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Il Colle del Quirinale e la “Diplomazia Italo – Francese”

IL “TRATTATO del QUIRINALE  tra ITALIA e FRANCIA 

di TORUATO CARDILLI 

Per i romani il “Quirinale”, non è solo uno dei sette colli di Roma, ma è il “Colle” per antonomasia, su cui sorge il più prestigioso palazzo d’Italia, opera degli architetti Bernini, Mascherino, Maderno, Fontana. Per tre secoli palazzo apostolico, sede del potere del Papa, poi per settanta anni reggia sabauda e negli ultimi settanta anni residenza repubblicana. 
Da un po’ di tempo si parla del Colle in ufficio, al bar, all’edicola, in taxi e nei talk show popolari per sondare l’umore degli italiani sulla scelta del suo prossimo inquilino, mentre i grandi elettori restano abbottonati o fanno melina con intento di depistaggio.

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Dall’occupazione italiana alla caduta di Gheddafi

ACCADEMIA ANGELICO COSTANTINIANA 
di lettere arti e scienze 

Conferenza 

“Dall’occupazione italiana alla caduta di Gheddafi.
Storia della Libia moderna”

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Giovedì 2 dicembre 2021 Ore 16.00

Salone delle Adunate Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra

Piazza Adriana, 3 – Roma

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Al via l’International Autumn School 2021, corso UNETCHAC per proteggere i minori dalle guerre

“Oggi ho la grande opportunità di frequentare un corso che fa riflettere sui bambini in situazioni di conflitto armato, su come possiamo lavorare insieme per proteggerli. Non c’è un giorno che vivo senza il ricordo degli spari, del pianto, delle urla e della violenza che ho subito in Afghanistan. Mi sento ‘malata’ per i disagi mentali che mi porto dentro dall’infanzia. Disagi che ancora tormentano i bambini afghani”.
 
Zakira Amiri, nata a Kabul e rifugiata in Pakistan, è solo una degli oltre 80 studenti che partecipano alla Prima Scuola Internazionale sui Bambini e i Conflitti Armati organizzata, dal 4 al 19 ottobre, dall’Universities Network for Children in Armed Conflict (UNETCHAC), col supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Quella che avete letto è la sua diretta testimonianza. 
 

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Per la Sede dell’Ambasciata d’Italia a Madrid, “Serata d’Onore” al Circolo Ministero degli Esteri

A Madrid il Palazzo dei Marchesi di Amboage
– Sede dell’Ambasciata  d’Italia –
un
gioiello di Architettura, d’Arte e di Cultura

________Alessandro Publio Benini

Nella suggestiva cornice del Circolo del Ministero degli Esteri, alla presenza di numerosi invitati, è stato presentato il nuovo volume dedicato alle Sedi Diplomatiche Italiane attive nel mondo: “Il Palazzo de Marchesi di Amboage – L’Ambasciata d’Italia a Madrid“, che fa seguito che agli altri libri curati dall’Ambasciatore Gaetano  Cortese.

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Nel 2021 nell’Unione europea c’è ancora un Muro

Roma, 28 Settembre 2021 – L’isola di Cipro venne divisa da un muro, denominato Linea verde, dopo l’invasione turca. Ciò accadde il 20 luglio del 1974 e ne fu occupata circa il 40%. Inoltre comportò la separazione delle due comunità in Nord e Sud. Nel 2021, Cipro, è l’unico Stato dell’Unione europea diviso

Il movimento per l’annessione alla Grecia (ènosis), sviluppatosi fra i greco-ciprioti a partire dagli anni 1930, si intensificò dopo la Seconda guerra mondiale. Entrarono, così, in conflitto da un lato con gli Inglesi, dall’altro con la minoranza turco-cipriota e la Turchia. Furono vari i negoziati tentati dai Governi di Regno Unito, Grecia e Turchia e i rappresentanti delle due comunità cipriote. Nel 1959 fu raggiunto un compromesso, che prevedeva l’indipendenza di Cipro e una serie di garanzie per la minoranza turca. L’indipendenza fu proclamata il 16 agosto 1960 ed entrò in vigore la Costituzione, che assicurava la rappresentanza di ambedue le comunità nei principali organi politici.

