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Le donne in Afghanistan non hanno più diritti

Amnesty International denuncia nuovamente la violazione dei diritti delle donne e delle bambine in Afghanistan. Il rapporto titola ”Morte al rallentatore: le donne e le bambine sotto il regime dei talebani”.

Amnesty denuncia la “soffocante repressione” dei diritti umani di donne e bambine in Afghanistan. «»Da quando, nell’agosto 2021, hanno assunto il controllo dell’Afghanistan, i talebani stanno violando i diritti delle donne e delle bambine all’istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento, azzerando il sistema di protezione e sostegno per le donne che fuggono dalla violenza domestica, arrestando donne e bambine per minime infrazioni a norme discriminatorie e contribuendo all’aumento dei matrimoni infantili, precoci e forzati», denuncia l’Ong in un comunicato.

 

«A poco meno di un anno dalla presa del potere dei talebani, le loro spietate politiche stanno privando milioni di donne e bambine del diritto a vivere in modo sicuro, libero e prosperoso», ha dichiarato Agne’s Callamard, segretaria generale di Amnesty International. «Considerate nel loro insieme, quelle politiche formano un sistema che discrimina le donne e le bambine in quasi ogni aspetto della loro vita. La comunità internazionale deve pretendere urgentemente che i talebani rispettino i diritti delle donne e delle bambine», ha aggiunto. Una missione di ricerca di Amnesty ha visitato l’Afghanistan a marzo scorso, nell’ambito di una più ampia indagine avviata a settembre 2021 e terminata il mese scorso. In tutto sono state intervistate 90 donne e 11 bambine di età compresa tra i 14 e i 74 anni, residenti in 20 delle 34 province dell’Afghanistan.

«Fino a circa un anno fa vivevo a Kabul, dove lavoravo come redattrice capo di un settimanale e al tempo stesso ero ricercatrice presso il ministero per lo Sviluppo rurale. Visitavo le famiglie contadine per raccogliere informazioni sulle loro condizioni di vita e sui loro problemi e suggerimenti, poi li consegnavo al ministero per lavorare a soluzioni. Quando i talebani hanno preso il potere, tutto è cambiato: sono dovuta fuggire in Iran con mia sorella e mio fratello. Purtroppo gli altri della famiglia non sono potuti venire perché non avevano il passaporto. La nostra vita è passata da cento a zero in un attimo».

R.S. ha 26 anni ed è tra le rifugiate afghane che l’associazione Arci è riuscita a portare in Italia grazie ai corridoi umanitari, un protocollo siglato lo scorso novembre tra il ministero dell’Interno e degli Affari esteri con varie organizzazioni della società civile per far giungere in Italia in sicurezza 1.200 profughi afghani da Pakistan e Iran. L’arrivo all’aeroporto Leonardo Da Vinci è stato il primo e altri sono attesi anche da Cei, Chiese protestanti e Tavola valdese.

All’agenzia di stampa Dire R.S. racconta la sua storia chiedendo di mantenere l’anonimato, anzitutto a garanzia della sicurezza dei propri familiari in Afghanistan. Nel suo Paese, sottolinea, era esposta per tante ragioni: essere una donna laureata, una giornalista che scriveva di questioni sociali e femminili e una impiegata del precedente Governo per i diritti delle comunità rurali l’hanno automaticamente resa un bersaglio dei talebani, che tuttora continuano a perseguire chiunque rappresenti una minaccia alla sopravvivenza del loro Emirato.

Il giorno in cui i talebani sono entrati a Kabul, prendendo il controllo dei palazzi del potere, il 15 agosto 2021, R.S. lo ricorda bene: «Ero al lavoro, erano le 11 e ho iniziato a vedere un andirivieni di persone in strada, i volti tesi e preoccupati. Tutti avevamo già capito che la situazione era pessima. Ho impiegato quasi tre ore per tornare a casa piedi, non c’erano più taxi, lungo la strada ho visto anche qualche scontro tra la polizia e i talebani». La caduta della Repubblica sconvolge la vita del Paese e il Peiramoon Weekly, la testata per cui R.S. lavora, è costretta a chiudere. «Ci hanno minacciato» ricorda la cronista. «Ci hanno inviato una lettera in cui ci informavano che se avessimo scritto ancora, ci avrebbero ucciso. E così abbiamo smesso di lavorare».

A rimetterci non è solo il mondo dei media – secondo Reporters without borders oltre il 40% delle testate afghane ha chiuso – ma anche magistrati, insegnanti, attivisti, funzionari. «Conosco persone che sono state minacciate, torturate» dichiara la reporter. «Molte altre sono state rapite e non si sa più dove siano. Anche di molte ragazze si è persa traccia: per le donne la situazione è diventata terribile». R.S. però guarda al futuro: «Sono felicissima di essere in Italia. Voglio cominciare una nuova vita. Per prima cosa, voglio imparare l’italiano e poi voglio prendere un master, trovare un lavoro e portare qui il resto della mia famiglia rimasta a Kabul. La situazione lì è orribile e sapere i miei cari lì mi preoccupa. Ringrazio tutti per l’aiuto che ci state dando».

Come previsto, sono arrivati, con un volo proveniente da Islamabad, 230 profughi afghani che erano rifugiati in Pakistan dallo scorso agosto. Il loro ingresso in Italia è reso possibile grazie al protocollo di intesa con lo Stato italiano, firmato il 4 novembre 2021 da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese, Arci, Caritas Italiana, IOM, INMP e UNHCR.

