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Guccifest – la nuova collezione di Alessandro Michele lunga come un film il primo episodio At Home

 
L’oscurità mi ha permesso di vedere altre cose” tra cui quelle “lucciole che Pier Paolo Pasolini credeva scomparse ma che ci sono: io in un momento di buio ne ho viste tante”: così Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, spiega come è nato il Guccifest, la settimana di appuntamenti online – dal 16 al 22 novembre – in cui viene presentato Ouverture of something that never ended, il film in sette episodi – girato a Roma insieme a Gus Van Sant – che racchiude la nuova collezione.

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Ecopelle, adesso si produce con mele, ananas e funghi la nuova frontiera della pelle sostenibile

 

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McDonald’s Japan lancia i rice burgers il riso al posto del classico panino

McDonald’s Japan lancia nuovamente i rice burger, hamburger classici dove la differenza sta nella sostituire il classico panino con due “polpette” di riso. 

In Oriente si preferisce il riso al pane, e McDonald’s ha quindi deciso di modificare il proprio hamburger. Un tentativo già fatto  con un buon successo di pubblico, ed è per questo che la catena americana ha pensato ad un ritorno dei rice burger. La novità più attesa è decisamente il Double Cheeseburger , che nella versione al “riso” diventa Gohan Dabuchi, dove gohan significa riso e Dabuchi è il soprannome giapponese per il Double Cheeseburger.

I nuovi panini di riso saranno in vendita in edizione limitata, solo fino a metà novembre, nel menu serale,  a 3,70 dollari l’uno (390 JPY) e nel menu a 6,50 dollari americani (690 JPY).

 

    “Maestro d’Arte e Mestiere” – il premio ricevuto da Dolce e Gabbana

    Riesce ancora a far parlare di sé l’Alta Moda di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Il motivo è il meritatissimo premio MAM ovvero Maestro d’Arte e Mestiere donato questa settimana al duo creativo nella categoria Sostenitori dei Mestieri d’Arte nella sezione “Imprese per i Mestieri d’Arte”.

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    Balenciaga – l’imperatore del lusso degli anni ’60 “il maestro di tutti noi” come lo chiamava Dior

     

    Di Cristóbal Balenciaga i posteri hanno detto molto, soprattutto che ha trasformato l’haute couture in arte. Ma qualcuno più autorevole di noi, e di qualsiasi critico di moda, disse di lui “è il maestro di tutti noi”, l’architetto dell’haute couture”. E anche: “l’unico vero couturier, in fondo, era lui, gli altri sono solo fashion designer”. Sono parole che pronunciarono, rispettivamente, Christian Dior, Hubert de Givenchy e Coco Chanel, che insieme a molti altri stilisti del passato e del presente hanno fatto dell’ammirazione per Balenciaga un vero e proprio culto e una fonte di ispirazione. Ma chi era Cristóbal Balenciaga, il capostipite degli stilisti-personaggio, fondatore della maison Balenciaga?
    La storia di Cristóbal Balenciaga
    Abito da sera in lamé (1966)

    Cristóbal lavora intensamente e intanto riesce a tenere nascosta la relazione con il modista franco-russo Vladzio Jaworowski d’Attainville. Ufficialmente, Vladzio è solo un collaboratore, e poi un socio. Nella realtà è il grande amore della sua vita, il suo ispiratore, ed è un valido supporto al successo della maison. Nel 1945 il nome di Balenciaga è famoso in tutto il mondo e incarna il lusso del lusso. Di lui si dice che quando una donna è ricca veste Dior, se diventa ricchissima deve vestire Balenciaga. Nel suo laboratorio si formano apprendisti di lusso come Oscar de la Renta, Emanuel Ungaro, Mila Schön e Hubert de Givenchy e lui non accetterà mai di disegnare linee prêt-à-porter: “non prostituirò il mio talento”, risponde sdegnato a chi glielo chiede. La leggendaria giornalista di moda Diana Vreelandracconterà nei suoi articoli di aver visto gente che cade letteralmente in deliquio alle sue sfilate e che lei stessa deve controllarsi per non cedere all’entusiasmo. Il 1948 è l’anno più terribile per Cristóbal Balenciaga. Il suo adorato Vladzio Jaworowski d’Attainville muore e lui cade in depressione. Vuole chiudere tutto e ritirarsi, ma poi si fa forza e va avanti. Gli rimane praticamente fedele per tutto il resto della vita, intrattenendo da quel momento solo relazioni senza importanza.

