Elisabetta II: 67 anni fa la cerimonia “terribile” dell’incoronazione

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Tradizioni a confronto:Antico segno del cavallo

Giugno

Italia-Cina: due Tradizioni a confronto

 sono stato creato per servire

 

 

 

“Il caleidoscopio della mente. Irradio la luce, il colore e il moto perpetuo. Penso, vedo, sono mosso da fluido elettrico. Costante solo nella mia incostanza. Non sono inceppato da vincoli mondani né oppresso da mete vincolanti. Corro sfrenatamente sui sentieri vergini. Il mio spirito è invitto, la mia anima eternamente libera. Io sono il Cavallo”. Nella tradizione Orientale, il mese di giugno è simboleggiato da un animale elegante e fiero, pronto a correre libero. Il Cavallo è portatore di continue novità e ampia vastità di comunicazione e non a caso nella tradizione Occidentale corrisponde al segno zodiacale dei Gemelli. Le caratteristiche di versatilità e agilità mentali si riscontrano anche nella tradizione dell’antica Grecia che identifica Hermes nel Dio del commercio e rappresenta anche l’eloquenza e i ladri ed era raffigurato con le ali ai piedi.

 

Nei popoli mediterranei il cavallo richiama la sessualità ed è simbolo di fertilità mentre nell’antica Roma i cavalli che erano destinati alla guerra erano consacrati al Dio Marte perché proteggesse la popolazione da devastazioni e flagelli. Nella tradizione Orientale, c’è il Cavallo- drago, e il Cavallo saggio. Il primo ha coda di un pesce e il manto è caratterizzato da sfumature argentee ed è alato. Emette dalle narici fulmini perché vengano inceneriti gli uomini ingiusti. L’altro insegna all’uomo quale sia la via migliore da percorrere per ottenere l’immortalità e appare solo nel sogno. Il suo arrivo è preceduto da un intenso profumo di rose. Una curiosità: il cavallo non era conosciuto, perché assente come esemplare in natura, nel Continente americano e in quello oceanico. Furono infatti importati dagli Europei durante i loro lunghi viaggi esplorativi e di conquista.

 

 

 

 om   Enrico Paniccia

 

 

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Pedofilia o del Mysterium Iniquitatis

Reato contro l’Umanità
perseguibile ad “Ira Divina” senza condizioni

Raffaele Panico

                                                                             Preambolo e Premessa

Il mistero dell’iniquità è un’idea tremenda anche al solo pensiero. È oscurità totale assoluta senza via d’uscita. Pensiamo solo ad accostare un concetto di questo male assoluto, che diviene esperienza e non solo un’idea malefica, come se da un romanzo di Edgard Allan Poe, durante la lettura in una tetra sera d’inverno sotto il tetto tempestato dalla pioggia battente, apparisse concreto l’abominio descritto nelle pagine di un libro. Esperienza, non solo idea malefica, per intenderci, è un concetto terrificante di fatto, di cronaca in corso o avvenuto che, pur si deve trattare per informare che l’abominio esiste, non è tetra immaginazione.

Madeleine McCann, Pedofilia, Mysterium Iniquitatis

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Giovanni Pastorelli, un eroe italiano dimenticato, nato nel Nizzardo 1859

Giovanni Pastorelli, Colonnello italiano caduto nei pressi di Tripoli durante la “Piccola guerra” 1911

Raffaele Panico

Per Piccola Guerra nell’Italia dei primi anni Venti del XX secolo si intendeva il conflitto italo-turco; oggi pochi ricordano, dopo la tragica ascesa al potere del fascismo e l’ingloriosa nefasta inutile entrata nella seconda guerra mondiale. La gloriosa guerra contro l’impero Ottomano del 1911 conclusa felicemente con la Pace di Losanna del 1912 era appunto la Piccola Guerra. Il Regno d’Italia dopo la Piccola Guerra a breve giro si trovava il 24 maggio del 1915 a schierarsi con La Francia, la Russia e l’Inghilterra nel conflitto già in corso d’opera, di fatto la IV guerra d’Indipendenza, detta Grande guerra.

