Il desiderio mai realizzato di Ben Gurion

Albert Einstein presidente dello Stato di Israele.

Quando pensiamo ad Einstein la prima immagine che ci viene in mente è quella del più grande scienziato del XX secolo.

Padre della teoria della relatività e fondatore della meccanica quantistica. Un genio che sin dalla più tenera età rimase affascinato dallo studio dei fenomeni naturali.

Albert Einstein, Israele, curiosità, David Ben Gurion

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Il Senatore Gasparri ad Anzio insieme ai fratelli Capolei

Forza Italia, Gasparri ad Anzio insieme ai Capolei:
“A breve in tour nella Città Metropolitana di Roma Capitale”

ANZIO, 15 gennaio 2022 Allo stabilimento Galapagos di Anzio, ieri sera, Vincenzo e Fabio Capolei hanno riunito a cena un nutrito gruppo di rappresentanti territoriali di numerosi comuni della Città Metropolitana di Roma Capitale.
La serata, che si è svolta nel pieno rispetto delle norme anti-covid, è iniziata con una conferenza stampa alla quale, accanto ai due rappresentanti di Forza Italia, ha partecipato Maurizio Gasparri, commissario romano del partito, nonché senatore.

presidenza della Repubblica, Silvio Berlusconi, Maurizio Gasparri, Fabio Capolei, Vincenzo Capolei

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“Si Vax” contro “No Vax”:
così “Il Sistema” ha diviso gli Italiani

IL VACCINO E’ IL PARAVENTO DELLA NUOVA NORMALITA’ !
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BISOGNA GUARDARE ALL’ ESSENZIALE, NON A QUESTIONI SECONDARIE (vaccini e green pass),
PER INIZIARE A DIFENDERCI DALLA NUOVA NORMALITÀ  ANTICRISTIANA E ANTI-IDENTITARIA

SI RIPORTA SULLA “CONSUL PRESS”, PER GENTILE AUTORIZZAZIONE DELL’AUTORE, UN EDITORIALE DI MATTEO CASTAGNA (*1) GIA’ PUBBLICATO SU “INFORMAZIONE CATTOLICA” IN DATA 10 GENNAIO 

No Vax, - Si Vax, Covid 19, "Nuova Normalità", "(In)Formazione Cattolica", Matteo Castagna

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UOMINI, QUALE RUOLO NEL PREVENIRE ATTI DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE

UOMINI, QUALE RUOLO NEL PREVENIRE ATTI DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Numeri da brivido, il cambiamento parta dalla famiglia

Violenza contro, violenza sulle donne.

Generazioni di donne spendono una parte sensibile del proprio tempo a mettere in atto comportamenti sicuri. Quando prendono un mezzo pubblico, parcheggiano l’auto, rientrano a casa: anche di giorno, anche quando sono con i loro bambini al parco. Accanto, troviamo spesso uomini inconsapevoli del ruolo che potrebbero avere per proteggerle, non solo in maniera diretta.

Libertà minata

La recente pubblicazione dei dati 2021, a cura del ministero dell’Interno, non lascia spazio a interpretazioni. Il documento porta il nome Omicidi volontari.

Ecco i dati: relativamente al periodo 1 gennaio – 26 dicembre 2021 sono stati registrati 289 omicidi, con 116 vittime donne di cui 100 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 68 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner.

 

Analizzando gli omicidi del periodo sopra indicato rispetto a quello analogo dello scorso anno si nota un lieve incremento (+1%) nell’andamento generale degli eventi (da 285 a 289), mentre resta stazionario il numero delle vittime di genere femminile (116).

Si evidenzia, invece, una leggera diminuzione (-2%) sia per i delitti commessi in ambito familiare/affettivo, che passano da 147 a 144, sia per le relative vittime di genere femminile che, da 101 nel periodo 1° gennaio – 26 dicembre 2020, scendono a 100 nell’analogo periodo dell’anno in corso. Invariato, invece, il numero delle donne vittime del partner o ex partner (66).

 

I numeri, le cronache, le storie acuiscono nel mondo femminile la sensazione di insicurezza. Non essere sicure significa una serie di NON. Se il tunnel della metropolitana o un sottopassaggio ferroviario potrebbero allarmare chiunque, pensiamo allora a una banalità. Un qualcosa che si fa così, senza pensarci: uscire con il cane da sola. Di sera tardi, con il buio, con il lockdown: troppe poche persone per strada, uguale meno possibilità di essere protette in caso di aggressione. Oppure con il sole e una blusa svolazzante, una gonna, un paio di scarpe con il tacco. Con il sorriso sulle labbra e gli occhi luccicanti o con l’aria corrucciata e tanti pensieri nella testa.

Banalità?

NON per molte donne. E neppure un numero sempre più grande di uomini, ora consapevoli del loro ruolo. Uomini che, peraltro, rischiano altrimenti di continuare a rimanere schiacciati dagli stereotipi, quelli vecchi e quelli più recenti.  I fatti dicono – senza possibilità di smentita – che gli uomini sono i principali responsabili della violenza contro donne e ragazze, bambine.

E bambini. Chi uccide una donna spesso colpisce anche i suoi figli, i propri figli.

Tutti gli uomini, compresi quelli che NON perpetrano violenze o abusi, hanno un pezzo di responsabilità, oggi, nell’immediato: possono infatti avere un ruolo nell’aiutare a porvi fine, cambiando nella quotidianità quelle norme sociali e di genere.

Il potere degli stereotipi

La letteratura evidenzia che le norme sociali e di genere cambiano nel tempo, attraverso le culture e all’interno di gruppi particolari. Mentre atteggiamenti e valori risiedono negli individui, le norme sono “incorporate” nelle organizzazioni, istituzioni, strutture, processi e sistemi più ampi e riflettono regole, leggi, costumi e ideologie di società diverse.

Il cambiamento delle norme di genere non riguarda quindi solo il cambiamento della mentalità individuale, anche se questo può rappresentare un obiettivo già di per sé importante. Una recente revisione della letteratura esistente in materia, svolta nel Regno Unito, ha dimostrato che le norme sociali di genere continuano a plasmare in modo significativo le vite di uomini e ragazzi. Sebbene siano avvenuti cambiamenti importanti, questi spesso riguardano ciò che significa essere un uomo piuttosto che una riduzione del bisogno di conformarsi a certi ideali di mascolinità più in generale.

Inoltre, i cambiamenti nelle percezioni normative non equivalgono necessariamente a modifiche comportamentali. L’esempio, mostrato nella ricerca della Durham University, suggerisce infatti proprio questo: sono ancora le donne a svolgere la maggior parte delle mansioni di cura dei bambini e dei lavori domestici. Benché svolgano anche un ruolo significativo nel mercato del lavoro. Cose che sappiamo bene, tutti.

Il vento del cambiamento

Perché alcuni uomini, osiamo dire invece, assumono un ruolo empatico, attivo? Spesso è stato l’impatto dell’ascolto – anch’esso attivo – di donne che fanno parte della loro vita. Il processo di risveglio inizia talvolta da una conversazione su bisogni e paure, oppure dopo aver visto – e quindi sperimentato indirettamente – la violenza di altri uomini su una donna. Magari vicina per rapporto di relazione, per età, per contesto di riferimento.

Il forte impatto della morte di Sarah Everard, avvenuta nella primavera di quest’anno per mano di un uomo di legge, ha acceso un dibattito, aperto una conversazione. Ha rappresentato una opportunità per molti uomini: diventare alleati. Uomini che amano le donne, come si autodefinirono quei gruppi spontanei di uomini di ogni età che organizzarono un flashmob l’8 marzo. Semplice ed efficace: sedie rosse – il colore della violenza, oltre che della passione – con il nome delle vittime di quelle prime settimane del 2021. Il cui numero è cresciuto senza sosta, sino a raggiungere le 116 unità.

Non si dimentichi che ragazzi e uomini, nel loro ruolo di amici, figli, genitori, compagni di scuola, partner attuali o passati possono denunciare. Devono farlo, se sanno.

Se vogliamo fermare la violenza contro donne e ragazze, dobbiamo saper raggiungere e ingaggiare un maggior numero di uomini. Vanno coinvolti, iniziando con un esame onesto degli atteggiamenti, comportamenti e attaccamenti degli stessi uomini alle aspettative maschili. Le idee sessiste e le norme di genere dannose sono così profondamente radicate nelle istituzioni e nel discorso pubblico che nessuno ne è immune. Non si tratta di incolpare i singoli uomini, ma di riconoscere che, affinché il cambiamento avvenga, ogni uomo deve mettersi in gioco. Insomma, avere un ruolo.

Intercettare le richieste di aiuto – Canadian Women’s Foundation

Ancora, la morte di Sarah ha fatto esclamare a migliaia di uomini e donne la parola COLPEVOLE! Attraverso i social media la comunità britannica ha deciso il verdetto di colpevolezza del poliziotto accusato del suo omicidio. Il mondo del giornalismo è stato invece cauto, consapevole dei rischi che si corrono a puntare il dito contro un sospettato. E sono di nuovo le mani, capaci di gesti e narrazioni complesse, a girare alla velocità del web.

Pollice della mano piegato, quattro dita in alto e poi chiuse a pugno: un gesto che significa richiesta urgente di aiuto.

Si chiama Signal for Help, va conosciuto e riconosciuto quando una donna – mentre chiacchiera con un sorriso solo accennato e gli occhi sgranati – lo fa una volta sola, o ripetutamente. Anche saperlo replicare è importante, sappiamo bene che la violenza è drammaticamente diffusa, e talvolta inaspettata. A novembre ha salvato la vita a una sedicenne statunitense che, in auto con il suo rapitore, si è salvata grazie al Signal for Help notato da un automobilista.

Alfabetizzazione relazionale

Parliamo per un attimo di maschi, perché il seme va annaffiato da subito. E chi abbevera e dà nutrimento alla pianta che cresce è perlopiù la donna, la madre.

Il cambiamento di paradigma, dunque, deve compiersi anche nelle figure femminili di riferimento. Nella madre deve iniziare subito, senza aspettare che i maschi si sentano inadatti alle aspettative dominanti di mascolinità – il famoso sii forte, mantieni il controllo, non piangere. Permettersi di farlo è, ancor oggi, un lusso di pochi.

Riponiamo grande fiducia nella generazione Z

Interessante l’abbecedario realizzato a corollario del toolkit e del report dello studio promosso dalla Durham University. Incredibilmente, quando si vogliono contrastare gli stereotipi, le problematiche – pur non essendo del tutto sovrapponibili – si spiegano con le stesse parole.

Ragazzi e uomini possono fare davvero la differenza nelle loro interazioni quotidiane con familiari, amici, compagni e colleghi. Possono sfidare il sessismo e la misoginia quando le incontrano. Impostare relazioni paritarie e rispettose con donne e ragazze. A casa, ciò potrebbe significare garantire che compiti come i lavori domestici e la cura dei bambini siano equamente condivisi. Anche la sessualità ha un posto, d’onore: non con l’accezione di privilegio, bensì di dignità.

Questo significa avere, ad esempio, sempre e solo, rapporti sessuali consensuali.

Gli spazi aperti

Al di fuori delle mura domestiche, la consapevolezza maschile deve includere la comprensione di come la libertà delle donne negli spazi pubblici possa essere limitata. Esperienza che gli uomini raramente provano.

Questo implica la necessità di provare a mettersi al posto della donna, comprendere con gli occhi e il passo e il respiro accelerato di lei, che se sente dei passi alle spalle teme che le si voglia fare del male. Chiedersi cosa determinate situazioni significano per ragazze e donne può essere un buon inizio.

