Banca Popolare di Sondrio,
il progetto editoriale oltre la banca

NOTIZIARIO della BANCA POPOLARE di SONDRIO 
…..QUASI UN LIBRO DA SFOGLIARE E LEGGERE

Nel ricco panorama editoriale italiano c’è un periodico quadrimestrale, nato oramai nel lontano 1973, che si chiama “Notiziario della Banca Popolare di Sondrio“. Anche se può sembrare strano sì, è proprio una banca a pubblicare un periodico di cultura, di finanza, di economia, di turismo e di attualità.

notiziario banca popolare di sondrio

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Consul Press / Novità in Redazione …..
al via il 3° Capitolo, quasi al termine del MMXXII

IERI,  OGGI …E  DOMANI 

Mi ricollego ad un mio precedente intervento pubblicato quasi con il medesimo titolo “Novità in Redazione” in data 8.9.2016 quando, a nome dell’Associazione Culturale “Pantheon”, rivolgevo un caloroso saluto di “Benvenuto” ad Antonio Parisi, nuovo Direttore Responsabile dell’Agenzia Giornalistica “Consul Press”, in avvicendamento a Maurizio Messina. 

ANTONIO PARISI, Consul Press, Sveva Marchetti

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recensione Emanuela Maria Marrone “Effetto Virtuale”

 

Tentativo per un Post-APocalittico sui generis

Emanuela Maria Marrone in questo libro vuole narrare un suo genere di postapocalittico.
L’umanità è stata condannata a vivere dentro casa , tema suggestivo dopo due lock-down per il covid , ma la protagonista del romanzo Carina , in un futuro prossimo non meglio precisato , non si arrende allo stato delle cose ma tenta una fuga col suo corteggiatore Sylar.

contropropaganda, disastro climatico, mondo virtuale

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La premiazione del “Libro dell’Anno 2022”,
a Roma in Santo Spirito in Sassia

A Roma – nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, nella sala Alessandrina sabato 5 novembre si è svolta l’assegnazione del premio “Il libro dell’anno 2022”. Il concorso letterario è stato ideato dall’associazione “Area Cultura” presieduta da Angelica Loredana Anton e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, con varie istituzioni culturali italiane e straniere.

"Il Libro dell'Anno 2022", Angelica Loredana Anton, Asoc. Area Cultura

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PIER PAOLO PASOLINI, “LA FINE DEL DIVERSO”. IL MISTERO DELLA MORTE IN UN LIBRO DI MARITATO.

Un personaggio controverso che ancora oggi, a cento anni dalla nascita, suscita dibattiti e discussioni. Un grande artista italiano Pier Paolo Pasolini, poliedrico nella sua opera di scrittore e poeta, regista, sceneggiatore e attore. La sua fine è ancora avvolta dal mistero e si ricevono minacce di morte se si prova a scrivere della sua drammatica scomparsa. Le stesse minacce che ha ricevuto l’autore del libro, Michel Emi Maritato, presidente di Assotutela, che nei panni di giornalista, drammaturgo e scrittore, venerdì ha presentato la sua ultima fatica letteraria.

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Fino al 20 novembre si terrà a Roma la rassegna libraria “Dima Book Festival”, a cura delle “Officine Culturali Romane”

Dal 1° ottobre al 20 novembre (durata unica, in Europa, per una Fiera del Libro), presso il centro commerciale “Dima Shopping Bufalotta di Roma”, l’Associazione Officine Culturali Romane ha organizzato il “Dima Book Festival”.

Una rassegna dell’editoria che coinvolgerà più di duecento autori di tutta Italia, oltre a numerosi enti che proporranno prodotti e attività in molti settori: dall’enogastronomia, all’integrazione sociale tra popoli diversi, dall’attivismo civico allo sport, passando per l’istruzione e la nuova frontiera della didattica digitale.

