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Lo smaltimento delle batterie al Litio

Le batterie al litio hanno reso possibile un salto tecnologico nel processo di elettrificazione dei mezzi di trasporto grazie alle prestazioni superiori rispetto alle prodotte nel passato (come piombo, zolfo-sodio e nichel-zinco). La Cina, nel 2020, ha prodotto il 60% dei componenti delle batterie al litio e circa l’80% delle celle.

ambiente, energia riciclaggio, smaltimento

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Partito Democratico: crisi del “Partito Piacione”

DA VIA DELLE BOTTEGHE OSCURE
A VICOLO DEL CREPUSCOLO

DAL P.C.I. AL P.D. / IL LUNGO PERCORSO  DI UNA METAMORFOSI, 
______________________illustrato da FRANCO D’EMILIO     

La crisi del Partito Democratico è quasi drammatica, sia per lo scarso spessore della sua proposta politica, sia per il declino lento, inesorabile, “goccia a goccia” del suo consenso elettorale.
Il PD si trova ad un bivio, costretto a scegliere: o individua una strada nuova e lineare, agevole e percorribile oppure resta sulla via attuale, alquanto accidentata, nella convinzione che solo alcune correzioni di condotta e di percorso possano bastare ad evitare il peggio.

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Finanziaria: dopo giorni di lavoro,tra proteste e ritardi, approvati gli emendamenti dalla Commissione

Si è finalmente concluso l’esame della manovra di bilancio da parte della Commissione che dopo una settimana di slittamenti, dibattiti e proteste ha esaminato tutte le proposte sugli emendamenti e sono stati affidati ai relatori i quali lo hanno presentato giovedì alla Camera.

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Credito d’Imposta per Cuochi Professionisti:
finalmente in applicazione con il 2023

CREDITO D’IMPOSTA PER I CUOCHI PROFESSIONISTI
– Comunicato Stampa de
ll’on. Maria Spena pervenuto alla Redazione di Consul Press

Roma – “Finalmente è stato attivato il cosiddetto “bonus cuochi”, previsto dal Decreto interministeriale del 1 luglio 2022. Grazie a questo provvedimento, che ho presentato e seguito durante la scorsa legislatura in tutte le fasi del suo iter, verrà garantito un credito d’imposta, fino a 6 mila euro, a beneficio dei cuochi professionisti”.

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Panificatori, in “piazza“ contro l’aumento
dei costi dell’energia e delle materie prime

I Panificatori della Fippa – Federazione Panificatori, Pasticcieri e Affini – si sono dati appuntamento nella Capitale il 27 novembre presso il Centro Congressi Cavour per gridare forte il loro disperato bisogno dell’intervento della politica affinché dia risposte esaurienti a un settore che sta affrontando la peggiore crisi dalla fine del secondo conflitto mondiale, piegato dall’aumento dei costi dell’energia e anche delle materie prime. 

Una crisi che perdura da due anni e che ha già portato tantissime imprese, lungo tutto lo Stivale ad abbassare la saracinesca non riuscendo più a far fronte alle ingenti spese dovute ai rincari. Tutto infatti è iniziato con l’arrivo della pandemia da Coronavirus e il conseguente lockdown, che ha inferto una profondissima ferita al settore del Turismo e Ristorazione, con gravi ripercussioni sulle imprese che sono fornitrici primarie di questi settori, aggravate poi dal più recente conflitto in Ucraina che ha contribuito a rendere tutto molto più complicato.

Dopo tante parole e promesse vuote è tempo di fatti; per questo i panificatori italiani si sono dati appuntamento a Roma per chiedere compatti e uniti alla politica, di opposizione e al governo, di intervenire in tutela di un settore che sta stentando a sopravvivere…. Un settore che da lavoro a numerose persone e famiglie.

