a votare un pacchetto che prevede delle misure che segnano il futuro per quanto riguarda l’ecosostenibilità e la lotta all’inquinamento: la Fitfor55

Questo pacchetto prevede una serie di norme come l’istituzione di un Fondo sociale per il clima, fortemente voluto dalla Commissione per l’occupazione e gli Affari socialo e la Commissione per l’ambiente, comprensivo di 72 miliardi di euro per aiutare le piccole imprese e le famiglie vulnerabili, che hanno difficile accesso all’energia.

Gli eurodeputati hanno anche richiesto a gran voce di mantenere un occhio particolare ai problemi delle isole, delle arre remote e meno sviluppate e delle regioni montane che hanno, per la conformità del territorio stesso, difficoltà di accesso ai rifornimenti di energia.

La riforma dell’ETS, il sitema che prevede la riduzione temporale delle emissioni di gas serra che vengono emesse dalle industrie ad alta intensità energetica.

Il LULUFC (Land use, land-use change, and forestry) che prevede la riduzione delle emissioni che derivano dallo sfruttamento del suolo e Effort Sharing Regulation, che ponendo degli obiettivi singoli per ogni Stato membro, punta alla riduzione delle emissioni che derivano dal settore edilizio, agricolo, trasporti e gestione rifiuti.

Di tutte queste norme però probabilmente quella che più complessa e articolata consiste nell’abbandono dei mezzi a motore termico entro il 2035.

La misura prevede lo stop delle vendite dei veicoli a motore termico ( benziona o diesel) seguendo una tabella di marcia che dovrebbe portare l’abbattimento delle emissioni del 25% entro il 2025.

Non verrebbero toccate tutte quelle vetture già in circolazione e al vaglio potrebbe esserci un emendamento che permetterebbe al 10% della produzione dei veicoli di essere dotati di motori termici.

La misura non risparmierebbe neanche le vetture ibride, plug-in e mild hybrid.

Questa proposta che se dovesse passare segnerebbe un punto di svolta decisamente radicale in merito alle politiche ambientali ha fatto storcere il naso a molti trovando delle forti opposizioni.

Le industrie automobilistiche temono che questa decisione possa aggravare una già complessa situazione data dalla pandemia e dalla difficoltà che le azienda hanno avuto nella reperibilità dei chip.

In Italia, l’Anfia Associazione nazionale filiera automobilistica si è schierata contro sottolineando come, soprattutto al nord, la filiera subirebbe un durissimo colpo.

Reazioni anche dalla Lega, Marco Camponesi capodelegato al Parlamento europeo sostiene che «In assenza di alternative a impatto zero disponibili per le imprese, è una follia che si tradurrebbe in un aumento di costi insostenibile per le aziende» e accusa Enrico Letta di andare contro gli italiano promuovendo gli interessi di Bruxelles.

Il più grande e antico partito di centro denstra del Parlamento europeo, il PPE, espresso preoccupazioni, presentando un emendamento che chiederebbe il rinvio a tempi migliori di questo punto.

Emendamento però bloccato da Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, che nel suo ultimo intervento sul clima ha sostenuto che la filiera automobilistica ha fatto la sua scelta e non bisogna rendere le cose complicate.

Ha però sottolineato che per ora la proposta è ancora al vaglio della Commissione e ci sarà tempo per i Governi dei singoli Stati, di sedersi al tavolo delle trattative per cercare di perseguire la strada migliore e più efficace 

Gianfranco Cannarozzo

Antonello Sterpetti ….è “andato Avanti”

RICORDANDO ANTONELLO

“Stanotte é “andato avanti” il camerata Antonello Sterpetti
…Fu segretario della sezione Prati negli anni 60″

….. Questo “Post” è apparso su fb la mattina del 27 aprile 2022 a firma di due suoi e nostri “Vecchi Amici e Camerati”, Nicola e Paolo. 
Circa un mese prima, sempre sulla Consul Press era stata dedicata una “Pagina” simile in ricordo di Franco Bartoli, anche Egli “andato oltre”, distaccandosi dalla sua Vita su questa Terra il giorno dell’ingresso della Primavera.
Ben lungi da noi lacrime, nostalgie o rimpianti, ma semplicemente la voglia, quando l’ora verrà, di incontrarci nuovamente un giorno per  riabbracciarci e risalutarci romanamente.

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29 maggio 1985 la tragedia dell’Heysel Stadium che sconvolse il Mondo

Quel giorno di maggio a Bruxelles, nello stadio Heysel scelto dalla Uefa per la finale di Coppa dei Campioni, contesa tra Juventus e Liverpool, il clima di festa presto sarebbe mutato in uno spettacolo di orrore che turbò e turba ancora oggi la memoria di chi ha vissuto quei momenti.

L’Heysel si trova nel quartiere omonimo e di certo non era il più moderno, non presentava vie di emergenza, non era raro che pezzi di intonaco si staccassero dalle pareti, i bagni perdevano e poteva ospitare circa 60 mila tifosi, un numero esiguo se pensiamo che ci furono 400 mila richieste per i biglietti.

Le curve più accese furono alloggiate nei settori opposti per evitare contatti diretti, ma per poter accogliere così tante persone si decise di destinare il pubblico neutrale, composto da semplici spettatori dell’una o dell’altra squadra e da famiglie che volevano assistere alla partita, al settore Z.