Giovanni Pastorelli, “colonnello di origine brigasca, all’epoca La Brigue era italiana” era nato a Nizza da una famiglia brigasca, il 29 marzo 1859, poco prima del passaggio di gran parte del Nizzardo alla Francia, a seguito degli accordi di Plombièrers tra Cavour e Napoleone III. Col Trattato di Parigi del 1947 anche Briga e Tenda passarono alla Francia. Pastorelli prese parte alla guerra italo-turca in Libia e cadeva nella battaglia di Ain Zara, a 10 km da Tripolo il 6 dicembre 1911. Si era arruolato nel Regio Esercito italiano e prese il grado di colonnello. Nel suo paese d’origine gli venne dedicato un monumento. Nel 1947 a seguito del Trattato di Parigi il comune passavo alla Francia, con la clausola “optanti”, finiva per essere francesizzato con gli abitanti rimasti del municipio.

Giovanni Pastorelli, colonnello regio esercito, "Piccola guerra del 1911", guerra italo-turca, Ain Zara, Briga

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Il Turismo in Italia ….Vs. Covid-19
_______ # in webinar da Roma Tre

IL TURISMO IN ITALIA  … Ante e Post Covid-19 
RIFLESSIONI di ROBERTO NECCI 

IN COLLEGAMENTO WEBINAR DALLA UNIVERSITA’ DI ROMA TRE 
mercoledì 4 giugno   – h .16,00

a seguire, sul nostro web, la pubblicazione del COMUNICATO STAMPA  di 
 INVESTHOTEL CAPITAL PARTNERS :
UNA RISPOSTA ALLA CRISI DEL COMPARTO ALBERGHIERO

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La Legge non è uguale per tutti

“La legge è uguale per tutti” è solo una tavoletta sumerica
lasciata alle spalle nella prossemica delle aule

Torquato Cardilli

Il primo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione stabilisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali».
Questo principio di uguaglianza assoluta non è un’innovazione italiana, ma trova le sue radici nelle prime enunciazioni politiche dell’antica Grecia fino ai più importanti documenti del XVIII secolo (Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti del 1776; Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino francese del 1789, riassunta nel rivoluzionario grido “libertè, egalitè, fraternitè) e poi ripreso con varie modulazioni da tutte le costituzioni europee.

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Colloquio ad ampio raggio con Federico Zanon Vicepresidente ENPAP

ENPAM: INIZIATIVE, OBIETTIVI, PROGRAMMI & STRATEGIE 

a cura di Raffaele Panico 

Prima di riportare l’intervista a Federico Zanon, in sintesi, ecco cos’è l’ENPAP. L’Ente Nazionale Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi è una fondazione di diritto privato che attua tutele previdenziali e assistenziali in favore degli psicologi che esercitano la loro attività come liberi professionisti. L’obbiettivo principale è quello di proteggere e far fruttare i risparmi degli Psicologi per dar loro una pensione futura. Questo punto l’ENPAP lo porta avanti attraverso una gestione del bilancio e degli investimenti molto accurata, che giunge a risultati concreti. Per esempio? Far fronte alle attuali oscillazioni del mercato grazie a una visione di lungo periodo che rendiconta tutto il target del 2020, già a fine febbraio. Praticamente, come se una famiglia avesse guadagnato già a febbraio tutto ciò che le occorre per l’intero anno.

Il “welfare – stato di benessere” nel suo insieme, l’ENPAP lo considera anche come una scelta etica intimamente collegata. Ovvero, l’Ente vuole facilitare la vita privata e professionale degli iscritti, al fine di trovare serenità e maggiore autonomia di scelte libere, affrancate dalle incertezze varie, per dedicarsi interamente alla professione, versare contributi per la pensione e, come ci si prefiggeva solo alcuni anni o pochi lustri fa, ottenere attraverso il lavoro la crescita nei sensi e nei termini della felicità del singolo, della famiglia e della società a cui si appartiene.

