giovedì, 22 Agosto 2019
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Tag: Turchia

Israele senza Pace

Considerazioni sull’inaugurazione di un’Ambasciata

Lo scorso 14 maggio Trump, per mezzo di sua figlia Ivanka, ha inaugurato la nuova sede dell’Ambasciata USA, sita non più a Tel Aviv ma nella città Santa di Gerusalemme, sperando forse che la presenza dei luoghi sacri delle tre maggiori religioni stemperasse gli attriti che esistono da tempi remoti fra Israele ed il mondo intero.

Doveva essere una semplice cerimonia, che invece si è presto rivelata una tentata sommossa ed infine una farsa, che, per quanto stupefacente, ha un enorme significato.

A Gaza infatti, già dal giorno precedente, si è ammassato lungo la famigerata striscia, contestata e teatro di continui attacchi a sorpresa da una quarantina di anni, un consistente numero di palestinesi intenzionati a passare le barriere che tenterebbero di impedire attacchi. Israele, a sua volta, ha fatto uso di lacrimogeni e operato decise reazioni che avrebbero lasciate a terra numerose vittime. Ciò che ha colpito l’opinione pubblica è stata la morte di una bambina soffocata dai fumi dei dispositivi di dissuasione. Indignate le maggiori Nazioni intorno, come la Turchia, che avrebbe allontanato l’Ambasciatore israeliano, forse per assurgere ad un ruolo sovrano nei rapporti con gli Stati mediorientali musulmani. Di contro l’Ambasciatrice della Palestina Dra Mai Alkaila ha a sua volta duramente attaccato Israele, per aver occupato territori palestinesi e quel giorno ucciso inermi cittadini.

Ma più tardi le vittime si sono rialzate: era un mezzo per richiamare l’attenzione del mondo sulla situazione di quegli Stati. Solamente alcuni manifestanti, appartenenti alla Organizzazione politica e militare Hamas, sarebbero effettivamente stati uccisi dalle contromisure israeliane: la bambina, poi, sarebbe già morta prima dell’ azione di difesa, ed i genitori avrebbero fatto passare il suo decesso non per crisi cardiaca da patologia, ma per i gas adoperati.

Logicamente le alzate di scudi internazionali si sono subito placate, ma resta la considerazione su questo vulcano mai spento, sempre in procinto di esplodere, come è la terra fra Israele e Palestina. La terra, laggiù, è di ambedue: non si può pensare nè dall’una, nè dall’altra parte di invadere, rubare case e terre, uccidere, fomentare guerre internazionali.

Rivedere la storia per capire i moventi di questi sordi o conclamati conflitti è risalire al Pleistocene, da allora luogo di commerci, di relazioni, di arte e di progresso, come mostrato nel Museo di Storia di Gerusalemme . Cosa ha portato quelle popolazioni, di razze simili, di lingue simili, a lottare aspramente fra loro? L’istinto di conservazione contro l’inedia, che peraltro spesso produce invece alleanze, o una sorta di primato da raggiungere, ma agli occhi di chi, ed a quale fine?

Non erano culture, erano civiltà, Civiltà del Libro, Civiltà della Scrittura, dell’arte, alleate di altre Civiltà mediterranee; quella Palestinese, nella persona dei Fenici, più di quella Israeliana più concentrata sulla propria scienza religiosa. Mosè, se l’egiziano >M’s> voleva dire figlio, forse era stato adottato dal Faraone: ciò dimostra che non tutti gli uomini in quel luogo erano nemici. Poi è possibile che un Dio possa assegnare terre, e solo ad un gruppo di Sue creature, quando tutti gli uomini si dicono e, più importante, si sentano Suoi esseri, e, come dice la stessa Bibbia, per lo meno quella che è possibile leggere, abbiano le loro terre?