Il potere delle parole

Anche l’idioma può avere un ruolo – del tutto inconsapevolmente per chi lo parla – nella distinzione di genere. La lingua inglese specifica il genere della persona solo quando ne parla in terza persona, l’italiano lo fa da subito. E da qui nasce la diatriba su il presidente e la presidente, l’avvocato e l’avvocata, il direttore o la direttora: devi scegliere. Occorre prendere posizione, come fanno i creatori di Parole O_Stili. Progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole.

Mettere in discussione commenti o stereotipi sessisti, di cui le donne – o chi non si adatta al ruolo sociale attribuito – sono vittima privilegiata, sarebbe un ottimo inizio.

L’uguaglianza di genere e l’inclusività si costruiscono con l’impegno individuale, che poi si trasmette alla propria famiglia, alla comunità, alla collettività.

Chiara Francesca Caraffa

www.eurocomunicazione.com/2020/11/25/25-novembre-no-alla-violenza-sulle-donne/

www.eurocomunicazione.eu/donne-e-sicurezza-il-contributo-dellorganismo-paritetico-nazionale/

 

Canadian Women’s Foundation

Si riapre il “Caso Emanuela Orlandi” :
‘LecceCronaca.it’ intervista Antonio Parisi

EMANUELA ORLANDI E’ IN PARADISO,
MA QUI SULLA TERRA RIMANGONO TROPPI MISTERI !  

IL GIORNO DOPO LA RIAPERTURA DEL CASO DA PARTE DELLA MAGISTRATURA, IN ESCLUSIVA PER “LECCE-CRONACA.it” IL GIORNALISTA E SCRITTORE ANTONIO PARISI RICOSTRUISCE MOTIVI E PERSONAGGI DEL RAPIMENTO.
SI RIPORTA QUI DI SEGUITO L’INTERVISTA RILASCIATA DAL DIRETTORE DELLA “CONSUL-PRESS” A FLORA FINA, REDATTRICE DEL QUOTIDIANO LECCESE, IVI PUBBLICATA MARTEDI’ 21 DICEMBRE.

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Livelli altissimi di smog nel Mondo e in Italia

Lo smog, o inquinamento atmosferico è una preoccupazione che ormai dilaga ovunque nel Mondo. Si dipana attraverso l’atmosfera quindi non c’è una città esonerata completamente, e viene compromessa la qualità dell’aria anche nelle zone limitrofe.

Il particolato, il biossido di azoto e l’ozono troposferico sono attualmente considerati i tre elementi che incidono in maniera più significativa sulla salute umana. Le conseguenze, quindi, alle esposizioni prolungate allo smog varia dall’indebolimento del sistema respiratorio fino alla morte prematura.

Circa il 90% degli abitanti delle città è esposto a concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli di qualità dell’aria ritenuti dannosi per la salute. Per esempio, si stima che il particolato sottile (PM2.5) riduca l’aspettativa di vita nell’Ue di più di 8 mesi.

A preoccupare molto è il benzo(a)pirene. Si tratta di un inquinante cancerogeno le cui concentrazioni sono superiori alla soglia fissata per proteggere la salute umana in diverse aree urbane. Colpite soprattutto l’Europa centrale e orientale.

L’inquinamento atmosferico ha diverse fonti, sia antropiche sia di origine naturale:

  • utilizzo di combustibili fossili nella produzione di elettricità, nei trasporti, nell’industria e nelle abitazioni;
  • processi industriali e utilizzo di solventi, per esempio nell’industria chimica e mineraria;
  • agricoltura;
  • trattamento dei rifiuti;
  • eruzioni vulcaniche, polveri aerodiffuse, spuma del mare ed emissioni di composti organici volatili provenienti dalle piante sono esempi di fonti di emissione naturali.

Il raggiungimento di livelli di qualità dell’aria che non comportino conseguenze o rischi inaccettabili per la salute umana e l’ambiente è il principale obiettivo dell’Ue. Infatti, opera su più livelli: la legislazione, la cooperazione con i settori responsabili dell’inquinamento atmosferico, nonché con le autorità internazionali, nazionali e regionali e le organizzazioni non governative e attraverso la ricerca. Le politiche dell’Ue mirano a ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico diminuendo le emissioni e fissando limiti e valori obiettivo per la qualità dell’aria.

Secondo il Rapporto 2021 sulla qualità dell’aria dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) nei 27 Stati membri, nel 2019 circa 307.000 persone sono morte prematuramente a causa dell’esposizione a PM2,5, 40.400 per l’NO2 e 16.800 a causa dell’esposizione acuta all’ozono. I decessi per smog sono diminuiti del 16% rispetto al 2018 e del 33% con riferimento al 2005. “Almeno il 58% dei decessi da PM2,5 in Ue“, fa sapere l’Aea, “si sarebbe potuto evitare se tutti gli Stati membri avessero raggiunto il nuovo parametro Oms per il PM2,5 di 5 µg/m3. Con i parametri dell’Organizzazione mondiale della Sanità, infatti, l’Italia avrebbe 32.200 decessi in meno (-32.200) da PM2,5″.

Anche nel 2019 il Belpaese si conferma tra i Paesi Ue dove sono più alti i rischi per la salute, in termini di morti e anni di vita persi, per l’esposizione allo smog. Infatti, nel 2019 l’Italia era il primo per numero di morti per biossido di azoto (NO2, 10.640 morti, +2% rispetto ai dati del Rapporto Aea 2020). Inoltre, è il secondo dopo la Germania per i rischi da particolato fine PM2,5 (49.900 morti, -4%) e ozono (O3, 3170 morti, +5% sul 2018).

Secondo dati Istat, in riferimento all’ultimo Rapporto 2021 sulla qualità dell’aria in Europa, il Belpaese dispone di appena 33,8 metri quadrati di verde urbano per abitante. Quindi c’è bisogno di puntare su un grande piano di riqualificazione urbana di parchi e giardini che migliori la qualità dell’aria e della vita della popolazione, dando una spinta all’economia e all’occupazione. L’inquinamento atmosferico è considerato dal 47% degli italiani la prima emergenza ambientale. L’obiettivo è creare vere e proprie oasi mangia smog nelle città effettuando scelte mirate. Come ad esempio, alberi più efficaci nel catturare i gas a effetto serra e bloccare le polveri sottili.

A provocare lo smog nelle città è l’effetto combinato dei cambiamenti climaticidel traffico e della ridotta disponibilità di spazi verdi. Una situazione che peggiora nelle metropoli dove i valori vanno dai 15,2 metri quadrati di Messina ai 17,1 di Roma, dai 17,8 di Milano ai 22,2 di Firenze, dai 42,4 di Venezia ai 9,2 di Bari.

Nella manovra di bilancio 2021 c’è la proroga del bonus verde, e si spera che, entro i prossimi tre anni, vengano piantati oltre 300 mila nuovi alberi, creati quasi 8 milioni di metri quadrati aggiuntivi di parchi e giardini. Nonché, 16 mila nuovi terrazzi e balconi fioriti. Azione, questa, che porrebbe l’Italia all’avanguardia nella lotta allo smog e ai cambiamenti climatici.

Tallinn, capitale dell’Estonia, è stata recentemente nominata vincitrice del premio Capitale verde europea 2023. Aggiungendosi alla classifica con numerose altre città europee tra cui StoccolmaAmburgoCopenaghenGrenobleLubianaLisbona e Lahti. Il premio Foglia verde 2022, destinato alle città con una popolazione tra 20.000 e 100.000 abitanti, è stato assegnato a Valongo, in Portogallo, e Winterswijk, nei Paesi Bassi.

L’India, in questo 2021, si aggiudica un altro primato negativo. Dopo essere stata nei primi posti delle classifiche per morti e contagi da Covid-19 diventa il Paese più inquinato al Mondo. La capitale Nuova Delhi, infatti, entra in semi lockdown per tutta la settimana. Quindi, uffici chiusi e milioni di dipendenti in smart working.

La misura, che si affianca alla chiusura delle scuole e al blocco dei cantieri edili per quattro giorni, è imposta dalla Corte suprema per difendere i cittadini dall’inquinamento atmosferico e abbattere il traffico. Alcune immagini satellitari della Nasa hanno mostrato la maggior parte delle pianure settentrionali dell’India coperte da una densa foschia.

Nuova Delhi vive un’emergenza inquinamento dall’inizio di novembre, avvolta in una nube tossica di smog fortemente dannosa per la salute. Per l’abbassamento delle temperature, i fuochi d’artificio bruciati in tutto il Paese per la festa di Diwali, e le stoppie bruciate dai contadini a Delhi, l’Aqi, (indice medio di qualità dell’aria che misura la concentrazione delle particelle di PM2.5 per metro cubo) ha raggiunto il livello di 499. Secondo l’Oms il pericolo scatta già oltre il valore di 100. Ricordiamo che l’India è l’unico Paese che alla Cop26 a Glasgow ha chiesto di spostare il termine ultimo delle emissioni di Co2 dal 2030 al 2070.

 

Giorgia Iacuele

Inquinamento, smog

Tra miti e leggende, viaggio alla scoperta di una delle più importanti opere del passato

Tempio della Fortuna Primigenia: Il più antico complesso architettonico dell’Italia antica

Nel Lazio, alle pendici del monte Preneste, dove oggi sorge Palestrina in epoche arcaiche vi era un oracolo molto importante. In questo luogo sorgeva un pozzo o almeno tale lo si riteneva, dove si diceva che li sotto viveva una sibilla che dava oracoli a chi però, sprezzante del pericolo, si calava lungo le pareti di questo misterioso manufatto e da tutti i luoghi, anche lontanissimi, venivano pellegrini per conoscere il loro destino.

Di questo abbiamo la testimonianza di Cicerone che riporta nel suo libro “De Divinazione” la storia del nobile Numerio Suffustio che trovò in fondo al pozzo un gran numero di pezzi di legno con su incise delle lettere a testimonianza della veracità del luogo come sacro.

Ma cosa ha reso così importante questo luogo, oggi appartenente al Ministero per i beni e le attività culturali (Mibact), dicastero che si occupa della tutela del patrimonio artistico e culturale e del paesaggio e della cultura?

La Τύχη (Tyche) come era chiamata dai greci o Fortuna per romani, era considerata da alcuni un’Oceanina nata dall’unione dei Titani Oceano e Teti, per altri era una Dea figlia di Zeus e Teti o ancora, di Hermes e Afrodite. Qualsiasi fosse la sua origine, viene considerata come la dea dispensatrice di fortuna e sorte sia del singolo che dello Stato. Per la tradizione greca, inizialmente distribuiva equamente gioia e dolore, successivamente si ritirò sul Monte Olimpo abbandonando l’uomo, scandalizzata dall’ingiustizia umana.

Questo duplice aspetto faceva si che a lei era dovuta la crescita delle piante, degli animali, la ricchezza delle città, era altresì considerata una guaritrice, ma anche il suo opposto.

Per questo potrebbe essere accostata alle figure dell’Agathos Daimon, demone della mitologia greca antica e soprattutto alla figura del Moros personificazione del destino mortale o meno che più le si avvicina per inevitabilità: l’uomo non può sottrarsi al volere della Dea. Come diceva Aristotele essa è una causa accidentale nelle cose che avvengono per scelta in vista di un fine.

Il suo culto si sviluppa soprattutto durante l’età ellenistica – periodo fatto iniziare per convenzione con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. – a spiegazione probabilmente della diffusione della civiltà greca nel Mediterraneo, influenzando fino a diventare modello da seguire le altre culture del mondo antico.

