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DROGA:
Lo sforzo congiunto Brasiliano/Portoghese segna il successo dell’operazione “Da Vinci”

La Polizia federale del Brasile stava conducendo da tempo una serie di indagini, con il supporto degli agenti della DEA, su un ricercato narcotrafficante internazionale albanese (A.D.)

I dati di tracciamento e le indagini del dipartimento di intelligence hanno permesso alla polizia federale del Brasile di identificare uno dei locali di A.D. a San Paolo, in Brasile,

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C’era una volta… un “Duo”: Di Maio e Salvini

SOTTOTITOLO DI “C’ERA UNA VOLTA ……..”  (*1)
“GIGGINO”:  da Steward del San Paolo ad Ambasciatore in Paesi Esotici   

“MATTEO” :  dalla Padania al Papeete e poi alla Riscoperta del Kazachok 

_______________ “C’era una Volta…” narrata da TORQUATO CARDILLI  

Secondo i racconti babilonesi, fin dai tempi dell’antichità, il narratore, per introdurre una favola, cioè una storiella in cui realtà e fantasia si sovrappongono, ha utilizzato la tipica espressione  “C’era una volta…” 
Pensando alla nostra politica interna questo incipit favolistico ci ricorda l’inizio di una romantica canzonetta, degli anni ‘20 del secolo scorso, che faceva così “C’eravamo tanto amati per un anno e forse più, c’eravamo poi lasciati non ricordo come fu…”perfetta per  dipingere il quadro agitato dei rapporti interpersonali di due politici italiani.

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Conte 1 - Conte 2, Di Maio, Draghi, Nato-UE, Salvini

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Tra Farnesina e Stato Città del Vaticano:
Diplomazia, Editoria ………..e non solo

STATO CITTA’ del VATICANO 
# – In Udienza dal Pontefice il Presidente della Repubblica della Macedonia del Nord

Tra le prime udienza della mattinata di Lunedì 23 Maggio, Papa Francesco ha ricevuto il Presidente del Governo della Repubblica di Macedonia del Nord Dimitar Kovachevski.
L’incontro è durato circa 30 minuti, caratterizzato da un quarto d’ora di colloquio privato, come riferito dalla  Sala Stampa Vaticana.
Kovachevski ha portato in dono al Papa, fra l’altro, una copia di una porzione dell’Eulogia di Clemente di Ocrida, un Rosario in filigrana con perla di Ocrida. Francesco ha ricambiato tra l’altro con il Messaggio per la Pace di quest’anno e il Documento sulla Fratellanza Umana.

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FARNESINA 
# – Assemblea Nazionale UCOI e Congresso Internazionale UCOIM 

Venerdì 27 maggio, presso il Circolo degli Esteri a Roma ha avuto luogo la XLII Assemblea Nazionale UCOI – Unione Consoli Onorari in Italia ed il XIII Congresso Internazionale UCOIM – Unione Consoli Onorari d’Italia nel Mondo sul tema: “Consoli Onorari: un ruolo di crescenti impegno e riconoscimento”.
Durante i lavori assembleari, coordinati dall’Amb. Carlo Marsili – Presidente On.rio UCOI ed UCOIM, dopo un intervento di apertura dell’Amb. Stefano Ronca – Presidente Emerito UCOI, ha svolto la relazione l’Avv. Elio Pacifico – Segretario Generale UCOI e UCOIM.
A seguire si sono registrati gli Interventi di Piero Fassino – Pres.nte Commissione Affari Esteri e Comunitari /Camera Deputati; Renato Varriale – Dir. Generale Risorse ed Innovazione della Farnesina; Claudio Miscia –  V.Capo Cerimoniale Diplomatico Repubblica del Maeci; Luigi Maria Vignali – Dir. Generale per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie della Farnesina; Gian Battista Parigi – Delegato del Rettore per la Cooper.ne Internazionale dell’Università di Pavia; Oya Izmirli – Pres.nte UCOIM; Daniele Verga – Presidente UCOI.
Presenti numerosi Ambasciatori stranieri accreditati a Roma, tra cui anche Vesel Memedi – Amb. della Repubblica della Macedonia del Nord , accompagnato da Mattia Carlin  V.Presidente UCOI. 

 

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DIPLOMAZIA & EDITORIA 
# – Informazioni, Narrazioni e Saggistica

L’Ambasciatore Stefano Baldi, Rappresentante Diplomatico Italiano all’OSCE di Vienna – come addetto ai lavori ed altresì come scrittore, cura puntualmente la diffusione di informazioni sulle attività editoriale dei Colleghi Ambasciatori; al riguardo, ha recentemente avviato un sito per segnalare gli eventi ove vengono presentati i libri scritti dai suoi Colleghi, cliccando sul seguente link
https://diplosor.wordpress.com/presentazioni-di-libri-scritti-da-diplomatici/

Qui di seguito forniamo una sintesi degli eventi segnalati dall’Amb. Baldi, già svolti e/o in prossima programmazione:

* Mercoledì 25 maggio alle ore 11:30 presso il Centro Studi Americani a Roma (Via Michelangelo Caetani, 32), l’American University of Rome ha organizzato la presentazione dell’ultimo libro dell’Amb. Andrea Canepari “The Italian Legacy in Philadelphia: History, Culture, People, and Ideas” pubblicato dalla Temple University Press.