Nel 1960 Cipro entrò a far parte dell’Onu e nel 1961 del Commonwealth. Ma il compromesso non fu di facile applicazione e nel 1963 i turco-ciprioti si ritirarono dal Governo e dagli altri organi, dando vita nel 1967 a una propria amministrazione autonoma.

Nonostante l’invio a Cipro, fin dal marzo 1964, di una forza di pace dell’Onu (Unficyp), la tensione e gli scontri proseguirono. L’avvento della dittatura militare in Grecia (1967) aggravò ulteriormente la situazione. Nel 1974 un Golpe appoggiato da Atene rovesciò Makàrios, arcivescovo ortodosso e primo presidente della Repubblica di Cipro dopo l’indipendenza politica, e tentò di insediare un Governo che procedesse all’annessione alla Grecia. La Turchia reagì immediatamente occupando la parte settentrionale dell’isola, dove nel 1975 fu proclamato unilateralmente uno Stato federato turco di Cipro con una propria Costituzione, un presidente della Repubblica, Rauf Denktaș, e un’Assemblea legislativa. Vari furono i tentativi di appianare le divergenze. Ma nel 1983 proclamò l’indipendenza della Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia.

Neppure la mediazione condotta dall’Onu a partire dal 1985 portò a una conclusione pacifica. Il progetto era quello di uno Stato bifederale che prevedeva una larga autonomia per i turco-ciprioti. Ma tutto si arenò per il persistere di profondi contrasti fra le due comunità e il rifiuto della Turchia di ritirare le proprie truppe.

Nel 2004, il progetto di unificazione promosso dall’Onu, che prospettava la costituzione di uno Stato federale con la presidenza spettante a rotazione alle due comunità, fu bocciato per referendum dalla popolazione greco-cipriota. Lo stesso anno, la sola parte greco-cipriota, corrispondente alla Repubblica di Cipro, è entrata a far parte dell’Unione europea (dal 2008 anche nell’area euro).

Quindi Cipro risulta essere divisa tra Sud e Nord. Con “Sud” si indica la parte grecocipriota controllata dalla Repubblica di Cipro. Mentre con “Nord” ci si riferisce alla Repubblica turca di Cipro Nord. La linea verde segna tuttora un confine perennemente in tensione per gli scontri interetnici fra cittadini di origine greca e quelli di origine turca.

 

Giorgia Iacuele

Foto © InsideOver, Osservatoriodiritti

Unione europea, InsideOver, Osservatoriodiritti, Unficyp, Onu, Commonwealth

Elezioni tedesche. Merkel rimette la palla al centro

La cancelliera uscente rivede lo schema di gioco per scongiurare una virata a sinistra

Angela Merkel, secondo Forbes la donna più potente del mondo, è ancora sotto i riflettori. Non solo della sua Germania – si ricordi che nacque e passò i suoi primi 35 anni nell’Est – ma anche dell’Ue.

Il 26 settembre gli elettori tedeschi saranno chiamati al voto per eleggere i membri del Bundestag. Merkel, che darà dimissioni spontanee, è riuscita a mantenere nel tempo il proprio potere. Spostando la sua Unione Cristiano Democratica – CDU, conservatrice, al centro dell’arena politica, ed entrando in coalizione sia con il Partito Democratico Libero – FDP di centrodestra che con il Partito Social Democratico di centrosinistra – SPD. Secondo The Guardian “la CDU di Merkel è diventata il sole su cui altri partiti potevano semplicemente orbitare”.

Angela Merkel in prima linea

Il lavoro di Angela Merkel, che in 16 anni ha portato la Germania in primo piano, rendendola ago della bilancia in più occasioni, ora è orientata a tenere compatto il centro. Il rischio è altrimenti quello di osservare, nel momento della sua uscita dallo scenario politico, alla scissione in centristi e conservatori estremisti.

