martedì, 23 Aprile 2019
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MAZE #3 – Torino – Festival di Streetwear and Streeculture

MAZE #3

Torna il più innovativo festival di Streetwear and Streetculture in Italia

Torino, Piazzale Valdo Fusi + Ex Borsa Valori via San Francesco da Paola 28

7-8-9 giugno 2019

 

Dopo il successo delle prime due edizioni, dal 7 al 9 giugno torna Maze, il festival dedicato al mondo dello Streetwear e della Streetculture ad ingresso totalmente gratuito che si tiene a Torino in Piazzale Valdo Fusi e all’Ex Borsa Valori in via San Francesco da Paola 28.

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festival streetwear, maze#3, streetculture, torino

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KINDER cioccolato cambia faccia

Per ben 32 anni, il famoso volto, sulle scatole bianche e rosse delle barrette di cioccolato per antonomasia, è stato quello di un bimbo biondo dagli occhi azzurri, anzi quei bambini, visto che nel corso della storia ne sono stati cambiati diversi. Ed ora lui non c’è più. Il bambino Kinder Cioccolato è cambiato.

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ferrero, kinder, kinder cioccolato

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Rome insider: la nuova edizione della guida d’autore di Iana Nekrassova

Sono tre anni da quando Iana Nekrassova, nota blogger romana di origine russa, propone l’annuale guida d’autore dedicata a Roma nella sua lingua; condivide così con gli utenti, gli indirizzi di ristoranti, pasticcerie, boutique, terrazze, musei, gallerie e  ed angoli segreti della Città Eterna, unendo le tradizioni e le tendenze, gli indirizzi classici e le novità, aiutando in questo modo i viaggiatori e tutti gli innamorati di Roma a scoprire il modo di vivere alla romana e le abitudini dei romani, far sentire l’atmosfera della città, il suo carattere e l’anima.

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Iana Nekrassova, rome insider

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Titanic: l’ultima cena a bordo del transatlantico

Veronica Hinke, esperta in gastronomia, ha rivelato nel libro The Last Night on the Titanic: Unsinkable Drinking, Dining and Style il menù dell’ultimo pasto consumato sul Titanic, affondato nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912.

La ricostruzione è stata possibile grazie ad un passeggero della prima classe, Irwin Flynn, che aveva conservato il menù in una tasca interna del cappotto poco prima dello scontro con l’iceberg.

Antipasti a base di ostriche, “consommé Olga”, brodo di carne a base di vino e verdure, salmone con crema di cetrioli, uova, succo di limone e burro fuso. Questo è solo l’inizio dell’ultima cena consumata dai passeggeri della prima classe. Oltre agli antipasti, la cena prevedeva filetto coperto da foie gras e tartufo, pollo alla Lionese cotto nell’aceto di vino rosso, agnello con salsa alla menta, roast beef e petto d’anatra. Il tutto accompagnato da pregiati vini e birra chiara, rum e champagne insieme a una selezione di dessert, tra cui la classica crema di gelato. 

La chiusura del banchetto era affidata al Clover Club, un prestigioso drink a base di gin, sciroppo di lampone e bianco d’uovo, ideato da un barman del Bronx.

 

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Dining and Style, The Last Night on the Titanic: Unsinkable Drinking, titanic, veronica hinke

Coca Cola: all’asta una bottiglietta da 100 mila dollari

Ebbene sì, potrebbe esserci qualcuno disposto a spendere più di 100 mila dollari per una bottiglietta di Coca Cola, che sarà battuta all’asta sul sito Morphy Auction.

Come ha riportato Food and Wine, la bottiglietta in questione è stata prodotta ben 100 anni fa, e pare sia una delle poche arrivate ai giorni nostri intatte. Per i collezionisti un affare da non farsi scappare, visto che si tratta di un ritrovamento raro. 

Nella descrizione, sul famoso sito d’aste, troviamo diverse informazioni tra cui quella che la preziosa bottiglietta è in vendita senza il suo contenuto, quindi è vuota.