    Al contrario di quanto temeva, la sua inventiva non si spegne e continua a produrre capolavori che sottolineano la figura femminile in modi inediti. È lui il primo a ignorare il punto vita e a disegnare le camicie blusa, gli abiti tunica, i cappotti e i vestiti a uovo. La gente che conta veste solo da lui, come la Countess von Bismarck, influencer dell’epoca. E poi Wallis Simpson, Grace Kelly, Jackie Kennedy, Helena Rubinstein, Greta Garbo. Nel 1960 vive due eventi importanti: riceve la Légion d’honneur per i servizi resi all’industria francese della moda e disegna l’abito da sposa di Fabiola per le nozze col principe Baldovino I del Belgio. Quando nel 1968 decide di chiudere i suoi atelier ha 74 anni ed è ricchissimo, ha investito bene anche nel mercato immobiliare a Parigi e in Spagna, nei quartieri più prestigiosi. Vuole tornare alla sua terra d’origine, che non ha mai dimenticato, ed è lì che il 23 marzo 1972 si ricongiunge al suo Vladzio, che non ha mai smesso di amare. Women’s Wear Daily, la rivista di moda più famosa dell’epoca titola “il re è morto”. Il suo nome e il suo stile verranno recuperati nel 1986 e riportati allo splendore che il suo ricordo merita. E che oggi è affidato a Demna Gvasalia.

     

    Green Carpet Fashion Awards: artigiani italiani vincono il GCFA Art of Craftmanship Award il ringraziamento di Giuseppe Conte

    Green Carpet Fashion Awards quest’anno, alla loro quarta edizione, sono stati svolti in formato digitale e tutto l’evento, trasmesso durante la Shanghai Fashion Week il 10 ottobre 2020, è stato girato presso il Teatro alla Scala trasformato per l’occasione in una sorta di foresta incantata.

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    Piper Sandler: come spendono e cosa acquistano i teenager USA

    Dal 40° rapporto semestrale ‘Taking Stock with Teens’ realizzato da Piper Sandler, banca di investimento con sede in Minnesota, in America gli adolescenti spendono meno in borse mentre è in aumento la domanda di capi d’abbigliamento usati. Questo è quanto emerso dalla ricerca effettuata tra il 19 agosto e il 22 settembre su un campione di 9.800 adolescenti, di età inferiore ai 16 anni, provenienti da 48 Stati. Nel 2020, la spesa dichiarata ha raggiunto i livelli più bassi degli ultimi due decenni, e l’attuale pandemia ha influito molto sul modo di acquisto di adolescenti e non.

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    LOVE di Cartier: la storia del bracciale diventato icona

    La leggenda vuole che in certi ospedali di New York ci siano riposti nei cassetti i micro cacciaviti dorati necessari ad aprirlo, qualora arrivi un paziente in emergenza che ne indossi uno. Il Love di Cartier, bracciale amatissimo, è ancora oggi una delle creazioni di maggior successo della Maison francese d’haute joaillerie. Nato nel 1969, non all’interno del dorato atelier parigino, ma in un laboratorio di gioielleria Cartier di New York, è stato, al momento del lancio, una vera rivoluzione all’interno del panorama dei preziosi.

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    Valentino: “visto da una prospettiva diversa” sfila a Milano

     

    Una fabbrica dismessa e invasa di fiori,  66 persone prese dalla strada, ognuna con la propria fisicità e individualità per il romanticismo radicale di Valentino, che sfila per la prima volta a Milano anziché a Parigi. Una scelta dettata dal Covid ma che per Pierpaolo Piccioli ha significato anche “l’opportunità per far vedere Valentino da una prospettiva diversa”.

