Il desiderio mai realizzato di Ben Gurion

Albert Einstein presidente dello Stato di Israele.

Quando pensiamo ad Einstein la prima immagine che ci viene in mente è quella del più grande scienziato del XX secolo.

Padre della teoria della relatività e fondatore della meccanica quantistica. Un genio che sin dalla più tenera età rimase affascinato dallo studio dei fenomeni naturali.

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Nel 2022 l’economia si arresterà di nuovo

«Trentasei miliardi di moratorie ancora in essere a fine dicembre 2021 è un numero importante per l’economia. Ma è una percentuale contenuta a fronte di una crisi enorme e un ammontare complessivo iniziale pari a 300 miliardi. È un dato che non ci sorprende vista la dimensione della crisi e il permanere delle difficoltà in alcuni settori». Ad affermarlo in un’intervista al Sole 24 Ore è Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi (Associazione bancaria italiana).

Economia, Finanziamenti

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La quarantena della politica

Il Covid ha messo in quarantena milioni di persone, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La variante Omicron si espande rapidamente, acuendo i problemi economici, psicologici e sociali del Paese. Siamo tutti ostaggi di un morbo inafferrabile, checché ne dicano gli addetti ai lavori. 
In Italia, dove tutto si riduce ai minimi termini, la vittima più importante della pandemia, a ben vedere, è la politica.

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Finanza e Potere

FINANZA & POTERE :
LE CATTEDRALI DELLA FINANZA ED IL POTERE DEI MEDIA,

il terrorismo internazionale, il riscaldamento globale, la pandemia.

____________UN’ANALISI A CURA DI   GUGLIELMO DI BURRA

Viene qui di seguito riportato questo interessane e ponderoso intervento – un vero e proprio saggio a firma  di GUGLIELMO DI BURRA – inoltratoci in redazione dal nostro Amico STELIO W. VENCESLAI, i cui sferzanti articoli vengono  spesso ospitati sulla Consul Press.
Più volte personalmente, come ascoltatore e con viva attenzione, ho partecipato con altri amici a conferenze e “tavole rotonde” organizzate in Roma presso il Caffé Letterario Hora-Felix o in altri cenacoli promossi da Egidio Eleuteri, ove Stelio Venceslai è spesso intervenuto come relatore di riferimento .
Per quanto riguarda le tematiche affrontate in questa analisi di Guglielmo Di Burra, personalmente concordo pienamente con l’autore, evidenziando come la “linea editoriale della Consul Press” risulti da sempre impegnata a favore delle Sovranità Nazionali dei singoli Popoli per la difesa delle proprie Identità e Tradizioni e, contestualmente, contro una finanza internazionale ed apolide, contro il liberismo selvaggio, il globalismo e le leggi di mercato  _______(Giuliano Marchetti)

BUONA LETTURA ! 

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ITALIA, UN PAESE DI VECCHI CON LA PENSIONE E DI GIOVANI SENZA FUTURO

ITALIA, UN PAESE DI VECCHI CON LA PENSIONE E DI GIOVANI SENZA FUTURO

La decrescita demografica interessa anche la previdenza

L’Italia dà segnali di recupero nell’economia, ma è attraversata da un’ingravescente crisi demografica che pone seri interrogativi su forza lavoro e sostenibilità del sistema previdenziale. L’Equilibrio tra generazioni sembra essere venuto meno: abbiamo pochi giovani, la cui istruzione di base lascia a desiderare, che non lavorano e un alto numero di persone anziane che – con la loro pensione – si fanno carico di figli e nipoti.

La decrescita demografica è una pessima notizia: nel futuro avremo abbastanza lavoratori da impiegare nelle nostre industrie?

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“Decreto Mille-Proroghe”: No alla restrizione
del tetto sulle transazioni in contanti

Sul Decreto “Milleproroghe”, la proposta di Assovalori
per rinviare un inopportuno tetto sulle transazioni in contanti 

“Oggi, Giovedì 23 Dicembre, dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri il decreto ‘Milleproroghe’. Riteniamo che sia una occasione propizia per chiedere al legislatore una proroga delle limitazioni ai trasferimenti in denaro contante previste dal nuovo anno.” Così dichiara Antonio Staino, Presidente di Assovalori, l’Associazione che riunisce le aziende del trasporto valori in Italia.

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Velvet Media lancia il Metaverso per le PMI accordo con Anothereality

Velvet Media, agenzia di marketing e vendita on line, sta accelerando sui processi di digitalizzazione, offrendo ai propri clienti  la possibilità sia di comparire che di vendere nel mondo parallelo: quello del metaverso che sta costruendo anche Facebook. Il titolare, Bassel Bakdounes: “Metaverso, NFT e blockchain sono già il presente del marketing, il sistema Italia deve rimanere al passo”. Un’iniziativa finalizzata ad aiutare le piccole e medie imprese ad entrare in questo universo anche attraverso la blockchain.