Per simboleggiare la dualità che la caratterizza, veniva rappresentata, infatti, con la Cornucopia per simboleggiare la prosperità e la ricchezza o con pluto bambino in braccio (dio della ricchezza), con un timone a guida delle vicende umane (in un passo di Eschilo Tyche compare al timone della nave di Agamennone, miracolosamente salvata dall’intervento divino). Con una corona turrita come protezione della città, bendata, altrevolte per evidenziare l’ aspetto di dea che punisce e di morte con un elmo, con ali, con una sfera o una ruota.

Nonostante possa essere molto più antico, i romani attribuiscono la sua origine con l’ottavo re di Roma Servio Tullio, il quale per buona sorte, eresse numerosissimi templi in suo onore (se ne contano circa 26) tanto da far circolare delle curiose storie, tra cui la storia d’amore della Dea con Servio Tullio nonostante fosse un comune mortale.

Narrava Ovidio nei Fasti “Intanto, timidamente, la dea confessa i suoi furtivi amori / vergognandosi, lei creatura celeste, di essersi unita a un mortale /  – perché da un forte desiderio fu presa per il re, / per questo unico uomo lei non fu cieca – lei che di notte era solita entrare in casa sua per la finestra, / da cui prende nome la Porta della Finestrella”

In seguito anche Plutarco ne La Fortuna dei Romani “Egli si legò a Fortuna e da lei fece dipendere la stessa sovranità, tanto che dette a credere che Fortuna si congiungesse con lui, scendendo nella sua camera attraverso la piccola finestra che ora chiamiamo Porta della Finestrella”.

Questa leggenda narrata da Plutarco trova il suo fondamento nella storia quando Tanaquilla alla morte del marito Tarquinio Prisco, affacciatasi alla finestra annunciò al popolo che il prossimo re sarebbe stato il suo protetto Servio Tullio, facendo di questo la sua fortuna e con i suoi 44 anni di governo il regno più longevo.

Il più grande e importante complesso di architettura dell’Italia antica è il Santuario della Dea Fortuna Primigenia.

Fu edificato nel II secolo a.C. e seguendo probabilmente l’influenza ellenistica con la sua particolare edificazione a terrazze artificiali, ricoprirà l’intera area del colle s

ul quale è eretto, sono stati trovati infatti numerosi artefatti a testimonianza che in queste terrazze vi fossero botteghe che vendevano ex voto e amuleti.

L’origine del Santuario per alcuni studiosi potrebbe essere più antica tanto da datarla intorno al IV secolo a.C. edificato dai cittadini arricchitisi con la guerra contro Silla che lo vede vittorioso contro il rivale politico Caio Mario, per ingraziarsi e interrogare l’oracolo (è infatti l’unico tempio della Dea con questa caratteristica).

All’interno di un pozzo veniva calato un giovane che rappresentava Giove Bambino (venerato dalle madri)  il quale aveva il compito di consegnare all’oracolo al suo interno le offerte con le richieste dei fedeli.

La particolare forma del Santuario era volta al fine di essere un viaggio di purificazione del fedele che compiva un’ascesa fino alla purificazione, con il raggiungimento della sommità del monte, sul quale si ergeva il Tempio con la statua della Dea Primigena; viene in mente la Divina Commedia con l’ascesa dantesca nel Paradiso.

A metà dell’XI secolo la famiglia Colonna edificò palazzo Colonna Barberini (che oggi ospita il museo archeologico prenestino), dal nome dell’ultima famiglia a cui appartenne dal XVII secolo, mantenendo inalterata la forma del sottostante santuario.

Al suo interno sono custoditi numerosi reperti risalenti all’età ellenistica e ritrovati in ciò che rimane del santuario, come la testa di marmo della Dea Primigena trovata all’interno del pozzo della Terrazza degli Emicicli e una statua raffigurante Iside-Fortuna accostamento derivante dalla capacità della dea egizia di influire sul Fato.

Di grande importanza vi è il famosissimo Mosaico del Nilo dalle sue misteriose sorgenti fino ad arrivare al mare attraverso paesi e città sempre più belli, che rappresenta un capolavoro dell’arte ellenistica, nonché uno dei più grandi mosaici di epoca romana.

Fu scoperto intorno alla fine del XVI secolo e fatto risalire circa al II secolo a.C., all’interno della cantina del vecchio Palazzo Vescovile dove adornava il pavimento. Nel corso dei secoli lo troviamo tra Roma, dove fu mandato per la prima volta dal Vescovo Cardinale Andrea Baroni Peretti Montalto che per primo capì il valore dell’opera, e il Palazzo Colonna Barberini, fortem

ente voluto dai Barberini.

In tempi più recenti, parliamo del 1954, lo vediamo nel docu-film “Nilo di Pietra” uno dei primi girati a colori. Gli studiosi hanno avanzato numerose ipotesi in merito al significato del mosaico, concordando esclusivamente con l’individuazione in esso dell’Egitto e del Nilo.

Il primo a riconoscere l’Egitto, fu il cardinale e arcivescovo francese Melchior de Polignac il quale riteneva rappresentasse il viaggio di Alessandro Magno verso il tempio di Giove Ammone. Nonostante venga unanimemente considerata dagli studiosi una vera e propria cartina geografica dell’Egitto, sono molte le ipotesi su cosa vi sia rappresentato. Per lo studioso francese Jean BaptisteDubos rappresentava la quotidianità del popolo egiziano, per il suo connazionale archeologo Jean Jacques Barthelemy, rappresentava il viaggio dell’Imperatore Adriano in Egitto.

Una delle più interessanti è quella dell’archeologo italiano Orazio Marucchi secondo cui il mosaico rappresenta un momento molto importante per gli egiziani: l’esondazione del Nilo, dal quale dipendeva la vita. Per loro infatti era un momento sacro da dedicare alla Dea Iside.

Costituirebbe altresì un collegamento con il Santuario della Fortuna Primigenia sia il fatto che per l’archeologo nostrano l’arte divinatoria praticata nel tempio era di derivazione egiziana, sia che Iside era considerata anch’essa come la Dea Madre (da cui nacque Horus) dispensatrice di fortuna e sventura, protettrice del regno e colei che secondo il mito aiutò a civilizzare il mondo (alcuni vedono infatti, forse anche per la costruzione verticale del mosaico, un vero e proprio viaggio iniziatico dell’anima da luoghi selvaggi fino alla, allora, civiltà).

Anche il mare e l’acqua sono elementi caratterizzante di queste divinità, proprio per le caratteristiche di mutevolezza e di instabilità. Da Iside Pelagia deriverebbe infatti l’iconografia della Fortuna Marina, (come sosteneva anche lo scrittore francese Philippe Bruneau) la cui immagine  è quella di una fanciulla nuda che si muove sulle acque reggendo una vela o un timone che tiene sotto i piedi un delfino o una conchiglia (come la famosissima Venere del Botticelli)

L’affinità tra le due Dee ricorda anche l’antica celebrazione romana del 24 giugno in onore della Fors Fortuna dea della casualità assoluta che si svolgeva sulla riva destra del Tevere lungo la Via Campana.

Il Palazzo Barberini non solo è importante per le opere d’arte che custodisce e per il Santuario su cui basa le fondamenta, ma anche per illustri personaggi che vi hanno soggiornato come il grandissimo Pierluigi da Palestrina. Compositore Rinascimentale di madrigali e corali fu uno dei più importanti rappresentanti della Scuola Romana al quale si deve il raggiungimento della perfezione polifonica partendo dalle influenze della scuola franco olandese (La scuola romana perseguiva questo scopo attraverso la musica religiosa, grazie anche ai contatti diretti con la Cappella Sistina e il Vaticano).

È stato un compositore molto prolifico del quale molte opere ancora oggi vengono utilizzate in particolari occasioni e su alcune aleggiano storie smentite da studiosi e da documentazioni ufficiali, come la Missa Papae Marcelli, voluta, cosa non vera, da alcuni per convincere il Concilio di Trento  che un divieto draconiano al trattamento polifonico non era necessario.

Il suo approccio alla musica, la sua visione di insieme del testo delle composizioni influenzerà le successive scuole e sarà ripreso da altri compositori come Bach, segnando anche l’evoluzione dalla musica medievale a come la conosciamo oggi.

Gianfranco Cannarozzo

miti, leggende, età ellenistica, Dea

A Forlì per la CGIL lavorator* già asterischi

WIVA IL POLITICAMENTE CORRETTO !!!

__________FRANCO D’EMILIO 

Sino a poco tempo fa l’asterisco era solo il simbolo grafico a forma di stellina (*) per richiamare note a margine o a piè di pagina oppure segnare l’omissione volontaria di parte di un testo.
Adesso, invece, l’asterisco è diventato pure un marchio del “politicamente corretto” che, tuttavia, può suscitare perplessità, persino ansia per un’improvvisa crisi di identità personale, sia di genere che politica: proprio così,  un uomo o una donna, anzi, scusate, un* non solo si vede trattat*, appellat* come un ibrido di genere, né carne né pesce, né maschio né femmina, ma addirittura vede demolirsi il suo contributo, definito e particolare, di compagno o compagna alle lotte sindacali dei lavoratori.
Dunque, LAVORAT* DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !

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Quella tragedia umana che sconvolse l’Italia degli anni ’80

«Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano». Alberto Moravia

Una normalissima e stranquilla serata domenicale sta per cambiare in maniera improvvisa e drammatica. É il 23 novembre del 1980 e ci troviamo in Irpinia.

Intorno alle ore 19:34 per 90 secondi, la terra cominciò a tremare in maniera sempre più violenta, raggiungendo la magnitudo 6.9 della scala Richter e colpendo un’area che andava dall’Irpinia al Volture (Campania centrale e la Basilicata centro settentrionale) causando la morte a circa 2.940 persone8.848 feriti e 280.000 sfollati.

Non fu subito chiara l’entità del danno, a causa del blocco delle telecomunicazioni i telegiornali parlarono solo di “terremoto in Campania“. Questa impossibilità di comunicare e lanciare l’allarme diede vita a una polemica per il ritardo dei soccorsi.

Lo stesso presidente della Repubblica Sandro Pertini, tornato da quelle zone martoriate, denunciò alla televisione l’intempestività dei soccorsi, che impiegarono diversi giorni, circa cinque, per coprire tutte le zone colpite.

Ponti crollati, zone impervie e isolate, soccorsi non organizzati e coordinati, sono le cause del ritardo. Se poi consideriamo che la zona Irpina è sismica e che nel corso dei secoli sono stati molti i terremoti di magnitudo elevata, il più recente nel 1962, il patrimonio edilizio era fortemente provato.

Questa mancanza di organizzazione fondò le basi per la nascita di un sistema più efficace di intervento. Grazie all’intuizione del commissario straordinario del Governo, Giuseppe Zamberletti, nascerà la Protezione Civile.

Non fu meno tragica la ricostruzione, uno dei peggiori esempi di speculazione. Tante furono le inchieste della magistratura. Che svelarono come nel corso degli anni, il numero dei comuni colpiti andò ad aumentare, passando da 339 a 687.

Furono destinati contributi pubblici che fecero gola alla criminalità organizzata. Non mancò l’interesse politico locale. Molti volevano rientrare tra i beneficiari del fondo e questo portò ritardi nella ricostruzione. In alcune zone, mai del tutto completate.

Sono passati 40 anni da quella tragica notte e il ricordo è vivo come una ferita mai del tutto rimarginata. Dalle televisioni alle istituzioni, agli enti locali, sono tanti i pensieri per quei momenti e per tutte le persone coinvolte.

La Rai ha inserito nel proprio palinsesto numerosi programmi sull’argomento, come alcuni servizi di “Storie italiane“, o lo speciale “La Scossa“. L’invito ai comuni dalla Prefettura di Avellino, di dedicare un minuto di silenzio alle 19:34. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) lancia il sito terremoto80.ingv.it, che offre un viaggio, una testimonianza fotografica.