ENPAP, scuola, tutela diritti, Zanon Federico, psicologi, formazione, previdenza, previsioni, emergenza covid-19, Vicepresidente ENPAP

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Riparte la Ristorazione a Roma ?
intervista all’Osteria di Poldo e Gianna

“Post 18 Maggio” – 9 Domande all’OSTERIA “DA POLDO E GIANNA”,
a Roma in Vicolo Rosini…. a due passi dal Parlamento 

note ed intervista a cura di GIAN PAOLO MENEGHINI 

“Da Poldo e Gianna” è una tipica Osteria Romana aperta nel 2016, ma con proprie profonde radici che affondano in un lontano passato, quando per  circa 30 anni – come ricorda Leopoldo –  i suoi nonni Poldo e Gianna si destreggiavano, rispettivamente, tra i tavoli ed i fornelli, tra la sala e la cucina. 
# Inizia, con questo intervento, una “Mini-Inkiesta” della Consul Press sulla riapertura di alcuni Ristoranti (…e non solo) a Roma ed altrove, per ascoltare la voce di Coloro che continuano a lavorare ed operare sul campo. 

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GIORNOXGIORNO 1 Giugno 2020 San Giustino

I Giugno

RAFFAELLO

Riapre il 2 giugno la mostra 1520-1483 RAFFAELLO alle Scuderie del Quirinale.  Dal 2 giugno al 30 agosto 2020 le Scuderie del Quirinale apriranno al pubblico dal lunedì alla domenica dalle 09.00 alle 22.00; ultimo ingresso alle 20.30. 
Potranno accedere alla mostra 6 persone ogni 5 minuti a partire dalle ore 09.00.

Raffaello, Pantheon, Scuderie del Quirinale

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GIORNOXGIORNO 31 Maggio 2020 Pentecoste

XXXI Maggio

Pentecoste

Cade nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua (da cui il nome), di domenica, è una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua.

Nella Solennità di Pentecoste si celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo.

Con la Pasqua e il Natale costituisce una delle feste più importanti del calendario liturgico, e segna l’avvio della chiamata missionaria della Chiesa.

E’ festeggiata con particolare rilevanza in Germania, Austria, Spagna, Svizzera, Belgio, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo e in tutto l’Alto Adige.

GIORNOXGIORNO 29 Maggio 2020 San Massimino Vescovo

XXIX Maggio

PANE E LAVORO

Gli “AIUTI D’AMERICA” indicati nel timbro postale sono quelli dell’ERP European Recovery Program, conosciuto come Piano Marshall. 
Il Piano fu annunciato, il 5 giugno 1947, all’Università di Harvard, dal segretario di Stato statunitense George Marshall, già generale Capo di Stato maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, durante tutta la seconda guerra mondiale.

Napoli, ERP, Marshall

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Tradizioni a confronto:L’elemento Acqua nel Serpente

Maggio

Italia-Cina: due Tradizioni a confronto 

Il Serpente animale d'(Acqua)

 

 

Il Serpente. L’Elemento che lo caratterizzerà è l’Acqua, e sarà in primo piano tutto ciò che riguarda gli affari più importanti. Dalla politica al commercio, dalla diplomazia alle arti, in primo piano spiccherà l’esigenza di equilibrare gli eccessi di ogni genere, anche a costo di pagare un prezzo molto salato. L’espiazione spirituale si confonde con l’estremo bisogno di materialità e godimento della vita, in ogni senso. Difficile dunque trovare un compromesso che possa aiutare a gestire energie così contrastanti e a tratti inquietanti che destabilizzano. Il Serpente, infatti, si infila sinuosamente ma se il primo tentativo pacifico fallisce, non si arrende e dichiara apertamente guerra.