L’Imperatore Tito ha sconfitto le popolazioni ebraiche, distrutta Gerusalemme, portato il Candelabro a Sette Bracci, la Menorah, a Roma: i conflitti, però, in quella striscia proprio che ora si chiama Gaza ed anche più estesa, i dissidi fra famiglie e gruppi non cessavano mai, e Tito era un uomo pacifico, fra i migliori della Storia. La locale perenne fibrillazione risvegliava gli appetiti di molti Re assoluti, solleticati dalla bellezza mediterranea, ed era un rischio continuo. La Menorah, come la statua di Uni, ed altri Dei, è stato portato a Roma perchè a Roma si potesse adorare qualsiasi Dio, tutte le religioni erano accettate, considerate, rappresentate, i Romani non erano razzisti, non erano assolutisti come le genti nel Medioevo, corrotti da un Cristianesimo diventato Potere ed organizzato sulla base del Primo Comandamento che, a ben pensare, non è quello che si dice sia, ma: Amatevi, come Io vi ho amato.

Forse è questa la ragione delle lotte: il Potere, agognato da chi si sente superiore, non si sa bene a chi, pertanto si spera ferventemente che tutto finisca, che ognuno abbia la sua casa in pace, la sua terra, il suo focolare, ed Allah, e Jahvè, e Cristo, nomi di un Unico benefico e paterno, che solo questo vuole da gli uomini.

Marilù Giannone

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Dra Mai Alkaila, ISRAELE, Mediterraneo, pace, palestina.gaza, tito, Trump, Turchia

Tamburi di Guerra

La settimana scorsa tre paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna, tradizionale alleata militare, e la Francia che aspira al ruolo di galletto nell’Europa continentale di un’Unione europea a pezzi, hanno fatto rullare i tamburi di guerra, quelli fatti con pelle d’asino dal suono più cupo, emesso per intimorire come preludio a nuove operazioni.

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Assad, ISIS, macron, May, onu, russia, Trump, Turchia, ue, usa

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La Via della Seta

 
Centro Culturale Turco Roma
                                                             

LA NUOVA VIA DELLA SETA

CONFERENZA 

THE BULDING OF AN ECONOMIC AND CULTURAL NETWORK 

YUNUS EMRE ENSTİTÜSÜ

VIA LANCELLOTTI 18 ROMA

19 OTTOBRE 2017

 
Il 19 gennaio 2015 la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, in collaborazione con Eurosis Consulting e il supporto dell’Ambasciata italiana ad Ankara, ha organizzato la conferenza “The New Silk Road. The building of an economic and cultural network from the Mediterranean to Central Asia”, presso il Teatro del Centro di Cultura Italiano ad Istanbul.
La Conferenza ha rappresentato il primo passo verso la costruzione di un network di soggetti economici e sociali (istituti culturali, università, imprese) lungo la “nuova via della seta”.
All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Ice, Cna, Yapı Kredi, Tofaş, Turkonfed, Deik, Università di Galatasaray e Università dell’Aquila.
La seconda tappa del progetto sarà organizzata dall’Istituto Yunus Emre di Roma, in collaborazione con la Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice e Eurosis Consulting, il 19 ottobre presso la sede ​del medesimo istituto di Cultura Turca, a Palazzo Lancellotti.

L’iniziativa sarà articolata nelle seguenti sessioni:

Sessione introduttiva. Discorsi di apertura (09:30-10:45)

Prof. Şeref Ateş (Presidente dell’Istituto Yunus Emre)
Prof. Giuseppe Parlato (Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice)
S.E. Mammad Ahmadzada (Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian)
S.E. Murat Salim Esenli (Ambasciatore della Repubblica di Turchia)
On. Dorina Bianchi (Sottosegretario MiBACT)
Rappresentante del Ministero di Cultura e Turismo della Turchia

Coffee Break (10:45-11:00)

Prima sessione di lavoro. Progetti economici lungo la nuova via della seta  
(11:00-13:30)

Moderatore: Marco Zaganella (Direttore Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice) 

Giuseppe Reggia (Eurosis Consulting- Chairman of Board) – The New Silk Road 4.0: Policy, Culture, Education, Economy –  SMEs strategy

Pınar Bolognini  (Console Onorario della Turchia a Brindisi e  Presidente della Camera di Commercio turca in Italia)  – I rapporti tra imprese italiane e turche