Non si sa quale fu la causa scatenante, prima che la partita iniziasse gli hooligans che si trovavano vicini al settore Z, separati da una rete di metallo, cominciarono a spingere la rete divisoria.

C’è chi sostiene che gli hooligans – non sapendo a chi fosse destinato il settore Z- abbiano pensato di trovarsi accanto ai tifosi bianconeri e per questo caricarono.

Forse in attesa di una risposta violenta, forse per una sorta di vendetta per quanto avvenne allo Stadio Olimpico di Roma l’anno precedente, quando dopo la finale di Coppa dei Campioni, nei dintorni dello stadio ci fu una vera e propria caccia all’inglese.

Non ci furono reazioni, solo panico. l pubblico iniziò a spingersi verso le pareti opposte per cercare di evitare il peggio e molti si lanciarono nel vuoto per evitare di venire schiacciati dalla folla.

Lo stadio carente sotto ogni punto di vista non aveva unità di rianimazione al suo interno impedendo quindi ai feriti di poter ricevere le prime cure, per non parlare del ritardi delle forze dell’ordine giunte in loco quando ormai il peggio era accaduto.

Negli spogliatoi intanto c’è la totale ignoranza di quanto sia accaduto all’esterno. Capiscono che qualcosa sia accaduto, ma non sanno la vera entità della tragedia. Viene deciso che la partita venga giocata ugualmente per evitare ulteriori reazioni e scontri da parte dei tifosi.

Il presidente juventino Gianpiero Boniperti ricorderà che «Juve e Liverpool non volevano giocare ma furono costretti dalla Uefa e dalle autorità belghe. Temevano che l’effetto rinuncia avrebbe spinto alla rivolta gli altri settori. Nel 1985, non c’erano ancora i telefonini. Chi era dall’altra parte dello stadio, non poteva percepire l’entità del dramma. Lo avrebbe capito da un improvviso ritiro delle squadre, dalla cancellazione della finale. E allora, dissero per convincerci, sarebbe stato non più un inferno, ma l’apocalisse»

Sergio Brio, difensore della Juventus, entrò  con Antonio Cabrini e Marco Tardelli in campo per cercare di rassicurare gli animi, confermando ai tifosi che la partita si sarebbe giocata e il risultato sarebbe stato valido. 

Gli uomini della sicurezza erano completamente inermi e non fecero nulla per sedare la situazione, per non parlare dei controlli di sicurezza all’ingresso.

In molto riuscirono a infiltrarsi senza biglietto, per non parlare delle infiltrazioni di gruppi facinorosi.

Il dramma si conclude con il crollo del muretto sul lato più basso e opposto rispetto alla carica degli hooligans. Il bollettino conterà 600 feriti e 39 morti di cui 32 italiani.

La portata di quella tragedia ebbe una forte eco in tutto il Mondo: alcune televisioni decisero di non trasmettere la partita, altre mandarono in onda dei messaggi di dura condanna contro quanto accaduto. In Italia, invece, il tg mostra le immagini dell’incidente.

La partita si conclude con la vittoria della Juventus che riceve la coppa in un surreale clima di gioia.

25 hooligans, i responsabili della gestione dell’ordine pubblico e Albert Roosens, capo della Federcalcio belga dell’epoca furono processati per quanto avvenuto.

Stato, Federazione belga e Uefa furono condannati al risarcimento per le famiglie delle vittime. 

Per quei fatti la coppa divenne nota con l’appellativo di “insanguinata” Spaccando di fatto l’opinione pubblica: chi sosteneva che la partita doveva essere sospesa chi contento o meno del risultato.

Ciò che conta realmente è il ricordo di tutti coloro che in quel giorno di festa hanno perso la vita e alle loro famiglie.

 

Gianfranco Cannarozzo

Bibliotheca Hertziana: Roma presenta la biblioteca post-digitale di storia dell’arte

Ne parla con noi con Golo Maurer, storico dell’arte e bibliotecario, direttore presso la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la Storia dell’Arte di Roma. Avvia l’intervista sottolineando il costante incremento della letteratura accademica storico-artistica, dell’orientamento post-digitale della biblioteca e delle preferenze degli storici dell’arte: libro o e-book?

Cos’è esattamente l’istituzione per cui lavora?

«La Bibliotheca Hertziana risale alla fondazione di Henriette Hertz».

Arte«Traferitasi a Roma da Colonia, intorno al 1900 acquistò il Palazzo Zuccari a Trinità dei Monti, dove creò una biblioteca di storia dell’arte e aprì il suo salotto ai dotti. Dopo la sua morte, il palazzo e la biblioteca divennero parte della neonata Società Kaiser Wilhelm, rinominata Società Max Planck dopo la seconda guerra mondiale. La Bibliotheca Hertziana è un istituto di ricerca per lo studio della storia dell’arte italiana e ha forse la migliore collezione libraria al Mondo di arte italiana post-antica. Tutto il patrimonio librario, tranne i rari, è accessibile a scaffale aperto».

«Da oltre cento anni, gli studiosi fanno ricerca, discutono, pensano, leggono, si affacciano alla finestra per ammirare l’incredibile vista sul centro di Roma, e scrivono i loro libri nella nostra biblioteca».

L’avvento del digitale ha portato a una diminuzione dei volumi e delle riviste pubblicati ogni anno in cartaceo nella storia dell’arte?