Dima Book Festival, Officine culturali romane, rassegna libraria

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Dante ad HoraFelix, con il Professor Dario Pisano

ASCOLTANDO DARIO PISANO ….PER PARLARE COME DANTE  

 ______________________________ a cura di Alessandro Publio Benini 

Una gran bella sorpresa, sabato scorso, alla Libreria HoraFelix, uno dei rari luoghi di Roma – in via Reggio Emilia, angolo con via Nizza – dove ancora si costruisce un supporto per la sensibilità  culturale, la presentazione di “Parla come Dante”, un libro di Dario Pisano (*1).

Dario Pisano, Parla come Dante

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La Storia degli Arditi firmata da Niccolò Lucarelli,
in un libro avvincente e in videoconferenza

“Arditi”, un volume di Niccolò Lucarelli,
pubblicato dalla Casa Editrice Delta
 

_______________a  cura di GIULIANO MARCHETTI 

“Gli Arditi” evocano e suscitano, ancora oggi, entusiasmi e simpatie nell’immaginario popolare.
Alle loro vicende il nostro amico Niccolò Lucarelli, storico militare,  ha dedicato il suo ultimo volume, ripercorrendo sia gli anni della Grande Guerra sia gli anni della Seconda Guerra Mondiale, toccando anche le vicende spagnole del 1936-39.

Questo “corpo speciale”, infatti, non ha operato soltanto sulle trincee carsiche e trentine: nato nel 1916 da un’intuizione del Maggiore Bassi, portò sensibili miglioramenti alla condotta della guerra italiana, tanto che la battaglia della Bainsizza fu vinta anche grazie al loro apporto. E si trattò della vittoria più importante sul fronte dell’Intesa in tutto il 1917. Seguirono poi le battaglie del Solstizio e di Vittorio Veneto.
“Arditi!” traccia la storia delle truppe speciali italiane negli anni della Grande Guerra, documentando anche l’impegno sui fronti francese e albanese.

ARDITI, Delta Edizioni.o, Luciano Violante, Niccolò Lucarelli, R.S.I. la Grande Guerra., Regno del Sud

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“Felici e orgogliosi di essere italiani”:
…..una “Ecografia” di Pierluigi Cascioli

“Felici e Orgogliosi di Essere Italiani”:
pregi e difetti dell’Italia, senza vanterie né anatemi
 

L’interessante “Libro Bianco” di PIERLUIGI CASCIOLI
 La recensione del testo a cura di FABRIZIO FEDERICI 

A Pierluigi Cascioli, giornalista pubblicista collaboratore di varie testate, dirigente emerito della Pubblica Istruzione, già autore di vari saggi su temi storici e sociali, dobbiamo il libro “Felici e orgogliosi di essere italiani” con prefazione di Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, postfazione di Vincenzo Paglia, assistente ecclesiastico della Comunità di S. Egidio [pp. 231, acquistabile su Amazon, €.9,90; ebook, €. 4,95].
Un libro che sviluppa una ricerca avviata dall’Autore già da anni: centrata su un esame obbiettivo di pregi e difetti degli italiani (fermo restando, ovviamente, che tutti i popoli hanno pari dignità, e ognuno ha la sua specificità).

L'Identità degli Italiani, Radiografia di una Nazione

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La “fabbrica del Consenso”, tramite la Comunicazione

UN CONSENSO DROGATO e/o PREFABBRICATO  DALLA COMUNICAZIONE E DA INFLUENCERS  ANALIZZATO IN UN SEMINARIO PROMOSSO DA 
“VISION & GLOBAL TRENDS”  e  “FREE LANCE INTERNATIONAL PRESS”  

 

Giovedì 15 settembre, dalle ore 15 alle 19, presso la Sala Italia dell’UnAR (Unione Associazioni Regionali – Via Aldovrandi 16, Roma) si terrà il seminario “La fabbrica del consenso. Ipotesi sulla deriva della comunicazione”. L’evento è organizzato da Flip – Free Lance International Press in collaborazione con Vision & Global Trends – International Institute for Global Analyses.
Per partecipare all’evento inviare la richiesta all’indirizzo e-mail info@vision-gt.eu entro il 14 settembre.