E poi non manca la parte storica, nel 1915 Coca Cola decise di dare un design iconico alle bottigliette, uno stile che  fosse in grado di caratterizzare il prodotto rendendolo unico al mondo. Otto aziende hanno proposto i loro prototipi e la scelta cadde sul progetto di Earl R. Dean della Root Glass Company che poi venne riadattato per venire incontro alle esigenze di fabbricazione. Questa bottiglietta dovrebbe essere proprio una di quelle usate per i primi test.

Secondo un esperto di bottiglie, Bill Porter, Coca Cola decise di distruggere tutte le bottiglie prodotte in questa fase di restyling, ma a quanto pare non tutte vennero distrutte. Sembrerebbero essercene appunto due: una venduta nel 2011 per 240mila dollari, ed ora questa che dovrebbe valere circa 100mila-150mila dollari.

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Ciao Karl

Riportiamo questo articolo di Costantino della Gherardesca scritto per Il Foglio

Lagerfeld ci mancherà
Ormai la moda si limita a sfornare trend dal fiato corto. Si è andati troppo dietro allo Zeitgeist

In questi giorni le riviste di moda e non, insieme ai social di mezzo mondo, piangono la morte di Karl Lagerfeld: stilista, direttore creativo per Chanel e Fendi, fotografo e icona di stile, l’uomo che nel 2014 dichiarò al Women’s Wear Daily che “i selfie sono la cosa che odio di più nella mia vita”.

Con lui sparisce un altro insostituibile pezzo di quel poco che resta della consapevolezza nel campo della moda mondiale: un settore che – per sopravvivere in questo clima infame – ha preferito rinunciare alla competenza per lanciarsi all’inseguimento dei gusti volatili e discutibili di una platea di influencer adolescenti.

Ora che ho superato la boa dei quaranta e sono dall’altra parte della barricata, ho tutto il diritto (se non il dovere, dovuto a un istinto di conservazione) di credere che non si debba cercare la verità nelle opinioni dei più giovani. Per questo mi chiedo: che senso ha fare da cassa di risonanza a queste sciacquette armate di smartphone?

Quando, nel secondo Dopoguerra, i ragazzi occidentali si sono imposti come categoria emergente di consumatori, alcune figure di punta della moda sono state in grado di mantenere un minimo di compostezza e di ricordarsi che non si trattava di una folla da accontentare e adorare a priori, ma di un confuso catalogo di input da cui trarre (se necessario) ispirazione. Quando Yves Saint Laurent ha intercettato le prime avvisaglie di una “moda di strada” e le ha inglobate nella sua produzione, non stava semplicemente cercando di accarezzare l’ego di una Instaqueen, ma stava accogliendo nel prêt-à-porter elementi di controcultura, per farli entrare in contrasto con un organismo che rischiava di arroccarsi su influenze a aspirazioni visive puramente borghesotte.

Ma se i ragazzi di allora erano reduci o testimoni diretti di disastri e stravolgimenti epocali (guerre, genocidi, carestie, ma anche nascita di nuovi gruppi sociali, messa in discussione di barriere razziali e progressiva rilettura dei gender roles: tutte ansie e ambizioni che ritroviamo nel prêt-à-porter del secondo Novecento), i giovani che i direttori delle case e delle riviste di moda oggi cercano di blandire sono già imbevuti di mainstream, perfetta espressione di una normalità chiassosa che diventa “trasgressiva” solo perché, attraverso i social, ha la possibilità di far rimbombare la sua onnipresente e colorita vacuità. Il mainstream non è più sbeffeggiato né reinterpretato, ma interiorizzato in tutto e per tutto, incluse le sue regole di diffusione per presidiare il mercato.

Non c’è da stupirsi, quindi, se la moda si limita a sfornare trend inconsistenti e dal fiato corto: le sue istituzioni – le riviste di settore in primis – hanno spalancato le porte a un cavallo di Troia carico di teenager con le felpe glitterate e una connessione 5G, li hanno incoronati influencer e li hanno ricoperti di brand altisonanti. Del resto, l’apocalisse della fast fashion l’aveva già predetta, anni fa, Claude Montana: ci si dimenticherà dei vestiti e si finirà a piazzare loghi su cappellini e borsette qualsiasi.