* Sabato 28 maggio alle ore 19 nella Sala Roma -UNAR a Roma (Via Ulisse Aldrovandi 16), si è svolta la presentazione dell’ultimo libro di Fabrizio Nava “True North. Viaggio dentro l’identità del Canada” – Edizioni Rubbettino, 2022.

* Martedì 31 maggio alle ore 18:00 alla Società Dante Alighieri a Roma (Piazza di Firenze, 27), si è svolta la presentazione dell’ultimo libro dell’Amb. Elena Basile “In famiglia”, pubblicato da La Nave di Teseo, con contemporanea trasmissione a online su www.dante.global.

* Venerdì 10 giugno alle ore 16 a Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna a Venezia, si terrà la presentazione del libro curato dall’Amb. Gaetano Cortese su “L’Ambasciata d’Italia in Egitto” – Edizioni Carlo Colombo, 2021.

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NOTE A MARGINE
Anche la Consul Press da più tempo dedica doverosamente parte della propria attenzione al Mondo della Diplomazia, sia pubblicando comunicati o note che pervengono in Redazione,  sia partecipando ad iniziative organizzate dal Circolo degli Esteri della Farnesina e/o a dibattiti per la presentazioni di libri o saggi a firma di Diplomatici ancora in attività sul campo, oppure attualmente impegnati in altri ambiti. 
In particolare si desiderano segnalare le costanti recensione sulla preziosa Collana Editoriale delle “Ambasciate d’Italia nel Mondo”, minuziosamente curata dall’Amb. Gaetano Cortese (…,> clicca qui !) le partecipazione a “Tavole Rotonde” in presenza e/o in collegamento (tra cui, recentemente, con l’Amb. Maurizio Serra per la presentazione del suo ultimo libro “Il Caso Mussolini” presso la sede della Dante Alighieri ….> clicca qui !), la pubblicazione di note e notizie delle Ambasciate di Iran e Venezuela, nonché la frequente ospitalità a vari di interventi di qualificati “Addetti ai Lavori” (tra cui sovente Torquato Cardilli, già Ambasciatore in vari Paesi Islamici e Mattia Carlin Vicepresidente Ucoi, nonché  Giulio Terzi di Sant’Agata, Romano Vulpitta e Mario Vattani).  
Al riguardo desideriamo precisare che sia sui comunicati delle Ambasciate/ sia su articoli ed interventi – anche se divergenti dalla nostra Linea Editoriale (tra l’altro coerentemente e correttamente evidenziata in home-page) – dalla Consul Press non viene esercita alcuna censura, pur riservandosi l’Editore di puntualizzare – comunque separatamente e qualora ritenuto opportuno – il proprio punto di vista, nonché la propria diversificata posizione in merito.
_______________ Giuliano Marchetti 

 

 

 

 

Giovani Ucid da ieri in missione a Bruxelles – Pedrizzi: “Inserire le radici cristiane nelle Carte europee”

“L’EUROPA DELLE PERSONE e DEL LAVORO 
in un nuovo Umanesimo Europeo per il bene comune”

ROMA  – Comunicato stampa /  19 maggio 2022

È iniziata ieri la tre-giorni di impegni istituzionali a Bruxelles della delegazione del Movimento UCID Giovani (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti), guidata da Benedetto Delle Site, Presidente Nazionale del Movimento e dal Segretario Generale Simona Mulè, accompagnati dai vertici nazionali dell’Unione, tra cui il Presidente del Comitato Tecnico Scientifico Riccardo Pedrizzi.

Europa, Nuovo Umanesimo, Ucid - Giovani

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Il Mediterraneo – “Mare Nostrum –
tra Atlantico e Golfo Persico

UN NUOVO RUOLO PER IL MEDITERRANEO

 

“La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro, leggerle in ordine è vivere, sfogliarle a caso è sognare”, con questo pensiero di Schopenhauer l’Avvocato Eleonora Di Prisco, Delegata per le relazioni pubbliche dell’Accademia Angelico Costantiniana, ha concluso il suo intervento d’apertura delle Conferenza, presso il Circolo Ufficiali di Marina, dal titolo “Tra Atlantico e Golfo Persico: quale Mediterraneo?” (*1)

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Afghanistan, 2001-2021: venti anni di vergogne

 LA ” MARCIA  SU  KABUL “, 
AGOSTO MMXXI, IN AFGHANISTAN 

Una analisi di NICCOLO’ LUCARELLI  *

Agosto 2021: le scene di panico, di miseria, di sofferenza, di paura, viste all’aeroporto di Kabul, o meglio al di fuori di esso, non possono non toccare le coscienze occidentali. Mentre i soldati del contingente NATO si preparavano a lasciare l’Afghanistan, all’esterno dell’aeroporto di consumava il dramma di un popolo che si è sentito, con piena ragione, tradito e abbandonato.
Sorge quindi spontanea, abbastanza spontanea, una domanda: dov’è il rispetto per quel popolo, e anche per quei militari (ben 3.502, 53 dei quali italiani) che sono caduti nei 20 anni di missione? Dov’è il coraggio di combattere per quella democrazia che a parole tutti, o quasi, i leader occidentali dichiarano di voler difendere?