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I problemi delle “Minoranze Linguistiche”,
durante la 26^ 27^ Legislatura del Regno d’Italia

UNO STUDIO REDATTO dalla BIBLIOTECA della CAMERA dei DEPUTATI,
PRESENTATO A MONTECITORIO
SU INIZIATIVA DELL’ On. ETTORE ROSATO

Martedì 14 Dicembre, nella Sala Stampa di Montecitorio è stato presentato il volume “I Deputati delle minoranze linguistiche della XXVI e XXVII Legislatura del Regno d’Italia “, prestigiosa edizione della Biblioteca della Camera dei Deputati.

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Atreju può dare una svolta alla politica europea?

articolo di Terenzio d’Alena

Si è conclusa trionfalmente la kermesse politica di Atreju, organizzata quest’anno in maniera più celebrativa a Roma  in piazza Risorgimento, che qualcuno ha tentato di ribattezzare “piazza Miki Mantakas” in onore del giovane greco aderente al FUAN ucciso in circostanze ormai chiare nel 1975. Il numeroso e correttissimo pubblico ha apprezzato relatori ed intervistati capaci di parlare  fuori dei denti, una volta tenuto volontariamente lontano il politicaly correct. Passeggiando lungo la location non priva di stand di sapore natalizio, fra piste di pattinaggio e presepi viventi, alla fine tutti si sono rivelati ampiamente soddisfatti del successo di pubblico e degli stimoli culturali, con la ciliegina finale della relazione di Giorgia Meloni, come al solito capace di dare il meglio di sè quando gioca in casa. Dunque una organizzazione curata e fantasiosa, ma imperfetta se solo si pensa alle polemiche suscitate dai controllori dei green-pass, oberati di lavoro all’ingresso del megapadiglione assembleare (anch’esso disegnato e allestito con gusto), però pronti a favorire l’amico dichiarato o il sedicente senatore nonostante i precisi ordini di chiusura per fine capienza.

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A Forlì per la CGIL lavorator* già asterischi

WIVA IL POLITICAMENTE CORRETTO !!!

__________FRANCO D’EMILIO 

Sino a poco tempo fa l’asterisco era solo il simbolo grafico a forma di stellina (*) per richiamare note a margine o a piè di pagina oppure segnare l’omissione volontaria di parte di un testo.
Adesso, invece, l’asterisco è diventato pure un marchio del “politicamente corretto” che, tuttavia, può suscitare perplessità, persino ansia per un’improvvisa crisi di identità personale, sia di genere che politica: proprio così,  un uomo o una donna, anzi, scusate, un* non solo si vede trattat*, appellat* come un ibrido di genere, né carne né pesce, né maschio né femmina, ma addirittura vede demolirsi il suo contributo, definito e particolare, di compagno o compagna alle lotte sindacali dei lavoratori.
Dunque, LAVORAT* DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !

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Il Barone Nero, Roberto Jonghi Lavarini in una intervista esclusiva con Umberto Baccolo

LA VERITA’ DI ROBERTO JONGHI LAVARINI 
CONTRO LE LOBBY DEL PENSIERO UNICO DOMINANTE

in una intervista esclusiva esclusiva rilasciata ad UMBERTO BACCOLO * 

Il milanese Roberto Jonghi Lavarini, detto “Il Barone Nero”, è divenuto il protagonista assoluto di uno dei maggiori tsunami politici e mediatici recenti, “Lobby Nera”, creato da Fanpage e lanciato da Piazza Pulita (La7) …..un maremoto riguardante finanziamenti illeciti a Fratelli d’Italia e alla Lega Salvini Premier, i rapporti con il mondo del neofascismo più estremista, che ha portato il big di FDI Carlo Fidanza ad autosospendersi, Giorgia Meloni a fare professioni di antifascismo, il centrodestra a perdere ancora più clamorosamente una tornata elettorale e la magistratura ad indagare Roberto Lavarini, Carlo Fidanza ed altri.

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«L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore»

Robert Schuman: l’uomo di pace considerato il padre dell’Europa moderna

Francia, 1990, è un corso la causa di beatificazione di un personaggio lontano dagli ambienti ecclesiastici, da parte del vescovo Pierre Raffin: il politico Robert Schuman. Salito successivamente agli onori della Chiesa nel 2004 come Servo di Dio, un titolo che viene assegnato esclusivamente alle persone che si sono distinte per “santità di vita”.

Robert Schuman era nato a Lussemburgo il 29 giugno del 1886, in una famiglia che possiamo dire rappresentava le contraddizioni della politica europea del tempo. Suo padre, Jean Pierre, era francese, divenne tedesco nel 1870 quando l’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania e così il piccolo Robert nacque tedesco per poi diventare cittadino francese alla fine della Grande Guerra quando quei territori tornarono sotto la giurisdizione francese.

Un fatto che lo segnerà tutta la vita e sarà per lui lo spunto per immaginare in futuro una Europa unita e solidale. Il giovane Robert parlava correttamente il francese e il tedesco, oltre che il lussemburghese, una peculiarità che gli permise di capire meglio l’Europa e il dramma che vivevano molte delle sue popolazioni. Studente brillante, si laureò giovanissimo in giurisprudenza e ad appena ventisette anni aprì a Metz,nel 1912, il suo studio di avvocato. Scoppiata la Prima Grande Guerra nel 1914, venne riformato per motivi di salute e proprio in quegli anni che stavano sconvolgendo l’Europa, preparò la bozza di ciò che diventerà il suo progetto per una Europa unita, ma i tempi ancora non erano maturi.