Fatte rare eccezioni (penso a isole felici come “Encens” di Samuel Drira o “The Leopard” di Alister Mackie), la stragrande maggioranza dei direttori delle riviste di moda non capisce più nulla di moda. Rimpiangono Karl Lagerfeld, anche se in realtà non se lo filano da anni, presi come sono nella loro rincorsa allo Zeitgeist dei selfie di ragazzine analfabete. E in questa corsa verso l’abisso hanno glorificato le grilline della moda, le giovani influencer che pur non capendo un cazzo di moda, la fanno grazie ai social media, diffondendo così la loro ignoranza, istituzionalizzata proprio da quei professionisti che avrebbero dovuto proteggere la moda di cui Karl Lagerfeld era un grandissimo studioso.

Come i giornalisti politici hanno messo sullo stesso piano Jacques Chirac e Luigi Di Maio (e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti), negli ultimi anni i direttori delle riviste di moda hanno messo sullo stesso piano Karl Lagerfeld e Kylie Jenner.

Cari editor, direttori, curatori eccetera di riviste di moda italiane, potevate avere un minimo di decenza e non postare coccodrilli o foto commemorative del povero Karl, visto che – obiettivamente – di moda non ne capite un cazzo.

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Il foglio, karl Lagergeld

Pan di Stelle: è arrivata la crema!

 

Finalmente oggi 9 gennaio è arrivata la crema spalmabile Pan di Stelle. Il Gruppo Barilla ha ufficialmente lanciato il guanto di sfida a Ferrero e alla sua Nutella. e lo fa scommettendo sul nome e la reputazione di uno dei suoi prodotti più celebri di sempre, i biscotti Pan di Stelle 

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Le Confraternite e le Corporazioni

Uno sguardo d’insieme sulla storia

Corporazioni nei tempi recenti ha un suono quasi ostile, il ricordo di un assetto della società italiana stabilito da Bottai, nel Ventennio, ed è un grande errore ritenere sia lo studioso sia la sua iniziativa come deplorevoli, anzi !  Nessuno, perso nel buio di una cultura marginale e superficiale, ha notato che l’uomo da sempre si è associato ad altri e da sempre ha cercato di darsi un regolamento affinchè un’organizzazione da lui tracciata avesse buon fine. Che qualche aspetto di una corporazione avesse un carattere incompreso o politicamente inquadrato, questo lo si deve semplicemente al fatto che si è posto un adeguamento con la società del tempo.

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Lo “stile” di Vittorio Camaiani: 30 anni di attività

Guardare all’autunno/inverno per strizzare l’occhio all’estate nella nuova collezione dello stilista marchigiano, che presenta la sua nuova collezione intitolata “Fili d’erba”

Il 10 Agosto è stato presentato il defilè per la collezione autunno/inverno 2018/19 intitolato “Fili d’erba” dello stilista marchigiano, Vittorio Camaiani. Nella splendida cornice di Villa Montanari Rosati a Porto San Giorgio in provincia di Fermo, ospiti di Marilena Montanari Rosati, l’evento, giunto alla sua undicesima edizione, si conferma un appuntamento particolarmente sentito che ha visto il patrocino dal Consiglio Regionale Marche e del Comune di Porto San Giorgio.

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Massimo Bottura vince al The World’s 50 Best Restaurants 2018

Massimo Bottura, con la sua Osteria Francescana, è stato il grande protagonista della serata degli Oscar della gastronomia tenutasi il 19 giugno al Basque Culinary Center di Bilbao. Per la seconda volta lo chef modenese si trova al primo posto della prestigiosa lista del The World’s 50 Best Restaurants 2018 che premia i migliori ristoranti al mondo.

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massimo bottura, osteria francescana

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Dolce e Gabbana Amore Infinto

Con l’ultima sfilata presentata a Firenze dal titolo celebrativo “Dolce e Gabbana Amore Infinito” il duo stilistico ha davvero stupito il pubblico riportando in passerella Monica Bellucci (che con loro non sfilava dal ’92) insieme a Naomi Campbell e Marpessa Hennink; da sempre amiche degli stilisti e convinte semplicemente con una telefonata.  