Manuela Traldi (Presidente della Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana) – I rapporti tra le imprese italiane ad azere 

Irene Pivetti (Presidente di Only Italia) – I progetti di Only Italia in Cina

Corrado Bocci (Università di Cassino) –  Le problematiche dei rapporti commerciali tra Italia e Cina 

Giulio Sfoglietti (Eurosis Consulting) – Trasferimento Tecnologico e Finanziamenti del Governo Cinese

Luca Costa Sanseverino (f3 Business Advisory Services): World Bank e finanziamenti internazionali per progetti di sviluppo lungo la via della seta

Lunch break (13.30-14.30)

Seconda sessione di lavoro. La cooperazione culturale come porta d’ingresso per la cooperazione economica lungo la nuova via della seta: il ruolo delle Università (14.30-15.30)

Moderatore: Sevim Aktaş (Direttrice dell’Istituto Yunus Emre di Roma)

Lorenzo Medici (Università di Perugia), Il ruolo dei soggetti culturali nelle relazioni internazionali 

Carmine Marinucci (Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities School), La nascita di
una Università italiana in Cina

Daniel Pommier (Sapienza Università di Roma) – La cooperazione tra le Università italiane ed azere

Coffee Break (15.30-15.45)

Presentazione del gruppo di lavoro sui rapporti politici, culturali, economici e sociali nel Novecento tra i paesi della via della seta (15.45-17.00)

Intervengono: 
Fabio L. Grassi (Sapienza Università di Roma),
Angelo Iacovella (Università Unint di Roma)
Sandro Teti (Casa Editrice Teti Roma).

 , turch

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alessandro magno, cina, mongoli, persia, romani, Turchia, via della set

Una RAI “negazionista”

Comunicato stampa –    LA RAI CENSURA IL GENOCIDIO ARMENO 

Ecco perché l’Italia è scesa al 77° posto nella classifica della libertà di informazione nel mondo.

Nessuna risposta è pervenuta dalla Rai riguardo alla richiesta di spiegazione per la mancata messa in onda, sabato scorso, di un documentario sul genocidio armeno la cui emissione sul canale Rai Storia era stata annunciata dalla stessa azienda in un comunicato di lancio.

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Comunità Armena, rai, Turchia

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Intervista all’Ambasciatore dell’ Armenia

INTERVISTA all’ Ambasciatore  S. E. SARGIS GHAZARYAN  per il  centenario dell’inizio del genocidio armeno (1915-2015)__________________ a cura di Giuseppe PACCIONE *

 

1) Un secolo fa ci fu il genocidio del popolo armeno, ci può tracciare l’origine di tale atrocità?  A un secolo di distanza si può tracciare l’origine. L’origine del genocidio è sicuramente è da ricercarsi in quel piano geo-politico che, in qualche modo, si delineava già verso la fine dell’800 dell’Impero ottomano; in altri termini, dopo aver perso le province dei Balcani con la sommossa anche delle popolazioni arabe e, quindi, con il graduale e continuo restringimento dello spazio della protezione dell’Impero ottomano, emerge questa ideologia fatturanica che vedeva quel mondo turco fono a est che arrivava sino alle province nord occidentali tra La Cina e l’Anatolia, passando per l’Asia centrale e il Caucaso, il nuovo spazio vitale, in qualche modo, delineato nell’accezione hitleriana a questo spazio vitale per l’Impero ottomano. In quel contesto, in quella proiezione l’unico ostacolo, l’unica isola non turco fona, non musulmana era l’Armenia storica. Il piano è piuttosto certo. Bisogna eliminare quell’ostacolo e si aspetta un pretesto e allo stesso tempo non dimentichiamo che, invece, nella capitale dell’Impero, a Istanbul, c’è una intellighenzia armena piuttosto progressista che si forma nell’università europee, che in qualche modo torna a Istanbul e sono proprio quelli che vogliono una riforma profonda in termini moderni dell’Impero. Nel contempo, una classe economica e commerciale considerata abbastanza vibrante e che, pertanto, ci sono in qualche modo, in un momento in cui, poi, la Turchia entra nel primo conflitto mondiale vi è il pretesto in base al quale la maggior parte dei genocidi nell’900 vengono celati dietro ai conflitti mondiali. Il pretesto consisteva nella demonizzazione dell’armeno come l’origine dei mali dell’Impero ottomano e di conseguenza non attribuire all’armeno di sudditi e non affidabili secondo il movimento dei Giovani turchi. Spesso gli armeni contribuivano alla prosperità e al progresso dell’Impero ottomano. Quello è il momento in cui viene pianificato l’azione di genocidio, cioè viene messo in piedi una struttura ad hoc, denominata “organizzazione speciale” e, quindi, una rete dei governatori e degli appartenenti di esponenti al governo del partito dei Giovani Turchi.