FLIP, la fabbrica del consenso

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La “Vera Storia” del Simbolo della FIAMMA

 
pubblicato il 19 Ago 2022 su  “Il SECOLO d’ITALIA”,
a firma di
FEDERICO GENNACCARI (*)
 
 
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La sagra dei luoghi comuni sulla Fiamma

Così in questi primi giorni di campagna elettorale abbiamo assistito da parte di “Repubblica” e di politici vari di centrosinistra alla sagra dei luoghi comuni, aventi per oggetto F.d’I. e soprattutto il M.S.I. per il simbolo della Fiamma. Così ecco Ezio Mauro e poi Emanuele Fiano parlare di “Fiamma mussoliniana” con Carlo Calenda, Andrea Orlando che rilanciano la tesi della Fiamma che uscirebbe dalla tomba di Mussolini e Laura Boldrini che la definisce “raffigurazione del regime che risorge dalla tomba del dittatore”.
Un luogo comune, una “leggenda nera” se vogliamo (ci manca solo che rispolverino pure MSI come sigla di Mussolini Sempre Immortale), ma la realtà è ben diversa per una serie di motivi: la fiamma è ripresa dal simbolo degli Arditi e soprattutto nel 1947 quando il Msi presenta il simbolo alle elezioni amministrative di Caserta (e poi di Roma), non esiste una bara e nemmeno una tomba di Mussolini.

Quell’incontro di Almirante con un mutilato di guerra 
ed il bozzetto di Emilio Maria Avitabile

Il suo corpo è stato infatti trafugato da Domenico Leccisi nell’aprile 1946 e quando le autorità lo recuperano (era stato affidato a due frati) poi non viene comunicato nemmeno alla famiglia il luogo dove viene conservato. Sarà restituito alla vedova solo nel 1957.
Scrive Baldoni: «Il simbolo del nuovo partito viene ideato nel settembre 1947, prima delle elezioni comunali di Caserta e di Roma, in modo casuale e singolare. Un giorno, scendendo le scale della sede centrale di Corso Vittorio, Giorgio Almirante incontra un mutilato di guerra che gli dice: “Segretario, ce l’hai il simbolo? Scegli la fiamma tricolore che è il simbolo dei combattenti”. 
Almirante rimane perplesso. Risale le scale, entra nel suo studio e traccia su un foglio la bozza di una fiamma… Antonio Mazzone ricorda che, per il simbolo, Roberti coinvolse un suo  amico, il pittore Emilio Maria Avitabile (poi autore anche del simbolo della Cisnal), chiedendogli di immaginarne uno.
L’artista preparò un bozzetto, raffigurante una fiamma e una persona, che venne inviato al direttorio chiamato a scegliere il simbolo. «Il direttorio scelse la fiamma. Allora Tonelli inviò una lettera a Roberti per comunicargli che avevano scelto la fiamma come simbolo del partito. Roberti diede la lettera al pittore. Quando poi uscì fuori la versione di Almirante, scrissi al segretario del partito e mia moglie, figlia di Avitabile, diede la lettera di Roberti ad Almirante che avrebbe dovuto correggere la sua iniziale versione…».

Ora tocca anche alla “Fiaccola”

Ieri su Repubblica un docente universitario di studi italiani all’università di Grenoble ha aggiunto anche la fiaccola di Azione Giovani, ereditata dal Fronte della Gioventù che a sua volta la ereditò dalla Giovane Italia, l’organizzazione studentesca promossa dal Msi ma indipendente dal partito (sulla Giovane Italia lo stesso Adalberto Baldoni ha scritto recentemente un libro assieme ad Alessandro Amorese).
Chissà cos’altro si inventeranno nei prossimi giorni dopo l’attacco della Aspesi e poi di Mirella Serri (oggi si è aggiunta Michela Murgia), cui ha risposto giustamente Annalisa Terranova.