Afghanistan, Kabul, Mujaheddin, Nato, Usa

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Presidenziali francesi: Macron rieletto all’Eliseo

Il secondo turno del 24 aprile ha consacrato vincitore Emmanuel Macron con il 58,55% delle preferenze.

Per la seconda volta nella storia della Francia, viene rieletto un presidente uscente. La prima volta fu nel 2002 con la rielezione di Jacques Chirac.

Nel corso dei festeggiamenti svoltisi sotto la Torre Eiffel negli Champ de Mars, Macron con le note dell’Inno alla Gioia di Beethoven ha voluto ringraziare chi lo ha votato per “sbarrare la strada all’estrema destra”, promettendo che «Questi prossimi cinque anni non saranno come quelli passati, renderemo la Francia una grande nazione ecologica. Il nostro è un progetto di liberazione delle energie imprenditoriali economiche e anche accademiche.

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Tra Atlantico e Golfo Persico: quale Mediterraneo ?
un confronto in ambito geopolitico e diplomatico

UNA “TAVOLA ROTONDA SU IPOTESI E SOLUZIONI
PER UN “MEDITERRANEO ALLARGATO

Gli incontri dell’Accademia Angelico Costantiniana, dopo i due più recenti dedicati alle ex Colonie Italiane in Africa, ritornano ancora una volta ad esaminare le realtà del mondo arabo-orientale, con particolare attenzione al Mar Mediterraneo.
Questa conferenza avrà luogo sabato 23 aprile, nel giorno di San Giorgio, alle ore 17, presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare in L.go Tevere Flaminio 45-47 con il patrocinio dello storico Rotary Club di Roma.

"Mediterraneo Allargato", Accademia Angelico Costantiniana, dal Golfo Persico all'Atlantico, l'Italia e i Paesi Arabi del Mediterraneo

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Russia fuori dal Consiglio dei Diritti umani

L’Assemblea Generale dell’Onu ha sospeso la Russia dal Consiglio dei diritti umani di Ginevra. La richiesta avanzata dagli Stati Uniti, è stata accolta con 93 voti favorevoli.

Il Paese si è unito all’organismo del Consiglio dei diritti umani nel gennaio 2021 come uno dei 15 eletti dall’Assemblea Generale per servire mandati triennali. Secondo la risoluzione del 2006 l’Assemblea generale può sospendere un Paese dall’adesione se commette violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. La Russia da ieri 8 Aprile 2022 non ne fa più parte del Consiglio.

Sui 193 membri la risoluzione ha ricevuto una maggioranza di due terzi dei votanti, meno le astensioni. Quindi 93 Nazioni hanno votato a favore. 24 contro, tra cui Russia, Cina, Cuba, Corea del Nord, Iran, Siria, Vietnam. 58 si sono astenuti, per esempio India, Brasile, Sudafrica, Messico, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar, Kuwait, Iraq, Pakistan, Singapore, Thailandia, Malesia, Indonesia e Cambogia.

Nella bozza di risoluzione – tra i co-sponsor c’era anche l’Italia – si chiedeva di “sospendere il diritto della Russia di far parte del Consiglio. Esprimendo grave preoccupazione per la crisi umanitaria in Ucraina, in particolare per le notizie di violazioni e abusi del diritto internazionale umanitario da parte di Mosca”.

Le motivazione che hanno portato il consiglio dei Diritti umani a indire la votazione sono soprattutto le inquietanti immagini emerse da qualche giorno sulla città di Bucha, sobborgo della capitale Kiev. Centinaia i corpi di civili trovati nelle strade e nelle fosse comuni dopo il ritiro della Russia dalla zona. Immagini e fatti che hanno sconvolto il Mondo e hanno portato a conseguenze irrimediabili.

«Qui a Bucha abbiamo visto l’umanità andare in frantumi. Tutto il Mondo è con Bucha oggi». Così la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, in visita con l’alto rappresentante degli Esteri, Josep Borrell, nella città ucraina dove sono stati massacrati oltre 300 civili. «Qui è successo l’impensabile. Abbiamo visto il volto crudele dell’esercito di Putin, la sconsideratezza e la spietatezza di chi ha occupato la città».

Gennady Kuzmin, vice ambasciatore russo, nelle osservazioni prima del voto, ha invitato a «votare contro il tentativo dei Paesi occidentali e dei loro alleati di distruggere l’attuale architettura dei diritti umani».