Le Acque profonde nelle quali nuotano sia il Serpente sia lo Scorpione ci mostrano le similitudini che intercorrono in quest’anno: per l’astrologia occidentale l’attuale transito di Saturno in Scorpione è indice di un anno di scioglimento dei nodi e pagamento dei debiti. L’economia mondiale si sposta dal virtuale al reale, poiché Saturno rappresenta la materia, i possedimenti, le risorse primarie e il denaro. Si richiederanno però decisioni e seppure possa apparire tutto fermo, in sostanza meglio attendersi cambiamenti repentini e devastanti. In ultimo ma non per ultimo, la moda sarà più fluida e raffinata e ci sarà un                                                                                                                    risveglio delle arti sceniche.

 

 

om   Enrico Paniccia

oroscopo cinese, astrologia cinese, Serpente, astrologia, oroscopo

GIORNOXGIORNO 28 Maggio 2020 Sant’Emilio Martire

XXVIII MAGGIO

Dall’ERP al RF

L’ERP European Recovery Program è conosciuto comunemente come Piano Marshall.

Fu annunciato, il 5 giugno 1947, all’Università di Harvard, dal segretario di Stato statunitense George Marshall, già generale Capo di Stato maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, durante tutta la seconda guerra mondiale. 
Il Piano, con i miliardi messi a disposizione dagli Stati Uniti, finanziò la ricostruzione dell’Europa, distrutta da una guerra durata circa 6 anni. 

ERP, RF, Piano Marshall

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Il fantastico mondo del sushi

sushi, giappone

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Alessandro Michele: “Non sono un disertore, ma bisogna ripensare ai ritmi stagionali della moda”

 

Dal suo studio di Roma, l’enigmatico stilista si è rivolto a una ventina di giornalisti della stampa internazionale durante una teleconferenza organizzata lunedì 25 maggio.
 
Di recente, abbiamo dovuto affrontare tutti insieme un pericolo comune e totalmente inaspettato. Un periodo pieno di mistero. Ero confinato a Roma, nel mio appartamento. Ho avuto il tempo di concentrarmi sulle mie emozioni, sul mio lavoro, sulla mia creatività, il futuro di tutti e quello dei miei collaboratori in particolare. Ho potuto trascorrere del tempo sulla mia terrazza, circondato da piante e fiori… questo mi ha fatto capire qualcosa: oggi, voglio decostruire il formato della sfilata e le sue componenti emblematiche”, ha detto ai giornalisti che lo hanno ascoltato attraverso il software Converse.

La sua prossima collezione si chiamerà “Epilogo” (e “conterrà segni per un futuro prossimo”, dice il designer) e sarà presentata alla Milano Digital Fashion Week, il 17 luglio — dunque in formato digitale.
 
Ma dopo una tirata di 15 minuti (con traduzione inglese dal vivo) apertasi su una serie di domande e risposte, quando gli è stato chiesto se Gucci avesse pianificato di aderire al calendario ufficiale di settembre, organizzato dalla Camera della Moda, Alessandro Michele ha subito risposto senza equivoci. “Non sono un disertore. Voglio solo una cosa: condividere le mie idee… In autunno, speriamo di costruire un dialogo con il mondo. Però, dubito che il lancio di una nuova collezione ogni due mesi implichi un modo ragionevole di lavorare”, ha affermato: da qui a settembre, infatti, non ci sarebbe tempo per sviluppare la collezione.
Partendo dalla consapevolezza che rallentare potrebbe essere “ossigeno anche per i piccoli, perché il sistema permette di correre solo ai grandi”, ecco quindi che, per uscire dal ciclo ipertrofico delle sfilate resortwear, pre-fall e via dicendo, “non è una diserzione”, ribadisce il direttore creativo, “ma un invito”.
 
Dobbiamo costruire un nuovo sistema, in cui primavera e autunno potrebbero non essere separati… Quello che voglio è essere il più libero possibile. Vorrei che dopo ogni sfilata, tutti i prodotti fossero immediatamente disponibili nei negozi e che rimangano lì più a lungo”, ha detto, seduto su un divano nel suo laboratorio, in una villa rinascimentale sulle rive del Tevere.
 