Da luglio del 2021 i prezzi sono aumentati di circa il 30% e per i panificatori scaricare sull’utilizzatore finale i costi del prodotto è diventato sempre più difficile, un vero e proprio terreno minato che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Per questo l’incontro tenutosi domenica non aveva le solite caratteristiche di manifestazione di piazza, è stato un confronto con il governo affinché sia avviato un percorso che possa arrivare a delle soluzioni concrete.
Come affermato da Carlo Quartesan, Presidente dei panificatori dell’Ascom Confcommercio, che ha presenziato all’incontro: «Una manifestazione nazionale dei fornai italiani perché i nostri clienti devono sapere che stiamo combattendo non solo per le nostre aziende, le nostre famiglie e quelle dei nostri collaboratori ma anche per i consumatori ai quali vogliamo continuare a garantire il pane fresco quotidiano».
Parlando del caro energia ha aggiunto: «Questo sta letteralmente mettendo in ginocchio le nostre imprese. Abbiamo costi che sono aumentati a dismisura senza per questo che, in queste settimane, si sia potuto trasferire in toto l’aumento sul prodotto.
E’ vero: il prezzo del pane è stato ritoccato, seppur in misura minima, ma bisogna pur sempre sottolineare che, mediamente, il costo dei due panini che compra una famiglia giornalmente restano sempre nell’ordine di pochi centesimi di aumento. La manifestazione romana ha ovviamente l’obiettivo di attirare l’attenzione su un mondo che rischia di essere travolto dallo tsunami di un caro energia e di un’inflazione con i quali non ci eravamo mai confrontati. Questo significa che qualcosa il governo, nell’immediato, dovrà pur fare, magari anche solo prevedendo una moratoria su fisco e banche.
Poi però noi chiederemo che, proprio perché settore “energivoro”, si permetta alle nostre imprese di attrezzarsi, ad esempio, con forni ed impastatrici a più basso consumo, prevedendo che il costo sia totalmente defalcato dal reddito d’impresa. Sarebbe una buona pratica non solo sotto il profilo economico, non solo per il mantenimento di un settore che significa molto per la storia dell’umanità e del nostro Paese, ma anche per dare un segnale a tutela di quell’ambiente che rischia un disastro annunciato in assenza di importanti correttivi».

Primo riscontro importante da parte del governo è arrivato dall’onorevole Sandra Savino, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze la quale ha fatto pervenire un suo messaggio ai manifestanti. Messaggio in cui si evince una certa disponibilità e apertura da parte della politica nel confronti delle aspettative e delle richieste dei panificatori italiani, valutando anche l’ipotesi un incontro per poter meglio affrontare la questione e dibattere insieme sulle possibili soluzioni per far fronte alla crisi. Tutelare la produzione, sostenere e conservare i valori della tradizione, anche e soprattutto della panificazione, sono un impegno concreto cui non intendiamo sottrarci. “Anche per questo, nella logica di un constante confronto con le realtà produttive del Paese, spero di potervi incontrare quanto prima”. 
La Savino aveva già affrontato la tematica relativa i rincari quando, nel 2010 come Assessore del Friuli Venezia Giulia, fu lei ad inserire una finanziaria regionale comprensiva di un contributo per fronteggiare i costi energetici.

Alla questione si aggiunge anche la paura per le eventuali conseguenze che le politiche energetiche potrebbero avere sulle imprese di settore; soprattutto si interrogano sui costi da affrontare per effettuare un passaggio alle fonti di energia alternativa abbandonando gas, benzina e gasolio. A poco sono serviti i vari bonus voluti dal governo Draghi o dal nel governo Meloni, più utili a tamponare che a risolvere in maniera definitiva. 

Il Presidente di Confcommercio Ascom Padova, Patrizio Bertin ha affermato che «I panificatori aderenti alla nostra Associazione sono da sempre in prima linea in queste campagne di sensibilizzazione culturale e sociale, a testimonianza della coesione presente in un gruppo che crede nella diffusione anche di messaggi sociali di rilievo». 
Non solo a Roma sono scesi in piazza i panificatori, anche a Firenze si sono dati appuntamento guidati da Aldo Cursano Presidente Confcommercio Toscana e Franco Marinoni, Direttore di Assipin, associazione di categoria aderente a Confcommercio, per protestare contro il caro bollette con lo slogan  provocatorio “I forni toscani si sono inventati il pane “sciocco” perché la tassa sul sale era troppo esosa. Se adesso non lo volete anche crudo, abbassate il costo dell’energia!”.

Bollette sempre più care, margini di profitto scarsi, preoccupazione per il futuro, tutti temi che stanno mettendo in ginocchio le varie imprese che giustamente non vogliono, come affermato da Nicola Giuntini Presidente di Assipan Toscana, ritoccare il listino prezzi se non di pochissimo, perché caricare sui consumatori «sarebbe un danno che metterebbe in ginocchio molte famiglie». «Il pane deve continuare ad essere “democratico” anche nel prezzo».

Una crisi che non ha una connotazione geografica, ma che sta colpendo duramente tutti i settori imprenditoriali, come sostenuto dal presidente Aldo Cursano «costi che aumentano, ricavi che si abbassano, di questo passo le nostre aziende hanno poco futuro. Se in pandemia chiedevamo di poter lavorare, ora chiediamo di tornare ad avere margini dignitosi di guadagno, che ci consentano di salvare l’occupazione e di reinvestire nella crescita dell’impresa». 