Insieme ad altri arrivi dall’Iran saranno oltre 300 i rifugiati afghani che verranno accolti in Italia grazie ai corridoi umanitari, un progetto totalmente a carico delle associazioni proponenti e possibile grazie alla generosità e all’impegno gratuito e volontario di tanti cittadini italiani, che hanno offerto le loro case per ospitare, ma anche congregazioni religiose, ONG e diversi soggetti della società civile. Tra queste Solidaire, che in collaborazione con Open Arms, ha contribuito all’organizzazione del volo dal Pakistan.

Giorgia Iacuele

 

Approvato accordo Ue sul gas

I ministri Ue competenti per l’Energia, riuniti a Bruxelles per un consiglio straordinario, hanno approvato l’ultima proposta di compromesso della presidenza ceca dell’Ue. Un accordo che però è stato concesso solo dopo essersi garantiti una serie di deroghe che rischiano di svuotare tutto il piano.

I 10 punti:

  • Taglio del 15% dei consumi, rispetto alla media degli ultimi cinque anni, tra il primo agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Volontario, diventa però obbligatorio in caso della dichiarazione dello Stato di allerta per grave crisi energetica.
  • L’allerta può essere proposta dalla Commissione europea se ritiene vi siano le condizioni (insufficiente offerta di gas o eccessiva richiesta per un inverno molto freddo), o se a chiederlo sono almeno cinque Stati membri. A decidere sull’effettiva attuazione saranno gli Stati Ue a maggioranza qualificata.
  • Per l’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, c’è uno sconto dell’8% (dunque riduzione solo del 7%) per via del basso livello di interconnessione con il resto dell’Ue.
  • L’Italia potrebbe beneficiare anche di sconti legati al livello di scorte di gas, se sono superiori a quanto richiesto dalla normativa Ue.
  • Le isole, Irlanda, Cipro e Malta, sono esentate in quanto non connesse con la rete energetica Ue e dunque non possono eventualmente aiutare altri Stati in difficoltà.
  • Possibile esenzione anche per le Repubbliche baltiche: sono ancora connesse, come ai tempi dell’Urss, alla rete elettrica russa. Se Mosca decide di tagliarle fuori, devono poter usare tutto il gas necessario per produrre energia.
  • Possibili sconti per i Paesi come la Francia che nel 2021 hanno dovuto aumentare oltre l’8% i consumi di gas per produrre energia. Per esempio Parigi ha dovuto chiudere metà delle centrali nucleari per manutenzione.
  • Esenzioni trasversali per settori vitali, come la siderurgia e la chimica.
  • La normativa d’emergenza resta in vigore un anno, ma può esser prorogata.
  • In una dichiarazione separata, la Commissione Europea sta svolgendo “lavoro urgente” sulla fattibilità di tetti ai prezzi del gas nonché sulla riforma del mercato dell’elettricità, i cui prezzi sono tuttora legati a quelli del gas.

Giorgia Iacuele

“L’Europa ferita dalla guerra”:
editoriale di Pedrizzi su “Intervento nella società”

L ’EUROPA  FERITA  DALLA  GUERRA  
Riccardo Pedrizzi: “Cattolici uniti con Papa Francesco per bloccare il conflitto”

” INTERVENTO NELLA SOCIETA’ ”  – Sintesi del Sommario nell’ultimo numero del Trimestrale
# L’analisi del ruolo del Pontefice nella ricerca della pace tra Russia e Ucraina
# La testimonianza di Fausto Bertinotti sulle difficoltà dell’Occidente nella gestione dell’emergenza
# La crisi economica, i bonus, la sicurezza alimentare, il quadro politico italiano in questa fase di fibrillazione

a cura di FABIO FIORENTINO 

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Shinzo Abe ucciso durante un comizio

L’ex primo ministro giapponese è morto dopo essere stato colpito da un proiettile durante un evento elettorale a Nara.

La dinamica degli eventi, avvenuti in piena luce e ripresi dalle telecamere, è abbastanza chiara. Abe aveva iniziato da poco più di un minuto il suo comizio in vista delle elezioni parziali per il rinnovo della Camera alta nipponica, quando ci sono stati due spari. L’ex premier si è accasciato, la sua camicia macchiata di sangue. Membri dello staff si sono precipitati a soccorrerlo, mentre agenti di sicurezza vestiti di nero si avventavano su un uomo apparentemente giovane.

«Abbiamo tentato di rianimarlo per quattro ore», ha riferito il responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Nara. «Due ferite hanno provocato due diverse emorragie, abbiamo cercato di bloccarle, ma la situazione era molto critica. L’ex premier giapponese era in stato di arresto cardiopolmonare già sulla scena del crimine». Il medico ha affermato che non sono stati rilevati segni vitali al suo arrivo nella struttura.

«Abe ha riportato due ferite sulla parte anteriore del collo, uno dei proiettili è penetrato nel cuore. È stato curato da un’équipe di oltre 20 medici ma è stato impossibile fermare l’emorragia», ha aggiunto in conferenza Hidetada Fukushima, professore di medicina d’urgenza.

Nato a Tokyo è stato il primo ministro più longevo politicamente nella storia del Giappone post-bellico con la doppia esperienza alla guida del Governo, finita sempre per motivi di salute. Nella prima, a cavallo tra il 2006 e il 2007, conquistò il titolo di premier più giovane ad approdare alla Kantei. Mentre nella seconda consolidò il record alla guida del Governo, dal 2012 al 2020.