Nel 1918, con la fine della guerra e la sconfitta della Germania, entrò in politica divenendo consigliere comunale di Metz, ancora per poco sotto la giurisdizione tedesca, infatti, dopo l’armistizio, l’Alsazia e la Lorena, un anno dopo, a distanza di quasi cinquant’anni, tornarono nuovamente alla Francia, e questa volta nelle elezioni del 1919, venne eletto alla Camera dei deputati francesi per i territorio della Mosella, dimostrando un grande impegno per risolvere le gravi questioni sociali ed economiche del territorio.

Una esperienza che gli sarà utile all’inizio allo scoppio del Secondo Conflitto mondiale quando la Francia subì una cocente sconfitta militare e la conseguente occupazione della nazione, dimostrando tutte le debolezze della presunta grandeur dell’epoca. In questo doloroso frangente, Schuman venne confermato sottosegretario per i rifugiati dal governo collaborazionista del generale Pétain, ma l’appoggio al governo filo tedesco non poteva certo durare e così, dopo pochi mesi, cominciò a spostarsi verso le regioni occupate dai soldati del Reich per assistere gli sfollati.

In realtà, proprio in quel periodo cominciò a collaborare con la nascente resistenza e per questo venne ben presto arrestato dalla polizia politica tedesca, la Gestapo, e imprigionato prima nella sua Metz e poi trasferito al campo vicino a Neustadt in Germania. Con grande coraggio riuscì ad evadere dalla prigione nel 1942 e pochi mesi dopo era la zona ancora libera della Francia governata da un altro generale, Charles De Gaulle. Alla fine della guerra la situazione dell’intera Europa era spaventosa: fabbriche distrutte, infrastrutture inesistenti, case bombardate con milioni di sfollati, senza contare le nascenti lotte sociali sempre più numerose, ma con le casse statali pressoché vuote.

In un contesto così drammatico Schuman venne nominato il 24 giugno del 1946 ministro delle Finanze sotto la presidenza della Repubblica di Vincent Auriol e l’anno successivo divenne primo ministro, un incarico che resse fino all’anno successivo il 26 luglio del 1948, ma cinque anni dopo veniva chiamato ancora da Auriol, come ministro degli Esteri e in questo periodo portò avanti da protagonista i negoziati che segnarono grandi novità nel panorama europeo e mondiale, come Il Consiglio d’Europa per i diritti umani nel 1949 e lo stesso anno l’adesione alla Nato, infine, nel 1950, si inaugura il Trattato della Ceca, l’accordo per l’acciaio e il carbone tra Paesi come la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e l’Italia.

Nel discorso di inaugurazione della nuova realtà commerciale, sotto l’ispirazione di un altro grande europeo, Jean Monnet, il 9 maggio del 1950 presentò una sua proposta per la creazione di un primo mattone per l’edificazione quella che diventerà decenni dopo l’Unione europea creando finalmente un ambiente di pace vera e duratura tra Paesi che si erano combattuti per secoli.

Un discorso di una attualità straordinaria. Leggiamo tra l’altro: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano» – e ancora – «La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime». E infine: «La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i Paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i Paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica».

Nel 1958 venne eletto – all’unanimità – primo presidente dell’Assemblea parlamentare europea, carica che tenne fino al 1960 e alla fine del suo mandato venne proclamato dall’Assemblea “padre dell’Europa”. Ritiratosi a vita privata nella sua casa di Scy-Chazelles nella regione della sua Mosella dove moriva il 4 settembre del 1963. Oggi in suo ricordo abbiamo la Fondazione Schuman, molti premi e borse di studio donate in suo nome dal Parlamento europeo, dalle università più prestigiose, oltre a tante strade, piazze ed edifici che portano il suo nome.

Vogliamo concludere questa breve biografia con una sua frase ancora dal celebre discorso tenuto Parigi, il 9 febbraio 1950, che racchiude tutto l’ideale dell’Europa Unita, con una stringente attualità: «L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore. L’esercito europeo segna una di queste fasi».

Gianfranco Cannarozzo

Konrad Adenauer La storia dell’uomo che per tutta la vita desiderò una Germania unita

Il tedesco più amato dello scorso secolo in patria e non solo

1944, carcere di Brauweiler. E’ una calda serata estiva quando un drappello di uomini accusati di cospirazione contro il Fuhrer varcano i cancelli.  Tra gli arrestati ne spicca uno in particolare, un uomo evidentemente avanti con l’età che certamente aveva conosciuto tempi migliori. Magro, mal vestito che però manteneva la sua fierezza, ma nonostante questo, in quell’uomo nessuno avrebbe potuto riconoscere quello che solo pochi anni prima era il sindaco più giovane di Colonia. Il suo nome era Konrad Adenauer, l’uomo destinato ad essere il tedesco più amato dello scorso secolo e non solo in patria. Non era la prima volta che entrava in un carcere nazista, pur avendo tenuto un profilo basso era pur sempre un leader, una persona che incuteva rispetto e questo i nazisti lo sapevano, infatti era tra i primi nomi nell’agenda della polizia.

