Di nuovo da Mattarella, con la coda tra le gambe

Se vogliamo che tutto rimanga come è,
bisogna che tutto cambi

UNA SINTESI A CURA DI FRANCO D’EMILIO 

Alla fine, sconfitti e umiliati dalla loro totale incapacità di giungere ad un accordo per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, tutti i partiti, presenti in Parlamento, sono tornati, coda tra le gambe, da Mattarella per chiedergli di accettare la rielezione alla massima carica dello stato.
Il Mattarella bis è stato così la conclusione della farsa grottesca, alla fine una volgare pagliacciata con la quale, per quasi una settimana, tutti i partiti hanno dato uno spettacolo indecoroso del loro ruolo, costituendo un pericoloso vulnus della democrazia parlamentare rappresentativa, cardine fondamentale della nostra repubblica.

D’altronde, nessun accordo per un nuovo volto presidenziale poteva venire da chiacchere vane, perché improvvisate e contradditorie, da proposte dell’ultim’ora, dalla reciproca interposizione di veti, ma soprattutto dalla scarsa cultura politica e dalla insipiente pratica democratica da parte di partiti, alcuni dei quali preoccupati principalmente dell’esercizio e del mantenimento del proprio potere, anche fuori dal rispetto di ogni dignità istituzionale.

Continua a leggere

Palazzo Chigi e Quirinale:
Due Palazzi per Due Presidenti

I SIMBOLI DEL POTERE: I LUOGHI E LE PERSONE,
nel PAESE dei GATTOPARDI

GIULIANO MARCHETTI

LUNEDÌ XXIV GENNAIO INIZIANO I LAVORI “QUIRINALIZI”. PERSONALMENTE, E PIÙ VOLTE SULLA CONSUL PRESS, HO DEDICATO SPAZIO E TEMPO AI VARI “RITI ELETTORALI” SENZA EVITARE MIEI COMMENTI NON POLITICAMENTE CORRETTI SU TALI TEMATICHE. 

Continua a leggere

Una gattamorta al Quirinale? Pier Ferdinando Casini Presidente della Repubblica?

LA “GATTAMORTA”, UNA TIPOLOGIA FELINA SEMPRE PRESENTE
NELLO  ZOO DEL PARLAMENTARISMO ITALIANO

di FRANCO D’EMILIO

Nell’imminente corsa al Quirinale per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica è tornato in campo il nome di Pier Ferdinando Casini, vecchio, ma collaudatissimo arnese della politica italiana, il classico gatto sornione, apparentemente in fusa, sempre pronto, però, a scattare e allungare una decisa zampata sulla preda.
E la Presidenza della Repubblica, si sa, sarebbe davvero per l’immarcescibile e mutevole “Pierferdi”, così l’appellano, al tempo stesso, i suoi amici e nemici, una preda più che appetibile a coronamento di una lunga carriera politica, abilmente costruita sul nulla, ma sorretta da importanti relazioni con chi conta e detiene il potere.

Continua a leggere

Il desiderio mai realizzato di Ben Gurion

Albert Einstein presidente dello Stato di Israele.

Quando pensiamo ad Einstein la prima immagine che ci viene in mente è quella del più grande scienziato del XX secolo.

Padre della teoria della relatività e fondatore della meccanica quantistica. Un genio che sin dalla più tenera età rimase affascinato dallo studio dei fenomeni naturali.

Continua a leggere

Nel 2022 l’economia si arresterà di nuovo

«Trentasei miliardi di moratorie ancora in essere a fine dicembre 2021 è un numero importante per l’economia. Ma è una percentuale contenuta a fronte di una crisi enorme e un ammontare complessivo iniziale pari a 300 miliardi. È un dato che non ci sorprende vista la dimensione della crisi e il permanere delle difficoltà in alcuni settori». Ad affermarlo in un’intervista al Sole 24 Ore è Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi (Associazione bancaria italiana).

Economia, Finanziamenti

Continua a leggere

La quarantena della politica

Il Covid ha messo in quarantena milioni di persone, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La variante Omicron si espande rapidamente, acuendo i problemi economici, psicologici e sociali del Paese. Siamo tutti ostaggi di un morbo inafferrabile, checché ne dicano gli addetti ai lavori. 
In Italia, dove tutto si riduce ai minimi termini, la vittima più importante della pandemia, a ben vedere, è la politica.

Continua a leggere

Finanza e Potere

FINANZA & POTERE :
LE CATTEDRALI DELLA FINANZA ED IL POTERE DEI MEDIA,

il terrorismo internazionale, il riscaldamento globale, la pandemia.