«Al contrario: la profezia non si è avverata e il numero delle pubblicazioni è in costante aumento. È vero che la percentuale di pubblicazioni digitali cresce, ma questo non significa che quelle analogiche diminuiscano, anzi. Questo fenomeno ha diverse ragioni. I giovani ricercatori e ricercatrici iniziano a pubblicare in una fase molto più precoce della loro carriera. Il numero dei progetti di ricerca affiliati alle varie istituzioni è in costante aumento, e questo produce nuove pubblicazioni. L’accesso a fonti di finanziamento sia pubbliche sia private è diventato più semplice perché le procedure sono codificate e gli organi decisionali sempre più spesso internazionali: anche chi non fa parte di una “cordata”, se presenta un buon progetto, ha una chance reale di ottenere un supporto finanziario sostanziale per pubblicare il proprio libro».

«D’altra parte, i software di editing permettono a chiunque di poter consegnare un testo già impaginato quasi pronto per la stampa, così da diminuire i costi di produzione. Specialmente in Italia, la fondazione di sempre nuove riviste specializzate, spesso di elevata qualità scientifica, pubblicate a stampa, contraddice la vecchia prognosi secondo cui le riviste accademiche in cartaceo si sarebbero estinte».

Le pubblicazioni digitali e quelle analogiche sono quindi destinate a convivere?

«Sì, e il modello concettuale per pensare e gestire tale convivenza è la biblioteca post-digitale».

Che cosa è una biblioteca post-digitale?

«Il termine “post-digitale” non significa che il digitale sarà presto alle nostre spalle come un brutto sogno. Al contrario, post-digitale significa che la tecnologia digitale, come componente ovvia, ubiqua, ormai scontata della nostra vita quotidiana, ha smesso da tempo di stare in opposizione ideologica alle tecnologie analogiche della conoscenza».

Arte«Nei primi tempi eroici della digitalizzazione, la discussione – anche a livello politico – si concentrava sulla nuova tecnologia, dalla quale si sperava tutto il possibile e anche l’impossibile. Oggi si tratta di nuovo dei contenuti, della questione di ciò che noi esseri umani vogliamo veramente. La tecnologia deve essere subordinata a questo, non il contrario».

«Nella storia dei media, nessun medium ha mai sostituito completamente l’altro, ma piuttosto si è affiancato ad esso. Neppure i media digitali sostituiranno quelli analogici».

Ci sarà una divisione dei compiti?

«Da un punto di vista post-digitale, anche la precarietà dei media digitali è diventata più evidente: a lungo termine, possiamo permetterci di conservare tutto ciò che è digitale? Stiamo appena prendendo coscienza dei costi provocati dallo stoccaggio digitale, compresi quelli ecologici. Data la scarsità delle risorse, può darsi che un giorno non sarà più possibile migrare tutti i media digitali al prossimo formato e renderli a prova di futuro».

«Questo significa che le biblioteche devono conservare copie analogiche delle pubblicazioni. Forse a un certo punto dovremo rimuovere dal magazzino le copie cartacee delle riviste già disponibili in formato digitale, ma non le elimineremo mai completamente. A lungo termine, l’obiettivo della biblioteca è quello di creare lo spazio per entrambi i formati».

Lei parla anche della affordance, l’invito all’uso specifico dei diversi media. Cosa significa?

«Il termine affordance viene dalla teoria del design e si riferisce all’invito all’uso proprio di un determinato oggetto. Un bicchiere, per esempio, può essere destinato a bere, ma ci si possono anche mettere delle penne o si può utilizzare per disegnare un cerchio. Dovrebbe essere chiaro a chiunque che un libro invita a un uso diverso rispetto a un file e che un file invita a un uso diverso da un libro».

Può fare un esempio?

«Un libro non si limita affatto alla sua funzione di portatore di informazioni sulla conoscenza, ma come oggetto culturale con una storia secolare è anche portatore di una grande quantità di altre informazioni. Sulla mia scrivania, per esempio, ho una prima edizione di “Der Untergang des Abendlandes” (Il declino dell’Occidente) pubblicato da Oswald Spengler nel 1919. La scarsa qualità della carta, dovuta alla mancanza di materie prime nel periodo post-bellico, è immediatamente evidente. Il declino dell’Occidente è quasi tangibile nella carta acida e brunita. Si tratta di informazioni inerenti alla materialità del libro che andrebbero perse se fosse digitalizzato. Inoltre, tenendo il libro in mano posso capire in un attimo di quale categoria di pubblicazione si tratta: è stato realizzato in fretta? Oppure prodotto con cura? Che tipo di impegno e di investimento c’è stato nella sua produzione?».

Arte«Questi aspetti non hanno necessariamente a che fare con il suo contenuto, ma con il valore che il contesto sociale attribuiva a quel libro al momento della pubblicazione. Ci sono casi in cui un libro ha uno status molto alto quando viene pubblicato, ma lo perde molto rapidamente e finisce presto a un prezzo stracciato sul mercato antiquario. Questa è anche un’informazione che può dirci qualcosa sulla ricezione del libro o sulla rilevanza del soggetto. Al contrario, ci sono produzioni editoriali economiche che appaiono in piccole tirature o che trattano un soggetto che ha poco appeal quando appare».