    Se Valentino è un marchio noto nell’immaginario collettivo, come “un paesaggio collettivo che tutti conoscono, il mio lavoro come designer” – riflette Piccioli – “è mostrarlo dal mio punto di vista, mantenere i suoi codici dando loro un nuovo significato. Ho voluto lavorare con persone che rappresentano il mondo, scelte attraverso uno street casting, per raccontare cosa significa il romanticismo oggi”.

    E non si parla tanto di estetica, quanto di “individualità e libertà di espressione, di un approccio alla vita emozionale e non oggettivo”. Un nuovo romanticismo libero e personale che si appropria dei codici espressivi della maison per proporli in modo nuovo. Per capire il lavoro di risignificazione – parola che torna più volte sulla bocca di Piccioli – basta pensare alla prima uscita della sfilata: il classico little black dress che diventa un super mini short dress, dove gli short sono mini tutina. E poi i fiori: il lavoro è partito dall’indimenticabile abito giallo di Anjelica Huston ed è arrivato ai vestiti da sera ampi e leggerissimi e alle bluse portate con il jeans 5 tasche, un modello Levis fuori produzione che Piccioli ha voluto riproporre per lui e per lei. Sempre con il classico pantalone denim sono portate le nuove Stud dalle borchie ingrandite e le camicie con ruches e volant da alta moda, proposte in toni che vanno dall’avorio all’ebano, per abbinarsi a qualsiasi colore della pelle.

    Volevo raccontare un Valentino nuovo e più inclusivo che abbraccia un’idea di libertà senza frontiere di genere, sesso e razza perché questo è il mondo oggi e io lo voglio raccontare”. Per questo, a chi gli chiede chi siano le persone scelte tra Parigi, Londra e Milano, Piccioli risponde che le loro sono “storie personali, come le nostre, non volevo caselle da riempire, inclusività è trattare le persone come persone e non come piccole caste”. 
    Abiti quasi onirici nel finale, veli di chiffon colorato, con volants, ruches e strascichi che al loro passaggio alzano la polvere depositata dal tempo nell’ex fonderia Macchi, alla Bovisa, periferia nord di Milano, mentre Labrinth, artista britannico, con la sua voce accompagna in modo struggente la foto di una generazione stretta tra forza e fragilità. Se Milano “è stata l’opportunità di valorizzare questo cambio di prospettiva, per il futuro non so cosa faremo, non ci interessa pianificare ma reagire a modo nostro e in maniera autentica a ciò che succede, forse l’unico modo” – conclude Piccioli – “per affrontare questi momenti”.

    La Crusca contro l’epidemia delle parole inglesi “l’italiano è bello”

    Il nostro potere è solo di persuasione, ma ciò non ci esime da richiamare tutti a un dovere di sobrietà nell’uso della lingua, che va innanzitutto rispettata. Dobbiamo avere fiducia nella nostra lingua italiana, nella sua bellezza, nella sua chiarezza, nella sua limpidezza. Ecco perchè va fermata l’imbarazzante epidemia di parole straniere, quasi tutte inglesi, che ci sommerge. Spesso dietro il ricorso a una parola inglese si nasconde il nulla. Bisogna imparare a usare sempre il corrispettivo italiano se questo esiste nel nostro vocabolario”. Queste le parole del professore Claudio Marazzini, rieletto, da poco, per il terzo mandato,  presidente dell’Accademia della Crusca deprecando “l’inutile ricorso” ai forestierismi, ormai tutti anglismi.

    Le polemiche sulla lingua sono sempre esistite e sempre esisteranno – spiega il linguista – perchè la lingua si evolve con la società. In questo scenario l’azione dell’Accademia della Crusca avviene con equilibrio ma non con atteggiamento rinunciatario. Non va fatta una battaglia indifferenziata contro le parole straniere, perchè sarebbe non solo perdente ma inutile. Non ci dimenticheremo di prendere posizione in maniera ferma ogni qual volta la lingua italiana sia aggredita o privata dei suoi diritti.”

    Così per l’ultimo arrivato il recovery fund; essendo un termine inventato in sede europea è stato fatto ricorso all’uso dell’inglese, “ma quando si parla di questo argomento in Italia, per far comprendere agli italiani di cosa si sta parlando, si impieghi un’espressione in lingua italiana del tipo piano per la ripartenza o piano per la ricostuzione”, spiega Marazzini.