Parlando dopo l’adozione della risoluzione, Kuzmin, ha improvvisamente dichiarato che la Russia aveva già deciso, quel giorno, di lasciare il Consiglio prima della fine del suo mandato. Ha sostenuto che il Consiglio è stato monopolizzato da un gruppo di Stati che lo usano per i loro scopi a breve termine.

«Questi Stati per molti anni sono stati direttamente coinvolti in palesi e massicce violazioni dei diritti umani, o hanno favorito tali violazioni. Nonostante la loro appartenenza al Consiglio, non sono pronti a sacrificare i loro interessi politici ed economici a breve termine a favore di una vera cooperazione e della stabilizzazione della situazione dei diritti umani in certi Paesi».

Anche l’ambasciatore ucraino Sergiy Kyslytsya, prima del voto, ha esortato i Paesi a sostenere la risoluzione. «Bucha e decine di altre città e villaggi ucraini, dove migliaia di residenti pacifici sono stati uccisi, torturati, violentati, rapiti e derubati dall’esercito russo, servono come esempio di quanto drammaticamente lontano sia andata la Federazione russa dalle sue dichiarazioni iniziali in materia di diritti umani. Ecco perché questo caso è unico e la risposta di oggi è ovvia e autoesplicativa».

Il voto ha avuto luogo nell’anniversario del genocidio del 1994 in Ruanda, e l’ambasciatore ucraino ha fatto dei paralleli con questa pagina buia della storia recente.

«Il genocidio in Ruanda è stato in gran parte dovuto all’indifferenza della comunità  mondiale. Quando l’Onu non ha risposto agli avvertimenti nel Consiglio di sicurezza e nell’Assemblea generale, un anno prima della tragedia che commemoriamo esattamente in questo giorno», ha affermato Kyslytsya. «Oggi, nel caso dell’Ucraina, non è nemmeno un anno, perché la tragedia si sta svolgendo proprio ora davanti ai nostri occhi».

«I criminali di guerra non hanno posto negli organismi delle Nazioni Unite preposti alla difesa dei diritti umani. Grazie a tutti gli Stati membri che hanno sostenuto la risoluzione dell’Assemblea generale e hanno scelto la parte giusta della storia», ha esultato invece il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba.

Anche il Cremlino accusa il Consiglio Onu di «essere monopolizzato da un gruppo di Stati» e si è detto «dispiaciuto» ma ha ribadito che Mosca continuerà a «difendersi» con tutti i mezzi legali a sua disposizione e a manifestare il proprio punto di vista rispetto alla crisi.

L’Assemblea generale, a cui spetta il compito di eleggere i membri del Consiglio per i diritti umani, fino a oggi aveva sospeso solo un Paese: la Libia. Accadde nel marzo 2011, ma in un contesto completamente diverso da quello che riguarda la Russia. L’Onu decise l’esclusione della Libia dopo che il presidente Mu’ammar Gheddafi aveva sedato con violenza una manifestazione anti–governativa. Le rappresentanze libiche di New York e Ginevra avevano preso le distanze dal Governo.

La Cina è stata tra i Paesi che hanno votato contro la risoluzione. L’ambasciatore Zhang Jun, temeva che qualsiasi mossa affrettata nell’Assemblea generale sarebbe stata come “aggiungere benzina al fuoco”. In quanto avrebbe aggravato le divisioni, intensificato il conflitto e messo in pericolo gli sforzi di pace.

«Trattare l’appartenenza al consiglio dei Diritti umani in questo modo creerà un nuovo pericoloso precedente. Intensificherà ulteriormente il confronto nel campo dei diritti umani, portando un maggiore impatto sul sistema di governance delle Nazioni unite, e produrrà gravi conseguenze. Il dialogo e il negoziato sono l’unica via per uscire dalla crisi in Ucraina. Ci opponiamo fermamente alla politicizzazione delle questioni relative ai diritti umani», ha commentato l’ambasciatore cinese al Palazzo di vetro, Zhang Jun. Ha anche annunciato il no del Dragone (che nelle altre risoluzioni si era astenuto) e ha sottolineato che «questa risoluzione aggrava le divisioni tra gli Stati membri, aggiunge benzina al fuoco, e non aiuta i colloqui di pace».

Per l’Unione europea, la portata e la gravità delle violazioni della Russia in Ucraina, e dell’integrità territoriale e della sovranità del Paese, richiedono una risposta internazionale forte e unita.

«La rara decisione che l’Assemblea ha preso oggi invia un forte segnale di responsabilità. Speriamo che aiuti a prevenire e scoraggiare altre violazioni dei diritti umani», ha affermato l’ambasciatore Olaf Skoog, capo della delegazione dell’Ue.

E per il rappresentante permanente italiano Maurizio Massari è stato «un sì alla responsabilizzazione, al mantenimento dell’integrità del Consiglio per i diritti umani, alla credibilità del sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite e alla prevenzione di altre violazioni».