«Ma oggi il libro economico può essere molto significativo. Nella storia dell’arte ci sono per esempio le prime pubblicazioni di Aby Warburg o Erwin Panowsky, che oggi raggiungono prezzi molto alti. Inoltre, quando il libro è sul tavolo di fronte a te, ti puoi rendere conto molto rapidamente di quanto sforzo ci vuole per leggerlo. Quante pagine contiene? Ha delle note a piè di pagina, un indice, una bibliografia? Quanto velocemente posso trovare ciò che mi interessa nel libro? Un libro comunica più di quello che c’è nel testo stesso».

E l’affordance di un file?

«In un file è possibile cercare specificamente nomi e parole chiave. È possibile ottenere altre informazioni rilevanti molto rapidamente, in un modo diverso. Ne consegue che il migliore di tutti i mondi non è digitale o analogico, ma digitale e analogico. Questo si applica in modo diverso ai diversi tipi di pubblicazioni. Posso immaginare, per esempio, che i diari su carta spariranno perché sono testi relativamente brevi e non interconnessi. Ma nella storia dell’arte, la monografia su un tema o un artista continua a rivestire un ruolo importante, che richiede effettivamente la lettura di tutta l’opera».

«Di fronte alla scelta, la maggior parte degli utenti opta per il libro stampato. Ma preferiscono avere la versione e-book in aggiunta, in modo da non dover interrompere la loro lettura durante il viaggio».

Avremo ancora bisogno di biblioteche in futuro?

«Gli studiosi e le studiose vogliono davvero passare tutto il giorno nel loro appartamento e non vedere nessuno? O forse vogliono incontrare un collega che non vedono da molto tempo? Chi scrive una tesi di laurea o di dottorato vuole davvero avere tutti i trenta libri in cui deve immergersi quotidianamente aperti in finestre digitali sul proprio portatile? O non vuole piuttosto avere i libri di fronte a sé in biblioteca per poter dire: oh ecco, non devo dimenticare di guardare il libro con la copertina gialla? I nostri utenti hanno sempre risposto di no a queste domande. No, non vogliono riscaldare il loro appartamento tutto il giorno in inverno, non vogliono non incontrare mai le loro colleghe e colleghi, non vogliono prendere tutto dalla rete, anche se è gratis. Le biblioteche non sono solo contenitori di libri, sono luoghi di scienza e di accumulazione del sapere».

«Ecco perché non mi preoccupa affatto la continuazione dell’esistenza delle biblioteche accademiche specializzate. Anche le biblioteche universitarie non scompariranno come luoghi. Può essere, tuttavia, che sia sempre più necessario avere una buona connessione wi-fi».

Come sta cambiando in questo senso la Bibliotheca Hertziana?

«Quello che ho trovato è stata una biblioteca molto concentrata sui contenuti e meno sugli aspetti mediatici. Per me, l’aspetto mediatico è molto importante, perché la svolta digitale ha reso questi temi molto attuali. Per esempio, osserviamo una dinamica win-win tra il digitale e l’analogico. La digitalità ci ha sensibilizzato rispetto ai media il cui contenuto informativo risiede in misura non trascurabile nel materiale, intendo le opere a stampa storiche. Il mezzo è il messaggio, che spesso è diventato parte dell’oggetto solo attraverso la sua storicità. Nella loro materialità, questi libri sono fonti storiche multiple, sono vere e proprie macchine del tempo attraverso le quali la conoscenza dei contenuti può essere inserita in contesti oggi dimenticati».

«Per questo motivo, dal 2016 stiamo portando avanti un intenso programma di espansione, ricerca e conservazione del nostro patrimonio di libri antichi, non solo in termini numerici attraverso acquisizioni sistematiche, ma anche in termini di contenuto, a volte seguendo, a volte preparando i nuovi orizzonti della nostra materia e della nostra istituzione. Spesso acquistiamo singoli libri su richiesta dei borsisti del nostro istituto, che lasciano in questo modo una “traccia intellettuale”. Se queste si condensano, possono diventare un nuovo centro».

E l’era post-digitale?

«Più i decisori sono anziani, anche nella mia organizzazione scientifica, più si aspettano miracoli dal digitale – per esempio, in termini di risparmio di costi. Più sono giovani, più forte sembra essere la consapevolezza che non è affatto così. Nello stesso tempo, per loro è chiaro in partenza che ogni medium sia portatore di un proprio potenziale».

«In altre parole, la post-digitalità è già data per scontata tra le giovani generazioni, spesso non sanno nemmeno cosa si intende con questo termine ma semplicemente la praticano. Il mio desiderio è che alla fine del mio mandato alla Bibliotheca Hertziana, la gente abbia ormai dimenticato che il digitale e l’analogico una volta erano visti come alternative».

Chiara Francesca Caraffa

Foto © Bibliotheca Hertziana

Storia di Giovanni Falcone, il giudice del maxi processo alla Mafia

«L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza»

Terzo figlio di Arturo direttore del Laboratorio chimico provinciale e Luisa Bentivegna, casalinga, Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939. Cresce nel quartiere arabo della Kalsa, in cui entra a contatto con diverse realtà. Ma i valori che ne plasmano il carattere li apprende dai racconti familiari della madre.

Costante nella sua vita sarà l’attività sportiva, cui con fatica dovette rinunciare nel periodo in cui fu messo sotto scorta. Falcone amava il calcetto, il nuoto e spesso si alzava la mattina di buonora per potersi allenare prima degli impegni quotidiani.

Dopo una breve parentesi all’Accademia navale si iscrive a Giurisprudenza con l’obiettivo di diventare magistrato.