A tale proposito Stefan Kornelius, giornalista e scrittore con due volumi dedicati alla cancelliera, di cui uno è la sua biografia autorizzata, nota che «Merkel ha due qualità fondamentali». «È avversa al rischio e centrista nel senso che vuole unire le persone piuttosto che allontanarle. Queste qualità si applicano alla politica interna così come all’Unione europea, che è una costellazione politica con una tendenza intrinseca ad allontanarsi».

Fondamentale il ruolo di Merkel anche nella mediazione economica e politica tra Regno Unito e Ue nel lungo percorso che ha portato alla Brexit. Il suo demone erano – e sono – le forze centrifughe. «La più grande eredità della Merkel è che è riuscita a tenere insieme l’Unione europea in un’era di intensa tensione, qualcosa che richiede forza di volontà politica e di solito un po’ di denaro tedesco».

 

Capacità di lettura

Josef Janning, senior associate fellow del German Council on Foreign Relations, ritiene che Merkel non abbia però «mai capito che le forze centrifughe possono essere contenute nel lungo periodo solo rafforzando la forza centripeta, per tirare più fortemente al centro i corpi di massa». 

La critica che le muove è questa: «la Germania sotto la Merkel non ha amplificato l’ambizione dell’Europa […]. Si è semplicemente messa a suo agio in un allestimento imperfetto».

In effetti pare le sia mancata una visione strategica per l’Unione. 

Elezioni

Si noti che, a causa della pandemia, quest’anno si prevede che il 40-50% dell’elettorato voterà per posta. Una novità che implica incertezze maggiori del consueto.

Qual è la posizione della cancelliera rispetto agli schieramenti in lizza? Lanciata nella mischia della campagna elettorale, Merkel si oppone al tentativo del suo vicecancelliere di centrosinistra di presentarsi come suo candidato di continuità, mentre la CDU fa suonare l’allarme circa il pericolo di un Governo di coalizione di sinistra.

Olaf Scholz – SPD, vice della Merkel nel suo quarto e ultimo Governo, intanto sta facendo un lavoro davvero efficace contro i due oppositori poco brillanti. Obiettivo: convincere gli elettori che vi sono maggiori possibilità che sia lui a portare avanti l’eredità centrista e razionale del cancelliere rispetto al candidato della CDU.

Preferenze di voto per candidato

YouGov ha fatto un sondaggio tra gli elettori circa il miglior candidato cui affidare la guida il Governo. Ecco i numeri: Scholz = 27%Lindner = 12%, ex aequo Laschet e Baerbock con l’8% di preferenze. Alla domanda su quale sia il candidato più competente il 55% degli intervistati dall’istituto Infratest dimap risponde Scholz. Il 15% promuove Laschet e il 7% opta per Baerbock. Christian Lindner, presidente federale del FDP, esce in qualche modo dagli schermi: per vincere risulta d’obbligo la proposta di coalizioni forti e credibili.

I sondaggi della scorsa settimana vedono il candidato SPD in decisiva rimonta. Complice anche una campagna elettorale ben fatta, un claim di immediata comprensione: “Scholz lo risolverà”. Scholz ha ripetutamente sottolineato – in un recente dibattito televisivo – gli accordi presi con Merkel su aree politiche chiave. La cancelliera glissa, sottolineando l’enorme differenza per il futuro della Germania tra Scholz premier e il suo successore designato, Armin Laschet.

Campagne elettorali a confronto: Scholz, SPD

La campagna elettorale di Scholz è serrata e ben gestita. Secondo Frank Stauss, esperto di comunicazione politica, «l‘SPD ha escogitato la campagna perfetta». Essa, avviata nel 2020 da un noto professionista di marketing sportivo, risulta infatti «in sintonia al 100% con il messaggio di Scholz». 

