venerdì, 18 Ottobre 2019

La Storia e il Sogno di BVLGARI

Una mostra diffusa in due sedi suggestive, tra Castel Sant’Angelo e Palazzo Venezia, gioielli e pietre preziose insieme ad abiti di houte couture, raccontano la storia e la trasformazione di BVLGARI che da piccola realtà artigianale a conduzione familiare è diventato un marchio globale del lusso.

La mostra non si concentra solo sull’haute joaillerie ma svela anche l’impatto culturale che ha avuto l’immaginario di Bulgari nel costume. Il racconto parte dalle vicende del fondatore dell’azienda, Sotirio Bulgari, un argentiere che dalla Grecia giunse a Roma nel 1884 in cerca di fortuna, per ripercorrere poi aneddoti familiari, strategie commerciali e intuizioni creative fino ad arrivare ad oggi.

 

 

 

 

L’esposizione offre dunque l’opportunità di conoscere la storia e le caratteristiche di una realtà italiana tra le più notevoli sia per la storia del gusto nella tradizione delle arti applicate, che anche per la storia del lavoro.

In mostra, 170 pezzi della Collezione Heritage dell’archivio aziendale (in tutto circa 850) alcuni dei quali esposti per la prima volta, e creazioni in prestito da importanti collezioni private. Ma non ci sono soltanto gioielli, la narrazione è infatti accompagnata da documenti d’archivio inediti, foto d’epoca, filmati e gli abiti di alta moda dalla collezione privata di Cecilia Matteucci Lavarini. Le collezioni Serpente, con gli orologi che si intrecciano al polso simboleggiando la sensualità, Monete per esaltare l’eredità del passato, e  Parentesi, con le sue geometrie prese in prestito dell’antica Roma, insieme ad abiti unici tra i quali ci sono pezzi di Chanel, Yves Sint Laurent, Cappucci, Balmain, Schiaparelli, Pucci, Blaenciaga, Dior (Galliano) e Alexander McQueen.

Tutto per coprire oltre cento anni di storia della Maison intrecciati con le molteplici vicende economiche, sociali e di costume; dai primi del 900, con particolare attenzione allo splendore totale degli anni 60 e 70, per arrivare agli strepitosi anni 90.

 

 

 

 

 

 

 

Una mostra che vuole non solo celebrare ma soprattutto raccontare, raccontare la storia di Bvlgari.

 

Stili di Vita, per “Vivere Meglio”:
un incontro presso la Libreria ELI

…. QUANDO LA CULTURA AMALGAMA “I SAPERI CON I SAPORI 

_____________di  LIDIA D’ANGELO 

Venerdì 11 ottobre, alle ore 19 circa, si è svolta  un’interessante conferenza, organizzata dall’Associazione Giampiero Arci, sul benessere psico-fisico derivante da corretti comportamenti e adeguati stili di vita. 
L’evento è stato organizzato negli spazi della Libreria ELI in viale Somalia, ma non trattasi di una semplice libreria….
anzi definirla con questo termine è non solo riduttivo, ma anche non corrispondente alla realtà; si tratta di uno spazio ben strutturato, al cui interno si respira aria di cultura. Oltre ad una ricca esposizione destinata ai libri, c’è un angolo bar, una sala dedicata ai bambini e ai giovanissimi, attrezzata con tavolini e sedie per favorire la lettura e suscitare curiosità.

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Packaging sostenibile
nessuno lo paga ma tutti lo vogliono

I consumatori sono sempre più interessati alla sostenibilità come ad esempio ad un packaging più green. Ovviamente questo ha un costo, diviso tra il venditore ed il cliente finale; quest’ultimo però non vuole avere costi maggiori sia per consegne più sostenibili dei loro acquisti online che per un packaging più attento all’ambiente. A dirlo è un report di Barclays Corporate Banking che ha analizzato come, in Gran Bretagna, i retailer sovrastimino di circa un terzo la disponibilità dei clienti a pagare un prezzo maggiorato per le green deliveries, ma solo il 38% dei consumatori si dichiara disponibile a pagare un extra .

Per guadagnare la fedeltà dei clienti e attirarne di nuovi, i retailer devono dimostrare di essere attenti alle problematiche ambientali”, spiega Karen Johnson, a capo della divisione retail e wholesale di Barclays. “Il punto della questione, però, è capire chi può accollarsi i costi di questi sforzi: la nostra ricerca evidenzia come i consumatori non siano disposti a farlo”.

fonte pambianco

Valentino sul Green Carpet Fashion Awards 

La “Grande Serata” di  VALENTINO GARAVANI  con  SOPHIA LOREN 

In occasione dei Green Carpet Fashion Awards, lo Stilista ha ricevuto il “Premio alla Carriera”, applaudito insieme a Sophia Loren. Una coppia di italiani straordinari che ha aperto un tappeto “verde”di ospiti internazionali arrivati per la terza edizione dell’evento dedicato alla sostenibilità nella moda. Un tema mai così sentito come in questa settimana della moda di Milano nella quale l’ambientalismo e l’impatto dell’industria del fashion sul Pianeta è stato affrontato da stilisti e protagonisti del settore.