Un giovane regista di Sant’Angelo dei Lombardi, Giuseppe Rossi, ha girato un docufilm intitolato “90 secondi“, documentario che grazie alle testimonianze raccolte vuole diventare memoria storica di quanto accaduto in Irpinia.

Anche l’Arma dei Carabinieri ricorda i suoi sette caduti «Nonostante decine di Caserme fossero rimaste distrutte o danneggiate dal sisma, nonostante 29 parenti di Carabinieri fossero stati travolti e uccisi dalle abitazioni crollate, si legge in una nota, l’Arma era presente. I Carabinieri non ebbero il tempo di piangere i loro congiunti morti: sopraffatti dal dolore, guidati dai richiami dei sopravvissuti, scavavano anche a mani nude per soccorrere i loro concittadini».

Il presidente Sergio Mattarella nel suo messaggio, l’ha ricordato come «l’evento più catastrofico della storia della Repubblica italiana» aggiungendo come il senso di comunità fu fondamentale per la ripartenza «La Repubblica venne scossa da quel terremoto che aveva colpito aree interne e in parte isolate del nostro Paese, ma tutto il Paese seppe unirsi e, come accaduto in altri momenti difficili, l’impegno comune divenne la leva più forte per superare gli ostacoli».

Parole che fanno riflettere soprattutto in un periodo così altrettanto drammatico, come quello che stiamo attraversando. Forse, dovremmo ritrovare quel senso di comunità, che oggi sembra essere venuto meno.

Richter, Prefettura di Avellino, Istituto nazionale di geofisica, Protezione Civile, Alberto Moravia

Dare è il gioco educativo che racconta le malattie inguaribili

Quando il malato è un minore, il bisogno di una relazione efficace tra pari aumenta

Dare un segno di cambiamento lavorando sulle narrazioni, anche quando il tema è la malattia. Le Cure Palliative pediatriche non sono un gioco, ma è proprio grazie alla gamification che queste guadagneranno l’attenzione dei giovani italiani.

Educare a scuola come alla consolle

Fondazione Maruzza Lefebvre d’Ovidio Onlus, medaglia d’Oro al merito della Sanità pubblica, ha lanciato una doppia sfida al recente congresso della società italiana di Cure Palliative. Due le iniziative che, insieme, vogliono accorciare le distanze con la generazione in età scolare.

Con Dare – termine che in inglese significa osaresfidare appunto – la Fondazione usa il gioco in quanto strumento capace di veicolare messaggi educativi e inclusivi potenti, lavorare sulle narrazioni e far riflettere sull’esperienza.

Con il progetto Come Partire Pari – vi è ancora un gioco di parole, le iniziali sono infatti le stesse di Cure palliative pediatriche/CPP – avvia simultaneamente un percorso educativo per diffondere la conoscenza di queste cure nelle scuole secondarie di secondo grado.

Sensibilizzando i docenti e i discenti, i quali porteranno consapevolezza nelle loro case, nei luoghi di incontro e di scambio. Generando così azioni di cittadinanza attiva.

Cittadini di domani

destinatari del progetto sono quindi i giovanissimi di oggi – cittadini di domani – cui si intendono fornire strumenti cognitivi e relazionali per poter parlare serenamente della malattia nei minori equipaggiandoli con le risorse indispensabili per potersi attivare in favore dei loro coetanei ammalati, anche solo attraverso semplici gesti di gentilezza, empatia e inclusione.

Sono queste, infatti, le determinanti per avviare un processo di inclusione che sia in grado di generare un cambiamento sistemico nell’approccio alla malattia inguaribile.

Lo stigma

La malattia dei minori è forse il tema maggiormente difficile da accogliere, tanto da generare spesso una sindrome da evitamento, che lascia soli i ragazzi malati e le loro famiglie.

Il numero

Sono 35.000 i minori con bisogni di Cpp, cure attive e globali complesse che prevedono l’assistenza precoce alla inguaribilità, che inizia al momento della diagnosi. Per accompagnare nel tempo nella terapia curativa concomitante e continua durante tutto il decorso della malattia, non solo oncologica, ma anche rara, metabolica, respiratoria o di origine neurologica.

Isolamento

Il nucleo familiare subisce ricadute di tipo socialeeconomicopsicologico e relazionale, è stremato e messo al bando.

La società, infatti, fatica a parlare di dolore e di sofferenza, ciò soprattutto quando vi è la paura di esserne “contagiati”, o di entrare a far parte di una dimensione intima che spaventa.

Il potere del gioco

Giocando ci si concentra invece su punti da accumulare e obiettivi da raggiungere.

Le difese si abbassano e i contenuti hanno modo di trovare, almeno a livello inconscio, un pertugio. L’assunto da cui parte l’ambizioso progetto è che – a livello sociale – gli adolescenti apprendono i processi democratici e sviluppano un senso morale attraverso la loro partecipazione interattiva.

Il service learning

Un esempio tra tutti è il service learning, proposta pedagogica che unisce cittadinanza, azioni solidali e volontariato per la comunità con l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e didattiche.

L’elemento innovativo di questa proposta sta nel collegare strettamente il servizio all’apprendimento in una sola attività educativa articolata e coerente.

Il gioco: aiuterai Violetta?

Il videogame Dare – uno dei tool a disposizione del progetto – si basa sul modello del “viaggio dell’eroe” e si sviluppa su due piani separati: la vita reale e l’universo fantastico. I due protagonisti sono Violetta e Zeno – nomi non casuali, entrambi in ospedale.

Lui per una sola notte con un braccio ingessato e lei chissà per quanto, affetta da una malattia che ha determinato la necessità di una tracheostomia.

In Dare il cattivo è chiamato mostro, o indifferenza o pregiudizio: quello che fa assumere atteggiamenti ingiusti, confinando l’altro nella solitudine. L’intruso è l’ignoranza.

Emozioni

Le cinque emozioni che guidano lo sviluppo della trama e caratterizzano ciascun livello (1 livello = 1 emozione) rispecchiano quelle che più comunemente sperimenta un adolescente quando entra in contatto con una persona affetta da malattia inguaribile o da grave disabilità.

Le emozioni sono indifferenza/disorientamentocuriositàimbarazzo/disgustopaura e, infine, sconfitta del pregiudizio.

Nella prima parte di Dare non si potrà muovere il personaggio, ma occorrerà compiere una scelta al termine dei dialoghi. Scelta che influenzerà il comportamento del protagonista e la prosecuzione della storia.

Sfide

Successivamente Violetta e Zeno diventeranno personaggi di un mondo fantastico da esplorare, dove affronteranno situazioni che rappresentano/rievocano le emozioni provate nella vita reale.

Ora il giocatore controllerà i movimenti di Zeno. La sua coscienza farà la cosa giusta, saprà dare a Violetta il supporto di cui ha bisogno?

L’intervista

All’indomani della Giornata per i Diritti dell’Infanzia abbiamo incontrato Silvia Lefebvre d’Ovidio, presidente di Fondazione Maruzza. I bambini e gli adolescenti sono al centro della sua opera solidaristica, la cui concretezza si percepisce dal primo attimo di conversazione.

  • Qual è il valore aggiunto di questo progetto educativo?

«Parla un linguaggio familiare ai più giovani, e ciò è indispensabile affinché possano imparare a instaurare una relazione sana NON con un compagno malato, ma con un compagno» racconta.

«Non facendosi quindi intimorire dalla malattia, che non deve mai prevalere sulla persona nella sua interezza».

«Abbiamo visto nel tempo che l’atteggiamento inverso ha l’effetto di far sentire il “portatore di malattia” diverso e solo; ciò influisce peraltro anche sulla risposta clinica, diminuendone l’efficacia».

  • Qual è il primo obiettivo che vorreste raggiungere con DareCPP?

Alcuna esitazione: «abbiamo diversi obiettivi principali, di cui il primo è rendere i ragazzi dei cittadini attivi. Vorremmo che divenissero mezzi di cambiamento capaci di creare una vera società inclusiva che sia in grado di accogliere l’altro con i suoi sogni».

«Il percorso prevede per questo un programma di peer education: gli stessi studenti diventeranno il traino dei loro compagni più giovani in questo viaggio di conoscenza delle Cure Palliative Pediatriche».

I ragazzi impareranno insieme, anche attraverso attività didattiche diverse – quale ad esempio la testimonianza video in cui una giovane affetta da fibrosi cistica racconta la sua vita quotidiana – a conoscere difficoltàbisogni e desideri di chi vive una malattia inguaribile. Scoprendo che, per larga parte, sono difficoltà, bisogni e desideri condivisi.

I contenuti educativi

  • Quale messaggio volete dare?

«Proponiamo quindi una nuova narrazione delle CPP che sia in grado di sfatare i miti e le credenze errate e ne faccia invece comprendere l’importanza e le potenzialità nella tutela della qualità di vita e dei diritti del cittadino».

Chiaramente «senza alcuna distinzione di etàpatologiaetniacultura».

  • Ci racconti quali sono invece gli obiettivi specifici del progetto.

«Mi fa piacere riportare un passaggio di Patrizia Garista – pedagogista con PhD in Health Education e ricercatrice Indire – che mi ha particolarmente colpito e che è in grado di spiegare il senso profondo del nostro progetto».

giovani «devono imparare a non accettare le circostanze come “date”, bensì a considerare come possono agire e influenzare se stessi, o le condizioni nel loro contesto, per migliorare le loro possibilità di vivere la vita che vogliono condurre».

Obiettivi specifici:

  • Sensibilizzare le comunità scolastiche sul tema della diversità e della malattia inguaribile attraverso lo sviluppo di un percorso dedicatoa studenti della fascia 14/18 anni
  • Favorire la costruzione di contesti scolastici accoglienti, in grado di affrontare il tema dell’inguaribilità del minore
  • Aumentare la diffusione di informazioni correttesulle CPP e contrastare il tabù ad esse associate
  • Quando partirà il progetto pilota, quali saranno gli attori coinvolti?

«Entro la fine dell’anno faremo una prova generale con una decina di studenti maggiorenni per testare il manuale. Una volta concluso questo passaggio formale saremo in grado di avviare ufficialmente il progetto pilota in alcune scuole rappresentative del territorio nazionale». In questa prima fase saranno coinvolti:

  • 20 studenti del quarto e quinto anno delle scuole secondarie superiori(peer)
  • 200 studentidel secondo e terzo anno delle scuole superiori
  • 20 docentidelle scuole secondarie superiori
  • 10 dirigenti scolasticidi istituti secondari superiori

Insieme a loro vi saranno destinatari indiretti degli interventi. In primis la community di giocatori online nella fascia d’età +12, insieme ai genitori degli alunni coinvolti nel progetto, al tessuto locale, e naturalmente ai minori con patologie inguaribili e alle loro famiglie.

Conclusioni

  • Come possono i Media sostenere la massima diffusione di questa iniziativa formativa?

«I Media sono preziosissimi: non è facile parlare di malattia, e tantomeno di malattia infantile e giovanile. Se ci starete a fianco avvierete un processo di “contaminazione” virtuosa che renderà il tema più accessibile», dice.

«Facendo diminuire il timore di contattare la sofferenza dei minori e dei loro familiari, e aiutando le agenzie scolastiche a vincere l’incertezza nella scelta di tematiche purtroppo vissute, ancora troppo spesso, di confine».

  • Un’ultima domanda. Lei ha già provato Dare?

«Purtroppo no, sono negata nei giochi online! Tuttavia l’ho naturalmente visto nascere e ne ho seguito l’evoluzione: mi ha affascinato il modo in cui i grafici sono riusciti a cogliere i nostri suggerimenti circa cosa avremmo voluto trasmettere».