____________UN’ANALISI A CURA DI   GUGLIELMO DI BURRA

Viene qui di seguito riportato questo interessane e ponderoso intervento – un vero e proprio saggio a firma  di GUGLIELMO DI BURRA – inoltratoci in redazione dal nostro Amico STELIO W. VENCESLAI, i cui sferzanti articoli vengono  spesso ospitati sulla Consul Press.
Più volte personalmente, come ascoltatore e con viva attenzione, ho partecipato con altri amici a conferenze e “tavole rotonde” organizzate in Roma presso il Caffé Letterario Hora-Felix o in altri cenacoli promossi da Egidio Eleuteri, ove Stelio Venceslai è spesso intervenuto come relatore di riferimento .
Per quanto riguarda le tematiche affrontate in questa analisi di Guglielmo Di Burra, personalmente concordo pienamente con l’autore, evidenziando come la “linea editoriale della Consul Press” risulti da sempre impegnata a favore delle Sovranità Nazionali dei singoli Popoli per la difesa delle proprie Identità e Tradizioni e, contestualmente, contro una finanza internazionale ed apolide, contro il liberismo selvaggio, il globalismo e le leggi di mercato  _______(Giuliano Marchetti)

BUONA LETTURA ! 

Continua a leggere

ITALIA, UN PAESE DI VECCHI CON LA PENSIONE E DI GIOVANI SENZA FUTURO

ITALIA, UN PAESE DI VECCHI CON LA PENSIONE E DI GIOVANI SENZA FUTURO

La decrescita demografica interessa anche la previdenza

L’Italia dà segnali di recupero nell’economia, ma è attraversata da un’ingravescente crisi demografica che pone seri interrogativi su forza lavoro e sostenibilità del sistema previdenziale. L’Equilibrio tra generazioni sembra essere venuto meno: abbiamo pochi giovani, la cui istruzione di base lascia a desiderare, che non lavorano e un alto numero di persone anziane che – con la loro pensione – si fanno carico di figli e nipoti.

La decrescita demografica è una pessima notizia: nel futuro avremo abbastanza lavoratori da impiegare nelle nostre industrie?

Continua a leggere

“Decreto Mille-Proroghe”: No alla restrizione
del tetto sulle transazioni in contanti

Sul Decreto “Milleproroghe”, la proposta di Assovalori
per rinviare un inopportuno tetto sulle transazioni in contanti 

“Oggi, Giovedì 23 Dicembre, dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri il decreto ‘Milleproroghe’. Riteniamo che sia una occasione propizia per chiedere al legislatore una proroga delle limitazioni ai trasferimenti in denaro contante previste dal nuovo anno.” Così dichiara Antonio Staino, Presidente di Assovalori, l’Associazione che riunisce le aziende del trasporto valori in Italia.

Continua a leggere

Velvet Media lancia il Metaverso per le PMI accordo con Anothereality

Velvet Media, agenzia di marketing e vendita on line, sta accelerando sui processi di digitalizzazione, offrendo ai propri clienti  la possibilità sia di comparire che di vendere nel mondo parallelo: quello del metaverso che sta costruendo anche Facebook. Il titolare, Bassel Bakdounes: “Metaverso, NFT e blockchain sono già il presente del marketing, il sistema Italia deve rimanere al passo”. Un’iniziativa finalizzata ad aiutare le piccole e medie imprese ad entrare in questo universo anche attraverso la blockchain.

Continua a leggere

I problemi delle “Minoranze Linguistiche”,
durante la 26^ 27^ Legislatura del Regno d’Italia

UNO STUDIO REDATTO dalla BIBLIOTECA della CAMERA dei DEPUTATI,
PRESENTATO A MONTECITORIO
SU INIZIATIVA DELL’ On. ETTORE ROSATO

Martedì 14 Dicembre, nella Sala Stampa di Montecitorio è stato presentato il volume “I Deputati delle minoranze linguistiche della XXVI e XXVII Legislatura del Regno d’Italia “, prestigiosa edizione della Biblioteca della Camera dei Deputati.