Era nato, terzo di cinque figli, a Colonia nel 1876 da una famiglia umile, ma con principi di onestà e disciplina tramessi dal padre e di cui il giovane Konrad ne farà tesoro. Ancora giovanissimo cominciò ad interessarsi di politica e grazie alla sua intelligenza e abnegazione per la cosa pubblica fece in breve una carriera politica nel nascente partito cattolico sobbarcandosi una notevole mole di lavoro. Questi impegni, però, non gli impedirono di sposarsi nel 1904 con Emma, più giovane di lui di 10 anni, ma morirà dopo una lunga malattia il 6 ottobre del 1916. Tre anni dopo Konrad sposerà Auguste Zinsser, ma anche questo matrimonio lo lascerà di nuovo vedovo nel 1948.

Nel 1917 è eletto a grande maggioranza sindaco della sua città, Colonia, e comincia subito le grandi opere infrastrutturali come la prima autostrada che collega la sua città a Bonn. Politicamente seguì sempre il bene dei cittadini e non volle mai schierarsi con il nascente nazionalismo preferendo i valori cristiani, ma già alla fine degli anni ’20, proprio per questa sua libertà di pensiero, inizia per lui una vera e propria campagna di denigrazione. Viene accusato, ovviamente senza prove, di sentimenti anti patriottici, di sprecare il denaro pubblico e se ancora ciò non fosse bastato viene accusato anche di essere simpatizzante niente meno che degli ebrei e per la Germania del tempo non era una accusa da poco.

Fu un lento stillicidio che si concluse nel 1933 con la presa del potere di Hitler, quando con grande coraggio rifiutò di adornare la città con le svastiche per la visita del Fuhrer. Fu la “classica goccia” per la sua definitiva cacciata. Pochi giorni dopo, infatti, veniva destituito dalla sua carica di sindaco e per sfregio il suo conto venne congelato. Senza lavoro, chi avrebbe mai dato una occupazione ad un antinazista, senza reddito, evitato da molti che prima lo osannavano, gli rimaneva la carità, è il caso di dire, dei pochi amici rimastigli e della Chiesa, oltre il sostegno della famiglia. Ecco chi era l’uomo che era entrato una sera di luglio del 1944 nel carcere di Brauweiler.

Alla fine della guerra gli americani, avendo saputo della sua rettitudine, gli rinnovarono la carica di sindaco di Colonia, ma, per ragioni sconosciute, venne rimosso poco dopo dagli inglesi. Questo incidente politico gli dette, però, la possibilità di dedicarsi alla formazione del nuovo Partito Cristiano Democratico, il CDU, e nel 1949 diventava il primo Cancelliere della nuova Repubblica federale tedesca.

Rimase in carica fino al 1963 e in quei pochi anni riuscì ad ottenere risultati eccezionali per una nazione che aveva provocato una guerra mondiale e milioni di morti. Aderì nel 1951 al Consiglio d’Europa facendo un primo passo per entrare di nuovo la Germania nel consesso internazionale, nel 1952 fonda la Ceca per l’acciaio e il carbone a cui partecipa un altro padre della nuova Europa, Alcide De Gasperi. Aderì alla Nato, dando alla Germania una certa sovranità. Fu europeista convinto facendo di questo un punto irrinunciabile anche perla sua politica interna.

Tra i vari accordi europei, e non solo, e il più significativo avverrà alla scadenza del suo mandato, nel 1963 con l’incontro di un altro grande europeo, il generale Charles De Gaulle per sancire, dopo secoli di guerre, la pace tra i due popoli. Ormai quasi novantenne, lasciò la carica di Cancelliere per ritirarsi meritatamente a vita privata, ma si spegnerà quattro anni più tardi il 19 aprile del 1967 con un solo desiderio che non poté vedere realizzato: la caduta del Muro di Berlino che sei anni prima i sovietici avevano alzato dividendo drammaticamente la nazione e non solo Berlino.

Passeranno ancora più di venti anni, ma il desiderio di Adenauer di una Germania unita fu finalmente realizzato nel 1989.

 

Gianfranco Cannarozzo

SETTIMANA DELLA PACE

SETTIMANA DELLA PACE

A Ginevra l’appuntamento annuale che guarda alle sfide future

 

Si è appena conclusa la Geneva Peace Week 2021 – GPW21 – settimana della pace che dal 2014 si tiene annualmente a Ginevra. Il tema generale di questa edizione, “Dai semi ai sistemi di pace: superare le sfide di oggi“, ha guardo verso nuovi orizzonti.