«Non avevo idea che dietro alla creazione di un applied game vi fosse tanta professionalità e conoscenza rispetto all’effetto che colori, trasparenze e tratti possono dare alla sfera emozionale».

«Invito tutti a provarlo e a fare in modo che sia tradotto in inglese e sviluppato anche per IOS», conclude.

Insomma, mettersi nei panni dell’altro non è un esercizio di stile. Bensì un modo per trovare anche il nostro posto.

 

Chiara Francesca Caraffa

Immagini © Fondazione Maruzza Onlus

www.eurocomunicazione.com/2020/12/04/il-volontariatowww. -in-cure-palliative-in-italia-al-tempo-del-covid-19/

Fondazione Maruzza Onlus, applied game, Media

Onu, entro il 2030 ripristinare l’ecosistema

Il degrado degli ecosistemi terrestri e marini mina le condizioni di vita di 3,2 miliardi di persone e costa circa il 10% del prodotto lordo globale annuo in termini di perdita di servizi per specie e clima. Ecosistemi chiave, quelli che forniscono numerosi servizi essenziali per l’alimentazione e l’agricoltura, compresa la fornitura di acqua dolce, la protezione dai rischi e la fornitura di habitat per specie come pesci e impollinatori, stanno diminuendo rapidamente. Per questo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dato il via oggi al decennio per il Ripristino dell’Ecosistema. Mira a combattere le crisi climatichemigliorare la sicurezza alimentare e l’approvvigionamento idrico.

Circa il 20% della superficie vegetata del pianeta mostra un calo della produttività con perdite di fertilità legate a erosione, impoverimento delle risorse e inquinamento in tutte le parti del mondo. Il recupero di 350 milioni di ettari di terreni degradati tra oggi e il 2030 potrebbe generare 9.000 miliardi di dollari in servizi eco-sistemici e liberare l’atmosfera di ulteriori 13-26 gigaton di gas serra. Altrimentientro il 2050il degrado e il cambiamento climatico potrebbero ridurre i raccolti del 10% a livello globale e in alcune regioni fino al 50%.

Questo decennio è un invito all’azione globale, metterà insieme il sostegno politico, la ricerca scientifica e le risorse finanziarie per potenziare l’azione portandola da iniziative pilota di successo ad interventi in aree di milioni di ettari. La ricerca mostra che potrebbero essere recuperati oltre due miliardi di ettari di terre disboscate e degradate. «Il degrado dei nostri ecosistemi ha avuto un impatto devastante sia sulle persone che sull’ambiente. Siamo entusiasti del fatto che lo slancio per ripristinare il nostro ambiente naturale abbia guadagnato terreno, perché la natura è la nostra migliore scommessa per affrontare il cambiamento climatico e garantire il futuro», ha dichiarato la tanzanese Joyce Msuya, direttrice esecutiva del Programma ambientale delle Nazioni Unite. Il decennio accelererà gli attuali obiettivi di ripristino globale, ad esempio la Bonn Challenge, che mira a ripristinare 350 milioni di ettari di ecosistemi degradati entro il 2030, un’area quasi delle dimensioni dell’India. Al momento 57 Paesigoverni subnazionali e organizzazioni private si sono impegnate a restaurare oltre 170 milioni di ettari. Questo sforzo si basa su iniziative regionali come l’Iniziativa 20×20 in America Latina che mira a ripristinare 20 milioni di ettari di terra degradata entro il 2020 e l’AFR100 African Forest Landscape Restoration Initiative che mira a recuperare 100 milioni di ettari di terreni degradati entro il 2030.

Il ripristino dell’ecosistema è definito come un processo per invertire il degrado degli ecosistemi, paesaggi, laghi e oceani, per riacquistare la loro funzionalità ecologica; in altre parole, per migliorare la produttività e la capacità degli ecosistemi di soddisfare i bisogni della società. Ciò può essere fatto consentendo la rigenerazione naturale degli ecosistemi sovra-sfruttati, ad esempio, o piantando alberi e altre piante. Il ripristino dell’ecosistema è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, principalmente quelli relativi ai cambiamenti climatici, all’eliminazione della povertà, alla sicurezza alimentare, alla conservazione delle risorse idriche e della biodiversità. È anche un pilastro delle convenzioni ambientali internazionali, come la Convenzione di Ramsar sulle zone umide e le Convenzioni di Rio sulla biodiversità, sulla desertificazione e sul cambiamento climatico.

 

Giorgia Iacuele

 

Onu, Ecosistema

«L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore»

Robert Schuman: l’uomo di pace considerato il padre dell’Europa moderna

Francia, 1990, è un corso la causa di beatificazione di un personaggio lontano dagli ambienti ecclesiastici, da parte del vescovo Pierre Raffin: il politico Robert Schuman. Salito successivamente agli onori della Chiesa nel 2004 come Servo di Dio, un titolo che viene assegnato esclusivamente alle persone che si sono distinte per “santità di vita”.

Robert Schuman era nato a Lussemburgo il 29 giugno del 1886, in una famiglia che possiamo dire rappresentava le contraddizioni della politica europea del tempo. Suo padre, Jean Pierre, era francese, divenne tedesco nel 1870 quando l’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania e così il piccolo Robert nacque tedesco per poi diventare cittadino francese alla fine della Grande Guerra quando quei territori tornarono sotto la giurisdizione francese.

Un fatto che lo segnerà tutta la vita e sarà per lui lo spunto per immaginare in futuro una Europa unita e solidale. Il giovane Robert parlava correttamente il francese e il tedesco, oltre che il lussemburghese, una peculiarità che gli permise di capire meglio l’Europa e il dramma che vivevano molte delle sue popolazioni. Studente brillante, si laureò giovanissimo in giurisprudenza e ad appena ventisette anni aprì a Metz,nel 1912, il suo studio di avvocato. Scoppiata la Prima Grande Guerra nel 1914, venne riformato per motivi di salute e proprio in quegli anni che stavano sconvolgendo l’Europa, preparò la bozza di ciò che diventerà il suo progetto per una Europa unita, ma i tempi ancora non erano maturi.

Nel 1918, con la fine della guerra e la sconfitta della Germania, entrò in politica divenendo consigliere comunale di Metz, ancora per poco sotto la giurisdizione tedesca, infatti, dopo l’armistizio, l’Alsazia e la Lorena, un anno dopo, a distanza di quasi cinquant’anni, tornarono nuovamente alla Francia, e questa volta nelle elezioni del 1919, venne eletto alla Camera dei deputati francesi per i territorio della Mosella, dimostrando un grande impegno per risolvere le gravi questioni sociali ed economiche del territorio.

Una esperienza che gli sarà utile all’inizio allo scoppio del Secondo Conflitto mondiale quando la Francia subì una cocente sconfitta militare e la conseguente occupazione della nazione, dimostrando tutte le debolezze della presunta grandeur dell’epoca. In questo doloroso frangente, Schuman venne confermato sottosegretario per i rifugiati dal governo collaborazionista del generale Pétain, ma l’appoggio al governo filo tedesco non poteva certo durare e così, dopo pochi mesi, cominciò a spostarsi verso le regioni occupate dai soldati del Reich per assistere gli sfollati.

In realtà, proprio in quel periodo cominciò a collaborare con la nascente resistenza e per questo venne ben presto arrestato dalla polizia politica tedesca, la Gestapo, e imprigionato prima nella sua Metz e poi trasferito al campo vicino a Neustadt in Germania. Con grande coraggio riuscì ad evadere dalla prigione nel 1942 e pochi mesi dopo era la zona ancora libera della Francia governata da un altro generale, Charles De Gaulle. Alla fine della guerra la situazione dell’intera Europa era spaventosa: fabbriche distrutte, infrastrutture inesistenti, case bombardate con milioni di sfollati, senza contare le nascenti lotte sociali sempre più numerose, ma con le casse statali pressoché vuote.

In un contesto così drammatico Schuman venne nominato il 24 giugno del 1946 ministro delle Finanze sotto la presidenza della Repubblica di Vincent Auriol e l’anno successivo divenne primo ministro, un incarico che resse fino all’anno successivo il 26 luglio del 1948, ma cinque anni dopo veniva chiamato ancora da Auriol, come ministro degli Esteri e in questo periodo portò avanti da protagonista i negoziati che segnarono grandi novità nel panorama europeo e mondiale, come Il Consiglio d’Europa per i diritti umani nel 1949 e lo stesso anno l’adesione alla Nato, infine, nel 1950, si inaugura il Trattato della Ceca, l’accordo per l’acciaio e il carbone tra Paesi come la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e l’Italia.

Nel discorso di inaugurazione della nuova realtà commerciale, sotto l’ispirazione di un altro grande europeo, Jean Monnet, il 9 maggio del 1950 presentò una sua proposta per la creazione di un primo mattone per l’edificazione quella che diventerà decenni dopo l’Unione europea creando finalmente un ambiente di pace vera e duratura tra Paesi che si erano combattuti per secoli.

Un discorso di una attualità straordinaria. Leggiamo tra l’altro: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano» – e ancora – «La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime». E infine: «La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i Paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i Paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica».

Nel 1958 venne eletto – all’unanimità – primo presidente dell’Assemblea parlamentare europea, carica che tenne fino al 1960 e alla fine del suo mandato venne proclamato dall’Assemblea “padre dell’Europa”. Ritiratosi a vita privata nella sua casa di Scy-Chazelles nella regione della sua Mosella dove moriva il 4 settembre del 1963. Oggi in suo ricordo abbiamo la Fondazione Schuman, molti premi e borse di studio donate in suo nome dal Parlamento europeo, dalle università più prestigiose, oltre a tante strade, piazze ed edifici che portano il suo nome.

Vogliamo concludere questa breve biografia con una sua frase ancora dal celebre discorso tenuto Parigi, il 9 febbraio 1950, che racchiude tutto l’ideale dell’Europa Unita, con una stringente attualità: «L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore. L’esercito europeo segna una di queste fasi».

Gianfranco Cannarozzo

Charles De Gaulle, Federazione europea, Robert Schuman

L’archetto luminoso conosciuto in 20 Nazioni

Andrea Casta, violinista e cantante, nasce in Lombardia e studia violino al conservatorio Luca Marenzio di Brescia. Nel 2002 si trasferisce a Roma e fa il suo esordio nel mondo dello spettacolo nel cast di “Domenica In“. Tra i protagonisti del musical “Fame – Saranno Famosi”, ha presentato programmi televisivi su Raidue, Raisat e Sky ed è diventato uno dei protagonisti della night life.

Negli ultimi anni ha avviato una collaborazione con i migliori dj internazionali e la sua anima di globe trotter lo ha portato ad essere un portavoce dello stile italiano all’estero: con il suo violino elettrico è protagonista nei maggiori festival e nei locali di tendenza toccando ormai più di 20 nazioni in tour, esprimendosi nei diversi ambiti della musica elettronica: HouseTechnoEdmLoungeDeep.

Andrea si è esibito nei locali notturni di mezzo mondo: dal 2010 compie circa un tour all’anno in Medio Oriente, dove ha suonato a Dubai, ad Abu Dhabi, in Bahrein, in Israele, in Libano e in Qatar. Altre mete largamente esplorate sono le Repubbliche ex-sovieticheRussiaUcrainaKazakistan, Turkmenistan. Nel 2015 ha compiuto un tour estivo che lo ha portato in Turchia, Grecia e Azerbaijan, insieme ad occasioni che lo hanno portato a MauritiusSeychelles, Egitto e Spagna. Anche i club dislocati nel nucleo centrale dell’Europa lo hanno ospitato: da Berlino ad Amsterdam, da Nizza Londra, dalla Svizzera alla Croazia per arrivare fino a Repubblica Ceca e Romania.