Continua a leggere

Atreju può dare una svolta alla politica europea?

articolo di Terenzio d’Alena

Si è conclusa trionfalmente la kermesse politica di Atreju, organizzata quest’anno in maniera più celebrativa a Roma  in piazza Risorgimento, che qualcuno ha tentato di ribattezzare “piazza Miki Mantakas” in onore del giovane greco aderente al FUAN ucciso in circostanze ormai chiare nel 1975. Il numeroso e correttissimo pubblico ha apprezzato relatori ed intervistati capaci di parlare  fuori dei denti, una volta tenuto volontariamente lontano il politicaly correct. Passeggiando lungo la location non priva di stand di sapore natalizio, fra piste di pattinaggio e presepi viventi, alla fine tutti si sono rivelati ampiamente soddisfatti del successo di pubblico e degli stimoli culturali, con la ciliegina finale della relazione di Giorgia Meloni, come al solito capace di dare il meglio di sè quando gioca in casa. Dunque una organizzazione curata e fantasiosa, ma imperfetta se solo si pensa alle polemiche suscitate dai controllori dei green-pass, oberati di lavoro all’ingresso del megapadiglione assembleare (anch’esso disegnato e allestito con gusto), però pronti a favorire l’amico dichiarato o il sedicente senatore nonostante i precisi ordini di chiusura per fine capienza.

Continua a leggere

A Forlì per la CGIL lavorator* già asterischi

WIVA IL POLITICAMENTE CORRETTO !!!

__________FRANCO D’EMILIO 

Sino a poco tempo fa l’asterisco era solo il simbolo grafico a forma di stellina (*) per richiamare note a margine o a piè di pagina oppure segnare l’omissione volontaria di parte di un testo.
Adesso, invece, l’asterisco è diventato pure un marchio del “politicamente corretto” che, tuttavia, può suscitare perplessità, persino ansia per un’improvvisa crisi di identità personale, sia di genere che politica: proprio così,  un uomo o una donna, anzi, scusate, un* non solo si vede trattat*, appellat* come un ibrido di genere, né carne né pesce, né maschio né femmina, ma addirittura vede demolirsi il suo contributo, definito e particolare, di compagno o compagna alle lotte sindacali dei lavoratori.
Dunque, LAVORAT* DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !

Continua a leggere

Il Barone Nero, Roberto Jonghi Lavarini in una intervista esclusiva con Umberto Baccolo

LA VERITA’ DI ROBERTO JONGHI LAVARINI 
CONTRO LE LOBBY DEL PENSIERO UNICO DOMINANTE

in una intervista esclusiva esclusiva rilasciata ad UMBERTO BACCOLO * 

Il milanese Roberto Jonghi Lavarini, detto “Il Barone Nero”, è divenuto il protagonista assoluto di uno dei maggiori tsunami politici e mediatici recenti, “Lobby Nera”, creato da Fanpage e lanciato da Piazza Pulita (La7) …..un maremoto riguardante finanziamenti illeciti a Fratelli d’Italia e alla Lega Salvini Premier, i rapporti con il mondo del neofascismo più estremista, che ha portato il big di FDI Carlo Fidanza ad autosospendersi, Giorgia Meloni a fare professioni di antifascismo, il centrodestra a perdere ancora più clamorosamente una tornata elettorale e la magistratura ad indagare Roberto Lavarini, Carlo Fidanza ed altri.

Continua a leggere

«L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore»

Robert Schuman: l’uomo di pace considerato il padre dell’Europa moderna

Francia, 1990, è un corso la causa di beatificazione di un personaggio lontano dagli ambienti ecclesiastici, da parte del vescovo Pierre Raffin: il politico Robert Schuman. Salito successivamente agli onori della Chiesa nel 2004 come Servo di Dio, un titolo che viene assegnato esclusivamente alle persone che si sono distinte per “santità di vita”.

Robert Schuman era nato a Lussemburgo il 29 giugno del 1886, in una famiglia che possiamo dire rappresentava le contraddizioni della politica europea del tempo. Suo padre, Jean Pierre, era francese, divenne tedesco nel 1870 quando l’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania e così il piccolo Robert nacque tedesco per poi diventare cittadino francese alla fine della Grande Guerra quando quei territori tornarono sotto la giurisdizione francese.

Un fatto che lo segnerà tutta la vita e sarà per lui lo spunto per immaginare in futuro una Europa unita e solidale. Il giovane Robert parlava correttamente il francese e il tedesco, oltre che il lussemburghese, una peculiarità che gli permise di capire meglio l’Europa e il dramma che vivevano molte delle sue popolazioni. Studente brillante, si laureò giovanissimo in giurisprudenza e ad appena ventisette anni aprì a Metz,nel 1912, il suo studio di avvocato. Scoppiata la Prima Grande Guerra nel 1914, venne riformato per motivi di salute e proprio in quegli anni che stavano sconvolgendo l’Europa, preparò la bozza di ciò che diventerà il suo progetto per una Europa unita, ma i tempi ancora non erano maturi.