Incentrata interamente intorno all’uomo che vuole portare alla vittoria elettorale, ha usato le immagini per veicolare il messaggio politico. In diversi manifesti, l’ex sindaco di Amburgo, impassibile, appoggiato allo schienale della poltrona – il volto bene in vista – tiene in mano un biglietto con i suoi impegni elettorali.

Aumento del salario minimopensioni stabilicostruzione di 400.000 case all’anno.

Aggiungerà forse altri piani, quali quello per un’aliquota minima globale dell’imposta sulle società. E poi priorità alla lotta contro la povertà infantile e riduzione del costo della vita.

In quanto a influenza internazionale poi, quella che tutti riconoscono a mani basse ad Angela Merkel, Scholz può vantare rispetto agli altri il mandato come ministro delle finanze e vicecancelliere.

Ma sappiamo tutti che le competenze nella comunicazione aiutano, ma non sono – da sole – sufficienti a garantire il raggiungimento dell’obiettivo. Potrebbero aver aiutato sin qui il consenso nei suoi confronti anche le gaffes dei Verdi, divenuti impopolari.

Se Scholz dovesse sceglierli ora come parte della sua coalizione – insieme a Die Linke,  al 6-7% e vicini alla soglia di sbarramento del 5% – darebbe vantaggio ai conservatori, che già gridano al pericolo di una deriva verso sinistra

Campagne elettorali a confronto: Annalena Baerbock, Verdi

In calo i Verdi – Die Grünen, ora al 17%. In ascesa però le donazioni, che ne sosterranno la parte che resta di questa lunga campagna elettorale. Vincono difatti loro il testa o croce per la donazione più alta, che spiazza Frau Merkel. Il donatore è l’olandese Steven Schuurman, co-fondatore della società di software Elastic, il cui patrimonio netto secondo Forbes è stimato in 2 miliardi di dollari Usa.

Martedì l’imprenditore ha trasferito ai Verdi 1,25 milioni di euro, la più grande donazione una tantum a qualsiasi partito mai stata dichiarata al Bundestag, nonché la più grande donazione singola nella storia del partito. Il quale ad aprile aveva incassato un’altra importante somma: 1 milione di euro. 

Una curiosità: Schuurman all’inizio di quest’anno ha donato un milione di euro al partito social-liberale olandese D66 e 350.000 euro al Partito per gli Animali (PvdDnei Paesi Bassi. Le ragioni del suo cuore sono naturalmente verdi: «la crisi climatica è una sfida così immensa e internazionale che puoi affrontarla solo attraverso i Governi.

«La Germania è forse il Paese più influente dell’Ue e sono rimasto colpito dal programma del partito dei Verdi e dal fatto che abbiano un candidato che riconosca l’urgenza della situazione».

Il candidato, co-leader dei Verdi, Annalena Baerbockdovrebbe raddoppiare la sua presenza in Parlamento rispetto all’ultimo voto nazionale nel 2017 e potrebbe svolgere un ruolo chiave durante la fase di costruzione della coalizione successiva al voto.

Campagne elettorali a confronto: Armin Laschet, CDU

Il favore verso Laschet, ministro-presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia, è crollato ulteriormente nelle ultime settimane. Un sondaggio pubblicato martedì prevede che la CDU scenda sotto il 20% per la prima volta nella storia dal dopoguerra. L’SPD con il candidato Olaf Scholz è invece in testa ai sondaggi con circa il 25%. 

Merkel non tergiversa, ci mette la faccia. E la sua intemerata fa sorridere quanti ne ricordano la consueta prudenza e l’aplomb. Senza possibilità di interpretazione è infatti il suo appello durante quello che potrebbe essere l’ultimo discorso al Parlamento tedesco. Con tono appassionato, ha esortato a votare per il suo candidato – Armin Laschet – e non il suo rivale di centrosinistra, ora in ascesa.