Le continue esibizioni di Andrea con i migliori dj in Italia e all’estero lo hanno spinto ad entrare nel mercato della musica dance con le sue produzioni originali, nate appunto da queste collaborazioni. Le prime canzoni sono pronte ad essere pubblicate nei primi mesi del 2018, sotto la regia di North Border Group, un management norvegese che annovera nel suo roaster dj e artisti internazionali di successo nel mercato della musica elettronica e dance. La produzione si comporrà di brani collegati tra loro in un racconto unitario, un progetto multimediale dal titolo The Space Violin”. L’obiettivo è valorizzare le potenzialità del violino elettrico, dell’archetto luminoso e delle capacità sceniche sviluppate negli anni dall’artista.

Andrea ti senti un artista europeo? Cosa pensi dell’Ue?
«Se penso all’Europa la prima idea che mi viene in mente è musicale: l’Inno alla Gioia di Beethoven! Credo che davvero la storia della musica e le similitudini armoniche e melodiche, che partono dalla classica per arrivare alla musica leggera percorrendo in lungo e in largo l’Europa, siano un esempio di come molti dei confini ai quali siamo abituati a pensare siano più convenzionali che altro. Ritenendomi un musicista e un uomo molto curioso e aperto al confronto mi piace pensare all’Europa come un primo contenitore di culture e umanità, spesso molto più connesse di quanto pigramente pensiamo, pronte ad incontrare e contaminarsi con gli altri grandi blocchi sparsi per il mondo. Ho sempre vissuto questo processo per arricchire la mia identità, anche culturale, senza perderla».

Sei cantante, violinista, entertainer. Come nasce “l’artista” Andrea Casta e cosa ti ha spinto a fare questo mestiere?

«È iniziato tutto con il violino, prima con studi privati da quando avevo 5 anni, poi al conservatorio, grazie al quale si sono aggiunti il pianoforte e il canto che poi mi hanno permesso di passare dagli studi classici al pop e al rock da adolescente su solide e ampie basi tecniche: in casa mia si ascoltava tanta buona musica di tutti i generi, devo molto alla musicalità dei miei genitori anche se non sono stato preceduto da altri musicisti in famiglia. Dal 2002 inizio a lavorare in televisione: quella è stata la vera e propria svolta – in particolare l’essere stato scelto per “Domenica In” e per la parte di Schlomo nel musical “Fame-Saranno Famosi” – ha dato il là ad una lunga corsa da “professionista” che, per fortuna, ancor oggi non si è fermata. Il musical, il teatro e la tv mi hanno permesso poi di completare la mia formazione extra-musicale “sul campo”. Ma posso dire che non si finisce mai di studiare, soprattutto il violino che richiede grande padronanza e connessione tra tecnica e spirito…».

Sei un personaggio poliedrico… una marcia in più in quest’epoca dove c’è un’elevata uniformità, sei d’accordo?

«La riconoscibilità è molto importante nella musica e nello spettacolo, perciò non nego che negli anni qualche crisi di identità mi abbia colto. In realtà il potersi esprimere con più mezzi significa dover studiare molto, regala grandi prospettive ma ha avuto bisogno di più tempo per la “messa a fuoco” di me stesso come artista, ma poi una volta scoperto davvero chi era Andrea Casta ho potuto lavorare su tutti i fronti sfruttandone le potenzialità ed è quello che continuo a fare quotidianamente».

Tu suoni il violino elettrico: come funziona, che tipo di suono e che differenze salienti ci sono con il violino “classico”?

«Da bambino ho inconsciamente individuato il violino come uno strumento tanto complicato quanto collegato all’anima e alla capacità di esprimersi, perciò quella sfida che ho “accettato” a 5 anni la sto portando avanti tutt’ora. Ho anche studiato pianoforte al conservatorio e, paradossalmente, nelle mie prime esibizioni dal vivo mi accompagnavo col pianoforte; maturare un utilizzo del violino giusto ed efficace per la musica pop-rock ha richiesto un lavoro di anni dietro le quinte, anche senza necessariamente usarlo nei live. In realtà lo strumento che suono è uguale ad un violino classico, almeno come tecnica strumentistica; contrariamente al violino acustico, però, c’è tutta una parte di elaborazione e personalizzazione del suono attraverso gli effetti che si avvicina all’esperienza di un chitarrista elettrico, questo mi permette di lavorare ancora una volta sulla riconoscibilità. Chi di voi, anche non appassionati, non saprebbe distinguere Santana da Jimi Hendrix? L’obiettivo è ottenere sempre di più un suono di violino che sia solo il mio, e con l’archetto luminoso, simile alla spada di Star–Wars, anche la riconoscibilità visiva è aumentata esponenzialmente».

Hai avuto diverse esibizioni all’estero. Secondo te perché gli artisti musicali italiani, spesso i più talentuosi, sono particolarmente apprezzati oltre confine?

«Beh se ci pensi anche noi in Italia ascoltiamo il 70% di musica non italiana: l’esterofilia nella musica vale per noi come per tanti altri popoli, ciò che è diverso e viene da lontano attrae! Anche e soprattutto in quei Paesi dove solo negli ultimi decenni l’apertura dei confini e una nuova curiosità verso il mondo ha permesso di scoprire la nostra musica e gli artisti italiani: noi comunque abbiamo una lingua che suona molto bene, una capacità melodica che ci portiamo avanti dai compositori classici e, per quanto riguarda il live, una bella “faccia tosta” che sul palco non guasta mai!».

Tu sei stato la special guest dell’Ambasciata d’Italia del Turkmenistan in occasione della celebrazione dei i 70 anni della Repubblica Italiana. Cosa ha significato per te?

«Mi ha riempito di orgoglio, tra l’altro pochi giorni dopo sono arrivati via posta anche i ringraziamenti ufficiali dell’ambasciatore che restano un ricordo indelebile. Diciamo che ho avuto molte esperienze all’estero ma questa, con la sua componente “patriottica”, mi ha portato in un Paese molto “particolare” al cospetto di un pubblico ancora più eterogeneo del solito, lasciandomi grande soddisfazione nel vedere quanto la musica, in questo caso italiana, sia comunque sempre pronta a parlare a tutti senza distinzioni».

Come e dove ti collochi nel panorama della musica italiana?

«L’Italia ha migliaia di cantanti e musicisti, per tutti i gusti e generi. Io ho la fortuna di abbinare in maniera inedita voce e violino e peraltro nella dance; questo, nonostante sia principalmente un cantante di cover, mi favorisce e permette di essere non solo seguito dal pubblico ma anche apprezzato dai colleghi sia del circuito discografico che di quello principalmente “live”: se qualcuno vuole collaborare con me chieda pure!».

Prossimi progetti?

«Il lavoro che già da mesi sta prendendo forma si chiama The Space Violin: abbiamo immaginato un futuro non troppo lontano in cui gli uomini si troveranno in conflitto sulla terra a causa della mancanza di comprensione, dovuta al trionfo della comunicazione attraverso le macchine e alla disgregazione dei rapporti umani. Una delle uniche speranze sarà la musica, e così attraverso un personaggio mi ritroverò comandante di una missione spaziale attraverso la quale cercare nuove forme di vita da approcciare attraverso la musica e l’arte, per poi convincerli ad allearsi con gli umani per un nuovo rinascimento, non solo sulla Terra. Questo viaggio verrà raccontato attraverso le canzoni, i video, i racconti sui social. È un progetto ambizioso, ma abbiamo raccolto un team internazionale che è al lavoro con grande entusiasmo: speriamo ne sentirete presto tutti parlare!».

Un sogno nel cassetto?

«Portare The Space Violin con la sua musica, il suo immaginario e i suoi racconti nei grandi Festival internazionali di musica elettronica: un passo alla volta ne ho realizzati parecchi di piccoli e grandi sogni, quindi mai smettere di sognare».

 

Giorgia Iacuele

Musica, Violino, Andrea Casta

Konrad Adenauer La storia dell’uomo che per tutta la vita desiderò una Germania unita

Il tedesco più amato dello scorso secolo in patria e non solo

1944, carcere di Brauweiler. E’ una calda serata estiva quando un drappello di uomini accusati di cospirazione contro il Fuhrer varcano i cancelli.  Tra gli arrestati ne spicca uno in particolare, un uomo evidentemente avanti con l’età che certamente aveva conosciuto tempi migliori. Magro, mal vestito che però manteneva la sua fierezza, ma nonostante questo, in quell’uomo nessuno avrebbe potuto riconoscere quello che solo pochi anni prima era il sindaco più giovane di Colonia. Il suo nome era Konrad Adenauer, l’uomo destinato ad essere il tedesco più amato dello scorso secolo e non solo in patria. Non era la prima volta che entrava in un carcere nazista, pur avendo tenuto un profilo basso era pur sempre un leader, una persona che incuteva rispetto e questo i nazisti lo sapevano, infatti era tra i primi nomi nell’agenda della polizia.

Era nato, terzo di cinque figli, a Colonia nel 1876 da una famiglia umile, ma con principi di onestà e disciplina tramessi dal padre e di cui il giovane Konrad ne farà tesoro. Ancora giovanissimo cominciò ad interessarsi di politica e grazie alla sua intelligenza e abnegazione per la cosa pubblica fece in breve una carriera politica nel nascente partito cattolico sobbarcandosi una notevole mole di lavoro. Questi impegni, però, non gli impedirono di sposarsi nel 1904 con Emma, più giovane di lui di 10 anni, ma morirà dopo una lunga malattia il 6 ottobre del 1916. Tre anni dopo Konrad sposerà Auguste Zinsser, ma anche questo matrimonio lo lascerà di nuovo vedovo nel 1948.

Nel 1917 è eletto a grande maggioranza sindaco della sua città, Colonia, e comincia subito le grandi opere infrastrutturali come la prima autostrada che collega la sua città a Bonn. Politicamente seguì sempre il bene dei cittadini e non volle mai schierarsi con il nascente nazionalismo preferendo i valori cristiani, ma già alla fine degli anni ’20, proprio per questa sua libertà di pensiero, inizia per lui una vera e propria campagna di denigrazione. Viene accusato, ovviamente senza prove, di sentimenti anti patriottici, di sprecare il denaro pubblico e se ancora ciò non fosse bastato viene accusato anche di essere simpatizzante niente meno che degli ebrei e per la Germania del tempo non era una accusa da poco.

Fu un lento stillicidio che si concluse nel 1933 con la presa del potere di Hitler, quando con grande coraggio rifiutò di adornare la città con le svastiche per la visita del Fuhrer. Fu la “classica goccia” per la sua definitiva cacciata. Pochi giorni dopo, infatti, veniva destituito dalla sua carica di sindaco e per sfregio il suo conto venne congelato. Senza lavoro, chi avrebbe mai dato una occupazione ad un antinazista, senza reddito, evitato da molti che prima lo osannavano, gli rimaneva la carità, è il caso di dire, dei pochi amici rimastigli e della Chiesa, oltre il sostegno della famiglia. Ecco chi era l’uomo che era entrato una sera di luglio del 1944 nel carcere di Brauweiler.

Alla fine della guerra gli americani, avendo saputo della sua rettitudine, gli rinnovarono la carica di sindaco di Colonia, ma, per ragioni sconosciute, venne rimosso poco dopo dagli inglesi. Questo incidente politico gli dette, però, la possibilità di dedicarsi alla formazione del nuovo Partito Cristiano Democratico, il CDU, e nel 1949 diventava il primo Cancelliere della nuova Repubblica federale tedesca.