 

Tutto ruota tutto attorno alla parola pace, nel mezzo uno spazio di ascolto e confronto, riflessione e idee. La pandemia non manca di farsi ricordare: poche le presenze fisiche e tantissime le donne e numerosi gli uomini connessi da remoto, ma in sincrono, per condividere l’esperienza fatta e disegnare il futuro.

Il GPW 2021 nutre semi di pace nei nuovi approcci e strumenti necessari per reggere le sfide contemporanee, cercando di coinvolgere e influenzare il cambiamento a livello sistemico. Le sessioni interattive online e le serie digitali GPW21 hanno seguito quattro percorsi tematici principali.

Ognuno dei quali è stato presentato unitamente a una serie di domande, utili a entrare nel mood e partecipare con maggiore consapevolezza.

 

Creare un clima per la collaborazione: vie da seguire per l’ambiente, il cambiamento climatico e la pace

 

Di fronte alla crisi globale, la volontà politica e le risorse stanno sempre più confluendo nelle risposte ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale. La ricerca e la pratica sul nesso tra pace, conflitto e ambiente naturale risalgono a diversi decenni orsono, ma ora più che mai devono essere amplificate e integrate nelle risposte a livello internazionale, statale e locale.

Ci si interroga sulla comunicazione possibile tra discipline, settori, silos e linguaggi diversi – ma in collegamento tra loro –  e su come collaborare nel rispetto delle rispettive differenze di fronte a una crisi crescente.

 

Oltre la cartolarizzazione: quali rischi (e nuovi orizzonti) per il peace-building

 

A un ritmo preoccupante, le narrazioni e gli approcci alle sfide odierne vengono presentati come minacce esistenziali che sono spesso seguite da misure militari o di emergenza, le quali giustificano azioni al di fuori dei normali limiti della procedura politica.

E il rispetto dei diritti umani, la sostenibilità e la solidarietà dove trovano spazio?

 

Sfruttare la sfera digitale per la pace

 

L’impatto dell’intelligenza artificiale, delle operazioni informatiche e della tecnologia digitale stava già accrescendo, prima del Covid-19, la sua influenza nel campo della pace e della sicurezza.

La domanda sottesa agli eventi che si focalizzano su questo percorso tematico riguardano, oltre che le prospettive, i rischi e i limiti dello spazio digitale e della costruzione della pace online.

GPW21 si confronta per valutare come governi, società civile e attori privati ​​stiano affrontando queste sfide: in che modo attori umanitari, agenzie di sviluppo, attivisti per i diritti umani e costruttori di pace riescono – o non riescono – a sfruttare la sfera digitale?

 

Affrontare le disuguaglianze e promuovere l’inclusione, la pace e l’SDG16

Per introdurre i Sustainable Development Goals – SDGs occorre fare una premessa.

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, alla quale hanno preso parte oltre 150 leader provenienti da tutto il mondo, ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, la quale si articola in 17 obiettivi – i Sustainable Development Goals – e 169 sotto-obiettivi (target). Ban Ki Moon – a quell’epoca Segretario Generale delle Nazioni Unite – definì l’Agenda 2030“una promessa da parte dei leader a tutte le persone in tutto il mondo.
È un’Agenda per le persone, per sradicare la povertà in tutte le sue forme, 
un’Agenda per il pianeta, che è la nostra casa”.

Gli SDGs, ed i relativi target, indicano le priorità globali per il 2030 e definiscono un piano di azione integrato per le persone, il pianeta, la prosperità e la Pace.

A supporto del raggiungimento dei nuovi obiettivi globali, l’Agenda 2030 fornisce oltre 200 indicatori per la valutazione delle performance di sostenibilità di tutti gli attori coinvolti nel processo di cambiamento mondiale. L’SDG16 “cerca di promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, fornire accesso alla giustizia per tutti e costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli”.

Le domande poste sono tante, e hanno come oggetto comune la richiesta di riscontro che quanto si sta facendo sia effettivamente efficace. Ne menzioniamo una: quali prove, esperienze e storie ci dicono che promuovere l’inclusione sia la via per raggiungere la pace?

Gli attori impegnati nella promozione della pace e nella prevenzione dei conflitti nel mondo sono innumerevoli, e questa edizione della GPW dimostra la loro forza. Alcuni sono impegnati per garantire il rispetto dei diritti umani, altri si battono per condizioni di lavoro dignitose. Ricercatori, responsabili decisionali e militanti si stanno attivando a favore della protezione dell’ambiente, mentre altri hanno dedicato la loro vita all’impegno umanitario, alla tutela della salute, allo sviluppo mondiale, al disarmo, alle scienze o ancora alle arti nell’accezione più ampia del termine.

Data la natura particolarmente sfidante di questi aneliti e obiettivi, la loro attuazione rende necessaria una stretta collaborazione tra governi, imprese e società civile. In quest’ottica, il Sustainable Development Goals 17 mostra la strada e la modalità per un’efficace implementazione degli altri 16 obiettivi: Partnership for the goals, ovvero un’azione sinergica, collaborativa e proattiva da parte di tutti gli attori dello sviluppo sostenibile.

Rimbocchiamoci le maniche!