Bisognerà attendere per vedere effettivamente quali saranno le proposte della politica e se realmente avranno dei risultati, o se saranno anche questi l’ennesimo buco nell’acqua.

Gianfranco Cannarozzo

15° Congresso del Partito Real Democratico a Roma:
lo svolgimento ed approvazione mozione conclusiva

Domenica 27.11.2022  //  Comunicato pervenuto alla Redazione della Consul Press da parte del Dr. Massimo Arsetti  – Segretario Generale del P.R.D.  

Esattamente 2 settimane or sono, domenica 13 novembre, a Roma presso la Cappella Orsini si è  svolto il 15° Congresso Nazionale del Partito Real Democratico.  
I lavori avrebbero dovuto iniziare alle 10,30 ma, per colpa della cervellotica gestione del Comune da parte del sindaco Gualtieri, il centro dell’Urbe viene spesso ( troppo…) bloccato a causa di fantomatiche “Maratone” ed i cittadini diventano dei veri e propri ostaggi! (*1)

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Domenica 27 novembre manifestazione nazionale dei fornai italiani a Roma

La panificazione italiana sta vivendo la sua crisi peggiore dal dopoguerra ad oggi. Sono già decine, forse centinaia, le aziende che hanno deciso o stanno decidendo di chiudere a causa dell’aumento sui prezzi dell’energia elettrica e delle materie prime.

Non solo, la crescita inarrestabile dell’inflazione oramai deflagrata a livelli sudamericani, ha ridotto la capacità di spesa dei consumatori in misura tale che non solo non possono permettersi di accettare gli aumenti che sarebbero necessari alle imprese per pareggiare i conti, ma addirittura vanno nella direzione di far comunque diminuire le vendite di pane e di tutti gli altri prodotti.

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 ITA Airways: – “Vade retro AirFrance – Klm” !
dichiarazioni del Sen. Riccardo Pedrizzi

 

                  ITA Airways: “Vade retro Messieurs les Francais !
….. il ritiro definitivo della cordata di Msc va scongiurato”

 Roma, 22.11.2022  – “La riapertura del dossier dell’ex Alitalia, oggi Ita-Airways, da parte del governo Meloni, è una straordinaria occasione per immaginare un nuovo futuro industriale per la nostra compagnia, che va tenuta al riparo dalle insidie di Paesi nostri concorrenti, sul fronte delle rotte turistiche, e dall’assalto di fondi di investimento dalla vocazione speculativa e non industriale”.
Qui di seguito riportiamo la dichiarazione del Sen. Riccardo Pedrizzi, già presidente della Commissione Finanze e Tesoro e Finanze del Senato, rilasciata alla Consul Press:  “Air France-Klm e la cordata del fondo Certares non forniscono alcuna garanzia per la tutela dei livelli occupazionali di Ita Airways, ma anche sul fronte del rilancio della compagnia di bandiera le prospettive restano quelle di una pseudo colonizzazione e basta”.

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“L’azzeramento delle trattative in esclusiva con Certares era doverosa, da parte del ministro Giorgetti, anche sulla base delle stime sulla possibile riduzione del personale Ita di almeno 1.000 dipendenti senza peraltro affrontare e risolvere i problemi strutturali dell’ex Alitalia. Lo stesso per l’ipotesi Air France/Klm, una compagnia che da tanti anni tenta di risollevarsi dalla crisi ma è sempre in difficoltà e che oggi si ricandida – dopo essere stata caldeggiata dall’ex premier Draghi – ad acquisire Ita come espressione dello Stato francese diretto concorrente del nostro Paese sulle rotte turistiche e senza alcun interesse a portare i turisti in Italia, al contrario di Lufthansa”
“Proprio ieri sembra essere tramontata l’opzione tricolore, la cordata di Msc del re dei trasporti marittimi D’Aponte, con la partnership tedesca di Lufthansa, che potrebbe rappresentare la vera svolta intermodale per il nucleo centrale dei trasporti italiani, coniugando ed integrando il settore marittimo con quello cargo e aereo.
L’annunciata rinuncia di Ms, leader mondiale nel trasporto marittimo di merci e quindi come tale è in grado di riempire i Cargo Alitalia al 100 % è una sconfitta per il Paese. Non per niente ha già costituito una sua compagnia aerea la McsAir Cargo con 4 aerei Boeing 777 che potrà essere agevolmente integrata con Alitalia.
Ma il colosso del mare è anche leader mondiale nel settore delle crociere nel Mediterraneo ed è quindi in grado di riempire al 100% anche gli aerei passeggeri con i crocieristi. Senza trascurare, in una chiave sinergica e intermodale, le sue trattative per l’acquisto di Italo Treno. Ideale sarebbe una cordata con Lufthansa, la più grande Compagnia Aerea Europea con bacino di utenza soprattutto in Europa continentale e quindi interessata a completare il suo network nel nostro Paese con gli hub di Fiumicino e Linate/Malpensa senza penalizzare l’Italia.
Vade retro, francesi, ed il governo punti su Msc e provi a farla rientrare nella trattativa”.