Nel ’67 mentre si trovava come giudice di sorveglianza nel carcere di Favignana, fu preso in ostaggio da un esponente dei nuclei armati proletari che chiedeva in cambio della vita del giudice la scarcerazione e di poter parlare alla radio.

Trasferito al Palazzo di Giustizia di Palermo lavora all’Ufficio Istruzione col magistrato Rocco Chinnici e affina il suo metodo investigativo col caso Spatola. Capisce subito di trovarsi davanti a un mondo sommerso fatto di legami ambigui tra mafia, politica, finanza. E decide che per scoprire i movimenti di capitali dubbi, bisognava percorrere la strada delle indagini patrimoniali superando quindi il segreto bancario. L’inchiesta si concluderà con un durissimo attacco a Cosa nostra e delle condanne esemplari che porteranno alla morte di Chinnici.

La Sicilia degli anni ’80 era teatro della seconda guerra di mafia e nel tentativo di porvi un freno, il neo direttore dell’Ufficio Istruzione Antonio Caponnetto costituì il pool antimafia con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta.

Fu grazie al rivoluzionario sistema investigativo di Falcone che si arriverà al famosissimo maxi processo che vedrà sfilare in manette circa 460 persone, tutte condannate al massimo della pena. 

Un lavoro complesso e articolato che ha avuto origine successivamente all’arresto in Brasile di Tommaso Buscetta, che diventato un pentito consegnò nelle mani degli investigatori dettagli riguardanti l’organizzazione e i nomi dei mandanti e degli esecutori di numerose stragi. Arrivando a fornire particolari importanti sui legami tra Cosa nostra e la politica.

Falcone ricorderà come «Prima di lui non avevo, non avevamo, che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerosissime conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di Cosa nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia, a largo raggio del fenomeno. Ci ha dato una chiave di lettura essenziale, un linguaggio, un codice. È stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare a gesti».

Nel periodo in cui fu istituito il processo, per studiare gli incartamenti sia Falcone che Borsellino furono mandati per questioni di sicurezza nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara. Qui vissero per diverso tempo nella “Casa rossa” che altro non era che la foresteria del carcere.

Ironia della sorte lo Stato presentò a entrambi il conto per l’affitto.  

Chiuso il maxi processo, andato in pensione Caponnetto, sarebbe sembrato fisiologico che alla guida del pool antimafia e quindi dell’Ufficio Istruzione sarebbe andato Giovanni Falcone, ma il Consiglio Supremo della Magistratura nominò Antonio Meli, un vecchio magistrato che non credendo pienamente nei metodi innovativi di indagine, smantellerà il pool rovinando di fatto tutto il lavoro svolta fino ad allora. 

É così che inizia il periodo più complesso della vita di Falcone, il quale si troverà isolato nel Palazzo di Giustizia rinominato “dei veleni“. Cominciano anche a girare delle lettere sospette in cui un certo “Corvo” lanciava contro il giudice delle pesanti accuse, come quella di aver orchestrato l’attentato dell’Addaura. Nella residenza estiva, vicino al luogo in cui era solito fare il bagno, venne ritrovato da un agente della scorta un borsone contenente dell’esplosivo.

Questo isolamento di cui fu vittima lo portò a trasferirsi nella Capitale, speranzoso di trovare un clima diverso. Un pomeriggio, mentre dall’aeroporto di Punta Raisi di recava a Palermo, un’esplosione che distrugge l’autostrada di Capaci, mette fine alla vita del giudice, della moglie il magistrato Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

L’unico a salvarsi sarà l’autista Giuseppe Costanza che quel giorno sedeva sui sedili posteriori. Ogni tanto forse per avere una breve parentesi di normalità, era proprio il giudice Falcone a voler guidare la vettura blindata.

A trent’anni da quel dramma che ha messo fine all’uomo simbolo della lotta alla Mafia, si sono svolte numerose manifestazioni in suo ricordo.

Gianfranco Cannarozzo

 

 

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”

Il 9 maggio ricade l’anniversario della scomparsa di Peppino Impastato, giornalista siciliano che ha dedicato la vota alla lotta contro la Mafia 

Giuseppe, questo il nome all’anagrafe nasce il 5 gennaio 1948 a Cinisi da una famiglia con stretti legami mafiosi. 

Il padre era membro dell’organizzazione criminale, tanto che venne mandato al Confino da Mussolini come volevano leggi fasciste, e una zia sposò il boss Cesare Manzella.

Peppino da sempre prese le distanze dai contatti mafiosi della famiglia entrando spesso in contrasto col padre che lo cacciò di casa.

In seguito alla rottura paterna intraprese un’attività politico-culturale di sinistra, si unì al Partito socialista italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e fondò il giornalino l’idea socialista.

Successivamente prese parte alle attività formative de Il Manifesto e di Lotta Continua con un ruolo da dirigente.

Nel 1977 si procura antenna, mixer e fonda “Radio Aut”, radio libera autofinanziata nota per essere stata il suo strumento di denuncia nei confronti dei delitti e degli affari mafiosi che si svolgevano tra Cinisi e Terrasini, altro comune palermitano.

Andava in onda due volte al giorno, alle 20 e alle 23 con il “Notiziario di Radio Aut, giornale di controinformazione radiodiffuso” in cui si riportavano alcune notizie prese dai vari giornali.

Il palinsesto non era molto ricco di contenuti e la musica trovava grande spazio.