Nel 1918, con la fine della guerra e la sconfitta della Germania, entrò in politica divenendo consigliere comunale di Metz, ancora per poco sotto la giurisdizione tedesca, infatti, dopo l’armistizio, l’Alsazia e la Lorena, un anno dopo, a distanza di quasi cinquant’anni, tornarono nuovamente alla Francia, e questa volta nelle elezioni del 1919, venne eletto alla Camera dei deputati francesi per i territorio della Mosella, dimostrando un grande impegno per risolvere le gravi questioni sociali ed economiche del territorio.

Una esperienza che gli sarà utile all’inizio allo scoppio del Secondo Conflitto mondiale quando la Francia subì una cocente sconfitta militare e la conseguente occupazione della nazione, dimostrando tutte le debolezze della presunta grandeur dell’epoca. In questo doloroso frangente, Schuman venne confermato sottosegretario per i rifugiati dal governo collaborazionista del generale Pétain, ma l’appoggio al governo filo tedesco non poteva certo durare e così, dopo pochi mesi, cominciò a spostarsi verso le regioni occupate dai soldati del Reich per assistere gli sfollati.

In realtà, proprio in quel periodo cominciò a collaborare con la nascente resistenza e per questo venne ben presto arrestato dalla polizia politica tedesca, la Gestapo, e imprigionato prima nella sua Metz e poi trasferito al campo vicino a Neustadt in Germania. Con grande coraggio riuscì ad evadere dalla prigione nel 1942 e pochi mesi dopo era la zona ancora libera della Francia governata da un altro generale, Charles De Gaulle. Alla fine della guerra la situazione dell’intera Europa era spaventosa: fabbriche distrutte, infrastrutture inesistenti, case bombardate con milioni di sfollati, senza contare le nascenti lotte sociali sempre più numerose, ma con le casse statali pressoché vuote.

In un contesto così drammatico Schuman venne nominato il 24 giugno del 1946 ministro delle Finanze sotto la presidenza della Repubblica di Vincent Auriol e l’anno successivo divenne primo ministro, un incarico che resse fino all’anno successivo il 26 luglio del 1948, ma cinque anni dopo veniva chiamato ancora da Auriol, come ministro degli Esteri e in questo periodo portò avanti da protagonista i negoziati che segnarono grandi novità nel panorama europeo e mondiale, come Il Consiglio d’Europa per i diritti umani nel 1949 e lo stesso anno l’adesione alla Nato, infine, nel 1950, si inaugura il Trattato della Ceca, l’accordo per l’acciaio e il carbone tra Paesi come la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e l’Italia.

Nel discorso di inaugurazione della nuova realtà commerciale, sotto l’ispirazione di un altro grande europeo, Jean Monnet, il 9 maggio del 1950 presentò una sua proposta per la creazione di un primo mattone per l’edificazione quella che diventerà decenni dopo l’Unione europea creando finalmente un ambiente di pace vera e duratura tra Paesi che si erano combattuti per secoli.

Un discorso di una attualità straordinaria. Leggiamo tra l’altro: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano» – e ancora – «La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime». E infine: «La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i Paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i Paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica».

Nel 1958 venne eletto – all’unanimità – primo presidente dell’Assemblea parlamentare europea, carica che tenne fino al 1960 e alla fine del suo mandato venne proclamato dall’Assemblea “padre dell’Europa”. Ritiratosi a vita privata nella sua casa di Scy-Chazelles nella regione della sua Mosella dove moriva il 4 settembre del 1963. Oggi in suo ricordo abbiamo la Fondazione Schuman, molti premi e borse di studio donate in suo nome dal Parlamento europeo, dalle università più prestigiose, oltre a tante strade, piazze ed edifici che portano il suo nome.

Vogliamo concludere questa breve biografia con una sua frase ancora dal celebre discorso tenuto Parigi, il 9 febbraio 1950, che racchiude tutto l’ideale dell’Europa Unita, con una stringente attualità: «L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore. L’esercito europeo segna una di queste fasi».