    Così al posto di meeting usiamo riunione, non facciamo tutti gli esperti di food ma di cibo, non parliamo di audience ma di pubblico, non siamo tutti alle prese con il fare business ma con il fare affari e non lavoriamo in team ma facciamo lavoro di squadra. Qual è il problema nell’usare i corrispettivi della nostra lingua? Ci sono, sono belli e quindi usiamoli

    Sfilate reali in Via Tortona e negozi virtuali la rivoluzione digitale di Velvet Media al White Milano

    L’azienda veneta di marketing e vendita online scelta per sviluppare digitalmente il più grande salone italiano dedicato a designer e stilisti di moda. Se ne occupa la divisione Velvet Fashion: “Per la prima volta spazi fisici e virtuali si fondono, il fashion entra nell’era phygital”.

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    Rossetto: con la mascherina non si usa più la cosmesi perde l’11,6%

     
    Se nelle crisi finanziarie del passato comprare un rossetto o un profumo era una forma accessibile di auto gratificazione, oggi l’uso della mascherina e la riduzione drastica della socialità hanno portato a una forte contrazione nelle vendite dei cosmetici, mentre ha registrato un’accelerazione il comparto dell’igiene personale, comprendente gel e disinfettanti e quello dello skincare, che ha visto le consumatrici più attente ai trattamenti da fare a casa propria. E non a caso a fine 2020 si stima per la cosmesi italiana un calo del fatturato globale pari all’11,6% rispetto all’anno precedente.

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    Armine Harutyunyan: la modella di Gucci che non rispetta i canoni di bellezza

    La modella diventata vittima di body shaming sui social si racconta a Repubblica: “Meglio essere diversi che omologati al resto, anche se non tutti ti capiranno. Le persone sono spaventate da tutto ciò che è diverso, non posso vietare loro di parlare ma posso ignorarle”

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    Taiwan: Want Show As Young, fashion influencer over 60

    Hsu Hsiu-e e Chang Wan-ji sono i taiwanesi più famosi delle ultime settimane. L’account Instagram della coppia di sposi ha raggiunto in pochi giorni quota 497mila follower pubblicando appena 21 post. I due neo-influencer non vivono però in una dimora metropolitana ma in un assonnato quartiere di una città centrale dell’isola e, soprattutto, hanno qualche anno in più rispetto alle consuete star del web. Hsu Hsiu-e ha compiuto 84 anni e Chang Wan-ji 83, il loro successo è arrivato in tarda età grazie al nipote Reef Chang che ha scelto di movimentargli la vita rendendoli dei modelli sui generis. Da circa 70 anni, la coppia si dedica quotidianamente alla propria lavanderia mettendo da parte gli abiti che talvolta i clienti dimenticano di ritirare.

    La loro attività non è sempre impegnativa. Si assopivano in negozio e non erano allegri quindi ho pensato, dato che la nostra famiglia ha tutti questi abiti, di ricordare ai clienti di ritirarli e, allo stesso tempo, rammentare ai miei nonni che la vita può essere grandiosa anche se si è anziani”, ha dichiarato alla Bbc Reef Chang, ideatore del profilo in ascesa ‘WantShowAsYoung’. “Non avrei mai pensato che alla mia età così tante persone avrebbero voluto guardare foto di me”, gli ha fatto eco la nonna, protagonista di scatti che sembrano rubati dai fashion magazine indipendenti grazie a uno styling contemporaneo e all’ironia della coppia.

    Wan-ji, ha iniziato ad occuparsi di pulitura a secco a 14 anni per aiutare i suoi genitori e afferma che le persone hanno iniziato a dimenticare di ritirare i propri indumenti negli ultimi anni, a causa del basso costo dei vestiti. “In passato l’abbigliamento era molto costoso, si poteva addirittura dare in pegno in caso di necessità economica”. C’è poi chi dimentica in lavanderia abiti appartenenti a parenti defunti, chi si trasferisce altrove e non passa a ritirarli mai più. La coppia ha donato centinaia di abiti, ma ne possiede ancora alcune centinaia, usati proprio per gli scatti sul social network.