Gli Usa, dato che la richiesta proveniva da loro, sono stati l’ultimo Paese ad avere la parola durante la riunione.

L’ambasciatrice Linda Thomas-Greenfield ha descritto l’adozione della risoluzione come «un momento importante e storico. Ci siamo assicurati che a un persistente ed egregio violatore dei diritti umani non sarà permesso occupare una posizione di leadership sui diritti umani all’Onu. Continuiamo a ritenere la Russia responsabile di questa guerra non provocata, ingiusta e inconcepibile. E a fare tutto ciò che è in nostro potere per stare con il popolo dell’Ucraina».

La tutela dei diritti dell’uomo è uno dei fini delle Nazioni Unite. L’organismo politico incaricato di supervisionarne l’osservanza è il Consiglio per i diritti umani. Istituito con la risoluzione 60/251 dell’Assemblea generale Onu del 15 marzo 2006, in sostituzione della Commissione dei diritti dell’uomo.

Il Consiglio per i diritti umani (Human Rights Council, HRC) ha sede a Ginevra ed è organo sussidiario dell’Assemblea generale dell’Onu. Promuove la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Si occupa delle situazioni di violazione e formula all’Assemblea generale raccomandazioni orientate allo sviluppo della legislazione internazionale sul tema. Con la Universal Periodic Review-UPR il Consiglio sottopone tutti i membri dell’Onu a un esame periodico per valutare la situazione dei diritti umani.

La composizione del Consiglio tiene conto della rappresentanza geografica e i suoi 47 membri – eletti con voto segreto dalla maggioranza assoluta dei membri dell’Assemblea generale – occupano seggi assegnati. 13 ai Paesi africani, 13 ai Paesi asiatici, 6 ai Paesi dell’Europa orientale, 8 all’America Latina e Caraibi e 7 all’Europa occidentale e altri Stati. La durata del mandato è di tre anni per massimo due mandati consecutivi. Il Consiglio si riunisce per almeno tre sessioni l’anno oltre, se necessario, a sessioni speciali.

Alla carica di presidente del Consiglio dei diritti umani, che ha durata annuale, sono eletti alternativamente esponenti dei gruppi regionali. Dal 10 dicembre 2012 il presidente è il diplomatico polacco Remigiusz A. Henczel.

L’Italia, già membro del Consiglio per i diritti umani per il triennio 2007-2010, è stata nuovamente eletta per il triennio 2011-2014.

La guerra in Ucraina era già costata alla Russia l’esclusione dal Consiglio d’Europa. Organizzazione internazionale nata nel 1949 per difendere democrazia e diritti umani e che comprende tutti gli Stati del continente tranne la Bielorussia.

Russia fuori dal Consiglio dei Diritti umani

L’Assemblea Generale dell’Onu ha sospeso la Russia dal Consiglio dei diritti umani di Ginevra. La richiesta avanzata dagli Stati Uniti, è stata accolta con 93 voti favorevoli.

Il Paese si è unito all’organismo del Consiglio dei diritti umani nel gennaio 2021 come uno dei 15 eletti dall’Assemblea Generale per servire mandati triennali. Secondo la risoluzione del 2006 l’Assemblea generale può sospendere un Paese dall’adesione se commette violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. La Russia da ieri 8 Aprile 2022 non ne fa più parte del Consiglio.

Sui 193 membri la risoluzione ha ricevuto una maggioranza di due terzi dei votanti, meno le astensioni. Quindi 93 Nazioni hanno votato a favore. 24 contro, tra cui Russia, Cina, Cuba, Corea del Nord, Iran, Siria, Vietnam. 58 si sono astenuti, per esempio India, Brasile, Sudafrica, Messico, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar, Kuwait, Iraq, Pakistan, Singapore, Thailandia, Malesia, Indonesia e Cambogia.

Nella bozza di risoluzione – tra i co-sponsor c’era anche l’Italia – si chiedeva di “sospendere il diritto della Russia di far parte del Consiglio. Esprimendo grave preoccupazione per la crisi umanitaria in Ucraina, in particolare per le notizie di violazioni e abusi del diritto internazionale umanitario da parte di Mosca”.

Le motivazione che hanno portato il consiglio dei Diritti umani a indire la votazione sono soprattutto le inquietanti immagini emerse da qualche giorno sulla città di Bucha, sobborgo della capitale Kiev. Centinaia i corpi di civili trovati nelle strade e nelle fosse comuni dopo il ritiro della Russia dalla zona. Immagini e fatti che hanno sconvolto il Mondo e hanno portato a conseguenze irrimediabili.

«Qui a Bucha abbiamo visto l’umanità andare in frantumi. Tutto il Mondo è con Bucha oggi». Così la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, in visita con l’alto rappresentante degli Esteri, Josep Borrell, nella città ucraina dove sono stati massacrati oltre 300 civili. «Qui è successo l’impensabile. Abbiamo visto il volto crudele dell’esercito di Putin, la sconsideratezza e la spietatezza di chi ha occupato la città».