L’ex premier, 67 anni, fa parte di una delle famiglie politiche più blasonate del Giappone, del partito Liberal Democratico (Jiminto). Suo nonno, Nobusuke Kishi, fu primo ministro dal 1957 al 1960, dopo aver passato tre anni nel carcere di Sugamo alla fine della Seconda guerra mondiale sospettato (ma mai processato) di essere un criminale di Classe A avendo ricoperto l’incarico di ministro durante il gabinetto in tempo di guerra. Mentre suo fratello, Nobuo Kishi, è l’attuale ministro della Difesa.

Abe, un convinto conservatore, si è battuto per il superamento del pacifismo costituzionale. Ha promosso il processo di rafforzamento delle capacità difensive nipponiche accelerate ora dall’attuale esecutivo di Fumio Kishida, tra l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia e la minaccia crescente della Cina. Sollecitò l’approvazione delle leggi per consentire al Giappone di esercitare il diritto di “autodifesa collettiva” o di aiutare militarmente un alleato sotto attacco. Con ciò creò irritazione e sospetti nei Paesi vicini, non solo in Cina ma anche in Corea del Sud. Abe salì al potere nel 2012 chiudendo l’esperienza del partito Democratico con la sua “Abenomics“: un pacchetto di politiche espansive e di riforme per tentare di sollevare il Paese dalla cronica deflazione e per rilanciarne la crescita economica con una politica monetaria accomodante e una spesa fiscale enorme, insieme a interventi strutturali per far fronte al rapido invecchiamento della popolazione.

«Ero frustato e insoddisfatto di Shinzo Abe, ho mirato per ucciderlo». Queste le parole del quarantunenne Tetsuya Yamagami che ha sparato all’ex premier giapponese, secondo quanto riferito dalla polizia nipponica citata dalla tv Nhk.

Yamagami, residente a Nara, secondo fonti governative era ex militare membro della Forza di autodifesa marittima. Le scarse informazioni sul profilo dell’uomo che ha colpito Shinzo Abe si limitano ai suo trascorsi nelle “forze di autodifesa” come si chiamano le forze armate giapponesi. Avrebbe prestato servizio nella Marina fino al 2005. Avrebbe colpito l’ex premier “per odio“, ma – secondo la polizia – dopo l’arresto Yamagami avrebbe escluso “motivazioni politiche”.

Il suo però è stato un rancore così profondo da averlo spinto a costruire da solo l’arma. Ha realizzato una “doppietta“, assemblando le parti forse seguendo le istruzioni trovate sul web. Le immagini dell’arresto di Yamagami mostrano l’arma avvolta nel nastro adesivo, un metodo per occultarla, ma anche per rinforzarne la struttura. Le dimensioni sono poco più grandi di una pistola: quelle dei fucili “a canne mozze” usate dai rapinatori degli anni Settanta. Il calibro appare superiore alle cartucce da 12 dei fucili da caccia. Due i colpi a disposizione, sparati a distanza ravvicinata. L’attentatore aveva assicurato l’arma al dorso con una tracolla, per compensare il rinculo provocato dall’esplosione del primo colpo.

La polizia ha fornito alcuni dettagli sulle dimensioni della pistola utilizzata spiegando che è lunga 40 centimetri. Secondo gli investigatori l’attentatore potrebbe avere una licenza per la caccia e ci sono indagini in corso.

In Giappone le armi da fuoco sono molto rare, con una circolazione estremamente limitata e vincoli severi all’utilizzo pure per le forze di polizia. Infatti, gli agenti circolano con la pistola solo in situazioni straordinarie e anche la scorta di Abe ha affrontato l’attentatore senza usare le armi.

La polizia della prefettura di Nara ha riferito di aver trovato diverse armi artigianali come quella usata per l’omicidio in casa di Tetsuya Yamagami.

Reazioni

Il primo ministro Fumio Kishida, rientrato d’urgenza alla Kantei con tutto il Governo dopo aver sospeso con tutti i partiti di opposizione la campagna elettorale per il rinnovo della Camera Alta in programma domenica 10 luglio, ha condannato «nel modo più deciso possibile» l’attentato, definito come «inaccettabile». Si è detto «senza parole» per la morte di Shinzo Abe.

Il ministro della Difesa del Governo giapponese, Nobuo Kishi, ha parlato di un atto imperdonabile.

Condanna in termini più duri è arrivata dalla Cina, Paese col quale il Giappone intrattiene rapporti tesi. In effetti Abe, che in un primo momento da capo del Governo aveva tentato una distensione con Pechino, col tempo era diventato sempre più duro. Queste tensioni si sono ripercosse anche nel web cinese, dove diversi netizen nazionalisti hanno dileggiato oggi la figura del defunto ex primo ministro nipponico. Ma, a livello ufficiale, il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Zhao Lijian è stato netto nell’esprimere solidarietà alla famiglia e al popolo giapponese.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel si è detto “scioccato e rattristato dal vile attacco a Shinzo Abe mentre svolgeva le sue mansioni professionali”. Su Twitter ha anche scritto: “Un vero amico, strenuo difensore dell’ordine multilaterale e dei valori democratici. L’Ue è al fianco del popolo giapponese e del premier Fumio Kishida in questi tempi difficili. Vicinanza alla sua famiglia”.

“È venuta a mancare una persona meravigliosa, un grande democratico” – ha scritto in un tweet la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. “Un campione dell’ordine mondiale multilaterale. Sono in lutto con la sua famiglia, i suoi amici e tutto il popolo giapponese. Questo brutale e vile assassinio di Shinzo Abe sconvolge il Mondo intero”.