Chiara Francesca Caraffa

 

Utilizzare il Risparmio per Incentivare gli Investimenti

Comunicato Stampa UCID 

LA NECESSITA’ DI CONVINCERE GLI ITALIANI
AD INVESTIRE CON FIDUCIA I PROPRI RISPARMI 

”In questa fase iniziale di ripresa post-Covid, va innanzitutto ridata fiducia ai nostri risparmiatori e va messo in moto quel circolo virtuoso che parte dalla concezione etica del risparmio. Il risparmio, frutto del lavoro e di una autolimitazione nei consumi, è una virtù ed un valore sociale e va valutato, quale ‘ricchezza della Nazione’ e quale ‘ricchezza dell’Europa’”.
Così ha affermato Riccardo Pedrizzi, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti. 

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Simon Veil, la prima donna che divenne presidente del Parlamento europeo

Il coraggio di una donna che non venne mai a patti con le proprie idee, paladina dei diritti delle donne e attivista contro l’antisemitismo

Parigi 1974, l’allora neopresidente della Repubblica Francese Valèry Giscard d’Estaign decise che il nuovo ministro della Sanità sarebbe stata una donna:Simon Veil. Rimase però colpito dall’intelligenza e dalla visione politica della moglie di Antoine, la signora Simon.

Fu un successo, non solo per la Francia, ma, in seguito, per la politica della nascente Unione europea. Simon Veil si presentò subito sulla scena politica, come una donna capace di gestire la cosa pubblica, con competenza e determinazione nel suo incarico, tanto da acquistare in breve una grande autorevolezza anche presso i suoi avversari politici. Ma da dove le proveniva tanta determinazione, coraggio e intraprendenza politica nel promuovere le proprie idee?

Per capirlo bisognerà tornare alla sua infanzia e adolescenza. Simon nacque a Nizza il 13 luglio del 1927 in una famiglia benestante ebrea, gli Jacob. Il padre era un noto architetto, la madre casalinga di grande cultura, avevano quattro figli oltre alla piccola Simon c’erano altre due sorelle e un fratello, insomma un’infanzia serena, come ricorderà lei stessa, potendo crescere tra gli affetti famigliari e lo studio, ma proprio quando la vita cominciava a sorriderle come ad una qualunque adolescente, in pochi istanti le venne tolto tutto il suo mondo con i suoi sogni nel cassetto nel peggiore degli incubi.

Era il 1944 e anche la Francia, occupata dai nazisti, conobbe lo sterminio di tanti compatrioti con la sola colpa di essere ebrei e, come migliaia di altri disperati, anche la famiglia Jacob fu deportata nei famigerati campi nazisti di Auschwitz-Birkenau, Bobrek e, infine, Bergen Belsen. Le tre ragazze Jacob riuscirono a sopravvivere alla fame, alle minacce di morte, alle massacranti marce per spostarsi a piedi da un campo di prigionia all’altro, ma dei genitori e del fratello non saprà nulla fino al 1974 quando ebbe la conferma della loro morte in altri campi di sterminio.

Tornata a Parigi alla fine della guerra, aveva appena 19 anni, ma con una esperienza di vita che la rendevano molto più matura della sua età, proseguì brillantemente gli studi iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza dove incontrò un ragazzo, Antoine Veil, anch’egli ebreo, sfuggito miracolosamente ai rastrellamenti nazisti in Francia. Fu il classico colpo di fulmine: lei giovanissima e lui appena un anno più grande, decisero di sposarsi, uniti anche dalla passione politica di idee liberali, ma Simon fu, con decenni d’anticipo sulla storia, anche una convinta femminista, come dimostrò in seguito nella sua attività politica.  

Il matrimonio per tutti e due cominciò con un atto di grande coraggio, mettendo alle spalle gli orrori del passato e cominciando a guardare avanti. Nel 1950 ad Antoine gli venne affidato un incarico presso il consolato francese a Berlino e la giovane moglie, nonostante il dramma vissuto recentemente a causa di quella nazione, lo seguirà. Passano alcuni anni e Simon, non ancora cinquantenne, è già 1970 nella sua veste di magistrato una preziosa consulente di vari ministri della Giustizia tra cui François Mitterrand, diventando quell’anno anche la prima donna segretario generale del Consiglio superiore della magistratura.

Dopo la nomina a ministro della Sanità nel 1974, sarà sempre in prima linea per combattere a favore delle donne e ancora in quel periodo comincerà a vedere l’Europa come una grande possibilità di pace per un continente straziato per secoli di guerre. Così, finita la sua esperienza ministeriale, inizia la carriera di deputata presso il Parlamento europeo che la vedrà protagonista per quasi dieci anni dal 1982 al 1993, lasciando un impronta incancellabile del suo impegno politico. Anche in Europa Simon si dimostrò subito capace e politicamente preparata tanto da essere eletta presidente del Parlamento europeo, un’altra conquista essendo la prima donna ad occupare questo seggio così prestigioso.                                      

Nel 1993 torna alla politica francese come sottosegretario di Stato e ancora ministra della Sanità e degli Affari sociali fino al 1995 e infine nel 1998 venne nominata membro del Consiglio Costituzionale francese. Ma l’incarico a lei più caro, tra i tanti che le avevano dato grandi soddisfazioni nella sua vita, fu quello di prima Presidente della Fondazione per la memoria della Shoah. Un debito d’amore verso la sua famiglia e tutti gli ebri uccisi durante la guerra. Un incarico che tenne fino al 2007. Nel 2008, ormai ottantenne, fu eletta alla prestigiosa Academié Française, una delle poche donne ad aver ricevuto quest’onorificenza.