Gennady Kuzmin, vice ambasciatore russo, nelle osservazioni prima del voto, ha invitato a «votare contro il tentativo dei Paesi occidentali e dei loro alleati di distruggere l’attuale architettura dei diritti umani».

Parlando dopo l’adozione della risoluzione, Kuzmin, ha improvvisamente dichiarato che la Russia aveva già deciso, quel giorno, di lasciare il Consiglio prima della fine del suo mandato. Ha sostenuto che il Consiglio è stato monopolizzato da un gruppo di Stati che lo usano per i loro scopi a breve termine.

«Questi Stati per molti anni sono stati direttamente coinvolti in palesi e massicce violazioni dei diritti umani, o hanno favorito tali violazioni. Nonostante la loro appartenenza al Consiglio, non sono pronti a sacrificare i loro interessi politici ed economici a breve termine a favore di una vera cooperazione e della stabilizzazione della situazione dei diritti umani in certi Paesi».

Anche l’ambasciatore ucraino Sergiy Kyslytsya, prima del voto, ha esortato i Paesi a sostenere la risoluzione. «Bucha e decine di altre città e villaggi ucraini, dove migliaia di residenti pacifici sono stati uccisi, torturati, violentati, rapiti e derubati dall’esercito russo, servono come esempio di quanto drammaticamente lontano sia andata la Federazione russa dalle sue dichiarazioni iniziali in materia di diritti umani. Ecco perché questo caso è unico e la risposta di oggi è ovvia e autoesplicativa».

Il voto ha avuto luogo nell’anniversario del genocidio del 1994 in Ruanda, e l’ambasciatore ucraino ha fatto dei paralleli con questa pagina buia della storia recente.

«Il genocidio in Ruanda è stato in gran parte dovuto all’indifferenza della comunità  mondiale. Quando l’Onu non ha risposto agli avvertimenti nel Consiglio di sicurezza e nell’Assemblea generale, un anno prima della tragedia che commemoriamo esattamente in questo giorno», ha affermato Kyslytsya. «Oggi, nel caso dell’Ucraina, non è nemmeno un anno, perché la tragedia si sta svolgendo proprio ora davanti ai nostri occhi».

«I criminali di guerra non hanno posto negli organismi delle Nazioni Unite preposti alla difesa dei diritti umani. Grazie a tutti gli Stati membri che hanno sostenuto la risoluzione dell’Assemblea generale e hanno scelto la parte giusta della storia», ha esultato invece il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba.

Anche il Cremlino accusa il Consiglio Onu di «essere monopolizzato da un gruppo di Stati» e si è detto «dispiaciuto» ma ha ribadito che Mosca continuerà a «difendersi» con tutti i mezzi legali a sua disposizione e a manifestare il proprio punto di vista rispetto alla crisi.

L’Assemblea generale, a cui spetta il compito di eleggere i membri del Consiglio per i diritti umani, fino a oggi aveva sospeso solo un Paese: la Libia. Accadde nel marzo 2011, ma in un contesto completamente diverso da quello che riguarda la Russia. L’Onu decise l’esclusione della Libia dopo che il presidente Mu’ammar Gheddafi aveva sedato con violenza una manifestazione anti–governativa. Le rappresentanze libiche di New York e Ginevra avevano preso le distanze dal Governo.

La Cina è stata tra i Paesi che hanno votato contro la risoluzione. L’ambasciatore Zhang Jun, temeva che qualsiasi mossa affrettata nell’Assemblea generale sarebbe stata come “aggiungere benzina al fuoco”. In quanto avrebbe aggravato le divisioni, intensificato il conflitto e messo in pericolo gli sforzi di pace.

«Trattare l’appartenenza al consiglio dei Diritti umani in questo modo creerà un nuovo pericoloso precedente. Intensificherà ulteriormente il confronto nel campo dei diritti umani, portando un maggiore impatto sul sistema di governance delle Nazioni unite, e produrrà gravi conseguenze. Il dialogo e il negoziato sono l’unica via per uscire dalla crisi in Ucraina. Ci opponiamo fermamente alla politicizzazione delle questioni relative ai diritti umani», ha commentato l’ambasciatore cinese al Palazzo di vetro, Zhang Jun. Ha anche annunciato il no del Dragone (che nelle altre risoluzioni si era astenuto) e ha sottolineato che «questa risoluzione aggrava le divisioni tra gli Stati membri, aggiunge benzina al fuoco, e non aiuta i colloqui di pace».

Per l’Unione europea, la portata e la gravità delle violazioni della Russia in Ucraina, e dell’integrità territoriale e della sovranità del Paese, richiedono una risposta internazionale forte e unita.

«La rara decisione che l’Assemblea ha preso oggi invia un forte segnale di responsabilità. Speriamo che aiuti a prevenire e scoraggiare altre violazioni dei diritti umani», ha affermato l’ambasciatore Olaf Skoog, capo della delegazione dell’Ue.