    Per ora la pensione è fuori discussione, in futuro Wan-ji is ipotizza la possibilità di creare una collezione di abiti second hand. Molti dei commenti che affollano l’account ringraziano la coppia per aver dato un’immagine diversa della terza età e, soprattutto, per aver ricordato di passare in tintoria.

     

    articolo via pambianconews.com

    Dior sfila a Lecce omaggiando il Salento

     
     

    È un omaggio al Salento e al Sud d’Italia, o al “Sud del Mondo” come dice emozionato salutando il pubblico Giuliano Sangiorgi leader dei Negramaro, dopo aver cantato Meraviglioso, che ha chiuso la sfilata di questa sera a piazza Duomo, a Lecce, di una delle più prestigiose maison francesi, la Christian Dior, in scena con la sua nuova collezione Cruise, disegnata dalla direttrice creativa Maria Grazia Chiuri. 

    La scenografia spettacolare di luminarie da festa di paese, tipiche delle sagre in Puglia, realizzata da Marinella Senatore, nascondeva la piazza barocca con le sue luci, riunite talvolta a formare frasi ad effetto, come “Remember the first time you saw your name” (Ricorda la prima volta che hai visto il tuo nome). Ma ciò non impediva di capire dove ci si trovava, già dalla prima scena: sulle note della pizzica dell’Orchestra della Notte della Taranta diretta da Paolo Buonvino, sono apparsi i danzatori popolari salentini di L-E-V Sharon Eyal /Gai Behar, tra i quali hanno sfilato 45 abiti indossati da altrettante modelle in uno strano ma riuscito miscuglio.

    via ANSA

    Valentino sfila in digitale a Roma

     
    Pierpaolo Piccioli ha portato l’alta moda di Valentino a Roma. Più precisamente nello Studio 10, il gigantesco studio di registrazione del sonoro a Cinecittà, per meglio catturare lo splendore e i volumi di una collezione e di un momento molto particolari.

     

    Of Grace and Light, Pierpaolo Piccioli In Dialogue With Nick Knight”, è stato un evento quasi magico, una proiezione digitale in un’ambientazione soffusa dove da padrone la facevano gli abiti spettacolari. 
     
    Nel pre-show, la cinepresa ha vagato attraverso i numerosi edifici degli studios romani, costellati di teste giganti di imperatori romani, templi incombenti, enormi aquile e falsi palazzi imperiali.

    Prima dell’inizio, una carrellata, ha condotti gli spettatori alla famosa porta d’ingresso degli studi, evocando nelle loro menti i fantasmi dei grandi registi che hanno lavorato lì come Fellini, Rossellini, Visconti, Leone, Coppola e Scorsese. Si potevano persino riconoscere elementi decorativi del Casanova di Fellini, o set della serie TV Roma.
     
    Knight e Piccioli avevano dato un assaggio dell’evento due settimane fa, con un video di appena un minuto mostrato durante il debutto online della stagione di Haute Couture parigina. Immagini di enormi frammenti di tessuto fatti ondulare da venti leggeri proprio come un “sogno ad occhi aperti2 come riporta la dicitura dell’invito a questo nuova collezione.

     
    Nel corso della storia, i momenti di cambiamento o di ripartenza mettono immancabilmente al centro i valori umani. L’umanesimo è il seme della rinascita. Questo è uno di quei momenti. Concentrarsi sulla moda come attività profondamente umana di dare forma alla materia attraverso le mani, modellando creazioni che il corpo abita e a cui dà vita”, ha affermato la maison.
     
    Enormi abiti a fiore o crinoline giganti, sui quali Knight ha proiettato immagini di formazioni rocciose o immensi petali. Partendo da una tecnica che aveva usato con grande efficacia in un progetto insieme a John Galliano per Maison Margiela nella Serpentine Gallery di Londra.
     
    I vestiti sembrano trasformarsi in enormi fiori, mentre altri abiti giganteschi sembrano diventare stalattiti. 