In seguito con i programmi “Onda Pazza a Mafiopoli” e la “Stangata” cominciò a prendere di mira in maniera satirica la Mafia e la politica.

Il suo obiettivo preferito era Gaetano Badalamenti da lui ribattezzato “Tano Seduto”: un capomafia  con un ruolo di primo ordine del traffico di droga internazionale che esercitava il controllo sull’aeroporto.

Non diede mai peso alle minacce e alle continue pressioni della comunità locale.

Nel 1978 si candida con la Democrazia Proletaria per le elezioni comunali.

Per ordine di Badalamenti la notte del 9 maggio viene assassinato, in piena campagna elettorale. Il corpo fu trovato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani adagiato su una carica di tritolo.

Stratagemma ordito dai criminali per infangarne il nome e distruggerne l’immagine facendolo passare per suicida.

Stampa, magistratura e forze dell’ordine inizialmente sostennero la tesi del suicidio, solo grazie alla costanza del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, grazie anche ai compagni di militanza di Impastato che raccolsero numerose prove e denunce, riuscirono a far riaprire  l’inchiesta per trovare i responsabili. 

Dopo anni di battaglie solamente nel 2001 la Corte d’Assise riconoscerà Gaetano Badalamenti come responsabile insieme al suo vice Vito Palazzolo, condannandoli rispettivamente all’ergastolo e a trent’anni.

Gianfranco Cannarozzo

Milano sempre pronta a valorizzare il ruolo del volontariato

Valorizzare il ruolo del volontariato che si impegna a favore delle persone con malattie in fase avanzata. E’ con questo obiettivo che Presenza Amica Onlus e Fondazione Don Gnocchi Onlus, legate da un rapporto di collaborazione consolidato, partecipano all’iniziativa Civil Week.

In programma a Milano dal 5 all’8 maggio 2022

CIVIL WEEKLa quattro giorni ha lo scopo di mettere le persone al centro del territorio della città metropolitana, dando spazio e visibilità al protagonismo e al valore della società civile.

300 gli eventi in programma, due gli incontri con cui Presenza Amica calcherà il terreno, di cui uno realizzato in collaborazione con Fondazione Don Gnocchi.

Due eventi correlati realizzati con il patrocinio di Federazione Cure Palliative – FCP.

La mission della organizzazione di secondo livello che conta oggi 103 ETS associati non lascia dubbi. “Una comunità attiva e solidale nella quale ogni persona con bisogni di Cure Palliative ha accesso a tali cure. Sempre e ovunque” è molto più di un auspicio.

Racchiude infatti la ferma volontà del Consiglio Direttivo di colmare la distanza tra regioni, per tipologia di malattia, per età.

Presenza Amica, pioniera delle Cure Palliative in Italia

«I nostri volontari – spiega Furio Zucco, presidente di Presenza Amica Onlus – sono donne e uomini di ogni età che sanno entrare in punta di piedi al domicilio della persona malata e stabilire un contatto empatico con tutto il nucleo familiare. Varcano con altrettanta umiltà – donando il loro tempo – anche la porta dell’Hospice dell’Istituto “Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi” di Milano e dell’ASST Rhodense, per stare al fianco di chi soffre. La nostra è un’organizzazione non profit impegnata da trent’anni a tutela della dignità della persona malata in fase avanzata ed evolutiva di malattia, anche cronica, oncologica e non oncologica, a prognosi infausta».

«Rivolgiamo attenzione alla persona lungo tutto il tratto della vita, accompagnandola  nel processo di acquisizione della consapevolezza che la morte ne costituisce un segmento».

Le scarpe piene di PASSI

Continua Monica Malchiodi, responsabile del Servizio volontariato della Fondazione Don Gnocchi. «Strutturato come un “laboratorio”, l’evento sarà in grado di far cogliere quali emozioni, limitazioni, difficoltà, impedimenti, frustrazioni prova chi vive la malattia – propria o di una persona vicina o cara – e chi assiste, cura, accompagna, educa».

CIVIL WEEKLe scarpe piene di PASSI intende far incontrare e portare a percepire realmente i bisogni di chi sta a fianco di una persona malata e la accudisce, di chi è affetto da una malattia degenerativa, da una malattia neurologica o mentale.

Ma anche di chi sta bene e ha semplicemente un amico, un conoscente, un alunno, un vicino di casa che soffre e di cui non riesce a comprendere la sofferenza, mai solo fisica, ma anche psicologica, sociale, spirituale.

Cambiando posizione percettiva, migliorerà la capacità di ascolto empatico dei partecipanti, propedeutica a entrare in una positiva relazione di reciprocità con gli altri e a stimolare il passaggio dalla riflessione personale alla cittadinanza attiva.

«Ci piacerebbe davvero vivere questo appuntamento come un reale momento di confronto fra coloro che già si impegnano a livello di volontariato e quanti vorrebbero saperne di più e magari impegnarsi in questo senso», conclude Malchiodi.

Un modello

«I volontari di Presenza Amica Onlus rappresentano da molti anni un prezioso supporto per l’attività dell’Hospice per cure palliative dell’Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi” di Milano». Lo afferma il dottor Fabrizio Giunco, direttore del dipartimento cronicità della Fondazione Don Gnocchi.