In quella occasione avvenne un episodio assai toccante. Come ogni membro del prestigiosa accademia, anche lei ebbe lo spadino d’onore dove, come era consuetudine, si potevano incidere sulla lama qualcosa che poteva rappresentare al meglio la sua personalità. Simon Veil fece incidere insieme al motto della repubblica franceseLibertà, uguaglianza, fratellanzainsieme a quello della Unione europea: ”Unità nella diversità”, anche il suo numero di deportata ad Auschwitz, 78651, ancora visibile sul suo braccio destro. Ma i riconoscimenti per questa donna così combattiva non erano certo finiti.

Nel 2007, ancora in vita, le fu dedicata la piazza antistante il palazzo del Parlamento europeo a Bruxelles per i suoi meriti e ancora nel 2012 il presidente Sarkozy la insignì della Croce della legione d’Onore. Si è spenta a quasi novant’anni, il 30 giugno del 2017, e riposa come i grandi Francia nel Pantheon di Parigi. Vogliamo ricordare ciò che disse in occasione dei suoi funerali l’allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: «Una grande presidente del Parlamento europeo, la coscienza dell’Unione europea, un’attivista contro l’antisemitismo e una paladina dei diritti delle donne. Il suo messaggio sulle donne e contro l’antisemitismo è attuale ancora oggi».

 

Gianfranco Cannarozzo

La “Ripresa Possibile” con il PNRR, secondo l’ODCEC

La “Sfida Digitale del PNRR”
e la ripresa post-Covid secondo i Commercialisti

a cura di FRANCESCO VALENTE 

Il PNRR come sfida cruciale, una reale possibilità di cambiamento per l’Italia: il 91% dei commercialisti ritiene che sarebbe un grave danno non utilizzarlo in maniera consona, per il 62% si tratta dell’ultima possibilità per il nostro sistema Paese.
La ricerca di TeamSystem, effettuata in collaborazione con Kantar, ha privilegiato la lente d’ingrandimento dei commercialisti in duplice veste: come primi attori della ripresa e come spia dello stato di salute dei loro clienti, ovvero microimprese e PMI.

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Jean Monnet una figura particolare nel panorama politico del secolo scorso e non solo

 

Il sogno di un’Europa terra di pace e progresso a cui dedicò tutta la vita

Monnet il cui nome completo di battesimo era Jean Omer Marie Gabriel, nacque il 9 novembre 1888 nella piccola, ma famosissima città di Cognac in Francia, da una famiglia produttrice del famoso liquore. Ebbe una infanzia agiata e serena con un ottimo rendimento scolastico avendo delle capacità intellettive assai rare per un ragazzo di appena 16 anni e dotato di una forte personalità, insomma in lui si intravedeva l’anima del futuro leader destinato a ricoprire incarichi di grande prestigio e responsabilità, sia in Francia che in Europa, lasciando sempre il segno in ogni sua esperienza politica o amministrativa con una grande capacità e competenza eccezionali.

Il padre intuì subito le sue capacità e avendo grandi progetti per la sua azienda lo volle inserire subito nel mondo del lavoro. Così, tra lo stupore di tutti, lo tolse dalla scuola e giovanissimo lo mandò a lavorare a Londra presso una loro succursale in modo da imparare bene insieme al lavoro anche un’altra lingua.

Con la sua intelligenza ben presto bruciò le tappe della carriera aziendale tanto da divenire in breve un giovanissimo uomo d’affari di grande successo in giro per il mondo. Scoppiata la Prima guerra mondiale nel 1914, come molti altri ragazzi sentì l’obbligo di arruolarsi per servire la propria nazione, ma venne scartato perché cagionevole di salute, ma un giovane come lui non poteva certo rimanere con le mani in mano.

Grazie alle sue capacità, riuscì a presentare al Governo francese un progetto assai dettagliato per migliorare le forniture belliche con la Gran Bretagna. Il progetto raccolse subito un grande entusiasmo tanto da essere subito nominato intermediario economico tra la Francia e gli alleati.

Fu questa, per il giovane Jean, una grande scuola dove acquisì la padronanza dei problemi internazionali, esperienza che gli permise a guerra finita e a soli 31 anni di essere nominato vice segretario generale della Lega delle Nazioni fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1919.