Gianfranco Cannarozzo

Konrad Adenauer La storia dell’uomo che per tutta la vita desiderò una Germania unita

Il tedesco più amato dello scorso secolo in patria e non solo

1944, carcere di Brauweiler. E’ una calda serata estiva quando un drappello di uomini accusati di cospirazione contro il Fuhrer varcano i cancelli.  Tra gli arrestati ne spicca uno in particolare, un uomo evidentemente avanti con l’età che certamente aveva conosciuto tempi migliori. Magro, mal vestito che però manteneva la sua fierezza, ma nonostante questo, in quell’uomo nessuno avrebbe potuto riconoscere quello che solo pochi anni prima era il sindaco più giovane di Colonia. Il suo nome era Konrad Adenauer, l’uomo destinato ad essere il tedesco più amato dello scorso secolo e non solo in patria. Non era la prima volta che entrava in un carcere nazista, pur avendo tenuto un profilo basso era pur sempre un leader, una persona che incuteva rispetto e questo i nazisti lo sapevano, infatti era tra i primi nomi nell’agenda della polizia.

Era nato, terzo di cinque figli, a Colonia nel 1876 da una famiglia umile, ma con principi di onestà e disciplina tramessi dal padre e di cui il giovane Konrad ne farà tesoro. Ancora giovanissimo cominciò ad interessarsi di politica e grazie alla sua intelligenza e abnegazione per la cosa pubblica fece in breve una carriera politica nel nascente partito cattolico sobbarcandosi una notevole mole di lavoro. Questi impegni, però, non gli impedirono di sposarsi nel 1904 con Emma, più giovane di lui di 10 anni, ma morirà dopo una lunga malattia il 6 ottobre del 1916. Tre anni dopo Konrad sposerà Auguste Zinsser, ma anche questo matrimonio lo lascerà di nuovo vedovo nel 1948.

Nel 1917 è eletto a grande maggioranza sindaco della sua città, Colonia, e comincia subito le grandi opere infrastrutturali come la prima autostrada che collega la sua città a Bonn. Politicamente seguì sempre il bene dei cittadini e non volle mai schierarsi con il nascente nazionalismo preferendo i valori cristiani, ma già alla fine degli anni ’20, proprio per questa sua libertà di pensiero, inizia per lui una vera e propria campagna di denigrazione. Viene accusato, ovviamente senza prove, di sentimenti anti patriottici, di sprecare il denaro pubblico e se ancora ciò non fosse bastato viene accusato anche di essere simpatizzante niente meno che degli ebrei e per la Germania del tempo non era una accusa da poco.

Fu un lento stillicidio che si concluse nel 1933 con la presa del potere di Hitler, quando con grande coraggio rifiutò di adornare la città con le svastiche per la visita del Fuhrer. Fu la “classica goccia” per la sua definitiva cacciata. Pochi giorni dopo, infatti, veniva destituito dalla sua carica di sindaco e per sfregio il suo conto venne congelato. Senza lavoro, chi avrebbe mai dato una occupazione ad un antinazista, senza reddito, evitato da molti che prima lo osannavano, gli rimaneva la carità, è il caso di dire, dei pochi amici rimastigli e della Chiesa, oltre il sostegno della famiglia. Ecco chi era l’uomo che era entrato una sera di luglio del 1944 nel carcere di Brauweiler.

Alla fine della guerra gli americani, avendo saputo della sua rettitudine, gli rinnovarono la carica di sindaco di Colonia, ma, per ragioni sconosciute, venne rimosso poco dopo dagli inglesi. Questo incidente politico gli dette, però, la possibilità di dedicarsi alla formazione del nuovo Partito Cristiano Democratico, il CDU, e nel 1949 diventava il primo Cancelliere della nuova Repubblica federale tedesca.

Rimase in carica fino al 1963 e in quei pochi anni riuscì ad ottenere risultati eccezionali per una nazione che aveva provocato una guerra mondiale e milioni di morti. Aderì nel 1951 al Consiglio d’Europa facendo un primo passo per entrare di nuovo la Germania nel consesso internazionale, nel 1952 fonda la Ceca per l’acciaio e il carbone a cui partecipa un altro padre della nuova Europa, Alcide De Gasperi. Aderì alla Nato, dando alla Germania una certa sovranità. Fu europeista convinto facendo di questo un punto irrinunciabile anche perla sua politica interna.

Tra i vari accordi europei, e non solo, e il più significativo avverrà alla scadenza del suo mandato, nel 1963 con l’incontro di un altro grande europeo, il generale Charles De Gaulle per sancire, dopo secoli di guerre, la pace tra i due popoli. Ormai quasi novantenne, lasciò la carica di Cancelliere per ritirarsi meritatamente a vita privata, ma si spegnerà quattro anni più tardi il 19 aprile del 1967 con un solo desiderio che non poté vedere realizzato: la caduta del Muro di Berlino che sei anni prima i sovietici avevano alzato dividendo drammaticamente la nazione e non solo Berlino.