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I “Tentativi Francesi” riguardanti una colonizzazione del “Made in Italy” non sono sporadici o saltuari, ma perseguono una linea costante della politica presidenzialista di Oltre Alpi, come più volte denunciato dal Sen. Riccardo Pedrizzi e dalla Cosuk Press, anche nei precedenti anni come nel 2019 


 

Segreteria Sen. Dott. Riccardo Pedrizzi
Piazza Roma n.4 Sc/C – 04100 LATINA  
www.riccardopedrizzi.altervista.org  > 
www.interventonellasocieta.altervista.org
www.ucid.it/gruppolazio/
info@riccardopedrizzi.it

 

 

Alle radici della guerra Russia-Ucraina,
le responsabilità degli episodi di Maidan

Le vere radici della guerra fra Russia ed Ucraina

una analisi di ROBERTO ROSSETI *

Qualcuno si sarà domandato perché alla Libreria Horafelix, in Roma, mercoledì 9 novembre si sia deciso,  su input  del Gruppo Pro Italia,  di presentare il libro di  Max Bonelli  “Antimaidan che ha visto la luce nel gennaio del 2015?
……… La risposta è molto semplice. 
Bastava leggerlo per comprendere, in tempi non sospetti, come già negli anni 2013-2014 fosse stata pianificata la progressiva, lenta ma continua, opera di assedio, distruzione e genocidio della popolazione russofona abitante nel Sud-Est dell’Ucraina ed in particolare nel Donbass e in Crimea.

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Economia circolare: Italia un passo avanti rispetto ai competitor europei

Dal Rapporto sull’economia corcolare in Italia è emerso che nonostante non sia stato raggiungo l’obiettivo del disaccoppiamento tra consumo di risorse e crescita, il nostro Paese insieme alla Francia siede sul podio nella classifica delle 5 principali economie europee; nell’Unione europea nel 2020 il tasso di utilizzo circolare della materia ha raggiunto il 12,8% mentre nel nostro Paese il 21,6%.

La Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il supporto di varie organizzazioni operanti in diversi settori economici e alcuni gruppi di imprese ha creato il Circular Economy Network, uno strumento atto a prumuovere lo sviluppo dell’economia circolare in Italia.

Questo si basa su cinque principi fondamentali che sono:

  1. Promozione raccolta e divulgazione di studi e ricerche in merito all’economia circolare;
  2. Definizione di indicatori chiave di circolarità e analisi di performance nazionali;
  3. Analisi delle principali criticità e le barriere da rimuove con eventuali soluzioni;
  4. Elaborazione di strategie e policy che possano essere poste all’attenzione dei politici, promuovendo una interlocuzione tra imprese e istituzioni;
  5. Valorizzare e diffondere buone pratiche delle migliori tecniche;

Questo si inquadra in un momento storico molto particolare per il nostro Paese e non solo, dopo lo scoppio della pandemia da Coronavirus che ha pesantemente danneggiato l’economia globale, si è verificato un non sottovalutabile rialzo dei prezzi di diverse materie prime, nonché il ritardo di alcune forniture causando non poche difficoltà, a catena per diverse imprese. Problemi aggravatisi con lo scoppio del conflitto russo-ucraino.

Tali problematiche sono riconducibili sia alla “congiuntura” (fase di ripresa rapida dopo un calo profondo), ma anche dovuti a una tendenza di fondo non trascurabile: una domanda sempre crescente in netta contrapposizione con il crescente consumo delle materie prime di cui non possiamo disporre in quantità illimitata.

Il disaccoppiamento della crescita economica dal consumo delle materie prime “vergini“ è l’obiettivo strategico dell’economia circolare e una delle basi decisive del Green Deal europeo. La conversione verso modelli di produzione e di consumo circolari è sempre più una necessità non solo per la sostenibilità ecologica, ma per la solidità della ripresa economica, la stabilità dello sviluppo e la competitività delle imprese.