Rivale che attacca anche relativamente all’uso improprio del termine “cavie” in riferimento ai cittadini vaccinati contro il Covid19, virus la cui diffusione nel Paese è in aumento. Annotazione: la Germania ha vaccinato con doppia dose il 61,4% della popolazione, è in ritardo rispetto a grandi Nazioni del Vecchio Continente quali ItaliaSpagnaFrancia e Regno Unito.

Secondo Merkel, la vittoria del socialdemocratico Scholz aprirebbe il varco di apertura all’estrema sinistra Die Linke in una coalizione con i Verdi. Insomma, centro sì – virata a sinistra no. 

«La posta in gioco sono decisioni economiche e fiscali che determineranno il futuro del nostro Paese, il numero di posti di lavoro».

Per la cancellliera Armin Laschet rappresenta il solo candidato in grado di formare «un governo moderato che guiderà la Germania nel futuro».

Inizia il secondo tempo

La partita è ancora lunga, e lo schema di gioco almeno in parte segreto. Combattuta per la vittoria, con la cancelliera in carica ancora straordinariamente popolare, ha esito incerto.

I candidati che si propongono come continuità della Merkel dovranno impostare le prossime due settimane con strategia e tattica, e dosare con massima prudenza e attenzione sia i gesti che le parole.

 

Chiara Francesca Caraffa

Foto © Le Figaro (copertina), Omer Messinger/Getty Images, Huffington Post, Nietfeld/dpa/Picture Alliance, Informazione.it, Espresso

www.eurocomunicazione.com/2021/01/17/il-successore-di-angela-merkel/

www.eurocomunicazione.eu/germania-spionaggio-russo-e-casi-positivi-covid-in-aumento/

www.eurocomunicazione.com/2020/06/29/svolta-epocale-in-francia-sindaci-verdi-nelle-principali-citta/

 

Unione europea, Merkel, Regno Unito, Brexit, Omer Messinger/Getty Images, Huffington Post, Nietfeld/dpa/Picture Alliance, Informazione.it, Espresso, Foto, Alliance

AFGHANISTAN, DONNE E BAMBINI A RISCHIO

AFGHANISTAN, DONNE E BAMBINI A RISCHIO

Italia pronta all’accoglienza

Donne ancora al centro dell’attenzione del nostro Terzo Settore. Mai distratto dinnanzi a ciò che accade – anche – al di fuori dei confini nazionali. Perché la dichiarazione congiunta di Bruxelles, Washington e Londra non resti inascoltata.

Garantire i diritti umani

Il governo dell’attuale Afghanistan garantirà il rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle donne e dei bambini, la protezione dei civili, compresi i difensori dei diritti umani – HRD? Avvierà il percorso verso elezioni libere, eque, inclusive e partecipative?

Sono queste le domande che la LIDU – Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo pone a tutti noi. Impegnata sempre dalla parte di chi difende i diritti umani, rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile, l’organizzazione nelle scorse ore ha pubblicato un comunicato.

Oggetto: le aberrazioni non solo in Afghanistan, ma in tutti quei Paesi che, troppo spesso e da troppo tempo, dimenticano cosa siano i diritti umani. Ad esempio Cuba, Haiti, Tunisia e Myanmar.

Leggiamo alcuni stralci del testo diffuso. «Oggi in un Mondo interconnesso è basato sulla conoscenza non si può non sapere cosa sta accadendo e che cosa accadrà in Afghanistan». LIDU riporta alcune dichiarazioni dei leader talebani, secondo cui “i diritti delle donne verranno rispettati” nel quadro della sharia, e potranno “avere ruolo nell’istruzione e nella sanità, così come rimarranno liberi e indipendenti i media, purché rispettino i valori dell’Islam e l’unità del Paese”.

E dà la sua lettura. È «un qualcosa di assolutamente forviante e diabolico. La sharia talebana impedisce al genere femminile ogni forma di emancipazione sia economica, che culturale, che sociale. Se non interverremo saremo complici dell’apertura di cancelli dell’inferno».