Chi critica il Msi non conosce la sua storia

Tanti sono i luoghi comuni sul Msi.  Viene giudicato come un partito neofascista, quando sin dalla sua nascita è stato un partito post-fascista voluto da Pino Romualdi proprio per reinserire nel gioco politico i reduci della Rsi, gli epurati e coloro che avevano creduto nel fascismo (il Msi nei confronti del fascismo ha fissato il suo atteggiamento dal primo congresso del 1948 nello slogan “non rinnegare, non restaurare”), e la politica dell’inserimento è stato l’obiettivo perseguito e quasi raggiunto da Arturo Michelini nel 1960 con il sostegno al Governo Tambroni e sfumato per l’errore del congresso a Genova.

Studiare la storia della destra e quella del Pci

Chissà se a “Repubblica” lo sanno. Bisogna studiare la storia della Destra e anche quella del Pci che nei confronti del Msi ha sempre avuto un comportamento altalenante per un antifascismo a intermittenza: ora strizzava l’occhio (fino a governarci insieme in Sicilia con la Giunta Milazzo), ora lo riteneva neofascista e ne chiedeva lo scioglimento…

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(*)  NOTE A MARGINE  – Il presente articolo è stato ripreso integralmente dal “Secolo d’Italia”, con l’integrazione da parte della nostra Redazione delle foto ivi inserite e delle presenti note sull’ autore medesimo e sulle Edizioni Fergen .

Federico Gennaccari –“Romano Doc”- è un giornalista parlamentare, saggista, scrittore ed autore di numerosi testi pubblicati con importanti Gruppi Editoriali. Collabora con vari quotidiani, riviste e pubblicazioni periodiche; è uno studioso dei fenomeni sociali di massa nonché un attento osservatore di ciò accade quotidianamente nel mondo che ci circonda. Si occupa di politica e di storia, di costume e di inchieste, con interessi anche nei settori della musica, dello spettacolo e dello sport. 
Federico Gennaccheri è altresì responsabile della Casa Editrice Fergen srl, fondata nel 2006 per realizzare collane di libri a costi accessibili, promuovendo così la cultura sia verso lettori prevalentemente giovani, sia verso lettori anagraficamente maggiormente “datati”.  Ciò puntando su due specifiche collane e, precisamente: 
1)  Memoria d’Italia – costituita da libri tra la storia e la cronaca per favorire una memoria condivisa per tutti gli Italiani.
2) Spettacolo-Cultura-Storia –
costituita da libri per raccontare la storia d’Italia attraverso lo spettacolo, dalla musica al cinema, dalla televisione alle canzoni.

Nella foto, la presentazione del libro di Silano Olmi – “Non solo la Ciociara”, presso il Museo Crocetti in Roma, nell’ottobre dello scorso anno.    

Per ulteriori informazioni sulle Edizioni Fergen è possibile visionare il sito internet
  www.fergen.it

 

 

 

 

 

 

 

 
 

"Il MSI e la Fiamma" g, Adalberto Baldoni, Giorgio Almirante, Giunta Milazzo, Pino Romualdi

17 agosto 2011, …..undici anni fa,
la scomparsa di Gualtiero Jacopetti

 Un  “A-mar-còrd” per il Regista di “AFRICA ADDIO”
a cura di AMERINO GRIFFINI, postato su FB del 17.8.2022 (*)
 
Un ricordo personale di undici anni fa. 
Nel 2011 abitavo a Barga, in Garfagnana, quando mi giunse la notizia della morte del regista Gualtiero Jacopetti al quale Barga doveva qualcosa. Ancora emozionato per la notizia scrissi questa nota che ripropongo:
“17 Agosto 2011, è morto Gualtiero Jacopetti”
 
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L’indimenticabile regista di “Africa addio”, film accusato di essere filo-colonialista, razzista, fascista…… ma che a noi piacque come documento nostalgico di un’Africa umana e disperata, bellissima e maledetta.
In quella metà degli anni ’60, quando uscì “Africa addio”, non avevamo ancora letto Frantz Fanon e avevamo ancora addosso le cicatrici delle storie rosse del sangue della decolonizzazione, il nostro cuore batteva ancora per l’Algeria francese e per il Sudafrica dei Boeri; nelle nostre famiglie c’erano ancora familiari che erano stati nell’Africa italiana, che avevano combattuto nel Corno d’Africa, che avevano costruito in Libia.
Noi sognavamo di dare una mano alla Rhodesia di Jan Smith e di andare a difendere la diga di Cabora Bassa nel Mozambico portoghese.
 