Il premier, Mario Draghi, ha espresso il più profondo cordoglio del Governo e suo personale per la morte di Shinzo Abe. «L’Italia è sconvolta per il terribile attentato, che colpisce il Giappone, il suo libero dibattito democratico. Abe è stato un grande protagonista della vita politica giapponese e internazionale degli ultimi decenni, grazie al suo spirito innovatore, alla sua visione riformatrice. L’Italia si stringe ai suoi cari, al Governo e all’intero popolo giapponese».

«La morte di Abe è una tragedia per il Giappone», ha dichiarato il presidente americano Joe Biden. Poi, si è definito «sbalordito, indignato e profondamente rattristato dalla notizia che il mio amico sia stato colpito e ucciso».

L’ambasciatore Usa a Tokyo Rahm Emanuel ha affermato: «Siamo tutti rattristati e scioccati dalla vicenda dell’ex premier Shinzo Abe. Abe-san è stato un leader eccezionale del Giappone e un alleato incrollabile degli Usa. Il Governo degli Stati Uniti e il popolo americano stanno pregando per la Abe-san, la sua famiglia e il popolo giapponese».

“Assolutamente inorridito e rattristato nel sentire dello spregevole attacco a Shinzo Abe. I miei pensieri sono con la sua famiglia e i suoi cari”, ha scritto su Twitter il premier uscente britannico Boris Johnson.

Il premier thailandese, Prayut Chan-O-Cha, è rimasto “molto scioccato” dall’attentato all’ex premier giapponese Shinzo Abe. Ad affermarlo il ministro degli Esteri, Don Pramudwinai, parlando con i giornalisti a Bangkok.

Il premier indiano Narendra Modi su Twitter scrive: “Sono profondamente addolorato per l’attacco al mio caro amico Abe. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con lui, la sua famiglia e il popolo giapponese”.

 

Giorgia Iacuele 

In Macedonia del Nord proteste contro l’adesione all’Unione europea

In Macedonia del Nord ci sono state nuove proteste contro la proposta di mediazione francese per favorire l’avvio del negoziato di adesione all’Ue. Le proteste sono avvenute in coincidenza con i colloqui che il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha avuto con la dirigenza locale. Un sit–in davanti alla sede del Governo con slogan quali “Dimissioni, dimissioni“, e “Macedonia, solo Macedonia, mai Macedonia del Nord“. Per le opposizioni, la proposta francese accettata dal Governo ma ancora in discussione in Parlamento e in vari consessi istituzionali, è contraria agli interessi macedoni e altro non è che una capitolazione dinanzi alle richieste identitarie bulgare. Si tratta, a loro avviso, di un ultimatum inaccettabile. Alcuni hanno sistemato delle piccole tende davanti al Governo, dove è stata annunciata una nuova manifestazione di protesta.

Per Kovacevski, premier macedone, la proposta pone le questioni storiche bilaterali con la Bulgaria al di fuori del quadro negoziale, ed esse saranno risolte fra le parti. La proposta europea consente l’avvio incondizionato dei negoziati di adesione con l’Ue.

«Siamo consapevoli delle preoccupazioni sulla vostra identità nazionale, potete contare sul mio sostegno sistematico ai vostri diritti legittimi», afferma Charles Michel a Skopje al termine dei colloqui con la dirigenza locale. Parlando in conferenza stampa con il premier macedone Dimitar Kovacevski, il presidente del Consiglio Ue ha lanciato un appello a dire sì alla proposta francese per superare lo stallo con la Bulgaria e consentire l’avvio del negoziato della Macedonia del Nord con Bruxelles. «Un’opportunità storica, troppo importante per lasciarsela sfuggire».

«Spetta al Parlamento prendere una decisione definitiva sulla proposta francese, che consenta l’avvio del negoziato con l’Ue», riferisce il premier macedone Dimitar Kovacevski. «Dopo che avrà ricevuto le conclusioni del Parlamento, il Governo presenterà ufficialmente la sua risposta all’Unione europea. La proposta in discussone in questi giorni in Macedonia del Nord include le nostre osservazioni e le opinioni da noi chiaramente espresse. Stiamo proteggendo l’interesse pubblico e l’identità nazionale macedone. Poi ha sottolineato come nella proposta in discussione la lingua macedone viene equiparata in tutto e per tutto alle altre lingue della Ue. «Noi macedoni siamo orgogliosi della nostra storia, lingua, identità con tutti i suoi aspetti».

L’allargamento è il processo che consente ai Paesi di aderire all’Unione europea, dopo che questi hanno soddisfatto una serie di condizioni politiche ed economiche.

Tutto parte dalla presentazione della domanda di adesione all’Ue e la sua accettazione. Conseguentemente i Paesi possono avviare un processo che comprende una serie di tappe atte a contribuire la preparazione del Paese a un’eventuale adesione.

L’allargamento dell’Unione europea incoraggia le riforme democratiche ed economiche nei Paesi che desiderano diventare membri e promuove una maggiore stabilità e prosperità in Europa.

Tutti i Paesi candidati devono soddisfare i criteri di Copenaghen (denominati dopo il Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 che li ha definiti). Quindi per diventare Stati membri bisogna assolvere:

  • criteri politici: istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani nonché il rispetto e la tutela delle minoranze;
  • criteri economici: un’economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla concorrenza e alle forze di mercato;
  • capacità amministrativa e istituzionale di attuare efficacemente l’acquis dell’Ue (insieme di diritti comuni) e capacità di assumere gli obblighi risultanti dall’adesione.