E per il rappresentante permanente italiano Maurizio Massari è stato «un sì alla responsabilizzazione, al mantenimento dell’integrità del Consiglio per i diritti umani, alla credibilità del sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite e alla prevenzione di altre violazioni».

Gli Usa, dato che la richiesta proveniva da loro, sono stati l’ultimo Paese ad avere la parola durante la riunione.

L’ambasciatrice Linda Thomas-Greenfield ha descritto l’adozione della risoluzione come «un momento importante e storico. Ci siamo assicurati che a un persistente ed egregio violatore dei diritti umani non sarà permesso occupare una posizione di leadership sui diritti umani all’Onu. Continuiamo a ritenere la Russia responsabile di questa guerra non provocata, ingiusta e inconcepibile. E a fare tutto ciò che è in nostro potere per stare con il popolo dell’Ucraina».

La tutela dei diritti dell’uomo è uno dei fini delle Nazioni Unite. L’organismo politico incaricato di supervisionarne l’osservanza è il Consiglio per i diritti umani. Istituito con la risoluzione 60/251 dell’Assemblea generale Onu del 15 marzo 2006, in sostituzione della Commissione dei diritti dell’uomo.

Il Consiglio per i diritti umani (Human Rights Council, HRC) ha sede a Ginevra ed è organo sussidiario dell’Assemblea generale dell’Onu. Promuove la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Si occupa delle situazioni di violazione e formula all’Assemblea generale raccomandazioni orientate allo sviluppo della legislazione internazionale sul tema. Con la Universal Periodic Review-UPR il Consiglio sottopone tutti i membri dell’Onu a un esame periodico per valutare la situazione dei diritti umani.

La composizione del Consiglio tiene conto della rappresentanza geografica e i suoi 47 membri – eletti con voto segreto dalla maggioranza assoluta dei membri dell’Assemblea generale – occupano seggi assegnati. 13 ai Paesi africani, 13 ai Paesi asiatici, 6 ai Paesi dell’Europa orientale, 8 all’America Latina e Caraibi e 7 all’Europa occidentale e altri Stati. La durata del mandato è di tre anni per massimo due mandati consecutivi. Il Consiglio si riunisce per almeno tre sessioni l’anno oltre, se necessario, a sessioni speciali.

Alla carica di presidente del Consiglio dei diritti umani, che ha durata annuale, sono eletti alternativamente esponenti dei gruppi regionali. Dal 10 dicembre 2012 il presidente è il diplomatico polacco Remigiusz A. Henczel.

L’Italia, già membro del Consiglio per i diritti umani per il triennio 2007-2010, è stata nuovamente eletta per il triennio 2011-2014.

La guerra in Ucraina era già costata alla Russia l’esclusione dal Consiglio d’Europa. Organizzazione internazionale nata nel 1949 per difendere democrazia e diritti umani e che comprende tutti gli Stati del continente tranne la Bielorussia.

Il Comitato Scientifico dell’UCID a sostegno del ruolo di mediazione del Vaticano e del Direttore di Avvenire sulla necessità del disarmo


 COMUNICATO STAMPA del  COMITATO TECNICO SCIENTIFICO dell’UCID 

_________________FABIO FIORENTINO 

Roma, 08 aprile 2022              

“Il ruolo di Papa Bergoglio nella mediazione tra Russia e Ucraina può risultare fondamentale e va sostenuto da tutte le organizzazioni cattoliche, anche in vista di una probabile visita del Pontefice a Kiev (*1)  che rappresenterebbe un avvenimento storico in grado di cambiare la percezione delle trattative e degli spiragli di pace anche in Russia.

Federazione Russa, Papa Francesco, Patriarca Kirill, Ucraina, Vaticano

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Lunedì 4 Aprile all’ONU: le proposte di Zelenski

DAL PALCOSCENICO DELL’ O.N.U.  …… ZELENSKY DIXIT

_______una analisi di STELIO W. VENCESLAI

Zelenski ha fatto scena alle Nazioni Unite. Con il suo intervento ha mostrato le efferatezze russe, ha invocato armi e sostegno, ha avanzato proposte interessanti e impraticabili.  
Sulle efferatezze ha chiesto una Commissione d’indagine, negando le asserzioni russe secondo le quali sarebbero stati invece gli Ucraini a commettere i massacri di Bucha. Nel mondo i pareri sono discordi e divisi, ma il punto non è questo.

Nato, ONU, Putin, Zelensky

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Servizi Segreti mondiali
Nuove sfide e prospettive future

Autrice: Antonella Colonna Vilasi

VIAGGIO NEL PIANETA DELL ‘INTELLIGENCE 
 – NUOVE SFIDE E PROSPETTIVE NEI SERVIZI SEGRETI

Antonella Colonna Vilasi,  docente e scrittrice, ha aggiunto un nuovo libro alla sua produzione dedicata all’Intelligence, ove sono presenti – salvo nostro errore – ben oltre 15 trattati.
Il titolo è: “I Servizi Segreti mondiali. Nuove sfide e prospettive future” e delinea la struttura, l’organizzazione e la storia delle agenzie di Intelligence dei principali paesi dei cinque continenti. Il testo è pubblicato da Youcanprint edizioni in collaborazione con il Centro studi UNI.