I numeri contenuti nel Rapporto che per primo applica le norme della Carta di Bellagio, il sistema di monitoraggio della qualità e dei progressi europei sull’economia circolare, approvata dall’Agenzia europea per l’ambiente in collaborazione con l’Istituto superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, mostrano come le maggiori difficoltà dell’economia (non solo) italiana siano legate a politiche che hanno sottovalutato le potenzialità e la necessità strategica di un robusto rafforzamento del Paese nel campo dell’economia circolare. Nel 2021 il rimbalzo dell’economia è stato molto più positivo delle aspettative, con una crescita del PIL italiano del 6,6% rispetto al 2020. Ma, inserita nel vecchio modello di economia lineare, questa crescita è andata a sbattere contro il muro della carenza di materie prime.

L’Italia, in una situazione generale piuttosto negativa è riuscita a limitare i danni e a migliorare alcuni indicatori di circolarità rispetto ad altri Paesi dell’Unione, come la riduzione pro capite dell’uso di materie prime che si attestano intorno al 36%. Un dato che pone il Belpaese sul podio rispetto ai suoi competitor. Per quanto lasituazione sia positiva sotto questi aspetti, siamo piuttosto arrettrati in tema di ecoinnovazione e investimenti. 

Ma cos’è nello specifico l’economia circolare? 

Studiata per la prima volta negli ani ’70 questa rappresenta un modello di business in grado di generare competitività coniugando innovazione e sostenibilità,che differisce dal classico “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”, per essere attuato necessita di un approccio differente da parte delle imprese, che ne ricavano una riduzione dei costi, miglior utilizzo dell’energia, diminuzione dell’emissione di CO2 ed una ottimizzazione della catena di fornitura. Per le sue caratteristiche la Commissione europea nel 2020 aveva presentato il piano d’azione per una nuova economia circolare e nel marzo di quest’anno, un nuovo pacchetto di misure atte ad accelerare la transizione verso tale economia per cercare di raggiungere l’obiettivo dell’Ue di neutralità climatica entro il 2050, come previsto dal Green Deal, includendo il potenziamento dei prodotti sostenibili, la responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, la revisione del regolamento sui prodotti da costruzione e una strategia sui tessili sostenibili. 

L’economia circolare ha innumerevoli vantaggi, il primo riguarda senza dubbio la gestione dei rifiuti, quando si parla di prodotto di origine biologico può essere reintegrato nell’ecosistema una volta terminato il proprio ciclo di vita, mentre quando si tratta di rifiuto di altra natura, questo potrà essere lavorato e riciclato per avere una seconda vita.

Consente anche di ridurre lo sfruttamento delle risorse naturali soprattutto di origine fossile, maggiormente sfruttato dal settore industriale, riducendo, di conseguenza, l’emissione di CO2 nell’atmosfera.

Un modello economico più sostenibile rappresenta inoltre una grande opportunità per il tessuto sociale e apre le porte a nuove possibilità di lavoro.

Non è però tutto rosa e fiori, nonstante potrebbe diventare un modello economico di tutti i Paesi, presenta alcune note dolenti. Il riciclo ad esempio non è infinito per tutte le materie prime  e non tutte possono essere riciclate: la carta ad esempio dovo un certo numero di cicli deve essere smaltita, mentre altre come l’amianto necessitano di procedure speciali.

Altro problema il risparmio sarebbe solo a lungo termine. Il procvesso di lavorazione di alcune materie per poterli riutilizzare, in alcuni casi supera il costo stesso della materia e quindi alle aziende converrebbe sostituirli piuttosto che recuperarli.

A questo si aggiunge la mancanza di incentivi, punto dolente soprattutto in Italia.

Da questo si evince che la transizione a un’economia circolare, con i suoi vantaggi e svantaggi, non è un obiettivo facilmente perseguibile, almeno non senza una comune azione da parte dei Paesi e delle aziende produttrici.

Gianfranco Cannarozzo

Nuove linee guida per ridurre il debito degli Stati Membri dell’Unione Europea

Il nuovo Patto di stabilità e crescita dell’Unione europea sarà uguale per tutti e avrà regole più flessibili, più semplice e quindi sarà più facile da applicare. Se gli Stati membri non raggiungeranno i termini degli accordi presi scatteranno delle sanzioni che saranno meno pesanti rispetto al passato.

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