Ad essere importante è anche la capacità dell’Unione europea di assorbire nuovi membri, pur mantenendo lo slancio dell’integrazione.

Benefici

  • maggiore prosperità per tutti gli Stati membri
  • maggiore stabilità in Europa
  • maggiore peso dell’Ue sulla scena mondiale

Dal 1957 il numero degli Stati membri dell’Unione europea è via via aumentato. Nel 2004 vi aderirono contemporaneamente dieci Paesi. In precedenza erano stati ammessi da uno a tre Stati alla volta.

Dopo molte adesioni, nel 2020 il Regno Unito è stato il primo Paese a uscire dall’Ue.

Nel 2004 si è compiuta la più grande fase di allargamento della storia, che ha visto l’adesione di Polonia, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania, Cipro e Malta. Nel 2007 sono entrati altri due Stati: la Bulgaria e la Romania. La Croazia è stata l’ultimo Paese ad aderire all’Ue il 1° luglio 2013.

Per rilanciare e accelerare il processo di adesione il Consiglio dell’Ue e il Consiglio europeo hanno approvato una nuova metodologia di allargamento nel marzo 2020.

La nuova metodologia offre ai Paesi candidati maggiori opportunità di rafforzare le misure di integrazione a condizione che i Paesi abbiano compiuto progressi sufficienti delle riforme.

  • Integrazione più stretta del Paese con l’Ue e un lavoro volto ad accelerare l’integrazione e l’inserimento progressivo nelle politiche, nel mercato e nei programmi dell’Ue, garantendo al tempo stesso condizioni di parità;
  • aumento delle opportunità di finanziamento e di investimento, anche attraverso uno strumento di sostegno preadesione basato sui risultati e orientato alle riforme e una cooperazione più stretta con le istituzioni finanziarie internazionali per mobilitare sostegno.

In caso di stallo o recesso delle riforme da parte di un Paese candidato, la metodologia prevede la possibilità di imporre sanzioni.

La nuova metodologia è stata inclusa nei quadri di negoziazione esistenti e sarà integrata in quelli futuri di negoziazione con i Paesi candidati.

Successivi allargamenti dell’Ue

  • 2013: Croazia
  • 2007: Bulgaria e Romania
  • 2004: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria
  • 1995: Austria, Finlandia e Svezia
  • 1986: Portogallo e Spagna
  • 1981: Grecia
  • 1973: Danimarca, Irlanda e Regno Unito

Avvio dei negoziati di adesione

  • Serbia – gennaio 2014
  • Montenegro – giugno 2012
  • Turchia – ottobre 2005

Decisioni relative all’avvio dei negoziati di adesione

  • Ucraina e Moldavia – Paesi candidati da giugno 2022
  • Albania – da giugno 2014
  • Repubblica di Macedonia del Nord – da dicembre 2005.

 

Giorgia Iacuele

Il volume sull’Ambasciata d’Italia al Cairo
presentato trionfalmente a Venezia il 10 Giugno

NELLA CITTA DELLA LAGUNA E DEL CANAL GRANDE,
CELEBRATA L’AMBASCIATA D’ITALIA LAMBITA DAL NILO 

A VENEZIAesattamente 12 giorni or sono, nel pomeriggio di Venerdì 10 Giugno – è stato presentato il libro sulla “Ambasciata Italiana al Cairo”, nelle versioni italiana, araba e inglese, quale ultima fatica …per ora (*1) dell’Ambasciatore Gaetano Cortese, nel suo ruolo di ‘Coordinatore e Curatore’ di una splendida Collana dedicata alle Sedi delle Rappresentanze Diplomatiche Italiane all’estero, come già evidenziato dalla  Consul Press in data 4 Giugno. (< Clicca Qui !)
Trattasi di una Collana pubblicata dall’Editore Carlo Colombo di Roma, nata nel 2000 e che nel 2020 ha festeggiato il suo Primo Ventennale con una “Serata di Gala” alla Farnesina (< Clicca Qui !)
Una Collana composta da pregevoli e pregiati volumi, autentici capolavori grafici che – illustrando le Ambasciate d’Italia nel mondo – costituiscono e rappresentano uno spaccato o, meglio, un compendio o, ancor più, una “visione sintetica” di architettura, di arte e di cultura, nonché dello “Stile” e della “Storia” d’Italia. (*2)

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Il 20 Giugno, l’omaggio della NIAF
in Roma all’Altare della Patria

OGGI LA N.I.A.F.  HA DEPOSTO UNA CORONA D’ALLORO 
SULLA TOMBA DEL “MILITE IGNOTO” ALL’ALTARE DELLA PATRIA 

La visita della Delegazione della Niaf in Italia – iniziata domenica 12 Giugno – dopo una fitta serie di contatti ed incontri, sta oggi volgendo quasi al termine.
Pertanto la Consul Press desidera sintetizzare in 3 punti alcune tematiche che hanno rivestito particolare rilevanza durante i colloqui intercorsi e precisamente: 
A) Il problema della conservazione della lingua italiana all’estero;
B) Lo sviluppo del “Turismo delle Radici” per riportare in Italia i discendenti degli Emigranti; 
C) La difesa dell’immagine di Cristoforo Colombo, fatta oggetto di attacchi nel continente Nordamericano. 