«L’Hospice milanese del Palazzolo dispone di 10 posti letto e garantisce un’assistenza di tipo medico-infermieristico, integrata dall’apporto di altre figure: psicologo, assistente sociale, fisioterapista, assistente spirituale», sottolinea. «Insieme, concorrono a costruire su misura di ogni malato un’intensa e complessa relazione di aiuto, a cui concorre in modo estremamente positivo anche  il volontariato».

Raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e le loro famiglie

L’assistenza è, dunque, nel contempo sanitaria e sociale, con l’obiettivo di far fronte ai molteplici bisogni delle persone malate. L’Hospice è la struttura dedicata al loro ricovero. Quando? Nel momento in cui la malattia non risponde più alle terapie e diventa predominante il controllo del dolore, dei sintomi, degli aspetti emotivi e spirituali e dei problemi sociali.

A Presenza Amica sta a cuore la consapevolezza

Che porta con sé anche a Civil Week. Un bene immateriale che non si compra. Ma che si raggiunge con un lungo percorso interiore che mette in stretto contatto con il sé più profondo. La consapevolezza può riguardare molti ambiti, tra cui quello del valore che diamo alle cose, alle situazioni, alle persone e alle relazioni.

Questo tipo di consapevolezza porta a sentire con più forza i propri sentimenti, a “chiarirsi le idee” riguardo alle scelte che vorremmo fare per il presente e, soprattutto, per il futuro.

{[(Parentesi di Conversazione)]}

«E’ per noi di grande importanza collaborare con realtà come la Fondazione Don Gnocchi  – riprende Furio Zucco, tra i fondatori della Federazione Cure Palliative –. E siamo felici di proporre anche un altro laboratorio di grande efficacia. {[(Parentesi di Conversazione)]} permetterà di diffondere consapevolezza, divulgare i contenuti della legge 219/2017 e far conoscere a un pubblico più ampio – e forse inedito – il valore delle cure palliative».

CIVIL WEEKE quello dei tanti volontari impegnati a fianco delle persone malate e dei familiari e caregiver.

Insieme, come alleati nell’affrontare tutti gli aspetti della malattia, si può fare di più e meglio.

Quindi consapevolezza | valori | diritti | scelte sono le parole chiave da non dimenticare o “mettere da parte”.

 

Tutto inizia con un’affermazione e una domanda

I giorni trascorrono freneticamente, ci stiamo finalmente riappropriando della nostra vita, che ora più che mai vogliamo vivere in pienezza. Mordendola senza pensare (almeno non troppo, tutto di questi tempi è molto incerto) al futuro.

Ma cosa ne sarebbe delle persone che amiamo, delle questioni finanziarie lasciate in sospeso, dei nostri oggetti del cuore se ci ammalassimo o se ci capitasse qualcosa? Proveremo a cambiare prospettiva insieme, mettendo a fuoco cosa per ciascuno tra noi è più importante.

Il teaser dell’appuntamento pomeridiano – sempre sabato 7 maggio al CSV Milano – pare funzionare. Stimola difatti la curiosità. Dopo essersi messi nelle scarpe dell’altro i partecipanti saranno chiamati a guardarsi dentro. E prendere decisioni sul loro futuro redigendo le Disposizioni Anticipate di Trattamento – DAT.

Recita così: Ti invitiamo a contemplare, articolare e realizzare la visione della vita che desideri vivere, provando poi a riavvolgere il nastro dalla sua fine a oggi. Insieme, troveremo le parole giuste per aprire una conversazione con le persone che ami sul tema della vita e della salute, del presente e del futuro che vorresti.

Civil Week 2022 è la manifestazione pensata proprio per fare tutto questo: mettere la persona al centro. E far vivere l’impegno civico a cittadini attivi, organizzazioni di terzo settore e scuole attraverso oltre 300 iniziative diffuse sul territorio metropolitano.

Chiara Francesca Caraffa

 

Franco Bartoli, un Nostro Amico che è andato “Oltre”

IN  RICORDO DI FRANCO BARTOLI  

In determinate “Comunità Identitarie” ove si è idealmente legati da affinità elettive, quando qualcuno dei suoi componenti ritorna alla Casa del Signore o – secondo la propria Fede – nell’Olimpo degli Dei, si usa dire che Costui ” E’ andato Oltre ! ”
Il XXI Marzo, Franco è andato Oltre.
Qui seguono i pensieri, le riflessioni, le sensazioni di alcuni di noi. Altri, se leggeranno queste brevi note e se vorranno, potranno aggiungere un loro ricordo. Questa pagina diverrà così un “Libro Aperto” dedicato a Franco Bartoli.

In apertura una foto di Franco Bartoli con Egidio Eleuteri, in un convegno di antiquari presso l’Hotel Ambasciatori a Roma, nella 2^ metà degli anni ’90.

Franco Bartoli, il 21 Marzo, Il Pozzo delle Cornacchie

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Consacrazione di Russia e Ucraina alla Madonna, Pedrizzi (UCID): “Storico gesto di Bergoglio, nel solco dei grandi Papi”

Comunicato stampa                  

Si è svolta venerdì 25 marzo, durante la Celebrazione della Penitenza, presieduta da Papa Francesco alle ore 17 nella Basilica di San Pietro, la storica cerimonia per la  consacrazione all’Immacolato Cuore di Maria della Russia e dell’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, è stato compiuto a Fatima da Sua Eminenza il Cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, come inviato del Santo Padre. 
“Con questa storica ed attesa da anni iniziativa Papa Bergoglio si inserisce nella tradizione dei grandi Pontefici Cattolici. Un gesto che non è solo simbolico, ma si spera anche con effetti pratici sulle coscienze dei protagonisti del conflitto, vista la tradizionale ispirazione cristiana e la vocazione mariana che pervade da sempre entrambi i popoli coinvolti, loro malgrado, nell’assurda guerra, ha commentato il Presidente dell’UCID Lazio e Presidente nazionale del Comitato Scientifico, Riccardo Pedrizzi, alla vigilia della dichiarazione solenne annunciata dal Pontefice.