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Laurearsi in Chanel

Cosa succede quando Chanel collabora con le più prestigiose scuole di moda?

Due giorni dopo il maxi evento, il cinque maggio Chanel ha aperto le porte a uno degli show più importanti della sua storia: la Cruise Collection 2018/2019 interamente ambientata nella riproduzione di una nave da crociera, La Pausa. Ma non è stato solo uno degli eventi vip only per la maison: perché il 5 maggio 2018 il lungo progetto di educazione alla moda della maison di Coco Chanel si è concretizzato con la giornata dello studente, ciliegina sulla torta del percorso di scuola della moda lanciato da Chanel nel 2015.

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chanel

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Roma: la città al mondo dove si mangia meglio

Tornati da un viaggio non si portano più i soliti souvenir, tutta quella serie di oggettistica, a volte pacchiana, che comprende calamite piattini, campanelle, ditali e mini riproduzione di monumenti  e/o edifici famosi. Ormai la nuova frontiera dei souvenir sono le esperienze culinarie, gli attestati di partecipazione a un corso di cucina e l’aver mangiato nel posto tal dei tali. Non si racconta più,  una volta tornati, di mare, monti, paesaggi, città, o di arte, architettura e storia ma di  cosa si è  assaggiato e quindi si torna con corposo elenco di ristoranti stellati dove si è mangiato, di cui ovviamente vantarsi con amici e parenti.

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Gucci: ArtLab a Scandicci

“Rappresenta uno dei più importanti traguardi di questo incredibile viaggio di Gucci negli ultimi tre anni, nonché uno degli investimenti industriali più significativi oggi nel nostro Paese”. Così Marco Bizzarri, presidente e CEO di Gucci, ha commentato l’inaugurazione dell’ArtLab a Scandicci, dove la griffe ha concentrato le attività di ricerca e sviluppo (inclusi prototipia, laboratori test e area pre-industrializzazione) per calzature e pelletteria. Bizzarri non ha voluto indicare la cifra investita, ma la rilevanza del progetto si vede dai numeri: frutto della ristrutturazione di una ex fabbrica di macchinari per calzature, la Matec (gruppo Lonati), e operativo da inizio 2018, il nuovo centro ricopre una superficie di circa 37.000 mq, con oltre 800 dipendenti, e tuttora una notevole capacità ancora inespressa che si vede dai grandi spazi vuoti ancora da attivare. Inoltre, “si tratta di un centro che non ha rivali al mondo – ha proseguito Bizzarri – perché nessun competitor ha qualcosa del genere: racchiude sotto in un’unica area le attività relative alla pelletteria e alle calzature. In questo modo, Gucci prosegue con l’internalizzazione delle attività, che tre anni fa valevano il 5-7% del totale, oggi sono al 50%”.

Alla presentazione, anche il numero uno della capogruppo Kering, Francois-Henri Pinault, il quale ha sottolineato che l’ArtLab “non è solo una pietra miliare per Gucci, ma anche un esempio della strategia del gruppo Kering in termini di legami col territorio e con la sua comunità”. Il manager francese è tornato a sottolineare un concetto più volte espresso, ed espresso con convinzione già qualche anno fa in occasione di un convegno Pambianco: “Forse in Italia non c’è piena consapevolezza di quale patrimonio rappresenti questa industria territoriale in Toscana. Noi siamo orgogliosi delle radici di Gucci, e continueremo a investire su queste radici”.

fonte pambianconews.com

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Bafta: Kate Middleton sceglie il verde e non il nero

Un verde molto scuro quello scelto dalla duchessa di Cambridge ospite alla Royal Albert Hall di Londra per i Bafta, gli “Oscar inglesi”. L’ abito, di Jenny Peckham, ha però subito acceso una polemica proprio per colpa del suo colore. Infatti tutte le presenti, da Angelina Jolie a Jennifer Lawrence, passando per Lupita Nyong’o,  hanno indossato abiti neri per testimoniare il proprio appoggio al movimento Time’s Up, che come già accaduto per i Golden Globes ha chiesto di associare al look una scelta di campo precisa a favore del movimento che denuncia le molestie sulle donne chiedendo maggior tutela e  diritti.

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