Passeranno ancora più di venti anni, ma il desiderio di Adenauer di una Germania unita fu finalmente realizzato nel 1989.

 

Gianfranco Cannarozzo

SETTIMANA DELLA PACE

SETTIMANA DELLA PACE

A Ginevra l’appuntamento annuale che guarda alle sfide future

 

Si è appena conclusa la Geneva Peace Week 2021 – GPW21 – settimana della pace che dal 2014 si tiene annualmente a Ginevra. Il tema generale di questa edizione, “Dai semi ai sistemi di pace: superare le sfide di oggi“, ha guardo verso nuovi orizzonti.

 

Tutto ruota tutto attorno alla parola pace, nel mezzo uno spazio di ascolto e confronto, riflessione e idee. La pandemia non manca di farsi ricordare: poche le presenze fisiche e tantissime le donne e numerosi gli uomini connessi da remoto, ma in sincrono, per condividere l’esperienza fatta e disegnare il futuro.

Il GPW 2021 nutre semi di pace nei nuovi approcci e strumenti necessari per reggere le sfide contemporanee, cercando di coinvolgere e influenzare il cambiamento a livello sistemico. Le sessioni interattive online e le serie digitali GPW21 hanno seguito quattro percorsi tematici principali.

Ognuno dei quali è stato presentato unitamente a una serie di domande, utili a entrare nel mood e partecipare con maggiore consapevolezza.

 

Creare un clima per la collaborazione: vie da seguire per l’ambiente, il cambiamento climatico e la pace

 

Di fronte alla crisi globale, la volontà politica e le risorse stanno sempre più confluendo nelle risposte ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale. La ricerca e la pratica sul nesso tra pace, conflitto e ambiente naturale risalgono a diversi decenni orsono, ma ora più che mai devono essere amplificate e integrate nelle risposte a livello internazionale, statale e locale.

Ci si interroga sulla comunicazione possibile tra discipline, settori, silos e linguaggi diversi – ma in collegamento tra loro –  e su come collaborare nel rispetto delle rispettive differenze di fronte a una crisi crescente.

 

Oltre la cartolarizzazione: quali rischi (e nuovi orizzonti) per il peace-building

 

A un ritmo preoccupante, le narrazioni e gli approcci alle sfide odierne vengono presentati come minacce esistenziali che sono spesso seguite da misure militari o di emergenza, le quali giustificano azioni al di fuori dei normali limiti della procedura politica.

E il rispetto dei diritti umani, la sostenibilità e la solidarietà dove trovano spazio?

 

Sfruttare la sfera digitale per la pace

 

L’impatto dell’intelligenza artificiale, delle operazioni informatiche e della tecnologia digitale stava già accrescendo, prima del Covid-19, la sua influenza nel campo della pace e della sicurezza.

La domanda sottesa agli eventi che si focalizzano su questo percorso tematico riguardano, oltre che le prospettive, i rischi e i limiti dello spazio digitale e della costruzione della pace online.

GPW21 si confronta per valutare come governi, società civile e attori privati ​​stiano affrontando queste sfide: in che modo attori umanitari, agenzie di sviluppo, attivisti per i diritti umani e costruttori di pace riescono – o non riescono – a sfruttare la sfera digitale?

 

Affrontare le disuguaglianze e promuovere l’inclusione, la pace e l’SDG16

Per introdurre i Sustainable Development Goals – SDGs occorre fare una premessa.

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, alla quale hanno preso parte oltre 150 leader provenienti da tutto il mondo, ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, la quale si articola in 17 obiettivi – i Sustainable Development Goals – e 169 sotto-obiettivi (target). Ban Ki Moon – a quell’epoca Segretario Generale delle Nazioni Unite – definì l’Agenda 2030“una promessa da parte dei leader a tutte le persone in tutto il mondo.
È un’Agenda per le persone, per sradicare la povertà in tutte le sue forme, 
un’Agenda per il pianeta, che è la nostra casa”.

Gli SDGs, ed i relativi target, indicano le priorità globali per il 2030 e definiscono un piano di azione integrato per le persone, il pianeta, la prosperità e la Pace.