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Kremlino v/ Kiev e la guerra tra Russia-Ucraina:
una tragedia che doveva essere evitata

L’Occidente stanco e molto disattento …..
l’Europa non solo assente, ma  “inesistente” 

_____________ un’analisi di MASSIMO ROSSI  

La guerra in Ucraina dopo la pandemia (che, per miracolo, pare finita nei nostri talk show) è un “male” che ha messo a dura prova l’Occidente incapace di ragionare se non su dove fare l’aperitivo. 
La risposta dell’Occidente ad una crisi socio-economica che si trascina dal 2014 (nel silenzio più totale dei media di massa) è stata dapprima una timida presa di posizione sperando in un colpo di testa del cosacco Vladimir Putin, poi una “energetica” (quanto disumana) risposta con sanzioni economiche, poi – siccome non c’era verso di fare sto aperitivo in pace – di inviare armi alla parte che sembra essere quella aggredita.

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Cairo, conferenza regionale. Europa, Israele ed Egitto firmano un accordo storico

Ci sono voluti diversi mesi e un grande impegno da partr della diplomazia internazionale per cercare di trovare una alternativa al gas russo.

Nel corso della conferenza regionale al Cairo, l’Unione europea, Israele ed Egitto hanno siglato un accordo di carattere storico sull’esportazione del gas naturale, considerando che è la prima volta che  il gas israeliano arriva in Europa.

L’accordo prevede la suddivisione del gas a metà tra Asia ed Europa. Il gas dall’Egitto verrà liquefatto in GNL (gas liquido naturale) attraverso il nuovo gasdotto che verrà realizzato grazie alla collaborazione dei due Paesi orientali e che verrà realizzato nel Golfo Persico, col nome di North Field East e serviranno circa 30 miliardi di dollari per poterlo realizzare, ma la produzione di gas passerrà dalle 77 milioni di tonnellate annue, a circa 126 milioni di tonnellate entro il 2027.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è detta soddisfatta del progetto aggiungendo però che nel tempo bisognerà esplorare l’uso di infrastrutture per le energie rinnovabili in quanto questa rappresenterà il futuro.

La QatarEnergy, società statale, per velocizzare i tempi di realizzazione ha dichiarato di aver aperto il nuovo giacimento in collaborazione con un gruppo di operatori occidentali.

La quota più importante spetterà alla Total, che avrà il 6,25 per cento della nuova area di espansione.

Tra le società che dovrebbero far parte del consorzio che svilupperà il giacimento sembrerebbe esserci anche Eni, anche se non ci sono dichiarazioni in merito da parte della società.

Anche alcune bigoil americane risultano far parte del consorzio come Conoco-Philips e ExxonMobil.

La firma del memorandum è arrivata all’indomani della dichiarazione della russa Gazprom di aver diminuito del 40%  “per questioni tecniche legate presumibilmente alla mancata consegna di alcuni pezzi di ricambio”, le forniture di gas attraverso il gasdotto North Stream 1, situato nel Mar Baltico.

«Una questione politica» ha invece sostenuto il primo ministro dell’Economia e del Clima Robert Habeck.

Tarek el-Molla, ministro del petrolio egiziano ha sottolineato l’importanza di questo accordo, come una “pietra miliare”, un momento importante per quanto riguarda la cooperazione tra Egitto, Israele ed Ue, ma anche un avvicinamento tra i membri dell’East Mediterranean Gas Forum, di cui fanno parte Grecia, Francia, Italia, Giordania, Israele ed Egitto.

In merito alla vicenda, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen affida a twitter il suo commento sulla vicenda dichiarando che: «Con questo accordo lavoreremo sulla fornitura stabile di gas naturale all’Ue dalla regione del Mediterraneo orientale. Ciò contribuirà alla nostra sicurezza energetica. E stiamo costruendo infrastrutture adatte alle energie rinnovabili, l’energia del futuro».

Questa collaborazione tra Unione Europea, Egitto e Israele dovrebbe preannunciare quanto accadrà nella Cop27, la conferenza sul clima in cui dovrebbe venire annunciata una partnership in merito all’idrogeno verde.

L’israeliana Karine Elharrar, ministro dell’Energia ha dichiarato che «Egitto e Israele prendono l’impegno di condividere il loro gas naturale con l’Europa e di portare aiuto nella crisi energetica. Stiamo spianando una nuova strada di partenariato, solidarietà e sostenibilità»

I Paesi europei però non sono tutti ugualmente dipendenti dal gas russo, quindi stanno cercando di diversificare i propio approvviggionamenti in base alle necessità. L’Italia ad esempio ha siglato un accordo con l’Algeria per un aumento del 40% dell’import e punta lo sguardo anche all’Angola e al Congo, mentre la Germania, che importava il 66% del gas russo, guarda all’Africa con la speranza di aumentare le importazioni dal Senegal per un totale di circa 10 milioni di tonnellate entro il 2030.

Non è solo il caso della Germania, moltissimi Paesi europei guardano all’Africa con speranza, ma gli esperti sono piuttosto critici inquanto il Paese non sarebbe in grado, almeno in breve tempo, ad aumentare esponenzialmente la produzione di gas naturale. Per non parlare poi dei problemi interni di alcuni Paesi.

Gianfranco Cannarozzo

 

DROGA:
Lo sforzo congiunto Brasiliano/Portoghese segna il successo dell’operazione “Da Vinci”

La Polizia federale del Brasile stava conducendo da tempo una serie di indagini, con il supporto degli agenti della DEA, su un ricercato narcotrafficante internazionale albanese (A.D.)