Complicato spiegare oggi quali fossero le nostre pulsioni di allora, certo non motivate dal razzismo.
Eppure quel film di Jacopetti mantiene ancora inalterata oggi la sua visione di un’Africa di brancos y pretos, di bianchi e neri, diversi ma non nemici, semmai divisi trasversalmente da ideologie e alla fine vittime solo di nuove colonizzazioni, quelle ancor più disumane, come quella dello sfruttamento del dollaro (e oggi dello yuan).
Poi vennero altri film – sempre con Franco Prosperi – nei quali l’ironia e la visione giornalistica fecero comunque scalpore in quegli anni ’60 e primi anni ‘70: “Mondo cane”, “Mondo Candido”, “La donna nel mondo” ……; ma anche “Addio zio Tom”, un film che gli costò tre anni di vita negli USA per girarlo, una pellicola sull’America sudista prima della guerra di Secessione.
 
Jacopetti era nato a Barga (Lucca) il 4 settembre 1919, aveva studiato a Viareggio perché a Barga, dove aveva messo le radici il Pascoli, non c’era ancora il liceo classico. Giovanissimo fu praticante a “La Nazione”. A 18 anni, dopo essersi iscritto a Scienze Politiche a Pisa partì volontario per l’avventura della guerra, voleva raggiungere l’Africa e invece fu mandato in Albania, poi in Grecia e in Russia con l’ARMIR.
Dopo l’8 settembre scelse la montagna che nella sua terra si chiamava Alpi Apuane, ci rimase poco a causa degli insanabili contrasti con la componente comunista della banda partigiana, riuscì chissà come ad accreditarsi presso un comando Alleato e dopo il 25 aprile 1945 girò per le strade di Milano in jeep per sottrarre alla mattanza quanti più fascisti (o presunti tali) fosse possibile. Meglio San Vittore.
Nel dopoguerra si laureò a Pavia e ritornò al giornalismo, per il tramite di Montanelli e Longanesi, collaborando al “Corriere della Sera”.
La sua carriera tra “i buoni” finì proprio con “Africa addio”, nel quale documentò le stragi di Watussi, i massacri in Congo, ma anche l’ecatombe di animali in Kenya.
 
Una vita scapestrata, viaggi, belle donne, uno degli amori della sua vita, l’attrice Belinda Lee, morta in un incidente stradale.
Nel 1975, tanto per consolidare la sua situazione di reprobo, fu pure nel Direttivo della Costituente di Destra del MSI.
 
Alla sua città, Barga, aveva donato il palazzo di famiglia, adesso divenuto la Biblioteca comunale di Barga.
Ci sono passato davanti stasera, non c’era traccia né di lutto né di ricordo. Ciao Gualtiero.
____________________AMERINO GRIFFINI
 
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NOTE A MARGINE
(*) “A-mar-còrd” – Il pezzo qui di seguito riportato mi è sfuggito, purtroppo, il giorno in cui è apparso su FB – mercoledì 17 agosto –  e, quindi, è stato riproposto sulla Consul Press con un breve ritardo.
E al riguardo mi piace ricordare come
oramai da oltre 8 anni su questa Testata vengono spesso ospitati numerosi interventi a firma di Amerino Griffini, inizialmente a volte trasmesseci da egli stesso, a volte ripresi da altre pubblicazioni, a volte pescati nella rete.
Amerino Griffini, Vero Toscano Doc, è un raffinato autore di elzeviri e di effemeridi, nonché di graffianti commenti ed impeccabili puntualizzazioni, da leggersi sempre con molto interesse e vero piacere. Io ho conosciuto Amerino solo epistolarmente (e forse anche telefonicamente) tramite Mau Berg  (Maurizio Bergonzini), vecchio e caro amico …. “andato oltre” nella notte del 1° Agosto 2019, dopo i festeggiamenti del suo compleanno, anche Egli un “Collaboratore” di peso, il cui nome rimane scolpito nella nostra pagina “Blog d’Autore”  _______________Giuliano Marchetti
 
 

 

 

 

 
 

Africa Addio !, Gualtiero Jacopetti.