Non ne ho parlato con altri brand, nella moda purtroppo non c’è grande dialogo, ma c’è rispetto reciproco; io ho detto ciò che farò, aspettandomi un’aggregazione virtuosa. Il mio obiettivo è iniziare una conversazione. Ognuno di noi deve costruire il suo nuovo calendario. Spero che si aprirà un dialogo per ripensare la stagionalità della moda e trovare nuove maniere di fare le cose. Stiamo riorganizzando il sistema in cui lavoriamo. Penso che il calendario ufficiale del prossimo settembre sarà soddisfacente. Lo penso e lo spero”.
 
Interpellato dopo il – sorprendente – annuncio di Gucci, il presidente della Camera della Moda, Carlo Capasa, ha accolto con favore la solidarietà di Alessandro Michele nei confronti della comunità della moda. “A mio avviso, la mentalità di Alessandro porta enormi benefici alla nostra comunità. Ha anche indicato che parteciperà alla nostra prima stagione digitale a luglio, il che è fantastico. Certo, in questo momento è impossibile sapere cosa ci riserverà il futuro. Alla Camera, vogliamo fornire ai designer una piattaforma ottimale perché possano dire la loro”, ha dichiarato.
 
Oltre a questo invito a riformare i calendari della moda, Alessandro Michele ha anche annunciato l’intenzione di chiamare in modo diverso le numerose collezioni accessorie e annesse — pre-collezioni, capsule, Cruise — sviluppate da Gucci. “Voglio dare nuovi nomi a queste collezioni, titoli ispirati alla musica classica, come sinfonie o madrigali. Come per aprire una finestra su nuovi orizzonti”, ha spiegato durante la teleconferenza. Da qui deriva il nome di “Epilogo” della sua prossima collezione (sorta di chiusura dell’ultimo show, dove Michele aveva portato a vista i preparativi di una sfilata), che sarà un racconto interpretato non da modelli, ma da ragazzi che lavorano con lui.
 
Certo, sotto la direzione artistica del designer italiano, il fatturato di Gucci è cresciuto in modo spettacolare, una crescita senza pari tra le case di lusso più importanti al mondo. Tuttavia, Alessandro Michele sembra determinato a ridurre drasticamente il numero di sfilate di Gucci. Qualsiasi cosa succeda.
 
Non faremo più cinque sfilate all’anno, ma solo due. Chiederemo ai più grandi talenti di questo mondo di collaborare per raccontare le nostre idee. Abbiamo bisogno di maggiore flessibilità. Sì, finora, ho presentato cinque sfilate di moda all’anno — perché sono iperproduttivo. Ma un giorno, tutto ciò finirà per sfinirmi. Le mie idee sono molto più forti quando mi prendo del tempo per svilupparle a casa”. E, a questo proposito, anticipa che sul sito del brand ci sarà uno spazio MX che ospiterà parte della collezione genderless.
 
Le tappe successive non sono calendarizzate a settembre perché “non posso fare una corsa per essere pronto” e quindi “saremo leggermente dopo”, si spera “in spazi reali” e comunque “non quando pare a me, perché questo è un sistema enorme”. Ed è a questo sistema che Michele dice: “Mi piacerebbe che tutti capissero che fare cinque show è impossibile”. Una posizione condivisa da un altro big come Giorgio Armani, che già a inizio pandemia aveva detto che avrebbe rallentato per tornare a dar valore alla creatività. Pensieri simili a quelli di Dries Van Noten e altri colleghi, che in una lettera aperta hanno toccato gli stessi concetti, poi sottolineati da una nota congiunta delle camere della moda inglese e americana. E ora, il colosso Gucci, che non intende uscire dal sistema, ma che ha deciso di rallentare.