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Milano Moda Donna al via con il format “a rotazione”

La sostenibilità e l’internazionalizzazione sono due valori fondanti di questa edizione di Milano Moda Donna, dove, grazie all’accordo di apertura e chiusura a rotazione, anche i nomi emergenti beneficeranno di un’ossatura di grandi brand che rende la settimana molto equilibrata e ricca”. A parlare è Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, che ha sottolineato l’impegno di tutti gli attori del sistema per rendere Milano sempre più protagonista nel panorama fashion. Milano ospiterà la fashion week dal 17 al 23 settembre, con poco meno di 60 sfilate, e potrà contare su tutti i suoi grandi nomi, come Prada, Fendi, Versace, Moschino, Giorgio Armani e Gucci.

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The Restaurant of Mistaken Orders
a Tokyo il ristorante che aiuta chi soffre di deficit mentali

Un progetto interessante quello che ha coinvolto Maggie’s Tokyo, centro specializzato in Alzheimer, ed un imprenditore sempre di Tokyo, che hanno deciso insieme di aprire un ristorante chiamato “The Restaurant of Mistaken Orders” ossia il “ristorante degli ordini sbagliati”.

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La moda italiana sul tetto d’Europa per valore aggiunto

L’Italia, con il 46,9% di valore aggiunto, si aggiudica il primo posto tra i Paesi europei nella top ten del Sistema Moda a dimostrazione di un comparto che si conferma come uno dei pilastri dell’economia nazionale, su cui pesa per il 9,5% sul valore aggiunto del manifatturiero e dà lavoro a circa 500 mila addetti. È quanto emerge dall’Industry Book, studio di settore condotto dal Corporate Marketing UniCredit secondo cui “qualità, export, innovazione e crescita dimensionale, unita allo sviluppo dei processi di integrazione della filiera, sono le leve capaci di tradurne le forti potenzialità in un business ancora più sostenibile e di successo”.

In base allo studio, presentato nel corso di un incontro organizzato da Centergross con il sostegno di UniCredit, tra il 2014 e il 2018 la produzione della moda italiana, “nonostante un contesto macroeconomico ancora debole e incerto, ha continuato a crescere, grazie al contributo favorevole di tutti i comparti e alla dinamica delle esportazioni. Le vendite oltre confine, dopo il rallentamento del 2016, tornano a crescere sostenute soprattutto dai mercati extra europei, Asia in primis. Il settore è caratterizzato da una forte propensione all’export, con oltre il 70% della produzione totale destinata ai mercati esteri. Pelletteria e calzature gli articoli più richiesti, insieme con quelli di concia e abbigliamento”. Inoltre, viene evidenziato nella ricerca, “aumentano i mercati di sbocco, in particolare verso Asia e Nord America, e si aprono nuove opportunità di sviluppo commerciale soprattutto in Cina, Paese verso il quale tra il 2008 e il 2018 si registra un crescita degli scambi dall’Italia superiore al 230%”.

Nel complesso, viene sottolineato nello studio, “per il comparto moda italiano, si riscontra un potenziale ancora da valorizzare in tema di business oltre confine, implementazione di organizzazione e capacità commerciale delle imprese, miglior collegamento con le catene produttive e distributive internazionali e promozione dei processi di integrazione della filiera”

 
articolo via ANSA. 

Il Graal della religione del minimalismo: la storia della t-shirt bianca

Dal genio trasformista di Coco Chanel alle “macchie” di valore di James Dean, compendio couture del capo più democratico al mondo, estensione della personalità di chi le indossa.

Dagli inizi nelle trincee di guerra ai tailleur di Chanel e al fast fashion: storia di un classico degli armadi, la t-shirt bianca, e dei marchi culto di ieri e oggi. Una tela, rigorosamente bianca, nella quale tutti si sono, indistintamente riconosciuti, da 60 anni a questa parte. Sulla t-shirt sono nate mitologie cinematografiche e personali, si sono stampati gusti musicali e messaggi politici, e si sono costruiti eserciti. Non si tratta qui di un’esagerazione, perché se il pezzo del guardaroba è diventato una divisa ideologica adottabile in massa, l’origine è proprio di stampo militare. La indossavano nel 1910 i soldati della marina americana, era una dotazione ufficiale del loro armadio, da portare a contatto con la pelle, sotto gli altri strati di abbigliamento richiesti dalla precisa, e rigorosa, regolamentazione. Ci volle il genio di Coco Chanel per tradurne la texture, quella del jersey di cotone, di solito utilizzata per l’abbigliamento intimo, in capi che si offrivano orgogliosamente agli sguardi, senza più nascondersi.