Rimase in carica fino al 1963 e in quei pochi anni riuscì ad ottenere risultati eccezionali per una nazione che aveva provocato una guerra mondiale e milioni di morti. Aderì nel 1951 al Consiglio d’Europa facendo un primo passo per entrare di nuovo la Germania nel consesso internazionale, nel 1952 fonda la Ceca per l’acciaio e il carbone a cui partecipa un altro padre della nuova Europa, Alcide De Gasperi. Aderì alla Nato, dando alla Germania una certa sovranità. Fu europeista convinto facendo di questo un punto irrinunciabile anche perla sua politica interna.

Tra i vari accordi europei, e non solo, e il più significativo avverrà alla scadenza del suo mandato, nel 1963 con l’incontro di un altro grande europeo, il generale Charles De Gaulle per sancire, dopo secoli di guerre, la pace tra i due popoli. Ormai quasi novantenne, lasciò la carica di Cancelliere per ritirarsi meritatamente a vita privata, ma si spegnerà quattro anni più tardi il 19 aprile del 1967 con un solo desiderio che non poté vedere realizzato: la caduta del Muro di Berlino che sei anni prima i sovietici avevano alzato dividendo drammaticamente la nazione e non solo Berlino.

Passeranno ancora più di venti anni, ma il desiderio di Adenauer di una Germania unita fu finalmente realizzato nel 1989.

 

Gianfranco Cannarozzo

Hitler, Fuhrer, CDU, Charles De Gaulle, Konrad Adenauer, Adenauer

Ondate di calore, in Italia stimati 700 decessi l’anno

 

Entro la fine del secolo la salute di due europei su tre (quindi una cifra pari a circa 350 milioni di personesarà messa a rischio da disastri climatici (in primis le ondate di calore) e il numero di decessi dovuti a questi fattori aumenterà sensibilmente fino a 50 volte, passando da 3.000 decessi l’anno nel periodo tra il 1981 e il 2010 a 152.000 morti l’anno attesi per il periodo 2071-2100. A fornire queste rilevazioni è la rivista scientifica “The Lancet”, che con il suo dorso The Lancet Planetary Health, illustra proiezioni complete sviluppate per i 28 Paesi dell’Unione europea più quelle di Svizzera, Islanda e Norvegia.

Ad essere maggiormente colpiti saranno gli abitanti dei Paesi dell’Europa meridionale. A provocare il 99% di tutti i morti dovuti a disastri legati a condizioni meteo eccezionali saranno le ondate di calore. «Il cambiamento climatico è una delle minacce globali maggiori per la salute umana del XXI secolo e il suo pericolo per la società sarà sempre più connesso a eventi legati a condizioni meteo estreme», spiega l’autore del lavoro Giovanni Forzieri, ricercatore del Joint Research Centre della Commissione europea, a Bruxelles. A meno che il riscaldamento globale non sarà messo a freno con misure appropriate e tempestive» – afferma l’esperto – «circa 350 milioni di europei potrebbero essere esposti a condizioni meteorologiche estreme su base annuale entro la fine del secolo».

Lo studio si basa su una vasta mole di dati, che includono la tipologia di disastro, l’anno e il numero totale di vittime, per stimare la vulnerabilità della popolazione a ciascuno dei disastri meteorologici considerati nello studio che vanno da incendi boschivi a siccità, da ondate di calore a ondate di gelo, da alluvioni che interessano coste e fiumi a tempeste di vento. Forzieri ha calcolato che – solo per le ondate di calore – si passerà da 2.700 morti l’anno a 151.500 decessi l’anno nei due periodi considerati. Il problema riguarderà soprattutto il Sud dell’Europa, quindi Cipro, Croazia, Francia del Sud, Grecia, Italia, Malta, Slovenia e Spagna. Nel Belpaese, entro fine secolo, per tutti i problemi meteo presi in esame sono attesi 700 decessi l’anno per milione di abitanti.

 

Giorgia Iacuele

 

Europei, Belpaese

Jean Monnet una figura particolare nel panorama politico del secolo scorso e non solo

 

Il sogno di un’Europa terra di pace e progresso a cui dedicò tutta la vita

Monnet il cui nome completo di battesimo era Jean Omer Marie Gabriel, nacque il 9 novembre 1888 nella piccola, ma famosissima città di Cognac in Francia, da una famiglia produttrice del famoso liquore. Ebbe una infanzia agiata e serena con un ottimo rendimento scolastico avendo delle capacità intellettive assai rare per un ragazzo di appena 16 anni e dotato di una forte personalità, insomma in lui si intravedeva l’anima del futuro leader destinato a ricoprire incarichi di grande prestigio e responsabilità, sia in Francia che in Europa, lasciando sempre il segno in ogni sua esperienza politica o amministrativa con una grande capacità e competenza eccezionali.

Il padre intuì subito le sue capacità e avendo grandi progetti per la sua azienda lo volle inserire subito nel mondo del lavoro. Così, tra lo stupore di tutti, lo tolse dalla scuola e giovanissimo lo mandò a lavorare a Londra presso una loro succursale in modo da imparare bene insieme al lavoro anche un’altra lingua.

Con la sua intelligenza ben presto bruciò le tappe della carriera aziendale tanto da divenire in breve un giovanissimo uomo d’affari di grande successo in giro per il mondo. Scoppiata la Prima guerra mondiale nel 1914, come molti altri ragazzi sentì l’obbligo di arruolarsi per servire la propria nazione, ma venne scartato perché cagionevole di salute, ma un giovane come lui non poteva certo rimanere con le mani in mano.

Grazie alle sue capacità, riuscì a presentare al Governo francese un progetto assai dettagliato per migliorare le forniture belliche con la Gran Bretagna. Il progetto raccolse subito un grande entusiasmo tanto da essere subito nominato intermediario economico tra la Francia e gli alleati.

Fu questa, per il giovane Jean, una grande scuola dove acquisì la padronanza dei problemi internazionali, esperienza che gli permise a guerra finita e a soli 31 anni di essere nominato vice segretario generale della Lega delle Nazioni fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1919.

Nel 1923, proprio in un momento di grande successoper la sua carriera, dovette tornare nella casa di famiglia a Cognac per la morte improvvisa del padre e prendere le sorti dell’azienda familiare che nel frattempo era in una profonda crisi economica. Anche in questo frangente Monnet seppe mettere a frutto le sue capacità imprenditoriali e in breve risollevò le sorti della fabbrica insieme a quelle della sua famiglia e degli operai.

Nonostante l’impegno nella azienda di famiglia, non trascurò le sue conoscenze economiche avviando una serie di nuovi progetti assai validi tanto da essere chiamato a riorganizzare le finanze non solo francesi, ma anche di altre nazioni europee come quelle della Polonia e della Romania e, sempre in quegli anni, lo troviamo a riorganizzare la rete ferroviaria cinese e la creazione di una banca di investimenti a San Francisco, in California.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si mise ancora una volta al servizio del proprio Paese, come aveva già fatto vent’anni prima, riprendendo come allora l’incarico di coordinare le forniture belliche tra Gran Bretagna e Francia e ben presto divenne consulente per il governo inglese delle forniture belliche con gli Stati Uniti, occasione che lo condusse in America a incontrare l’allora presidente Delano Roosevelt.

Questo incontro segnerà il futuro della sua vita diventando in breve addirittura consigliere fidato per gli armamenti anche dello stesso presidente americano. Tornato in Francia nel 1943 aderì al Comitato della resistenza francese, allora sotto il comando di Charles De Gaulle esiliato ad Algeri.

Il 5 agosto di quell’anno, durante una riunione del Comitato partigiano, Monnet formula nel suo discorso di apertura dei lavori un’idea che per molti presenti dovette sembrare a dir poco fantascientifica: «Non ci sarà pace in Europa» – affermava – «se gli Stati verranno ricostituiti sulla base della sovranità nazionale (…) Gli Stati europei sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la necessaria prosperità e lo sviluppo sociale. Le nazioni europee dovranno riunirsi in una federazione».

Il dopoguerra, purtroppo, non fu un periodo di pace come si sperava, le tensioni internazionali erano molto forti, si cominciava a delineare quello che di lì a poco sarebbe stata definita da Winston Churchill “La cortina di Ferro”, un duro colpo per il suo disegno europeo. In un contesto politico così pericoloso per la pace, non si poteva procrastinare il progetto per una Comunità europea.

Il 9 maggio del 1950 il ministro degli esteri francese Robert Schuman propose, su suggerimento proprio di Jean Monnet, di fare un accordo dell’acciaio e del carbone tedeschi e francesi, mettendo di fatto le basi per la nascita della futura Unione europea. Con questo accordo una futura guerra tra Francia e Germania sarebbe stata impossibile e la secolare di discordia tra le due nazioni sarebbe diventata adesso un motivo di integrazione e di pacificazione. Nasceva così la Ceca per l’acciaio e il carbone a cui presto aderirono anche il Belgio, il Lussemburgo, l’Olanda (Paesi Bassi) e l’Italia.

Se da un punto di vista economico si mettevano le basi per un nuovo sviluppo occorreva, vista la fragile situazione internazionale post bellica, creare anche un esercito comune non solo per difesa ma per cementare rapporti d’amicizia tra i popoli europei, purtroppo questa idea naufragò per i vari egoismi nazionali e fu allora che il dinamico uomo politico, senza scoraggiarsi minimamente, lavorò alla nascita del “Comitato di azione per gli Stati Uniti d’Europa” che dette la spinta al l’integrazione europea con la nascita del Mercato Comune, il Mec e il Sistema monetario europeo, lo Sme.

Verso la fine della sua vita scrisse un libro autobiografico “Cittadino d’Europa” ricco di meditazioni e riflessioni assai brillanti come, solo per citarne due: «Prima avere un’idea, poi cercare l’uomo che abbia il potere di realizzarla» e quella che a nostro avviso racchiude tutta la sua natura di grande innovatore: «So per esperienza che i problemi concreti non sono più irrisolvibili a partire dal momento in cui si affrontano nella prospettiva di una grande idea».

Morì a Parigi il 16 marzo del 1979 lasciando le fondamenta per una Europa federata, ma ancora da completare come hanno dimostrato i recenti colloqui di Bruxelles sul Recovery fund che ha visto contrapposte le nazioni che aderiscono all’Euro.

Gianfranco Cannarozzo 

Jean Monnet, San Francisco, California, Cognac

La conoscenza dei simboli UE

La forza della simbologia degli elementi che la compongono

Un linguaggio semplice ma estremamente efficace per unire i Popoli nel progetto comune

Non bastano solo gli accordi tra Stati, iniziative economiche, conferenze e quant’altro per affermare la nascita di una unione così complessa come quella europea dove ogni nazione partecipante è il frutto di secoli e secoli di storia, di cultura di tradizioni che non possono e non debbono essere sradicati nella coscienza dei popoli. 

Ciò che può unire i popoli di una così variegata entità sovranazionale sono ancora una volta i simboli, il linguaggio più semplice, ma più penetrante, che esalta la propria apparenza ad un progetto comune chealtrimenti, sarebbe troppo labile per potersi identificare. Così l’Europa, pur nelle sue variegate realtà, ha saputo dare ai suoi cittadini, dei simboli in cui tutti si possono riconoscere, dal Portogallo ai Paesi Baltici.

UEM, european-union.europa.eu

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Green Pass – norme disparitarie o valevoli per tutti?

POST  LA GUERRIGLIA URBANA A ROMA, sabato 9 ottobre  

alcune considerazioni di Edoardo Maria Franza

Non c’è dubbio che dagli atti di sabato si debba prendere distanza. È altrettanto vero però che le norme anti-covid si prestano ad essere disparitarie, valevoli per alcuni e non per tutti, limitanti per molti, un opzione per pochi. 
Proprio così; per alcuni, infatti, le norme anti-covid sembrano essere un opzione: lo è nei servizi pubblici, come i bus, le metropolitane, e gli aeroporti.