I dati di tracciamento e le indagini del dipartimento di intelligence hanno permesso alla polizia federale del Brasile di identificare uno dei locali di A.D. a San Paolo, in Brasile,

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C’era una volta… un “Duo”: Di Maio e Salvini

SOTTOTITOLO DI “C’ERA UNA VOLTA ……..”  (*1)
“GIGGINO”:  da Steward del San Paolo ad Ambasciatore in Paesi Esotici   

“MATTEO” :  dalla Padania al Papeete e poi alla Riscoperta del Kazachok 

_______________ “C’era una Volta…” narrata da TORQUATO CARDILLI  

Secondo i racconti babilonesi, fin dai tempi dell’antichità, il narratore, per introdurre una favola, cioè una storiella in cui realtà e fantasia si sovrappongono, ha utilizzato la tipica espressione  “C’era una volta…” 
Pensando alla nostra politica interna questo incipit favolistico ci ricorda l’inizio di una romantica canzonetta, degli anni ‘20 del secolo scorso, che faceva così “C’eravamo tanto amati per un anno e forse più, c’eravamo poi lasciati non ricordo come fu…”perfetta per  dipingere il quadro agitato dei rapporti interpersonali di due politici italiani.

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Tra Farnesina e Stato Città del Vaticano:
Diplomazia, Editoria ………..e non solo

STATO CITTA’ del VATICANO 
# – In Udienza dal Pontefice il Presidente della Repubblica della Macedonia del Nord

Tra le prime udienza della mattinata di Lunedì 23 Maggio, Papa Francesco ha ricevuto il Presidente del Governo della Repubblica di Macedonia del Nord Dimitar Kovachevski.
L’incontro è durato circa 30 minuti, caratterizzato da un quarto d’ora di colloquio privato, come riferito dalla  Sala Stampa Vaticana.
Kovachevski ha portato in dono al Papa, fra l’altro, una copia di una porzione dell’Eulogia di Clemente di Ocrida, un Rosario in filigrana con perla di Ocrida. Francesco ha ricambiato tra l’altro con il Messaggio per la Pace di quest’anno e il Documento sulla Fratellanza Umana.

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FARNESINA 
# – Assemblea Nazionale UCOI e Congresso Internazionale UCOIM 

Venerdì 27 maggio, presso il Circolo degli Esteri a Roma ha avuto luogo la XLII Assemblea Nazionale UCOI – Unione Consoli Onorari in Italia ed il XIII Congresso Internazionale UCOIM – Unione Consoli Onorari d’Italia nel Mondo sul tema: “Consoli Onorari: un ruolo di crescenti impegno e riconoscimento”.
Durante i lavori assembleari, coordinati dall’Amb. Carlo Marsili – Presidente On.rio UCOI ed UCOIM, dopo un intervento di apertura dell’Amb. Stefano Ronca – Presidente Emerito UCOI, ha svolto la relazione l’Avv. Elio Pacifico – Segretario Generale UCOI e UCOIM.
A seguire si sono registrati gli Interventi di Piero Fassino – Pres.nte Commissione Affari Esteri e Comunitari /Camera Deputati; Renato Varriale – Dir. Generale Risorse ed Innovazione della Farnesina; Claudio Miscia –  V.Capo Cerimoniale Diplomatico Repubblica del Maeci; Luigi Maria Vignali – Dir. Generale per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie della Farnesina; Gian Battista Parigi – Delegato del Rettore per la Cooper.ne Internazionale dell’Università di Pavia; Oya Izmirli – Pres.nte UCOIM; Daniele Verga – Presidente UCOI.
Presenti numerosi Ambasciatori stranieri accreditati a Roma, tra cui anche Vesel Memedi – Amb. della Repubblica della Macedonia del Nord , accompagnato da Mattia Carlin  V.Presidente UCOI. 

 

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DIPLOMAZIA & EDITORIA 
# – Informazioni, Narrazioni e Saggistica

L’Ambasciatore Stefano Baldi, Rappresentante Diplomatico Italiano all’OSCE di Vienna – come addetto ai lavori ed altresì come scrittore, cura puntualmente la diffusione di informazioni sulle attività editoriale dei Colleghi Ambasciatori; al riguardo, ha recentemente avviato un sito per segnalare gli eventi ove vengono presentati i libri scritti dai suoi Colleghi, cliccando sul seguente link
https://diplosor.wordpress.com/presentazioni-di-libri-scritti-da-diplomatici/

Qui di seguito forniamo una sintesi degli eventi segnalati dall’Amb. Baldi, già svolti e/o in prossima programmazione:

* Mercoledì 25 maggio alle ore 11:30 presso il Centro Studi Americani a Roma (Via Michelangelo Caetani, 32), l’American University of Rome ha organizzato la presentazione dell’ultimo libro dell’Amb. Andrea Canepari “The Italian Legacy in Philadelphia: History, Culture, People, and Ideas” pubblicato dalla Temple University Press.

* Sabato 28 maggio alle ore 19 nella Sala Roma -UNAR a Roma (Via Ulisse Aldrovandi 16), si è svolta la presentazione dell’ultimo libro di Fabrizio Nava “True North. Viaggio dentro l’identità del Canada” – Edizioni Rubbettino, 2022.