Nel 1923, proprio in un momento di grande successoper la sua carriera, dovette tornare nella casa di famiglia a Cognac per la morte improvvisa del padre e prendere le sorti dell’azienda familiare che nel frattempo era in una profonda crisi economica. Anche in questo frangente Monnet seppe mettere a frutto le sue capacità imprenditoriali e in breve risollevò le sorti della fabbrica insieme a quelle della sua famiglia e degli operai.

Nonostante l’impegno nella azienda di famiglia, non trascurò le sue conoscenze economiche avviando una serie di nuovi progetti assai validi tanto da essere chiamato a riorganizzare le finanze non solo francesi, ma anche di altre nazioni europee come quelle della Polonia e della Romania e, sempre in quegli anni, lo troviamo a riorganizzare la rete ferroviaria cinese e la creazione di una banca di investimenti a San Francisco, in California.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si mise ancora una volta al servizio del proprio Paese, come aveva già fatto vent’anni prima, riprendendo come allora l’incarico di coordinare le forniture belliche tra Gran Bretagna e Francia e ben presto divenne consulente per il governo inglese delle forniture belliche con gli Stati Uniti, occasione che lo condusse in America a incontrare l’allora presidente Delano Roosevelt.

Questo incontro segnerà il futuro della sua vita diventando in breve addirittura consigliere fidato per gli armamenti anche dello stesso presidente americano. Tornato in Francia nel 1943 aderì al Comitato della resistenza francese, allora sotto il comando di Charles De Gaulle esiliato ad Algeri.

Il 5 agosto di quell’anno, durante una riunione del Comitato partigiano, Monnet formula nel suo discorso di apertura dei lavori un’idea che per molti presenti dovette sembrare a dir poco fantascientifica: «Non ci sarà pace in Europa» – affermava – «se gli Stati verranno ricostituiti sulla base della sovranità nazionale (…) Gli Stati europei sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la necessaria prosperità e lo sviluppo sociale. Le nazioni europee dovranno riunirsi in una federazione».

Il dopoguerra, purtroppo, non fu un periodo di pace come si sperava, le tensioni internazionali erano molto forti, si cominciava a delineare quello che di lì a poco sarebbe stata definita da Winston Churchill “La cortina di Ferro”, un duro colpo per il suo disegno europeo. In un contesto politico così pericoloso per la pace, non si poteva procrastinare il progetto per una Comunità europea.

Il 9 maggio del 1950 il ministro degli esteri francese Robert Schuman propose, su suggerimento proprio di Jean Monnet, di fare un accordo dell’acciaio e del carbone tedeschi e francesi, mettendo di fatto le basi per la nascita della futura Unione europea. Con questo accordo una futura guerra tra Francia e Germania sarebbe stata impossibile e la secolare di discordia tra le due nazioni sarebbe diventata adesso un motivo di integrazione e di pacificazione. Nasceva così la Ceca per l’acciaio e il carbone a cui presto aderirono anche il Belgio, il Lussemburgo, l’Olanda (Paesi Bassi) e l’Italia.

Se da un punto di vista economico si mettevano le basi per un nuovo sviluppo occorreva, vista la fragile situazione internazionale post bellica, creare anche un esercito comune non solo per difesa ma per cementare rapporti d’amicizia tra i popoli europei, purtroppo questa idea naufragò per i vari egoismi nazionali e fu allora che il dinamico uomo politico, senza scoraggiarsi minimamente, lavorò alla nascita del “Comitato di azione per gli Stati Uniti d’Europa” che dette la spinta al l’integrazione europea con la nascita del Mercato Comune, il Mec e il Sistema monetario europeo, lo Sme.

Verso la fine della sua vita scrisse un libro autobiografico “Cittadino d’Europa” ricco di meditazioni e riflessioni assai brillanti come, solo per citarne due: «Prima avere un’idea, poi cercare l’uomo che abbia il potere di realizzarla» e quella che a nostro avviso racchiude tutta la sua natura di grande innovatore: «So per esperienza che i problemi concreti non sono più irrisolvibili a partire dal momento in cui si affrontano nella prospettiva di una grande idea».

Morì a Parigi il 16 marzo del 1979 lasciando le fondamenta per una Europa federata, ma ancora da completare come hanno dimostrato i recenti colloqui di Bruxelles sul Recovery fund che ha visto contrapposte le nazioni che aderiscono all’Euro.

Gianfranco Cannarozzo 

Guai a Ravenna solo dopo l’elezione del Sindaco

NOTIZIE  AD OROLOGERIA,
SECONDO LE SCELTE DELLA REGIA

Una significativa indagine di FRANCO D’EMILIO  

A Ravenna è andata proprio così: mentre, altrove, si spargevano veleni contro il centrodestra con il caso di Luca Morisi, responsabile della comunicazione della Lega, e con il caso dell’inchiesta di Fanpage su attività illecite e la possibile apologia del fascismo in ambienti prossimi a Fratelli d’Italia, nella città romagnola, come da copione, il sindaco uscente Michele De Pascale veleggiava sicuro senza intoppi verso la riconferma, al timone di una vasta ciurma in coalizione di partiti, partitini e sottopancia, alcuni minimi, ma risoluti a farsi sentire come pulci con la tosse.

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