I media

Anche i media sono sotto attacco, come altre categorie di persone i cui diritti sono talvolta dimenticati. Nessuno tra noi ha omesso di notare recentemente il velo nero a coprire il volto della cronista della CNN Clarissa Ward.

Quella immagine ci ha fatto pensare a un’altra giornalista – e scrittrice di successo – Oriana Fallaci. Che nel 1979 intervistò Ruhollah Khomeini. Politico e imam iraniano, fu un grande ayatollah, capo spirituale e politico dell’Iran politico e imam iraniano. Fu un Grande ayatollah, capo spirituale e politico del suo Paese come Guida suprema dell’Iran dieci anni, a partire proprio dal 1979.

Parlarono dapprima della situazione generale, poi lei, con la sua intonazione particolare, fece una domanda.

Lo chador

«Di questo “chador” ad esempio, che mi hanno messo addosso per venire da lei e che lei impone alle donne, mi dica: perché le costringe a nascondersi come fagotti sotto un indumento scomodo e assurdo con cui non si può lavorare né muoversi?», chiese.

«Non mi riferisco soltanto a un indumento ma a ciò che esso rappresenta: cioè la segregazione in cui le donne sono state rigettate dopo la Rivoluzione». Vedere minati, e anzi violentati, i diritti delle donne, era inconcepibile.

«Il fatto stesso che non possano studiare all’università con gli uomini, ad esempio, né lavorare con gli uomini, né fare il bagno in mare o in piscina con gli uomini» è tutt’oggi allarmante.

La nostra attenzione occidentale sull’abbigliamento delle donne musulmane che vivono in contesti in cui il diritto delle donne e dei bambini non raggiunge però il cuore del problema. Molto più articolato, ampio e profondo. Ci chiediamo quindi, impossibilitati a prendere un volo e raggiungere – per aiutarle – queste donne e mamme, come fare a supportarne l’emancipazione e sostenerne l’integrazione.

Abbiamo quindi voluto incontrare un Cavaliere dei Diritti Umani della LIDU (e molto altro). Diamo la parola a Camillo de Milato, presidente della Fondazione Asilo Mariuccia, nata a Milano quasi 120 anni fa. Se dovessimo usare gli hashtag per descriverla, potremmo digitare le tre parole chiave di questo impero del bene. #Persone, #Cura, #Futuro.

L’intervista

  • Dottor de Milato, cosa fa ogni giorno la vostra organizzazione per sostenere donne e minori?

 

«L’Ente opera in 5 sedi su tre città: Milano, Sesto San Giovanni, Porto Valtravaglia. Suddiviso in 5 comunità e 22 appartamenti, può accogliere fino a 120 mamme e bambini e 38 minori.

Asilo Mariuccia è un Ente Socio–Assistenziale laico con vocazione alla formazione, così come voluto dalla nostra fondatrice, Ersilia Bronzini Majno, la prima suffragetta italiana (prima presidente dell’Unione Femminile Nazionale). Abbiamo 7 principi fondamentali, tra cui ricordo l’uguaglianza e l’imparzialità».

Non banale accoglienza

  • Ci racconti qual è il vostro modello di integrazione

 

«Ospitiamo mamme sia italiane che straniere, provenienti da 4 continenti, così come minori.

I bambini sono in gran numero di cittadinanza italiana e frequentano la scuola o l’asilo. Le mamme frequentano corsi di italiano (se straniere) e corsi di informatica, più altra formazione specifica.

I minori, terminato il percorso scolastico obbligatorio (fino ai 16 anni), frequentano il nostro laboratorio di educazione al lavoro. Siamo orgogliosi di affermare che a 18 anni, alla maggiore età, hanno già un lavoro, divenendo così una risorsa per il Paese.

Il nostro scopo è mirare alla loro integrazione sociale, che si ottiene solo con l’inserimento lavorativo».