* Martedì 31 maggio alle ore 18:00 alla Società Dante Alighieri a Roma (Piazza di Firenze, 27), si è svolta la presentazione dell’ultimo libro dell’Amb. Elena Basile “In famiglia”, pubblicato da La Nave di Teseo, con contemporanea trasmissione a online su www.dante.global.

* Venerdì 10 giugno alle ore 16 a Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna a Venezia, si terrà la presentazione del libro curato dall’Amb. Gaetano Cortese su “L’Ambasciata d’Italia in Egitto” – Edizioni Carlo Colombo, 2021.

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NOTE A MARGINE
Anche la Consul Press da più tempo dedica doverosamente parte della propria attenzione al Mondo della Diplomazia, sia pubblicando comunicati o note che pervengono in Redazione,  sia partecipando ad iniziative organizzate dal Circolo degli Esteri della Farnesina e/o a dibattiti per la presentazioni di libri o saggi a firma di Diplomatici ancora in attività sul campo, oppure attualmente impegnati in altri ambiti. 
In particolare si desiderano segnalare le costanti recensione sulla preziosa Collana Editoriale delle “Ambasciate d’Italia nel Mondo”, minuziosamente curata dall’Amb. Gaetano Cortese (…,> clicca qui !) le partecipazione a “Tavole Rotonde” in presenza e/o in collegamento (tra cui, recentemente, con l’Amb. Maurizio Serra per la presentazione del suo ultimo libro “Il Caso Mussolini” presso la sede della Dante Alighieri ….> clicca qui !), la pubblicazione di note e notizie delle Ambasciate di Iran e Venezuela, nonché la frequente ospitalità a vari di interventi di qualificati “Addetti ai Lavori” (tra cui sovente Torquato Cardilli, già Ambasciatore in vari Paesi Islamici e Mattia Carlin Vicepresidente Ucoi, nonché  Giulio Terzi di Sant’Agata, Romano Vulpitta e Mario Vattani).  
Al riguardo desideriamo precisare che sia sui comunicati delle Ambasciate/ sia su articoli ed interventi – anche se divergenti dalla nostra Linea Editoriale (tra l’altro coerentemente e correttamente evidenziata in home-page) – dalla Consul Press non viene esercita alcuna censura, pur riservandosi l’Editore di puntualizzare – comunque separatamente e qualora ritenuto opportuno – il proprio punto di vista, nonché la propria diversificata posizione in merito.
_______________ Giuliano Marchetti 

 

 

 

 

Giovani Ucid da ieri in missione a Bruxelles – Pedrizzi: “Inserire le radici cristiane nelle Carte europee”

“L’EUROPA DELLE PERSONE e DEL LAVORO 
in un nuovo Umanesimo Europeo per il bene comune”

ROMA  – Comunicato stampa /  19 maggio 2022

È iniziata ieri la tre-giorni di impegni istituzionali a Bruxelles della delegazione del Movimento UCID Giovani (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti), guidata da Benedetto Delle Site, Presidente Nazionale del Movimento e dal Segretario Generale Simona Mulè, accompagnati dai vertici nazionali dell’Unione, tra cui il Presidente del Comitato Tecnico Scientifico Riccardo Pedrizzi.

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Il Mediterraneo – “Mare Nostrum –
tra Atlantico e Golfo Persico

UN NUOVO RUOLO PER IL MEDITERRANEO

 

“La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro, leggerle in ordine è vivere, sfogliarle a caso è sognare”, con questo pensiero di Schopenhauer l’Avvocato Eleonora Di Prisco, Delegata per le relazioni pubbliche dell’Accademia Angelico Costantiniana, ha concluso il suo intervento d’apertura delle Conferenza, presso il Circolo Ufficiali di Marina, dal titolo “Tra Atlantico e Golfo Persico: quale Mediterraneo?” (*1)

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Afghanistan, 2001-2021: venti anni di vergogne

 LA ” MARCIA  SU  KABUL “, 
AGOSTO MMXXI, IN AFGHANISTAN 

Una analisi di NICCOLO’ LUCARELLI  *

Agosto 2021: le scene di panico, di miseria, di sofferenza, di paura, viste all’aeroporto di Kabul, o meglio al di fuori di esso, non possono non toccare le coscienze occidentali. Mentre i soldati del contingente NATO si preparavano a lasciare l’Afghanistan, all’esterno dell’aeroporto di consumava il dramma di un popolo che si è sentito, con piena ragione, tradito e abbandonato.
Sorge quindi spontanea, abbastanza spontanea, una domanda: dov’è il rispetto per quel popolo, e anche per quei militari (ben 3.502, 53 dei quali italiani) che sono caduti nei 20 anni di missione? Dov’è il coraggio di combattere per quella democrazia che a parole tutti, o quasi, i leader occidentali dichiarano di voler difendere?

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Presidenziali francesi: Macron rieletto all’Eliseo

Il secondo turno del 24 aprile ha consacrato vincitore Emmanuel Macron con il 58,55% delle preferenze.

Per la seconda volta nella storia della Francia, viene rieletto un presidente uscente. La prima volta fu nel 2002 con la rielezione di Jacques Chirac.

Nel corso dei festeggiamenti svoltisi sotto la Torre Eiffel negli Champ de Mars, Macron con le note dell’Inno alla Gioia di Beethoven ha voluto ringraziare chi lo ha votato per “sbarrare la strada all’estrema destra”, promettendo che «Questi prossimi cinque anni non saranno come quelli passati, renderemo la Francia una grande nazione ecologica. Il nostro è un progetto di liberazione delle energie imprenditoriali economiche e anche accademiche.

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