LA MADONNA DI FATIMA, PAPA BERGOGLIO, RUSSIA, Ucraina

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UGO TOGNAZZI, MERCOLEDÌ 23 MARZO, EVENTO DEDICATO PER I 100 ANNI DALLA NASCITA

L’indimenticabile Ugo Tognazzi, mercoledì 23 marzo avrebbe spento 100 candeline e la Casa del Cinema di Roma e il CSC – Cineteca Nazionale ricorderanno il grande attore con un evento speciale a lui dedicato ricorrono, in attesa di rendergli il dovuto omaggio al Teatro all’aperto Ettore Scola con una rassegna estiva.

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Giochi, il grande lavoro della Corte dei Conti – di Riccardo Pedrizzi

Salvo qualche segnalazione, come un lancio di agenzia dell’Adn Kronos, una dalle poche voci qualificate ed informate sul settore dei giochi, è passato del tutto sotto silenzio anche da parte degli organi di informazione specializzati del settore e – cosa ancora più incredibile – anche da parte delle associazioni di categoria di tutti i singoli comparti della filiera la pregevole deliberazione nr. 23/2021 sul “Fondo per il gioco d’azzardo patologico” della Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti.

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Music City, la musica sbarca nel metaverso

Live show, band musicali internazionali ed emergenti, ma anche club e una moltitudine di fan. Con “Music City” l’industria musicale entra nel metaverso, la tecnologia e l’idea di base sono made in Italy.

È italiano il più grande progetto musicale sul metaverso. Si chiama “Music City” e nasce nell’ecosistema per l’innovazione dell’incubatore Next Heroes, con Velvet Media alla direzione del marketing e la partecipazione di AnotheReality allo sviluppo tecnico. L’obiettivo finale è creare il primo Metaverso interamente dedicato alla musica.

metaverso, music city

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GIORNOXGIORNO 8 MARZO 2022 San Giovanni di Dio

VIII MARZO MMXXII

 

Un’immagine, anche se è l’istantanea di un momento, e non ce ne può essere una tale e quale, se la esaminiamo attentamente, sembra che ci parli, che ci voglia raccontare qualcosa, se noi vogliamo ascoltarla.

C’è una folla, in uno spazio aperto, sembra sereno e ben illuminato, quindi è una zona sicura per persone che fuggono da una guerra.

Fa freddo, certamente molto freddo, molti hanno il capo coperto, cappotti e alcuni anche colli imbottiti.

Ucraina

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GIORNOXGIORNO 6 MARZO 2022 Santa Coletta Boylet

VI MARZO MMXXII

LA GUERRA CHIAMA ALTRA GUERRA

La prima guerra mondiale iniziata nel 1914, per 2 colpi di pistola sparati a Sarajevo, finì nel 1918 con milioni di morti tra militari e civili.

Soltanto 20 anni dopo, quasi per rettificare dei confini stabiliti alla fine della “grande guerra”, nel settembre del 1939 scoppiò un nuovo conflitto in Europa che, negli anni successivi, interessò gli altri continenti e aprì la via all’arma atomica e alla missilistica per successive guerre e nuove distruzioni.

Ucraina

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GIORNOXGIORNO 5 MARZO 2022 San Teofilo

V MARZO MMXXII

La guerra continua e continua l’esodo delle donne e dei bambini .

Sono ormai migliaia le donne e i bambini che hanno potuto varcare i confini, lasciare la guerra ed entrare in Polonia, Moldavia, Romania, Ungheria.

Gli uomini, quando hanno potuto, le hanno accompagnate fino al confine, hanno lasciato in sicurezza i loro affetti più cari poi sono tornati indietro, nelle loro città, nelle case, nelle strade a difendere la loro libertà, la loro storia.

Ucraina

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GIORNOXGIORNO 4 MARZO 2022 San Casimiro

IV MARZO MMXXII

Anche oggi è un giorno di passione per le città ucraine, per i civili e soprattutto per tutti i bambini che devono abbandonare le loro abitazioni e si devono separare anche dai loro papà che rimangono a difendere il Paese.

E’ una fuga da città che bruciano, è una fuga dall’orso russo che avanza, che distrugge e uccide. La grande “Madre” Russia non cambia, i giovani come me ricordano la Budapest del 1956, la Praga del 1968, oggi è la triste ora di Kiev, la città è in pericolo ma dopo, dopo quale città, quale Paese sarà la nuova vittima?

 

Kiev, Ucraina

Imparare una nuova lingua ci restituisce la memoria?

La chiamano amnesia digitale: stiamo affidando agli strumenti tech tutto quello che potremmo ricordare da soli, di fatto diminuendo la nostra capacità mnemonica. Una persona su due non ricorda il numero di telefono dei propri figli, uno su tre nemmeno quello del partner.

apprendimento linguistico, babbel

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