La Destra verso le Elezioni del 25 Settembre

# LA BRAVURA DIALETTICA E LA PREPARAZIONE DI GUIDO CROSETTO, UNO DEI FONDATORI DI FRATELLI D’ITALIA

# ELEZIONI POLITICHE – LE MANINE DELLA MAGISTRATURA DI SINISTRA

DUE RIFLESSIONI  postate venerdì 5 agosto su Fb
____________ A FIRMA di  ADALBERTO BALDONI

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Alta Finanza, Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Poteri FortigUID, Toghe Rosse

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ATTRAZIONE FATALE E ALTRI RACCONTI,

Il nuovo libro di Maria Grazia Scelfo

L’ultima fatica letteraria di Maria Grazia Scelfo, è una raccolta di suoi racconti ed opere già pubblicate sulla rivista spagnola on line “Valencia Escribe” a partire dal 2017 e da lei stessa tradotte in italiano, non solo per il suo piacere di tradurre ma per ampliare la platea dei lettori.

Pubblicati con testo a fronte, sono ventiquattro i racconti di questa raccolta,  che trattano temi di attualità o di fantasia, ambientati prevalentemente in Spagna, ma anche in Italia e in tanti altri paesi per offrire spunti di riflessione.

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Concita De Gregorio, Giorgia Meloni, ecc. ecc.
……”secondo paragrafo”

“PENNA ECCELSA”, QUELLA DI CONCITA DE GREGORIO !
….. PARI ALL’ELOQUENZA DI GIORGIA MELONI 
 
Ci ricolleghiamo alle “ANNOTAZIONI” di ADALBERTO BALDONI, postate su “fb” e riportate su Consul Press lo scorso Martedì 12 Luglio, proponendo ai nostri Lettori “Due Interventi”  riguardanti GIORGIA MELONI, come qui di seguito riportati. 

Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni

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A 98 anni si è spento il primo direttore-manager dell’editoria italiana: Eugenio Scalfari

Nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924 è considerato il più grande giornalista del XX secolo

Il primo approccio con il mondo del giornalismo Eugenio Scalfari avvenne durante il periodo universitario. Scrive per Roma Fascista, organo ufficiale del GUF (Gruppo Universitario Fascista) e collabora anche con altre testate.

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Polemizzando con il TG3, già “Tele-Kabul”

IL TG3,  GIA’ EX FEUDO DEL P.C.I. AI TEMPI DI “TELE-KABUL” (*1),
 E’ ANCORA L’
AVANPOSTO DELLE ULTIME RETROGUARDIE 
DELL’ INTELLIGHENZIA DI SINISTRA
  

UN’ ANNOTAZIONE DI ADALBERTO BALDONI,
POSTATA SU “FB” DI SABATO 9 LUGLIO
 

TG3. È diventato una cassa di risonanza dei postcomunisti.  L’altro giorno ha mandato in onda una lunga intervista a ERRI DE LUCA, già capo servizio di Lotta Continua, che ha militato nel gruppo dell’ ultrasinistra sino al 1976. Non solo. A suo tempo ha giustificato politicamente le Brigate Rosse. Ricordiamo ai dirigenti RAI che Lotta Continua si è resa responsabile dell’ omicidio del Commissario Luigi Calabresi

Nazi-Fascisti, Tele-Kabul, TG3

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Concita De Gregorio, …. “La Repubblica, L’Unità,
Il Secolo d’Italia” ….. e non solo

“PENNA ECCELSA”, QUELLA DI CONCITA DE GREGORIO !
 