2) Nel mondo attuale, il fenomeno del genocidio non è stato ancora cancellato.  L’esempio armeno potrebbe essere utile a far comprendere la pericolosità di questo fenomeno?  Sicuramente, sì! Negli studi dei genocidi, il caso armeno viene considerato come il proto genocidio. Mesi dopo l’inizio dell’azione del genocidio, il 24 aprile del 1915, viene specificata con l’arresto e la deportazione e l’eliminazione dell’intelligenza armena. Allo stesso tempo venivano chiamati alle armi, per la prima volta, nell’esperienza ottomana gli uomini armeni dell’età dai 18 ai 50 anni, che diede campo libero e semplice all’operazione del genocidio nei riguardi dei bambini, delle donne e degli anziani. In altre parole, il genocidio armeno certamente è quell’anello che lega la belle epoque al darwinismo sociale poi degli anni trenta e quaranta del secolo scorso in Europa. Per la prima volta, nel giugno del 1915, grazie all’intesa della Francia, della Russia e della Gran Bretagna, si usa l’espressione “crimine contro l’umanità”, proprio durante la condanna nell’azione del governo ottomano contro gli armeni. Il termine “genocidio” non esiste ancora, ma verrà coniato nel 1944 dal giurista polacco, di origine ebraica, Raphael Lemkin. Quest’ultimo è stato uno studioso del genocidio armeno e conia la fattispecie di reato, riferendosi in quel momento a quelli che erano i fatti noti nella pianificazione e implementazione del genocidio nei riguardi degli armeni. Quello è anche il termine giuridico che è alla base della “Convenzione delle Nazioni Unite per la Prevenzione e la Repressione del Crimine del Genocidio”, del 1948.

Perché è attuale ancora il genocidio armeno a cent’anni dai fatti? Per la ragione che ancor oggi vi è un negazionismo di Stato da parte degli eredi di quello che fu l’Impero ottomano e cioè l’attuale governo turco. Nel caso del genocidio armeno, rispetto agli altri genocidi del novecento, non si tratta di negazionismo di estremista di destra, ma si tratta di negazionismo che è estremamente pericoloso in questi termini ed è l’ultimo atto di un genocidio ovvero è quell’atto che rende il crimine reato incrementato, portato a conclusione con successo un crimine perfetto; quindi, negato e dimenticato e di conseguenza replicabile. Qua mi preme ricordare quelle parole di Adolf Hitler annunciate il 22 agosto del 1939, prima dell’invasione della Polonia, quando raduna il suo stato maggiore, quando li incita a essere irremovibili nell’azione anche nei riguardi dei civili, di essere feroci, di essere determinati. Qui nel suo discorso, domandandosi ironicamente chi dopo tutto si ricordava ancora dell’annientamento degli armeni? A questa domanda dovrebbe rispondere la società civile, come pure i governi. In altre parole, da una prospettiva contemporanea, la memoria per noi vuole essere più prescrittiva che descrittiva cioè quella memoria alla prevenzione dei genocidi.