A supporto del raggiungimento dei nuovi obiettivi globali, l’Agenda 2030 fornisce oltre 200 indicatori per la valutazione delle performance di sostenibilità di tutti gli attori coinvolti nel processo di cambiamento mondiale. L’SDG16 “cerca di promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, fornire accesso alla giustizia per tutti e costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli”.

Le domande poste sono tante, e hanno come oggetto comune la richiesta di riscontro che quanto si sta facendo sia effettivamente efficace. Ne menzioniamo una: quali prove, esperienze e storie ci dicono che promuovere l’inclusione sia la via per raggiungere la pace?

Gli attori impegnati nella promozione della pace e nella prevenzione dei conflitti nel mondo sono innumerevoli, e questa edizione della GPW dimostra la loro forza. Alcuni sono impegnati per garantire il rispetto dei diritti umani, altri si battono per condizioni di lavoro dignitose. Ricercatori, responsabili decisionali e militanti si stanno attivando a favore della protezione dell’ambiente, mentre altri hanno dedicato la loro vita all’impegno umanitario, alla tutela della salute, allo sviluppo mondiale, al disarmo, alle scienze o ancora alle arti nell’accezione più ampia del termine.

Data la natura particolarmente sfidante di questi aneliti e obiettivi, la loro attuazione rende necessaria una stretta collaborazione tra governi, imprese e società civile. In quest’ottica, il Sustainable Development Goals 17 mostra la strada e la modalità per un’efficace implementazione degli altri 16 obiettivi: Partnership for the goals, ovvero un’azione sinergica, collaborativa e proattiva da parte di tutti gli attori dello sviluppo sostenibile.

Rimbocchiamoci le maniche!

Chiara Francesca Caraffa

 

Utilizzare il Risparmio per Incentivare gli Investimenti

Comunicato Stampa UCID 

LA NECESSITA’ DI CONVINCERE GLI ITALIANI
AD INVESTIRE CON FIDUCIA I PROPRI RISPARMI 

”In questa fase iniziale di ripresa post-Covid, va innanzitutto ridata fiducia ai nostri risparmiatori e va messo in moto quel circolo virtuoso che parte dalla concezione etica del risparmio. Il risparmio, frutto del lavoro e di una autolimitazione nei consumi, è una virtù ed un valore sociale e va valutato, quale ‘ricchezza della Nazione’ e quale ‘ricchezza dell’Europa’”.
Così ha affermato Riccardo Pedrizzi, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti. 

Continua a leggere

Simon Veil, la prima donna che divenne presidente del Parlamento europeo

Il coraggio di una donna che non venne mai a patti con le proprie idee, paladina dei diritti delle donne e attivista contro l’antisemitismo

Parigi 1974, l’allora neopresidente della Repubblica Francese Valèry Giscard d’Estaign decise che il nuovo ministro della Sanità sarebbe stata una donna:Simon Veil. Rimase però colpito dall’intelligenza e dalla visione politica della moglie di Antoine, la signora Simon.

Fu un successo, non solo per la Francia, ma, in seguito, per la politica della nascente Unione europea. Simon Veil si presentò subito sulla scena politica, come una donna capace di gestire la cosa pubblica, con competenza e determinazione nel suo incarico, tanto da acquistare in breve una grande autorevolezza anche presso i suoi avversari politici. Ma da dove le proveniva tanta determinazione, coraggio e intraprendenza politica nel promuovere le proprie idee?

Per capirlo bisognerà tornare alla sua infanzia e adolescenza. Simon nacque a Nizza il 13 luglio del 1927 in una famiglia benestante ebrea, gli Jacob. Il padre era un noto architetto, la madre casalinga di grande cultura, avevano quattro figli oltre alla piccola Simon c’erano altre due sorelle e un fratello, insomma un’infanzia serena, come ricorderà lei stessa, potendo crescere tra gli affetti famigliari e lo studio, ma proprio quando la vita cominciava a sorriderle come ad una qualunque adolescente, in pochi istanti le venne tolto tutto il suo mondo con i suoi sogni nel cassetto nel peggiore degli incubi.

Era il 1944 e anche la Francia, occupata dai nazisti, conobbe lo sterminio di tanti compatrioti con la sola colpa di essere ebrei e, come migliaia di altri disperati, anche la famiglia Jacob fu deportata nei famigerati campi nazisti di Auschwitz-Birkenau, Bobrek e, infine, Bergen Belsen. Le tre ragazze Jacob riuscirono a sopravvivere alla fame, alle minacce di morte, alle massacranti marce per spostarsi a piedi da un campo di prigionia all’altro, ma dei genitori e del fratello non saprà nulla fino al 1974 quando ebbe la conferma della loro morte in altri campi di sterminio.