Considerato capo da relegare alla dimensione dell’infanzia, o al massimo della pre-adolescenza in tumulto ormonale, entra di diritto nella mitologia al maschile, però, come uniforme unica e indiscutibile della ribellione giovanile, di una rabbia che non riesce a trovare sfogo, di ideali che non trovano corrispondenza nel cinismo del mondo adulto, e che però si vestono tutti di quella maglietta. Le macchie sullat-shirt bianca diventano così medaglie al valore, sinonimo di una vita sporca e pericolosa (alla voce Marlon Brando in Un tram chiamato desiderio, o, ancoraJames Dean in Gioventù Bruciata). Un mito che all’epoca aveva un nome solo, quello di Hanes, marchio americano nato nel 1901, da cui si rifornivano entrambi gli attori.

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Sinonimo di ribellione, e non più piegato ad estetiche zuccherose, torna ad esserlo negli Anni 80 e 90: chi lo indossa è un membro ad honorem della working class (Bruce Springsteen sulla copertina di Born in the USA) o è, sempre e costantemente, contro (Kurt Cobain su tutti). Una mitologia a cui fa l’occhiolino Karl Lagerfeld, direttore creativo di Chanel, che, avendo imparato a memoria la lezione della fondatrice del marchio, nel 1991 lo abbina ai tailleur in tweed, nel frattempo divenuti sinonimo dell’eleganza made in France. La combo, improbabile, ma, forse per questo, di grande successo, sfila addosso ad una delle top più raffinate che abbiano mai calcato le passerelle: Linda Evangelista. Sdoganata e amata dal fashion system che conta, da allora di t-shirt bianche se ne sono viste di tutte le versioni: in pregiato cotone fatto sbarcare direttamente dalla Sea Island – la versione più lunga esistente della fibra, di finezza e lucentezza senza pari – o in mischie preziose di cotone e seta.

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ALTAROMA – Benedetta Paravia e la sua “Hi Dubai”

Press conference con Benedetta Paravia 

“La mia TV per parlare di Donne negli Emirati Arabi”

Sabato 6 luglio ore 10:00 – Palazzo Dama – Lungotevere Arnaldo da Brescia, 2 Roma

 

Sabato 6 luglio – ore 10:00 a Palazzo Dama, nell’ambito del Calendario IN TOWN di Altaroma, Benedetta Paravia, avrà il piacere d’incontrare gli organi di stampa, in un appuntamento esclusivo patrocinato dalla FIDAPA BPW ITALY Sezione Roma.

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ALTAROMA – la “Golden Hour” della Maison Celestino

CELESTINO

PRESENTA

“GOLDEN HOUR” A ALTAROMA

 

Domenica 7 luglio alle ore 19:30

Accademia Nazionale di Danza

Roma – Largo Arrigo VII, 5

 

 

Domenica 7 luglio alle 19.30, nell’ambito del Calendario Ufficiale di Altaroma e nella prestigiosa cornice dell’Accademia Nazionale di Danza, Maison Celestino presenta la sua arte alla “Golden Hour”, con una Preview della Collezione P/E 2020 ispirata alle magiche atmosfere del tramonto.

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ALTAROMA – Accademia Altieri Moda e Arte “Power of Nature”

In scena “Power of Natureil Final work di Accademia Altieri Moda e Arte inserito nel calendario ufficiale di AltaRoma. Una giuria di eccellenza, composta da stilisti e giornalisti del settore, ha decretato vincitore dell’edizione 2019 Giorgia Maggi. Creatività, artigianalità e originalità, anche non convenzionale, protagonisti indiscussi della serata. In un mondo dove l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente è il tema principale del dibattito internazionale si inserisce il tema affrontato dagli allievi stilisti del 3° anno: la natura nella sua meravigliosa purezza e semplicità.

Ad aprire la sfilata in scena un abito/costume che rappresenta tutte le varie specializzazioni offerte dall’Accademia Altieri: stilismo, modellismo e sartoria, vetrinista&visual, trucco ed acconciatura. La collezione in passerella si caratterizza per le sue linee avvolgenti e protettive che danno vita ad abiti delicati. Una femminilità sensuale, ma al tempo stesso moderna ed internazionale, con elementi floreali tridimensionali dai colori leggeri ma luminosi che, in qualche caso, sfumano nelle trasparenze.