3) L’ISIS (Islamic State Iraq & Syria)che avanza, come sta affrontando il problema del terrorismo l’Armenia?  Prima di tutto mi preme dire che l’Armenia da consumatore di sicurezza, negli ultimi 15 anni, si formato in un fornitore di sicurezza che si basa, per l’appunto, sul concetto della complementarietà e multilateralità di politica estera di sicurezza. In altre parole, l’Armenia ha contribuito e contribuisce ancora alla missione di pace nel Kosovo, era presente nella pacificazione dell’Iraq, dell’Afghanistan, siamo presenti con il contingente ONU sotto comando italiano (UNIFIL) nel Libano del sud, con una determinazione, appunto, di aumentare anche la nostra presenza in termini numerici in quella missione. In sostanza, ci assumiamo una responsabilità di fronte a una sfida e minaccia che certamente non è regionale, ma riguarda l’intera comunità internazionale. Dall’avvento di questa grottesca organizzazione che ne fa dell’assassinio una spettacolarizzazione. Naturalmente, voglio ricordare che le nostre comunità armene sono esposte a minacce nelle aree dove opera l’Isis, mi riferisco nei territori iracheni e siriani. Voglio inoltre rammentare che vi sono ancora 80 mila armeni diroccati ancora ad Aleppo (Siria), dove abbiamo ancora aperta la nostra sede consolare, dove i miei colleghi, eroicamente, continuano ancora a essere presenti per essere gli occhi e le orecchie della comunità internazionale, ma in termini delle questioni umanitarie.

4) Come sono i rapporti tra l’Armenia e l’Italia?  La ringrazio molto per questa domanda perché viene posta propria alla vigilia della visita ufficiale del Presidente della Repubblica d’Armenia Serž Sargsyan in Italia, questo mese. Sono rapporti che hanno duemila anni di storia. Iniziano nel 66 dopo Cristo, quando il Re armeno Tiridate I si recò a Roma per ricevere la corona da Nerone, che, poi, sono stati duemila anni di continue relazioni di solidarietà ricevuta ma, allo stesso tempo, di generoso contributo alla costruzione dell’Italia, come è conosciuta oggi. In altre parole, sono rapporti antichi. I rapporti formali, diplomatici fra il nostro Paese e il vostro s’instaurano molte settimane dopo la dichiarazione d’indipendenza nel 1991, quando l’URSS si stava sgretolando. Quest’anno, infatti, celebreremo i 24 anni dei rapporti diplomatici con l’Italia. Ad esempio, sul piano commerciale, negli ultimi 4 anni, l’interscambio, che è stato caratterizzato dalla recessione, dalle crisi economiche nel mondo, è aumentato del 92%. In Armenia vi operano più di una sessantina di imprese con capitale italiano. Circa la cooperazione culturale, abbiamo delle storie di successo straordinarie da raccontare.

 *Intervista già registrata a cura dell’ autore per il mensile de “La Gazzetta italo-brasiliana”

2015-03-05 19.00.49

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Armenia, ISIS, Turchia, Unifil

Una Nazione Europea aperta all’Oriente

 Una Nazione europea aperta all’Oriente:  la Turchia nella Prima Guerra Mondiale

 A cento ed uno anni dallo scoppio della Grande Guerra, l’Università  degli Studi “La Sapienza” di Roma, Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione-Dipartimento di Comunicazione e Scienze Sociali ha tenuto sotto l’egida dell’Associazione degli Studiosi di Diritto Internazionale ed Europeo un Convegno sulla Turchia nel corso della Prima Guerra Mondiale.

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A.S.D.I.E., Impero Ottomano, Turchia

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L’olocausto armeno

Appuntamenti culturali a Roma. Sabato 18 Aprile, ore 16.
Chiesa di San Salvatore in Lauro; Piazza di San Salvatore in Lauro, 15.

Convegno: ‘L’identità cristiana del popolo armeno a cento anni dal genocidio’ e presentazione del libro ‘L’olocausto armeno’ di Alberto Rosselli.

Il testo (pubblicato in occasione del Centenario della ‘Strage Armena’, 1915-2015) è giunto alla sua Quarta Edizione (ora ampliata ed illustrata). Per info e prenotazioni: www.mattioli1885.com

 

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Armenia, Turchia

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