ANNOTAZIONI di ADALBERTO BALDONI, postate su “fb” di Lunedì 4 Luglio

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Oggi sul quotidiano La Repubblica, che ormai sembra ricalcare le orme della vecchia Unità, organo del PCI, è apparso uno spumeggiante articolo di Concita De Gregorio.
Un pezzo che denota la bravura di questa illustre giornalista che vanta una carriera lusinghiera. L’ha scritto in punta di penna, come raccomandava il Direttore Cesare Mantovani a Mauro Mazza quando quest’ultimo doveva redigere un editoriale del “Secolo d ‘Italia”.

 

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Vale a dire: polemizzare con forza ma senza toni rancorosi. In tale maniera – secondo Mantovani – il pezzo avrebbe acquistato più credibilità e non si sarebbe esposto a possibili querele. Si uccide anche con il fioretto, diceva il direttore. Non c’è bisogno di un’ascia per eliminare un avversario.
Ebbene leggendo il pezzo della Concita il pensiero è ricorso a quegli anni in cui ricoprivo l’incarico di redattore capo. Ed erano i cosiddetti Anni di Piombo…. (*1)
L’ articolo è ricolmo di elogi per Giorgia Meloni, intelligente, autentica leader, preparata, grintosa, ecc. ecc.
Da tempo non leggevo un pezzo così obbiettivo, senza cattiverie, insinuazioni ecc. Detto ciò l’abile Concita dispensa una serie di raccomandazioni a Giorgia: meno fascisti vecchi e giovani nel suo partito (ma dove li ha visti ?), netta condanna del “passato”, via il simbolo della Fiamma perché ricorda il Movimento Sociale Italiano….
Tre rapide considerazioni. 1) Il fascismo è un fenomeno politico, culturale, sciale che appartiene al passato. Saranno gli storici a giudicare, a valutare, ecc ; 2) È proprio una ossessione vedere ad ogni angolo di strada un “fascista” ? 3) Rinunciare al simbolo significa abdicare alla propria identità, alle proprie radici, alle proprie tradizioni, ai principi e ai valori della Patria.
Non credo che Giorgia Meloni cada nella trappola tesa dalle sinistre a Gianfranco Fini che lo adularono per distruggere la Destra. (*2) 

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NOTE A MARGINE 
(*1) –
Io ho iniziato a collaborare al Secolo” nel 1965 su input di Massimo Uffreduzzi, al tempo Direttore della Teleghraph Press Agency, passando poi alla “Terza Pagina”, il cui responsabile era Ugo Franzolin, Grande Giornalista e vero “GentilUomo”.
Successivamente, quando in prosecuzione ad “Urbe ’70” – una “Testata Romana”, da me avviata unitamente ad Alessandro Benini ed Alessandro Ricci, diretta poi da Adalberto Baldoni, (con sede a Via Barletta 29 in un vecchio palazzo, molto ben frequentato) – decisi nel 1996 di fondare la “Consul Press”, proprio Massimo Uffreduzzi fu il nostro Primo Direttore Responsabile. 
(*2) – Per quanto riguarda Gianfranco Fini, a mio giudizio, la sua maggior colpa non è stata quella di aver distrutto la “Destra“, in quanto succube delle adulazioni della Sinistra, ma quella di aver distrutto una “Comunità Umana (quella del M.S.I.) facendola confluire nel “Popolo (?) della Libertà”, per un suo narcisistico sogno di “Scalata al Potere” e definendo il Fascismo come il “Male Assoluto”.
…E per Pietà di Patria evitiamo di parlare nuovamente della “Vicenda Montecarlo” ! …..E, invece, no ! forse è opportuno ritornare su determinati argomenti .……. > Clicca qui !
Ma, Grazie a Dio (ed anche agli Dei !), Giorgia Meloni sembra essere decisamente migliore di tale innominabile personaggio e nei prossimi giorni cercherò di rintracciare e pubblicare una “antica” missiva da me indirizzatale, quando era “Ministro della Gioventù”, nonché la sua successiva molto gradita risposta
_____________ Giuliano Marchetti 
 

 

 

 
 
 

Anni di Piombo, Baldoni-Franzolin-Uffreduzzi, Concita & Giorgia, La Repubblica & il Secolo

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