Proprio “per costruire un futuro dove le cose abbiano più tempo nella Epilogo di luglio non ci saranno solo le novità”, ma anche le cose belle appese nei negozi, dove in passato restavano a malapena un paio di settimane. Basta dunque a “corse contro il tempo che schiacciano la creatività, basta aerei per inseguire show da un capo all’altro del pianeta, basta a termini che non corrispondono più all’oggi come Cruise o pre-Fall”.
 
Durante il lockdown, Alessandro Michele si è dedicato alla lettura di articoli sul crollo dell’Impero Romano dopo l’arrivo dei barbari, e sulla lunga restaurazione che ne seguì, che attraversò diversi secoli. Il nuovo standard per le sue presentazioni? Eventi multidisciplinari, che miscelino teatro, tecnologie digitali e le tradizionali sfilate in passerella. “Adoro le sfilate di moda. È una passione. È un format che voglio far diventare mio, ma anche rinfrescarlo, reinventarlo”.
 
Durante i suoi cinque anni alla guida di Gucci, Alessandro Michele ha ritenuto doveroso e fondamentale mettere in scena di spettacoli epici e d’avanguardia, ai quattro angoli del Vecchio Continente, dall’abbazia di Westminster all’antico cimitero romano di Arles, passando per le rovine di un tempio greco in Sicilia.
 
Quando un giornalista gli ha chiesto come intendeva intrattenere la sua clientela lungo tutto il corso dell’anno rinunciando a tre delle sue cinque sfilate di moda, lo stilista non si è lasciato smontare. “Il mondo della moda è un po’ come Woodstock. È aperto a un vasto pubblico. Tra coloro che ci seguono, molti non sono mai entrati in uno dei nostri negozi. Questo non impedisce loro di tenere attentamente d’occhio ciò che facciamo… Ho la possibilità di lavorare all’interno di un gruppo [Kering, ndr.] che mi lascia grande libertà per sviluppare nuove idee”.

Se l’esigenza di rallentare è stata sentita un po’ da tutti, “da qualche parte bisogna iniziare e non penso sia banale”, conclude Alessandro Michele, cosciente di essere alla guida creativa di uno dei marchi del lusso più influenti al mondo, “non fare più cinque show”.
 
Tutte queste idee, Michele le aveva già anticipate domenica seravia Instagram con una serie di pensieri intitolati “Appunti dal silenzio” nati dall’esigenza di “restituire giustizia al tempo creativo”. Abbastanza per rubare da soli la scena, perché la sua teleconferenza, per quanto eloquente, ha solo ripetuto la sua richiesta di una trasformazione dei ritmi stagionali della moda.
 
In una serie di testi dal tono poetico, lo stilista medita sulla fragilità del nostro destino creativo e deplora che il sistema della moda vada troppo lontano. “Abbiamo usurpato la natura, l’abbiamo addomesticata e ferita. Abbiamo incoraggiato Prometeo e seppellito Pan. Con così tanto orgoglio che abbiamo perso la nostra coesione con farfalle, fiori, alberi e radici. Con tanta avidità delirante che abbiamo rinunciato all’armonia e alla prudenza, ai nostri legami e al nostro senso di appartenenza. Abbiamo spazzato via la sacralità della vita, trascurando il fatto che anche noi siamo una specie animale. Alla fine della giornata, eravamo senza fiato”.
 
Il rischio maggiore per il nostro futuro: abdicare alla nostra responsabilità di dare vita a un cambiamento autentico e necessario. La nostra storia è disseminata di crisi che non ci hanno insegnato nulla… Oggi sento il bisogno di rinnovare un legame, di purificare l’essenziale sbarazzandomi del superfluo”.
 
Alessandro Michele conclude i suoi pensieri invocando una “nuova Epifania… Un nuovo percorso, lontano dalle scadenze che il settore ha integrato in sé e, soprattutto, lontano dal culto eccessivo della prestazione, che oggi non ha più ragione d’essere”.

Articolo di   versione italiana di Gianluca Bolelli, via FashionNetwork.com 

 

gucci, alessandro michele

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