Collaborazione tra Enti

  • Un punto di forza che vi rappresenta è la rete di relazioni sul territorio. Quali sinergie avete con i Comuni nei quali operate?

 

«La rete è importante, ci offre molto. Abbiamo al nostro interno anche un Comitato di Benemeriti, che supportano saggiamente la mission dell’Ente.

Siamo gemellati con altri 11 Enti/Associazioni (come la Croce Rossa Italiana – Comitato di Milano e la Fondazione don Gnocchi), e abbiamo stretto numerosi protocolli con comuni ed Enti.

Il concetto guida è quello del “Bene Comune”. Che significa operare assieme nei vari settori di competenza, in sinergia, per migliorare le proprie capacità operative. Il “Bene Comune” è come un grande arcipelago, formato da decine di isole (gli Enti) che dialogano e collaborano tra loro, condividendo obiettivi e ambizioni.

I ragazzi di Porto Valtravaglia, per esempio, sono responsabili della cura del verde di vari comuni, e della pulizia di un tratto delle fortificazioni linea Cadorna. Quindi della valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico».

Accoglienza e inserimento lavorativo

  • Asilo Mariuccia è sinonimo di concretezza. Quali aiuti darete alle donne e ai bambini afghani ospitati nelle vostre strutture?

 

«Fondazione Asilo Mariuccia ha dato disponibilità al Comune di Milano per accogliere 8 donne afghane. Per salvare 8 vite, più quelle dei figli che porteranno con loro.

I bambini andranno a scuola, seguiti da nostri volontari per il doposcuola. Le mamme impareranno l’italiano, poi, in base alle loro capacità, le avvieremo verso possibili percorsi formativi. Aiuto cuoca, aiuto sarta, badante sono alcune professioni che potranno svolgere dopo la formazione, che prevede sempre l’acquisizione di competenze informatiche.

Ci impegneremo per costruire un futuro per loro, con esperienze che vadano oltre l’accoglienza. Restituiremo dignità, le prepareremo al lavoro, che genera integrazione».

  • Il rispetto delle radiciè uno dei fiori all’occhiello della Fondazione che dirige. Come verranno integrati donne e bambini a livello culturale e religioso?

 

«Siamo una organizzazione laica – sottolinea. Ognuno è libero di praticare le proprie credenze, ma al di fuori dell’Ente.

Cerchiamo, con l’esempio, di presentare un modello di tolleranza e comprensione reciproca».

Il supporto possibile

  • Come possiamo aiutarecon i nostri talenti e professionalità Fondazione Asilo Mariuccia?

 

«I nostri Educatori sono laureati in Scienza dell’Educazione. Sono professionisti che hanno il compito di offrire un supporto educativo specializzato che mira alla salvaguardia della buona relazione mamma-figlio e al graduale inserimento nella società.

Ma i volontari sono importanti specialmente nel doposcuola, dove i bimbi afghani non potranno contare sull’aiuto delle loro mamme.

Le necessità vere di aiuto alla Fondazione Asilo Mariuccia saranno all’atto dell’allontanamento di queste donne e bambini, quando verrà loro assegnato – in futuro – un alloggio. Cerchiamo persone che “donino una dote” per arredarlo e pagare gli allacciamenti».

Seguiremo le loro storie

Ringraziamo il presidente de Milato per questo racconto, che parla non di tiepida speranza, ma della certezza di un futuro possibile. Fatto di piena integrazione, educazione e istruzione, ruolo all’interno della comunità.

Presentandolo, abbiamo accennato al fatto che sia anche “molto altro”: ulteriore importante istituzione con cui Camillo de Milato ha feeling è infatti l’Esercito Italiano, servito per una vita con incarichi prestigiosi, di grande rilievo.

A un militare dell’Esercito Tricolore facciamo chiudere i tanti ragionamenti che affollano le nostre menti, riportando un suo post sui social network.

Maresciallo Luca Barisonzi

Il Maresciallo Luca Barisonzi, Croce d’argento al Merito dell’Esercito Italiano, ha prestato servizio in Afghanistan dove – nel gennaio del 2011 – è rimasto ferito in un attentato.