Tornata a Parigi alla fine della guerra, aveva appena 19 anni, ma con una esperienza di vita che la rendevano molto più matura della sua età, proseguì brillantemente gli studi iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza dove incontrò un ragazzo, Antoine Veil, anch’egli ebreo, sfuggito miracolosamente ai rastrellamenti nazisti in Francia. Fu il classico colpo di fulmine: lei giovanissima e lui appena un anno più grande, decisero di sposarsi, uniti anche dalla passione politica di idee liberali, ma Simon fu, con decenni d’anticipo sulla storia, anche una convinta femminista, come dimostrò in seguito nella sua attività politica.  

Il matrimonio per tutti e due cominciò con un atto di grande coraggio, mettendo alle spalle gli orrori del passato e cominciando a guardare avanti. Nel 1950 ad Antoine gli venne affidato un incarico presso il consolato francese a Berlino e la giovane moglie, nonostante il dramma vissuto recentemente a causa di quella nazione, lo seguirà. Passano alcuni anni e Simon, non ancora cinquantenne, è già 1970 nella sua veste di magistrato una preziosa consulente di vari ministri della Giustizia tra cui François Mitterrand, diventando quell’anno anche la prima donna segretario generale del Consiglio superiore della magistratura.

Dopo la nomina a ministro della Sanità nel 1974, sarà sempre in prima linea per combattere a favore delle donne e ancora in quel periodo comincerà a vedere l’Europa come una grande possibilità di pace per un continente straziato per secoli di guerre. Così, finita la sua esperienza ministeriale, inizia la carriera di deputata presso il Parlamento europeo che la vedrà protagonista per quasi dieci anni dal 1982 al 1993, lasciando un impronta incancellabile del suo impegno politico. Anche in Europa Simon si dimostrò subito capace e politicamente preparata tanto da essere eletta presidente del Parlamento europeo, un’altra conquista essendo la prima donna ad occupare questo seggio così prestigioso.                                      

Nel 1993 torna alla politica francese come sottosegretario di Stato e ancora ministra della Sanità e degli Affari sociali fino al 1995 e infine nel 1998 venne nominata membro del Consiglio Costituzionale francese. Ma l’incarico a lei più caro, tra i tanti che le avevano dato grandi soddisfazioni nella sua vita, fu quello di prima Presidente della Fondazione per la memoria della Shoah. Un debito d’amore verso la sua famiglia e tutti gli ebri uccisi durante la guerra. Un incarico che tenne fino al 2007. Nel 2008, ormai ottantenne, fu eletta alla prestigiosa Academié Française, una delle poche donne ad aver ricevuto quest’onorificenza.

In quella occasione avvenne un episodio assai toccante. Come ogni membro del prestigiosa accademia, anche lei ebbe lo spadino d’onore dove, come era consuetudine, si potevano incidere sulla lama qualcosa che poteva rappresentare al meglio la sua personalità. Simon Veil fece incidere insieme al motto della repubblica franceseLibertà, uguaglianza, fratellanzainsieme a quello della Unione europea: ”Unità nella diversità”, anche il suo numero di deportata ad Auschwitz, 78651, ancora visibile sul suo braccio destro. Ma i riconoscimenti per questa donna così combattiva non erano certo finiti.

Nel 2007, ancora in vita, le fu dedicata la piazza antistante il palazzo del Parlamento europeo a Bruxelles per i suoi meriti e ancora nel 2012 il presidente Sarkozy la insignì della Croce della legione d’Onore. Si è spenta a quasi novant’anni, il 30 giugno del 2017, e riposa come i grandi Francia nel Pantheon di Parigi. Vogliamo ricordare ciò che disse in occasione dei suoi funerali l’allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: «Una grande presidente del Parlamento europeo, la coscienza dell’Unione europea, un’attivista contro l’antisemitismo e una paladina dei diritti delle donne. Il suo messaggio sulle donne e contro l’antisemitismo è attuale ancora oggi».

 

Gianfranco Cannarozzo

© 2022 Consul Press - Tutti i diritti riservati.
Testata registrata presso il Tribunale di Roma, N° 87 del 24/4/2014.
Editore: Associazione Culturale "Pantheon" - Direttore Responsabile: Antonio Parisi
Sede: Via Dora, 2 - 00198 Roma (RM). Telefono: (+39) 06 92593748 - Posta elettronica: info@consulpress.eu