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Boom di energie rinnovabili in Unione europea

Roma, 8 Ottobre 2021 – Le energie rinnovabili sono la direzione da seguire per approdare a un mondo più green. Sono fonti che non inquinano e non si esauriscono. Quali sono?

Prima fra tutte l’energia solare. Sicuramente la più nota dato che è ottenuta direttamente dal sole ed è utilizzabile per riscaldare o raffreddare case e ambienti di lavoro. L’energia del sole, che naturalmente è illimitata, viene convertita in elettrica attraverso pannelli solari e impianti fotovoltaici.

Energia eolica: grazie alle pale eoliche l’energia meccanica prodotta dalla massa di aria spostata dal vento viene convertita in energia elettrica sfruttabile nelle nostre case.

Si parla di energia pulita anche con quella geotermica. La quale sfrutta, attraverso apposite apparecchiature, il calore della terra che si manifesta con fenomeni naturali come sorgenti termali, geyser e soffioni.

Anche la flora e la fauna ci danno una mano. Definita energia da biomasse, è la prima di tipo rinnovabile utilizzata dall’uomo. Infatti si tratta di quella prodotta da qualsiasi componente di origine biologica, dai microrganismi fino alle piante o agli animali. La legna da ardere ne è un esempio e, anche se si esaurisce, viene considerata rinnovabile perché gli alberi possono essere ripiantati.

Parlando di energia idroelettrica si scopre che nonostante sia esauribile è da considerarsi rinnovabile, a patto che l’uomo non la sfrutti in modo esagerato. L’acqua viene impiegata per generare energia, tramite l’installazione di generatori ad asse verticale e orizzontale.

Ultima, ma non per importanza, è l’energia marina. Questa è generata dalle correnti oceaniche, in pratica da enormi masse di acqua. Il suo sfruttamento e relativa conversione in energia elettrica avviene, come nel caso dell’energia eolica, grazie all’installazione di generatori ad asse verticale e orizzontale.

L’Eurostat certifica che in Uedurante il 2020la produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha superato per la prima volta quella delle fonti fossili. Sui dati preliminari analizzati incidono anche forniture e consumi minori causati dal Covid-19 e dalla conseguente sospensione delle attività economiche. Ma il risultato è comunque in linea con una tendenza che dura dagli anni ’90. Lo scorso anno l’elettricità pulita ha superato la soglia di un milione di GigaWatt all’ora. Quasi 30mila GWh in più rispetto alla produzione da combustibili fossili, calata del 9,8% tra il 2019 e il 2020 toccando il livello più basso dal 1990. L’andamento è simile per il nucleare, con la produzione di elettricità diminuita del 6,3% rispetto al 2019 e al minimo dal 1990.

Una spinta ulteriore alla Decarbonizzazione del settore energetico (il 75% delle emissioni di gas serra nell’Ue) arriva il 14 luglio dal pacchetto clima con cui la Commissione inizia a declinare i target di riduzione delle emissioni (-55% al 2030, zero netto al 2050) in misure concrete. «Sulla base dei Piani nazionali per l’energia e il clima, già adesso prevediamo di raggiungere in 10 anni una quota di rinnovabili del 33% dei consumi lordi finali di energia (tutta, non solo quella elettrica)», spiega all’Agenzia Ansa la Commissaria Ue all’energia Kadri Simson. «Siamo già oltre l’obiettivo di almeno il 32% al 2030, fissato nella direttiva esistente e possiamo fare di più».

Il nuovo target dovrebbe essere tra il 38 e il 40%. A dare nuovo impulso alla transizione verde ci sono i provvedimenti del cosiddetto pacchetto clima. Infatti, in questi sono contenute misure anche per i trasporti con standard più ferrei per le emissioni di CO2 delle auto e proposte per lo sviluppo di infrastrutture per i carburanti alternativi.

Inoltre, l’Acea, associazione europea dei costruttori automobilistici, torna a chiedere punti ricarica per le auto elettriche in cambio di impegni a ridurre le emissioni del parco veicoli nuovi.  Insieme all’Ong Transport & Environment e all’associazione europea dei consumatori Beuc, Acea ha già chiesto all’Ue almeno un milioni di punti ricarica entro il 2024. Finalmente si concretizzerebbe anche in Italia la possibilità di acquistare un veicolo elettrico senza il rischio di rimanere a piedi. Infatti, il 70% delle colonnine (255mila) sono concentrate in tre Paesi: GermaniaFrancia e Paesi Bassi.

Tra le novità Ue in campo ambientale c’è anche l’entrata in vigore della Direttiva europea Sup sulla plastica monouso (Single Use Plastic). La messa al bando, quindi, degli oggetti usa e getta trovati più frequentemente sulle spiagge e nei mari: cannucce, cotton fioc, piatti e posate, palette da cocktail, bastoncini dei palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo. Dal 3 luglio questi oggetti possono essere venduti soltanto per esaurire le scorte, quindi saranno vietati.

In Italia, secondo il Rapporto del Gse (Gestore servizi energetici), nel 2019 le fonti di energia rinnovabili sono state impiegate per il 40% nel settore Elettrico, per il 20% in quello Termico, e per il 9% in quello dei Trasporti. La quota dei consumi energetici complessivi18,6%supera per il sesto anno consecutivo quella prevista per l’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE, cioè del 17%.

Il 28 giugno 2021 l’Europarlamento prende la decisione di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con una legge che vincola l’Unione europea a diminuire del 55% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di gas serra entro il 2030. La legge pubblicata sulla Gazzetta europea e il primo pacchetto di norme, il “Fit for 55”, per il raggiungimento dello scopo presentato il 14 luglio.

Ma non tutti sono d’accordo, infatti, ha sorpreso la decisione dei Verdi di votare contro questa legge. Ciò, in seguito all’annoveramento del gas come fonte di energia rinnovabile a causa delle pressioni provenienti da industrie di estrazione e lavorazione di combustibili fossili. “Perché il calcolo netto include i depositi di carbonio, come le foreste e le paludi. Se si sottraggono questi serbatoi naturali di CO2, l’obiettivo climatico si riduce a solo il 52,8%”, si legge sul sito dei Greens/Efa in the European Parliament, e ciò non garantirebbe l’arresto dell’aumento medio della temperatura di 1,5 gradi. Forse bisognerebbe approfondire di più le motivazioni dei Verdi.

Solareeolico e altre fonti rinnovabili per la prima volta in 130 anni di storia hanno rovesciato il carbone nella generazione di energia negli Usa. Nonostante l’amministrazione Trump abbia annullato le leggi di Obama sulla protezione del clima, il consumo di carbone in America è diminuito del 15% – in calo per il sesto anno consecutivo – mentre le energie rinnovabili sono aumentate dell’1%. È la prima volta che questo succede dal 1885.

«Stiamo assistendo alla fine del carbone», ha affermato Dennis Wamsted, analista presso l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis. «Non vedremo una forte ripresa della generazione di carbone, la tendenza è piuttosto chiara».

Ma nonostante ciò…

Gli Usa nell’estate del 2021 sono stati colpiti da un ondata di caldo senza precedenti. Le città maggiormente colpite sono Seattle e Portland e si verificano nuovi blackout a SpokaneWashington, a causa dell’eccessiva richiesta di energia elettrica.

La polizia riporta diverse morti nelle aree di Washington e nell’Oregon che possono essere legate al caldo intenso. Le temperature a Seattle e Portland hanno raggiunto per diversi giorni consecutivi picchi record da oltre 100 gradi Fahrenheit (37,7 gradi Celsius). Secondo il National Weather Service, si sono raggiunti i 108 F (42,2 °Cnell’aeroporto internazionale di Spokanela temperatura più alta mai registrata nella zona

Il nostro Pianeta sta cambiando oramai da decennima solo ora ci stiamo attivando per fare qualcosa. La speranza è che le cose in fase di attuazione possano veramente aiutare a fermare i cambiamenti climatici in atto. L’appello è impegnarsi tutti a fare qualcosa. Anche se ci sembra un gesto insignificante dobbiamo farlo. La somma di tanti piccoli gesti può smuovere mari e monti.

 

Giorgia Iacuele

Foto © Riscaldamentoglobale, Qualenergia, HomeGreenHomeBlog 

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Nel 2021 nell’Unione europea c’è ancora un Muro

Roma, 28 Settembre 2021 – L’isola di Cipro venne divisa da un muro, denominato Linea verde, dopo l’invasione turca. Ciò accadde il 20 luglio del 1974 e ne fu occupata circa il 40%. Inoltre comportò la separazione delle due comunità in Nord e Sud. Nel 2021, Cipro, è l’unico Stato dell’Unione europea diviso

Il movimento per l’annessione alla Grecia (ènosis), sviluppatosi fra i greco-ciprioti a partire dagli anni 1930, si intensificò dopo la Seconda guerra mondiale. Entrarono, così, in conflitto da un lato con gli Inglesi, dall’altro con la minoranza turco-cipriota e la Turchia. Furono vari i negoziati tentati dai Governi di Regno Unito, Grecia e Turchia e i rappresentanti delle due comunità cipriote. Nel 1959 fu raggiunto un compromesso, che prevedeva l’indipendenza di Cipro e una serie di garanzie per la minoranza turca. L’indipendenza fu proclamata il 16 agosto 1960 ed entrò in vigore la Costituzione, che assicurava la rappresentanza di ambedue le comunità nei principali organi politici.

Nel 1960 Cipro entrò a far parte dell’Onu e nel 1961 del Commonwealth. Ma il compromesso non fu di facile applicazione e nel 1963 i turco-ciprioti si ritirarono dal Governo e dagli altri organi, dando vita nel 1967 a una propria amministrazione autonoma.

Nonostante l’invio a Cipro, fin dal marzo 1964, di una forza di pace dell’Onu (Unficyp), la tensione e gli scontri proseguirono. L’avvento della dittatura militare in Grecia (1967) aggravò ulteriormente la situazione. Nel 1974 un Golpe appoggiato da Atene rovesciò Makàrios, arcivescovo ortodosso e primo presidente della Repubblica di Cipro dopo l’indipendenza politica, e tentò di insediare un Governo che procedesse all’annessione alla Grecia. La Turchia reagì immediatamente occupando la parte settentrionale dell’isola, dove nel 1975 fu proclamato unilateralmente uno Stato federato turco di Cipro con una propria Costituzione, un presidente della Repubblica, Rauf Denktaș, e un’Assemblea legislativa. Vari furono i tentativi di appianare le divergenze. Ma nel 1983 proclamò l’indipendenza della Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia.

Neppure la mediazione condotta dall’Onu a partire dal 1985 portò a una conclusione pacifica. Il progetto era quello di uno Stato bifederale che prevedeva una larga autonomia per i turco-ciprioti. Ma tutto si arenò per il persistere di profondi contrasti fra le due comunità e il rifiuto della Turchia di ritirare le proprie truppe.

Nel 2004, il progetto di unificazione promosso dall’Onu, che prospettava la costituzione di uno Stato federale con la presidenza spettante a rotazione alle due comunità, fu bocciato per referendum dalla popolazione greco-cipriota. Lo stesso anno, la sola parte greco-cipriota, corrispondente alla Repubblica di Cipro, è entrata a far parte dell’Unione europea (dal 2008 anche nell’area euro).

Quindi Cipro risulta essere divisa tra Sud e Nord. Con “Sud” si indica la parte grecocipriota controllata dalla Repubblica di Cipro. Mentre con “Nord” ci si riferisce alla Repubblica turca di Cipro Nord. La linea verde segna tuttora un confine perennemente in tensione per gli scontri interetnici fra cittadini di origine greca e quelli di origine turca.

 

Giorgia Iacuele

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