Gravissime le conseguenze.

In questi giorni in cui tutti parlano di quanto sta accadendo a diversi fusi orari dalla ridente Europa, il Maresciallo Barisonzi è stato molto corteggiato dalla stampa. Deciso il suo no, che tuttavia non ha significato tacere il proprio pensiero, soprattutto sulla condizione delle donne e dei bambini afghani. Ecco cosa racconta attraverso i social mentre soldati americani piangono attoniti dinnanzi alle madri che – sperando di salvarli – gettano al di là del filo spinato i loro figli.

«Mentre in tv scorrono le immagini di Kabul, e del suo aeroporto preso d’assalto da migliaia di afgani alla ricerca di un volo che consenta loro di fuggire, sento un nodo salirmi alla gola e un peso sul petto», scrive.

Generazioni perdute

Continua il militare: «ho visto le immagini di una donna e di tre bambini, probabilmente i suoi figli, seduti lungo la linea di una delle piste di atterraggio. Dal volto della donna traspariva la sua disperazione, mista però alla compostezza di chi tenta di non  far preoccupare i propri figli.
Ho così ripensato ai bambini incontrati durante quel periodo, e ho rivisto quelli il cui volto mi era diventato familiare a Bala Morghab.

Mi è ritornato alla mente come, nei mesi della missione, più l’area veniva posta in sicurezza e più le persone potevano fare ritorno alle proprie abitazioni e i bambini riprendere a giocare, persino sotto le nostre postazioni.

Penso a quella generazione cresciuta laggiù in questi 20 anni, a tutti coloro che hanno potuto conoscere, studiare e sognare il proprio futuro. Quante ragazzine, diventate ormai donne, si sono potute sentire più libere, conquistando finalmente diritti che sono scontati per noi occidentali».

L’impegno del nostro Paese

«Tutto questo è potuto accadere anche grazie all’impegno di noi italiani, che abbiamo compiuto il nostro dovere, sovente fino al sacrificio della propria vita.
Per anni ci siamo stretti gli anfibi e allacciati gli elmetti, pronti a uscire in difesa dei diritti del popolo afgano, pur sapendo che da molti, anche in Italia venivamo criticati.

Quelle stesse persone oggi, esperte di geopolitica homemade che riempiono i social di hashtag, su di una realtà di cui non conoscono niente, comodamente seduti sul divano di casa propria.

Ho combattuto e ho servito il mio Paese, prestando fede a un giuramento che, potendo ritornare indietro, rifarei nonostante tutto.
Non posso negare però quanto sia per me doloroso assistere, impotente, a questo triste epilogo.

Questo è il mio stato d’animo attuale, non chiedetemi di esprimere ulteriori opinioni, perché forse sono altri a dover fornire a noi tutti, le risposte che riteniamo ci siano dovute».

Mar. Barisonzi Luca
Croce d’argento al Merito dell’Esercito

 

Chiara Francesca Caraffa

www.asilomariuccia.com/it

 

AFGHANISTAN, LIDU

Italia e Libia: i rapporti millenari con uno “Stato Corsaro” diviso tra le Tribù di Tripoli e di Bengasi

MEDINEA E ANTARTIDE, due pescherecci italiani d’altura, dirottati a Bengasi sotto minaccia dalla marina militare libica del generale Haftar
…… da oltre un mese sono ancora sotto sequestro !

excursus storici  di TORQUATO  CARDILLI 

I rapporti tra l’Italia e la Libia sono millenari come mostrano le imponenti rovine romane di Cirene, Leptis Magna (foto d’apertura), Sabratha, sono sempre stati tormentati. Basta ripercorrere a volo d’uccello questi due mila anni di storia, sin da quando quel territorio era parte dell’Impero Romano, per capire quale sia stato nei secoli il filo conduttore del carattere e dell’atteggiamento libico.

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