Intelligence, Servizi segreti, UNI, YUCAPRINT

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I ministri degli Esteri di Russia e Cina si incontrano

Si è svolto a Tunxi, provincia orientale cinese dello Anhui, l’incontro tra Russia e Cina. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il suo omologo cinese, Wang Yi, durante il colloquio hanno rafforzato la cooperazione tra i Paesi e condannato le sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia. I due si sono visti a margine della della terza riunione ministeriale dei Paesi confinanti con l’Afghanistan. Nazione governata dai talebani.

Cina, guerra, RUSSIA, Ucraina

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Trattati di Roma

I Trattati di Roma vennero firmati il 25 marzo del 1975 e diedero inizio alla Comunità europea, ma entrarono in vigore il primo gennaio 1958. Nacquero così la Comunità economica europea e la Comunità dell’energia atomica, Euratom. 

La prima sessione dell’Assemblea parlamentare europea si tenne il 19 marzo 1958, e venne fatta una disposizione specifica per l’elezione diretta dei membri che venne attuata nel 1979. Oggi i Trattati di Roma si chiamano Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Comunità europea, Storia, Trattati di Roma

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O.N.U. – Organizzazione Nazioni Unite
governato da una “Banda di Cinque Bulli”

CINQUE  “STATI BULLI DOMINANO L’ONU,   SIN DAL MCMXLV 

una analisi  a cura di Guglielmo di Burra

Nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale, quando i vincitori del conflitto fondarono le Nazioni Unite, a cui aderirono 51 Stati, decisero che solo cinque tra loro avrebbero potuto mettere un veto alle risoluzioni dell’ONU. Agli altri 46 sembrò assurdo, antidemocratico, e indubbiamente tale era, ma così fu e lo è tuttora.
Solo 5 Stati su 51, che in seguito sarebbero diventati addirittura 5 su 193.
Ma il motivo pratico che stava dietro questa scelta di realpolitik presto fu ben chiaro per quello che si apprestava ad essere il maggior Organismo internazionale, una strutturazione oligarchica che allora poteva apparire “temporanea”. Quei cinque Stati in poco tempo, infatti, avrebbero avuto tutti la disponibilità dell’arma atomica ed erano rispettivamente: Stati Uniti (1945), URSS (1949), Regno Unito (1952), Francia (1960), Cina (1964), tutti aderenti al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP*1)

Europa, L'Orologio, Muro di Berlino, Nato, ONU, Patto di Varsavia

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La  “Russofobia” … A.D. 2022

NON PIU’ Dalla RUSSIA con AMORE, dai tempi di James Bond
….. MA OGGI SOLO “RUSSOFOBIA con FURORE
(una coproduzione NATO-USA) 

un’analisi di  GUGLIELMO di BURRA

Putin, quale nuovo Zar della Russia, che gli occidentali hanno ribattezzato “Stato canaglia”, è il nuovo nemico assoluto!
Il leader russo è l’ultimo di una lunga serie che, secondo una tattica oratoria americana mirante a screditare gli avversari politici,  viene comparato a Hitler. Inoltre, per l’Occidente, Putin è anche pazzo, alla pari di tutti i capi di Stato che si sono contrapposti agli USA, non accettando il ruolo di suddito nel “nuovo ordine mondiale”. La condanna biblica e la demonizzazione del nemico, vanno di pari passo con la pazzia del criminale di turno, sempre riscontrata, peraltro, da studi privi di ogni valore scientifico, ma che producono nell’opinione generale, comunque,  gli effetti mediatici desiderati dagli americani e supportati dalle lobby europee.

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ROMA: un ponte tra Mosca e Kiev
per un dialogo tra Russia ed Ucraina

UN APPELLO DEL PONTEFICE CATTOLICO ANCHE AL PATRIARCA ORTODOSSO
PER UN INCONTRO TRA LO ZAR DI MOSCA ED IL  PRESIDENTE DI KIEV   

Tra le voci che gridano allo scandalo di una guerra nel cuore del vecchio continente si leva, alta su tutte le altre, quella di Papa Francesco.
Non passa giorno che, da Roma, il Pontefice non invochi la pace su quelle terre martoriate, pronunciando parole pesanti come macigni: “la guerra è disumana, è sacrilega perché è contro la sacralità della vita umana che va sempre rispettata”.
E numerose si susseguono le sue suppliche a tutti gli Uomini di Governo ed ai Responsabili della comunità internazionale affinché facciano cessare questa guerra assurda e ripugnante.

Kiev-Mosca-Roma, Papa Francesco, Putin-Zelensky

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