Grande attenzione per il lavoro dagli studenti del 2° anno che prendono spunto dalla zip, un accessorio piccolo ma indispensabile, trasformandola da elemento funzionale in elemento decorativo. Il progetto è stato portato avanti grazie alla partnership con la storica azienda “Lampo”, fondata nel 1887, di Giovanni Lanfranchi. Spazio anche per gli studenti del 1° anno che invece propongono outfit dove reti, trasparenze, macramè dorato e argentato si accompagnano ad applicazioni in pelliccia bianca, rossa e nera. Linee leggere e dinamiche caratterizzano le loro creazioni. L’Accademia Altieri, per questa edizione, vanta una preziosa partnership con il Maestro Sileno Cheloni di Firenze. Il profumiere-esploratore che miscela materie prime naturali rare, essenze e fragranze in una sinfonia alchemica del tutto personale e personalizzabile.

Crediti: Brunella Iorio Studio 

ALTAROMA – “memorabilia: guardaroba impossibile”

Credo di poter dire che il mio stile senza l’Oriente sarebbe stato profondamente diverso.

– Gianfranco Ferré

L’Ambasciata Indonesiana in Italia e l’Accademia Koefia, per celebrare il 70° Anniversario dei Patti Bilaterali tra Indonesia e Italia, presentano l’anteprima della collezione MEMORABILIA: GUARDAROBA IMPOSSIBILE.

La sfiata si terrà domenica 7 luglio 2019 alle ore 21.00nell’ambito del calendario di ALTAROMA  (PratiBus District – Viale Angelico 52), la cerimonia ufficiale si svolgerà mercoledì 10 luglio alle ore 18.30 presso la sede dell’Ambasciata Indonesiana di Via Piemonte 129, alla presenza dell’Ambasciatore Indonesiano in Italia S.E. ESTI ANDAYANI, e del Direttore dell’Accademia Koefia GIOVANNI DI PASQUALE e delle più importanti rappresentanze e cariche diplomatiche internazionali.

 

Protagonisti della collezione saranno le 48 creazioni degli studenti del III° anno, realizzate a mano come nella storica tradizione dell’Accademia, utilizzando il Batik, dichiarato dall’Unesco Bene Intangibile patrimonio dell’Umanità nel 2009, e i tessuti d’Oriente, donati per l’occasione dall’Ambasciata, provenienti dalle più importanti province indonesiane che ne curano la storica tradizione.

I capi sono stati elaborati, scansionati e, con dovizia di minuzia, il batik è stato inserito nell’abito occidentale, trovando con esso un equilibrio possibile e significante, nel rapporto di interscambio tra le due culture.

Nello specifico, i tessuti utilizzati sono i Batik provenienti da Madura e da Jombang (Giava orientale) e da Semarang (Giava centrale) con il caratteristico giallo che li distingue per l’uso mattina e sera. E ancora il Tenun proveniente da Nusa Tenggara Barat (Nusa Tenggara Occidentale) e da Nusa Tenggara Timur (Nusa Tenggara Orientale), tinto con un colore naturale derivato dalla corteccia degli alberi e poi quello caratteristico di Padang e di Buton, sud-est Sulawesi, tessuto in fili metallici e indossato per i matrimoni.

Questi tessuti, mischiati al lino, al cotone, alla seta, al tulle, e ai tessuti naturali e stampati con i motivi dei Batik, quasi a confondersi, rendono la collezione originale, come nel capospalla (foto allegata), che si ispira al Costruttivismo russo, o ancora nel cappottino britannico Husky, nato negli anni Sessanta, contaminato dal tessuto Batik plastificato e trapuntato, per adattarsi perfettamente al suo nuovo habitat.  E infine il Batik intagliato e ibridato con tessuti presi in prestito dalla sartoria maschile sulla modellatura della Norfolk Jacket da caccia di fine Ottocento, oppure il tessuto indonesiano, manipolato e camuffato, che diventa l’inaspettato protagonista della tuta 80s da nightlife metropolitana.

Sarà quindi evidente che il nostro tuffo nella Memorabilia della Moda, con l’intento di ricercare nuove vie alla contaminazione culturale, è riuscito a trasformare un guardaroba tipicamente occidentale o orientale, dipende dal punto privilegiato di osservazione, in un nuovo guardaroba vivo, attuale e, per di più, nel quale due culture, apparentemente distanti, sono invece riuscite a contaminarsi e rigenerarsi reciprocamente.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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