    Non è la prima volta che Valentino mostra modelle su un trapezio nella Città Eterna, basti ricordare il gala d’addio di Valentino Garavani davanti al Colosseo una decina di anni fa.
     
    Come ogni casa di moda sartoriale d’Europa, anche Valentino ha sfilato solo online, così come ha fatto Dior con un grande evento in Puglia.


    Percussioni giapponesi mescolate a carillon e musica da operetta contornavano modelle nere che apparivano indossando monumentali abiti bianchi, vestiti di seta plissettata da reverenda madre o enormi nuvole di tulle. Abiti da sera con spalle a sbuffo, braccia coperte con guanti argento metallizzato, abiti imponenti che sembrano scivolare nell’etere.

    La bellezza romana Maria Carla Boscono compare in scena, poco prima di un’altra favolosa creazione – un abito da uccello del paradiso in piume di marabù.

    Non vogliamo essere subito già così senza sogni, recita lo slogan del mini-film, una frase del poeta e regista Pierpaolo Pasolini.
     
    Nel finale tutte le 15 modelle hanno posato in quella che sembrava una gigantesca natura morta, mentre PPP usciva a salutare ricevendo una manciata di applausi da parte del piccolo pubblico di amici, familiari e collaboratori di Valentino.
     
    La mia più profonda gratitudine va alla grazia e alla luce degli umani che hanno lavorato così duramente a questa collezione. Se devo pensare a un futuro, all’opportunità che abbiamo per costruire qualcosa di nuovo, posso solo sperare che sarà modellato dalle mani e dai cuori e con la stessa passione di quegli umani che posso chiamare la mia gente”, ha dichiarato il sarto romano.

     

     

    fonte fashionmag

    EPILOGUE la 12 ore di Gucci fa il pieno di visualizzazioni

    Gucci fa il pieno di visualizzazioni sui social, arrivando a registrare il proprio record. Venerdì 17 luglio, e quindi durante l’ultimo giorno della Milano digital fashion week (14-17 luglio),  il brand del gruppo Kering ha presentato la collezione ‘Epilogue’ tramite una diretta streaming che ha totalizzato oltre 35 milioni di visualizzazioni (35.220.349), diventando l’evento digitale Gucci con più visualizzazioni di sempre, come specificato dalla maison.

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    Postalmarket: riapre entro l’anno

     

    Si può considerare il papà di Amazon, la vendita per corrispondenza d’eccellenza che si faceva sfogliando un pesantissimo catalogo pieno di pagine a colori. Un’avventura solidificatasi nel mito del benessere e di un consumismo non ancora sfrenato, che chiuse i battenti a causa di una serie di controversie legali ed amministrative. Postalmarket tornerà entro Natale in versione digitale e, per gli abbonati, anche in cartaceo ma con dimensione ridotte e meno ingombrati.

    A riportare in vita questo mito degli ’70 ed ’80  è Stefano Bortolussi, imprenditore friulano, che si era interessato all’impresa nel 2004 occupandosi dell’aspetto del marketing. Già allora però l’azienda era in fase di declino, ben diversa dal colosso che Anna Bonomi Bolchini aveva costruito a partire dal 1959 ispirata dal modello statunitense di vendita per catalogo. Infatti, nemmeno quella volta l’iniziativa andò a buon segno fino a quando si arrivo al fallimento nel 2015 della Postalmarket.

    Dopo diversi anni Bertolussi ha rilevato il marchio e si è messo alla ricerca di un partner tecnologico, trovato in Francesco D’Avella, titolare della piattaforma di e-commerce Storeden, ai vertici in Italia nel suo settore. Insieme hanno costituito la Postalmarket Srl e contano in breve tempo di trovare un investitore di start-up.

    Abbiamo un sogno ambizioso” – spiega Bortolussi – “proviamo a realizzarlo: vogliamo diventare l’Amazon italiano. C’è molto lavoro da fare“. La tenacia però non manca e nemmeno le idee: “Il nostro modello di business è differente dal precedente ma contiamo anche in un remake del catalogo. Sono milioni le persone che si ricordano di Postalmarket e dunque che sono nostri potenziali clienti”.

     

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